Viterbo

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Viterbo
comune
Viterbo – Stemma Viterbo – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Viterbo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Viterbo-Stemma.png Viterbo
Amministrazione
Sindaco Leonardo Michelini (Indipendente) dal 10/06/2013
Territorio
Coordinate 42°25′07″N 12°06′15″E / 42.418611°N 12.104167°E42.418611; 12.104167 (Viterbo)Coordinate: 42°25′07″N 12°06′15″E / 42.418611°N 12.104167°E42.418611; 12.104167 (Viterbo)
Altitudine 326 m s.l.m.
Superficie 406 km²
Abitanti 63 707[1] (31-03-2011)
Densità 156,91 ab./km²
Frazioni Bagnaia, Castel d'Asso, Fastello, Grotte Santo Stefano, La Quercia, Montecalvello, Monterazzano, Roccalvecce, Sant'Angelo di Roccalvecce, San Martino al Cimino, Tobia, Vallebona, Ponte di Cetti
Comuni confinanti Bagnoregio, Bomarzo, Canepina, Caprarola, Celleno, Civitella d'Agliano, Graffignano, Marta, Monte Romano, Montefiascone, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Tuscania, Vetralla, Vitorchiano
Altre informazioni
Cod. postale 01100
Prefisso 0761
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 056059
Cod. catastale M082
Targa VT
Cl. sismica zona 3B (sismicità bassa)
Nome abitanti viterbesi
Patrono Santa Rosa, San Lorenzo martire, Santi Valentino e Ilario, Santa Rosa Venerini
Giorno festivo 4 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Viterbo
Posizione del comune di Viterbo nell'omonima provincia
Posizione del comune di Viterbo nell'omonima provincia
Sito istituzionale

Viterbo (in viterbese Vetèrbe[2]) è un comune italiano di 63.707 abitanti capoluogo dell'omonima provincia nel Lazio settentrionale, o Alto Lazio.

La città ha antiche origini (si ritiene che Viterbo derivi dal latino Vetus Urbs, cioè Città Vecchia[3]) ed ha un vasto centro storico medioevale – con alcuni quartieri ben conservati – cinto da mura e circondato da quartieri moderni, tranne che ad ovest, dove si estendono zone archeologiche e termali (necropoli di Castel d'Asso, sorgente del Bullicame, teatro romano di Ferento). Viterbo è storicamente nota come la Città dei Papi: nel XIII secolo fu infatti sede pontificia e per circa 24 anni il Palazzo Papale ospitò o vi furono eletti vari Papi. Papa Alessandro IV decise nel 1257 il trasferimento della Curia Papale nella città a causa del clima ostile presente a Roma; il soggiorno papale durò, salvo brevi interruzioni, fino a quando papa Martino IV, appena eletto (22 febbraio 1281), allontanò definitivamente la corte pontificia da Viterbo.

La città è famosa per il trasporto della Macchina di Santa Rosa, tradizionale e spettacolare manifestazione che si svolge ogni anno la sera del 3 settembre, in onore della Santa patrona: una struttura illuminata, alta 30 metri e del peso di 52 quintali, viene portata a spalla da cento uomini, i Facchini di Santa Rosa, per le vie abbuiate della città. Nel 2013 la Macchina è stata inserita dall'UNESCO tra i Patrimoni immateriali dell'Umanità.

