Strategia militare

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La strategia, nel suo significato politico-militare, è l’arte di impiegare nella maniera migliore le risorse disponibili ai fini della guerra; essa è quindi quella branca dell’arte militare che studia i principi generali delle operazioni militari ed imposta e coordina nelle grandi linee il piano generale della guerra, non soltanto sotto gli aspetti militari. La strategia è anche definita "Teoria dell'azione di successo in presenza di opposizione consapevole".

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola strategia nasce in ambito militare, derivando dal greco stratos agos, cioè "colui che agisce (che ha potere di agire) sul conflitto", col significato quindi di scienza (o arte) dei generali.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il pensiero strategico, nato con la guerra, pur mantenendo nel tempo i suoi presupposti fondamentali, ha subito cambiamenti ed affinamenti determinati da un lato dall'esperienza acquisita nel corso della storia e dall'altro lato dalla crescente esigenza di risorse, dallo sviluppo tecnologico di quest'ultime e dalla loro crescente disponibilità, almeno nel tipo.

La strategia è rivolta ad ottenere risultati definitivi, contrariamente alla tattica, che è più rivolta all'impiego delle risorse sul campo di battaglia per sconfiggere il nemico. Quindi la strategia riguarda il conseguimento ed il mantenimento dell'egemonia, indipendentemente dai risultati dei combattimenti. La storia è infatti piena di esempi di Potenze mai sconfitte sul campo, che hanno poi perso le guerre per carenza di strategie adeguate e viceversa di Potenze regolarmente perdenti in combattimento, che hanno vinto le guerre grazie ad una strategia vincente.

Lo sfruttamento adeguato delle capacità operative relative all'intelligence, alla propaganda ed alla logistica, unito ad un opportuno dosaggio delle capacità politiche, quali la deterrenza, le alleanze internazionali, le scorte e gli approvvigionamenti delle risorse strategiche possono far premio sui risultati effettivi in combattimento.

Il migliore non è chi in cento battaglie riporta cento vittorie. Il migliore in assoluto è chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell'avversario. (Sun Tzu)

Un'interessante evoluzione moderna è quella esposta da Ted Shackley in The third option del 1981: tra la diplomazia e la guerra dichiarata esiste una terza opzione, i "conflitti a bassa intensità", le insurrezioni e le controinsurrezioni. Nel libro viene anche suggerito che fornire armi ad ambedue le parti partecipanti ad un conflitto sia il modo migliore per controllarne i risultati, affinare le proprie tecniche e fare profitto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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