Lingua francese

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Francese (Français)
Parlato in Francia Francia
Belgio Belgio
Canada Canada
Italia Italia
Lussemburgo Lussemburgo
Blank.gifFlag of the Democratic Republic of the Congo.svg Rep. Democratica del Congo
Monaco Monaco
Svizzera Svizzera
e altri 29 stati
Regioni Europa, America, Africa, Asia, Oceania
Persone 119 milioni di parlanti madrelingua, 265 milioni con i parlanti seconda lingua[1]
Classifica 15[2]
Scrittura Alfabeto latino
Tipo SVO - flessiva - sillabica
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue romanze
  Lingue galloromanze
   Lingua d'oïl
    Francese (Français)
Statuto ufficiale
Nazioni 29 paesi, 13 dipendenze e molte organizzazioni internazionali, vedi qui
Regolato da Académie française (in Francia)
Codici di classificazione
ISO 639-1 fr
ISO 639-2 fre (B) / fra (T)
ISO 639-3 fra  (EN)
SIL FRA  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Tous les êtres humains naissent libres et égaux en dignité et en droits. Ils sont doués de raison et de conscience et doivent agir les uns envers les autres dans un esprit de fraternité.
Map-Francophone World.png
Distribuzione geografica del francese

Il francese (nome nativo français, in IPA [fʁɑ̃'sɛ]) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze della famiglia delle lingue indoeuropee.

Diffusa come lingua materna in Francia metropolitana e d'oltremare, in Canada (principalmente nelle province del Québec e del Nuovo Brunswick, ma con una presenza significativa anche in Ontario e Manitoba), in Belgio, in Svizzera, presso numerose isole dei Caraibi (Haiti, Dominica, Santa Lucia) e dell'Oceano indiano (Mauritius, Comore e Seychelles), in Lussemburgo e nel Principato di Monaco, è lingua ufficiale di circa 30 stati ripartiti su tutti i continenti (come eredità dell'impero coloniale francese e, in minor misura, belga), oltre che di numerose organizzazioni internazionali come l'ONU, la NATO, il Comitato Olimpico Internazionale e l'Unione Postale Universale. Costituisce inoltre, insieme all'inglese e al tedesco, una delle tre lingue di lavoro dell'Unione Europea. In Italia è parlato e tutelato in Valle d'Aosta, dove gode di uno status di coufficialità[3] con l'italiano.

Sebbene non sia ai primissimi posti tra le lingue più parlate del mondo per numero di madrelingua (circa 78 milioni[4]), essa costituisce invece la seconda per diffusione, dopo l'inglese, per numero di paesi in cui è ufficiale e per numero di continenti in cui è parlata. Le stime dei locutori totali sono difficili a causa della diffusione maggiore del francese come lingua seconda che come lingua materna e del grosso peso che hanno nella demografia di questa lingua i vasti territori dell'Africa francofona, in cui l'avanzare della conoscenza del francese è in costante crescita grazie alla scolarizzazione e per i quali non sono sempre disponibili statistiche precise o aggiornate. Tuttavia secondo le stime dell'Organizzazione Internazionale della Francofonia[1], vi sono nel mondo circa 173 milioni di "francofoni reali", ovvero madrelingua o il cui livello linguistico è paragonabile a quello di un madrelingua, cui si aggiungono circa 110 milioni di "francofoni parziali", cioè persone che ne hanno una conoscenza più limitata, per un totale di 283 milioni. A questi si aggiungono, sempre secondo le stime dell'OIF, almeno 400 milioni di persone che hanno appreso o stanno apprendendo il francese come lingua straniera. Il Ministero francese degli esteri[5] invece dichiara 119 milioni di francofoni reali e 145 milioni di francofoni parziali, per un totale di 263 milioni.

Attualmente il francese è la seconda lingua più insegnata al mondo dopo l'inglese, anche grazie a una capillare rete di servizi linguistici e culturali incentrati sui CCF (Centres Culturels Français, dipendenti dalle Ambasciate) e sulle sedi dell'Alliance Française.

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Francofonia.
L'Africa francofona. In blu sono segnati i paesi in cui il francese è lingua ufficiale o amministrativa, in azzurro quelli ove riveste il ruolo di lingua di cultura privilegiata. In verde sono segnati gli Stati non francofoni facenti parte dell'OIF.
Paesi in cui il francese è lingua ufficiale:
  1. Belgio Belgio (Stato federale, Regione vallona, Regione di Bruxelles-Capitale)
  2. Benin Benin
  3. Burkina Faso Burkina Faso
  4. Burundi Burundi
  5. Camerun Camerun
  6. Canada Canada (Stato federale, Québec, Nuovo Brunswick, Ontario, corte provinciale dell'Alberta e del Manitoba; territori federali: Nunavut, Territori del Nord-Ovest, Yukon)
  7. Rep. Centrafricana Rep. Centrafricana
  8. Ciad Ciad
  9. Comore Comore
  10. Rep. del Congo Rep. del Congo
  11. RD del Congo RD del Congo
  12. Costa d'Avorio Costa d'Avorio
  13. Francia Francia
  14. Gabon Gabon
  15. Gibuti Gibuti
  16. Guinea Guinea
  17. Guinea Equatoriale Guinea Equatoriale
  18. Haiti Haiti
  19. India India (Pondicherry)
  20. Italia Italia (Valle d'Aosta)
  21. Lussemburgo Lussemburgo
  22. Madagascar Madagascar
  23. Mali Mali
  24. Mauritius Mauritius
  25. Monaco Monaco
  26. Niger Niger
  27. Senegal Senegal
  28. Seychelles Seychelles
  29. Stati Uniti Stati Uniti (Louisiana)
  30. Svizzera Svizzera
  31. Togo Togo
  32. Jersey Jersey e le Isole del Canale
  33. Vanuatu Vanuatu
Paesi in cui il francese è lingua di insegnamento obbligatoria o lingua amministrativa
  1. Algeria Algeria
  2. Andorra Andorra
  3. Cambogia Cambogia
  4. Laos Laos
  5. Libano Libano
  6. Marocco Marocco
  7. Mauritania Mauritania
  8. Tunisia Tunisia
Paesi in cui il francese è lingua di cultura privilegiata
  1. Egitto Egitto
  2. Israele Israele
  3. Romania Romania
  4. Stati Uniti Stati Uniti
  5. Vietnam Vietnam

Storia della lingua francese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antico francese.
Diffusione delle lingue galloromanze nella regione francese. Le tonalità verdi e gialle indicano gli idiomi appartenenti alla famiglia delle lingue d’oïl; le tonalità rosse indicano le lingue d'oc, mentre sono segnate in blu le varianti del francoprovenzale.

