Lingua greca

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Per lingua greca o ellenica (dal nome nativo attuale Ελληνικά; greco antico ἡ Ἕλλην διάλεκτος) si intende la lingua parlata dalle popolazioni greche, sia nella Grecia propria sia nei vari territori in cui i Greci si insediarono nel corso dei secoli, in un arco di tempo che va dalla metà del II millennio a.C. al giorno d'oggi.

Lingua con 3500 anni di storia, il greco ha subìto varie evoluzioni nel corso dei secoli. È possibile individuare in esse almeno tre grosse fasi linguistiche: greco antico (dal XIV secolo a.C. sino al V secolo d.C.), greco medioevale o bizantino (dal VI secolo al XV secolo) e il greco moderno o neogreco (dal XVI secolo fino ad oggi); ognuna di queste fasi, a sua volta, ha conosciuto tanto un'evoluzione storica che una diversificazione geografica, con l'esistenza di una serie di dialetti distinti.

Distribuzione geografica[modifica | modifica sorgente]

La distribuzione geografica della lingua ha conosciuto profonde variazioni: originariamente parlata nella Grecia propria e nelle isole greche, si espanse con le ondate successive della colonizzazione greca prima sulle coste dell'Asia Minore, e quindi per tutto il bacino del Mar Mediterraneo e penetrando in particolar modo in Sicilia e nell'Italia Meridionale (la Magna Grecia).

Sono però le conquiste di Alessandro Magno a sancire la massima diffusione del greco, sia come lingua parlata (le città di fondazione ellenistica come Alessandria d'Egitto, o Antiochia, erano città greche), sia come lingua veicolare, diffusa sino all'India. Se nei territori più orientali dell'ex-impero di Alessandro, a seguito della nascita dell'impero partico, l'uso del greco declina piuttosto rapidamente, la sua funzione di lingua franca nel bacino del Mediterraneo Orientale resta indiscusso anche sotto la dominazione romana. Ancora nel IV secolo d.C. ne è attestato l'insegnamento nelle scuole dell'impero romano. Chiara testimonianza in tal senso è data da Agostino di Ippona nelle sue Confessioni (1, 12, 20).

In epoca bizantina il greco sostituisce il latino (fin dalla prima metà del VII secolo) come lingua ufficiale, ma le conquiste arabe del VII secolo e il progressivo declino dell'Impero Bizantino nel corso dei secoli successivi ne riducono progressivamente l'area di influenza e la caduta di Costantinopoli nel 1453 ne costituisce il tracollo. Anche sotto la dominazione turca però il greco resiste come lingua parlata in Grecia e presso le comunità greche sparse per l'Asia Minore; un'ulteriore contrazione dell'area di influenza greca si è avuta con gli eventi successivi alla distruzione di Smirne e allo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia.

Attualmente, il greco moderno è parlato da una popolazione di circa 15 milioni di persone, prevalentemente in Grecia e a Cipro, ma anche in alcune comunità dell'Albania e lungo le coste della Romania, della Bulgaria, della Georgia, della Russia e dell'Ucraina del Mar Nero. Nella stessa Italia meridionale sono presenti alcune isole linguistiche parlanti greco (griko, grecanico), nel Salento e in Calabria.

È inoltre diffuso tra le comunità di emigrati nelle Americhe, in Europa e in Australia.

L'ultimo censimento del 2006 in Australia colloca il greco al terzo posto (dopo l'inglese e l'italiano) tra le lingue più parlate in casa (252.200 parlanti)[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Storia della
lingua greca

(vedi anche: alfabeto greco)
Proto-greco
Miceneo (1600–1100 a.C. circa)
Greco antico (800–330 a.C. circa)
dialetti:
eolico, arcado-cipriota, attico-ionico,
dorico, nord-occidentale, locrese, panfilio;
dialetto siceliota, lingua omerica.

Koinè greca (330 a.C.–330 circa)*
Greco medievale (330–1453)
Greco moderno (dal 1453)
dialetti:
cappadocico, cretese, cipriota,
demotico, italiota (greco-calabro, griko), katharevousa,
pontico, dialetto zaconico, ievanico

  • Date tratte da D. B. Wallace, Greek Grammar Beyond the Basics: An Exegetical Syntax of the New Testament (Grand Rapids 1997), 12.

