Nepal

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Nepal
Nepal – Bandiera Nepal - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Madre e madrepatria valgono più del Regno dei Cieli
Nepal - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica federale democratica del Nepal
Nome ufficiale सङ्घीय लोकतान्त्रिक गणतन्त्र नेपाल
Saṅghīya lokatāntrika gaṇatantra Nepāla
Lingue ufficiali nepalese
Capitale Kathmandu  (671.846 ab. / 2001)
Politica
Forma di governo Repubblica federale parlamentare
Presidente Ram Baran Yadav
Primo ministro Sushil Koirala
Ingresso nell'ONU 14 dicembre 1955
Superficie
Totale 147.181 km² (94º)
 % delle acque 2,8 %
Popolazione
Totale 29.959.364 ab. (2012) (41º)
Densità 203 ab./km²
Tasso di crescita 1,768% (2012)[1]
Geografia
Continente Asia
Confini Cina, India
Fuso orario UTC +5:45
Economia
Valuta Rupia nepalese
PIL (nominale) 18 958[2] milioni di $ (2012) (107º)
PIL pro capite (nominale) 690 $ (2012) (165º)
PIL (PPA) 40 026 milioni di $ (2012) (98º)
PIL pro capite (PPA) 1 457 $ (2012) (163º)
ISU (2011) 0,458 (basso) (157º)
Fecondità 2,7 (2011)[3]
Consumo energetico 0,008 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 NP, NPL, 524
TLD .np
Prefisso tel. +977
Sigla autom. NEP
Inno nazionale Sayaun thunga phool ka
Festa nazionale 28 maggio
Nepal - Mappa
Membro SAARC dal 1985
 

Coordinate: 26°32′N 86°44′E / 26.533333°N 86.733333°E26.533333; 86.733333

« Qualcuno mi ha domandato che cosa interessa a noi del Nepal. Ed io rispondo: dove c'è un uomo, uno solo, lì siamo anche noi, dove c'è memoria di un passato lì troveremo la modulazione nuova delle stesse illusioni, l'inveramento diverso, ma non discordante, degli archetipi dello spirito umano. »
(Giuseppe Tucci, Nepal: alla scoperta del regno dei Malla)

Il Nepal (Nepalese: नेपाल - Nepāla [neˈpaːl][?·info]) è una repubblica federale democratica dell'Asia meridionale di 147 181 km² con 28 875 140 abitanti al 2007, la capitale è Katmandu.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

Confina a nord con la Cina (Tibet) e a sud con l'India ed è uno stato senza sbocco al mare. Il territorio, compreso tra la pianura del Gange e la catena montuosa dell'Himalaya, è prevalentemente montuoso e presenta un dislivello notevole (da 80 a 8.848 m). Geograficamente è parte del subcontinente indiano.

La capitale Kathmandu è situata a circa 1.350 m d'altitudine, con una popolazione di 850.000 abitanti e circa 1.500.000 nell'intera area metropolitana[4] comprendente diverse città e villaggi fra cui Lalitpur e Bhaktapur. L'area si estende nella cosiddetta Valle di Kathmandu, corrispondente all'alto bacino del fiume Bagmati. La città di Pokhara invece, situata nella regione centrale ai piedi del massiccio dell'Annapurna, con i suoi 200.000 abitanti (circa 300.000 nell'area metropolitana)[4] è il secondo agglomerato urbano nepalese e precede poche altre città che superano i 100.000 abitanti (Dharan, Hetauda, Butawal, Biratnagar e Birganj). Circa la metà della popolazione del paese vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno[5].

Il 28 dicembre 2007 il parlamento nepalese ha approvato un emendamento costituzionale che ha sancito la transizione dalla monarchia alla repubblica, avvenuta il 28 maggio 2008 mediante la votazione quasi unanime dell'Assemblea Costituente. Il presidente è Ram Baran Yadav. Il primo ministro è Sushil Koirala mentre la lingua ufficiale il nepalese[6].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Nepal.

La storia del Nepal si perde anticamente nel mito. I primi abitanti documentati della valle di Kathmandu furono i Lichhavi (VIII secolo a.C.), cui seguirono i Thakuri (IX-XII secolo d.C.) ed i Malla (XIII-XVIII secolo).

L'unificazione del paese avvenne nel 1768 ad opera di Prithvi Narayan Shah, capostipite dell'ultima dinastia regnante. Nel corso del XIX secolo il Nepal si scontrò sia con la Cina sia con l'India britannica, riuscendo a conservare l'autonomia in cambio di tributi e cessioni territoriali. Nel 1846 il generale Jang Bahadur Rana ordì un colpo di stato che permise alla propria famiglia di tenere le redini del governo nepalese per oltre un secolo, confinando la dinastia Shah ai margini della politica nazionale.

Negli anni compresi tra il 1947 ed il 1951 il movimento democratico rovesciò la famiglia Rana con il supporto dell'India, consentendo al re Tribhuvan il ritorno dall'esilio. A questi succedette il figlio Mahendra che nel 1962 bandì i partiti politici ed instaurò il sistema di governo dei panchayat ("consigli dei cinque").

Il successivo monarca, Birendra, proseguì la politica del padre vedendosi costretto dopo le proteste popolari (Jana Andolan, movimento popolare) del 1990 a concedere le elezioni. Egli fu assassinato dal figlio Dipendra nel 2001 insieme ad altri membri della famiglia reale. In tale occasione Gyanendra, fratello minore di Birendra, fu tra i pochi sopravvissuti e salì al trono pochi giorni di seguito.

