Montagna

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Una montagna è un rilievo della superficie terrestre che si estende sopra il terreno circostante in un'area limitata. Secondo le convenzioni europee la sua altezza deve essere di almeno 600 metri sul livello del mare (s.l.m.) ed il suo aspetto deve essere almeno parzialmente impervio.[1] Analogamente si parla di montagna anche riferendosi ai rilievi che si incontrano sugli altri pianeti o sui loro satelliti.

La montagna è formata da un agglomerato di terra e roccia che si alza dalla superficie della Terra, raggiungendo a volte anche quote altimetriche molto elevate, e con caratteristiche geomorfologiche diverse per ciascuna montagna. Caratteristica delle zone montuose è anche il clima tipico con freddo d'inverno e fresco d'estate e presenza di neve e ghiaccio al di sopra di determinate quote altimetriche, mentre dal punto di vista geologico durante l'estate i ghiacciai tendono a sciogliersi erodendo le rocce su cui poggiano. Animali tipici delle zone montane europee sono gli stambecchi, i camosci, le marmotte mentre tra le piante vengono spesso associate all'ambiente montano genziane, larici, stelle alpine ed abeti[2].

Definizione e terminologia[modifica | modifica sorgente]

Impianti di seggiovia

A seconda delle varie necessità, ci sono tre definizioni di montagna: convenzionale, tradizionale e statistica.

Per ciò che riguarda la definizione convenzionale si ricorda che i requisiti indicati da essa (altezza di almeno 600 metri ed aspetto almeno in parte impervio) devono essere soddisfatti contemporaneamente. Infatti un'area della superficie terrestre posta al di sopra dei 600 m s.l.m., ma priva di asperità del terreno, viene definita altopiano e un rilievo che non raggiunge i 600 metri di altezza può essere definito collina[1].

Passiamo ora a considerare la definizione tradizionale. Nonostante le convenzioni, dobbiamo tener presente che, fin dalle epoche più antiche, la parola monte evoca nella mente dell'uomo un insieme di idee che prescinde dalla possibilità pratica di misurare l'altezza dei rilievi. Dunque quando l'uomo ha dato nome ai luoghi che lo circondavano, ha usato la parola monte in base alle idee che essa gli evocava, come ad esempio la difficoltà di raggiungere la cima, la vicinanza al cielo, l'inaccessibilità di alcuni versanti. Nella toponomastica italiana quindi sono detti "monti" alcuni rilievi aspri e dal carattere impervio, anche se non raggiungono l'altezza di 600 metri; sono inoltre chiamati "colli" anche rilievi superiori a 600 metri, quando questi non hanno pareti rocciose o forme dirupate. Esempi classici sono il Monte Circeo e il Monte Conero, promontori dall'aspetto aspro, considerati monti anche se per alcune decine di metri non raggiungono l'altezza convenzionalmente prevista. Esempio opposto è costituito delle Langhe, che superano i 600 m s.l.m., ma che non sono particolarmente impervie, né visibilmente sporgenti dal terreno e perciò sono considerate colline.

Infine ricordiamo la definizione statistica di montagna. Nella cartografia e nella statistica è necessario adottare criteri di semplificazione rispetto sia alla definizione convenzionale, sia alla toponomastica. In relazione alla classica tripartizione del territorio in montagna, collina e pianura, infatti, la legenda delle carte fisiche e gli studi statistici usano il termine montagna intendendo la parte di territorio posta al di sopra dei 600 m s.l.m., indipendentemente dal carattere impervio e dal nome tradizionale.

Un insieme di montagne vicine e collegate tra di loro prende il nome di gruppo montuoso, massiccio montuoso o di catena montuosa.

Infine si è soliti distinguere in bassa montagna ed alta montagna, indicando generalmente come quota di suddivisione i 1.500 m s.l.m.

Lo studio delle montagne, assieme a quello degli altri rilievi terrestri, rientra nella branca della geografia fisica nota come orografia.

Parti di una montagna[modifica | modifica sorgente]

Per descrivere una montagna si ricorrere a vari elementi che la possono formare:

  • vetta o cima secondo le definizioni date prima: una montagna può avere più vette o cime distinte;
  • anticime, sottocime, vette secondarie: elevazioni che non hanno la prominenza necessaria per essere chiamate vette;
  • spalla: fianco di una montagna particolarmente pronunciato;
  • cresta: approssimando una montagna ad una piramide la cresta corrisponde allo spigolo della figura geometrica;
  • gendarme: pinnacolo di roccia sul fianco o sulla cresta della montagna;
  • versante: sempre approssimando la montagna ad una piramide i versanti corrispondono alle facce della stessa; ognuno di essi avrà una diversa esposizione a seconda del proprio orientamento rispetto ai punti cardinali.
  • passo (o valico): il punto più basso tra due montagne che permette di attraversarle.
  • piede: punto più basso di una montagna

