Congiuntivo

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Il congiuntivo è un modo di diverse lingue, comprese l'italiano e le altre lingue romanze, la cui funzione basilare è quella di indicare un evento soggettivo, irreale, non sicuro o non rilevante. Rispetto all'indicativo che esprime il piano oggettivo della realtà, il congiuntivo sottolinea invece la dimensione soggettiva, individuale: Penso che sia ubriaco; È possibile che sia così; Temo che non venga.

I suoi tempi rispecchiano, seppure in maniera ridotta, il sistema verbale dell'indicativo. La lingua italiana ne è dunque abbastanza ricca:

Le regole della concordanza dei tempi determinano la loro scelta.

Congiuntivo nella subordinata in italiano[modifica | modifica sorgente]

Normalmente, questo modo occorre nella frase o proposizione subordinata, in questi esempi introdotta dalla congiunzione che:

  • spero che tu venga presto
  • sono contento che tu sia qui

Del resto, il congiuntivo deve il suo nome alla presenza abbastanza costante di una congiunzione. Nei due enunciati appena proposti, il congiuntivo indica rispettivamente un fatto non sicuro (venga) ed uno reale, ma visto in maniera personale, non obiettiva (tu sia qui). Nelle subordinate concessive, il congiuntivo indica la condizione irrilevante:

  • non ti apro, malgrado tu stia davvero suonando da minuti.

I criteri di scelta di questo modo, rispetto all'indicativo, sono molto raffinati e cambiano a seconda del contesto e delle varietà di italiano. In quanto segue, si propone una casistica essenziale dei vari usi del congiuntivo, il cui uso può essere, di volta in volta, più o meno vincolante.

Gli esempi proposti si concentrano soprattutto sulla costruzione introdotta dalla principale al presente, costruita con l'uso del congiuntivo presente nella subordinata. Le analoghe costruzioni con un verbo al passato nella principale prevedono invece il congiuntivo imperfetto nella subordinata:

  • speravo che tu venissi presto
  • ero contento che tu fossi con me
  • non ti aprivo malgrado tu stessi davvero suonando da minuti.

Una forma futura del congiuntivo manca in italiano come del resto nella maggior parte delle lingue, sicché il suo posto viene preso dalle forme dell'indicativo futuro o del congiuntivo presente.

Uso nelle subordinate oggettive[modifica | modifica sorgente]

L'uso di determinati verbi, nel costrutto introdotto da "che", richiede l'uso del congiuntivo. Si tratta, nel caso delle subordinate oggettive, di un insieme eterogeneo. Comprende infatti l'indicazione di un pensiero/opinione, un dubbio/timore, di una volontà, di un'opinione personale eccetera.

Ad una subordinata oggettiva del tipo so che tu sei lì, di contenuto sicuro, si oppone dunque uno del tipo mi sembra che tu sia lì, più insicura.

Verbi di pensiero ed opinione[modifica | modifica sorgente]

A differenza di altre lingue romanze, in italiano i verbi di opinione e pensiero quali credere, pensare, ritenere, sostenere, reputare, ecc. reggono il congiuntivo nella proposizione subordinata [1]:

  • Penso che tutti siano ancora là.
  • Credo che sia molto contento di essere stato promosso.

In questi casi, l'uso del congiuntivo è obbligatorio nell'italiano standard, soprattutto nel registro formale. L'uso dell'indicativo

  • penso che tutti sono là

denota una sintassi meno sorvegliata[2] ed è quindi sconsigliabile in diversi contesti (ad esempio nella lingua scritta).

Dubbio, timore, irrealtà[modifica | modifica sorgente]

L'uso dei verbi che denotano insicurezza, timore e dubbio come dubitare, temere e simili prevede il congiuntivo nella secondaria:

  • Ho paura/temo che domani piova.
  • Dubito che siano ancora tutti svegli.

Rientra in questo gruppo anche l'uso del congiuntivo per indicare una persuasione dubbia (John è convinto che Genova sia in Francia), oppure quello nei costrutti introdotti da verbi che indicano una palese irrealtà, come illudersi, fingere e simili:

  • allora faremo finta che tutto vada bene

Desiderio, volontà[modifica | modifica sorgente]

Altri verbi indicano una volontà, un'aspettativa oppure un assenso e si comportano in maniera simile a quelli appena ricordati:

  • Chiediamo che tutti partano subito.
  • Vogliamo che tutti partano subito.
  • Ci aspettiamo che tutti partano subito.
  • Lascia che tutti partano.

