Infiltrazione (militare)
L'Infiltrazione è una tattica militare che consiste nell'introduzione di unità all'interno di un territorio controllato dal nemico allo scopo di effettuarvi operazioni militari. L'infiltrazione rappresenta quindi "un mezzo" per creare il presupposto di poter eseguire "lo scopo" (la missione). Esistono svariate metodologie di infiltrazione così come sono varie le tipologie di missione che si possono compiere dietro le linee nemiche all'interno delle zone occupate dall'avversario.
In generale, l'infiltrazione tende ad essere eseguita facendo in modo di non essere scoperti e sfrutta diverse modalità di ingresso nell'area nemica: in modo attivo per via terrestre, per via aerea e per vie acquatiche, nonché in modo passivo lasciandosi sopravanzare dall'eventuale avanzata del nemico. Le missioni possibili effettuabili all'interno di una zona controllata dal nemico che richiedono una preventiva infiltrazione sono soprattutto le missioni tese alla raccolta informazioni (HUMINT), le incursioni (a prescindere che vengano effettuate per portare a termine un'azione diretta, un sabotaggio o una liberazione di ostaggi), le missioni di acquisizione obiettivi e/o designazione bersagli oltre alle azioni di interdizione d'area.
Normalmente, al termine di queste missioni, si procede con l'operazione inversa dell'infiltrazione: l'esfiltrazione.
Interdizione e Controinterdizione [modifica]
Interdizione di area [modifica]
Il termine è di origine statunitense (area interdiction) e, in campo terrestre, si riferisce alle azioni di contrasto condotte da forze militari o paramilitari (guerriglieri) in territorio controllato dall'avversario. Nella versione britannica è impiegato il termine deep infiltration (infiltrazione in profondità). In ambito NATO, prima del crollo del muro di Berlino, se ne individua una versione nello stay behind, che prevedeva attività da svolgere nei territori eventualmente invasi da forze del Patto di Varsavia.
L'interdizione prevede l'infiltrazione di aliquote di forze in aree prescelte del territorio controllato dall'avversario, allo scopo di precluderne o ridurne l'attività operativa mediante azioni fondate sulla sorpresa, fino alla conclusione di un ciclo operativo, che è definita dalla renumeratività o dalla sostenibilità dell'impegno, e si conclude con l'esfiltrazione o col ricongiungimento con forze amiche.
L'infiltrazione può aver luogo per via terrestre, aerea (aviolancio, atterraggio d'assalto, elitrasporto), acquea (in superficie, sottomarina, anfibia), ovvero con una combinazione delle vie suddette. Nella via terrestre è prevista anche la già citata soluzione statica.
Le aree di azione devono presentare:
- obiettivi remunerativi;
- disponibilità di zone di rifugio (impervie, coperte) per la condotta evasiva;
- popolazione favorevole o almeno neutrale, oppure assente.
Le forze destinate a ciascuna area sono costituite da complessi autonomi al livello di Compagnia, articolati su un Comando di Area (Comando di Compagnia) ed un numero variabile di pattuglie, fino a sei. La consistenza delle pattuglie, le pedine operative di impiego, si aggira sulla dozzina di elementi (un dato da considerare ricorrente). La densità complessiva delle forze è valutabile in circa 1 operatore/2 km². Un complesso al livello di Compagnia "infesta" quindi un'area di circa 150 km².
Nel combattimento, i criteri sono i seguenti:
- sviluppare azioni violente e di brevissima durata, in serie e in coordinazione, per frazionare e disorientare la reazione;
- operare solo di notte, nei momenti e nei luoghi più inattesi per il nemico;
- sostare di giorno in bivacchi occulti, variandone spesso l'ubicazione;
- mantenere costantemente iniziativa e libertà di azione.
Gli obiettivi possono essere assegnati dal Comando superiore, specie all'inizio, ma sono più frequentemente acquisiti durante la missione.
Le azioni fondamentali sono il colpo di mano e l'imboscata. A queste si aggiungono il sabotaggio, il saccheggio, il cecchinaggio, la posa di mine e trappole.
