Lingua friulana

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Friulano (Furlan)
Parlato in Italia Italia
Regioni Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia (Provincia di Pordenone, Provincia di Udine, Provincia di Gorizia a ovest dell'Isonzo)
Veneto Veneto (Provincia di Venezia nell'ex-Mandamento di Portogruaro)
Persone ~ 600.000
Classifica non nelle prime 100
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Lingue romanze
   Lingue italo-occidentali
    Lingue romanze occidentali
     Lingue gallo-iberiche
      Lingue galloromanze
       Lingue retoromanze
        Friulano
Statuto ufficiale
Nazioni Italia Italia con legge 482/1999

Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
con leggi regionali 15/1996 e 29/2007

Regolato da Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane
Codici di classificazione
ISO 639-2 fur
ISO 639-3 fur  (EN)
SIL fur  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitât e derits. A àn sintiment e cussience e bisugne che si tratin un culaltri come fradis.
Friulian speaking area.png
Distribuzione geografica del friulano nel nord-est dell'Italia

La lingua friulana[1] (lenghe furlane, marilenghe [lingua madre] furlan[?·info]) è una lingua romanza, facente parte del gruppo delle lingue retoromanze insieme al romancio ed al ladino.

Parlata in Italia nelle regioni del Friuli-Venezia Giulia e Veneto, dal 1999 è riconosciuta come lingua minoritaria storica e tutelata a livello locale. Costituisce la lingua retoromanza più diffusa, differenziadosi anche per l'influsso avuto dalle culture e lingue circostanti come veneto, tedesco e sloveno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Friulano & Co..JPG

Le origini della lingua friulana non sono chiarissime. La matrice preponderante alla base del friulano è quella latina: il grande evento alla base della formazione della cultura e della lingua friulane fu infatti l'arrivo dei Romani, che nel 181 a.C. dopo aver affrontato e sconfitto i Taurisci (Plinio, Naturalis historia) che minacciavano gli alleati Veneti e romanizzati i Carni, fondarono la prima colonia nella pianura friulana ad Aquileia, consentendo alla popolazione sconfitta, di origine montana, la colonizzazione della circostante pianura: da tale mescolanza di Romani e Carni si suppone possa essere derivato un latino volgare con influenze celtiche, alla base della successiva evoluzione della lingua friulana.

L'influenza fonetica e grammaticale del dialetto di tipo celtico parlato dei Carni sul latino aquileiese è però controversa, sia perché tale idioma originario fu trasmesso solo oralmente e oggi non è quasi per nulla noto, sia perché nelle epigrafi antiche ritrovate si riscontrano solo delle modifiche a elementi fonetici e morfo-sintattici del latino comuni anche ad altre parti dell'impero, cosa che se pur non prova una corrispondenza diretta con l'idioma parlato, comunque rende difficile qualsiasi studio filologico del "proto-friulano" antecedente al medioevo. Inoltre l'unica prova diretta di substrato celtico, quella del lessico, dimostra che la componente celtica nel friulano odierno, benché superiore a quella ravvisabile nei dialetti galloitalici ed in altre lingue neo-latine con substrato celtico, sia complessivamente piuttosto ridotta e limitata a toponimi, parole di senso geografico e nomi collegati all'agricoltura, i monti e i boschi, e comunque comparabile all'influsso lessicale ricevuto "per prestito" da lingue germaniche e slave.

Questa controversia ha anche portato alcuni studiosi a ipotizzare che il friulano sia invece conseguenza di migrazioni di popolazioni dell'Impero, costrette ad abbandonare le regioni orientali come la Pannonia a causa della pressione di genti barbariche: fatto evidentemente non escludibile neppure come evento collaterale, ma che comunque non chiarisce l'eventuale influsso di un substrato linguistico sul friulano medioevale e moderno. Tuttavia se la prova linguistica diretta manca, a supporto della tesi di una derivazione dell'etnos friulano dalla romanizzazione del popolo carnico vi sono numerosissimi elementi del folklore, della tradizione e dell'ambito magico e religioso, sia antichi che moderni, di stampo inconfutabilmente celtico-alpino, elementi diffusi in buona sostanza proprio sullo stesso territorio storicamente accertato come friulanofono.