Nel 2005 Gyanendra licenziò il governo ed assunse direttamente il potere esecutivo, cui rinunciò l'anno seguente per via di una nuova ondata di malcontento popolare (Loktantra Andolan, ossia movimento democratico). Da tali fatti scaturì la decisione di trattare con il movimento rivoluzionario di ispirazione maoista.

Nel 2006 i maoisti e il Governo nepalese raggiunsero un accordo per una Costituzione provvisoria, aprendo la via del governo e del Parlamento anche ai ribelli.

La legislatura ad interim ha portato all'elezione di un'Assemblea Costituente in seno alla quale è stato discusso sia della forma di stato che della forma di governo che il Nepal dovrà adottare[7].

Nel 2007 è stato approvato dal parlamento un emendamento costituzionale che ha costituito di fatto il primo passo per la trasformazione del Nepal in una Repubblica federale[8].

Le ultime elezioni sono avvenute nel 2008 sancendo, con 220 seggi su 601, la netta vittoria del partito maoista.

Dopo 240 anni di monarchia, il 28 maggio 2008 è stata proclamata la Repubblica.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Pur essendo uno Stato di dimensioni medio-piccole, il Nepal presenta una notevole varietà di climi ed ambienti naturali, comprendendo territori che spaziano dalla pianura del Gange alla catena montuosa dell'Himalaya.

Tre dei quattordici "ottomila" del pianeta sono interamente compresi in territorio nepalese: il Dhaulagiri, l'Annapurna ed il Manaslu. Altri quattro sono invece condivisi con la Cina: l'Everest, il Lhotse, il Makalu ed il Cho Oyu. Infine il massiccio del Kangchenjunga è condiviso con l'India. Numerose altre vette superano i 7000 metri.

Orografia[modifica | modifica sorgente]

Annapurna I (sinistra) e Sud (destra) visti dal Poon Hill

Volendo elencare questi giganti orografici, senza peraltro essere esaustivi, si può osservare che le vette principali, ordinate da ovest ad est, sono le seguenti:

  • Api (7132 m) e Saipal (7031 m), nella zona occidentale del Paese;
  • Nella zona centrale si trovano invece i vasti massicci del Dhaulagiri (8167 m nella vetta del Dhaulagiri I, ma con almeno altre tre cime superiori ai 7000 m) e dell'Annapurna (8091 m nella vetta dell'Annapurna I, ma anche in questo caso con almeno altre cinque cime che superano i 7000 metri), divisi dal fiume Kali Gandaki. Sempre nel massiccio dell'Annapurna la vetta del Machhapuchhre (6996 m) che domina la città di Pokhara, pur essendo meno elevata risulta nota sia per la caratteristica ed inconfondibile forma svettante a "coda di pesce" appuntita, sia perché sacra agli Induisti e come tale il governo ne ha proibito per legge l'ascensione e soprattutto l'accesso alla vetta, la quale è tuttora inviolata;
  • Sempre nella zona centrale si situano il Manaslu (8163 m) e l'Himal Chuli (7893 m);
  • A nord della capitale si ha la visuale del Langtang Lirung (7225 m);
  • Procedendo verso est, sul confine cinese, si trovano nell'ordine: il Gaurisankar (7134 m), il Cho Oyu (8201 m), l'Everest (8848 m) detto Sagaramāthā in nepalese e Chomolangma in tibetano, notoriamente la massima vetta del pianeta, col vicinissimo Lhotse (8516 m), il più distante Makalu (8463 m) e, sempre nella stessa zona ma interamente in territorio nepalese, il Nuptse (7885 m), il Baruntse (7129 m) ed il Chamlang (7319 m);
  • Lungo l'estremo confine orientale con la Cina si erge il Jhinsang (7483 m);
  • Sul confine con l'India, più precisamente con lo stato indiano del Sikkim s'allineano, da nord a sud in circa 30 km di crinale, il Pathibhara (7123 m, detto anche "La Sfinge"), il Kirat Chuli (7365 m, detto anche "Tent Peak"), il Nepal Peak (7168 m), il Gimigola (7350 m), ma soprattutto il Kangchenjunga (8598 m), terza vetta del pianeta e dell'Himalaya, poi il Talunga (7349 m) ed il Kabru (7317 m). Nel medesimo gruppo, infine, interamente in territorio nepalese svetta il Kumbhakarna (7710 m).

Il resto dell'orografia nepalese, ancorché non certo trascurabile, è insignificante, almeno in termini meramente statistici, a fronte dei giganti sopra menzionati.

La catena dei Mahabharat Lekh, sfrangiandosi in catene minori interrotte dalle valli degli innumerevoli fiumi che scendono dall'Himalaya e dal Tibet per affluire direttamente ed indirettamente nel Gange, corre parallela all'Himalaya poco più a sud di quest'ultima dall'ovest all'est di tutto il Nepal, ma si erge con vette ben inferiori ai 3000 m (quella più elevata è di soli 2794 metri, nel settore occidentale della catena) ed ha importanza più che altro dal punto di vista climatico nel fermare una consistente quota delle precipitazioni monsoniche lungo i suoi versanti meridionali.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il fiume Kali Gandaki tra Jomosom e Kagbeni

Tutto il territorio del Nepal tributa al bacino del Gange.

I maggiori affluenti e subaffluenti di sinistra (specie per portata d'acqua) del corso d'acqua indiano provengono quasi tutti dal Nepal. A parte i tributari minori, sostanzialmente si fa riferimento a tre bacini idrografici principali. Da occidente a oriente, nell'ordine, essi sono: il bacino del Karnali, quello del Narayani-Gandaki e quello del Sapt Kosi.