L'alimentazione delle forze può prevedere:
- avio/elirifornimenti notturni;
- ricorso alle risorse locali: prede di cattura al nemico; caccia e pesca; prodotti vegetali spontanei; concorso della popolazione.
Il controllo tattico di un'area di interdizione compete a una base operativa operante in territorio amico, dislocata nell'ambito del Comando della Grande Unità complessa che conduce la manovra principale. Ne consegue l'esigenza di un sistema delle trasmissioni che preveda apparati idonei alle grandi distanze, utilizzando messaggi "contratti" con cifratura incorporata. L'esfiltrazione utilizza le vie già previste per l’infiltrazione, ad esclusione della versione statica e dell'aviolancio. L'Interdizione è congeniale ai paracadutisti: istituzionalmente destinati a operare in territorio non controllato da forze amiche; particolarmente addestrati al pattugliamento e al combattimento episodico; profondamente motivati e idonei ad affrontare situazioni ad alto coefficiente di rischio; gli unici in grado di utilizzare tutte le vie di infiltrazione.
L'interdizione si differenzia dunque dagli aviosbarchi di conquista o di incursione:
- per la maggiore durata;
- per gli obiettivi, da acquisire per lo più durante l'azione;
- per la composizione e articolazione delle forze;
- per i procedimenti di azione.
Controinterdizione [modifica]
Il termine è di origine nazionale, e si riferisce all'azione di contrasto nei confronti dell'Interdizione (che è condotta da forze regolari), anche se è assimilabile (e applicabile) alla controguerriglia.
In via preliminare:
- le unità più idonee alla condotta della interdizione sono anche quelle più efficaci nel contrastarla;
- i procedimenti più appropriati in controinterdizione sono analoghi a quelli adottati dalla controparte.
Le aree della controinterdizione devono tendere a sovrapporsi ed a coincidere con quelle dell'Interdizione, nella misura in cui ciò è consentito dalla disponibilità di un quadro informativo in costante aggiornamento.
Anche le forze destinate a ciascuna area tendono a ricalcare la composizione ed articolazione di quelle dell'interdizione, con qualche notazione:
- le pattuglie sono meno consistenti e più agili, dovendo confrontarsi soltanto con obiettivi umani e non avendo problemi di alimentazione;
- è indispensabile disporre di una riserva operativa di area, auto/eliportata, per interventi immediati a ragion veduta, meglio se integrata da elicotteri da ricognizione e di attacco.
Per quanto attiene al combattimento:
- la scelta dello schieramento iniziale delle forze segue lo stesso processo operativo previsto per l'interdizione, tendendo idealmente alla sovrapposizione dei dispositivi;
- nell'arco diurno, le pattuglie svolgono un'incessante azione di ricerca, sostenuta da ricognizione aerea, per tenere l'avversario sotto costante pressione, costringerlo a cambiare le zone di bivacco, precludergli il riposo e tendere ad agganciarlo fino all'eliminazione o cattura (tecnica "hunter–killer"), ovvero, quanto meno, privarlo della libertà di azione;
- nell'arco notturno, vengono predisposti posti di ascolto e imboscate sugli itinerari tra le zone di rifugio ed i presumibili obiettivi, o su passaggi obbligati;
- la propria sicurezza assume scarso rilievo, in quanto il nemico ha tutto l'interesse a eludere il contatto e a mantenere condotta evasiva;
- all'avversario agganciato non deve essere mai permesso di rompere il contatto,e deve essere segnalato senza indugio al comando di area per l'eventuale impiego della riserva di forze o di fuoco.
La prontezza di intervento della riserva è un fattore risolutivo nei confronti di un avversario appiedato. Il successo della controinterdizione si misura non solo e non tanto in termini di perdite inflitte al nemico, ma piuttosto nelle quantità di iniziative alle quali egli è stato indotto a rinunciare a causa dell'azione controinterdittiva. Può darsi, per estremo, che in un ciclo operativo la controinterdizione non stabilisca alcun contatto con le forze contrapposte, ma che queste siano così incalzate e impegnate a sopravvivere da essere costrette all'esfiltrazione.