Peloponneso

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Coordinate: 37°20′59″N 22°21′08″E / 37.349722°N 22.352222°E37.349722; 22.352222

Il Peloponneso dallo spazio.

Il Peloponneso (Morea è il toponimo veneziano medievale) è una regione storica e geografica (21.379 km²) della Grecia meridionale, che forma una penisola tra il Mar Ionio e il Mare Egeo (divenuta isola dopo la costruzione, nell'istmo omonimo, del canale di Corinto).

Per circa i due terzi del suo territorio è ricompresa nella regione omonima, mentre la parte rimanente è amministrata dalla regione della Grecia occidentale (prefetture di Acaia ed Elide) e per una piccola parte dalla regione dell'Attica (parte della prefettura del Pireo).

Le città principali sono♙Argo, Kalamata, Patrasso, Pirgo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Abitato fin dal Neolitico, il Peloponneso prende il suo nome da Pelope, figlio del re di Lidia Tantalo, che conquistò la regione. Da qui nacque la civiltà micenea (XV – XI secolo a.C.), che in seguito cancellò e sostituì quella minoica, originaria di Creta. Vide l'invasione di popolazioni elleniche (2000 a.C.) e successivamente dei Dori, all'incirca nel XII secolo a.C. Il dominio di Sparta si impose tra il X secolo a.C. e l'VIII secolo a.C. e resistette fino all'invasione dei Macedoni (366 a.C. circa). In seguito i Romani presero possesso della regione nel 140 a.C.

Il principato di Morea[modifica | modifica wikitesto]

Il castello medievale di Larissa ad Argo

A partire dal XII secolo, il Peloponneso fu chiamato Morea dai Crociati a causa della forma della penisola, somigliante ad una foglia di gelso, ma anche a causa dell'importanza che aveva quell'albero nella penisola.

Nella spartizione dell'impero bizantino, seguita alla caduta di Costantinopoli ad opera dell'armata latina della quarta crociata, il Peloponneso fu assegnato al marchese Bonifacio I del Monferrato, designato re di Tessalonica (Salonicco). Il compito di conquistare la penisola fu dato da Bonifacio a Guglielmo di Champlitte, al quale si unì quale vassallo Goffredo I di Villehardouin, nipote del cronista, il quale, alla notizia della caduta di Costantinopoli, si era precipitato dalla Siria nel Peloponneso per cercare di ritagliarsi un dominio personale. I due conquistarono Patrasso e quindi procedettero sistematicamente alla conquista, senza incontrare resistenza da parte delle autorità bizantine. Soli seri oppositori furono alcuni potenti nobili (arconti) dell'interno dell'Arcadia e della Laconia, timorosi di perdere le loro terre. La sconfitta dei greci a Kondura pose però fine ad ogni resistenza, così che Guglielmo poté sottomettere l'intera Arcadia, mentre il Villehardouin, ottenuto in feudo l'importante porto di Kalamata, si impadronì della Messenia.

Con la fine del 1205, Champlitte assunse il titolo di principe d'Acaia con il consenso di Bonifacio di Monferrato. Per consolidare il proprio potere egli cercò di accordarsi con la nobiltà greca, alla quale lasciò il possesso dei loro vasti latifondi, mantenendo una ferrea disciplina all'interno del suo esiguo numero di cavalieri franchi, così da evitare disordini e violenze. La sua correttezza e il suo alto senso della giustizia gli permisero così di affermare uniformemente il proprio potere su tutto il Peloponneso, sebbene nel 1206 dovette accettare che i Veneziani occupassero le due piazzeforti di Modone e Corone, in quella parte della penisola che era stata loro assegnata nella spartizione del 1204. Per compensare la perdita di queste due terre, Champlitte cedette al Villehardouin l'Arcadia, facendone così il più potente barone del principato. Fu pertanto naturale che, quando nel 1208 Champlitte fu costretto a fare ritorno in Borgogna per recuperare l'eredità del proprio fratello maggiore, Villehardouin fu da lui lasciato quale balivo per governare il principato in sua assenza. Champlitte morì nel corso del viaggio verso la Francia e di lì a poco la stessa sorte toccò al nipote Ugo, da lui designato quale suo luogotenente, così che l'intera eredità degli Champlitte ricadde su un bambino di neppure un anno. Villehardouin, con il consenso dei baroni franchi, si proclamò allora principe e la sua auto-elezione fu ratificata dal papa e dall'imperatore latino di Costantinopoli.