Protogreco[modifica | modifica sorgente]

Si può cominciare a parlare di lingua greca, anche se solo a livello embrionale, già dal II millennio a.C.: con il nome protogreco si indica la fase più remota di questo idioma, conosciuto solo tramite ricostruzione interna, da cui derivano tutti i dialetti greci di età storica. Si ritiene che questa varietà di lingua fosse parlata all'inizio del II millennio a.C. nella penisola balcanica, ma gli esatti tempi di insediamento dei Greci nella penisola ellenica rimangono discussi.

In questo periodo la distribuzione geografica della lingua ha conosciuto tante e profonde variazioni: originariamente parlata nella Grecia propria e nelle isole greche, si espanse con le ondate successive della colonizzazione greca prima sulle coste dell'Asia Minore, quindi per tutto il bacino del Mediterraneo, penetrando in particolar modo in Sicilia e nell'Italia Meridionale (la Magna Grecia).

Dialetto miceneo[modifica | modifica sorgente]

È il greco conosciuto tramite le tavolette provenienti da vari centri della penisola greca (Olimpia, Pilo, Tirinto, Micene, Tebe, Gla) e dell'isola di Creta (Cnosso, La Canea) in lineare B, una scrittura sillabica con cui i Micenei scrivevano la loro lingua. Il miceneo risale ad un'epoca compresa tra il XVIII secolo a.C. e il XII secolo a.C. Tale lingua presenta caratteri propri che rendono impossibile considerarla la comune antenata di tutti i dialetti del I millennio a.C., anche se il suo status (dialetto greco effettivamente parlato oppure linguaggio stilizzato della scrittura) e la sua collocazione nella classificazione dei dialetti greci è discussa. In genere, la si ritiene antenata dell'arcado-cipriota.

Greco arcaico e classico[modifica | modifica sorgente]

Tavoletta incisa in greco nei Musei Capitolini di Roma
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua greca antica e Dialetti greci.

La caratteristica di questa fase della storia e della lingua greca è un'estrema frammentazione, con un gran numero di varietà locali. I linguisti raggruppano di solito questi dialetti in cinque grossi gruppi: dialetti nord-occidentali, dorico, eolico, beotico, che mostra elementi di contatto tra eolico e dorico, arcadico-cipriota, e ionico, di cui l'attico costituisce una varietà dai tratti peculiari. È da notare che accanto ai dialetti parlati, estremamente diversificati, esistono una serie di "dialetti letterari", forme codificate, di uso panellenico, legate a specifici generi letterari e non alla lingua parlata dall'autore: così esiste una "lingua omerica" (a base ionica ma con elementi eolici), per la poesia epica, una lingua della lirica corale, basata sul dorico e così via.

La scrittura dei predetti dialetti era alfabetica, un adattamento dell'alfabeto fenicio. Questo era privo di segni vocalici perché sottintesi per i fenici, ma poiché una scrittura del greco che non segnasse le vocali sarebbe totalmente incomprensibile, i Greci assegnarono valore di vocale ai segni consonantici a loro superflui. Ad esempio l'alfa, segno greco che rappresenta la vocale a, corrisponde all'alef, segno fenicio dell'occlusiva glottidale.

Le prime attestazioni di scrittura alfabetica in lingua greca risalgono all'VIII secolo a.C., con il graffito dal sito etrusco di Osteria dell'Osa (Gabii) e la coppa di Nestore da Pithecusa, quindi da contesti esterni alla Grecia stessa, a stretto contatto con i commerci orientali. Per diversi secoli coesistettero in Grecia numerose varietà locali dell'alfabeto.

L'alfabeto di Mileto, città ionica dell'Asia Minore, si impose ad Atene nel 403 a.C., sotto l'arcontato di Euclide, arconte eponimo, diventando dialetto Attico, una differenziazione dello Ionico. Questo finisce per diffondersi in tutta la Grecia grazie alla fondazione della Lega di Delo da parte di Atene, dandole sbocchi d'influenza.

Greco ellenistico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Koinè.

