Sila

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Sila
Paesaggio della Sila Grande.JPG
Paesaggio della Sila Grande
Stato Italia Italia
Regione Calabria Calabria
Provincia Cosenza Cosenza
Catanzaro Catanzaro
Crotone Crotone
Altezza Monte Botte Donato 1.928 m s.l.m.
Catena Appennino
Coordinate 39°22′N 16°30′E / 39.366667°N 16.5°E39.366667; 16.5Coordinate: 39°22′N 16°30′E / 39.366667°N 16.5°E39.366667; 16.5
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Sila

La Sila (nel calabrese locale Sièla, dal greco Hyle che significa selva ovvero bosco) è un altopiano dell'Italia meridionale, situato nella zona centro-settentrionale della regione Calabria, che si estende per 150.000 ettari attraverso le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Si divide (da nord a sud) in Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola.

È il più vecchio parco nazionale della Calabria, tra i primi 5 nati in Italia: con D.P.R. del 14.11.2002 sono stati istituiti il Parco Nazionale della Sila ed il relativo Ente, che ricomprende i territori già ricadenti nello "storico" Parco Nazionale della Calabria (1968) e tutela aree di rilevante interesse ambientale per complessivi 73.695 ettari.

La Sila è entrata nell'immaginario collettivo per le grandi nevicate, la presenza stabile dei lupi, quella stagionale dei funghi porcini e per i suoi laghi.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Le prime testimonianze umane in Sila risalgono all'homo erectus (circa 700.000 anni fa) e sono state individuate sulle sponde del lago Arvo. Altre testimonianze, sulle rive del lago Arvo e del lago Cecita, risalgono all'uomo di Neandertal. Tra la fine del neolitico e l'inizio dell'età del rame (3800-3300 a.C.), tutta la Sila venne occupata da insediamenti di agricoltori e pescatori che sfruttavano le antiche conche lacustri (Arvo e Cecita) con un particolare metodo di pesca con la rete. Ulteriori testimonianze risalgono all'antica età del bronzo (lago Ampollino e Cecita).

I Bruzi, antico popolo di pastori e artigiani, ma anche di fieri combattenti, non furono quindi i primi frequentatori dell'altopiano silano. Sicuramente essi vennero a contatto con i Greci che avevano colonizzato le zone costiere con la fondazione di Sibari, di Crotone, di Petelia, di Krimisa e con loro probabilmente stabilirono inizialmente rapporti di "buon vicinato". Il più importante insediamento di età greca (VI-III secolo a.C.), in Sila, è costituito dal santuario scoperto - a breve distanza da Camigliatello Silano - nel lago Cecita ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.

Dopo la distruzione di Sibari avvenuta nel 510 a.C. ad opera dei Crotoniati, essi continuarono ad abitare prevalentemente nelle zone interne. Solo molto più tardi, dopo le guerre puniche, Roma iniziò ad interessarsi a tutta la Calabria ed anche a questo territorio montano traendone soprattutto legname pregiato utilizzato nella costruzione di navi e per l'estrazione della pece (pix bruttia). Scavi ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria hanno messo in luce un importante insediamento di età romana dedicato all'estrazione e lavorazione della pece, attivo tra il III secolo a.C. ed il III secolo d.C..

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente ebbero luogo le invasioni barbariche. Nel VI secolo i Bizantini ristabilirono l'ordine, la pratica dell'allevamento e dell'agricoltura. Nell'VIII secolo i Longobardi sottrassero molti terreni a Costantinopoli. Le successive invasioni arabe lungo le coste calabre costituirono la decadenza definitiva dei Bizantini.

La Sila innevata

Dal 1045 al 1060 si sostituirono i Normanni che contribuirono a diverse fondazioni monastiche che diedero vita (nel XII secolo) alla costruzione delle abbazie cistercensi. Alcuni esempi sono l'Abbazia di Santa Maria della Matina a San Marco Argentano, l'Abbazia di Santa Maria di Acquaformosa, l'Abbazia di Santa Maria della Sambucina a Luzzi, l'Abbazia di Santa Maria di Corazzo a Castagna, frazione di Carlopoli e l'Abbazia Florense a San Giovanni in Fiore. I monasteri furono luoghi di studio, centri di cultura e di stimolo per la rinascita agricola.