A Viterbo hanno sede l'Università della Tuscia, istituita il 18 aprile 1979, il comando nazionale dell'Aviazione dell'Esercito, la Scuola Sottufficiali dell'Esercito e la Scuola Marescialli dell'Aeronautica Militare.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La città sorge a 386 metri sul livello del mare, con una superficie territoriale di 406,23; all'interno di un ampio falsopiano, situato sulle prime pendici settentrionali del Monte Palanzana (che i viterbesi chiamano semplicemente La Palanzana), appartenente al gruppo dei Monti Cimini, rilievi di origine vulcanica che fanno parte, a loro volta, dell'Antiappennino laziale. Il falsopiano sul quale si trova il centro cittadino si distende ad ovest verso la pianura maremmana. La città è attraversata per tutta la sua lunghezza, con decorso est-ovest, dal Fosso Urcionio, che ai nostri giorni scorre quasi completamente nel sottosuolo, mentre scorreva in superficie fino ai primi decenni del Novecento.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Viterbo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Si hanno tracce d'insediamenti neolitici ed eneolitici e varie tracce, specie nel sottosuolo, di presenze etrusche nella lontana storia di Viterbo, ma alcuni storici sono portati a credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungesse lo stato di vicus, mentre altri storici hanno addirittura supposto che vi fosse in loco una tetrapoli etrusca, sulla base dalla sigla FAVL che, secondo le fantasiose teorie quattrocentesche di frate Annio, era un acronimo formato dalle iniziali di quattro cittadine (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula)[4]. Più plausibile appare l'identificazione di Viterbo con la città etrusca Surina, sostenuta da studiosi del XX secolo.

Dopo la conquista romana vi fu costituito, con ogni probabilità, un insediamento militare, chiamato Castrum Herculis per la presenza nella zona di un tempio che si riteneva dedicato all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).

Notizie più certe si hanno con la cittadina dell'Alto medioevo, che trae origine da un "castrum", cioè una fortificazione longobarda posta al confine tra i possedimenti longobardi nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di Sutri tra le proprietà che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con Carlo Magno. Dell'852 è un documento papale che riconosce il Castrum Viterbii come parte delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possedimenti della Chiesa.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Stemmi papali e nobiliari sul Palazzo comunale

Nell'XI secolo l'incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancì il passaggio a istituzioni comunali. È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicurò il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I Barbarossa (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferì legittimità alla sua politica di espansione. Nel 1172 venne distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) fu aggiunto al leone, simbolo di Viterbo (l'emblema tuttora vigente è costituito appunto da un leone accollato ad una palma); attorno al 1190 venne assediata Corneto (odierna Tarquinia), mentre l'imperatore attaccò Roma con l'esercito viterbese. Il districtus del comune aumentò considerevolmente in quegli anni.

Ulteriore elemento che accrebbe il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, fu la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1192 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana venne così meno.

All'inizio del XIII secolo la città fu finalmente inserita nell'orbita papale ed iniziò in tal modo un periodo di grande splendore, soprattutto con il disegno di papa Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa. Tuttavia, per la presenza nella città di importanti famiglie insofferenti del predominio papale, venne invocata la protezione di Federico II: si aprì così, fino al 1250 circa, un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti), e ghibellini (i Tignosi), con una iniziale prevalenza di questi ultimi. Si inserì in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.Negli stessi anni la città vide le iniziative politiche e militari del cardinale viterbese Raniero Capocci, storico ed acerrimo nemico dell'imperatore[5].

Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati proprio da Raniero Capocci, sull'esercito imperiale e il conseguente successo dei guelfi, sancì, per la seconda metà del XIII secolo ed anche per i secoli futuri, la definitiva politica filo-papale: la ricca famiglia dei Gatti monopolizzò le cariche municipali e i pontefici scelsero Viterbo come sede papale. L'episodio discriminante, che attirò addirittura l'attenzione mondiale su Viterbo, fu l'elezione papale del 1268-1271, che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato da tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali -pressati anche dalle continue rampogne di Bonaventura da Bagnoregio- scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete), ed in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata. Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della "clausura", stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave! Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi. Nell'ultimo di questi il popolo, artatamente sobillato da Carlo d'Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono. Il pontefice che uscì eletto da questo conclave, funestato dall'invasione del popolo viterbese, fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d'Angiò. Peraltro il nuovo papa, che scelse il nome pontificale di Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lanciò sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l'abbandonò in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Orvieto. Si chiuse con questo spiacevole episodio il periodo aureo di Viterbo.