Questi sono i casi in cui l'uso del congiuntivo è caratterizzato dal maggior grado di obbligatorietà, dato che il verbo indica un'azione non ancora avvenuta, ma semplicemente attesa. Lo stesso discorso vale per i costrutti introdotti da sperare o augurare:

  • Speriamo/Ci auguriamo che smetta di piovere.

Va detto, d'altro canto, che i diversi verbi che introducono l'uso del congiuntivo possono avere diverse accezioni: in virtù del significato che assumono nel contesto possono richiedere a volte l'indicativo, altre il congiuntivo:

  • ammetto che il cane salga sul mio letto ('tollero'),

ma

  • ammetto che il cane sale sul mio letto, ('confesso').[3]

Considerazione personale[modifica | modifica sorgente]

Talvolta il congiuntivo indica fatti reali, come negli esempi qui esposti:

  • Sono contento che, da giorni, tutto vada bene.
  • Trovo un peccato che tu stia mangiando tanto.
  • Capisco benissimo che loro vogliano andarsene.

A questo punto ci si domanderà come mai in tali costrutti non si preferisca l'indicativo, dato che si può trattare di eventi reali: in questo caso, il senso della forma verbale è quello di indicare un fatto considerato in maniera non obiettiva. Si noti come qui il verbo capire viene inteso nel senso di 'avere comprensione per un fatto'; usato con un'altra accezione ('rendersi conto di qualcosa') lo stesso verbo richiede l'indicativo:

  • Capisco solo ora che loro vogliono andarsene.

Correlato all'uso del congiuntivo nelle considerazioni personali è quello delle espressioni impersonali, esposto in quanto segue.

Uso nelle subordinate soggettive[modifica | modifica sorgente]

Il congiuntivo ricorre dopo frasi soggettive introdotte da espressioni impersonali, soprattutto formate da essere + sostantivo oppure aggettivo:

  • È incredibile che non si paghi mai in tempo.
  • È difficile che si paghi subito tutto.
  • È uno scandalo che nessuno paghi subito.

Sono impersonali anche espressioni formate con verbi come bisognare, bastare, occorrere, valere la pena, piacere che e simili:

  • Non devi essere un campione, mi basta che tu riesca ad arrivare in tempo.
  • Mi dispiace che tu parta così presto.

Si noti come in tutte queste espressioni impersonali, la subordinata tende a prendere le veci del soggetto,[4] che nella principale non è definito: si tratta di proposizioni soggettive, il che spiega la mancanza della preposizione di. In questi costrutti, non ha veramente importanza che il fatto sia veramente accaduto; è invece importante esprimerlo nella frase per fare le proprie considerazioni.

L'uso del congiuntivo vale anche per il discorso indiretto introdotto dal pronome impersonale si:

  • Si dice che il signor X sia stato diverse volte in prigione,

anche se in tali costrutti, l'uso dell'indicativo potrebbe indicare l'evento come reale.[5]

Uso nelle subordinate concessive[modifica | modifica sorgente]

L'uso del congiuntivo può essere richiesto da un verbo nella frase principale (volere, pensare, credere, sembrare ecc.) D'altro canto, anche il tipo di congiunzione usato per formare la subordinata può essere determinante al fine della scelta tra indicativo e congiuntivo. È questo il caso ad esempio delle frasi concessive.

Se da una parte anche se regge l'indicativo,

  • Resto a casa anche se sto benissimo

le congiunzioni malgrado, nonostante, benché e sebbene sono usate come sinonimi di registro più elevato e richiedono l'uso del congiuntivo:

  • Resto a casa malgrado io stia benissimo.

In tutti questi casi, il congiuntivo indica un fatto considerato come non rilevante. Lo stesso discorso vale per i pronomi indefiniti chiunque, dovunque, comunque, qualunque usati per introdurre la frase:

  • Comunque tu faccia e dovunque tu vada, ti aiutiamo senz'altro.

Questi pronomi richiedono il congiuntivo oppure il futuro.

Uso nelle subordinate comparative[modifica | modifica sorgente]

Il congiuntivo si usa nella frase secondaria che indica il secondo termine di paragone quando questo è indicato dalla frase secondaria (proposizione comparativa):

  • Il bambino dorme più tranquillamente di quanto (non) abbia pensato.
  • È più intelligente di quel che sembri.