Le genti delle coste migrarono verso le Pendici dell'Altopiano Silano, dove fondarono i cosiddetti Casali. In quell'epoca venne realizzato un monastero ad opera di Gioacchino da Fiore intorno al quale si sviluppò il primo centro abitativo dell'altopiano: San Giovanni in Fiore.

Tra il 1448 e il 1535 molti esuli dall'Albania si insediarono nelle terre del versante ionico della Sila creando alcune comunità dette Sila Greca. Oggi i comuni di lingua albanese sono circa trenta. I loro usi, costumi e tradizioni sono rimasti inalterati nel tempo.

Il territorio successivamente appartenne alle diverse dinastie regnanti; da ultimi i Borbone prima che tutto il Sud e le Isole vennero annesse al Regno d'Italia dopo la spedizione dei Mille ad opera di Garibaldi. Solo nei decenni scorsi venne realizzata la Paola Cosenza Crotone, per iniziativa di Giacomo Mancini nel 1974, oggi SS 107 che attraversa tutto l'Altipiano dal Tirreno allo Jonio.

Per rompere l'isolamento dei paesi montani, in inverno piuttosto forte a causa della neve, vennero realizzate, con opere di ingegneria a volte spettacolari come viadotti e tracciati di montagna, alcune ferrovie: la Cosenza-Camigliatello-San Giovanni in Fiore delle Ferrovie Calabro Lucane (a scartamento ridotto) e la Paola-Cosenza a cremagliera, delle Ferrovie dello Stato. Molti villaggi agricoli finirono per diventare insediamenti a carattere turistico. Nel dopoguerra si cerca di dare un impulso allo sviluppo dell'altopiano silano istituendo l'Opera per la valorizzazione della Sila.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

I rilievi più alti sono: Monte Botte Donato (1.928 m), Monte Nero (1.881 m), Montagne della Porcina (1.826 m), Serra Stella (1.813 m), Monte Curcio (1.788 m), Colli Pirilli (1766 m), Monte Gariglione (1.765 m), Monte Scorciavuoi (1745 m), Monte Femminamorta (1.730 m), Monte Volpintesta (1.729 m), Monte Pettinascura (1.689 m), Serra Ripollata (1682 m), Cozzo del telegrafo (1.679 m), Monte Funnente (1674 m), Monte Carlomagno (1.669 m), Timpone della Guardiola (1.667 m), Timpone Morello (1.665 m), Monte Altare (1.653 m), Timpone Vecchio (1.648 m), Monte Scuro (1.633 m), Cozzo del Principe (1600 m), Timpone della Monaca (1.598 m) e Monte Paganella (1.526 m).

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima della Sila è caratterizzato da un'estate breve mentre l’inverno risulta rigido e nevoso assumendo nei mesi di gennaio e febbraio tratti tipici del clima alpino, superando spesso la soglia dei 3 metri di neve in particolare sulle cime di Botte Donato e Monte Scuro. Le precipitazioni medie sono di 1200 mm annui, superando i 2000 mm nelle parti più elevate del rilievo. Le temperature si attestano mediamente sui 20° estivi e sugli 0° invernali che, soventemente, durante le ore notturne crollano in territorio negativo con punte di -28°[2] in caso di forti ondate di gelo aiutate dalla conformazione climatica dell’altopiano e, allo stesso tempo, correlato all’effetto albedo.

Idrologia[modifica | modifica sorgente]

La Sila è la parte territoriale più piovosa della Calabria e vi insitano su questo territorio i principali bacini idrici, oltreché vi nascono e scorrono sulla Sila, anche i principali corsi d'acqua regionali. Gli attuali laghi silani sono tutti artificiali, realizzati nella prima metà del secolo scorso. I bacini sono stati realizzati in aree particolarmente paludose, presso ampie vallate, particolarmente favorevoli nell'ospitare bacini idrici, considerando la posizione geografica e la geologia del terreno.

I fiumi

I principali corsi d'acqua sono il fiume Crati e il fiume Neto, i due più lunghi ed importanti fiumi della Calabria. Ad essi si associano una serie di affluenti, alcuni molto rilevanti per simbiosi biogenetica.

