Dialetto perugino

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1leftarrow.pngVoce principale: Dialetto umbro.

Il dialetto perugino è parlato in un'area di 15 comuni (tra i 92 dell'Umbria) attorno a Perugia, popolata da circa 250.000 abitanti. L'area interessata è racchiusa tra i comuni di Valfabbrica e Bastia Umbra ad est e di Tuoro sul Trasimeno ad ovest, tra la località di Pierantonio (Umbertide) a nord ed il comune di Marsciano a sud. Il perugino, come altri dialetti umbri, presenta proprie spiccate peculiarità. A differenza del castellano che ha influssi romagnoli, dal fulginate e dallo spoletino che hanno influenze reciproche con i dialetti marchigiani, l'orvietano che risente del viterbese, il perugino lascia trasparire alcune affinità con le parlate toscane. D'altra parte la trasformazione della finale -i latina in -e, l'assenza della spirantizzazione della gutturale sorda, ecc. lo differenziano ampiamente dal gruppo dialettale toscano[1] facendolo solitamente ascrivere, come il resto delle parlate umbre, alla grande famiglia dei dialetti italiani mediani[2].

Il dialetto[modifica | modifica sorgente]

Il perugino a sua volta può essere suddiviso in tre aree linguistiche, ovvero la città, il contado e le aree di confine, che risentono degli influssi dei dialetti limitrofi.

In città la parlata dialettale si può dire scomparsa, per via di un processo di italianizzazione che qui ha trovato una sua particolare realizzazione. Tuttavia, il dialetto del capoluogo è giunto sino ai giorni nostri grazie al lavoro dei numerosi poeti dialettali e di diversi studiosi di vernacolo. A questo proposito si ricorda il vocabolario (corredato pure da una breve grammatica) pubblicato dall'Università di Perugia nel 1970 ed opera di Luigi Catanelli. Recentemente è nata pure un'Accademia del Donca[3] (Donca = "Dunque"), il cui nome è fondato su un evidente ossimoro: il termine elitario "Accademia" e il popolare "donca", tradizionale interlocuzione di ogni affabulazione svolta intorno al focolare nella civiltà contadina. Lo scopo è quello di pervenire ad una statuizione condivisa della grafia del dialetto perugino, il cui prototipo è costituito dalla pagina di Claudio Spinelli, il più importante poeta in dialetto (l'equivalente di Sandro Penna, per la poesia in lingua).

La lingua perugina è accettata nelle tre varianti: quella urbana, quella dei "borghi" (storici quartieri cittadini) e quella rurale del contado (per cui il verbo "mangiare" figura rispettivamente nelle tre varianti "mangià", "magnà" e "magnè". Il contado inizia con le aree periferiche della città, ed è possibile cogliere sfumature linguistiche differenti tra l'area dei ponti sul Tevere (Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi, Ponte Felcino, Ponte Pattoli) e la zona di Magione. Le aree di frontiera sono, ad ovest, quella del Trasimeno-pievese, (individuata da Antonio Batinti, nel 1988, come la quinta area dialettale della regione) e le località del comune di Marsciano oltre il fiume Nestore. Ad est, è il fiume Chiascio a costituire una barriera linguistica ed il comune di Bettona è l'ultimo baluardo del dialetto perugino. Infine, a nord, il confine col dialetto umbertidese è rappresentato dal dialetto di Pierantonio (Umbertide) che a tutti gli effetti può ancora definirsi dialetto perugino nonostante alcune sfumature umbertidesi ed eugubine.

Fonetica dialettale[modifica | modifica sorgente]

Il fenomeno più diffuso nel vocalismo è la palatalizzazione di /a/, realizzata come [æ], una e molto aperta: chène (cane), patèta (patata), tu, che fè? (tu, che fai?). Si verifica inoltre la caduta di vocali atone, ad es. sab'to (sabato). Tra le consonanti, la /k/ intervovalica non è mai aspirata, a differenza che nel toscano, e la /ʧ/ non subisce mai indedebolimento in [ʃ] (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale, come a Roma). Caratteristica consonantica tipica del perugino è la realizzazione arretrata delle occlusive dentali /t/ e /d/ , con la d retroflessa. Altri fenomeni spiccatamente umbri, sono la presenza di [j:] in corrispondenza dell'italiano gl(i) (< lat. volg. *-lj-, come in ajjo rispetto all'it. aglio) e la realizzazione come [ʦ] di /s/ postconsonantica (ad es. penzare per it. pensare).

La varietà di italiano regionale[modifica | modifica sorgente]

A differenza di ciò che accadde solitamente nelle altre regioni italiane, dove la parlata del capoluogo finisce per diffondersi in tutti i centri, in Umbria la parlata di Perugia continua ad avere una sua influenza solo nei 15 comuni che dal Medioevo costituiscono il suo contado. Negli altri centri umbri si ha piuttosto un'influenza dalla parlata della non distante capitale italiana, Roma. Il registro linguistico della varietà locale italiana perugina viene spesso scambiata da chi viene da fuori per una parlata toscana. Possiamo fare qualche esempio di italiano di Perugia (in parentesi l'italiano standard): ha fatto tutto da lui (ha fatto tutto da sé), babbo (padre), ho chiamato la Giovanna (ho chiamato Giovanna), semola (lentiggini), frégo (ragazzo), torta (pizza salata). La parlata italiana locale ha avuto una produzione letteraria a partire dal XIV secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Moretti G, Profilo dei dialetti italiani (a cura di Manlio Cortelazzo)- Umbria, CNR Pacini ed, Pisa 1987.
  2. ^ Carta dei dialetti
  3. ^ L'Accademia nel sito del Comune di Perugia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Moretti, La lingua e le aree linguistiche fra città e campagna (in Perugia - Storia illustrata delle città dell'Umbria, a cura di Raffaele Rossi) - Elio Sellino Editore, Milano, 1993, ISBN 88-236-0051-0

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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il perugino si parla soprattutto a Perugia,la capitale dell Umbria.