In questo caso, l'uso dell'indicativo viene considerato come accettabile. Altrettanto facoltativo è l'uso della negazione fraseologica, un tempo considerata come obbligatoria: oggi, questo tipo di negazione viene considerato come piuttosto imprevedibile ed assai difficile da spiegare.[6]

Uso nelle subordinate relative[modifica | modifica sorgente]

Nella subordinata relativa, il congiuntivo indica un requisito oppure una limitazione:

  • Possono iscriversi al secondo corso tutti coloro che abbiano concluso il primo.
  • L'ingegner X è l'unico che possa sperimentare il sistema senza commettere errori.
  • Cerchiamo un'attrice che abbia i capelli rossi (per farle interpretare un ruolo in un film).

Esiste però anche l'uso dell'indicativo; l'alternativa è in genere molto importante ai fini del significato. Riformulando all'indicativo l'ultimo degli esempi appena esposti si potrebbe formare il seguente enunciato:

  • Cerchiamo un'attrice che ha i capelli rossi, sai, si tratta della ragazza che ieri qui parlava francese

in questo caso l'indicativo denota un fatto reale e suggerisce quindi che si voglia quindi indicare una determinata persona.

L'uso del congiuntivo imperfetto nella subordinata relativa retta da una principale al presente ha valore ipotetico:

  • Porto ancora lo zucchero per chi ne volesse.

A differenza dell'indicativo, anche in questo caso il congiuntivo esprime un'incertezza. Nello stesso enunciato, la forma vuole indicherebbe infatti una certezza (quella che qualcuno vuole lo zucchero).

Naturalmente, l'incertezza può essere indicata dal condizionale, laddove un evento reale è sottoposto ad una condizione:

  • Signora Rossi, qui all'entrata c'è un cliente che vorrebbe farle una domanda.

Uso nelle interrogative indirette[modifica | modifica sorgente]

L'uso del congiuntivo è pienamente facoltativo nelle subordinate interrogative:[7]

  • Suonano: mi domando chi è.
  • Suonano: mi domando chi sia.
  • Suonano: non so se è il caso di aprire.
  • Suonano: non so se sia il caso di aprire.

In questo caso, il congiuntivo denota una maggior accuratezza stilistica oppure un dubbio più forte nella domanda.

Uso nelle subordinate ipotetiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi periodo ipotetico, congiuntivo imperfetto e congiuntivo trapassato.

La proposizione ipotetica è spesso introdotta da congiunzioni come qualora, caso mai, nel caso che.[8] I costrutti ottenuti con queste congiunzioni prevedono l'uso del congiuntivo presente nel caso di una possibilità più concreta, mentre l'imperfetto sta ad indicare una possibilità più remota:

  • Caso mai l'auto sia davvero guasta, non rinunceremo per questo alle nostre vacanze
  • Nel caso che suonasse qualcuno, non aprite la porta a nessuno

Un discorso a parte merita l'uso del congiuntivo imperfetto nel periodo ipotetico retto dalla principale al condizionale e introdotto da se. In questo caso, il congiuntivo imperfetto ha la funzione di esprimere l'irrealtà nel presente, mentre il congiuntivo trapassato indica l'irrealtà nel passato:

  • Se fossi ricco, non starei qui
  • Se fossi nato ricco, sarei venuto via di qui.

Altri usi e altri criteri di scelta[modifica | modifica sorgente]

Si ricordano qui diversi casi in cui una congiunzione regge la subordinata con l'uso del congiuntivo. Le frasi subordinate elencate sono di varia natura e possono - il più delle volte - esser formate all'indicativo oppure al congiuntivo a seconda della congiunzione che le introduce,[9] fermo restando il fatto che il congiuntivo indica una sorta di incertezza. Più vincolante è l'uso del congiuntivo nelle proposizioni:

  • esclusive introdotte da senza che (Arriverò senza che tu te ne accorga);
  • temporali introdotte da prima che (L'arrosto si potrebbe bruciare prima che tu te ne accorga), ma non da dopo che (Mi accorsi del pasticcio solo dopo che l'arrosto si era bruciato);
  • proposizioni a valore restrittivo (Arriverò a condizione che/purché tu sia puntuale);
  • eccettuative, introdotte da a meno che, talvolta da tranne che (Andremo a fare un'escursione a meno che il tempo non faccia capricci);
  • consecutive introdotte da in modo che, cosicché, in maniera tale che e simili (Aggiusteremo la scala in modo che possiate scendere in tutta tranquillità), fin tanto che viene indicata un'eventualità;
  • finali (Andremo a fare un'escursione affinché/ perché i bambini possano divertirsi).