Fiume Crati
Fiume Sorgente Lunghezza Comune principale attraversato Altro comune attraversato
Crati Timpone Bruno 91 km Cosenza
Neto Timpone Sorbella 80 km San Giovanni in Fiore Rocca di Neto
Mucone Fallistro 57 km Camigliatello Silano fraz. di Spezzano della Sila
Savuto loc. Spineto 48 km Aprigliano Nocera Terinese
Lese Monte Pettinascura 43 km Savelli
Trionto Monte Paleparto 40 km Acri Longobucco
I laghi

I laghi silani sono il lago Cecita, il lago Ampollino, il lago Arvo e il lago Ariamacina. Da segnalare è la presenza accertata di alcuni laghi del passato, estinti migliaia di anni fa a causa di forme di erosione delle loro soglie.
Questi laghi sono il Mucone, che interessava pressoché l'areale dell'attuale lago Cecita, e il lago Trionto, sito in località Difesella di Trionto.

Rive del lago Arvo

In entrambi i casi sono state trovate tracce di depositi pleistocenici contenenti materiale organico, elementi che farebbero presupporre l'esistenza dei laghi[3].

Lago Principale affluente Superficie Comune ricadente Altro comune ricadente
Cecita fiume Mucone 12,6 km² Spezzano della Sila Longobucco
Arvo fiume Arvo 8 km² San Giovanni in Fiore Aprigliano
Ampollino fiume Ampollino 5.59 km² San Giovanni in Fiore Cotronei
Ariamacina fiume Neto 1 km² Serra Pedace Spezzano Piccolo
Aria

Secondo recenti studi condotti dal Ricercatore Stefano Montanari, direttore del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, in collaborazione con Antonietta Gatti, in Sila e nello specifico, in un'area del parco precisamente nel villaggio di Tirivolo una località di Zagarise ai piedi di Monte Gariglione, si respirerebbe l'aria più pulita d'Europa[4];

Flora[modifica | modifica sorgente]

La Sila, le cui caratteristiche paesaggistiche richiamano alla memoria scenari montani nordici, presenta un patrimonio floristico di grande valore scientifico. La flora silana è composta da più di 900 specie. Alcune di queste sono esclusive dei rilievi calabresi come la Soldanella calabrese e la Luzula calabra, altre sono esclusive dell'Appennino meridionale come l'acero della varietà Acer lobelii e altre ancora sono esclusive dell'Appennino calabro-peloritano come la Rosa viscosa.

Numerose sono le erbe officinali presenti. Ad esempio citiamo la valeriana, il sambuco, la malva, l'ortica e lo stesso pino di cui si raccolgono, per scopi medicinali, le gemme.

Pinus nigra ssp. laricio nella Riserva biogenetica naturale di Fallistro

Ad eccezione di poche radure, utilizzate in genere come pascoli, in Sila domina il bosco sia di pineta pura, sia come pino consociato a faggio o faggio con abete bianco. Gran parte dei prati silani sono di origine secondaria, cioè derivano dalla distruzione del bosco primogenio. Nei prati utilizzati come pascolo le specie floristiche foraggiere si indeboliscono e tendono a diffondersi specie non commestibili come piante che contengono sostanze tossiche ad esempio l'asfodelo ed il narciso oppure piante dotate di robuste spine come la Genista silana, pianta particolarmente endemica. Quest'ultima pianta è una leguminosa a fiori gialli, originaria delle coste europee dell'oceano Atlantico, che in Italia vegeta solo in Sila ed in Aspromonte.

L'area boschiva silana si può far ricadere in due fasce altimetrico-climatiche caratterizzate da una diversa specie di pianta predominante. La prima fascia è quella del Pino laricio. Comprende zone come la Fossiata, Gallopane, Colle del Lupo, Cozzo del Principe, Macchia della Giumenta e il Fallistro dove si trovano 50 superbi esemplari ultrasecolari di Pino laricio. In questa prima fascia, il Pino laricio, trova il suo ambiente ottimale e vi domina incontrastato. Al limite inferiore della fascia del Pino laricio, questa pianta, si mescola con il cerro o con il castagno. Al limite superiore, invece, si mescola con il faggio. Il pino tende ad occupare le pendici esposte a sud, il faggio quelle rivolte al nord. La seconda fascia è denominata fascia del faggio perché questa pianta vi ha trovato l'ambiente ottimale per il suo sviluppo. Comunque, in vaste zone come sul Monte Gariglione, Macchia dell'Orso e Vallone Cecita, il faggio si trova mescolato con l'abete bianco. Nel sottobosco sono diffuse la felce aquilina ed arbusti delle rosacee come la rosa canina. Negli ambienti più umidi si trova una felce particolare, la Bechnun spicant, ed il lampone.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Il territorio silano ospita la fauna tipica delle zone appenniniche. È ancora presente, con un nucleo storico, il lupo malgrado le persecuzioni, la scomparsa del suo habitat ideale e la rarefazione dei mammiferi selvatici che costituiscono la sua base alimentare.

