Esercito
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L'esercito (lat. exercitus, "esercizio", in seguito "esercizio militare") è una organizzazione (forza armata) espressa spontaneamente da un popolo o creata da uno stato per fare fronte alla guerra. Ci sono, e ci sono stati, molti tipi diversi di esercito in tempi e in luoghi diversi, in tutti però si possono ritrovare alcune costanti fondamentali:
- La struttura gerarchica, piramidale: la massa delle truppe è divisa in unità e in sottounità, con un comandante che comanda ciascuna unità e i comandanti delle unità componenti la sua, fino ad un comandante in capo di tutto l'esercito.
- La disciplina e l'obbedienza agli ordini come valori fondamentali.
Salvo casi particolari, le operazioni dell'esercito hanno luogo sulla terraferma: le operazioni sul mare e nel cielo vengono delegate alle altre forze armate, la marina militare e l'aeronautica militare, coordinando le azioni delle tre strutture (cooperazione interforze). Questa divisione non è netta: ognuna di queste tre forze ha, solitamente, unità minori in grado di svolgere limitate operazioni al di fuori del suo campo d'azione principale. Per esempio la marina militare ha spesso delle unità di fanteria (come i marines americani), l'esercito ha in genere delle unità di aviazione leggera eccetera.
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[modifica] Storia ed evoluzione
| Per approfondire, vedi la voce Storia militare. |
L'esercito è un complesso delle forze armate di uno stato. Il superamento delle prime organizzazioni tribali, nelle quali l'uso individuale e collettivo della forza spettava a tutti i membri del gruppo, portò alla formazione di eserciti come organizzazioni autonome, con caratteristiche differenti da popolo a popolo. Gli eserciti delle monarchie e degli imperi dell'antico Oriente (IV millennio - sec. VI a.C.) in genere erano costituiti da una parte scelta, permanente, legata da vincoli di razza e di nazione, e da una parte raccogliticcia, composta dalle masse dei popoli vinti e assoggettati. Nell'età micenea (secc. o XV-XII a.C.) gli eserciti della Grecia avevano carattere gentilizio. Solo i sovrani e i loro compagni disponevano dei carri e delle costose armature in metallo, e il loro combattimento spesso risolveva la battaglia; la massa degli altri soldati, armata alla meglio, aveva un ruolo marginale. Nei secoli e successivi, lo sviluppo delle condizioni economiche e il perfezionamento della metallurgia consentirono a un numero sempre maggiore di cittadini di disporre delle armi pesanti; gli eserciti nobiliari vennero sostituiti da nuovi ordinamenti, nei quali gli opliti (fanti con armatura pesante) costituivano la forza principale. Raggruppati a massa, essi componevano la falange, tipica formazione dell'età greca classica, la cui comparsa segnò la decadenza della cavalleria. A Sparta l'esercito era costituito da un nucleo permanente, formato dagli spartiati o eguali (cittadini con pieni diritti civili), i quali, sottoposti a una rigida disciplina fin dall'infanzia, erano obbligati al servizio militare dai 20 ai 60 anni; prestavano servizio nell'esercito anche i perieci (cittadini liberi senza diritti civili) e, in caso di bisogno, gli iloti (schiavi). L'esercito degli opliti spartani era suddiviso in 5 mórai (letteralmente, «divisioni» ), che comprendevano da 400 a 900 uomini, a loro volta suddivise in lóchoi, pentecostie, enomotie (queste ultime composte da 15 o 32 o 36 uomini). Ad Atene, dopo le riforme di Solone, tutti i cittadini, suddivisi in quattro classi a seconda del censo, avevano l'obbligo del servizio alle armi; le prime tre classi fornivano gli uomini per la cavalleria e la fanteria pesante, la quarta, a spese dello stato, quelli per la fanteria leggera. Dopo le riforme di Clistene, ognuna delle 10 tribù territoriali era tenuta a fornire una schiera contingentale di cavalieri. Ogni cittadino era obbligato al servizio militare dai 18 ai 60 anni di età. L'esercito era comandato dapprima da un arconte polemarco e, in epoca classica, dagli strateghi. I corpi forniti dalle tribù territoriali erano agli ordini di un tassiarco, che veniva eletto e che a sua volta nominava i lochagoí, capitani di singole compagnie di 100 uomini. La cavalleria era raggruppata in 2 contingenti, ciascuno fornito da 5 tribù e comandato da un ipparco; il suo impiego si ebbe soprattutto dopo la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.); si diffuse inoltre l'impiego di mercenari, che integravano le unità permanenti «nazionali». Al tempo di Filippo II di Macedonia e di Alessandro Magno (sec. IV a.C.), l'esercito comprendeva la cavalleria pesante dei nobili «compagni del re» (eteri), la cavalleria leggera (peoni), la fanteria pesante (pezeteri) ordinata in compatte falangi armate di lunghe lance (sarisse), la fanteria leggera e altri corpi tra loro organicamente integrati (come gli arcieri). Nonché macchine da guerra. L'esercito macedone fu la più complessa macchina militare fino ad allora costituita. I reparti erano inquadrati da un vero e proprio corpo di ufficiali, istruiti e preparati da apposite scuole (somatofilachie). Sul piano tattico, Alessandro riuscì a sfruttare appieno questo complesso strumento militare, puntando sulla forza d'urto della cavalleria pesante, attaccando con la fanteria in ordine obliquo (tattica peraltro già impiegata da Epaminonda) e sfruttando poi a fondo ogni successo con inseguimento senza respiro.