Il francese è il risultato delle contaminazioni linguistiche che il latino volgare ha subito nella Gallia romanizzata, a partire soprattutto dal V secolo. Tra i principali idiomi che contribuirono a influenzare la trasformazione della lingua parlata in Gallia durante l’epoca tardo antica ricordiamo:

  • La lingua celtica, principale idioma preesistente al latino, la quale ebbe un’enorme influenza nella sedimentazione di alcune particolarità fonetiche tipiche del francese, quali l’uso delle nasali o delle vocali turbate. Per quanto riguarda il lessico, l’influenza della lingua gallica fu più limitata: attualmente i termini francesi di origine celtica non sono più di un centinaio, tra i quali ricordiamo chemise ("camicia", da CAMISIAM), cervoise ("birra fermentata", da CERVESIAM), baiser ("bacio", attestato già in Catullo come BASIUM) e char ("carro", da CARRUM). Molti toponimi di città francesi risalgono ugualmente all’epoca celtica (LUTETIA PARISIORUM: Paris; ROTOMAGUS: Rouen; CATOMAGUS: Caen; BELLOVACI: Beauvais).
  • Il francone occidentale e altre lingue del ceppo germanico parlate dai Franchi, che rappresentano i principali idiomi di superstrato rispetto al latino volgare di Gallia. Tra le lingue romanze, il francese si rivela quella meno conservativa nei confronti della lingua madre, probabilmente anche a causa dell’alto indice di germanizzazione. Come in italiano, molti termini legati al campo semantico della guerra (guerre, da WERRA) sono di origine germanica. Tra i più comuni ricordiamo épée ("spada", da SPATHA), blesser e blessure ("ferire" e "ferita", da BLESSE), o ancora gagner ("vincere uno scontro", poi divenuto di accezione comune, da WAIDANJAN). Numerosi termini astratti indicanti i colori (blanc, "bianco", da BLANK), le qualità morali o caratteriali (riche, "ricco"; hardi, "coraggioso", "ardito"; laid, "brutto";) e l’amministrazione territoriale (fief,"feudo", da FEHU; ban, "bando", da BAN; alleu, "allodio", da AL-OD; marquis, "marchese", da MARKA) sono di origine germanica. Dal punto di vista morfologico, il francese ha ereditato dalla lingua francona numerosi suffissi quali –ISK, poi evolutosi in –ois, -ais come nel caso dell’eponimo Français ("francese", da FRANKISK, uomo libero), o ancora il peggiorativo –ARD (in vieillard, "vecchio"; bâtard, "bastardo").

Le lingue romanze sviluppatesi in Francia sulla base di queste influenze si articolavano in un ramificato sistema di varianti regionali. I linguisti riconducono ciascuno di questi idiomi all’interno di tre grandi famiglie distinte: quella delle lingue d’oïl (parlate a nord della Loira; tra le più rappresentative ricordiamo il franciano di Parigi, il vallone del Belgio e l'anglo-normanno), quella delle lingue d’oc (parlate a sud della Loira; tra di esse la più importante è di gran lunga il provenzale) e infine il francoprovenzale, parlato diffusamente nell’area geografica compresa tra la Savoia, la Svizzera romanda, la Valle d'Aosta e il Piemonte occidentale.

Una parte del Giuramento

L'evoluzione del latino volgare parlato in Gallia è attestata da numerosi documenti collocabili tra la fine dell'VIII secolo e l'inizio del X. Tra i testi più interessanti possiamo citare il Glossario di Reichnau, prodotto a nord della Loira intorno all'anno 750, in cui compaiono alcuni slittamenti semantici di termini già presenti nel latino classico che hanno poi assunto un diverso significato in francese (il verbo DONO si sovrappone al più classico FERO; oggi in francese il verbo donner significa infatti "dare" e non "donare"; il termine volgare FORMATICUM, da cui discende il moderno fromage, sostituisce allo stesso modo il classico CASEUM).

Gli studiosi tendono tuttavia a identificare nel vero atto di nascita della lingua francese il Giuramento di Strasburgo (842), documento di fondamentale importanza per la storia politica e linguistica dell'Europa. Con tale trattato, infatti, vengono poste le basi per la nascita di quella compagine politica corrispondente all'odierna Francia, mentre appare ormai evidente la presenza di una netta divaricazione tra la romana lingua parlata in Gallia e la teotisca lingua utilizzata nelle province germaniche. Il primo testo letterario in lingua francese di cui si abbiano notizie certe è invece la Sequenza di Sant'Eulalia (888), caratterizzata dall'uso di una prosa ritmata a cadenze regolari e dallo sviluppo di una forma primitiva di condizionale romanzo.

La lingua francese esercitò una notevole influenza sullo sviluppo dell’inglese a seguito della conquista dell'Inghilterra da parte dei Normanni di Guglielmo il Conquistatore (Battaglia di Hastings, 1066). L'anglo-normanno si impose con il suo prestigio come nuova lingua di corte, confinando il precedente idioma anglosassone al rango di vernacolo utilizzato dal popolo illetterato. Con il passare del tempo, tuttavia, i legami politici e culturali tra l’Inghilterra e la Normandia si affievolirono, determinando la perdita di vigore dell’anglo-normanno, che finì con l’essere assorbito dal nativo sassone. Il risultato di tale evoluzione fu la nascita del medio inglese, una lingua che conservava una struttura morfo-sintattica tipicamente germanica, ma che presentava un lessico costituito in gran parte di lemmi d’origine francese e latina.

