Viterbo
Viterbo è un comune italiano di 64.548 abitanti capoluogo dell'omonima provincia nel Lazio settentrionale, o Alto Lazio.
La città ha antiche origini, come si può ben capire dallo stesso nome (Viterbo deriva dal latino Vetus Urbs, cioè Città Vecchia), ed ha un vasto centro storico medioevale -con alcuni quartieri ben conservati- cinto da mura e circondato da quartieri moderni, tranne che ad ovest, dove si estendono zone archeologiche e termali (necropoli di Castel d'Asso, sorgente del Bullicame, teatro romano di Ferento). Viterbo è storicamente nota come la Città dei Papi: nel XIII secolo fu infatti sede pontificia e per circa 24 anni il Palazzo Papale ospitò o vi furono eletti vari Papi. Papa Alessandro IV decise nel 1257 il trasferimento della Curia Papale nella città a causa del clima ostile presente a Roma; il soggiorno papale durò fino a quando papa Martino IV, appena eletto (22 febbraio 1281), allontanò definitivamente la corte pontificia da Viterbo.
La città è famosa per il trasporto della Macchina di Santa Rosa, tradizionale e spettacolare manifestazione che si svolge ogni anno il 3 settembre in onore della Santa patrona: una struttura illuminata, alta 30 metri e del peso di 52 quintali, viene portata a spalla da cento uomini, i Facchini di Santa Rosa, per le vie abbuiate della città.
A Viterbo hanno sede l'Università della Tuscia, istituita il 18 aprile 1979, il comando nazionale dell'Aviazione dell'Esercito, la Scuola Sottufficiali dell'Esercito e la Scuola Marescialli dell'Aeronautica Militare.
Indice |
Geografia fisica [modifica]
Territorio [modifica]
La città sorge, a 386 metri sul livello del mare, all'interno di un ampio falsopiano situato sulle prime pendici settentrionali del Monte Palanzana (che i viterbesi chiamano semplicemente La Palanzana), appartenente al gruppo dei Monti Cimini, rilievi di origine vulcanica che fanno parte, a loro volta, dell'Antiappennino laziale. Il falsopiano sul quale si trova il centro cittadino si distende ad ovest verso la pianura maremmana. La città è attraversata per tutta la sua lunghezza, con decorso est-ovest, dal Fosso Urcionio, che ai nostri giorni scorre quasi completamente nel sottosuolo, mentre scorreva in superficie fino ai primi decenni del '900.
Clima [modifica]
| Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Viterbo. |
- Classificazione climatica: zona D, 1989 GR/G
Storia [modifica]
Origini [modifica]
Si hanno tracce d'insediamenti neolitici ed eneolitici e varie tracce, specie nel sottosuolo, di presenze etrusche nella lontana storia di Viterbo, ma alcuni storici sono portati a credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungesse lo stato di vicus, mentre altri storici hanno addirittura supposto che vi fosse in loco una tetrapoli etrusca, sulla base dalla sigla FAVL che, secondo le fantasiose teorie quattrocentesche di frate Annio, era un acronimo formato dalle iniziali di quattro cittadine (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula)[2].
Dopo la conquista romana vi fu costituito, con ogni probabilità, un insediamento militare, chiamato Castrum Herculis per la presenza nella zona di un tempio che si riteneva dedicato all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).
Notizie più certe si hanno con la cittadina dell'Alto medioevo, che trae origine da un "castrum", cioè una fortificazione longobarda posta al confine tra i possedimenti longobardi nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di Sutri tra le proprietà che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con Carlo Magno. Dell'852 è un documento papale che riconosce il Castrum Viterbii come parte delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possedimenti della Chiesa.
Medioevo [modifica]
Nell'XI secolo l'incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancisce il passaggio a istituzioni comunali. È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicura il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I Barbarossa (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferisce legittimità alla sua politica di espansione. Nel 1172 viene distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) viene aggiunto a quello di Viterbo (il leone) emblema tuttora vigente, attorno al 1190 viene assediata Corneto (odierna Tarquinia), l'imperatore attacca Roma con l'esercito viterbese. Il districtus del comune aumenta considerevolmente.
Ulteriore elemento che accresce il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, è la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1192 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana viene meno.