Vetta di una montagna[modifica | modifica sorgente]

Il Chimborazo visto da est

La parte più elevata della montagna viene generalmente chiamata vetta o cima. Una montagna può avere una o più vette. A tal proposito l'UIAA, utilizzando il concetto di prominenza topografica ha detto che si parla di vette (summits) distinte se la prominenza è almeno uguale a 30 m ed invece si parla di montagne (mountains) distinte se la prominenza è almeno uguale a 300 m. Vale quindi la seguente tabella:

Termine Prominenza
sottocima (o anticima) < 30 m
vetta 30 m o più
montagna 300 m o più

Le eventuali elevazioni secondarie che non raggiungono la prominenza necessaria possono chiamarsi anticime oppure vette secondarie.[3]

Va però osservato che nella lingua italiana l'applicazione di tale definizione può dare a volte risultati piuttosto artificiosi; molti rilievi noti come montagne sia nella cartografia che nel parlare comune risultano infatti ridotti a semplici vette. Per esempio il Monte Saccarello (2.200 m), il rilievo più alto della Liguria, avendo una prominenza topografica di soli 164 m rispetto al Passo Basera (2.036 m), perderebbe la propria qualifica di montagna.[4]

Altezza[modifica | modifica sorgente]

Il Monte Everest, il monte più alto del mondo

L'altezza o quota altimetrica di una montagna viene definita come la distanza verticale dalla vetta della stessa e fino a raggiungere il livello medio del mare. La più alta montagna della Terra è il Monte Everest, di 8.850 m s.l.m. secondo la misurazione fatta da satellite nel 2002;[5] si trova nella più importante catena montuosa del pianeta, l'Himalaya che separa India, Nepal e Bhutan dalla Cina.

In alternativa alla definizione data si potrebbero utilizzare altre definizioni: partendo dal centro della terra oppure dalla base della montagna stessa. Infatti per via del rigonfiamento equatoriale le montagne che si trovano più vicine all'equatore hanno una maggior distanza dal centro della terra. Inoltre una montagna può ergersi da un fondale oceanico posto sotto il livello del mare.

In questo modo il Monte Chimborazo, in Ecuador, è 2.150 m più lontano dell'Everest rispetto al centro della Terra ma con 6.272 m non è nemmeno il picco più alto delle Ande. Inoltre il Mauna Loa risulta più alto dell'Everest se lo si misura a partire dalla sua base sul fondale oceanico ma non se si misura la sua vetta a partire dal livello del mare.

Infine parlando delle montagne extraterrestri la più alta montagna del sistema solare è l'Olympus Mons, che si trova su Marte, che supera i 27 km di altezza.

Prominenza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prominenza topografica.

Per evidenziare l'importanza di una montagna viene anche introdotto il concetto di prominenza topografica. Questa definizione va a dire quanto una montagna sia isolata oppure quanto prevalga su quelle che ha nei suoi dintorni.

Isolamento topografico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Isolamento topografico.

Anche l'isolamento topografico è un elemento che concorre a determinare l'importanza di una montagna; si tratta in questo caso della minima distanza orizzontale tra la montagna stessa e il più vicino punto di altezza maggiore.

Formazione e sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Contrafforte nord del Monte Volturino (Monti della Maddalena)

Una montagna viene usualmente prodotta dal movimento delle placche litosferiche, sia per movimento orogenetico che per movimento epirogenetico. Le forze compressive, il sollevamento isostatico e l'intrusione di materiale igneo, forzano le rocce superficiali verso l'alto, creando una massa più elevata che nel territorio circostante. A seconda dell'altezza si ottiene una collina o, se più alta e ripida, una montagna. L'altezza assoluta di montagne e colline varia a seconda della topografia dell'area.

Le montagne più alte tendono a presentarsi in lunghi archi lineari, indicando attività e confini delle placche tettoniche. La creazione delle montagne tende ad avvenire in periodi di tempo definiti, detti orogenie. Due tipi di montagne vengono formati a seconda di come le rocce reagiscono alle forze tettoniche - per sollevamento o per ripiegamento.

Alcune montagne isolate vengono prodotte da vulcani, comprese alcune isole, apparentemente piccole, che raggiungono una notevole altezza rispetto al fondale oceanico (vedi Seamount).

Le montagne vengono create per sollevamento quando larghe zone vengono rotte da faglie che creano grandi dislocamenti verticali. I blocchi sollevati costituiscono le montagne. I blocchi che cadono da queste possono essere piccoli o formare estesi sistemi di fosse tettoniche. Questo tipo di paesaggio si può vedere in Africa orientale, sui Vosgi, nella valle del Reno e nella zona del Basin and Range nel Nord America occidentale.

