Sibari

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Sìbari
frazione
Sìbari – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Comune Cassano all'Ionio
Territorio
Coordinate 39°45′00″N 16°28′00″E / 39.75°N 16.466667°E39.75; 16.466667 (Sìbari)Coordinate: 39°45′00″N 16°28′00″E / 39.75°N 16.466667°E39.75; 16.466667 (Sìbari)
Altitudine m s.l.m.
Abitanti 5 000
Altre informazioni
Cod. postale 87011
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti sibariti
Patrono San Giuseppe
Madonna delle Grazie
Giorno festivo 19 marzo
12 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sìbari
« Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sìbari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia. »
(François Lenormant)

Sìbari (in greco antico Σύβαρις, traslitterato in Sybaris) fu una città della Magna Grecia sul mar Ionio, affacciata sul golfo di Taranto, tra i fiumi Crati (Crathis) e Coscile (Sybaris), riuniti a circa 5 km dal mare ma una volta con foci indipendenti; nel ventunesimo secolo è una frazione del comune di Cassano all'Ionio e si basa su un'economia prevalentemente turistica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sìbari fu fondata tra due fiumi, cui i coloni diedero il nome di Crati e Sìbari, alla fine dell'VIII secolo a.C. da un gruppo di Achei provenienti dal Peloponneso. Secondo Strabone, Sìbari fu fondata da Is di Elice.[1] Sempre Strabone ci fa sapere che la città governò su quattro tribù e 25 città, fece guerre contro i Crotoniati con 300mila uomini e che i suoi abitanti riempivano un circuito di 50 stadi (circa 9 km).[1].

Nel 510 a.C., dopo una guerra durata 70 giorni, i Crotoniati conquistarono la città, deviarono il fiume e la sommersero[1]. Nel 444-443 a.C. ci fu la fondazione panellenica di Thurii, dal nome di una fonte nelle vicinanze[1]. In seguito Thurii fu assoggettata dai Lucani. La città ridusse la sua rilevanza e nel 193 a.C. i Romani vi dedussero una colonia, cui diedero nome Copia[1]. Nell'84 a.C. fu trasformata in municipio e in periodo imperiale, nel periodo I-III secolo, si sviluppò nuovamente. Nel corso del V-VI secolo d.C. iniziò a decadere, per l'impaludamento della zona. Un secolo dopo l'area era completamente abbandonata.

Tra mito e verità[modifica | modifica wikitesto]

Tutti gli storici del mondo antico affermavano che Sibari era la colonia più fiorente della Magna Grecia, ma questa aveva tutti i mali e i vizi del mondo. Il personaggio del Sibarita era indicato come simbolo di ozio, lussuria, perfidia, sensualità nelle donne Sibarite, gli storici scrivevano fatti inverosimili su questa polis. Come per esempio che si vestivano con abiti di alta sartoria dell'epoca, oppure che erano in stretti rapporti con gli Etruschi e Ioni, popoli anche loro dediti ad ogni tipo di piacere. Si racconta che erano amanti del buon cibo, e dei grandi ingordi, tanto che spesso organizzavano banchetti a spese dello Stato. Come detto, i Sibariti rivolgevano un'accurata attenzione verso i piaceri sessuali. Si racconta che d'estate le donne si riunivano nelle logge per imparare le tecniche di seduzione da un'istruttrice.

In tutte le città si diceva che a Sibari si stava così bene che si poteva morire solo per scelta!

Ateneo raccontava che un giorno i sibariti chiesero la loro prosperità all'oracolo, la Pizia gli rispose che la città sarebbe stata distrutta dalla loro discordia civile, i sibariti decisero che giammai avrebbero rinunciato ai loro piaceri.

Strabone affermava che i sibariti oltre a essere lussuriosi erano anche perfidi e superbi, non a caso si dice Sibarita crudeltà per definire il carattere arrogante ed egoista di una persona. Questa civiltà era conosciuta ovunque nel mondo antico come popolo senza il senso dell'onore e dell'amicizia.