All'inizio del XIII secolo la città è finalmente inserita nell'orbita papale ed inizia in tal modo un periodo di grande splendore, soprattutto con il disegno di papa Innocenzo III, che tenta di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospita il Parlamento degli stati della Chiesa. Tuttavia, per la presenza nella città di importanti famiglie insofferenti del predominio papale, viene invocata la protezione di Federico II: si apre così fino al 1250 circa un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti), e ghibellini (i Tignosi), con una iniziale prevalenza di questi ultimi. Si inserisce in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.Negli stessi anni la città vede le iniziative politiche e militari del cardinale viterbese Raniero Capocci, storico ed acerrimo nemico dell'imperatore[3].
Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati proprio da Raniero Capocci, sull'esercito imperiale e il conseguente successo dei guelfi, sancì, per la seconda metà del XIII secolo ed anche per i secoli futuri, la definitiva politica filo-papale: la ricca famiglia dei Gatti monopolizzò le cariche municipali e i pontefici scelsero Viterbo come sede papale. L'episodio discriminante, che attirò addirittura l'attenzione mondiale su Viterbo, fu l'elezione papale del 1268-1271, che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato da tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali -pressati anche dalle continue rampogne di Bonaventura da Bagnoregio- scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete), ed in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata. Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della "clausura", stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave! Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi. Nell'ultimo di questi il popolo, artatamente sobillato da Carlo d'Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono. Il pontefice che uscì eletto da questo conclave, funestato dall'invasione del popolo viterbese, fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d'Angiò. Peraltro il nuovo papa, che scelse il nome pontificale di Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lanciò sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l'abbandonò in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Orvieto. Si chiude con questo spiacevole episodio il periodo aureo di Viterbo.
I papi non verranno più a risiedere in questo splendido comune dell'alto Lazio, anche se diversi pontefici soggiorneranno comunque in città, talora per periodi piuttosto lunghi; ne sono esempi papa Urbano V,che si fermò a Viterbo alcuni mesi tra il 1367 ed il 1370[4] durante l'infruttuoso tentativo di riportare a Roma la sede papale, e papa Niccolò V, che nel 1454 fece addirittura costruire dal Rossellino in zona Bullicame un bel Palazzo termale (andato purtroppo perduto quasi completamente) per venire in città a curare le sue gravi malattie, nonché Giulio II, che fu spesso ospite, nel primo decennio del Cinquecento, degli agostiniani viterbesi, vista l'amicizia che lo legava ad Egidio da Viterbo, e Leone X, che veniva a caccia nei dintorni[5]. Durante la stabile presenza della curia papale a Viterbo, la città aveva raggiunto il suo massimo splendore, sia economico, quale centro posto lungo vie di comunicazione importanti, come la Via Cassia e la Francigena, che architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese, nel fiorire sia dello stile romanico che dello stile gotico, che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di San Martino al Cimino.
L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne. L'effimera ricostituzione del Patrimonio di S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo. Nei primi decenni del XVI secolo Viterbo ospitò nuovamente, e spesso, papi, da Giulio II a Leone X, grazie -come sopra accennato- all'opera straordinaria del cardinale agostiniano Egidio da Viterbo. A metà del Cinquecento la città conobbe un nuovo, ancorché breve, periodo di fervore culturale e spirituale per la presenza del cardinale Reginald Pole, che riuniva a Viterbo il suo celebre circolo, di cui faceva parte, tra gli altri, la marchesa Vittoria Colonna ed alle cui riunioni intervenne spesso Michelangelo. Dal XIII al XVI secolo, Viterbo è stata sede di una comunità ebraica, fino al decreto di espulsione del 1569[6].
Età moderna [modifica]
Per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dalla fine del XVI secolo la città segue le sorti dello Stato della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.
Occupata nel 1798 dalle truppe francesi del generale Championnet, intervenuto a difesa della Repubblica romana, si ribellò, imprigionando la guarnigione lasciatavi dai francesi, quando nel mese di novembre le truppe del generale austriaco Mack e del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone entrarono in Roma. Cacciate tuttavia queste poco dopo dallo Championnet, Viterbo fu attaccata dalle truppe del generale francese François Étienne Kellermann, al quale dovette arrendersi dopo che il medesimo aveva sconfitto nelle vicinanze i 6.000 uomini dell' emigré francese, Roger de Damas.[7].
Nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma, conclusasi a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte delle truppe pontificie e francesi.
Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, attuato da Benito Mussolini.
In questa occasione però, aspirava al rango di provincia anche Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando il proprio territorio e numero di abitanti, sopprimendo e inglobando come frazioni, con assenso governativo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, Grotte Santo Stefano, ed altri piccoli centri limitrofi. (vedi comuni italiani soppressi).
