Lingua istriota

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Lingua istriota
Parlato in Croazia Croazia
Italia Italia
Regioni Istria Istria
Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia
Persone 3000 ca.
Tipo sillabica
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Italo-dalmate
     Istrioto
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 ist  (EN)
SIL IST  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Dòuti i omi naso lèibari e cunpagni in dignità e diriti. Luri i uò la razon e la cusiensa e i uò da cunpurtase òun invierso l'altro cun spèirito da fradelansa.[1]

La lingua istriota (istrioto) è una lingua romanza autoctona dell'Istria meridionale (codice ISO 639-3 IST), distinta dal dialetto istroveneto (Istriano o Veneto d'Istria). Viene parlata (ormai quasi esclusivamente come seconda lingua o come lingua familiare) da 1.000-2.000 persone nell'Istria meridionale, e da ancora poche migliaia di profughi ed esuli istriani dispersi in Italia (tra cui si segnalano per un discreto grado di compattezza e di conservazione la comunità di Trieste e le comunità di Fertilia e Maristella, presso Alghero in Sardegna) e nel mondo.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Aree di lingua istriota (verde nel 1850, grigio nel 1900 e rosso nel 1950; nel 2000 solo sparuti gruppi nei sei centri cittadini citati nel testo)

Il termine "istrioto" fu creato da Graziadio Ascoli, fondatore della glottologia italiana nella seconda metà del XIX secolo, in riferimento ai locutori discendenti delle popolazioni latine e latinizzate che abitavano ininterottamente l'Istria sin dall'epoca romana.

Fino alla seconda guerra mondiale la lingua istriota era parlata dalla maggioranza della popolazione di Rovigno, Dignano d'Istria, Valle d'Istria, Fasana, Gallesano e Sissano.
Oggi l'istrioto, in fortissima regressione, è parlato principalmente dagli anziani e utilizzato e compreso sempre meno dai giovani delle ristrette comunità italiane di Rovigno, Valle e Gallesano, in misura ancora minore a Dignano, e tende ormai a scomparire a Fasana e Sissano.
Anche se non mancano, soprattutto negli ultimi tre decenni, iniziative e tentativi volti alla sua valorizzazione e rivitalizzazione presso le locali comunità.

Un tempo l'ambito di diffusione era maggiore e comprendeva tutta la costa e l'immediato entroterra dell'Istria meridionale, il cosiddetto Agro polese, dal Canal di Leme al fiume Arsa, territorio di cui rappresentava il dialetto autoctono, includendo entro i suoi limiti, oltre Rovigno, Canfanaro e Duecastelli, Sanvincenti e Barbana. Alcuni retaggi lascerebbero intendere che forse pure Orsera, a nord del Leme, fosse inclusa nel suo areale originario.
Il linguista Antonio Ive scrisse che nel 1888 l'istrioto era parlato da quasi tutti i 10.000 abitanti di Rovigno.

Da Pola l'istrioto, dove pure era idioma autoctono, fu estromesso a seguito del trasferimento in città, a partire dalla metà del XIX secolo, dell'arsenale militare della marina austroungarica. Tale evento innescò un tumultuoso sviluppo della città con masse di immigrati di diversa provenienza che per comunicare fra loro utilizzavano la lingua franca dell'Istria, il dialetto istroveneto (detto anche veneto o semplicemente istriano), che in brevissimo tempo soppiantò l'istrioto, già in forte regressione.

Negli altri centri si è progressivamente corrotto e quasi estinto prima per influenza della lingua veneta (lasciando solo alcune caratterizzazioni fonetiche nei dialetti istroveneti) e poi con il colpo devastante dell'esodo istriano delle popolazioni di etnia e cultura italiana, seguìto alla seconda guerra mondiale. Ancora in altri villaggi dell'Agro polese si estinse o venne assimilato già in epoche più remote, oltre che per la citata supremazia dell'istroveneto, pure per l'immigrazione massiccia in questi luoghi, ormai quasi deserti causa pestilenze e guerre, di genti slave, morlacche e di altra origine, favorite dalla Repubblica di Venezia (in particolar modo proprio nella Polesana) nei secoli tra il XIV ed il XVII (vedi ad es. i centri di Promontore, Pomer, Medolino, Lisignano, Stignano, Marzana, Momarano, Peroi, Sanvincenti ed altri ancora).