In ambito continentale, invece, la precoce affermazione di Parigi quale centro del potere politico ed economico della Francia contribuì a rafforzare la posizione del franciano, variante della lingua d’oïl parlato nella regione dell'Île-de-France che cominciò lentamente a imporsi sugli altri dialetti. Per buona parte del Medioevo, tuttavia, la cultura e la letteratura di lingua d’oïl sviluppatasi a nord della Loira coabitarono con la cultura e letteratura di lingua d’oc fiorite tra il XI e il XIII secolo nella regione del Midi. Tale situazione di equilibrio perdurò fino alla crociata albigese bandita nel 1209 dal re Filippo Augusto contro i catari della città di Albi. Tale evento traumatico contribuì alla devastazione delle corti provenzali e al declino della cultura occitana, che perse definitivamente il suo predominio a favore del francese. Nonostante questa espansione, il latino rimase ancora a lungo la lingua della scuola, della cultura accademica e dei decreti reali. Fu solo con l’Ordonnance de Villers-Cotterêts, promulgata dal re Francesco I nel 1539, che il francese si impose come lingua ufficiale dei decreti reali e degli atti parlamentari.

Francesco I, il sovrano che promulgò l’Ordonnance de Villers-Cotterêts nel 1539.

Le guerre d’Italia (1494-1559) permisero alla Francia di entrare in contatto con le raffinatezze artistiche e letterarie del Rinascimento italiano. Tale incontro ebbe profonde influenze anche da un punto di vista linguistico, con la nascita di un petrarchismo francese e l’adozione di molti termini latini di origine colta, spesso accolti nella loro forma italianizzata. Nel medesimo periodo si assiste alla nascita del movimento poetico della Pléiade, i cui membri spingono in direzione di una codificazione accademica della lingua francese, al fine di ripulirla dall’uso di barbarismi e di esaltarne le intrinseche qualità di clarté e mesure. Nel 1549 il poeta Joachim du Bellay pubblicò il suo trattato Défense et illustration de la langue française, in cui attaccava duramente l'impasto linguistico "popolare" utilizzata dagli autori della tarda età medievale, sostenendo la necessità di promuovere una lingua illustre che potesse allo stesso tempo essere idioma d'uso e di penna. Nella seconda metà del Cinquecento, il francese parigino cominciò ad essere conosciuto (ma non ancora parlato) in tutto il territorio nazionale, arricchendosi nelle forme grammaticali e nel lessico tramite l'acquisizione di termini filosofici, politici e scientifici attinti direttamente dal latino letterario.

Il XVII secolo (Grand Siècle) è considerato un periodo d'oro per la diffusione della lingua, della letteratura e della cultura francese in Europa. Nel 1635, il cardinale Richelieu fondò l'Académie française, l'ente che ancora oggi sorveglia l'uso della lingua e le sue variazioni, con lo scopo di rendere il francese la lingua della diplomazia internazionale, nonché l'idioma di riferimento per gli scambi culturali tra persone di differente nazionalità. Il trattato di Westfalia (1648), con cui si conclude la sanguinosa Guerra dei Trent'anni, fu redatto in francese, e segnò l'inizio di un'egemonia politica e culturale della Francia destinata a durare fino al 1815. Nel corso della seconda metà del secolo, inoltre, il prestigio della corte di Luigi XIV contribuì a fare del francese la lingua ufficiale delle élite aristocratiche e intellettuali dell'intero continente. Nel frattempo, continuava l'attività normativa dell'Académie, tramite l'adozione di una riforma ortografica volta a normalizzare alcune oscillazioni risalenti all'epoca medievale (Roy divenne Roi; françoys divenne français). Con la pubblicazione del Dictionnaire de l'Académie française (1694), infine, il modello di razionalità e chiarezza con cui la lingua francese e la Francia si identificano ancora oggi si impose in modo definitivo all'interno dei confini nazionali.

Quarta edizione in due volumi del Dictionnaire (1768).

Durante l'età dell'Illuminismo, il francese continuò ad affermarsi come idioma della diplomazia e della cultura. La pubblicazione dell'Encyclopédie contribuì inoltre a rafforzare la sua posizione di lingua franca per la divulgazione del sapere tecnico e scientifico. Alcuni tra i testi fondamentali per la nascita della moderna teoria dello Stato risalgono proprio a questo periodo; tra i più importanti, ricordiamo le Lettres persanes (1721) e l'Esprit des lois (1748) di Montesquieu, oltre al Dictionnaire philosophique di Voltaire.

Fu solo con la Rivoluzione che il francese divenne una lingua autenticamente nazionale e popolare. Se fino ad allora, infatti, la maggior parte della popolazione aveva continuato ad esprimersi utilizzando i vari dialetti locali, il Governo repubblicano emanò una serie di decreti atti a trasformare quello che era stato per secoli un idioma di corte nella lingua della Grande Nation. L'istruzione pubblica e gratuita per tutti permise di rafforzare la presenza del francese sul territorio. L'uso dei patois venne scoraggiato e aspramente combattuto, in quanto ritenuto veicolo di ignoranza e di corruzione morale. La lingua nazionale, viceversa, avrebbe dovuto incarnare i valori repubblicani e patriottici di Liberté, Egalité, Fraternité. Nel corso del XIX secolo, con il perfezionamento del sistema scolastico nazionale e la progressiva diffusione della stampa quotidiana, il francese si affermò definitivamente come lingua parlata presso la totalità del territorio nazionale.