Durante la seconda guerra mondiale la città fu sede di un comando tedesco e fu quindi sottoposta dall'aviazione alleata a ripetuti bombardamenti, di cui particolarmente pesante fu quello del 17 gennaio 1944, che portò alla morte di centinaia di civili ed alla distruzione di varie zone del centro storico e di altri territori vicini.
Stemma [modifica]
| Per approfondire, vedi Stemma di Viterbo. |
Lo stemma civico, riconosciuto con decreto del 19 luglio 1929, ha la seguente blasonatura:
| « d'azzurro, al leone leopardito coronato d'oro sopra pianura di verde, accollato ad una palma fruttata di rosso, al naturale, tenente con la branca anteriore destra una bandiera bifida rossa, alla croce d'argento, cantonata di quattro chiavi di argento, poste in palo, con l'ingegno all'insù ed astato di verde » |
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
Architetture religiose [modifica]
- Il Palazzo dei Papi
Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte. La più famosa è certo il Palazzo Papale, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione. Dalla loggia si entra nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa Gregorio X (vedi sopra).
- Il Duomo di San Lorenzo
Accanto al Palazzo dei Papi sorge anche il Duomo, dedicato a San Lorenzo. Il Duomo fu eretto in stile romanico nel corso del XII secolo sul terreno ove era sita una piccola chiesa dell'VIII secolo dedicata a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole, ma la sua facciata risale solo al 1570, quando fu rifatta in stile rinascimentale su disposizione dell'allora vescovo della diocesi e futuro cardinale Giovanni Francesco Gambara. Il Duomo ha subito notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944. Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco. Il campanile trecentesco è formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali.
Lo spazio interno è articolato in tre navate separate da due file di colonne culminanti in eleganti capitelli. Il pavimento è in stile cosmatesco. Nella zona absidale della navata sinistra vi è il sepolcro di papa Giovanni XXI (†1277) e poco distante è sita una pregevole tavola del XII secolo raffigurante la Madonna della carbonara di stile bizantino.[8] Nella chiesa fu certamente sepolto anche papa Alessandro IV (†1261), ma la sua salma fu spostata successivamente in luogo segreto, forse per sottrarla a profanazioni da parte dei suoi nemici, o forse in occasione dei restauri rinascimentali della chiesa stessa.[9]
- Chiesa di Santa Maria Nuova
La chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo: risale, infatti, al 1080. Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse Gesù) si sporge sopra il portale. In un angolo esterno dell'edificio, figura un piccolo pulpito in pietra cui si accedeva tramite una scala di legno. Da esso, secondo la leggenda, avrebbe predicato, nel 1266, San Tommaso d'Aquino: in realtà le ridottissime dimensioni del pulpito non risultano compatibili con la ben nota mole del grande santo domenicano, il cui ciclo di prediche del 1266, voluto da papa Clemente IV, si tenne con ogni probabilità dentro la chiesa. All'interno è conservata una collezione di pittura viterbese del periodo che va dal XIV al XVI secolo. Nella navata di sinistra, in fondo, si trova un pregevole trittico bizantino del 1180 di cuoio che raffigura il Cristo. Le navate laterali presentano un soffitto retto da capriate lignee e decorato da formelle in ceramica. Nel Battistero da notare l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, di Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, affine per alcuni aspetti ad Antoniazzo Romano e per altri al Perugino. A un lato dell'altare maggiore, è posto un ingresso all'antica cripta paleocristiana. Una scala posta all'esterno dell'abside conduce ad un chiostro, erroneamente definito "longobardo". Il chiostro è rimasto sepolto e sconosciuto fino agli anni ottanta (non esistevano riferimenti o testimonianze che ne suggerissero l'esistenza), finché il crollo di un'ala del refettorio non ha condotto alla sua scoperta.
Antichissima è la chiesa di San Silvestro, nella quale, nel 1271, avvenne l'efferato assassinio del principe inglese Enrico di Cornovaglia, che suscitò enorme sgomento nel XIII secolo e che fu anche ricordato da Dante[10].
Notevole esempio di architettura gotica-cistercense è l'Abbazia di San Martino al Cimino.
A due chilometri da Viterbo, uno dei più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: la Basilica della Madonna della Quercia, primo monumento nazionale viterbese; sulla facciata maestosa si possono ammirare tre lunette di Andrea della Robbia, all'interno della chiesa pitture di fra Bartolomeo della Porta, soffitto a cassettoni della navata centrale, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, tempietto di Andrea Bregno.
