Fagus

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Fagus
Buchenwald 1.jpg
Faggio
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fagales
Famiglia Fagaceae
Genere Fagus
L.
Specie

Fagus è un genere di piante angiosperme dicotiledoni appartenente alla famiglia delle Fagaceae che comprende specie arboree e arbustive originarie dell'Europa, America, Giappone e Cina, con altezza dai 15–20 m fino ai 30–35 m.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il sostantivo latino fāgus risale a un'antica radice indoeuropea che trova parentele nel greco φηγός phēgós "tipo di quercia"[1], nel gotico 𐌱𐍉𐌺𐌰 bōka [2] (cfr. tedesco Buche e inglese beech, "faggio"), nel russo бузина buziná, "sambuco".

Dalla forma aggettivale fāgeum (attraverso una forma latina volgare *fagjum[3]) deriva l'italiano faggio, di area toscana, bergamasca e romagnola; altrove si hanno derivati di fāgus, *fāga (spagnolo haya), mentre in francese hêtre (dal franco *hester) ha soppiantato la parola d'origine latina[1].

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il genere è rappresentato dall'unica specie Fagus sylvatica L. diffusa sulle Alpi e sugli Appennini, dove forma boschi puri (faggete) o misti (di solito con Abies alba Mill. o Picea abies Karst.), nelle stazioni oltre i 500 m sulle Alpi e oltre i 900 m s.l.m. sugli Appennini. Localmente, quando le condizioni climatiche lo consentono, il faggio lo si può trovare molto più in basso: sul Gargano, nei pressi della Foresta Umbra, e precisamente nel comune di Ischitella sono presenti faggete depresse a 300 metri s.l.m.. Ancora più bassa è la faggeta relitta abissale della valle del Carfalo presso Montaione, con esemplari sotto i 200 m s.l.m.[4]

Tra le faggete più lussureggianti e celebri c'è quella di Monte Cimino nel comune di Soriano nel Cimino, e quella del "Gran bosco da Reme" del Cansiglio uno dei primi esempi di gestione del bosco, utilizzato per fare remi dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Faggete spettacolari si trovano nel Parco delle Foreste Casentinesi.

La foglia del faggio fu scelta come simbolo nel logo dei XVI Giochi olimpici invernali di Albertville.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Faggeta sui Monti Aurunci
  • Per decorare parchi e giardini
  • In selvicoltura per la forestazione di montagne a clima fresco e nebbioso, con frequenti precipitazioni estive
  • Il legno di faggio, omogeneo e pesante, privo di elasticità ma resistente, inizialmente di colore bianco o, col tempo, rossastro, è ottimo per lavori di tornitura e mobileria, ed era un tempo utilizzato per le traversine ferroviarie e come ottimo combustibile. Usato per molti strumenti musicali (violini, pianoforti), la sua resistenza a scheggiarsi lo rendeva il materiale ideale per fabbricare i calci dei fucili.
  • I frutti sono acheni. Se privati del pericarpo velenoso, si consumano arrostiti come succedanei di castagne, nocciole o mandorle, tostati sono un surrogato del caffè. I frutti sono detti “faggiole” e somigliano a delle piccole castagne triangolari, racchiuse a due a due in un involucro legnoso ricoperto da aculei morbidi. Ne sono ghiotte alcune specie di fauna selvatica compreso il cinghiale.
  • L'olio estratto dai semi, di colore pallido e sapore dolciastro viene utilizzato come condimento e un tempo come combustibile
  • Le foglie sono ovali, hanno una sottile peluria sulle nervature, sono lucide su entrambe le facce, ma sono più chiare nella pagina inferiore, hanno margine ondulato, ciliato quando sono giovani. Sul ramo si dispongono in modo alterno. In autunno assumono colori dal giallo-arancio al rosso-bruno. Vengono anche usate come foraggio dove i pascoli sono scarsi.
Faggeta della Sila. Calabria

Avversità[modifica | modifica wikitesto]

Mikiola fagi su una foglia di faggio
  • Insetti:
    • Afide bianco – l'attacco del rincotero Phyllaphis fagi L. provoca l'ingiallimento fogliare ed una sofferenza generale della pianta
    • Cecidomia – le larve del dittero Mikiola fagi Hart. provocano galle piriformi sulle foglie danneggiando le giovani piante utilizzate in silvicoltura nei rimboschimenti
    • Coleotteri:
      • Agrilo verde – le larve di Agrilus viridis attaccano le giovani piante scavando gallerie dapprima nella corteccia e successivamente nel legno
      • Maggiolino – l'adulto di Melolontha melolontha L. erode le foglie ed i rametti teneri, le larve si nutrono delle radici
    • Lepidotteri:
      • Bombice dispari – le larve di Lymantria dispar L. si nutrono del lembo fogliare
      • Bombice gallonato – le larve pelose di Malacosoma neustrium L. lunghe fino a 5 cm, si nutrono del lembo fogliare
  • Funghi:
    • Carie del legno – il legno attaccato da Schizophyllum commune (L.) Fr., Fomes igniarius (L. ex Fr.) Kic. e Fomes fomentarius (L.) Gill., viene alterato perdendo consistenza e assumendo una consistenza spugnosa di aspetto biancastro per la distruzione della lignina; all'esterno dei tronchi colpiti si notano i corpi fruttiferi dei patogeni a forma di orecchiette grigie per il Schizophyllum commune, a forma di mensola o zoccolo per il Fomes igniarius e il Fomes fomentarius
    • Marciume delle piantine – la Phytophthora omnivora De By. provoca lesioni necrotiche al colletto delle giovani piantine coltivate in semenzaio
    • Oidio – l'attacco delle Erisifaceae Microsphaera omnivora (Wallr.) Wint. e Phyllactinia suffulta (Reb.) Sacc. provoca sulle foglie delle tacche dapprima traslucide, successivamente ricoperte da micelio biancastro
Un esemplare di Fagus sylvatica al massimo dello sviluppo

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950–57.
  2. ^ Franco Montanari, Vocabolario della lingua greca, Torino, Loescher, 1995.
  3. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979.
  4. ^ L´ANPIL "Alta Valle del Torrente Carfalo". URL consultato l'8 dicembre 2013.

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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