I papi non verranno più a risiedere in questo splendido comune dell'alto Lazio, anche se diversi pontefici soggiorneranno comunque in città, talora per periodi piuttosto lunghi; ne sono esempi papa Urbano V,che si fermò a Viterbo alcuni mesi tra il 1367 ed il 1370[6] durante l'infruttuoso tentativo di riportare a Roma la sede papale, e papa Niccolò V, che nel 1454 fece addirittura costruire dal Rossellino in zona Bullicame un bel Palazzo termale (andato purtroppo perduto quasi completamente) per venire in città a curare le sue gravi malattie, nonché Giulio II, che fu spesso ospite, nel primo decennio del Cinquecento, degli agostiniani viterbesi, vista l'amicizia che lo legava ad Egidio da Viterbo, e Leone X, che veniva a caccia nei dintorni[7]. Durante la stabile presenza della curia papale a Viterbo, la città aveva raggiunto il suo massimo splendore, sia economico, quale centro posto lungo vie di comunicazione importanti, come la Via Cassia e la Francigena, che architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese, nel fiorire sia dello stile romanico che dello stile gotico, che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di San Martino al Cimino.

L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne. L'effimera ricostituzione del Patrimonio di S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo. Nei primi decenni del XVI secolo Viterbo ospitò nuovamente, e spesso, papi, da Giulio II a Leone X, grazie -come sopra accennato- all'opera straordinaria del cardinale agostiniano Egidio da Viterbo. A metà del Cinquecento la città conobbe un nuovo, ancorché breve, periodo di fervore culturale e spirituale per la presenza del cardinale Reginald Pole, che riuniva a Viterbo il suo celebre circolo, di cui faceva parte, tra gli altri, la marchesa Vittoria Colonna ed alle cui riunioni intervenne spesso Michelangelo. Dal XIII al XVI secolo, Viterbo è stata sede di una comunità ebraica, fino al decreto di espulsione del 1569[8].

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dalla fine del XVI secolo la città segue le sorti dello Stato della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.

Occupata nel 1798 dalle truppe francesi del generale Championnet, intervenuto a difesa della Repubblica romana, si ribellò, imprigionando la guarnigione lasciatavi dai francesi, quando nel mese di novembre le truppe del generale austriaco Mack e del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone entrarono in Roma. Cacciate tuttavia queste poco dopo dallo Championnet, Viterbo fu attaccata dalle truppe del generale francese François Étienne Kellermann, al quale dovette arrendersi dopo che il medesimo aveva sconfitto nelle vicinanze i 6.000 uomini dell' emigré francese, Roger de Damas.[9].

Nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma, conclusasi a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte delle truppe pontificie e francesi.

Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, attuato da Benito Mussolini.

In questa occasione però, aspirava al rango di provincia anche Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando il proprio territorio e numero di abitanti, sopprimendo e inglobando come frazioni, con assenso governativo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, Grotte Santo Stefano, ed altri piccoli centri limitrofi. (vedi comuni italiani soppressi).

Durante la seconda guerra mondiale la città fu sede di un comando tedesco e fu quindi sottoposta dall'aviazione alleata a ripetuti bombardamenti, di cui particolarmente pesante fu quello del 17 gennaio 1944, che portò alla morte di centinaia di civili ed alla distruzione di varie zone del centro storico e di altri territori vicini.

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stemma di Viterbo.
Il Leone, emblema di Viterbo

Lo stemma civico, riconosciuto con decreto del 19 luglio 1929, ha la seguente blasonatura:

« d'azzurro, al leone leopardito coronato d'oro sopra pianura di verde, accollato ad una palma fruttata di rosso, al naturale, tenente con la branca anteriore destra una bandiera bifida rossa, alla croce d'argento, cantonata di quattro chiavi di argento, poste in palo, con l'ingegno all'insù ed astato di verde »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo dei Papi
Loggia del Palazzo dei Papi (dalla Piazza di San Lorenzo) nel quartiere San Pellegrino

Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte. La più famosa è certo il Palazzo Papale, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione. Dalla loggia si entra nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa Gregorio X (vedi sopra).