- Duomo di Viterbo
- Basilica di San Francesco alla Rocca
- Chiesa di Sant'Angelo in Spatha
- Chiesa di Santa Rosa
- Chiesa di Sant'Egidio
- Chiesa di Santa Maria del Suffragio
- Chiesa di San Sisto
- Chiesa di Santa Maria Nuova
- Chiesa di Santa Maria della Verità
- Basilica di Santa Maria della Quercia
- Chiesa di Sant'Andrea
- Chiesa della Santissima Trinità
Architetture civili [modifica]
- La città medievale
Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale di San Pellegrino, pressoché integro: qui si incontrano numerose case dotate di profferlo, la scala a vista tipica dell'architettura viterbese. Interessante anche la piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai viterbesi come "Piazza del Comune" dove hanno sede il Municipio e la Prefettura. Alla fine di Corso Italia (chiamato semplicemente il Corso), in cima alla salita che parte da Piazza Verdi, sorge la chiesa di Santa Rosa, in onore della Santa Patrona della città, nella quale è venerato il Corpo della Santa; la chiesa è edificata su una piccola altura accanto alla cosiddetta "Casa di Santa Rosa". Meritano menzione, non solo per le splendide antiche fontane che le abbelliscono, Piazza della Rocca, Piazza Fontana Grande, Piazza delle Erbe e Piazza della Morte, nonché, per la sua struttura, la torre del Branca, detta della Bella Galliana, vicino alla Porta Faul, e le mura medievali, con le 2 porte principali (Porta Romana e Porta Fiorentina).
- Nella frazione di Bagnaia importantissima è la Villa Lante, celeberrima per il suo giardino all'italiana attribuito al Vignola, e definita dal Sitwell: One of the most beautiful places in the world.[11]
- Di grande interesse anche la frazione di San Martino al Cimino, con un'architettura urbanistica realizzata nella prima metà del Seicento per volontà di Donna Olimpia Maidalchini, una delle più potenti donne del suo tempo, che chiamò un gruppo di prestigiosi architetti, tra i quali il Borromini, per un progetto estremamente innovativo di case a schiera, nell'ambito di un borgo splendido sotto il profilo edilizio.
Sottosuolo [modifica]
Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro storico, creando una interessantissima rete di cunicoli e camminamenti, talvolta parzialmente sommersi, ove non è raro trovare reperti storico-archeologici. Oggi sono utilizzate prevalentemente come cantine; sono state utilizzate ancora nella seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.
Il presepe del Pastura e la Pietà di Sebastiano del Piombo [modifica]
Da non dimenticare il grandioso ed artisticamente rilevante Presepe, oggi presso il Museo Civico, pala d'altare di notevoli dimensioni opera del pittore viterbese del XV secolo Antonio del Massaro, detto il Pastura, che fu un prediletto allievo del Pinturicchio. Nello stesso Museo Civico si può anche ammirare la celebre Pietà di Sebastiano del Piombo, grande tavola che il maestro veneziano realizzò tra il 1516 ed il 1517[12], e nella quale si fondono splendidamente tenebrosa compassione e drammatica severità.
Siti archeologici [modifica]
- Necropoli di Castel d'Asso
Fuori dal centro, ma sempre nel territorio comunale, importantissima è la Necropoli di Castel d'Asso, la prima ad essere scoperta cronologicamente, e che si suppone fosse a suo tempo la più vasta.
A sei chilometri dal centro cittadino, sulla strada Teverina, si trova il sito archeologico di Ferento, con interessanti vestigia di epoca etrusca, romana e medievale, ed un bel teatro romano, in buono stato di conservazione e nel quale si svolgono tuttora spettacoli teatrali e musicali estivi. Notevole impulso ai ritrovamenti in questo sito e nella vicina Acquarossa venne dalle varie campagne di scavi condotte personalmente -tra il 1960 ed il 1973- dal Re archeologo Gustavo VI Adolfo di Svezia.
Aree naturali [modifica]
- Bullicame, sorgente di acqua sulfurea calda dalle importanti proprietà terapeutiche, che alimenta -anche se attualmente la sua portata mostra significative riduzioni- una stazione termale e varie pozze libere.Il Bullicame è anche citato da Dante[13].
Società [modifica]
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[14] 
Tradizione e folclore [modifica]
- Maggio: San Pellegrino in Fiore, dove il quartiere medievale viene totalmente ricoperto di fiori e piante.