Il Lupo della Sila

Il lupo, protetto dalla legge dal 1976, nei decenni passati era in via di estinzione ma grazie all'istituzione del Parco Nazionale della Calabria è stata possibile una ricolonizzazione di questo carnivoro sia all'interno che all'esterno dell'area protetta. Attualmente è presente in Sila uno dei nuclei storici e più consistenti di lupo dell'Appennino. Numerosa è la rappresentanza, sull'Altopiano, dei piccoli predatori. Il gatto selvatico è piuttosto elusivo ma vive in diverse aree ella Sila. La volpe è diffusa e attacca ancora i pollai dei casolari silani.

Diverse specie di mustelidi sono presenti in Sila anche se, per la loro rarità e per le loro abitudini notturne, è difficile avvistarli. Ci riferiamo al tasso, il più grande della famiglia (raggiunge i 90 cm.) con le caratteristiche bande nere su fondo chiaro che partendo dal naso passano per gli occhi e le orecchie; alla martora, abile predatrice di scoiattoli; alla faina che si distingue dalla martora per la macchia bianca anziché gialla sul petto; alla donnola ed alla puzzola. Un progetto di ricerca, attuato recentemente da parte del Parco Nazionale della Sila, riguarda la rarissima lontra, in passato presente in diverse zone della Sila e oggi confinata in alcune aree, un eccezionale avvistamento si è registrato nel mese di maggio del 2013, all'interno di un'area mantenuta segreta, ricadente nel Parco Nazionale della Sila, ad opera degli agenti della Polizia Provinciale di Cosenza, in servizio presso il distaccamento operativo di San Giovanni in Fiore(Cs)[5]. Tra i roditori sono presenti il ghiro, lo scoiattolo nero caratteristico dell'Italia meridionale e delle montagne della Sila, il quercino e il moscardino. Rara e particolare la presenza del driomio, roditore che compare solo nell'arco alpino orientale e sui rilievi calabri tra cui la Sila.

Altri mammiferi attualmente presenti in Sila sono il capriolo ed il cervo. Il cervo si era estinto all'inizio del secolo scorso e da poco più di un decennio è presente in particolar modo nella Sila grande grazie alla reintroduzione attuata da parte del Corpo Forestale dello Stato. Il capriolo invece è stato oggetto negli anni passati, di un'azione di ripopolamento ed oggi è presente su tutti i settori dell'altipiano. Sono presenti anche il cinghiale e la lepre, sia la specie italica sia quella comune.

Fra la popolazione ornitologica nidificante sono presenti dei rapaci come: l'astore, lo sparviero, la comunissima poiana, il sempre più raro nibbio reale, che nidifica nelle pendici orientali della Sila, il biancone che ancora è presente con pochissime coppie, il rarissimo gufo reale, il barbagianni, l'Allocco e la civetta. Tra i corvidi, vive il maestoso Corvo imperiale, dove in alcune aree è presente con colonie di centinaia di individui. Diffusissima ed infestante è la cornacchia grigia avvistabile in grandi stormi. Fra i picidi, in Sila, vivono il picchio verde, il picchio rosso maggiore, minore e mezzano, quest'ultimo una rarità assieme al picchio nero. Nidifica anche il torcicollo. Non è raro osservare, nei laghi silani, gabbiani reali, anatre, svassi maggiori, aironi e gru sia tutto l'anno che nei periodi di migrazione. Sulla Sila nidifica anche il lucherino e il crociere.[6] Mentre interessanti nidificazioni, sono date dalla passera lagia, dal regolo, dalla cincia bigia, dalla tottavilla, dalla tordela, dallo zigolo muciatto, dal merlo acquaiolo, dal passero solitario e da tante altre specie. Nel periodo primaverile - estivo è possibile avvistare lo stiaccino, il culbianco, la balia dal collare, il luì verde, il calandro e l'averla piccola, diffusissima in tutti gli spazi aperti.[6] Negli anni, attente osservazioni ornitologiche hanno consentito di documentare il passaggio di importanti specie rare: Falco pescatore, Albanella pallida, Albanella reale, Albanella minore, Falco di palude, Cavaliere d'Italia, Gru e il Piviere tortolino. In inverno è stata segnalata la presenza della Peppola è avvistato il Ciuffolotto, presumibilmente svernante e quasi accidentale in Sila.[7] Rarissimi i casi documentati di migrazione di Monachella, Codirossone, Averla capirossa e Ghiandaia marina, specie segnalate rispettivamente nei territori di San Giovanni in Fiore e Serra Pedace, tutti confremati nella stagione primaverile del 2013.[8]