Interessante inoltre anche il fatto che l'antico confine etnico tra popolazioni venetiche e quelle dei carni romanizzati, imposto dal dominio romano e attestato dalle fonti antiche, fu (a partire dalle prealpi) il corso del fiume Livenza (in latino Liquentia), lo stesso elemento geografico che ancora in epoche recenti delimitava in pianura la zona di confine tra area friulanofona ed area venetofona (avanzata estesamente verso est a scapito del friulano solo a cavallo del 1800 per l'effetto congiunto di colonizzazioni di aree scarsamente abitate e della venetizzazione delle grandi città); stesso confine inoltre che secondo alcuni segnerebbe ancora oggi, su basi etnologiche più generali, il punto di transizione tra cultura veneta e friulana. Tutto ciò fa supporre che una certa differenziazione tra le parlate a ridosso di questa zona esista da lungo tempo e possa avere una matrice pre-latina, anche se bisogna sottolineare quanto l'idioma veneto del XIV secolo fosse più arcaico dell'attuale, condividendo molte caratteristiche con il friulano, idioma più conservativo.

Se le origini antiche della lingua, e il substrato pre-latino sono questione controversa, un largo consenso è stato tuttavia raggiunto sul periodo di formazione del friulano, che si fa risalire attorno all'anno 1000, in contemporanea con gli altri volgari romanzi; anche se ci sono delle testimonianze più antiche: San Gerolamo afferma che, per farsi capire dal suo popolo, il vescovo di Aquileia Fortunaziano compose un commento ai Vangeli in lingua rustica. I primi termini in friulano appaiono in atti amministrativi del XIII secolo, ma solo a partire dal Trecento i documenti si fanno più numerosi e, oltre a qualche documento commerciale, appaiono le prime testimonianze letterarie, quali i Frammenti letterari e altri testi, tutti originari di Cividale, divenuta ormai il centro più importante del Friuli. Interessante notare come secondo uno studioso, il Giovan Battista Pellegrini, dall'analisi della ballata Soneto furlan, il verso 'ce fastu' rimanderebbe all'espressione citata da Dante nel De vulgari eloquentia I,11 per caratterizzare la parlata aquileiese ('Ces fastu?').

L'unità ladina[modifica | modifica sorgente]

La teoria dell'unità ladina si deve al più importante glottologo italiano del XIX secolo, Graziadio Isaia Ascoli, nativo di Gorizia. Egli sostenne che un tempo queste parlate andavano da Muggia e forse dalla parte settentrionale dell'Istria fino alla Svizzera. La continuità fu poi interrotta durante la storia, e rimasero le tre isole attuali: romancio, ladino e friulano, la più vasta. Questa ipotesi fu corretta e precisata successivamente da altri studiosi; in particolare Francescato precisò le differenze con il friulano e il veneto; con quest'ultimo, la separazione risalirebbe al X secolo, lungo lo storico confine del Livenza. Tra le caratteristiche principali, la caduta delle vocali finali (pâs da pace), che privilegiò come vocale d'appoggio la "i" anziché la "e" veneta. C'è una notevole estensione della dittongazione (cuintri da contra), mentre l'intacco palatale di "ga" e "ca" anche all'interno della parola accomuna il friulano al ladino. Interessante anche la permanenza dell'-s finale anche come plurale sigmatico. Quest'ultima era presente nel veneto arcaico, ma successivamente scomparve. Peculiare del friulano è invece la desinenza della prima persona plurale in -ìn (nô o fevelìn, noi parliamo) e la distinzione tra la terza persona singolare e plurale. Le ultime teorie ridimensionano o comunque anticipano la teoria dell'unità ladina, che corrisponde a una fase linguistica piuttosto antica; l'evoluzione differente che si riscontra all'interno di questa famiglia è dovuta anche alla scarsa influenza del tedesco e delle lingue germaniche sul friulano, mentre questa influenza è ancora oggi forte sia per il ladino che per il romancio.