Essi traggono origine dalla sezione più elevata della catena dell'Himalaya, e talvolta addirittura dallo stesso altopiano del Tibet. Nel secondo caso percorrono a volte centinaia di chilometri prima d'entrare in territorio nepalese dopo essersi scavati numerose gole che tagliano la catena dell'Himalaya.

Il loro regime è comunque torrentizio, essendo influenzato sia dallo scioglimento delle nevi dei ghiacciai e nevai himalayani, sia dalle precipitazioni estive monsoniche: non di rado il rapporto fra le portate minime invernali e quelle estive supera le 100 volte. In estate possono verificarsi inondazioni devastanti. L'alimentazione anche nivale di questi corsi d'acqua ne garantisce, pure ad acque basse, una sempre più che discreta portata.

  • Il Karnali nasce da due rami, denominati rispettivamente Humla Karnali e Mugu Karnali. Percorre una valle in accentuata pendenza (il fiume è noto dal punto di vista turistico perché assai sfruttato per il rafting) in un ambiente di canyon e giungle. Le portate sono possenti nella stagione delle piogge dai suoi affluenti Seli e Bheri (quest'ultimo a sua volta formato dal Thuli Bheri e dal Sani Bheri). Costituisce il maggiore fiume del Nepal per lunghezza, superficie di bacino e portata d'acqua: le portate massime sono di diverse migliaia di metri cubi al secondo.
  • Il Narayani drena invece la sezione centrale del Nepal ed è alimentato da un ventaglio di affluenti e subaffluenti: Kali Gandaki, Seti (che bagna Pokhara, secondo agglomerato urbano del Nepal nonché centro turistico per le escursioni ed il trekking sull'Annapurna), Marsyangdi, Buri Gandaki, Trisuli, Rapti, ecc. Pure questi fiumi sono ampiamente sfruttati per il rafting, anche se i progetti di valorizzazione idroelettrica del Nepal stanno in qualche caso compromettendone l'uso turistico. Riguardo alla valle del Kali Gandaki (fiume sacro del Nepal, sulle cui rive si susseguono numerosi siti di cremazione e sepoltura), esiste una curiosità geografica rilevante e relativa alla sua porzione mediana: si tratta della valle più profonda del mondo (oltre 6,5 km di dislivello fra fondovalle e creste montuose) siccome scorre fra i due "ottomila" Annapurna e Dhaulagiri che si fronteggiano rispettivamente in sinistra e destra idrografica (distando le cime meno di 40 km l'una dall'altra) ed il fondovalle è a meno di 1.500 m sul livello del mare. La parte alta del Kali Gandaki attraversa invece la remota e desertica regione del Mustang che, compresa fra le catene dell'Himalaya e del Transhimalaya, non riceve nemmeno un consistente tributo idrico nella stagione dei monsoni, perché le correnti d'aria umida si fermano contro il versante meridionale della catena himalayana e qui scaricano ingenti masse d'acqua. La città di Pokhara, ad esempio, in virtù della sua posizione geografica (nella fattispecie ai piedi del versante sud del massiccio dell'Annapurna, senza catene di monti molto elevate che sostanzialmente la isolino dal bassopiano gangetico) è molto più esposta ai monsoni estivi umidi di quanto non lo sia Kathmandu, più protetta a sud dalla catena del Mahabharat sicché, durante il monsone estivo, riceve quasi il 90% delle precipitazioni annue (anche superiori a 2.500 mm di pioggia) mentre tale quota si riduce al 65% - 70% per la capitale.
  • Il Sapt Kosi infine occupa la sezione orientale del Nepal, coi suoi numerosi affluenti e subaffluenti: Indruwati, Bhote Kosi, Tamba Kosi, Dudh Kosi (che scende dalla zona dell'Everest), Arun, Tamur, ecc. Anche questi fiumi sono utilizzati per il rafting e sfruttati a scopo idroelettrico.

All'estremità occidentale del Nepal scorre poi il Kati, altro fiume Himalayano tributario del Gange, che marca con il suo corso quasi tutto il confine occidentale con l'India.

Esiste infine un sistema idrografico secondario che scaturisce dalle catene montuose interne (Mahabharat o Middle Hills, ecc.) caratterizzato da regime assolutamente torrentizio (con rapporti fra portate di piena e di magra anche maggiori di 1000 volte) in dipendenza delle sole piogge monsoniche concentrate nei mesi da giugno a settembre. Le montagne da cui traggono origine questi fiumi sono troppo poco elevate (massimo 2.700 m/s.l.m.) per consentire la formazione di ghiacciai. Fra questi fiumi citiamo il Bagmati, fiume sacro del Nepal (sulle sue rive, nei pressi dell'aeroporto di Kathmandu, si trova il celeberrimo sacro tempio hindu di Pashupatinath) che origina poco a nord di Kathmandu e bagna la città ed il suo sobborgo meridionale di Patan raccogliendo numerosi piccoli affluenti nella Valle di Kathmandu e nell'area metropolitana della capitale nepalese, prima di entrare in territorio indiano e confluire nel Gange.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

L'origine della catena himalayana, insieme all'altopiano del Tibet ed alle catene montuose minori, va ricercata nella collisione che avvenne all'incirca 60 milioni di anni fa tra la zolla indiana e la zolla euroasiatica (convergenti con subduzione dell'India). Durante questo processo i due continenti intrappolarono un intero mare preistorico, ed i sedimenti organici in esso presenti vennero coinvolti nel processo orogenetico, al punto che ancora oggi è possibile rinvenire ammoniti fossili nel letto del fiume Kali Gandaki, a 3000 m di altitudine. Si possono inoltre notare altri fenomeni quali la presenza di sacche di gas naturale ad un'altitudine di 3800 m (ad esempio il fuoco sacro di Muktinath, fiammelle che da tempo immemore ardono in alcuni anfratti nella roccia).