Tra gli anfibi che vivono in Sila segnaliamo, oltre alle comuni rana verde, raganella e rospo, anche la salamandra pezzata e la salamandrina dagli occhiali esclusiva dell'Appennino meridionale.

La Sila in inverno

Tra i rettili è presente il ramarro verde, che raggiunge i 40 centimetri, e serpenti come la vipera, il biacco, il cervone. La vipera è diffusa e si trova nelle forme a dorso grigio, a dorso scuro e ventre chiaro, a dorso completamente nero. Il biacco è un comunissimo serpente interamente nero, non velenoso, di abitudini diurne. Il cervone è il più grande rettile dell'Altopiano. Questo serpente, che può superare i due metri di lunghezza, è denominato, in dialetto, "mpasturavacche" per la credenza che si nutra del latte dei bovini che attingerebbe direttamente dalle mammelle una volta bloccate le mucche attorcigliandosi alle loro zampe. Emblematica la scoperta fatta alcuni anni fa, in Sila fu rinvenuto e documentato un rarissimo caso di albinismo completo nel serpente cervone, uno dei pochi casi conosciuti probabilmente al mondo.[9] La trota fario è il pesce più diffuso nei corsi d'acqua e nei laghi silani. Nonostante i numerosi sbarramenti, dovuti agli impianti idroelettrici, ancora oggi si riescono a pescare esemplari di anguilla. Nei bacini silani è presente la trota lacustre.

Attività possibili[modifica | modifica sorgente]

Impianti di risalita di Camigliatello Silano

La Sila è sede di numerosi campeggi attrezzati,[10]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno nel mese di ottobre si celebra la tradizionale sagra del fungo a cui prendono parte micologi, politici, commercianti, amministratori locali e turisti provenienti da ogni parte della Calabria[11].

Scenari della Sila[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La legge n. 1629 del 1947, nasce l’Opera per la valorizzazione della Sila | osservoeracconto
  2. ^ Il Clima della provincia di Cosenza | Cosenza Meteo
  3. ^ Ente Parco Nazionale della Sila, 2008, op. cit., 62
  4. ^ Ansa.it. URL consultato il 17 maggio 2010.
  5. ^ [La Polizia Provinciale di Cosenza avvista due rarissimi esemplari di Lontra nel Parco Nazionale della Sila - Fonte sito istituzionale Polizia Provinciale Cosenza http://www.provincia.cosenza.it/portale/portaltemplates/view/view.cfm?5483 ]
  6. ^ a b Osservazioni faunistiche a cura di Gianluca Congi - Sila anni 2010-2013
  7. ^ Osservazioni faunistiche a cura di Gianluca Congi - Sila - anni 2010-2013
  8. ^ Osservazioni faunistiche a cura di Gianluca Congi - Sila anni 2011-2013
  9. ^ Il serpente bianco della Sila: documentazione di un caso di albinismo completo nel serpente Cervone. Gianluca Congi (www.gianlucacongi.it)
  10. ^ Regione Calabria, Assessorato turismo, emigrazione, identità e culture locali, minoranze linguistiche, sport, spettacolo - Calabria 2010, decimo rapporto sul turismo - Sistema Informativo Turistico Regione Calabria
  11. ^ Bocca di Piazza, domenica la tradizionale “Sagra del Fungo” in CN24.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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