Le varietà del friulano[modifica | modifica sorgente]

La bandiera storica del Friuli

Tutte le varianti del friulano sono reciprocamente intelligibili. La suddivisione dialettale incontra certe difficoltà, ma tra le caratteristiche più evidenti che concorrono a rendere sensibile la variazione da un dialetto friulano all'altro si può citare:

  • vocale finale derivata dal latino -a, particolarmente frequente nelle parole femminili singolari, che può essere -e, -a, -o. Per esempio, "unghia" si dice ongule ([ˈoŋgule]) in alcune varietà, ongula ([ˈoŋgula]) in altre e, infine, ongulo ([ˈoŋgulo]) in altri dialetti ancora.
  • realizzazione delle vocali fonologicamente lunghe, che possono essere realizzate foneticamente come lunghe, come brevi o, nel caso delle vocali medie, come dittonghi. Per esempio "colore" si dice colôr ([koˈloːɾ]), color ([koˈloɾ]), colour ([koˈlowɾ]), colùar ([koˈluaɾ]), colùer ([koˈluəɾ] o colùor ([koˈluoɾ]) a seconda delle varietà.

In ogni caso le variazioni sono molto numerose e seguono il tracciato di isoglosse che molto spesso si sovrappongono. Di conseguenza la suddivisione in quattro gruppi dialettali del friulano, di seguito proposta, segue anche criteri geografici, storici e culturali:

  • Il friulano orientale, detto anche friulano goriziano. È il gruppo parlato grossomodo nella provincia di Gorizia. Si caratterizza dalla terminazione in -a delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe si realizzano come tali (solo il goriziano diverge su questi aspetti, ma per il resto non si discosta molto dalle altre tipologie).Fino al Seicento vi erano gruppi che lo parlavano pure nell'Alto Isonzo e Carso Sloveno. Il borgo friulanofono più orientale era rappresentato da Idria. Dopodiché nell'area del Carso, il popolo passo interamente allo sloveno e le elites piuttosto al tedesco.[senza fonte]
  • Il friulano centrale. È il gruppo più consistente, parlato circa nella provincia di Udine (Carnia esclusa). Si caratterizza dalla terminazione in -e delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe si realizzano come tali o come vocali toniche brevi, ma mai come dittonghi.
  • Il friulano occidentale o concordiese. È caratterizzato dalla terminazione in -a delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe [ˈiː] e [ˈuː] si realizzano come dittonghi, che sono diversi da un dialetto all'altro. È parlato nelle aree friulanofone della provincia di Pordenone e del mandamento di Portogruaro.
  • Il friulano carnico, che è un insieme di varietà, molto diversificate tra loro, parlate in Carnia, che formano un continuum in particolare con il friulano centrale. Nonostante la notevole diversità delle parlate che compongono questo gruppo, si può dire che esso in generale è caratterizzato da un certo conservatorismo fonetico e dalla ricchezza di dittonghi in corrispondenza delle vocali medie lunghe. Alcune varietà particolarmente conservative, come quelle dell'alto Canale di Gorto (comuni di Rigolato e Forni Avoltri), mantengono la terminazione in -o delle parole femminili, che è attestata nei documenti friulani medioevali[2][3].

Tra gli idiomi fortemente collegati al friulano, ci sono:

  • Il dialetto tergestino, parlato a Trieste dalla maggior parte della popolazione fino al 1700, diventò poi la lingua delle famiglie più in vista della città (chiamate lis tredis ciasadis) per poi estinguersi all'inizio dell'Ottocento. La testimonianza più importante sulle caratteristiche del tergestino si trova nell'opera "Dialoghi piacevoli in dialetto vernacolo triestino", raccolta composta da G. Mainati nel 1828. L'ultima persona ad avere memoria diretta del tergestino, Giuseppe de Jurco, è morto nel 1889[4].
  • Il muglisano, un'antica parlata di Muggia, affine al tergestino. Le testimonianze delle ultime persone che parlavano il Muglisano sono state raccolte dall'abate Jacopo Cavalli nel 1889 e pubblicate nell'articolo Reliquie ladine raccolte a Muggia d’Istria (Archivio Glottologico Italiano, vol. XXII, 1893)[5].
  • Gli idiomi dell'Alta Valcellina (Claut, Erto e Cimolais), in forte pericolo di estinzione, considerati da alcuni punti di vista parlate di transizione tra il Friulano e il Ladino dolomitico (Ladino Dolomitico), per la massiccia presenza di elementi tipici delle parlate ladine del Cadore, tali peraltro da far supporre che l'area nativa del ladino dolomitico fosse un tempo estesa anche lungo la valle del Piave dal Cadore fino almeno all'area di Longarone-Erto e come tale contigua per una lunga fascia a quella Friulana.

Dove si parla[modifica | modifica sorgente]

Secondo stime riportate dalla Provincia di Udine, la lingua friulana è conosciuta da circa 600.000/650.000 persone[6] collocabili nel cosiddetto Friuli storico, corrispondente alle province di Gorizia, Pordenone e Udine della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, all'ex mandamento di Portogruaro (VE) e al comune di Sappada (BL) in Veneto.

Nei seguenti comuni la lingua friulana è riconosciuta ufficialmente secondo quanto stabilito per il territorio di competenza dalla regione Friuli-Venezia Giulia con il Decreto del Presidente della Giunta n.412 del 13 novembre 1996 e dal Consiglio Provinciale di Venezia con le apposite delibere.

Stemma Provincia Comuni Numero
Provincia di Gorizia-Stemma.png Provincia di Gorizia Capriva del Friuli, Cormons, Dolegna del Collio, Farra d'Isonzo, Gorizia, Gradisca d'Isonzo, Mariano del Friuli, Medea, Monfalcone, Moraro, Mossa, Romans d'Isonzo, Sagrado, San Lorenzo Isontino, Villesse 15 su 25
Provincia di Pordenone-Stemma.png Provincia di Pordenone Andreis, Arba, Arzene, Aviano, Barcis, Budoia, Casarsa della Delizia, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Claut, Clauzetto, Cordenons, Cordovado, Fanna, Fontanafredda, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Morsano al Tagliamento, Pinzano al Tagliamento, Polcenigo, Pordenone, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Valvasone, Vito d'Asio, Vivaro, Zoppola 37 su 51
Provincia di Udine-Stemma.png Provincia di Udine Aiello del Friuli, Amaro, Ampezzo, Aquileia, Arta Terme, Artegna, Attimis, Bagnaria Arsa, Basiliano, Bertiolo, Bicinicco, Bordano, Buja, Buttrio, Camino al Tagliamento, Campoformido, Campolongo Tapogliano, Carlino, Cassacco, Castions di Strada, Cavazzo Carnico, Cercivento, Cervignano del Friuli, Chiopris-Viscone, Chiusaforte, Cividale del Friuli, Codroipo, Colloredo di Monte Albano, Comeglians, Corno di Rosazzo, Coseano, Dignano, Dogna, Enemonzo, Faedis, Fagagna, Fiumicello, Flaibano, Forgaria nel Friuli, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Gemona del Friuli, Gonars, Latisana, Lauco, Lestizza, Lignano Sabbiadoro, Ligosullo, Magnano in Riviera, Majano, Malborghetto-Valbruna, Manzano, Martignacco, Mereto di Tomba, Moggio Udinese, Moimacco, Montenars, Mortegliano, Moruzzo, Muzzana del Turgnano, Nimis, Osoppo, Ovaro, Pagnacco, Palazzolo dello Stella, Palmanova, Paluzza, Pasian di Prato, Paularo, Pavia di Udine, Pocenia, Pontebba, Porpetto, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Prato Carnico, Precenicco, Premariacco, Preone, Prepotto, Ragogna, Ravascletto, Raveo, Reana del Rojale, Remanzacco, Resiutta, Rigolato, Rive d'Arcano, Rivignano Teor, Ronchis, Ruda, San Daniele del Friuli, San Giorgio di Nogaro, San Giovanni al Natisone, Santa Maria la Longa, San Vito al Torre, San Vito di Fagagna, Sauris, Sedegliano, Socchieve, Sutrio, Talmassons, Tarcento, Tarvisio, Tavagnacco, Terzo di Aquileia, Tolmezzo, Torreano, Torviscosa, Trasaghis, Treppo Carnico, Treppo Grande, Tricesimo, Trivignano Udinese, Udine, Varmo, Venzone, Verzegnis, Villa Santina, Villa Vicentina, Visco, Zuglio 125 su 136
Provincia di Venezia-Stemma.png Provincia di Venezia (Comprensorio di Portogruaro)[7] Cinto Caomaggiore, Teglio Veneto (Del. Consiglio Provinciale di Venezia 21.12.2006, n. 120), San Michele al Tagliamento (Del. Consiglio Provinciale di Venezia 20.04.2006, n. 32) 3 su 11