La teoria della collisione continentale risulta anche suffragata dal ritrovamento sulla catena Himalayana della tipica sequenza di rocce di tipo ofiolitico.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Il Nepal è percorso longitudinalmente da alcune catene montuose, intervallate da valli e conche. Seguendo l'andamento del dislivello si possono anche genericamente definire le zone climatiche.

Nepal topo en.jpg
  • La pianura gangetica (Terai), a 100 m s.l.m., è caratterizzata da un clima tropicale.
  • Le colline Chure (o Siwalik) presentano un'altitudine media di circa 1000 m, sono ricoperte dalla foresta pluviale e risultano inadatte all'agricoltura.
  • Le colline Mahabharat invece (circa 2000 m) sono assai sfruttate per il terrazzamento e la coltivazione di riso.
  • Nella fascia intermedia di Pahar (circa 1500 m) vi sono numerosi insediamenti umani, fra i quali Pokhara e la stessa valle di Kathmandu.

Le montagne dell'Himalaya sono coltivate fino all'altitudine in cui il clima lo consente, poi seguono i boschi e per finire, intorno ai 4000 m, vi è l'ultima vegetazione erbacea.

  • Il Transhimalaya è infine situato nella caratteristica zona in cui la linea dello spartiacque non coincide con quella delle creste della catena montuosa: geograficamente si è già a nord dell'Himalaya, ma si è ancora nel bacino idrografico del Gange e non, come dovrebbe teoricamente essere, del Brahmaputra. Culturalmente e paesaggisticamente la zona transhimalayana appartiene al Tibet e risulta notevolmente più secca di altre zone del Nepal perché le montagne sono in grado di fermare le nubi monsoniche. Ivi si trova anche il Mustang, una suddivisione amministrativa del Nepal costituita da montagne brulle, pietraie ed isolati villaggi con i propri monasteri buddhisti. La regione è situata interamente sopra i 2800 metri di quota.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il paese è caratterizzato da un clima tropicale, che presenta principalmente due fasi stagionali: la stagione delle piogge (da giugno a fine settembre) e la stagione secca (il resto dell'anno). Questa alternanza è dovuta alla presenza dei monsoni, i venti periodici caratteristici dell'Asia meridionale e sudorientale.

Il monsone estivo spira dall'oceano indiano verso il continente caricandosi di umidità e portando la pioggia, mentre quello invernale spira dall'arido altopiano del Tibet verso l'oceano, dando origine ad un cielo terso e ad un clima secco.

Vi possono essere delle forti escursioni termiche tra estate ed inverno ma, data la variabilità del territorio, è anche assai facile che una certa zona presenti un microclima diverso da un'altra.

Il mese più caldo è maggio, al termine della stagione secca. Il periodo in cui la natura è più rigogliosa è invece l'autunno (all'incirca ottobre e novembre), quando le piogge sono ormai terminate ed il clima è divenuto mite.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Statistiche della popolazione[9]
Popolazione 2001 23.151.423
Popolazione economicamente attiva 2001 (%) 58,2
Tasso di crescita popolazione 2001 (%) 2,26
Speranza di vita alla nascita 2001 (anni) 60,4
Età media della popolazione 2001 (anni) 20,1
Tasso di alfabetizzazione 2001 (%) 54,1
Distribuzione della popolazione (%) Terai (pianura) 48,4 - Colline 44,3 - Montagna 7,39

Si segnala comunque che la popolazione è in forte crescita, al punto che si ritiene ampiamente superata la soglia dei 26.000.000 di abitanti[4].

Etnie[modifica | modifica sorgente]

In Nepal sono censiti ufficialmente più di 100 gruppi etnici o castali. Di questi, ben 11 superano il 2% della popolazione e le 500.000 persone, ma nessuno si avvicina al 20%[10].

Principali gruppi etnici del Nepal
Etnia Numero Percentuale Collocazione geografica Gruppo etnico
Chhetri 3 593 000 15,80 % tutto il Paese indo-arii e tibeto-birmani
Bahun 2 896 000 12,74 % tutto il Paese indo-arii
Magar 1 622 000 7,14 % colline centro-occidentali tibeto-birmani
Tharu 1 534 000 6,75 % Terai occidentale perlopiù tibeto-birmani, indo-arii e dravidici
Tamang 1 282 000 5,64 % Valle di Kathmandu e colline centrali tibeto-birmani
Newa 1 245 000 5,48 % Valle di Kathmandu tibeto-birmani
Musulmani nep. 971 056 4,27 % Terai e colline occidentali tibeto-birmani
Kami 895 954 3,94 % colline centrali, occidentali e orientali indo-arii
Yadav 900 000 3,9 % Valle di Kathmandu perlopiù indo-arii

Altri gruppi etnici sono: Rai, Gurung, Limbu, Bhote/Sherpa, Thakali.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Di seguito sono elencate le lingue principali parlate in Nepal. Alcune di esse hanno valore ufficiale.