Alcuni storici dell'antichità sembrano più narratori di favole che di vicende umane realmente accadute, erano più interessati a stupire i lettori, piuttosto che far conoscere al popolo i fatti realmente accaduti. Abbiamo tre diverse distinzioni di notizie tramandateci dagli storici antichi su Sibari: -La prima sono fonti attendibili sui quali possiamo ricostruire le vicende della città -La seconda da notizie su usi e costumi della civiltà sibarita -La terza dai miti che riguardano la fondazione e la caduta della città e il territorio circostante. Le fonti mitiche e storiche si sono fuse nel tempo in un solo corpus, questo perché nel corso degli anni gli storici hanno deliberatamente conciliato queste fonti in un unico tutt'uno, sotto un apparente verità storica. Tutte le leggende su Sibari e sul suo popolo si erano fuse così bene che nessuno riuscì a trovare il falso e il vero. Il problema non è il perché di questa fusione, ma capire il perché gli storici antichi le abbiamo ingigantite, inventate e anche fuse.! Bisognerebbe capire il modo in cui l'uomo antico percepiva il mondo e le strutture della sua coscienza. Si dice spesso che non possiamo pensare alla cultura del passato con il nostro sistema mentale, e anche che migliaia di anni fa lo straordinario aveva caratteri diversi. Gli scrittori greci si rivolgevano ad un pubblico molto vasto e variegato, mentre lo storico odierno il suo pubblico è composto dai suoi colleghi. Gli storici antichi erano consapevoli che i lettori preferivano storie immaginarie, inverosimili e per commuoverli, impressionarli, raccontavano fatti fantastici. Per rendere meno noiosi e prevedibili i racconti, mescolavano realtà e finzione.

E' probabile che alcune ricostruzione fossero tratte da racconti orali, tramandati da generazione in generazione. Le narrazioni non solo tramandavano il passato, molto spesso lo ricreavano e lo riadattavano. Tutti sappiamo che la cultura orale non ripete meccanicamente la storia, tralascia dettagli. Gli scrittori che scrissero su Sibari non badavano all'attendibilità delle fonti, fatti leggendari su questa polis potevano essere sempre modificati, le narrazioni non seguivano alcuna regola logica. La tecnica usata alla base di queste narrazioni è sempre la stessa: far sapere a tutti dell sfarzo in cui vivevano i sibariti per poi disprezzarli. Il motivo di tanto accanimento contro questa polis non è tanto difficile da decifrare: tutti non apprezzavano la vita mondana, effeminata e molle che conducevano. Era caduta preda del materialismo perché multietnica, nella polis vivevano diversi gruppi di immigrati che venivano da ogni parte del Mediterraneo in cerca di fortuna. Sibari aveva combattuto i confini e la diversità, ma fu questo che la portò alla rovina, indebolendola. Questo generava tensioni e contrasti, dove tutto si confondeva e mescolava, era uno spazio neutrale senza confini definiti e Sibari non era in grado di svolgere i propri compiti istituzionali.

Nietzsche ricordò ai positivisti che non esistono fatti in sé, bensì solo interpretazioni, ciascuno di noi vedrà i fatti da una diversa prospettiva. Nessuno di noi può sapere se una fonte è più veritiera di un'altra. Per ricostruire la storia della polis ci voglio documenti, e quelli che abbiamo non sono né chiari e né sufficienti. Non ci permettono di ricostruire la vita economica, politica, sociale e culturale di Sibari.

L'elenco di contraddizioni su Sibari sono infinite. La storia di questa polis è più complessa di quanto possiamo rappresentarla , diversi studiosi hanno raccontato le vicende di Sibari cercando di mettere insieme mito e storia,

Il male prevalse sul bene, e di Sibari non rimasero nemmeno le macerie. Sibari è ancora sepolta in qualche parte della pianura e ciò ha spinto alcuni a dire che è oscura quanto Atlantide.[2]

Sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Le esplorazioni archeologiche nella prima metà del Novecento si erano limitate ad alcuni sopralluoghi da parte di Umberto Zanotti Bianco e, in seguito, anche di Paola Zancani Montuoro, che avevano consentito di mettere in luce resti di strutture antiche (essenzialmente di età romana, risalenti alla colonia latina di Copia, sorta sul sito di Thurii) nell'area di Parco del Cavallo. Campagne di scavo estensive e in profondità erano rese difficili dalle condizioni del terreno acquitrinoso e dalla falda affiorante, tale da richiedere un consistente supporto tecnico per l'aspirazione e il drenaggio dell'acqua. Solo alla fine degli anni Sessanta del Novecento si riuscì a varare un programma sistematico di scavi a Sibari e fra il 1969 e il 1974 vennero condotte regolari campagne di scavo, con saggi nelle località di Parco del Cavallo, Stombi, Prolungamento strada e Casa Bianca.