Altre località[modifica | modifica sorgente]

È possibile trovare l'uso e la comprensione del friulano anche se molto poco diffuso nei comuni veneti di Portogruaro (e in particolare della frazione di Lugugnana[8]) e di Sappada (dove la parlata nativa è un dialetto germanico), entrambi parte del Friuli storico.

All'interno dei confini regionali, si trovano tracce dell'uso del friulano tra le popolazioni di diversa lingua madre, come a Sauris e Timau (minoranze germaniche), Resia (resiano) e nei comuni della Slavia friulana. Si ritrova anche in diversi comuni slovenofoni della provincia di Gorizia, così come nelle zone ove si parlano varietà di lingua veneta (come ad esempio le zone di bisiaco, di dialetto liventino, ed a Marano Lagunare dove è nativamente parlato un dialetto veneto arcaico).

Il friulano fuori dal Friuli Storico[modifica | modifica sorgente]

Il friulano viene utilizzato ancora in diversi paesi esteri, mete di immigrazione fino agli anni sessanta, quali Francia, Belgio, Canada, Australia, Argentina (in particolare nella Provincia di Colonia Caroya), Brasile, Stati Uniti d'America e Sudafrica. Importante è l'azione dei Fogolârs furlans, associazioni che riuniscono i figli dei discendenti di immigrati provenienti dal Friuli e contribuiscono tramite questi circoli culturali a mantenere vive le tradizioni e la lingua dei loro antenati. Radicate comunità di friulani emigrati si trovano anche in varie regioni italiane, in particolare in molte grandi città del Nord e nell'Agro Pontino, ma anche a Roma e nella Sardegna meridionale: anche in queste comunità l'uso familiare del friulano è spesso sopravvissuto, anche se a fatica, attraverso le generazioni.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Fonetica e fonologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fonologico il friulano si caratterizza in primo luogo per la presenza di un sistema vocalico tonico formato da sette vocali brevi /i, e, ɛ, a, ɔ, o u/ e sette vocali lunghe /iː, eː, ɛː, aː, ɔː, oː, uː/. Il sistema vocalico atono comprende cinque vocali brevi /i, e, a, o u/. Da un punto di vista fonetico è da notare che la pronuncia dei fonemi /i/ e /u/ è molto più bassa e centrale che in italiano: /i/ viene pronunciato [ɪ] (come la i nell'inglese big) e /u/ viene pronunciato [ʊ] (come la coppia di vocali oo nell'inglese look). In alcune varietà friulane le vocali lunghe si realizzano foneticamente come brevi, mentre in altre varianti ancora subiscono dittongazione (ad es. /ˈeː/ si realizza come [ˈej] e /ˈuː/ si realizza come [ˈow]). La distinzione tra vocali toniche brevi e lunghe dà luogo a numerose coppie minime come quelle contenute nella tabella seguente.