Nepalese (Gorkhali), Maithili, Bhojpuri, Tharu, Avadhi, Rajbanshi, Hindi, Urdu, Tamang, Nepal Bhasa (Newari), Magar, Rai/Kiranti, Gurung, Limbu, Bhote/Sherpa, Sunuwar, Danuwar, Thakali, Satar, Santhal ed altre lingue minori.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religioni in Nepal.
Tempio Indù di Pashupatinath a Kathmandu

Gli ultimi dati ufficiali relativi alla composizione percentuale della popolazione suddivisa per credo religioso risalgono al censimento ufficiale del 2001[10] e sono i seguenti:

Religioni del Nepal
Induisti 80,62%
Buddhisti 10,74%
Musulmani 4,2%
Kiranti 3,6%
Cristiani 0,45%
Giainisti 0,02%
Altri 0,37%

Va precisato tuttavia che si tratta di dati in continua evoluzione, che stanno portando ad un aumento dell'Induismo (ormai prossimo al 90%) a detrimento sia del Buddhismo, sia dell'Islam e dell'Animismo. Peraltro si sta assistendo ad un certo aumento della religione cristiana (cattolica e protestante), che in trent'anni è passata da 2.541 fedeli, secondo il censimento del 1971, a più di 100.000, secondo il censimento del 2001.

Il Nepal era fino al 2006 l'unico Stato al mondo ad adottare l'Induismo come religione ufficiale. In seguito è stata proclamata la laicità dello Stato con risoluzione parlamentare[11]. L'ex sovrano è tuttora considerato da alcuni tradizionalisti una manifestazione del dio Vishnu.

Anche se la maggioranza della popolazione professa l'Induismo, è diffuso anche il Buddhismo, in particolare della corrente tibetana Vajrayana. In alcune aree rurali si praticano anche il Bön (forma di sciamanesimo) e l'animismo (ad esempio la religione dei Kiranti).

Nessun culto (ad eccezione dei monoteismi) ne esclude automaticamente un altro, e talvolta risulta difficile distinguerne le singole caratteristiche. Il sincretismo è diffuso in particolar modo tra i culti Induisti, Buddhisti, animisti e sciamanici.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni del Nepal.

Il Nepal è diviso in cinque regioni (बिकासक्षेत्र - Bikāsakṣeṭra), a loro volta suddivise in 14 zone amministrative (अञ्चल - Añcala) e 75 distretti (जिल्ला - Jillā)

Nepal development regions.png


Regioni del Nepal
Regione Capitale Sup. (Km²) Abitanti Zone amministrative
Sudura Paścimāñcala (सुदुर पश्चिमाञ्चल) Dīpāyala (दीपयल) 19.539 2.191.330 Māhākālī, Setī
Madhya Paścimāñcala (मध्य पश्चिमाञ्चल) Bīrendranagara (बीरेन्द्रनगर) 42.378 3.012.975 Bherī, Karṇālī, Rāptī
Paścimāñcala (पश्चिमाञ्चल) Pokharā (पोखरा) 29.398 4.571.013 Dhaulāgīrī, Gaṇḍakī, Lumbinī
Madhyamāñcala (मध्यमाञ्चल) Heṭauṁḍā (हेटौंडा) 27.410 8.031.629 Bāgmatī, Janakapura, Nārāyaṇī
Purvāñcala (पुर्वाञ्चल) Dhanakuṭa (धनकुटा) 28.456 5.344.476 Mecī, Sagaramāthā, Kośī


Nepal zones.png Nepal-divisions-numbered.png


Zone amministrative e distretti del Nepal
Zona Distretti
1. Bāgmatī (बाग्मती) Bhaktapura · Dhādīṅ · Kāṭhamāḍauṃ · Kābhrepalāñcoka · Lalitapura · Nuvākoṭa · Rasuvā · Sindhupālcoka
2. Bherī (भेरी) Bardiyā · Dailekha · Jājarakoṭa · Surkheta
3. Dhaulāgīrī (धौलागीरी) Bāgluṅ · Parvata · Mustāṅ · Myāgdī
4. Gaṇḍakī (गण्डकी) Gorkhā · Kāskī · Lamajuṅ · Manāṅ · Syāṅjā · Tanahuṁ
5. Janakapura (जनकपुर) Dhanuṣā · Dolakhā · Mahottarī · Rāmechāpa · Sarlāhī · Sindhulī
6. Karṇālī (कर्णाली) Ḍolpā · Humlā · Kālikoṭa · Jumlā · Mugu
7. Kośī (कोशी) Bhojapura · Dhanakuṭā · Saṃkhuvāsabhā · Sunasarī · Tehrathuma · Moraṅ
8. Lumbinī (लुम्बिनी) Arghākhāṁcī · Gulmī · Kapilavastu · Navalaparāsī · Pālpā · Rūpandehī
9. Māhākālī (माहाकाली) Baitaḍī · Ḍaḍeladhurā · Dārculā · Kañcanapura
10. Mecī (मेची) Ilāma · Jhāpā · Pāṁcathara · Tāplejuṅ
11. Nārāyaṇī (नारायणी) Citavana · Bārā · Makavānapura · Parsā · Rautahaṭa
12. Rāptī (राप्‍ती) Dāṅ · Pyuṭhāna · Bāṁke · Rolpā · Rukuma · Salyāna
13. Sagaramāthā (सगरमाथा) Khoṭāṅ · Okhalaḍhuṅgā · Saptarī · Sirāhā · Solukhumbu · Udayapura
14. Setī (सेती) Achāma · Bājurā · Bajhāṅ · Ḍoṭī · Kailālī

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Sono elencate le città superiori ai 50.000 abitanti. I dati relativi alla popolazione sono quelli del censimento 2001, anche se stime più recenti vedono mutate alcune posizioni.