Il Duomo di San Lorenzo
La Cattedrale di San Lorenzo

Accanto al Palazzo dei Papi sorge il Duomo, dedicato a San Lorenzo. Il Duomo fu eretto in stile romanico nel corso del XII secolo, sul terreno ove era sita una piccola chiesa dell'VIII secolo dedicata appunto a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole, ma la sua facciata risale solo al 1570, quando fu rifatta in stile rinascimentale su disposizione dell'allora vescovo della diocesi e cardinale Giovanni Francesco Gambara. Il Duomo ha subito notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944. Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco. Il campanile trecentesco è formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali.
Lo spazio interno è articolato in tre navate separate da due file di colonne culminanti in eleganti capitelli. Il pavimento è in stile cosmatesco. Nella zona absidale della navata sinistra vi è il sepolcro di papa Giovanni XXI (†1277) e poco distante è sita una pregevole tavola del XII secolo raffigurante la Madonna della carbonara di stile bizantino.[10] Nella chiesa fu certamente sepolto anche papa Alessandro IV (†1261), ma la sua salma fu spostata successivamente in luogo segreto, forse per sottrarla a profanazioni da parte dei suoi nemici, o, più probabilmente, in occasione dei restauri rinascimentali della chiesa stessa.[11]

Chiesa di Santa Maria Nuova
Il chiostro longobardo di Santa Maria Nuova
Il trittico posto nell'abside della navata sinistra della chiesa di Santa Maria Nuova

La chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo: risale, infatti, al 1080. Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse Gesù) si sporge sopra il portale. In un angolo esterno dell'edificio, figura un piccolo pulpito in pietra cui si accedeva tramite una scala di legno. Da esso, secondo la leggenda, avrebbe predicato, nel 1266, San Tommaso d'Aquino: in realtà le ridottissime dimensioni del pulpito non risultano compatibili con la ben nota mole del grande santo domenicano, il cui ciclo di prediche del 1266, voluto da papa Clemente IV, si tenne con ogni probabilità dentro la chiesa. All'interno è conservata una collezione di pittura viterbese del periodo che va dal XIV al XVI secolo. Nella navata di sinistra, in fondo, si trova un pregevole trittico bizantino del 1180 di cuoio che raffigura il Cristo. Le navate laterali presentano un soffitto retto da capriate lignee e decorato da formelle in ceramica. Nel Battistero da notare l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, di Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, affine per alcuni aspetti ad Antoniazzo Romano e per altri al Perugino. A un lato dell'altare maggiore, è posto un ingresso all'antica cripta paleocristiana. Una scala posta all'esterno dell'abside conduce ad un chiostro, erroneamente definito "longobardo". Il chiostro è rimasto sepolto e sconosciuto fino agli anni ottanta (non esistevano riferimenti o testimonianze che ne suggerissero l'esistenza), finché il crollo di un'ala del refettorio non ha condotto alla sua scoperta.

Antichissima è la chiesa di San Silvestro, nella quale, nel 1271, avvenne l'efferato assassinio del principe inglese Enrico di Cornovaglia, che suscitò enorme sgomento nel XIII secolo e che fu anche ricordato da Dante[12].

Notevole esempio di architettura gotica-cistercense è l'Abbazia di San Martino al Cimino.

A due chilometri da Viterbo, uno dei più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: la Basilica della Madonna della Quercia, primo monumento nazionale viterbese; sulla facciata maestosa si possono ammirare tre lunette di Andrea della Robbia, all'interno della chiesa pitture di fra Bartolomeo della Porta, soffitto a cassettoni della navata centrale, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, tempietto di Andrea Bregno.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