Coppie minime
Vocale breve Vocale lunga
cal ['kal] (callo) câl ['kaːl] (calo)
mil ['mil] (mille) mîl ['miːl] (miele)
sol ['sol] (sol) sôl ['soːl] (solo)
nul ['nul] (nullo) nûl ['nu:l] (nuvola)

La seconda caratteristica originale del friulano in ambito romanzo è la presenza delle consonanti occlusive palatali /c/ e /ɟ/, rese graficamente con i digrammi cj e gj. Tali occlusive formano coppie minime con le occlusive velari e con le affricate palatali. Per esempio: cjoc ['cok] (ubriaco), çoc ['tʃok] (ceppo) e coc ['kok] (uovo). In alcune varietà innovatrici, tuttavia, le occlusive palatali sono evolute in affricate postalveolari.

I fonemi consonantici del friulano sono esposti nella tabella seguente:

Bilabiale Labiodentale Alveolare Postalveolare Palatale Velare
Occlusiva p  b   t  d   c ɟ k  g
Affricata     ts dz tʃ dʒ    
Nasale m   n   ɲ  
Fricativa   f  v s  z      
Approssimante     ɾ      
Laterale approssimante     l      

Foneticamente esistono anche le nasali [ŋ] e [ɱ], che però non hanno valore distintivo in quanto derivano dall'assimilazione del punto di articolazione della consonante seguente. Nei dialetti conservatori, come quelli settentrionali, esistono anche le fricative /ʃ/ e /ʒ/ con valore fonologico distintivo.

Per quanto riguarda i processi fonologici, si segnala la desonorizzazione delle occlusive, fricative ed affricate in posizione finale assoluta di parola (per esempio /ˈgɾand/[ˈgɾant] (grande)). Se la consonante desonorizzata costituisce una coda sillabica semplice ed è preceduta immediatamente da una vocale tonica, tale vocale si realizza come lunga (per esempio /ˈlad/[ˈlaːt] (andato)).

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista morfologico, il friulano è una lingua flessiva, come le altre lingue romanze.

Morfologia nominale[modifica | modifica sorgente]

Il friulano ha due generi grammaticali (maschile e femminile). I nomi maschili terminano solitamente in consonante o in -i, i nomi femminili terminano abitualmente in -e (ma in numerose varietà terminano in -a e, in pochi dialetti, in -o). Il femminile si forma aggiungendo una –e al tema (che solitamente coincide con la forma maschile).

Formazione del femminile
Maschile Femminile
stuart (storto) stuarte (storta)

Un numero limitato di parole maschili ha un corrispondente femminile con una radice diversa. Per esempio: pari (padre), mari (madre); fradi (fratello), sûr (sorella).

Il friulano ha due numeri (singolare e plurale). Per la formazione del plurale, i sostantivi e gli aggettivi si dividono in due grandi classi. La prima, che comprende tutti i nomi femminili e quelli maschili che non rientrano nella seconda classe, forma il plurale aggiungendo –s (e, nel caso della formazione del plurale dei noi che terminano in –e, nella maggior parte delle varietà si ha anche l'innalzamento della vocale finale in questione a –i-). La tabella seguente contine alcuni esempi di plurali di nomi della prima classe in friulano standard.

Formazione del plurale (Classe I)
Genere Singulare Plurale
Maschile bloc ['blok] (blocco) blocs ['bloks] (blocchi)
Maschile fradi ['fɾadi] (fratello) fradis ['fɾadis] (fratelli)
Femminile cjase ['caze] (casa) cjasis ['cazis] (case)
Femminile man ['maŋ] (mano) mans ['maŋs] (mani)
Femminile val ['val] (valle) vals ['vals] (valli)

La seconda classe forma il plurale per palatalizzazione della consonante finale. Di questa classe fanno parte solo nomi maschili che terminano in consonante coronale (concretamente, tutti quelli che terminano in vocale + l e vocale + st, quasi tutti quelli che terminano in vocale + li, più un numero limitato di nomi che terminano in -t e -nt). La tabella seguente contiene alcuni esempi di plurali di nomi della seconda classe.