Le conquiste di Alessandro Magno e la diffusione della cultura greca in una vastissima area favoriscono lo sviluppo di un linguaggio comune, che superi le divisioni dialettali del greco arcaico e classico. Questa lingua comune, o koinè, viene dall'espressione "koinè dialektos" (κοινὴ διάλεκτος), cioè un dialetto che si pone al di sopra delle particolarità dialettali greche, detto anche "Alexandrinè diálektos" (Ἀλεξανδρινὴ διάλεκτος, lingua alessandrina). Si basa sul dialetto attico, privato dei suoi tratti più caratteristici e con aggiunte da parte di altri dialetti (soprattutto della Ionia). Questa lingua rimase in uso per tutta l'età ellenistica e romana, costituendo la lingua franca di tutta la parte orientale dell'Impero Romano. A partire dal II secolo a.C. iniziò l'insegnamento del greco negli insediamenti romani non di lingua greca e si sviluppò fino ad Augusto; poi iniziò a cambiare fino al V secolo d.C. La koinè ellenistica, nella storia dei Greci, non è importante solo per essere il primo dialetto comune e il principale antenato del greco moderno. È importante anche per il suo impatto nella civiltà occidentale come lingua franca nel Mar Mediterraneo. La koinè appunto è anche la lingua originale del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana ed anche il mezzo per l'insegnamento e la diffusione del Cristianesimo. Inoltre fu, sebbene non ufficialmente, la seconda lingua dell'Impero romano. Quando gli stati greci alleati sotto la guida dei macedoni conquistarono e colonizzarono il mondo conosciuto, il loro nuovo dialetto fu parlato dall'Egitto al nord dell'India. Siccome il greco ellenistico prese piede durante il periodo tardo-classico, il simbolico punto di partenza del terzo periodo della lingua greca è stabilito dalla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. e la chiusura di questo periodo della lingua greca e il passaggio alla quarta fase della lingua greca, conosciuta come greco medievale, è simbolicamente assegnata alla fondazione di Costantinopoli nel 330 d.C. da parte di Costantino I.

Greco medioevale o greco bizantino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Greco bizantino.

Il greco bizantino costituisce la naturale evoluzione della koinè sotto l'impero bizantino, generalizzando i mutamenti fonetici e la semplificazione grammaticale iniziata nel periodo precedente. Caratteristico di quest'epoca è anche il divario tra la lingua parlata e la lingua letteraria, rimasta legata ai modelli classici e fortemente arcaizzante. L'epoca bizantina ha rappresentato una tappa fondamentale per la conservazione e divulgazione dei testi della grecità antica.

Greco moderno o neogreco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Greco moderno.

Sotto la dominazione turca, la tradizione scritta continua nell'ambito del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, mentre la lingua parlata adotta numerosi termini provenienti dalle lingue degli altri popoli dell'Impero Ottomano, soprattutto dal turco, ma anche dall'italiano.

Un nuovo impulso alla lingua greca è dato solo nel XIX secolo dall'indipendenza, anche se il nuovo Stato crea una barriera tra la lingua parlata (o dhimotikì), con i suoi dialetti, e la lingua ufficiale, la katharevousa (o katharèvussa), una forma artificiale, "purificata" di greco, adottata come lingua ufficiale dello stato. Per tale motivo era fatto comune che un oggetto avesse due nomi, uno ufficiale ed uno usato comunemente dalla gente.

Tale situazione si mantenne sino al 1976, anno in cui, grazie ad una riforma linguistica, la dhimotikí diviene lingua ufficiale.

Nel 1982 venne semplificata l'accentazione. Attualmente in greco parole polisillabiche vengono tutte accentate con l'accento acuto, mentre i monosillabi non vengono accentati (sistema monotonico di accentazione).

Il "grecanico"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi greco di Calabria e minoranza linguistica greca d'Italia.

Il grecanico è la versione del greco d'Italia usata nella Bovesìa in provincia di Reggio Calabria, contrapposta all'altra parlata nel Salento, nella Grecìa salentina, dove prende anche il nome di "griko".