La dominazione veneziana (1685 - 1715)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Morea.

Nel 1684, scoppiata una nuova guerra tra la repubblica di Venezia e l'impero ottomano, la repubblica indirizzò i suoi maggiori sforzi proprio nel Peloponneso. Sotto il comando di Francesco Morosini, i veneziani espugnarono nel giugno 1685 la piazza di Corone, inducendo gli abitanti della regione della Maina a ribellarsi al dominio ottomano. L'anno successivo fu conquistata anche Navarino (Pylos), seguita poco dopo da Modone, Argo e Nauplia, capitale della penisola. Nel 1687 caddero in mano a Morosini anche Patrasso, Corinto ed Atene, così che ai turchi rimase solo il possesso della munita rocca di Malvasia (Monemvasia), che cadde nel 1690. Queste conquiste furono ratificate dal trattato di Carlowitz che riconobbe alla repubblica di Venezia il possesso di tutto il Peloponneso fino all'istmo di Corinto, compresa l'isola di Egina.

Il nuovo acquisto, con il nome di Regno di Morea, venne pertanto annesso al dominio veneto ed al suo governo il Senato destinò il Provveditore generale da Mar, con sede a Nauplia, dai Veneziani chiamata Napoli di Romania. Il resto della penisola fu diviso in quattro province: Romania (con capoluogo la stessa Nauplia), Laconia (Malvasia), Messenia (Navarino) e Acaia (Patrasso). A Nauplia e Patrasso, quali sedi più importanti, vennero nominati a reggere le rispettive province un Provveditore per sovrintendere agli affari militari e un Rettore per l'amministrazione della giustizia, che esercitava con l'assistenza di due consiglieri anch'essi veneziani, oltre a un Camerlengo per la riscossione delle entrate fiscali. A Malvasia e Navarino vennero invece destinati semplici Provveditori, mentre le fortezze di Modone e Corone furono rette da castellani e da due consiglieri.

Il nuovo dominio appena acquistato dai veneziani, che secondo una relazione del 1692 comprendeva 1459 tra città, borghi e villaggi e 116.000 abitanti, fu oggetto di notevoli cure da parte della Repubblica, che cercò in qualche modo di far fronte alla grave situazione economica e demografica prodotta dalle distruzioni della guerra. A Corone e Modone furono fatti tentativi per impiantarvi colonie di popolamento e fu iniziata una rilevazione catastale della penisola.

Il dominio veneto non ebbe comunque modo di impiantarsi stabilmente, anche perché la popolazione greca, che sotto la signoria turca aveva goduto di larga autonomia, mostrò insofferenza verso le misure accentratrici e burocratiche dei provveditori veneziani, acuita dal tradizionale sospetto verso i latini. Così quando nel 1715 i Turchi ripresero le ostilità contro Venezia, il Peloponneso cadde nelle loro mani quasi senza resistenza, viste le scarse forze militari presenti nell'isola e il mancato aiuto dei greci.

Il secondo dominio ottomano (1715 - 1821)[modifica | modifica wikitesto]

La conquista turca fu, come detto, largamente favorita dalla connivenza della popolazione, lasciando alla penisola una larga autonomia. Ogni villaggio disponeva infatti di un consiglio di notabili, incaricato delle questioni locali. Questi consigli inviavano dei delegati all'assemblea di provincia che, a sua volta, nominava dei deputati al senato peloponnesiaco, nel quale erano discusse le questioni fiscali e amministrative riguardanti l'intero Peloponneso. Due membri del senato, insieme a due consiglieri turchi formavano poi il consiglio privato (divano) del governatore generale della regione, un beylerbey con titolo di pascià che si stabilì a Tripolitsa. Sotto di lui furono istituiti quattro vilayet aventi per capoluoghi Mistrà, Corinto e Lepanto.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Le regioni dell'antico Peloponneso.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]