Dialetto pordenonese

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1leftarrow.pngVoce principale: Lingua veneta.

Il dialetto pordenonese è la variante del veneto parlata a Pordenone e dintorni.

L'uso di questo idioma rende la città quasi un'isola linguistica. Infatti, la pianura circostante è sostanzialmente friulanofona (seppure fortemente influenzata dalla vicinanza al Veneto), e ancor di più lo sono le prossime aree montane, nelle quali si conserva una parlata di tipo concordiese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È difficile ricostruire l'evoluzione storica del dialetto pordenonese, mancando sia uno studio sulla toponomastica, utile a ricostruire la parlata più antica, sia una letteratura vernacolare abbastanza vasta.

Certamente Pordenone è "nata" friulana, ma questa caratteristica è venuta meno a causa dei precoci contatti con l'area veneta. Questo fenomeno fu certamente favorito dalla situazione storica della città che, a causa delle varie vicende (fu a lungo feudo austriaco), aveva «parlare, e costumi friulani» ma «non s'intende essere in Patria; non ha voce, né manda in Parlamento» (Girolamo da Porcia, Descrizione della patria del Friuli, XVI secolo). Già nei documenti più antichi, come il Laudario dei Battuti, si può osservare come la lingua scritta usata negli atti ufficiali era sostanzialmente veneta, relegando il friulano al ruolo di idioma popolare.

La "venetizzazione" è avvenuta in condizioni analoghe a quanto successo per Udine e Trieste, ovvero fu "calata dall'alto" da mercanti e famiglie nobili provenienti dal Veneto. Si suppone che questo fenomeno fosse già in atto nel XVIII secolo, quando Pordenone subì un notevole sviluppo economico e demografico. Le classi medie, nel corso della loro scalata sociale, cominciarono ad abbandonare il friulano per utilizzare una lingua considerata più prestigiosa. Questo cambiamento è documentato dalla commedia Il morto per equivoco o sia la vecchia corbellata di Giuseppe Spelladi, in cui servi e popolani usano il friulano, mentre i personaggi più giovani risultano "venetofoni".

Nel XIX secolo lo studioso Giovanni Papanti raccolse traduzioni della IX novella della I giornata del Decamerone in vari dialetti italiani. Per quanto riguarda Pordenone, riportava ben tre idiomi: il "contadinesco", coincidente grossomodo con le parlate di transizione veneto-friulane usate tutt'oggi nel Friuli occidentale; la varietà dell'alta borghesia, vicinissimo al veneziano; il dialetto dei ceti intermedi (artigiani), pure influenzato dal veneziano. Fu proprio questa classe, economicamente dinamica, ad emergere sulle altre imponendo anche la propria lingua.

Nel 1947 lo scrittore Pier Paolo Pasolini, poeta di Casarsa, in merito alla "venetizzazione" della cittadina di Pordenone e alle prese di posizione dei suoi rappresentanti politici in relazione ai dibattiti del tempo per l'autonomia friulana, così scriveva «...rappresentanti di una mentalità provinciale, borghese, che qui in Friuli generalmente si identifica con coloro che hanno abbandonato il linguaggio friulano per un veneto presuntuoso.»[1] Queste esternazioni fanno capire, che perlomeno fino alla prima metà del '900, la lingua friulana era ancora abbastanza diffusa a Pordenone prima della sua quasi totale scomparsa avvenuta nel corso del secondo dopoguerra.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pier Paolo Pasolini, Il Friuli Autonomo, Quaderni Romanzi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piera Rizzolati, Sette secoli di Lingua: Pordenone tra veneto e friulano in Dalla serenissima agli Asburgo: Pordenone Gemona, l'antica strada verso l'Austria, Vianello Libri, 1997, pp. 160-161, ISBN 88-7200-041-6.
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