- 4 settembre festa di Santa Rosa, com-patrona della Città. La sera precedente, il 3 settembre, avviene il trasporto della Macchina di Santa Rosa, imponente costruzione votiva trasportata dai Facchini di Santa Rosa.
Cultura [modifica]
Istruzione [modifica]
Musei [modifica]
- Museo nazionale etrusco, allocato nella Rocca dell'Albornoz
- Museo civico, riaperto negli spazi del convento di Santa Maria della Verità nel 1994
- Sebastiano del Piombo, Pietà, 1516-1517 circa
- Museo della ceramica della Tuscia, aperto nel 1996
- Museo del Colle del Duomo, in piazza san Lorenzo
- Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa
Eventi [modifica]
- 25 marzo, Fiera dell'Annunziata.
- Giugno/luglio Ludika 1243 - Festa medievale e festival di teatro di strada
- Fine giugno/inizio luglio Caffeina Cultura-Festival culturale
- Giugno/luglio: Tuscia Film Fest, manifestazione dedicata al cinema italiano.
- Primavera\estate: Festival Barocco, rassegna internazionale di musica classica.
- Settembre Viterbese, un mese di festeggiamenti ed eventi, culminante, il 3 settembre, con il trasporto della Macchina di Santa Rosa.
- Settembre-novembre: Quartieri dell'Arte- Festival internazionale di drammaturgia contemporanea
Persone legate a Viterbo [modifica]
- Marco Salvio Ottone, imperatore romano, nato a Ferento nel 32;
- Flavia Domitilla, moglie dell'imperatore Vespasiano, nata a Ferento nel I Sec. d.C. ;
- Goffredo da Viterbo, (1125 – 1195), cronista e segretario (notarius), nato e vissuto a Viterbo;
- Raniero Capocci, cardinale, condottiero e politico, nato a Viterbo nel 1180-1190;
- Santa Rosa (1233 – 1252), santa, nata e vissuta a Viterbo, di cui è la patrona;
- Beato Giacomo da Viterbo, arcivescovo di Napoli, filosofo e teologo, nato a Viterbo nel 1255;
- Egidio Albornoz, cardinale, condottiero e politico, morto a Viterbo nel 1367;
- Matteo Giovannetti, pittore, nato a Viterbo all'inizio del XIV secolo;
- Annio da Viterbo, frate domenicano, filosofo e storico, nato a Viterbo nel 1432;
- Lorenzo da Viterbo, pittore, attivo a Viterbo dal 1462 al 1472;
- Antonio del Massaro da Viterbo, (1450 circa – 1516 circa), pittore del XV secolo, nato e vissuto a Viterbo;
- Egidio Antonini da Viterbo, umanista, filosofo e cardinale, nato a Viterbo nel 1462;
- Donna Olimpia Maidalchini in Pamphili, nobile, nata a Viterbo nel 1594;
- Santa Rosa Venerini, fondatrice della Congregazione delle Maestre Pie, nata a Viterbo nel 1656;
- San Crispino da Viterbo, al secolo Pietro Fioretti, nato a Viterbo nel 1668;
- Lilia Maria del Santissimo Crocifisso (1689 – 1773), al secolo Anna Maria Felice Bertarelli, religiosa, educatrice, nata e vissuta a Viterbo;
- Beato Domenico Barberi, passionista, nato a Viterbo nel 1772;
- Pio Fedi, scultore, nato a Viterbo nel 1816;
- Gaetano Bedini, cardinale e diplomatico, morto a Viterbo nel 1864;
- Mario Fani, attivista cattolico, co-fondatore dell'attuale Azione Cattolica, nato a Viterbo nel 1854;
- Luigi Concetti, medico, nato a Viterbo nel 1855;
- Pietro La Fontaine, cardinale, patriarca di Venezia, nato a Viterbo nel 1860;
- Lina Cavalieri, cantante lirica, nata a Viterbo nel 1874;
- Luigi Fantappiè (1901 – 1956), matematico, nato e vissuto a Viterbo;
- Vincenzo Bianchini, pittore, scultore, medico, nato a Viterbo nel 1903;
- Carlo Giustini (1923 –), attore, nato a Viterbo nel 1923;
- Padre Enzo Menicucci, missionario, nato a Viterbo nel 1930;
- Luigi Petroselli, politico, sindaco di Roma, nato a Viterbo nel 1932;
- Maria Clelia Cardona, saggista, poetessa, scrittrice, nata a Viterbo nel 1940;
- Carlo Vincenti (1946 – 1978), artista, nato e vissuto a Viterbo;
- Francesco Mattioli, sociologo, docente universitario, nato a Viterbo nel 1947;
- Gabriella Sica, poetessa, nata a Viterbo nel 1950;
- Aldo Carosi, giudice costituzionale, nato a Viterbo nel 1951;
- Pier Maria Cecchini, attore, cresciuto a Viterbo;