La città medievale

Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale di San Pellegrino, pressoché integro: qui si incontrano numerose case dotate di profferlo, la scala a vista tipica dell'architettura viterbese. Interessante anche la piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai viterbesi come "Piazza del Comune" dove hanno sede il Municipio e la Prefettura. Alla fine di Corso Italia (chiamato semplicemente il Corso), in cima alla salita che parte da Piazza Verdi, sorge la chiesa di Santa Rosa, in onore della Santa Patrona della città, nella quale è venerato il Corpo della Santa; la chiesa è edificata su una piccola altura accanto alla cosiddetta "Casa di Santa Rosa". Meritano menzione, non solo per le splendide antiche fontane che le abbelliscono, Piazza della Rocca, Piazza Fontana Grande, Piazza delle Erbe e Piazza della Morte, nonché, per la sua struttura, la torre del Branca, detta della Bella Galliana, vicino alla Porta Faul, e le mura medievali, con le 2 porte principali (Porta Romana e Porta Fiorentina).

I giardini di Villa Lante (Bagnaia)
  • Di grande interesse anche la frazione di San Martino al Cimino, con un'architettura urbanistica realizzata nella prima metà del Seicento per volontà di Donna Olimpia Maidalchini, una delle più potenti donne del suo tempo, che chiamò un gruppo di prestigiosi architetti, tra i quali il Borromini, per un progetto estremamente innovativo di case a schiera, nell'ambito di un borgo splendido sotto il profilo edilizio.

Sottosuolo[modifica | modifica sorgente]

Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro storico, creando una interessantissima rete di cunicoli e camminamenti, talvolta parzialmente sommersi, ove non è raro trovare reperti storico-archeologici. Oggi sono utilizzate prevalentemente come cantine; sono state utilizzate ancora nella seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.

Il presepe del Pastura e la Pietà di Sebastiano del Piombo[modifica | modifica sorgente]

Sebastiano del Piombo, Pietà

Da non dimenticare il grandioso ed artisticamente rilevante Presepe, oggi presso il Museo Civico, pala d'altare di notevoli dimensioni opera del pittore viterbese del XV secolo Antonio del Massaro, detto il Pastura, che fu un prediletto allievo del Pinturicchio. Nello stesso Museo Civico si può anche ammirare la celebre Pietà di Sebastiano del Piombo, grande tavola che il maestro veneziano realizzò tra il 1516 ed il 1517[14], e nella quale si fondono splendidamente tenebrosa compassione e drammatica severità.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

  • Necropoli di Castel d'Asso

Fuori dal centro, ma sempre nel territorio comunale, importantissima è la Necropoli di Castel d'Asso, la prima ad essere scoperta cronologicamente, e che si suppone fosse a suo tempo la più vasta.

Il teatro romano di Ferento

A sei chilometri dal centro cittadino, sulla strada Teverina, si trova il sito archeologico di Ferento, con interessanti vestigia di epoca etrusca, romana e medievale, ed un bel teatro romano, in buono stato di conservazione e nel quale si svolgono tuttora spettacoli teatrali e musicali estivi. Notevole impulso ai ritrovamenti in questo sito e nella vicina Acquarossa venne dalle varie campagne di scavi condotte personalmente -tra il 1960 ed il 1973- dal Re archeologo Gustavo VI Adolfo di Svezia.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

  • Bullicame, sorgente di acqua sulfurea calda dalle importanti proprietà terapeutiche, che alimenta -anche se attualmente la sua portata mostra significative riduzioni- una stazione termale e varie pozze libere. Il Bullicame è anche citato da Dante[15].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[16]

Tradizione e folclore[modifica | modifica sorgente]