Calligramma di Apollinaire

Il Romanticismo aveva nel frattempo introdotto alcuni elementi di innovazione nell'ambito dell'uso letterario della lingua. La polemica nei confronti delle regole classiche sfociò nell'adozione di un linguaggio aperto alle infiltrazioni delle lingue regionali o dei vari gerghi sociali. Tra gli scrittori romantici, Victor Hugo fu il primo a condurre, all'interno del suo capolavoro Les Misérables (1862), una riflessione di ampio respiro intorno al fenomeno linguistico dell'argot, gergo utilizzato fin dall'inizio dell'Ottocento dalla malavita parigina. Tale sperimentazione di tipo linguistico, pur contrastata dai parnassiani e dal purismo di illustri scrittori quali Gustave Flaubert, continuò a fiorire nel XX secolo, grazie all'opera di Guillaume Apollinaire e dei futuristi. Agli anni Cinquanta risale un nuovo gergo giovanile noto come verlan, basato principalmente sull'inversione dell'ordine delle sillabe all'interno di una parola.

Nonostante la tradizione normativa di carattere accademico sopravviva ancora oggi, la lingua francese dell'inizio del XXI secolo si caratterizza per la presenza di un certo numero di prestiti linguistici in vari ambiti semantici. Nell'ambito del lessico sportivo e colloquiale, sono particolarmente frequenti gli anglicismi (challenge al posto di défi per indicare la "sfida" in ambito sportivo; match per indicare una partita; score per indicare il "punteggio"; job per indicare i lavoretti stagionali), mentre, al contrario di quanto avviene in Italia, il lessico legato all'informatica o all'economia tende ad essere maggiormente francesizzato (ordinateur al posto di "computer"; disque dur al posto di "hard disk"; souris al posto di "mouse"; pourriel al posto di "spam"; courriel al posto di "e-mail"; taux d'obligations per "spread"; agence de notation per "agenzia di rating"; pacte bugetaire per "fiscal compact"). Nell'ambito del linguaggio giovanile praticato nelle banlieues, alcune espressioni idiomatiche registrano invece la presenza di prestiti consolidati dalla lingua araba.

Varianti della lingua francese nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Come risultato dell'espansione coloniale della Francia, e in misura minore del Belgio, nel corso dell'età dell'imperialismo, il francese è oggi parlato correntemente in più di 35 Stati ripartiti su cinque continenti. Benché il "francese standard", chiamato anche français international, sia preso a modello in tutto il mondo per l'insegnamento della lingua a livello scolastico, esistono numerose varianti locali che si sono arricchite, nel corso del tempo, di prestiti linguistici, espressioni idiomatiche o influssi tipici delle culture preesistenti presso l'area geografica in cui si sono sviluppate.

Non bisogna confondere tali varianti del francese con quelli che molto spesso vengono erroneamente definiti i "dialetti" parlati in Francia. Esattamente come nel caso dell'italiano, infatti, questi ultimi non possono essere considerati semplici varianti del francese. Si tratta in effetti di lingue autonome che hanno subito una progressiva decadenza socio-culturale di fronte all'avanzare dell'idioma di Parigi, fino a essere relegate all'interno di una dimensione fortemente minoritaria. Tale discorso vale per le lingue d'oïl come il vallone, il piccardo o il normanno e ancora di più per la famiglia delle lingue d'oc, come ad esempio il provenzale, che presentano una filogenesi autonoma. In Francia, studiosi e linguisti non parlano infatti di dialetti, quanto di langues régionales.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingue della Francia.

Il francese in Europa[modifica | modifica wikitesto]

La lingua francese si è storicamente sviluppata in Europa, ove è parlata da circa 73 milioni di locutori madrelingua. I principali paesi europei in cui si parla questa lingua sono la Francia, il Belgio, la Svizzera, il Lussemburgo e la Valle d'Aosta. Pur rimanendo fondamentalmente simili, queste varietà presentano delle peculiarità lessicali e fonologiche assai interessanti.

Il francese in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il francese di Parigi[modifica | modifica wikitesto]
Vista di Parigi a partire da Notre-Dame de Paris.

La definizione di francese parigino equivale grossomodo con quella di francese standard, essendo la variante della capitale presa a modello per l'insegnamento della lingua in tutto il mondo. All'interno di tale variante esistono tuttavia notevoli discrepanze dettate principalmente da fattori socio-culturali. I banlieusards di origine magrebina o gli studenti del Quartiere latino, ad esempio, difficilmente si esprimeranno utilizzando un lessico e una struttura sintattica che rispettino le norme dettate dall'Académie française. Già Victor Hugo definiva la parlata di Parigi come un buon compromesso "choisi par les peuples comme intermédiaire entre l'excès de consonnes du nord et l'excès de voyelles du midi". Dal momento che il francese parigino si identifica con il francese standard, è assai difficile individuare dei tratti "dialettali" che lo distinguano rispetto alle altre varianti. È possibile invece sottolineare alcuni elementi peculiari della parlata di Parigi, e per estensione del francese standard, che non sempre emergono nella prassi d'uso di altre varianti dialettali. Tra le peculiarità più comuni possiamo ricordare, dal punto di vista fonologico:

  • L'uso comune della r uvulare.
  • Il rafforzamento della pronuncia nasale di n preceduta dalla vocale (come in on, mon, bon bon) e corrispettivo indebolimento della pronuncia nasale di n preceduta da u (come in parfum).

Per quanto concerne la morfologia e la grammatica, il francese parigino privilegia più di altre varianti l'uso dei partitivi per esprimere una quantità indefinita (es. "Compro il pane" = "J'achète du pain"), così come l'accordo del participio del verbo avere qualora preceduto da pronomi relativi o che esprimono il complemento oggetto ("Sono i dolci che ha preparato per la cena di stasera" = "Ce sont les gâteaux qu'il a preparés pour le dîner de ce soir"). Il congiuntivo è inoltre spesso sostituito dall'indicativo con i verbi che esprimono un'idea o un'opinione di cui si è ragionevolmente certi ("Penso che abbia ragione" = "Je pense qu'il a raison").

