Parco archeologico di Sibari

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Coordinate: 39°42′59.84″N 16°29′38.37″E / 39.716622°N 16.493992°E39.716622; 16.493992

Sybaris
Σύβαρις
Sibari
Sybaris port facilities.jpg
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Cassano all'Ionio
sito web

Il Parco archeologico di Sibari' si trova a Cassano all'Ionio, nella frazione di Sibari, località Parco Del Cavallo, Casa Bianca, in provincia di Cosenza. Si tratta del sito di una delle più ricche e importanti città greche della Magna Grecia. I reperti degli scavi sono conservati nel Museo archeologico nazionale della Sibaritide.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La zona della Sibaritide fu il centro della civiltà degli Enotri, che ebbe la massima fioritura nell'Età del Ferro, prima di essere spazzati via dai coloni greci giunti dall'Acaia nel 730-720 a.C. circa. I Greci sconfissero e ridussero i locali alla schiavitù, quindi fondarono Sibari (Sybaris), il centro della zona dove transitavano le merci provenienti dall'Asia Minore, in particolare da Mileto. Nell'Antichità la ricchezza di Sibari era proverbiale, ma la sua sorte fu segnata, dopo la vittoria contro Siris (alleata a Crotone e Metaponto), dalla guerra contro Crotone. Il conflitto nacque probabilmente per ragioni di contese commerciali e culminò con la battaglia del Traente (510 a.C.), che vide la vittoria dei crotoniati, l'assedio di Sibari e, settanta giorni dopo, la sua distruzione, per la quale venne anche deviato il fiume Crati affinché passasse sopra le rovine della città sconfitta.

I sopravvissuti di Sibari partirono per la madrepatria, dove ottennero l'aiuto di Atene per tornare in Calabria e fondare, nel 444 a.C. con altri nuovi coloni ateniesi, una nuova colonia sullo stesso sito, chiamata poi Turi. Il nuovo impianto della città fu progettato dal famoso architetto e urbanista Ippodamo di Mileto. I conflitti però tra sibariti e ateniesi portò a un conflitto interno, che culminò con la cacciata dei sibariti.

Nel 194 a.C. la città fu fondata nuovamente come colonia romana con il nome di Copiae, che fu presto cambiato nuovamente in Thurii. Continuò ad essere in un certo qual modo un luogo importante, posta in una posizione favorevole e in una regione fruttifera, e sembrerebbe che non sia stata completamente abbandonata fino al Medioevo.

Dimenticata in seguito, i suoi resti vennero individuati scavati a partire dal 1932 e con particolare intensità dal 1969. Tutt'oggi sono aperti vari cantieri, per cui lo scavo è ancora lontano da essere esaurito.

Il 18 gennaio 2013 una forte alluvione ha provocato un allagamento all’area archeologica di Sibari, a causa anche dell'incuria dell'uomo. 20 mila metri cubi d’acqua hanno coperto interamente il parco archeologico.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Gli insediamenti protostorici sono testimoniati da alcuni siti della zona, come Castiglione di Paludi, dove esistono i resti di una necropoli dell'Età del Ferro, databile al IX-VIII secolo a.C.

I resti della città testimoniano inequivocabilmente l'impianto razionale ellenistico di Ippodamo di Mileto, con strade che si intersecano ortogonalmente, mentre è scomparsa quasi ogni traccia della città precedente.

Nella zona del "Parco del Cavallo" restano alcuni tra i resti più significativi, risalenti all'età romana. Si tratta di un quartiere organizzato in due grandi plateiai e un teatro.

Nelle zone "Prolungamento Strada" e "Casa Bianca" si trovano altre sezioni. "Casa Bianca" in particolare ha una zona edificata del IV secolo a.C., con una torre circolare. Stombi infine mostra una zona urbana a insediamento misto, solo in parte riedificata dopo il 510 a.C., con alcune fondazioni di età arcaica, tra le quali un edificio modesto, pozzi e fornaci.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Parco archeologico Sibari nel fango. URL consultato il 29-01-2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M.C. Parra (a cura di), Guida Archeologica della Calabria, Bari 1998, 23 ss.b
  • E. De Juliis, Magna Grecia. L'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Bari 1996, 80 ss.. 155 ss.. 177 ss.. 231 ss..
  • G. Tagliamonte, I figli di Marte: mobilità, mercenari e mercenariato italici in Magna Grecia e Sicilia, Roma 1994.
  • E. Greco, Archeologia della Magna Grecia, Bari 1992, 3 ss., 26 ss.

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