  • fine aprile-inizio maggio: San Pellegrino in Fiore, manifestazione che vede il quartiere medievale totalmente ricoperto di fiori e piante.
  • 4 settembre: festa di Santa Rosa, patrona principale della Città[17]. La sera precedente, il 3 settembre, avviene il trasporto della Macchina di Santa Rosa, imponente costruzione votiva trasportata dai Facchini di Santa Rosa.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Viterbo si presenta come una cittadina universitaria dalla cultura estremamente vivace, vero e proprio centro di riferimento per tutta la Tuscia. Dal 2007 è sede del festival culturale Caffeina Cultura che si tiene annualmente a fine giugno nelle vie e piazze del centro storico.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1975 apre a Viterbo l'Accademia di Belle Arti "Lorenzo da Viterbo" (ABAV), membro di un network europeo di istituzioni artistiche. Dal 1979 la città è sede dell'Università degli Studi della Tuscia, con sette Dipartimenti attualmente attivi. Nello stesso anno viene fondata la Scuola Musicale Comunale, con una delle sedi nello storico Teatro dell'Unione. Presso i locali della ASL ha sede il distaccamento di Didattica delle Professioni Sanitarie dell'università La Sapienza di Roma. Dal 2001 ospita anche gli studenti americani del progetto School Year Abroad. In città hanno sede anche la Scuola Marescialli dell'Aeronautica Militare e la Scuola Sottoufficiali dell'Esercito Italiano.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO-ICH-blue.svg Patrimonio immateriale dell'umanità
Celebrazione delle grandi strutture processionali a spalla
(EN) Celebrations of big shoulder-borne processional structures
La Macchina.JPG
La Macchina di Santa Rosa
Stato Italia Italia
Inserito nel 2013
Lista Lista rappresentativa del patrimonio
Settore Arti dello spettacolo
Scheda UNESCO (ARENESFR) 00721

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

  • Radio Verde - Una città una radio

Stampa[modifica | modifica sorgente]

  • Corriere di Viterbo
  • Viterbo oggi
  • Tusciaweb
  • OnTuscia
  • Viterbo News 24
  • Etrurianews
  • Newtuscia
  • Tusciamedia
  • Occhioviterbese
  • Viterbopost

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • TS2000

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • 25 marzo, Fiera dell'Annunziata.
  • Giugno/luglio Ludika 1243 - Festa medievale e festival di teatro di strada
  • Fine giugno/inizio luglio Caffeina Cultura-Festival culturale
  • Giugno/luglio: Tuscia Film Fest, manifestazione dedicata al cinema italiano.
  • Primavera\estate: Festival Barocco, rassegna internazionale di musica classica.
  • Settembre Viterbese, un mese di festeggiamenti ed eventi, culminante, il 3 settembre, con il trasporto della Macchina di Santa Rosa.
  • Settembre-novembre: Quartieri dell'Arte- Festival internazionale di drammaturgia contemporanea

Persone legate a Viterbo[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Dipendono dal capoluogo, le Frazioni di Bagnaia, Bagni di Viterbo, Fastello, Grotte Santo Stefano, La Quercia, Montecalvello, Norchia, Roccalvecce, San Martino al Cimino, Sant'Angelo di Roccalvecce, Tobia, Vallebona.

Economia[modifica | modifica sorgente]

La città vive di un'economia prevalentemente terziaria: oltre ad essere capoluogo di provincia, è sede universitaria, sede militare del Comando dell'Aviazione dell'Esercito (AVES) e relativo Centro di addestramento, nonché della Scuola Sottufficiali Esercito (SSE, ex Scuola Allievi Sottufficiali - SAS) e della Scuola Marescialli Aeronautica Militare (SMAM).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Le principali direttrici stradali di Viterbo sono:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Il collegamento ferroviario con Roma è assicurato dalla linea FL3 Viterbo-Capranica-Roma e la Ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo che si allaccia direttamente al sistema metropolitano della capitale. La ferrovia è gestita dall'ATAC. La linea ferroviaria Viterbo-Attigliano collega la città con la linea Firenze-Roma.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

A pochi chilometri da Viterbo è presente un aeroporto ad uso militare e per aviazione leggera.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