  1. Kathmandu (671.846 ab.)
  2. Biratnagar (166.674 ab.)
  3. Lalitpur (162.991 ab.)
  4. Pokhara (156.312 ab.)
  5. Birganj (112.484 ab.)
  6. Dharan (95.332 ab.)
  7. Bharatpur (89.323 ab.)
  8. Mahendranagar (80.839 ab.)
  9. Butwal (75.384 ab.)
  10. Janakpur (74.192 ab.)
  11. Bhaktapur (72 543 ab.)
  12. Hetauda (68.482 ab.)
  13. Dhangadhi (67.447 ab.)
  14. Nepalganj (57.535 ab.)
  15. Triyuga (55 291 ab.)
  16. Siddharthanagar (52.569 ab.)

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

L'assetto statale risulta provvisorio. Attualmente il Parlamento del Nepal è attivo in funzione di Assemblea Costituente, la cui elezione è avvenuta il 10 aprile 2008.

Il passaggio dalla monarchia alla repubblica è avvenuto il 28 maggio 2008.

La carica più alta è quella del Presidente della Repubblica, che detiene poteri cerimoniali unitamente al comando delle forze armate e alla facoltà di proclamare lo Stato d'emergenza. L'attuale presidente è Ram Baran Yadav. La carica di vicepresidente, ricoperta da Paramananda Jha, è istituita con le funzioni di coordinare e supportare l'attività del presidente.

Il primo ministro detiene invece la carica con i maggiori poteri, essendo a capo del potere esecutivo.

Sistema sanitario[modifica | modifica sorgente]

Il sistema sanitario pubblico nepalese è fortemente carente rispetto alle esigenze della popolazione. L'ospedale Bir di Kathmandu è, con i suoi 458 posti letto, uno dei più capienti del paese.

Esiste inoltre un sistema di cliniche private.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diritti umani in Nepal.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006, dopo il periodo di governo autoritario di re Gyanendra, il Comitato per la redazione della Costituzione provvisoria ha presentato una bozza di Carta fondamentale nella quale si propone fra l'altro che[7]:

  • L'Assemblea Costituente avrà un mandato della durata di due anni, con sei mesi aggiuntivi per eventuali contrattempi in caso di emergenza.
  • Il Nepal sarà uno Stato democratico e secolare. Il potere esecutivo potrà essere esercitato unicamente dal governo.
  • Le lingue locali avranno valore di ufficialità nella zona della parlata.
  • Saranno rafforzati i diritti contro la discriminazione delle donne, la tortura, la discriminazione in base alla casta, la censura mediatica, il distacco arbitrario delle linee telefoniche, la disoccupazione, il lavoro nero, i traffici illegali. Saranno attuate disposizioni a favore di un ambiente pulito, delle cure sanitarie primarie gratuite e della sicurezza sociale per donne, anziani, lavoratori e disabili.
  • L'esercito nepalese e l'esercito di liberazione popolare maoista rimarranno due formazioni distinte fino a quando non saranno presi accordi specifici in merito.
  • Vi dovrà essere almeno 1/3 di presenze femminili nella pubblica amministrazione.

La politica interna del periodo attuale è volta perlopiù a costruire il nuovo assetto repubblicano dello Stato, a gestire l'assimilazione degli ex guerriglieri maoisti come forza politica "regolare" e a mantenere la coesione della coalizione di governo. Il 3 febbraio 2011, dopo 7 mesi di crisi politica, il parlamento ha eletto nuovo primo ministro Jhalanath Khanal, presidente del Partito comunista unificato marxista-leninista.

Partiti politici[modifica | modifica sorgente]

La vita politica nepalese è tradizionalmente personalistica e settaria, con conseguenti scissioni e riunificazioni: da ciò l'elevato numero di partiti politici, che possono essere ricondotti alle seguenti grandi aree ideologiche:

I principali partiti politici nepalesi sono:

I primi della lista precedente costituivano quella che fu tra il 2006 ed il 2009 l'alleanza dei sette partiti (gli otto partiti quando si è aggiunto in seguito il partito maoista), che si è opposta alla linea politica decretata dal re Gyanendra ottenendo la restaurazione della democrazia.

Elezioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parlamento del Nepal.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Dati economici[9]
PIL 2001/02 (milioni di rupie nepalesi) 422.301
PIL 2002/03 pro capite (rupie nepalesi) 18.799
Tasso di crescita del PIL 2001/02 - 2002/03 (%) 0,82
Esportazioni 2001/02 (% sul PIL) 18,25
Importazioni 2001/02 (% sul PIL) 30,3

Risorse[modifica | modifica sorgente]

Le principali risorse economiche del Nepal sono costituite dall'agricoltura e dal turismo. Gli aiuti economici internazionali costituiscono una parte non trascurabile del bilancio nazionale pur giungendo a destinazione solo in basse percentuali data la burocrazia farraginosa e l'elevata corruzione[12] della classe dirigente.

Settore primario
Terrazzamenti per la coltivazione del riso
  • Agricoltura: È la principale attività economica del paese. Sotto i 2000 m d'altitudine si coltivano in particolar modo: , riso, lenticchie, miglio, colza, grano e canna da zucchero. Ad altitudini maggiori si coltivano invece l'orzo e le patate.
  • Allevamento: I bovini, non essendo macellati perché considerati in genere animali sacri, vengono allevati prevalentemente per la produzione di latte e yogurt. Per i bufali indiani invece non esistono divieti religiosi, e se ne consumano anche le carni. Nelle zone di montagna si alleva talvolta lo Yak. Diffuso è anche l'allevamento di volatili da cortile e capre.
Settore secondario

Il Nepal non è un paese industrializzato data la carenza di infrastrutture che potrebbero permettere lo sviluppo di questo settore: neppure l'esiguo fabbisogno interno di energia elettrica è pienamente soddisfatto, anche se sono state recentemente costruite alcune centrali idroelettriche sui fiumi Kali Gandaki e Bhote Kosi, progetti realizzati perlopiù da imprese cinesi e indiane.