Formazione del plurale (Classe II)
Genere Singulare Plurale
Maschile cjaval [ca'val] (cavallo) cjavai [ca'vaj] (cavalli)
Maschile voli ['voˑli] (occhio) voi ['voˑj] (occhi)
Maschile trist ['tɾist] (cattivo) triscj ['tɾisc] (cattivi)
Maschile dut ['dut] (tutto) ducj ['duc] (tutti)

Nelle varietà che, come il friulano centrale, hanno perso le fricative postalveolari /ʃ/ e /ʒ/, le parole maschili e femminili che terminano in [s] rimangono invariate al plurale. Per esempio: nâs (naso) → nâs (nasi); lûs (luce) → lûs (luci). Nelle varietà che conservano tali fonemi, invece, i nomi che terminano in [ʃ] formano il plurale come quelli della prima classe, mentre quelli che terminano in [s] lo formano come quelli della seconda classe. Per esempio: [ˈluːʃ] (luce) → [ˈluːs] (luci); [ˈnaːs] (naso) → [ˈnaːʃ] (nasi).

Esiste infine un numero limitato di parole con plurale irregolare. Le più usate sono an [ˈaŋ] (anno) → agns [ˈajŋs] (anni) e bon [ˈboŋ] (buono) → bogns [ˈbojŋs] (buoni).

Aspetti della morfologia pronominale e verbale[modifica | modifica sorgente]

A differenza di altre lingue neolatine, in friulano i pronomi personali soggetto hanno una forma tonica ed una forma atona.

I pronomi personali soggetto tonici si usano in maniera analoga a quelli delle altre lingue neolatine. I pronomi personali soggetto atoni, invece, sono tipici del friulano ed, in forma residuale, di alcuni dialetti galloitalici e veneti. Essi formano parte integrante della voce verbale, di cui esprimono il soggetto, e sono pertanto spesso chiamati pronomi in forma clitica. Si usano obbligatoriamente con i modi indicativo, congiuntivo e condizionale. Fatto notevole è che nelle frasi affermative il pronome personale soggetto atono è proclitico (cioè precede il verbo), mentre nelle frasi interrogative e ottative è enclitico (cioè segue il verbo). Per esempio: o vês (avete), vêso? (avete?), vessio! (magari avessi!). La tabella seguente riporta la forma dichiarativa e quella interrogativa dell'indicativo presente del verbo jessi (essere).

Pronomi personali soggetto nella forma dichiarativa e interrogativa
Dechiarativa Interrogativa
o soi (sono) soio? (sono?)
tu sês (sei) sêstu? (sei?)
al è (egli è) isal? (egli è?)
a je (ella è) ise? (ella è?)
o sin (siamo) sino? (siamo?)
o sês (siete) seso? (siete?)
a son (sono) sono? (sono?)

L'uso eventuale del pronome personale soggetto tonico non esclude quello del corrispondente pronome atono. Ad esempio: o soi furlan (sono friulano), ma jo o soi furlan (io sono friulano); oppure tu sês trist (sei cattivo), ma tu tu sês trist! (tu sei cattivo).

In friulano i verbi comuni sono suddivisi in quattro coniugazioni, distinte dalla desinenza dell’infinito presente: , , -i, .

I verbi presentano le forme assertiva, interrogativa e ottativa. La forma interrogativa, che si costruisce in pratica invertendo l’ordine della voce verbale e del pronome personale soggetto atono esiste per i modi indicativo e condizionale. La forma ottativa, che si forma come quella interrogativa, esprime un desiderio o un augurio ed esiste solo per il modo congiuntivo.

I verbi hanno tempi semplici, composti e bicomposti. Questi ultimi esprimono l’aspetto occasionale o preterintenzionale di un’azione. Ad esempio la frase “o ai vût fevelât cun to fradi” significa “mi è capitato di parlare con tuo fratello” anche se tradotto letteralmente e parola per parola risulterebbe “ho avuto parlato con tuo fratello”. La tabella seguente contiene esempi di tempi semplici, composti e bicomposti in friulano.