Il francese settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la definizione di français septentrional si collocano tutte quelle varianti idiomatiche diffuse a nord di Parigi che subiscono l’influenza di lingue d’oïl diverse dal francese quali il vallone, il piccardo o il normanno. Le principali differenze rispetto alla lingua standard sono di natura fonologica: tutte le nasali vengono pronunciate con un’enfasi maggiore, mentre il fenomeno della liaison è presente anche in quei casi in cui la normativa accademica tende ad ometterlo. Anche la pronuncia delle vocali chiuse tende a essere particolarmente accentuata. Per quanto riguarda il lessico, prestiti provenienti dalle lingue regionali coabitano con espressioni mutuate dal bretone, dal fiammingo o dal tedesco, tradizionalmente parlati da minoranze residenti presso le zone di confine.

Il francese meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Le varianti di francese parlate a sud della Loira sono influenzate dalla coesistenza con l'occitano, che ha continuato a fungere da lingua madre per una buona parte della popolazione rurale almeno fino alla prima metà del XX secolo. La pronuncia del Midi è caratterizzata da un indebolimento generalizzato della nasalizzazione, spesso sostituita da una palatalizzazione di /n/ (come in pain, a volte pronunciato [paŋ] in luogo di [pã]). Allo stesso modo, la pronuncia delle vocali toniche è molto più aperta rispetto a quanto accade nel francese standard; la parlata meridionale pronuncia spesso e volentieri anche le e muettes in fine di parola.

Il francese belga[modifica | modifica wikitesto]

Il francese è una delle tre lingue ufficiali del Belgio, assieme all'olandese e al tedesco, ed è lingua materna di circa il 43% dell'intera popolazione (4,5 milioni di persone). In questo paese, il francese fu storicamente la lingua delle élite culturali ed economiche nelle grandi città, soprattutto a Bruxelles, ove la maggioranza della popolazione parlava tuttavia il fiammingo. Con il passare del tempo, la vitalità del vallone e delle altre lingue d'oïl parlate in Vallonia venne meno, determinando una massiccia francesizzazione di questa regione, similmente a quanto accadde nelle Fiandre, ove i dialetti del fiammingo e del frisone perdevano terreno di fronte all'avanzata dell'olandese.

Quando nel 1830 il Belgio ottenne l'indipendenza dal Regno Unito dei Paesi Bassi, le élite cattoliche e francofone della capitale imposero il francese come unica lingua ufficiale, mentre all'olandese venne riconosciuto uno status di ufficialità solo a partire dal 1908. Nel corso del XIX secolo, inoltre, il prestigio del francese come idioma della cultura e del commercio internazionale favorì un drastico mutamento della situazione linguistica di Bruxelles. La capitale, tradizionalmente fiamminga, divenne una città a maggioranza francofona a partire dal 1910, consolidando una tendenza destinata a rafforzarsi nei successivi cento anni.

I territori di lingua francese sono evidenziati in rosso. Essi comprendono la Regione di Bruxelles-Capitale e la Vallonia, ad eccezione dei comuni che costituiscono la Comunità germanofona del Belgio

Oggi, la regione di Bruxelles è ufficialmente bilingue francese-olandese, ma l'uso del francese appare di gran lunga predominante. Lo status di capitale dell'Unione europea che la città belga ricopre tende infatti a favorire l'uso del francese e di altre lingue della diplomazia, come ad esempio l'inglese e il tedesco, acuendo il declino dell'olandese, ormai parlato e compreso da poco meno del 16% della popolazione residente (contro il 77% per il francese). Negli ultimi anni, inoltre, il massiccio afflusso di immigranti provenienti dall'Africa francofona e dal Maghreb ha ulteriormente esteso l'uso del francese nella Regione di Bruxelles-Capitale e nei comuni fiamminghi limitrofi, determinando la nascita della tache d'huile francophone. Molti politici fiamminghi denunciano la diffusione del francese in regioni tradizionalmente di lingua olandese come una violazione ai confini della frontiera linguistica fissata con la Costituzione federale del 1970.

La questione linguistica è spesso oggetto, nell'ambito della politica belga, di un violento scontro tra valloni e fiamminghi, divenendo in questo modo la cartina tornasole delle profonde divisioni economiche e culturali che separano le due principali comunità del Paese. Negli ultimi anni, il partito indipendentista Alleanza Neo-Fiamminga di Bart de Wever ha sovente utilizzato l'argomento linguistico per proporre una secessione delle Fiandre dal resto del Belgio.

Il francese belga è perfettamente comprensibile per tutti gli altri francofoni, ma presenta alcune peculiarità fonologiche e morfologiche. In primo luogo, si segnala un uso abbondante della liaison e una tendenza a pronunciare le vocali scure in modo chiuso, similmente a quanto accade nel français septentrional. Le nasali sono rafforzate a tal punto che alcuni termini omofoni nel francese di Francia sono pronunciati in modo diverso dai Belgi francofoni (brin e brun sono omofoni in Francia a causa dell'indebolimento della nasalizzazione di u, mentre in Belgio la differenza di pronuncia è mantenuta). La lettera w, pronunciata in Francia /v/, diventa /wa/ in Belgio, probabilmente a causa dell'influsso dell'olandese, per cui parole come wagon e Waterloo sono pronunciate differentemente nei due paesi.

In ambito lessicale, il francese belga conserva alcune forme arcaiche ormai cadute in disuso in Francia. I numerali superiori a 60 (soixante), ad esempio, non adottano il sistema di numerazione vigesimale, ma un computo su base decimale simile a quello presente nella lingua italiana. I belgi non dicono dunque soixante-dix per indicare il numero 70, ma septante; invece il numero 80 è quatre-vingts e non huitante come in Svizzera; così come 90 si dice nonante e non quatre-vingt-dix. Allo stesso modo, in Belgio non si usa indicare la colazione come petit-déjeuner, ma semplicemente come déjeuner, termine che in Francia definisce il "pranzo". Il pasto di mezzogiorno si chiama per i belgi dîner, termine che per i francesi identifica invece la "cena". In Belgio, il pasto serale è ancora chiamato souper, termine arcaico con cui in Francia si designava, al tempo dell'Ancien Régime lo spuntino notturno consumato al ritorno da uno spettacolo teatrale.