Quando la roccia non si sfaglia si ripiega, simmetricamente o asimmetricamente. Le pieghe possono essere antiformi o sinformi. Nel ripiegamento asimmetrico possono esserci pieghe giacenti o rovesciate. Le montagne del Giura sono un esempio di ripiegamento. Con il passare del tempo, l'erosione può portare a un'inversione del rilievo, le rocce leggere, spinte più in alto vengono trascinate via e l'antiforma diventa più bassa della sinforma, che è composta da rocce più dure.

Lo sviluppo o meno di una montagna in altezza dipende unicamente dal bilancio tra le forze di orogenesi e quelle di erosione da parte degli agenti atmosferici (precipitazioni, vento, gelo): se le prime prevalgono sulle seconde la montagna cresce lentissimamente in altezza, se invece sono le seconde a prevalere la montagna altrettanto lentissimamente diminuisce la sua altezza. A parità di conformazione geologica montagne vecchie tendono inoltre ad apparire più dolci per effetto dell'erosione stessa, viceversa montagne più giovani tendono ad essere più aspre e aguzze.

Attività in montagna e turismo[modifica | modifica sorgente]

Alcune montagne sono molto difficili da scalare e offrono viste spettacolari. Per questo alcune persone apprezzano l'attività dell'alpinismo, arrampicata sportiva e trekking.

Le montagne sono anche il luogo dove si praticano alcuni sport invernali (sci alpino, sci alpinismo, sci escursionismo, sci nordico ecc.) e meta di vacanze estive e invernali (es. settimana bianca), rivestendo dunque un'importanza non secondaria nel turismo e nelle attività economiche connesse.

Sempre a livello economico la montagna è sfruttata nell'attività di pascolo degli animali domestici di allevamento (ovini, caprini, bovini ed equini) e per la foraggicoltura.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alpinismo.

La montagna nella simbologia religiosa[modifica | modifica sorgente]

La montagna rappresenta il centro del mondo e il veicolo dell'ascensione al cielo o del ritorno al principio. La montagna è il luogo della manifestazione del sacro (ierofania) e del divino (teofania): il monte Tabor, luogo della sepoltura di Adamo, segna l'omphalos, il centro o ombelico del mondo e sulla sua cima avviene la Trasfigurazione di Cristo; Mosè riceve le Tavole della Legge sul Monte Sinai e Cristo viene crocefisso sul monte Calvario. Le montagne appartengono alla rivelazione ebraico-cristiana ma anche alla tradizione di altre religioni. Il carattere mistico attribuito alla montagna dipende dal fatto che sulla sua cima, spesso coperta di nubi, si consumano le nozze sacre (ierogamia) tra Cielo e Terra. Per gli antichi Greci le cime dei propri monti (Olimpo, Parnaso, Elicona) erano la dimora degli dei. Alle pendici della montagna sono inoltre collocate le porte del Regno dei morti, simbolo del ritorno al principio: il ventre della Grande Madre.[6] Nella tradizione cristiana medievale spesso il Paradiso Terrestre è collocato sulla montagna del Purgatorio, come nella Divina Commedia dantesca.

Anche il cosmo viene spesso rappresentato in fugura di un monte a terrazze, come la montagna del monte Meru nella mitologia induista e buddhista, o reso per mezzo di piramidi a gradoni (per es. Borobudur a Giava). Montagne divine trasformate architettonicamente erano le ziqqurat dell'antica Mesopotamia. I pellegrinaggi alle montagne sacre simboleggiavano il graduale distacco dalla quotidianità e l'ascensione spirituale. Nell'iconografia cristiana il Giudice universale della fine dei tempi viene frequentemente raffigurato seduto su una montagna di nuvole. In Europa chiese e cappelle furono spesso costruite sulle cime dei monti per cancellare culti precristiani.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Ente Italiano della Montagna - La definizione di montagna in Europa (PDF) [collegamento interrotto]
  2. ^ Che peraltro alle latitudini dell'Europa centrale e settentrionale crescono benissimo anche in pianura.
  3. ^ Per esempio la Punta Dufour si presenta come una cresta composta dalla vetta principale e da due anticime: Ostspitze e Grenzgipfel.
  4. ^ Quote altimetriche tratte da Alpi Marittime e Liguri scala 1:50.000, ed. Istituto Geografico Centrale, Torino
  5. ^ Per un discorso più approfondito sull'altezza di questa montagna, si veda la voce Everest, al paragrafo Altezza dell'Everest
  6. ^ Simboli e allegorie, Dizionari dell'arte, ed. Electa, 2003, pag. 241.
  7. ^ Le Garzantine, Simboli, 2008, pag. 308-309.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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