Oggigiorno anche i giovani delle comunità italiane di Rovigno e Dignano d'Istria hanno adottato il veneto. Una miglior conservazione, seppur sempre più precaria, si può notare solo a Gallesano e a Valle d'Istria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'istrioto, secondo Matteo Bartoli ed altri linguisti, ha le sue lontane radici nella decisione di Augusto di insediare nel territorio di Pola (Pietas Julia Pola, Pollentia Herculanea), che andava dal Canal di Leme (Limes) all'Arsa, i veterani del suo esercito vittorioso. Questi legionari, quasi tutti originari dall'Abruzzo e dalla Puglia, si mescolarono cogli Illiri (o veneto-illirici, gli Histri) autoctoni dell'Istria e del vicino Quarnero, e diedero origine al popolo ed alla cultura istriota dell'Istria meridionale.

Lo storico Bernardo Benussi, nel suo saggio del 1924 L'Istria nei suoi due millenni di storia, si basava su questa affermazione di Matteo Bartoli: "L'istriano è il dialetto indigeno che si parla ancora, specialmente dal popolo, a Rovigno, Dignano, Fasana. È un dialetto a sé, italiano.... che presenta dei punti di contatto notevolissimi con l'abruzzese, il tarentino ecc." Da ciò Benussi avanzava questa precisa ipotesi: "E non potrebbe, chiedo io, questa somiglianza dell'istriano usato in gran parte nella regione fra il Leme e l'Arsa derivare dai coloni romani che Augusto trapiantò nella colonia di Pola da lui rinnovata togliendoli dall'Italia meridionale? A suffragare ulteriormente questa ipotesi vi è la diffusione, sempre e soltanto nella sola area dell'ex agro romano di Pola, delle tipiche costruzioni circolari in pietra edificate a secco dai contadini istriani, le casite, che hanno una forte rassomiglianza con i trulli pugliesi".

Nel Medioevo l'istrioto era parlato anche nel centro dell'Istria, dove venne a contatto colla sopraggiunta lingua croata nella sua variante Čakava.

Rovigno, la "capitale storica" dell'istrioto

Successivamente, coll'influenza di Venezia e della sua lingua veneta (Veneto da Mar) l'istrioto si ridusse, dall'anno mille fino ai secoli del Rinascimento, ad una esigua striscia di terra nella parte più meridionale della penisola istriana ed ai soli centri cittadini meglio mantenutisi dalle ricorrenti pestilenze e dalle guerre. A ridurne l'estensione contribuirono anche le popolazioni di lingua istrorumena e soprattutto di lingua morlacca che, sfuggendo le invasioni turche, si insediarono in Istria e nel Quarnero nei secoli XVI e XVII.

Dopo l'enorme depauperamento della popolazione originaria di Pola, che alla caduta di Venezia (1797) era ridotta a meno di mille abitanti, ed all'arrivo di nuove popolazioni dal 1853, anno in cui Pola divenne sede della Marina austriaca, l'istrioto incominciò ad essere sostituito anche a Pola e dintorni come lingua d'uso dall'istroveneto, diventando sempre più un linguaggio secondario utilizzato dalle frange marginali della società polesana, fino ad estinguervisi definitivamente verso la fine di quel secolo.

Mirko Deanovic, linguista dell'Università di Zagabria affermava che in Istria negli anni cinquanta del '900 parlavano ancora l'istrioto circa cinque mila persone. Egli inoltre riteneva che non era possibile classificare l'istrioto nel sistema veneto (italiano), friulano (ladino) oppure veglioto (dalmatico), in quanto era una lingua rimasta staccata dalle altre neolatine dopo l'invasione medioevale dei popoli slavi, che avevano occupato il centro della penisola istriana nei secoli VII e VIII (ipotesi non accettata da altri studiosi).

Lingue collegate[modifica | modifica sorgente]

L'istrioto è una lingua neolatina fortemente influenzata dal veneto, specialmente a partire dal XV secolo.