Settore terziario

Il mercato dei servizi non costituisce una voce significativa nell'economia nepalese, ad eccezione delle attività legate al turismo.
L'introduzione dell'informatica nella società nepalese non è ancora rilevante, neppure nel settore della pubblica amministrazione. La capitale rappresenta sostanzialmente un'eccezione nel quadro della sostanziale arretratezza delle reti di comunicazione.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Il Nepal, paese quasi totalmente montuoso e privo di sbocchi sul mare, non dispone né di porti marittimi né di autostrade.
Le ferrovie ammontano a 59 km, un'unica linea collegata con l'India che interessa una piccola zona del Terai prossima al confine.
Le cinque principali vie di comunicazione sono denominate "rājamārga" (strade reali). In totale vi sono 4617 km di percorsi stradali asfaltati e 11288 km di percorsi in ghiaia o terra battuta (2001). Si nota peraltro la mancanza di un programma organico di manutenzione delle reti viarie, che talora risultano in uno stato di trascuratezza. Alcune grandi arterie della capitale come Kantipath sfuggono parzialmente a questa regola. Il traffico veicolare, perlomeno nella capitale, risulta caotico ed è costituito in maggioranza da veicoli a motore obsoleti ed inquinanti. Il traffico urbano a motore convive con un intenso traffico pedonale di biciclette e risciò. Nelle campagne lo stato delle strade permette in genere una velocità assai limitata.

L'aeroporto di Lukla

L'unico scalo aeroportuale internazionale è il Tribhuvana antharrāṣṭriya vimānasthala (aeroporto internazionale "Tribhuvan") di Kathmandu, con un traffico modesto rispetto ai parametri internazionali (poche centinaia di migliaia di passeggeri all'anno). Vi sono inoltre numerosi aeroporti locali, specie nelle località montane, perché esse sono in genere servite solo dalle mulattiere.

I servizi di trasporto mediante autobus sono molto diffusi ed utilizzati. Specie nei periodi di festività e di maggiore affollamento è diffuso l'uso improprio del tetto per il trasporto dei passeggeri.

Le direttrici principali (राजमार्ग - rājamārga) sono:

  • Tribhuvana rājamārga: porta al confine indiano (Birganj).
  • Pṛthvī rājamārga: da Pokhara a Kathmandu
  • Mahendra rājamārga: percorre tutto il Terai (la pianura) in senso longitudinale.
  • Araniko rājamārga: da Kathmandu a Kodari, confine con il Tibet (Cina).
  • Siddhārtha rājamārga: da Pokhara al confine indiano (Bhairahava)

Nel settembre 2005 era stata proposta la costruzione di un collegamento ferroviario elettrificato tra Birganj e Tatopani, attraversando il Nepal dal confine indiano a quello cinese (Tibet), con l'eventuale possibilità di effettuare un collegamento con la Ferrovia del Qingzang (Lhasa-Golmud).

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il turismo (specie quello montano e culturale) è una risorsa rilevante per il paese, soprattutto per le riserve di valuta convertibile. Dal 2000 in poi è aumentato il turismo sportivo e avventuroso (parapendio, rafting).

Il Nepal dispone di ingenti vestigia storico-artistiche (i centri storici delle principali località della valle di Kathmandu sono tutelati dell'UNESCO), e di un ambiente naturale ancora in gran parte non urbanizzato.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette in Nepal.

Dal punto di vista naturalistico sono tutelate le seguenti aree:

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Motto nazionale: जननी जन्मभूमिष्च स्वर्गादपि गरियसि - Jananī Janmabhūmiṣca Svargādapi Gariyasi (Madre e Madrepatria valgono più del Regno dei Cieli).

La cultura nepalese può risultare, a seconda del gruppo etnico considerato, assai simile alla cultura indiana o tibetana. Le affinità si possono notare nell'abbigliamento, nel cibo e nella lingua. La cultura tradizionale trova inoltre espressione nella danza e nella musica, in particolar modo durante le festività religiose.

Il calendario ufficiale è il Vikram Samvat, in anticipo di 56,7 anni rispetto al calendario gregoriano.

Gli sport più popolari sono il cricket, il calcio di cui è organizzato anche un campionato nazionale ed il kabaddi.

Media[modifica | modifica sorgente]

L'emittente radiofonica pubblica Radio Nepal, fondata nel 1951, trasmette in modulazione di frequenza, onde medie ed onde corte. Vi sono inoltre decine di stazioni radio private, molte delle quali trasmettono solo localmente.

La televisione è stata introdotta nel 1980 e attualmente vi sono sei canali: due gestiti dal trasmettitore pubblico Nepāla ṭelibhijana (NTV 1 e NTV 2 Metro) e quattro privati (Kantipur Television, Image Channel, Channel Nepal e Nepal 1).

Arte[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico di Patan

Le prime testimonianze artistiche Nepalesi risalgono all'epoca dei Lichhavi (secoli IV-VI d.C.) ma la maggior parte delle vestigia della valle di Kathmandu risale al periodo Malla (secoli XIV-XVIII d.C.), ed i centri storici di Kathmandu, Patan e Bhaktapur sono buoni esempi della corrente artistica di quel periodo.