È invece più facile riscontrare l'indicativo nelle

  • causali introdotte da non perché (Laura era povera in canna, non perché fosse/era disoccupata, ma a causa dei debiti di famiglia),
  • limitative introdotte da per quel che, per quanto e simili (per quel che io ne sappia/so, non è venuto nessuno).

Anche l'ordine della frase può interferire nella scelta di modo, dato che la frase subordinata anteposta può essere formata al congiuntivo con una certa facilità, ma non è detto il contrario:[10]

  • Che tu sia intelligente, lo sappiamo
  • Sappiamo che sei intelligente.

La presenza della negazione nella frase principale può, in alcuni casi, interagire con la scelta tra indicativo e congiuntivo, laddove resta comunque il fatto che quest'ultimo ha la funzione di segnalare un fatto come non sicuro:

  • Dico che la tua soluzione mi sta davvero bene
  • Non dico che la tua soluzione mi stia davvero bene;
  • È che non ti capisco più
  • Non è che non ti capisca più;
  • Tua madre sa se Stefano è a casa
  • Tua madre non sa se Stefano è/sia a casa.
  • Tutto ciò significa che il pianeta è come dici tu
  • Tutto ciò non significa che il pianeta sia come dici tu.

Non si tratta di un fenomeno frequente in italiano, mentre ai fini della selezione tra congiuntivo e indicativo il ruolo sintattico della negazione nella principale ha importanza fondamentale in altre lingue romanze come il francese e lo spagnolo.

Omissione di "che"[modifica | modifica sorgente]

Nella subordinata al congiuntivo non è raro incontrare dei casi in cui la congiunzione che venga omessa.

  • Immagino (che) sia tutto ormai a posto.

L'omissione non è possibile in tutti i contesti, ma dipende dal verbo della frase principale. I verbi che indicano un'incertezza o un timore permettono questo costrutto, mentre quelli che indicano volontà non sono compatibili con l'omissione.[11] Come si può facilmente constatare, l'enunciato

  • Voglio tu stia a casa. (?)

non è grammaticalmente accettabile.

Subordinazione implicita[modifica | modifica sorgente]

L'uso del congiuntivo è previsto solo nel caso in cui i soggetti della frase principale e della frase subordinata non coincidano:

  • Io penso che lui sia in ritardo.

Quando i soggetti coincidono, è prevista la subordinazione implicita, dato che l'uso di una forma coniugata come quelle del congiuntivo darebbe pessimi risultati (forse ancora peggiori che con l'indicativo): al posto di dire

  • Io penso che io sia in ritardo (??)

si dirà infatti

  • Io penso di essere in ritardo.

Congiuntivo nella principale in italiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi congiuntivo presente e congiuntivo imperfetto.

Sporadicamente, questo modo indica nella proposizione principale un desiderio, un'esortazione o una supposizione:

  • Che tu possa arrivare sano e salvo!
  • Sento suonare. Che stia arrivando Sonia?
  • Vogliate farci pervenire il documento a stretto giro di posta.

La presenza di una congiunzione (che) suggerisce spesso l'ipotesi, più che plausibile, che si tratti in verità di frasi subordinate rimaste in qualche modo senza l'appoggio sintattico della principale. Una possibilità per spiegare questo fenomeno sarebbe l'ellissi. A questo punto, dato che la principale resta implicita e non è osservabile, si finisce per attribuire ad una subordinata il ruolo di principale.

Un discorso a parte costituisce invece l'imperativo della terza persona (venga pure), che prende le sue forme dal congiuntivo presente.

Sviluppi del congiuntivo e dell'indicativo[modifica | modifica sorgente]

Tendenze storiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi congiuntivo presente e congiuntivo imperfetto.