Carlo Tagliavini in Le origini delle lingue neolatine, separa l'istrioto come dialetto italiano settentrionale a parte. Il linguista nota che "Col nome di dialetti settentrionali o alto-italiani intendiamo i dialetti gallo-italici, il Veneto e l'Istriano...Ormai ridotti in un esiguo territorio dall'incalzare del Veneto (e in parte anche dai dialetti slavi) sono i dialetti istriani o istrioti, parlati oggi a Rovigno, Dignano e nei villaggi di Valle, Fasana, Gallesano e Sissano. Essi presentano delle caratteristiche prevenete arcaiche (come le dittongazioni i> éi p.es. déigo < dico, séimizo <cimice (m) ecc. e u>òu, p.es. dòuro<duru(m), lòuna<luna ecc.) che non possono dirsi ladine (friulane)". Questo linguaggio antico con l'andar dei secoli risentì dell'avanzata della lingua veneta e perse terreno ed anche tratti specifici. Ma è riuscito a sopravvivere fino ai nostri giorni, a differenza del dialetto di Trieste (tergestino) assimilato completamente dal veneto.

Nell'ultimo secolo la lingua italiana ha apportato numerosi vocaboli all'istrioto, specialmente nel periodo 1918-1947 quando l'Istria fece parte del Regno d'Italia.

Altre due lingue, secondo lo storico Carlo De Franceschi, che hanno avuto un relativo collegamento coll'istrioto sono la lingua morlacca ed (in minima parte) la lingua istrorumena, a seguito dell'arrivo in Istria di profughi dalle invasioni turche del secolo XVI. De Franceschi riferisce, nel suo libro l'Istria del 1879, che nel cinquecento alcune famiglie morlacche si trasferirono nell'area di Rovigno, nell'Istria meridionale, secondo cronache storiche parzialmente scritte in lingua istriota: "...Ma già nel 1525 morlacchi della Dalmazia vennero trasportati in una contrada del territorio di Rovigno, dove fondarono un villaggio (la Villa di Rovigno), e nel seguente anno 1526 ottennero d'aver un proprio zupano. Più tardi, nel 1596, il capitolo di Rovigno concesse loro di avere cappellano di loro nazione, di nomina ed a dispendio di esso capitolo... Tutt' i morlacchi venuti ad abitare in Istria durante la reggenza del Correr (nel 1650) ascendono a 279 famiglie con 2.200 anime. Ne sarebbero venuti in molto maggior numero, se non fosse sopraggiunta la peste in Dalmazia, e se i vecchi abitanti non avessero spaventati con insolenze, temerità e litigi i nuovi venuti, mal vedendo che i terreni liberi che essi volevano godere ed usurpare, vengano dati ai nuovi abitanti..."

Alcuni linguisti croati, come Petar Skok, indicano la connessione del veglioto (un dialetto della lingua dalmata) con l'istrioto di Rovigno in base ai dittonghi in sillaba tonica. Essi anche precisano che attualmente si registra una piccola influenza della lingua croata (come già della sua variante ciacava), specie nel vocabolario istrioto.

L'UNESCO considera l'istrioto una lingua a "serio rischio d'estinzione" nel suo "Red Book of seriously endangered languages".

Allo stato attuale, l'idioma non risulta essere ancora debitamente tutelato e valorizzato dagli enti e dalle istituzioni croate, non essendovi alcun riconoscimento ufficiale di lingua autoctona minoritaria, per cui è opinione pressoché generale degli studiosi che esso sia destinato inesorabilmente ad estinguersi in via definitiva nei prossimi decenni.

Attualmente ci sono pochi cultori di tale linguaggio. Fra tutti va citato il rovignese Libero Benussi che tiene corsi di istrioto oltre ad essere autore del libro di poesie uscito nel febbraio 2011 "Preîma d'el sul a monto" ovvero Prima che il sole tramonti. A Roma l'esule rovignese Gianclaudio de Angelini ha dedicato a tale linguaggio pagine internet oltre a pubblicare il libretto di poesie "Zbrèinduli da biechi" (Brandelli di stracci). I massimi autori contemporanei in questa lingua sono stati i rovignesi Ligio Zanini e Giusto Curto. Notevole pure la produzione dei dignanesi Mario Bonassin, Lidia Delton e Loredana Bogliun. Alcuni altri autori in istrioto sono presenti nelle comunità degli esuli.