[modifica] Esercito professionale
Gli eserciti professionali si diffusero rapidamente, e in breve segnarono la differenza fra protagonisti e comprimari della politica dell'antichità. A seconda del tipo di società e di civiltà, il servizio militare era svolto o soltanto da alcuni cittadini (caste guerriere) o da tutti i cittadini, che prestavano servizio militare per un tempo ben definito. A seconda del censo e/o delle possibilità economiche, e quindi delle armi che potevano procurarsi, i soldati venivano suddivisi nelle varie armi, fanti leggeri o pesanti, arcieri, frombolieri o cavalieri: quest'ultima arma era destinata ai più ricchi, che potevano permettersi di comprare e mantenere un cavallo. L'esercito per eccellenza considerato ancora oggi il più potente è la legione romana, seguito dalla falange macedone.
[modifica] Esercito nobiliare
Durante il periodo feudale, l'esercito si trasforma di nuovo: chi presta servizio militare sono i nobili e i loro figli, che in genere combattono a cavallo (essendo gli unici a poterselo permettere), accompagnati da fanteria reclutata fra i servi della gleba del feudo, truppe raccogliticce e poco motivate. La cavalleria assume ora un ruolo di primo piano, componendosi di cavalieri con armature in ferro, indossate spesso anche dai cavalli. Le nuove formazioni di cavalleria pesante si dimostrano di una potenza devastante, molto superiori alle formazioni di fanteria dell'epoca: per tutto il medioevo e ancora per buona parte dell'evo moderno fin quasi alla rivoluzione francese, l'esito delle battaglie fu deciso dalle cariche delle unità di cavalleria.
[modifica] Esercito di leva
Il principale punto debole dell'esercito nobiliare era, come scoprirono a loro spese le monarchie europee che combatterono contro Napoleone, la difficoltà di reintegrare le perdite subite. Davanti ad un esercito di popolo non professionale, male addestrato, male equipaggiato ma estremamente numeroso e continuamente rinforzato da nuovi effettivi come quello francese rivoluzionario, gli eserciti nobiliari europei dovettero ricorrere anche loro all'adozione delle chiamate di leva, ristrutturando l'esercito basandolo principalmente su unità di fanteria e di artiglieria e creando un esercito di popolo come quello francese
[modifica] Struttura degli eserciti moderni
Esistono molti compiti da svolgere in un combattimento moderno: ed inoltre, per la sua stessa estensione un esercito pone dei problemi logistici e gestionali di tutto rispetto, tanto che lo studio dei problemi organizzativi dell'esercito americano durante la II guerra mondiale diede vita ad una scienza interamente nuova, la ricerca operativa. Un esercito ha bisogno di diversi tipi di armi, cioè di combattenti addetti a diverse classi di armamento, e di diversi tipi di corpi, cioè di addetti a mansioni logistiche, organizzative e di supporto ai combattenti.
[modifica] Armi
L'arma più antica (e la pietra angolare di ogni esercito) è la Fanteria, composta da soldati con armi e artiglieria leggere (fucili mitragliatori e mortai): segue la Cavalleria, che oggigiorno ha abbandonato i cavalli a favore dei carri armati, l'Artiglieria per il supporto al combattimento delle due forze precedenti con cannoni e obici. Oltre a queste forze strettamente impegnate nel combattimento, ci sono il Genio per costruire ponti e strade di fortuna, togliere reticolati e campi minati, demolire strutture eccetera, e le Trasmissioni che si occupa del cosiddetto C3I, cioè le funzioni di Comunicazione, Comando, Controllo e Informazione, vitali per un esercito moderno. Ultima viene l'Arma dei Trasporti e materiali, che fornisce i mezzi e i materiali per lo spostamento e il dispiegamento delle unità.