- Giuseppe Fioroni, politico, già ministro della Pubblica Istruzione, nato a Viterbo nel 1958;
- Claudio Brachino, giornalista, nato a Viterbo nel 1959;
- Giuseppe Savastano, carabiniere, Medaglia d'oro al valor militare, nato a Viterbo nel 1961;
- Massimo Onofri, docente universitario, critico letterario, nato a Viterbo nel 1961;
- Tina Cipollari, opinionista televisiva, , nata a Viterbo nel 1965;
- Annalisa Mandolini, presentatrice televisiva, nata a Viterbo nel 1974;
- Franco Negrè, rapper, nato a Viterbo nel 1980;
- Alina, cantante, attrice, nata a Viterbo nel 1990;
- Rosario Scipio, scrittore e poeta, morto a Viterbo nel 1996;
Geografia antropica [modifica]
Frazioni [modifica]
Dipendono dal capoluogo, le Frazioni di Bagnaia, Bagni di Viterbo, Fastello, Grotte Santo Stefano, La Quercia, Montecalvello, Norchia, Roccalvecce, San Martino al Cimino, Sant'Angelo, Tobia, Vallebona .
Economia [modifica]
La città vive di un'economia prevalentemente terziaria: oltre ad essere capoluogo di provincia, è sede universitaria, sede militare del Comando dell'Aviazione dell'Esercito (AVES) e relativo Centro di addestramento, nonché della Scuola Sottufficiali Esercito (SSE, ex Scuola Allievi Sottufficiali - SAS) e della Scuola Marescialli Aeronautica Militare (SMAM).
Infrastrutture e trasporti [modifica]
Strade [modifica]
Il collegamento su strada con Roma è assicurato dalla via Cassia, in direzione Sud, mentre verso Nord la Cassia si dirige a Montefiascone, proseguendo poi per Siena.
In alternativa molti viterbesi preferiscono raggiungere Orte e il casello dell'autostrada A1, avvalendosi del Raccordo autostradale che conduce da Civitavecchia (non ancora completato) a Viterbo (quattro svincoli attorno alla città), ad Orte, e che costituisce un tratto dell' arteria trasversale E45 dal Tirreno all'Adriatico.
Viterbo è poi collegata tramite la Strada Provinciale 1 Cimina, al lago di Vico e Ronciglione, da cui si prosegue per Roma; tramite la Strada Provinciale 2 Tuscanese, a Tuscania, da cui si prosegue per Tarquinia e per Montalto di Castro; tramite la Strada Provinciale 5 Teverina, a Celleno, Civitella d'Agliano, Castiglione in Teverina e Bagnoregio; e tramite la Strada Provinciale 151 Ortana, a Bassano in Teverina ed Orte.
Ferrovie [modifica]
Il collegamento ferroviario con Roma è assicurato dalla linea FR3 Viterbo-Capranica-Roma. Ad oggi i tempi di percorrenza via treno tra Viterbo e Roma Ostiense, stazione di fine corsa, sono di circa 1 ora e 40 minuti per 80 chilometri di percorso. Ciò è dovuto alla presenza di numerose fermate lungo la ferrovia: dopo Viterbo Porta Romana, ci si ferma a Tre Croci, Vetralla, Capranica, Oriolo, Manziana-Canale Monterano, Bracciano, Vigna di Valle, Anguillara, Cesano di Roma, Olgiata, La Storta, La Giustiniana, Ipogeo degli Ottavi, Ottavia, Roma S.Filippo Neri, Roma Monte Mario, Gemelli, Roma Balduina, Appiano, Valle Aurelia, Roma S.Pietro, Quattro Venti e Roma Trastevere, prima di arrivare finalmente a Roma Ostiense. Solo due semidiretti e un diretto saltano molte delle fermate urbane romane. Nell'ultimo anno si è cercato di velocizzare le corse sopprimendo la fermata di Vigna di Valle per quasi tutti i treni per/da Viterbo e affidandola ai Roma-Bracciano, ma ancora c'è molto da fare. Di importanza locale è la ferrovia per Attigliano-Orte, che collega Viterbo, Montefiascone, Grotte S.Stefano, Sipicciano e Attigliano-Bomarzo con la stazione di Orte. Su questa linea transitano anche tre coppie di diretti per Roma Termini via direttissima Orte-Settebagni. Viterbo è collegata a Roma anche attraverso la Ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo che si allaccia direttamente al sistema metropolitano della capitale (inizia a Roma da Piazzale Flaminio e termina a Viterbo su Viale Trieste). La ferrovia è gestita dall'ATAC. I tempi di percorrenza sono addirittura di 2h 40' tra Viterbo e Flaminio.