Il francese belga, soprattutto nella sua variante brussellese, presenta molti prestiti dal fiammingo e dalle altre lingue germaniche. Nel campo della pubblica amministrazione, ad esempio, il sindaco (maire in Francia) è chiamato bourgmestre, dall'olandese burgemeester, così come il comune (mairie per i francesi) diventa la maison communale, calco dall'olandese gemeentehuis. Altri termini fiamminghi entrati nell'uso corrente del francese belga sono legati soprattutto all'ambito culinario, come ad esempio gaufre, waterzooi, fritkot, in francese baraque à frites ("friggitoria"), ma anche ad altri ambiti come "kot" (camera per studenti) .

Il francese svizzero[modifica | modifica wikitesto]

Il francese è, insieme al tedesco, all'italiano e al romancio, una delle quattro lingue ufficiali della Svizzera a livello federale. È la lingua materna di circa il 20% della popolazione (2 milioni di persone), tradizionalmente concentrata nella regione occidentale del paese, nota come Svizzera romanda. Il francese è inoltre lingua ufficiale in sette cantoni: Giura, Vaud, Neuchâtel, Ginevra, Berna, Friburgo e Vallese. La più grande città francofona della Svizzera è Ginevra.

Il francese svizzero, pur influenzato a livello fonetico dal preesistente francoprovenzale, si distanzia poco da quello parlato in Francia. Tra le peculiarità lessicali più importanti ricordiamo l'uso delle forme septante, huitante e nonante al posto di soixante-dix, quatre-vingts e quatre-vingt-dix. Numerosi sono i prestiti dal tedesco, sia nell'ambito dell'amministrazione (la già citata maison communale, calco linguistico dal tedesco Rathaus, sostituisce il termine mairie per indicare il "municipio") che in quello della lingua quotidiana (foehn, prestito dal tedesco al posto di sèche-cheveux, che in francese significa "asciugacapelli"; natel, parola-macedonia di origine tedesca che sostituisce portable per indicare il "telefono cellulare").

Il francese in Lussemburgo[modifica | modifica wikitesto]

La lingua nazionale del Granducato di Lussemburgo è il lussemburghese, ma il francese e il tedesco sono entrambi riconosciuti come lingue ufficiali. Grazie alla vicinanza con la Francia e con il Belgio, oltre che alla presenza di numerosi lavoratori frontalieri, il francese viene praticato quotidianamente da una grande maggioranza di lussemburghesi. La stampa, sia scritta che televisiva, e la giurisprudenza sono i due ambiti della vita nazionale in cui il francese svolge il ruolo di lingua ufficiale de facto, mentre i dibattiti politici in sede parlamentare avvengono spesso in tedesco. Il sistema scolastico è trilingue e prevede una progressiva sostituzione del lussemburghese, utilizzato alla scuola primaria, con il francese e il tedesco, idiomi usati comunemente nell'ambito dell'istruzione superiore ed universitaria.

Il francese in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il francese valdostano[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene per i Valdostani non di madrelingua italiana, la lingua madre sia nella maggior parte dei casi il patois francoprovenzale valdostano, ad essere riconosciuto come lingua co-ufficiale è il francese, in virtù dello status ufficiale di questa lingua in Valle d'Aosta a partire dal 1536[6].

La Costituzione italiana protegge e sostiene le minoranze linguistiche, siano o meno esse dotate di un riconoscimento a livello ufficiale. La Valle d'Aosta, regione a statuto speciale dal 1948, riconosce il francese come lingua ufficiale a parità di dignità con l'italiano. In virtù di tali disposizioni, l'apparato amministrativo della regione è perfettamente bilingue, così come il sistema scolastico (il monte ore riservato allo studio della lingua francese è identico a quello dedicato all'italiano) e la segnaletica stradale. I toponimi delle città valdostane sono indicati esclusivamente in francese, ad eccezione di Aosta, il cui nome ufficialmente bilingue è Aosta/Aoste.

Tra le peculiarità del francese valdostano, a livello lessicale si segnala l'uso di alcuni termini inesistenti o obsoleti nel francese standard, provenienti essenzialmente dal patois valdostano o dall'italiano. Alcuni esempi sono syndic (= sindaco, presente ugualmente nella Svizzera romanda) e maison communale (= municipio). Sono presenti inoltre delle espressioni idiomatiche tipiche non in uso altrove[7].

Il francese nelle Isole anglo-normanne[modifica | modifica wikitesto]

Le isole del Canale situate al largo della costa francese della Manica sono una dipendenza della Corona britannica, ultimi resti degli antichi possedimenti inglesi in Francia, su cui la regina Elisabetta II governa in qualità di Duca di Normandia. Benché l'inglese si sia con il tempo imposto nell'arcipelago come idioma dell'amministrazione e della comunicazione, l'uso di alcune varianti dell'antica lingua anglo-normanna rimane ancora vivo, soprattutto sulle due isole principali di Jersey e Guernesey. Le varianti di francese note come jersais e guernensais sono inoltre tutelate e protette dal governo come parte integrante del patrimonio culturale dell'arcipelago. Tra le principali peculiarità lessicali ricordiamo l'uso di termini di età medievali per la descrizione di realtà amministrative proprie delle isole normanne come baillage, bailli o ancora fief.

Il francese in America[modifica | modifica wikitesto]

Il continente americano fu storicamente il secondo in cui il francese venne introdotto come lingua materna, in seguito alla colonizzazione di vaste aree del Canada, degli Stati Uniti e dei Caraibi operata dalla Francia tra il XVII e il XVIII secolo. Oggi in America vivono circa 15 milioni di persone per cui il francese è lingua materna, la maggior parte dei quali è concentrata nella provincia canadese del Québec, ma con comunità significative anche in Ontario, nel Nuovo Brunswick, in Louisiana e nelle Antille. A questi vanno aggiunti coloro che hanno per prima lingua il creolo francese, parlato nei Caraibi da circa 10 milioni di persone. Sommando questi dati, possiamo ben capire come l'America francofona, con i suoi 25 milioni di parlanti, possa costituire un modello linguistico e culturale in grado di distanziarsi sia da quello proposto dall'America anglosassone, che da quello veicolato dall'America latina. Il francese risulta altresì la quarta lingua più parlata nell'intero continente americano dopo lo spagnolo, l'inglese e il portoghese.