La lingua ha molti punti in comune col neogreco. È un dialetto derivato sia dal greco ellenistico parlato nella Magna Grecia che deriva dal greco bizantino medievale (a testimonianza dell'antico possesso di Bisanzio) e possiede nel suo vocabolario molte parole derivate dall'antico greco dorico. Si scrive usando caratteri latini, ma possono essere utilizzati anche i caratteri greci.

Il griko[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grecìa salentina.

Grammatica del greco antico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grammatica del greco antico.

Grammatica del greco moderno[modifica | modifica sorgente]

La grammatica della lingua greca moderna è enormemente semplificata rispetto al greco antico. La costruzione della frase è in linea di massima identica all'italiano e per analogia all'inglese ed al francese, poiché segue lo schema Soggetto - verbo - complemento oggetto. La presenza delle declinazioni, tuttavia, consente una certa libertà che viene sfruttata soprattutto per ragioni stilistiche. Allo stesso modo dell'italiano si possono costruire frasi composte da più espressioni concatenate da avverbi. Nei casi in cui il complemento oggetto sia un verbo sostantivato, nel greco moderno si usa il congiuntivo al posto dell'infinito usato in italiano.

I sostantivi si dividono in tre generi, maschile, femminile e neutro; il genere del sostantivo non sempre ne determina il sesso: alcune parole di genere neutro, ad esempio, hanno valore femminile oppure maschile. Un esempio di questa particolarità è τo κορίτσι, che significa "la ragazza", dove il termine ragazza è neutro e si coniuga con articolo neutro 'τo' anche se secondo logica dovrebbe essere femminile. Nel caso di κορίτσι il motivo è spiegabile: in origine era κόρη, femminile, cui è stato aggiunto un suffisso diminutivo (-τσιον, con caduta della terminazione, come in molti altri sostantivi) che, avendo desinenza neutra, crea sostantivi neutri; questo stesso procedimento, e alla stessa parola, si ritrova anche in tedesco e in nederlandese: il tedesco das Mädchen (ragazza) è neutro, ma deriva dall'antico die Mad, femminile, cui è stato aggiunto il suffisso diminutivo -chen, che è sempre neutro; in nederlandese, nello stesso identico modo, ma con qualche evoluzione fonetica in più, abbiamo het meisje /'mɛɪʃə/ (ragazza) derivato da un antico de meid, femminile.

Ogni sostantivo si declina a seconda del caso e del numero. Per la numerosità ci sono desinenze singolari e desinenze plurali. Per quanto riguarda i casi, ne esistono solamente cinque, di cui uno utilizzato molto raramente. I casi sono indicati dalla desinenza del sostantivo:

  • nominativo: si usa per il soggetto
  • genitivo: indica il possesso o l'appartenenza
  • accusativo: indica l'oggetto diretto
  • vocativo: possiede una desinenza soltanto per la declinazione maschile in -ος.

Esiste inoltre qualche residuo del dativo utilizzato soltanto nella lingua colta e in alcune frasi fatte; nella lingua comune è del tutto scomparso ed è sostituito dal genitivo (Μου έδωσε ένα βιβλίο = Mi ha dato un libro) oppure, esattamente come in italiano, da un complemento di moto a luogo figurato (Έδωσε σ'εμένα ένα βιβλίο = Mi ha dato un libro).

I sostantivi acquisiti da lingue straniere normalmente non vengono declinati ed il loro caso si desume dal contesto nella frase o meglio dall'articolo che li accompagna. Molti sono i termini stranieri presenti nella lingua neogreca, soprattutto francesi; es. ραντεβού (francese: rendez-vous = appuntamento), ecc.

Gli articoli sono obbligatori come in italiano. Esistono gli articoli determinativi ο, η, το (come, in italiano, il/lo, la) ed indeterminativi ένας, μία, ένα (come un/uno, una); nella flessione viene escluso il vocativo che per definizione è sempre determinato e non ha bisogno di articolo determinativo. L'unica preposizione articolata (sing. στο(ν), στη(ν), στο; plur. στους, στις, στα) si forma con la preposizione di moto a luogo o locativa "σε" unita all'accusativo (la quasi totalità delle preposizioni regge oggi l'accusativo); gli articoli indeterminativi non si possono invece coniugare con le preposizioni. Es: "Πάμε σε ενα ξενοδοχείο" - Andiamo a un albergo - "Πάμε στο ξενοδοχείο" andiamo all'albergo.