Aeroporti [modifica]
A pochi chilometri è presente uno scalo aeroportuale, attualmente solo militare e per aviazione leggera, ma che è stato designato come futuro terzo aeroporto civile del Lazio[15], con la prospettiva di sostituire integralmente lo scalo di Ciampino. Sono in corso vivaci attività politiche e amministrative preliminari, che dovrebbero portare in tempi non lunghissimi all'apertura dei lavori di costruzione. Preliminare alla costruzione dell'aeroporto, è considerata la realizzazione di migliori infrastrutture.
Mobilità urbana ed extraurbana [modifica]
I trasporti pubblici urbani sono gestiti dalla società Francigena. I vari quartieri di Viterbo sono serviti da 15 linee di autobus che si dirigono anche verso le frazioni limitrofe al comune. Per gli spostamenti attraverso la regione sempre via autobus, la città è collegata con Roma e con i paesi limitrofi attraverso il servizio della COTRAL.
Amministrazione [modifica]
Nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Viterbo, Viterbo ne divenne il capoluogo provinciale, staccandosi dalla provincia di Roma.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1946 | 1956 | Felice Mignone | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1956 | 1965 | Domenico Smargiassi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1965 | 1966 | Giuseppe Benigni | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1966 | 8 gennaio 1970 | Salvatore Arena | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 8 gennaio 1970 | 30 settembre 1970 | Santino Clementi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 30 settembre 1970 | 28 luglio 1975 | Rodolfo Gigli | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 28 luglio 1975 | 7 novembre 1983 | Rosato Rosati | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 7 novembre 1983 | 14 febbraio 1986 | Silvio Ascenzi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 14 febbraio 1986 | 3 marzo 1989 | Francesco Pio Marcoccia | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 3 marzo 1989 | 27 maggio 1995 | Giuseppe Fioroni | Democrazia Cristiana poi Partito Popolare Italiano | Sindaco | |
| 27 maggio 1995 | 6 luglio 1999 | Marcello Meroi | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 6 luglio 1999 | 6 luglio 2004 | Giancarlo Gabbianelli | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 6 luglio 2004 | 26 febbraio 2008 | Giancarlo Gabbianelli | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 27 febbraio 2008 | 30 aprile 2008 | Giovanna Menghini | Commissario prefettizio | ||
| 30 aprile 2008 | in carica | Giulio Marini | Il Popolo della Libertà | Sindaco | |
Gemellaggi [modifica]
Viterbo è gemellata con le seguenti città[senza fonte]:
Binghamton (New York)
Albany (New York)
Santa Rosa de Viterbo
Gubbio
Palmi
Nola
Sassari
Campobasso
Springfield
Altre informazioni amministrative [modifica]
Fa parte della Comunità Montana Cimini.
Sport [modifica]
- Circuito Internazionale di Viterbo
- Associazione Sportiva Viterbese Calcio
- Gruppo Sportivo ViterSport Hockey in Carrozzina
- Union Rugby Viterbo
- Virtus Viterbo (Pallacanestro)
- A.S.D. Larus Viterbo nuoto
Personalità sportive legate a Viterbo [modifica]
- Mauro Valentini, ex calciatore ed allenatore, nato a Viterbo nel 1964;
- David D'Antoni, calciatore, nato a Viterbo nel 1979;
- Leonardo Bonucci, calciatore, nato a Viterbo nel 1987;
Galleria fotografica [modifica]
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2012.
- ^ Secondo la comune semplificazione linguistico-fonetica della V latina in U, la sigla normalmente usata a Viterbo è FAUL.
- ^ L'importante azione del Capocci in quei decenni è ampiamente descritta sia da C. Pinzi,Storia della Città di Viterbo, op. cit. , che dal grande storico federiciano Norbert Kamp, :Raniero Capocci in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/raniero-capocci_%28Dizionario-Biografico%29/
- ^ Urbano V alternò il soggiorno a Viterbo con quello nella vicina Montefiascone.
- ^ Fatto ben descritto dal Signorelli nel suo libro su Egidio: Giuseppe Signorelli, Il cardinale Egidio da Viterbo agostiniano, umanista e riformatore, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1929, capo V, pag.58.