Alcuni studiosi della lingua italiana ricordano la teoria per cui l'uso congiuntivo sarebbe in declino. Spesso, nella lingua parlata (ma non mancano esempi neppure in quella scritta), il congiuntivo viene sostituito da un più semplice indicativo, come in alcuni casi è accaduto nella lingua francese, dove è ormai in via di estinzione il congiuntivo imperfetto. In spagnolo, il congiuntivo presente e imperfetto viene usato ancora in modo regolare in praticamente tutte le situazioni della vita; soltanto il congiuntivo futuro (ancora vivo in portoghese) è ormai caduto quasi in disuso, riservato ormai al linguaggio burocratico. In Italia sarebbero sempre meno i giovani che ne fanno un appropriato uso, e non è difficile, prestando attenzione, trovarsi di fronte ad omissioni di congiuntivo ascoltando trasmissioni televisive o radiofoniche.

Altri studiosi tengono in considerazione il fatto che il mancato uso del congiuntivo sarebbe un fenomeno di semplificazione sempre esistito in italiano, anche se non egualmente facile da attestare a seconda dell'epoca: è infatti tipico soprattutto della lingua parlata, che raramente lascia tracce scritte cui possano accedere le generazioni successive per fare un confronto tra lingua antica e moderna. Un tipico caso di omissione del congiuntivo sempre esistita è l'uso dell'imperfetto nel periodo ipotetico, molto popolare da secoli (vedi voce imperfetto indicativo). Secondo questa interpretazione, il mancato uso del congiuntivo non sarebbe da attribuire a sviluppi storici, ma soltanto al registro linguistico poco controllato, fenomeno sempre esistito nella vita di tutti i giorni. Resta inoltre il fatto che anche nel parlato più spontaneo il congiuntivo viene da molti considerato come pienamente vitale.[12]

Ipercorrettismi del linguaggio televisivo e del doppiaggese[modifica | modifica sorgente]

Un fenomeno di segno diverso, nella lingua italiana, è costituito dall'uso fuori norma del congiuntivo in situazioni in cui non è richiesto (ipercorrettismo): si tratta di un fenomeno linguistico propagato dai mezzi di comunicazione di cultura di massa, attraverso le forme linguistiche utilizzate nel doppiaggio televisivo e cinematografico, che strutturano quella variante linguistica nota come doppiaggese: l'ipercorrettismo del congiuntivo si deve al tentativo maldestro, da parte dei traduttori dei testi, di perseguire la ricercatezza del linguaggio[13]. Ne può risultare in alcuni casi un uso debordante del congiuntivo, che domina nettamente sull'indicativo (ad esempio, 187 contro 2 nella versione italiana del film Nata ieri di George Cukor[14]): considerando le cose in questo modo, può instaurarsi una sorta di automatismo nel congiuntivo quando il verbo si associa a che, chi, quale, con effetti linguistici discutibili[13].

Il congiuntivo in alcune lingue europee[modifica | modifica sorgente]

Inglese[modifica | modifica sorgente]

In inglese il congiuntivo (subjunctive) esprime soprattutto desideri, richieste e scopi. Le sue forme tendono a confondersi con quelle dell'indicativo, pur rimanendone spesso distinguibili, come nel seguente enunciato:

  • God save the Queen.

La forma save è quella del Present subjunctive ed ha la funzione di indicare un desiderio o un'aspettativa: Dio salvi la regina; essa si distingue da quella del presente indicativo (che sarebbe saves).

Oppure, la seguente richiesta:

  • I ask that he not be punished

corrisponde a chiedo che non sia punito. Il congiuntivo presente è riconoscibile dato che la forma all'indicativo sarebbe is.

La scelta del tempo del congiuntivo non corrisponde alla concordanza dei tempi italiana: infatti, anche se la proposizione principale è al passato, la forma del congiuntivo resterà invariata:

  • I asked that he not be punished,

laddove in italiano l'enunciato corrispondente richiede invece il congiuntivo imperfetto: chiedevo/chiesi che non fosse punito. Per quanto riguarda il Past Subjunctive, la forma inglese del passato, questa ha la funzione di caratterizzare un evento come improbabile, come nella seguente espressione di un desiderio:

  • I wish John were here.

L'enunciato corrisponde all'italiano Vorrei che John fosse qui. La forma dell'indicativo sarebbe qui, con grande probabilità, he was.

Il Past subjunctive inglese è utilizzato anche nel periodo ipotetico dell'irrealtà:

  • If I were a millionaire, I would buy a sports car. ('Se fossi un milionario, comprerei una vettura sportiva')

Lo specchietto proposto, che non tiene conto di varianti più o meno diffuse, mette in rilievo le analogie e le differenze tra forme di indicativo e congiuntivo, scegliendo come esempi un verbo regolare ed uno irregolare.