I trasporti pubblici urbani sono gestiti dalla società Francigena, i trasporti interurbani vengono svolti con servizi regolari di autobus gestiti dalla COTRAL.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Viterbo, Viterbo ne divenne il capoluogo provinciale, staccandosi dalla provincia di Roma.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1956 Felice Mignone Democrazia Cristiana Sindaco
1956 1965 Domenico Smargiassi Democrazia Cristiana Sindaco
1965 1966 Giuseppe Benigni Democrazia Cristiana Sindaco
1966 8 gennaio 1970 Salvatore Arena Democrazia Cristiana Sindaco
8 gennaio 1970 30 settembre 1970 Santino Clementi Democrazia Cristiana Sindaco
30 settembre 1970 28 luglio 1975 Rodolfo Gigli Democrazia Cristiana Sindaco
28 luglio 1975 7 novembre 1983 Rosato Rosati Democrazia Cristiana Sindaco
7 novembre 1983 14 febbraio 1986 Silvio Ascenzi Democrazia Cristiana Sindaco
14 febbraio 1986 3 marzo 1989 Francesco Pio Marcoccia Democrazia Cristiana Sindaco
3 marzo 1989 27 maggio 1995 Giuseppe Fioroni Democrazia Cristiana-Partito Popolare Italiano[18] Sindaco
27 maggio 1995 6 luglio 1999 Marcello Meroi Alleanza Nazionale - Centro-Destra Sindaco
6 luglio 1999 6 luglio 2004 Giancarlo Gabbianelli Alleanza Nazionale - Centro-Destra Sindaco
6 luglio 2004 26 febbraio 2008 Giancarlo Gabbianelli Alleanza Nazionale - Centro-Destra Sindaco
27 febbraio 2008 30 aprile 2008 Dott.ssa Giovanna Menghini Commissario prefettizio
30 aprile 2008 10 giugno 2013 Giulio Marini Il Popolo della Libertà - Centro-Destra Sindaco
10 giugno 2013 in carica Leonardo Michelini Indipendente - Centro-Sinistra[19] Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Viterbo è gemellata con le seguenti città[senza fonte]:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Fa parte della Comunità Montana dei Cimini.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Personalità sportive legate a Viterbo[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica: le piazze, le chiese, le fontane[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron, 1981, p. 630.
  3. ^ Su questa ipotesi si veda: Dizionario di toponomastica, Torino, UTET, 1990, p. 838.
  4. ^ Secondo la comune semplificazione linguistico-fonetica della V latina in U, la sigla normalmente usata a Viterbo è FAUL.
  5. ^ L'importante azione del Capocci in quei decenni è ampiamente descritta sia da C. Pinzi,Storia della Città di Viterbo, op. cit. , che dal grande storico federiciano Norbert Kamp, :Raniero Capocci in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/raniero-capocci_%28Dizionario-Biografico%29/
  6. ^ Urbano V alternò il soggiorno a Viterbo con quello nella vicina Montefiascone.
  7. ^ Queste ultime due presenze papali sono ben descritte dal Signorelli nel suo libro su Egidio: Giuseppe Signorelli, Il cardinale Egidio da Viterbo agostiniano, umanista e riformatore, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1929, capo V, pag.58.
  8. ^ Bolla Hebraeorum gens di papa Pio V.
  9. ^ I giorni dell'insurrezione viterbese e dell'assedio di Kellermann sono documentati dalle Memorie di Alexandre Edme, barone di Méchin, funzionario del governo francese rimasto prigioniero a Viterbo nel novembre 1798. Fernando Funari (a cura di), Alexandre-Edme Mèchin. Memorie: il romanzo della resistenza viterbese nel biennio giacobino 1798-1799, Terni-Viterbo, Edizioni Archeoares, 2011 ISBN 978-88-96889-32-9.
  10. ^ In realtà nella chiesa cattedrale è esposta una copia della tavola, mentre l'originale è custodito nell'adiacente Museo del Colle
  11. ^ Francesco Mecucci, Viterbo, pag. 36
  12. ^ Dante Alighieri, Inferno XII, v. 120.
  13. ^ Cioè Uno dei posti più belli del mondo, cfr. Sacheverell Sitwell, Great Houses of Europe, George Weidenfeld and Nicolson Ltd., Londra, ISBN 0-600-33843-6