I verbi sono anch'essi semplificati rispetto al greco antico; vi sono due coniugazioni e l'ausiliare è uno, έχω avere, utilizzato nella costruzione di diversi tempi.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Il greco costituisce un ramo autonomo della famiglia indoeuropea, ma la sua esatta posizione nell'albero genealogico rimane oggetto di discussione. Essa infatti appartiene alle lingue centum, ma presenta numerose caratteristiche proprie di una lingua satem. Accanto ad accostamenti con lingue illiriche e della Tracia, troppo poco conosciute per poter trarre conclusioni certe, si è ipotizzata una particolare vicinanza tra il greco e la lingua armena.

Tra le lingue indoeuropee è la seconda lingua più antica per attestazione, dopo la lingua ittita, e quella in assoluto documentata per il più ampio arco di tempo.

Dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti greci.

Il greco in tutte le sue fasi ha conosciuto ampie diversificazioni dialettali, ed essi vanno considerati in un ambito cronologico preciso. Si distinguono allora due fasi:

  • greco antico: in età arcaica e classica la diversificazione dialettale era la norma e gli antichi greci stessi ne avevano piena consapevolezza. I moderni studiosi di dialettologia hanno radunato i dialetti greci antichi in cinque grossi gruppi: i dialetti nord-occidentali, il dorico, l'eolico, l'arcado-cipriota e lo ionico, di cui l'attico costituisce una variante ampiamente autonoma.
Una serie di tratti condivisi legano i dialetti nord occidentali e il dorico, da una parte, lo ionico e l'arcado-cipriota dall'altro; l'eolico invece appare di classificazione più problematica, in posizione mediana tra i due gruppi. Questi dialetti declinarono rapidamente in età ellenistica, e furono soppiantati dalla koinè senza lasciare discendenti: solo per il moderno Tsaconico è accertata una ascendenza chiaramente dorica.
  • greco medioevale e moderno. Sulle divisioni linguistiche dell'età bizantina siamo meno informati; in epoca moderna è però possibile distinguere una serie di dialetti:
    • la dhimotikí, parlata nello stato greco, che presenta a sua volta una serie di differenziazioni locali (si distingue tra varianti settentrionali e meridionali, a loro volta con ulteriori differenziazioni)
    • il greco cipriota, affine ai dialetti meridionali della dhemotikí.
    • lo tsaconico: parlato in un'area ristretta della Laconia, questo dialetto è l'unico dialetto moderno a discendere direttamente da un dialetto antico, il dorico.
    • il pontico e il cappadocio: originariamente parlati rispettivamente nella zona settentrionale della Turchia e nella Cappadocia, questi dialetti, pur derivando dalla koinè avevano preservato caratteristiche tipicamente ioniche. I parlanti di queste varietà furono costretti a trasferirsi nella Grecia propria con lo scambio di popolazioni avvenuto negli anni '20 tra Grecia e Turchia.
    • il grico: parlato in due isole linguistiche italiane, nel Salento e in Calabria, la posizione di questo dialetto non è chiara: essi preservano certe caratteristiche degli antichi dialetti italioti, ma la loro derivazione è discussa.

La forma di scrittura nota per il greco è la lineare B, derivata a sua volta dalla lineare A, usata dai minoici, che si ritiene non parlassero una lingua indoeuropea. Si tratta di un sistema di scrittura prevalentemente sillabico, corredato da una certa quantità di ideogrammi, usato esclusivamente per scopi amministrativi, strutturalmente inadatto per la scrittura di una lingua come il greco: in esso infatti non era possibile distinguere le consonanti occlusive in sorde, sonore e sorde aspirate, che venivano rese tutte con uno stesso segno, e non c'era modo di contrassegnare i gruppi consonantici o le consonanti finali. L'uso di questa forma di scrittura fu abbandonato con il crollo della civiltà micenea.