Esse misero in luce, oltre ai noti resti di età romana, strutture risalenti all'età arcaica e classica, riferibili pertanto sia alla Sibari arcaica che ai successivi insediamenti fino a Thurii. I materiali, in massima parte soggetti a processi di fluitazione e dilavamento, corrispondevano a queste fasi cronologiche ma permettevano anche di risalire all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C. e, quindi, all'epoca della presunta fondazione di Sibari, ovvero, ~720 a.C. Essi trovavano conferma e, in seguito, furono ulteriormente supportati dai ritrovamenti fatti nelle aree immediatamente a ridosso della piana di Sibari, come Francavilla Marittima (Timpone della Motta) e Torre del Mordillo.

Moneta incusa di Sibari. Circa 550-510 a.C.

Nel frattempo l'intensificarsi delle ricerche di superficie e degli scavi in siti della Calabria settentrionale ha consentito di dare sempre maggiore consistenza alle ipotesi storiche formulate sull'antica Sibari e sul suo "impero". A partire dalla fine degli anni Novanta e fino ad oggi, una missione composta da archeologi di diverse Università italiane e straniere, della Scuola Archeologica Italiana di Atene e da archeologi greci ha intrapreso un progetto di scavi regolari a Sibari, grazie al quale la conoscenza archeologica del sito si è enormemente ampliata. Notevole importanza hanno avuto, inoltre, le ricerche archeologiche nelle località poste ai limiti della piana di Sibari: siti come Francavilla Marittima erano noti archeologicamente molti decenni prima di Sibari stessa. Infatti ricerche condotte nel 1879 e ancora nel 1887 avevano portato alla scoperta di una vasta necropoli dell'età del ferro, con ricchi materiali anche precedenti l'età della colonizzazione greca, ai piedi della collina.

Successivamente, anche sulla cima vennero fatte straordinarie scoperte (fra l'altro anche un'importante iscrizione greca arcaica) relative a quello che in età arcaica e classica fu un santuario greco dedicato a una divinità femminile (Hera, Athena?), ma in precedenza era stato un abitato o, secondo alcuni studiosi, un luogo di culto delle genti locali che abitavano nell'area della piana di Sibari prima dell'arrivo dei Greci. I reperti archeologici dell'antica città sono oggi custoditi nel Museo archeologico nazionale della Sibaritide ed il sito fa oggi parte del Parco archeologico di Sibari. Il 18 gennaio 2013 lo straripamento del fiume Crati ha causato l'allagamento del sito archeologico.

Sibari nel presente[modifica | modifica wikitesto]

Sìbari, come frazione del comune di Cassano all'Ionio, è sorta negli anni sessanta pochi km a nord dei siti archeologici di "Parco del cavallo", "Prolungamento Strada" e "Casabianca", contigui fra di loro, a cui si deve aggiungere "Stombi", leggermente distante da questi tre.

La crescita del centro abitato si deve alle bonifiche, finanziate dall'allora governo, attraverso l'azione del consorzio Opera Sila: lungo il basso corso del Crati si riportò alla luce la piana di Sibari, la più grande della Calabria. Sibari ha una forte propensione al turismo (ai Laghi di Sibari e alla Marina di Sibari vi sono vari villaggi turistici e un parco avventura) e all'attività agricola.

La frazione ha una popolazione di circa 5000 abitanti e negli ultimi anni sono avvenuti molteplici ma vani tentativi di chiedere l'autonomia comunale. Negli anni ottanta e novanta ha conosciuto uno sviluppo per il turismo balneare e culturale. L'agricoltura produce agrumi, olive e riso. La squadra di calcio che rappresenta la città, l'A.S.D. Sibari, milita in seconda categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Strabone, Geografia, VI, 1, 13.
  2. ^ G.SOLE, SIBARI.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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