Present indicative Present subjunctive Past indicative Past subjunctive
to own ('possedere, ammettere', regolare)
I own
he/she/it owns
we/you/they own
I own
he/she/it own
we/you/they own
I owned
he/she/it owned
we/you/they owned
I owned
he/she/it owned
we/you/they owned
to be ('essere', irregolare)
I am
he/she/it is
we/you/they are
I be
he/she/it be
we/you/they be
I was
he/she/it was
we/you/they were
I were
he/she/it were
we/you/they were

Tedesco[modifica | modifica sorgente]

In tedesco la forma che corrisponde al congiuntivo presente (tuttavia solo morfologicamente, poiché nel significato e nell'uso la differenza è notevole), il Konjunktiv I, è usata soprattutto nel discorso indiretto per riportare un fatto in maniera neutra, senza esprimere il proprio giudizio personale in merito:

  • Der Politiker sagt, er senke die Steuern ('Il politico dice che abbasserà le tasse')

La forma del congiuntivo (senke) indica la propria imparzialità rispetto all'affermazione.

Per quanto riguarda la seconda forma del congiuntivo, il Konjunktiv II, riunisce in sé gli aspetti dell'irrealtà (come il congiuntivo imperfetto italiano) e della possibilità (condizionale italiano). Per questo motivo, ad esempio, nel periodo ipotetico dell'irrealtà lo si troverà tanto nella protasi quanto nell'apodosi:

  • Wenn Anton ein Auto hätte, hätten wir Angst ('Se Antonio avesse un'auto, noi avremmo paura').

Per la formazione del Konjuntiv II si dispone di due forme:

  • Il Konjuktiv II propriamente detto, derivato dal Präteritum, addolcendo la vocale radicale qualora sia addolcibile, con le desinenze del congiuntivo: ich wäre (da sein), ich käme (da kommen), ich führe (da fahren), ich ginge (da gehen), ich sagte (da sagen).
  • Una forma perifrastica (detta anche Ersatzform, "forma sostitutiva"), formata dal Konjunktiv II di werden (ich würde, etc) e l'infinito del verbo: ich würde kommen (da kommen), ich würde sehen (da sehen).

Per quanto riguarda l'uso delle due forme, si può dire che gli ausiliari e i modali preferiscono la prima, tutti gli altri verbi la seconda.

Si propongono le forme del verbo lieben ('amare') a titolo di esempio; il verbo sein ('essere') è utile per la formazione dei tempi composti.

Konjunktiv I Konjuntiv II Konjuktiv II Ersatzform
Lieben ('amare', regolare)
Ich liebe
du liebest
er liebe
wir lieben
ihr liebet
sie lieben
Ich liebte
du liebtest
er liebte
wir liebten
ihr liebtet
sie liebten
ich würde lieben
du würdest lieben
er würde lieben
wir würden lieben
ihr würdet lieben
sie würden lieben
Sein ('essere', irregolare ovvero verbo forte)[15]
Ich sei
du seiest
er sei
wir seien
ihr seiet
sie seien
Ich wäre
du wärest
er wäre
wir wären
ihr wäret
sie wären
Ich würde sein
du würdest sein
er würde sein
wir würden sein
ihr würdet sein
sie würden sein

Non tutte le forme vengono effettivamente usate: se per esempio la forma del Konjunktiv I coincide con quella del presente indicativo, si ricorre a quella del Konjunktiv II; se anche questa coincide con quella dell'imperfetto indicativo (Präteritum), si passerà alla forma del Konditional. Soprattutto nel caso dei verbi deboli (regolari), si tratta di fenomeni assai frequenti.

Francese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi congiuntivo presente.

Nelle lingue romanze il congiuntivo ha forme ed usi paragonabili a quelli che ha in Italiano. Tendenzialmente, in italiano si usa il congiuntivo più spesso che in lingue come il francese.

Come esempio, si propone la coniugazione del congiuntivo francese (subjonctif) per i verbi regolari in -er e per il verbo irregolare avoir ('avere').