Vocabolario[modifica | modifica sorgente]

Tabella di comparazione delle lingue neolatine:

Latino Italiano Istrioto Veneto Bisiaco
clave(m) chiave ciave ciave ciave
nocte(m) notte nuoto note/not note
cantare cantare cantà cantar cantar
capra(m) capra càvara càvara cavra
lingua(m) lingua lengua lengua lengua
platea(m) piazza piassa piassa piassa
ponte(m) ponte ponto ponte/pont pont
ecclesia(m) chiesa ceza cesa cesa
hospitale(m) ospedale uspadal ospedal/ospeal ospedal
caseu(m)
lat.volg.formaticu(m)
formaggio/cacio furmajo formajo formai

Esempio[modifica | modifica sorgente]

Istrioto Italiano

La nostra zì oûna longa cal da griebani:

i spironi da Monto inda uò salvà, e 'l brasso da Vistro uò rastà scuio pei grutoni pioûn alti del mar, ca ruzaghia sta tiera viecia-stara. Da senpro i signemo pissi sensa nom, ca da sui sa prucoûra 'l bucon par guodi la veîta leîbara del cucal, pastadi dala piova da Punente a da Livante e cume i uleîi mai incalmadi. Fra ste carme zì stà la nostra salvissa, cume i riboni a sa salva dal dulfeîn fra i scagni del sico da San Damian; el nostro pan, nato gra li gruote, zi stà inbinideî cul sudur sula iera zbruventa da Paloû... e i vemo caminà par oûna longa cal da griebani, c'ancui la riesta lissada dali nostre urme.

La nostra è una lunga strada irta di sassi:

gli speroni di Monto ci hanno salvato, ed il braccio di Vistro è rimasto scoglio per le grotte poste più in alto del mare, che erode questa antica terra. Da sempre siamo pesciolini che da soli si procurano il boccone per godere la libera vita del gabbiano, oppressi dalla pioggia di Ponente e di Levante come olivi senza innesti. Fra queste insenature è stata la nostra salvezza, come i riboni si salvano dal delfino fra le tane della secca di San Damiano; il nostro pane, nato tra le grotte, è stato benedetto col sudore nell'aia ribollente di Palù... ed abbiamo camminato per una lunga strada dissestata, che oggi rimane spianate dai nostri passi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Traduzione in rovignese a cura di Gianclaudio de Angelini.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ascoli, Graziadio. Archivio Glottologico Italiano. Roma 1888.
  • Bartoli, Matteo. Due parole sul neolatino indigeno di Dalmazia. Zara 1900.
  • Benussi, Bernardo. L'Istria nei suoi due millenni di storia. Treves-Zanichelli. Trieste 1924.
  • De Franceschi, Carlo. L'Istria. Arnaldo Forni Editore. Parenzo 1879.
  • Deanovic, Mirko. Istroromanske studije. JAZU 1955.
  • Ive, Antonio. I dialetti ladino-veneti dell'Istria. Strasburgo 1900.
  • Ive, Antonio. Storia documentata di Rovigno, saggi di dialetto rovignese. La Editoriale libraria. Trieste 1962.
  • Skok, Petar. Etimologijski rjetnik hrvatskoga ili srpskogajezika. Zagabria 1973
  • Tagliavini, Carlo. Le origini delle lingue neolatine. Patron Ed. Bologna 1982.
  • Ursini, F. Sedimentazioni culturali sulle coste orientali dell'Adriatico. Il lessico veneto-dalmata del Novecento. Vol. XV degli Atti e Memorie della Società Dalmata. Venezia 1987.
  • Filipi Goran, Buršić Giudici Barbara Atlante Linguistico Istrioto ed. Societas Studiorum Mediterraneum. Pola 1998.
  • Vocabolario Rovignese-Italiano ed. Centro di Ricerche Storiche di Rovigno.
  • Vocabolario Dignanese-Italiano ed. CRS di Rovigno.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]