Il francese canadese[modifica | modifica wikitesto]

Il primo esploratore francese a giungere in Canada fu Jacques Cartier, che sbarcò presso le coste del Bas-Saint-Laurent nel 1534. Un reale tentativo di colonizzazione non avvenne tuttavia prima del 1608, quando Samuel de Champlain fondò la città di Québec, che ancora oggi è riconosciuta come culla della Francofonia americana, oltre ad essere l’unico centro urbano in tutto il Nord America provvisto di una cerchia di mura.

La diffusione della lingua francese in Canada. In marrone scuro sono evidenziate le zone in cui si concentrano le comunità di madrelingua francese, mentre in marrone chiaro sono segnalate le regioni bilingui. In giallo le aree in cui la prima lingua parlata è l'inglese.

Nei decenni successivi, la colonizzazione francese portò alla nascita di una comunità linguistica compatta di circa 60.000 abitanti. Quando, nel 1763, la Francia fu costretta a cedere tutte le sue colonie alla Gran Bretagna, la popolazione francofona del Canada riuscì a mantenere vivo l’uso della propria lingua, pur dovendo misurarsi con la crescita demografica degli insediamenti inglesi. L’isolamento nei confronti dell’antica madrepatria e l’influenza della lingua inglese determinarono una profonda trasformazione nelle strutture linguistiche del francese canadese, che oggi si differenzia sensibilmente dalle varianti europee per la pronuncia, per l’uso di alcuni arcaismi e di molte espressioni idiomatiche. Se per un francofono europeo non sussistono particolari difficoltà di comunicazione nell’ambito di contesti formali in cui si faccia uso di una forma standardizzata del francese canadese, assai più problematico risulta il confronto con il joual, variante sociolinguistica utilizzata in un contesto familiare e giovanile, il cui ruolo è simile a quello dell’argot in Francia.

Nell’ambito del francese canadese è inoltre possibile distinguere alcune varianti autonome, frutto di uno sviluppo peculiare delle diverse comunità di parlanti a livello storico e culturale. Non bisogna dimenticare infatti che i coloni che nel corso del XVII e del XVIII secolo si stabilirono nella Nuova Francia erano soprattutto di origini bretoni e normanne, e che questo fatto contribuì a influenzare lo sviluppo del francese così come è tuttora parlato in Canada. Allo stesso tempo, la presenza di legami storici più o meno consolidati delle varie comunità di coloni con la madrepatria ha determinato una differenziazione territoriale della lingua in numerosi dialetti.

In Canada, il francese è oggi parlato da circa 10 milioni di persone (circa il 31% della popolazione canadese). La variante di gran lunga più diffusa è quella del Québec, unica provincia a forte maggioranza francofona della confederazione, in cui si concentra la più grande comunità della francofonia americana (7,5 milioni di parlanti, circa il 94% della popolazione della provincia). A grande distanza, seguono la variante franco-ontariana, parlata da 580.000 abitanti dell’Ontario (5% della popolazione totale), e il dialetto acadiano, parlato da circa 380.000 persone nel Nuovo Brunswick (33% della popolazione totale; il Nuovo Brunswick è l’unica provincia completamente bilingue del Canada) e nelle altre province marittime. Comunità minori sono inoltre disseminante nelle province anglofone del Manitoba, dell’Alberta e della Columbia britannica.

Da un punto di vista fonologico, il francese québécois si caratterizza per una fortissima denasalizzazione, che può porre qualche problema di comprensione per un francofono non abituato a questo tipo di pronuncia. L'uso delle nasali ha un ruolo diacritico fondamentale nel francese standard, poiché permette di distinguere il genere maschile da quello femminile nelle forme degli aggettivi, come appare evidente nel m. italien ([italiɛ̃]) e nel f. italienne ([italiɛn]). Eliminando questo tipo di distinzione, il francese canadese deve spesso appoggiarsi al contesto del discorso per intuire il genere grammaticale dell'aggettivo. Sempre da un punto di vista fonologico, il francese canadese si contraddistingue per la mancanza della /r/ uvulare, sostituita da una /r/ vibrante simile a quella presente in italiano, oltre che per una pronuncia fortemente chiusa delle vocali toniche, per certi aspetti affine a quella del Belgio e della Francia settentrionale.

Il lessico si caratterizza per la presenza di numerosi arcaismi in uso nel XVII secolo e ormai scomparsi in Europa. L'automobile viene spesso designata con il termine char, che in Francia indica esclusivamente il "carro". Allo stesso modo la "bevanda", boisson nella lingua standard, è definita tramite l'uso dell'antico vocabolo breuvage, che ha inoltre dato origine al termine equivalente in inglese beverage. Ancora, l'atto del "guidare la macchina" (fr. conduire) è espresso ricorrendo al verbo chauffer (da cui deriva chauffeur, "autista"), mentre la "cena" è resa con l'uso del termine souper, risalente come abbiamo già visto all'epoca dell’Ancien Régime. Molti anglicismi presenti nella lingua d'uso comune in Francia sono stati eliminati dal francese del Québec nel tentativo di difendere la purezza della lingua dall'influenza dell'inglese americano. Il parcheggio, comunemente chiamato parking in Europa, diventa in Canada stationnement, mentre nella segnaletica stradale è possibile notare la presenza del termine francese arret in luogo dell'inglese stop, comune in Francia e negli altri paesi francofoni. Il lessico del francese canadese presenta inoltre numerosi lemmi in grado di descrivere realtà prettamente nordamericane (raquetter, "camminare con le racchette sulla neve"; caribou, "caribù"; cabane, "bungalow"), oltre ad abbondare in prestiti provenienti dalle lingue dei nativi americani.