Generalmente le figure di stile Nevari risultano flessuose, floreali, tondeggianti e quasi "barocche" secondo l'occhio europeo. Esse sono rigidamente codificate e trovano le loro lontane radici nello stile Gupta indiano.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Una particolarità architettonica del Nepal è la pagoda, struttura che è anche comune a molti paesi dell'Asia orientale come Cina o Giappone anche se in forme diverse. Secondo la tradizione, si tramanda che il suo inventore fu l'architetto nepalese Araniko, vissuto nel XIII secolo, e che la sua arte fu poi esportata con fortuna in gran parte dell'estremo oriente.

Festività[modifica | modifica sorgente]

Le festività nepalesi sono legate perlopiù alle religioni indù e buddhista: di seguito ve ne sono alcune fra le più significative, tenendo conto che l'anno nepalese (calendario Vikram Samvat) inizia verso la metà di aprile.

  • Biskhet Jatra: si celebra l'anno nuovo con processioni e riti sacri.
  • Rato Machhendranath: festa che si svolge a Patan in onore di Machhendranath "rosso"; si prega affinché il dio porti un monsone copioso e raccolti abbondanti.
  • Buddha Jayanti: anniversario della nascita del Buddha, fine maggio.
  • Naga Panchami: festività dedicata ai Naga, le potenze sotterranee con aspetto di serpente.
  • Janai Purnima (o Raksha Bandhan): i bramini sostituiscono il loro cordone sacro e la gente comune indossa al polso una fascia gialla che scaccia la sfortuna.
  • Gai Jatra: si celebra poco dopo la metà di agosto.
  • Krishna Jayanti: anniversario della nascita di Krishna, fine agosto.
  • Teej: si celebra ad inizio settembre, coinvolge perlopiù le donne, che si recano in processione ai templi.
  • Indra Jatra: metà settembre. È la fine della stagione delle piogge, e si ringrazia il dio Indra per la sua munificenza. In questa occasione viene innalzato il grande palo in Durbar Square a Kathmandu, e la Kumari (manifestazione divina in terra) benedice il capo dello Stato.
  • Dasain: La festa dura in totale quindici giorni ad inizio ottobre. Il giorno d'inizio è chiamato Ghatasthapana, e nei primi nove (nava ratri) si venerano vari aspetti terrifici della Grande Dea. Le celebrazioni trovano il culmine nei tre giorni dopo il sesto (Fulpati, Maha Astami e Navami): la notte tra questi ultimi due è Kala Ratri (notte nera), durante la quale inizia il rito dei sacrifici animali.
  • Tihar: seconda metà di ottobre. Durante Dipavali, il terzo giorno della festa, i templi e le case vengono illuminati degnamente in attesa della venuta di Lakshmi, dea della fortuna e dell'abbondanza. Gai Puja è il quarto giorno, inizio del nuovo anno secondo il calendario Nevari (Nepal Sambat). Bhai Tika è il quinto, durante il quale avviene la cerimonia del Tika (il punto sacro sulla fronte).
  • Chaitra Dasain: "piccolo" Dasain, fine marzo.
  • Sveto Machhendranath: festa che si svolge a Kathmandu in onore di Machhendranath "bianco".

Cucina[modifica | modifica sorgente]

La Cucina Nepalese varia in base ad ogni etnia, che conserva le proprie tradizioni culinarie. Alcuni cibi che vengono consumati indifferentemente a livello nazionale, come il dal bhat (lenticchie e riso), spesso accompagnato dalla verdura a vapore (tarkari). È diffuso il consumo di carne di bufalo e di volatili da cortile, anche se gli indù ed i buddhisti osservanti sono tendenzialmente vegetariani.

La bevanda per eccellenza è il (चाय cāya, pron. It.:"ciai"): in Nepal si beve frequentemente quello di produzione nazionale, molto fermentato e seccato in piccoli grani. Si consuma anche il latte, base per la produzione del lassi (bevanda rinfrescante) e dello yogurt.

Nelle zone himalayane prevale invece la cucina tibetana, ovvero tsampa (farina d'orzo impastata con tè o acqua), momo (ravioli di farina d'orzo ripieni di carne, patate o verdura) e chang (birra d'orzo).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ a b c Stima all'anno 2006
  5. ^ Human Development Reports
  6. ^ La Costituzione provvisoria eleva al rango di "lingue nazionali" anche alcune parlate locali come Maithili, Bhojpuri e Newari.
  7. ^ a b (NE) Costituzione provvisoria del Nepal, 2063 B.S.
  8. ^ La Stampa, Addio al re, il Nepal diventa una repubblica
  9. ^ a b (EN) Istituto centrale di statistica del Nepal, Nepal in cifre 2004
  10. ^ a b SOCIAL COMPOSITION OF THE POPULATION: CASTE/ETHNICITY AND RELIGION IN NEPAL. URL consultato il 31 dicembre 2009.
  11. ^ (EN) Proclamazione della Sovranità del Parlamento nepalese, 2063 B.S.
  12. ^ (NE) Resoconti della Commissione per l'investigazione sull'abuso di autorità (CIAA)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Tucci, Nepal: alla scoperta del regno dei Malla, Newton Compton, Roma, 1996
  • Manjushree Thapa, Forget Kathmandu, Neri Pozza, 2006
  • Alessandro Gilioli, Premiata macelleria delle Indie, Rizzoli, 2007
  • Enrica Garzilli, "Strage a palazzo, movimento dei Maoisti e crisi di governabilità in Nepal", in L'Asia prima e dopo l'11 settembre. Asia Major 2002, Società editrice il Mulino, Bologna, 2003.
  • AA.VV., Nepal, EDT, Torino, 2007

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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