Solo alcuni secoli dopo, nell'VIII secolo a.C., dopo un periodo di alcuni secoli in cui mancano testimonianze scritte, i greci svilupparono un nuovo sistema di scrittura, adattando alla propria lingua l'alfabeto fenicio con l'introduzione di simboli distinti per le vocali: nasceva così l'alfabeto greco. Di tale alfabeto esistettero in età arcaica numerose varianti, ma a partire dal V secolo a.C. l'alfabeto ionico si impose, divenendo in età ellenistica l'unico alfabeto del mondo greco. Questo alfabeto, seppure con piccole modifiche rispetto agli esempi più antichi, è quello tuttora usato per il greco moderno.

Influenza sulle altre lingue[modifica | modifica sorgente]

La lingua greca classica è alla base di molte parole moderne delle lingue indoeuropee, soprattutto di quelle romanze. Molte parole composte italiane del lessico scientifico e non – in medicina quasi tutti i nomi delle patologie (termine stesso coniato dal greco) – sono state coniate da essa. Vari esempi: geografia, astronomia, democrazia, filosofia, biologia, fisica, antropologia, archeologia, architetto, musica, cinema, spinterogeno, metafisica, isterectomia, morfologia, politica, economia, ecologia, metallurgia, elettronica, telefono. Ma nella lingua italiana sono presenti anche moltissime parole non composte di origine greca, diffusesi spontaneamente e non coniate, poiché alcuni idiomi parlati localmente nella penisola italica, come i dialetti campani, derivano dal sovrapporsi del latino sull'osco e sul greco (con influenze esercitate anche dal castigliano, dal francese medioevale e dai dialetti franchi). Alcuni di questi termini a loro volta sono entrati a formar parte del toscano, poi divenuto fonte della lingua italiana. Le stesse parole "patologia" e "dialetto" sono di origine greca.

Greco classico e greco moderno[modifica | modifica sorgente]

È tendenza diffusa tra gli studiosi considerare il greco classico e il greco moderno due lingue differenti. In Italia, uno dei pochi stati europei in cui è diffuso lo studio delle lingue classiche nell'ambito dell'istruzione secondaria, si tende a chiamare semplicemente "greco" il greco classico e a utilizzare l'aggettivo "moderno" per indicare la lingua oggi ufficiale della Grecia. Non a caso i vocabolari di greco classico si chiamano semplicemente "vocabolari di greco", mentre sulle copertine di quelli di greco moderno viene aggiunto l'aggettivo "moderno".

La pronuncia del greco moderno è caratterizzata dal cosiddetto itacismo, che prende il nome dalla pronuncia del grafema η (che si chiama "ita" e si legge i), mentre la maggior parte dei grecisti ritiene che la pronuncia del greco classico corretta, o quantomeno più vicina a quella originale, sia quella cosiddetta etacistica, in cui appunto il grafema η si chiama "eta" e si legge e (aperta). La pronuncia etacistica è quella utilizzata per lo studio del greco classico ovunque, tranne che nella Grecia stessa, dove la lingua antica viene studiata adoperando la stessa pronuncia di quella moderna, per via della ininterrotta trasmissione testuale che dall'epoca antica arriva fino a oggi per tramite della fase bizantina. Indi è molto difficile risalire alla pronuncia effettivamente in uso in età classica, specie se consideriamo che la lingua greca classica non è altro che un insieme di dialetti (eolico, dorico, ionico e ionico-attico fra i maggiori) unificati da Alessandro Magno con la κοινὴ διάλεκτος (koinè diálektos, idioma comune).

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 2914.0.55.002 - 2006 Census of Population and Housing: Media Releases and Fact Sheets, 2006

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Lingua greca moderna[modifica | modifica sorgente]

  • Μανόλης Α. Τριανταφυλλίδις, Νεοελληνική Γραμματική (της δημοτικής), Αριστοτέλειο Πανεπιστήμιο Θεσσαλονίκης, Atene, 1941
  • Manolis Triandafyllidis, Piccola grammatica neogreca, (traduzione italiana di M. Caracausi), Università Aristotele di Salonicco, Salonicco, 1995
  • AA. VV., Dizionario greco moderno - italiano - greco moderno, Zanichelli, Bologna, 1996
  • H. Tonnet, Histoire du grec moderne, L'Asiathèque, Parigi, 1993-2003

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]