Il francese negli Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

La lingua francese fu storicamente parlata in due aree ben distinte degli Stati Uniti, e cioè nella parte settentrionale del New England a confine con il Canada, corrispondente agli attuali Stati del Maine e del New Hampshire, e in Louisiana, che fu colonizzata dai francesi nel periodo compreso tra il 1682 e il 1803. Malgrado la forte anglicizzazione che ha interessato questi territori soprattutto a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, entrambe le regioni presentano ancora oggi un legame molto forte con la lingua e la cultura francesi. Nel Maine e nel New Hampshire il francese è la lingua materna rispettivamente del 5% e del 6% della popolazione, con percentuali che sfiorano il 25% nelle contee più settentrionali. I motivi di questa diseguale distribuzione dei francofoni vanno ricercati nella prossimità dei due Stati con le frontiere del Québec e del Nuovo Brunswick, circostanza che facilita il mantenimento della lingua in tali regioni.

Quanto alla Louisiana, la sua identità al tempo stesso francese, creola e afroamericana costituisce un motivo d'orgoglio per i cittadini dello "Stato del Pellicano". Il francese è riconosciuto come lingua ufficiale accanto all'inglese e gode di speciali misure finalizzate alla sua protezione e promozione come parte del patrimonio culturale della Louisiana. Si stima che circa l'8% dei louisianesi siano di madrelingua francese: la maggioranza di questi ultimi è concentrata nelle regioni meridionali dello Stato, comprendente le 22 parrocchie dell'Acadiana in cui la tradizionale cultura creola è ancora viva. Nella regione dell'Acadiana circa il 33% della popolazione parla il francese cajun, fortemente influenzato dal dialetto acadiano del Nuovo Brunswick, dal creolo haitiano, dalle lingue parlate dalla comunità afroamericana, dall'inglese e dallo spagnolo. Con circa 2 milioni di locutori madrelingua, il francese è inoltre dopo l'inglese, lo spagnolo e il cinese la quarta lingua più parlata negli Stati Uniti.

Il francese nei Caraibi e in America del Sud[modifica | modifica wikitesto]

Il francese è presente a vario titolo nella regione caraibica, con comunità particolarmente consistenti nelle grandi e piccole Antille. La Francia colonizzò nel corso del XVII e del XVIII secolo molte di queste isole, allora economicamente strategiche per la loro produzione saccarifera. La maggior parte di tali territori venne ceduta alla Gran Bretagna al termine della guerra dei sette anni (1763), circostanza che favorì la nascita di un bilinguismo francese-inglese in molti di questi arcipelaghi. Nello Stato di Santa Lucia e nella repubblica di Dominica, ad esempio, la maggior parte della popolazione ha come lingua materna il creolo francese, mentre l'inglese resta la lingua dei media e dell'amministrazione. Il più importante paese francofono dei Caraibi è la Repubblica d'Haiti, colonizzata dai francesi nel Settecento e resasi indipendente dopo la rivolta di schiavi neri guidata da Toussaint Louverture nel 1803. I suoi 9,5 milioni di abitanti parlano come lingua materna il creolo haitiano, una lingua pidgin evolutosi a partire dal francese grazie all'apporto di numerosi elementi della sintassi e del lessico tipici delle lingue africane parlate dagli schiavi. Circa il 40% della popolazione, appartenente alle classi più colte, dichiara di poter inoltre esprimersi fluentemente in francese. La lingua è ufficiale nei dipartimenti d'oltremare francesi di Martinica e Guadalupa, oltre che nel territorio sudamericano della Guyana francese.

Il francese in Africa[modifica | modifica wikitesto]

Alfabeto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto francese e Fonologia della lingua francese.

I principali diacritici sono: à â ç è é ê ë î ï ô ù û ü ÿ.

Ci sono delle cosiddette "consonnes muettes" ossia consonanti mute che generalmente non si leggono in fine di parola. Esse sono le seguenti: D, P, S, T, G, X, Z.

Altro tratto caratteristico della lingua francese è la "liaison", che tradotto in italiano significa "collegamento". Essa è, infatti, l'unione fonetica di due parole. Si fa la "liaison" quando ci si trova di fronte a due parole fra cui la prima finisce con una consonante e la seconda inizia con una vocale (come nous avons, ils admirent...).

La riforma ortografica del 1990[modifica | modifica wikitesto]

L'ortografia francese, su proposta del "Conseil supérieur de la langue française" che riunisce la rappresentanza di alcuni paesi francofoni, ha proposto una riforma che è stata approvata secondo la quale l'ortografia di meno del 3% del vocabolario è variata. L'Accademia insiste nel dire che tali modifiche non sono obbligatorie ma solo raccomandate.

Queste correzioni hanno l'obiettivo di rendere il francese più "logico" e più moderno pur rispettando l'etimologia delle parole, ma vogliono anche influenzare le norme per la creazione dei nuovi termini. La maggior parte dei francesi, tuttavia continua ad aderire all'ortografia tradizionale[8].

Premi Nobel[modifica | modifica wikitesto]

Hanno vinto il Premio Nobel per la letteratura i seguenti scrittori di lingua francese:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Da "francophonie.org"
  2. ^ Statistica Ethnologue 2009. URL consultato il 30 giugno 2013.
  3. ^ Statuto speciale della regione autonoma Valle d'Aosta, titolo VI
  4. ^ http://encarta.msn.com/media_701500404/Languages_Spoken_by_More_Than_10_Million_People.html
  5. ^ France. Diplomatie-Ministère des Affaires étrangères et européennes
  6. ^ Emmanuele Bollati, Congregazioni dei tre stati della Valle d'Aosta, Torino : Stamperia reale di G.B. Paravia, 1884.
  7. ^ Jean-Pierre Martin, Description lexicale du français parlé en Vallée d'Aoste, éd. Musumeci, Quart, 1984.
  8. ^ cfr. il sito per le nuove regole.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Dizionari[modifica | modifica wikitesto]

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]