- ^ Bolla Hebraeorum gens di papa Pio V.
- ^ I giorni dell'insurrezione viterbese e dell'assedio di Kellermann sono documentati dalle Memorie di Alexandre Edme, barone di Méchin, funzionario del governo francese rimasto prigioniero a Viterbo nel novembre 1798. Fernando Funari (a cura di), Alexandre-Edme Mèchin. Memorie: il romanzo della resistenza viterbese nel biennio giacobino 1798-1799, Terni-Viterbo, Edizioni Archeoares, 2011 ISBN 978-88-96889-32-9.
- ^ In realtà nella chiesa cattedrale è esposta una copia della tavola, mentre l'originale è custodito nell'adiacente Museo del Colle
- ^ Francesco Mecucci, Viterbo, pag. 36
- ^ Dante Alighieri, Inferno XII, v. 120.
- ^ Cioè Uno dei posti più belli del mondo, cfr. Sacheverell Sitwell, Great Houses of Europe, George Weidenfeld and Nicolson Ltd., Londra, ISBN 0-600-33843-6
- ^ Secondo il Vasari l'opera sarebbe stata suggerita a Sebastiano del Piombo dal suo grande amico Michelangelo (cfr. Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze, Torrentini, 1550), che ne avrebbe persino realizzato un disegno preparatorio, tuttora esistente, ed un cartone, andato perduto ma le cui tracce sono risultate visibili nell'esame radiografico della tavola.
- ^ Cfr.Dante, Inferno - canto XIV, vv.76-84:
« Tacendo divenimmo la 've spiccia
fuor della selva un picciol fiumicello,
lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
Quale del Bullicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
fatt'era 'n pietra, e margini dallato » - ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
- ^ Nel novembre 2007 il Governo ha scelto Viterbo come terzo polo aeroportuale per il LazioAtti della Camera dei Deputati. 10 dicembre 2007. URL consultato in data 23 maggio 2008.
Bibliografia [modifica]
- Touring Club Italiano, Lazio, Touring Editore s.r.l., Milano, 2007 ISBN 88-365-2917-8
- Francesco Mecucci, Viterbo, Ed. laborintus Graphics & Editors, Viterbo, 2004
- Giovanni Faperdue, "Viterbo in Posa", Viterbo 2007
- Giovanni Faperdue, "Il Tesoro dei Viterbesi", Viterbo 2001
- Giovanni Faperdue, "Racconti Viterbesi", Grotte di Castro 2006
- Giovanni Faperdue, "La Santa dei Viterbesi", Grotte di Castro 2002
- Giovanni Faperdue, "I Conclavi Viterbesi", Grotte di Castro 2004
- Giovanni Faperdue, "Le Nobiltà dei Viterbesi", Grotte di Castro, 2003
- Giovanni Faperdue, "Ferento Cartagine dei Viterbesi", Grotte di Castro, 2005
- Giovanni Faperdue, "Dante è tornato al Bullicame", Viterbo 2009
- Francesco Mattioli, "Dentro Viterbo", Roma-Acireale 2010
- Saccarello, Roberto, "Papi e antipapi a Viterbo, Aula speciale della Chiesa Romana" Viterbo, Ed. Araldiche, 2009
- Simonetta Valtieri, Enzo Bentivoglio, "Viterbo nel Rinascimento", GB EditoriA 2012
- Sacheverell Sitwell, Great Houses of Europe, George Weidenfeld and Nicolson Ltd., Londra,1964, ISBN 0-600-33843-6
- Fernando Funari (a cura di): Alexandre Edme barone di Mèchin: Memorie: il romanzo della resistenza viterbese nel biennio giacobino 1798-1799, Terni-Viterbo, Edizioni Archeoares, 2011– ISBN 978-88-96889-32-9
- Giuseppe Signorelli, Il cardinale Egidio da Viterbo agostiniano, umanista e riformatore, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1929
- Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1887.
Voci correlate [modifica]
- Aeroporto di Viterbo
- Conclave
- Tuscia
- Università degli Studi della Tuscia
- Via Francigena
- Elezione papale del 1268-1271
- Dialetti della Tuscia viterbese
Altri progetti [modifica]
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Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Viterbo
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «Viterbo»
Collegamenti esterni [modifica]
- Viterbo su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Viterbo")
- Norbert Kamp:Raniero Capocci in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/raniero-capocci_%28Dizionario-Biografico%29/
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