Subjonctif présent Subjonctif imparfait
Chanter ('cantare', regolare)
Que je chante
que tu chantes
qu'il chante
que nous chantions
que vous chantiez
qu'ils chantent
Que je chantasse
que tu chantasses
qu'il chantât
que nous chantassions
que vous chantassiez
qu'ils chantassent
Avoir ('avere', irregolare)
Que j'aie
que tu aies
qu'il ait
que nous ayons
que vous ayez
qu'ils aient
Que j'eusse
que tu eusses
qu'il eût
que nous eussions
que vous eussiez
qu'ils eussent

Una delle grandi differenze risiede nell'utilizzo del congiuntivo con i verbi di opinione/pensiero. Dove il francese e lo spagnolo utilizzano l'indicativo, l'italiano standard vuole il congiuntivo:

  • Je pense qu'il a raison ('Penso che lui abbia ragione')

L'unico verbo dubitativo che fa eccezione a questa regola è "craindre", in italiano "temere".

In francese così come nella lingua spagnola, i verbi di opinione e pensiero richiedono il congiuntivo solo in combinazione con la negazione oppure in una domanda.

In altri casi, come ad esempio con i verbi dubitativi, anche il francese utilizza il congiuntivo alla stregua dell'italiano:

  • Il semble que je ne puisse pas le faire ('Sembra che io non possa farlo')
  • Il est possible qu’il vienne ('È possibile che egli venga').

Anche un'aspettativa che ancora non corrisponde a realtà viene indicata con il subjonctif:

  • Je cherche un hôtel qui ait une piscine ('cerco un albergo che abbia una piscina')

Lo stesso con alcuni verbi che esprimono sentimenti:

  • Ça me désole qu'il se soit fâché ('Mi dispiace che si sia arrabbiato')

La forma composta del passato si ottiene grazie alla combinazione tra il verbo ausiliare ed participio passato, come in italiano:

  • Il ne pense pas que j'aie chanté ('Non pensa che io abbia cantato')

Nel francese contemporaneo, contrariamente a quanto non avvenga nella lingua castigliana oppure in quella italiana, le forme del congiuntivo imperfetto e trapassato non sono più utilizzate; in sostituzione si utilizzano sempre, rispettivamente, il presente e il passato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lepschy Giulio - Lepschy Laura, pag. 202
  2. ^ Dardano-Trifone, pag. 278 .
  3. ^ Serianni, pag. 556.
  4. ^ Dardano-Trifone, pag. 401.
  5. ^ Katerinov, pagg. 96-97.
  6. ^ Dardano-Trifone, pag. 414.
  7. ^ Dardano-Trifone, pag. 403.
  8. ^ Serianni, pag. 589.
  9. ^ Serianni, passim,
  10. ^ Katerinov, pagg. 97-98.
  11. ^ Dardano-Trifone, pag. 399.
  12. ^ Vedi anche Serianni, pag. 555.
  13. ^ a b Mario Paolinelli, Eleonora Di Fortunato, Tradurre per il doppiaggio: la trasposizione linguistica, 2005 (p. 20)
  14. ^ Mario Paolinelli, Eleonora Di Fortunato, Tradurre per il doppiaggio: la trasposizione linguistica nell'audiovisivo, 2005 (p. 17)
  15. ^ E. Hallwass, Mehr Erfolg mt gutem Deutsch, Das Beste, 1979.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lepschy, L. e Lepschy, G. La lingua italiana. Storia, varietà dell’uso, grammatica Milano, Bompiani, 2002.
  • Dardano, M. e Trifone, P. La nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997, ISBN 8808104265.
  • Katerinov, K., La lingua italiana per stranieri, Perugia, Guerra, 1976, ISBN 88-7715003-3.
  • Serianni, L., Grammatica italiana; italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET 1989, ISBN 88-7750-033-6.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Modi e tempi in italiano

Indicativo

Presente (canto) | Passato prossimo (ho cantato)

Imperfetto (cantavo) | Trapassato prossimo (avevo cantato)

Passato remoto (cantai) | Trapassato remoto (ebbi cantato)

Futuro semplice (canterò) | Futuro anteriore (avrò cantato)

Condizionale

Presente (canterei) | Passato (avrei cantato)

Congiuntivo

Presente (che io canti) | Passato (che abbia cantato)

Imperfetto (che cantassi) | Trapassato (che avessi cantato)

Imperativo

Presente

Logo letteratura

Infinito

Presente (cantare)

Passato (aver cantato)

Participio

Presente (cantante)

Passato (cantato)

Gerundio

Presente (cantando)

Passato (avendo cantato)

Coniugazione: -are, -ere, -ire (incoativi); irregolari