  14. ^ Secondo il Vasari l'opera sarebbe stata suggerita a Sebastiano del Piombo dal suo grande amico Michelangelo (cfr. Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze, Torrentini, 1550), che ne avrebbe persino realizzato un disegno preparatorio, tuttora esistente, ed un cartone, andato perduto ma le cui tracce sono risultate visibili nell'esame radiografico della tavola.
  15. ^ Dante, Inferno - canto XIV, vv.76-84:
    « Tacendo divenimmo la 've spiccia
    fuor della selva un picciol fiumicello,
    lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
    Quale del Bullicame esce ruscello
    che parton poi tra lor le peccatrici,
    tal per la rena giù sen giva quello.
    Lo fondo suo ed ambo le pendici
    fatt'era 'n pietra, e margini dallato »
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Oltre a Santa Rosa, che è la principale patrona della città, sono stati indicati nei secoli come com-patroni di Viterbo, San Lorenzo, cui è dedicato il Duomo cittadino, ed i Santi Valentino e Ilario, che furono martirizzati nei pressi della città, vicino all'antico ponte Camillario in località Bagni , ponte oggi non più esistente e ricordato da un'edicola votiva.
  18. ^ v. in proposito successiva nota di precisazione.
  19. ^ In questa colonna viene indicato il partito di appartenenza del Sindaco; così per Giuseppe Fioroni è stata correttamente indicata prima la Democrazia Cristiana, partito al quale Fioroni era iscritto al momento dell'elezione, poi il Partito Popolare Italiano, al quale egli aderì dopo la fine della DC; per Marcello Meroi e Giancarlo Gabbianelli è stata indicata Alleanza Nazionale, alla quale ambedue appartenevano al momento dell'elezione, mentre il maggiore partito dello schieramento di centrodestra che aveva eletto entrambi era invece Forza Italia. Per Leonardo Michelini, che non è iscritto ad alcun partito, essendo stato eletto come indipendente da una coalizione di centrosinistra di cui facevano parte il Partito Democratico, SEL e due liste civiche, appare corretto indicare solo la tipologia della coalizione, appunto centrosinistra.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Touring Club Italiano, Lazio, Touring Editore s.r.l., Milano, 2007 ISBN 88-365-2917-8
  • Francesco Mecucci, Viterbo, Ed. laborintus Graphics & Editors, Viterbo, 2004
  • Giovanni Faperdue, "Viterbo in Posa", Viterbo 2007
  • Giovanni Faperdue, "Il Tesoro dei Viterbesi", Viterbo 2001
  • Giovanni Faperdue, "Racconti Viterbesi", Grotte di Castro 2006
  • Giovanni Faperdue, "La Santa dei Viterbesi", Grotte di Castro 2002
  • Giovanni Faperdue, "I Conclavi Viterbesi", Grotte di Castro 2004
  • Giovanni Faperdue, "Le Nobiltà dei Viterbesi", Grotte di Castro, 2003
  • Giovanni Faperdue, "Ferento Cartagine dei Viterbesi", Grotte di Castro, 2005
  • Giovanni Faperdue, "Dante è tornato al Bullicame", Viterbo 2009
  • Francesco Mattioli, "Dentro Viterbo", Roma-Acireale 2010
  • Saccarello, Roberto, "Papi e antipapi a Viterbo, Aula speciale della Chiesa Romana" Viterbo, Ed. Araldiche, 2009
  • Simonetta Valtieri, Enzo Bentivoglio, "Viterbo nel Rinascimento", GB EditoriA 2012
  • Sacheverell Sitwell, Great Houses of Europe, George Weidenfeld and Nicolson Ltd., Londra,1964, ISBN 0-600-33843-6
  • Fernando Funari (a cura di): Alexandre Edme barone di Mèchin: Memorie: il romanzo della resistenza viterbese nel biennio giacobino 1798-1799, Terni-Viterbo, Edizioni Archeoares, 2011– ISBN 978-88-96889-32-9
  • Giuseppe Signorelli, Il cardinale Egidio da Viterbo agostiniano, umanista e riformatore, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1929
  • Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1887.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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