Nell'esercito italiano il compito di polizia militare è assolto da un'arma a parte, l'Arma dei Carabinieri, che viene usata anche per compiti di ordine pubblico in ambito civile insieme alla Polizia di stato ed agli altri corpi di polizia.
[modifica] Corpi
Gli aspetti burocratici della macchina militare sono curati dal Corpo di amministrazione e commissariato, mentre il Corpo sanitario (che comprende anche eventuali sezioni veterinarie) si occupa delle cure mediche e delle misure sanitarie. Il Corpo degli ingegneri invece è deputato a sperimentare e mettere alla prova procedure, armi ed equipaggiamenti allo scopo di trovare carenze e proporre rimedi e nuove soluzioni ad esse, nonché di modificare le procedure inadatte o inefficaci.
[modifica] Gerarchia, unità e gradi militari
Gli uomini e i mezzi di qualunque esercito sono suddivisi in unità, comandate da un ufficiale che ne è il comandante e ne ha la responsabilità; a sua volta ogni unità è divisa in più sottounità comandate da ufficiali di grado via via inferiore. L'unità più grande è L'armata, comandata da un generale di corpo d'armata, composta di due o tre corpi d'armata, ciascuno dei quali formato da due-quattro divisioni, per un totale di più di 100.000 uomini, mentre la più piccola è il plotone, composto di 30-50 soldati comandati da un tenente.
Nelle varie unità, a seconda della grandezza e dello scopo, si possono ritrovare sottounità appartenenti ad armi e corpi diversi (fanteria, artiglieria ecc.): più una unità è grande e più armi e corpi diversi saranno presenti al suo interno, rendendola sempre più versatile ed autonoma. Al livello più alto, la divisione è l'unità che contiene sottounità di tutte le armi e di tutti i corpi ed è perciò completamente autonoma sia per il combattimento che per l'amministrazione e la logistica. La divisione è perciò, organizzativamente, la misura di un esercito completo: cioè il numero di effettivi (soldati, ufficiali ecc.) di una divisione segna la dimensione minima al di sotto della quale, in linea di principio, un esercito non può ridursi senza dover rinunciare a qualche funzione.
[modifica] Unità moderne e loro comandanti
Vediamo ora le varie unità e i gradi dei loro comandanti. La composizione esatta delle unità è molto variabile a seconda del tipo di unità, dell'esercito considerato e del periodo storico: quindi i dati forniti qui sotto sono, per forza di cose, solo indicativi.
- Gruppo d'armate
- Armata (generale di corpo d'armata)
- Corpo d'armata (generale di corpo d'armata): 50.000-100.000 uomini, due o più divisioni.
- Divisione (generale di divisione): 8.000-15.000 uomini, due o più brigate o reggimenti (generalmente tre brigate pluriarma, per gli eserciti occidentali, in altri casi possono esservi tre reggimenti monoarma).
- Brigata (generale di brigata): 3.000-8.000 uomini, unità pluriarma con due o più reggimenti o battaglioni di specialità anche diverse.
- Reggimento (colonnello): circa 1.500 uomini, unità monoarma con due o più battaglioni (in alcuni eserciti, quali l'italiano ed il francese, il reggimento può essere costituito da più compagnie).
- Battaglione (tenente colonnello o maggiore): da 300 a 1200 uomini, due o più compagnie (in alcuni eserciti, quali l'italiano ed il francese, il reggimento ha sostituito il battaglione assumendone i connotati e le dimensioni).
- Compagnia (capitano): 100-150 uomini, tre o più plotoni.
- Plotone (tenente): da 20 a 50 soldati, tre o più squadre.
- Squadra (sergente): da 5 a 13 soldati.
- Inoltre, e questo vale soprattutto per le unità più grandi, alle sottounità componenti possono essere aggiunte sottounità di livello gerarchico più basso, ma allo stesso livello delle sottounità maggiori: una divisione può avere, al primo livello di sottounità, sia le brigate che una compagnia del corpo sanitario e una di polizia militare, per esempio.
Gradi militari (forma semplificata):
- Generale
- Colonnello
- Tenente colonnello
- Maggiore
- Capitano
- Tenente
- Sottotenente
- Maresciallo
- Sergente
- Caporale
- Soldato semplice
[modifica] Voci correlate
- Vittime del Dovere
- Militarismo
- Forze Armate Italiane
- Corpo militare dell'ACISMOM
- guardia di finanza
- Carabinieri
- Lista degli stati per numero di truppe
- Semovente d'artiglieria
- Carro armato
- Organizzazione militare
- Esercito egizio
[modifica] Collegamenti esterni
- Sito sugli Eserciti della Storia
- www.vittimedeldovere.it sito dell'Associazione Vittime del Dovere.

