Drusi

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Il termine drusi indica i seguaci di una religione, di derivazione musulmana, fondata nell'XI secolo in Egitto. L'etimologia della parola deriva dal nome dell'egiziano al-Darazī, che sosteneva l'identificazione dell'Imam fatimide al-Hakim (996-1021) con Dio. I drusi furono oggetto in Egitto delle persecuzioni dei sunniti e questo li portò a cercare e trovare rifugio in Libano e nella Siria meridionale, dove risiedono tuttora, come pure in Israele (alla cui indipendenza erano favorevoli, e infatti a tutt'oggi sono tra le poche etnie di religione non ebraica a servire nell'esercito regolare israeliano), nelle Alture del Golan (territorio "de iure" a sovranità siriana, "de facto" annesso ad Israele), in Cisgiordania e in Giordania. Ad oggi si contano circa uno o due milioni di fedeli.

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

La dottrina drusa è piuttosto complessa perché accoglie elementi dell'Islam, del Giudaismo, dell'Induismo e del Cristianesimo, sostenendo la fede in un principio divino, l'ʿaql al-faʿʿāl (intelletto attivo). Lʿaql può manifestarsi in forma umana e secondo la comunità drusa l'ultima di queste manifestazioni si è avuta appunto nell'Imām-califfo al-Hākim, nell'XI secolo. È una religione che corre rischi di sopravvivenza perché dal 1043 è stata dichiarata chiusa la "porta dell'adesione", quindi solo chi è figlio di drusi può essere considerato parte della setta. Poiché praticano la monogamia e sono stati continuamente perseguitati in buona parte della loro storia, il loro numero sta diminuendo.

I drusi credono nella trasmigrazione delle anime dopo la morte, cioè nella metempsicosi, ma tutto il loro credo è circondato da un alone di mistero, perché la parte fondamentale delle loro concezioni dottrinarie è caratterizzata da un accentuato esoterismo ed è quindi rivelata con grande circospezione solo a chi sia ritenuto pronto e degno d'accoglierla da un maestro di grado superiore.

Non è più accreditata invece l'ipotesi che metteva in dubbio l'origine islamica ismailita del movimento adducendo l'argomentazione che i drusi, per il fatto di costituire un'eterodossia piccola e senza particolare forza politica o economica, si sarebbero spacciati come seguaci di un movimento con una base islamica, sia pur ampiamente modificata, per sfuggire alle repressioni islamiche. Per i drusi Dio è talmente sacro che non si può nominare.

Essi venerano il Nuovo Testamento ed il Corano ma leggono anche le proprie scritture nei luoghi di riunione, detti Khalwa.

Sono da sempre considerati un popolo misterioso, probabilmente perché la loro roccaforte (almeno in Libano) è rappresentata dalle montagne dello Shuf [senza fonte]

Drusi in Libano[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra civile libanese i drusi ebbero terribili scontri con i cristiani maroniti.[senza fonte] Attualmente i drusi hanno tre leader: uno è Walid Jumblatt, leader del Partito Socialista Progressista che era schierato con la coalizione di governo ma l'ha recentemente abbandonata scegliendo una posizione indipendente fra le due alleanze che dominano dal 2005 la scena politica; il secondo e il terzo sono Talal Arslan e Wiam Wahhab, alleati con l'opposizione guidata da Hezbollah, Amal, il Movimento Patriottico Libero del generale maronita Michel Aoun e il movimento Al-Marada del cristiano Sulayman Farangiyye.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Branca, Un "catechismo" druso della Biblioteca Reale di Torino, Centro Studi Camito-Semitici, 1996.

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