Esempi di tempi verbali
Tempo Esempio Traduzione
Imperfetto indicativo dichiarativo o fevelavi parlavo
Passato prossimo indicativo dichiarativo o ài fevelât ho parlato
Passato prossimo indicativo bicomposto o ài vût fevelât mi è capitato di parlare

Scrittura[modifica | modifica sorgente]

Nel sistema di scrittura standard, adottato ufficialmente dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia con valore ufficiale, e basato perlopiù sulla scrittura tradizionale dell'area udinese, viene utilizzato l'alfabeto latino standard, ma rispetto ad esso troviamo anche la c con la cediglia (ç), le vocali con l'accento circonflesso e la scrittura "'s", utilizzata per rappresentare la "s" sonora in inizio parola seguita da vocale, dove normalmente sarebbe sorda. Tale sistema di scrittura standard fissa la corretta ortografia (ma non la pronuncia e la dizione) e per le sue particolarità si pone in modo neutrale rispetto alle varianti locali, permettendo in sostanza ai parlanti di utilizzare in associazione alla grafia standard la loro variante locale orale, considerando delle implicite "regole di pronuncia locale". In ogni caso tuttavia i parlanti delle varianti orientali risulteranno più facilitati nella lettura rispetto a quelli delle varianti "concordiesi", "della Bassa" e a quelli di alcune varianti carniche, dato che queste ultime rispetto alla prima comportano che nella lettura si operi la completa sostituzione di alcune vocali che si trovano in posizione terminale della parola (perlopiù nelle desinenze del femminile).

Un sistema di scrittura alternativo detto Faggin-Nazzi, anch'esso piuttosto utilizzato fino ad alcuni anni or sono, prevede invece l'utilizzo di segni simili a quelli presenti nelle lingue slave (per esempio: č).[senza fonte]

Altri sistemi di scrittura sono stati adottati in passato soprattutto per ciò che concerne la scrittura delle varianti, soprattutto in ambito letterario, basati generalmente sull'applicazione delle regole della fonetica della lingua italiana. Simili sistemi di scrittura sono tutt'oggi adoperati nel campo della produzione poetica e musicale, ove per ragioni fonologiche sia necessario sottolineare determinati fenomeni della pronuncia. Si tratta di grafie prive di valore ufficiale, ma comunque "ammesse" e talvolta supportate dagli stessi organismi di controllo e promozione della lingua friulana, pur se limitatamente a ristretti ambiti: tali sistemi di scrittura sono spesso indicati con l'appellativo di scritture fonetiche.

A titolo di esempio della differenza possibile tra scrittura standard e scrittura fonetica si riporta il seguente estratto da una poesia di Pier Paolo Pasolini, scritta secondo la grafia originale usata dall'autore (una scrittura fonetica che riflette la parlata concordiese), secondo la grafia standard, e infine tradotto.

  • Dansa di Narcìs: Jo i soj neri di amòur, né frut né rosignòul, dut intèir coma un flòur, i brami sensa sen.
  • Danze di Narcîs: Jo o soi neri di amôr, ni frut ni rusignûl, dut intîr come un flôr, o brami cence sen.
  • Danza di Narciso: io sono scuro d'amore, né bambino né usignolo, tutto intero come un fiore, desidero senza palpito (petto).

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Frasi comuni[modifica | modifica sorgente]

  • Ciao.

Mandi.

  • Ciao, come stai?

Mandi, cemût?

  • Io sono Giacomo.

Jo o soi Jacum.

  • Sono friulano, sono di Udine

O soi furlan, o soi di Udin.

  • Oggi fa proprio caldo!

Vuê al è propit cjalt!

  • Credevi che Giovanni fosse uscito?

Crodevistu che Zuan al fos lât fûr?

  • Devo proprio andare adesso, ci vediamo.

O scuen propit lâ cumò, si viodìn.

* La volpe e il corvo nelle Favole di Fedro[modifica | modifica sorgente]

Varianti friulane[modifica | modifica sorgente]

Friulano carnico di Paularo
La bolp l'èrä di nûf famadä. In chê la jou un corvat pojǎt tà un pîn, cal vevä tal bec un toc di ciuç. "Chel si ca mi plašarés", alà pensâ la bolp, e ai dîš al corvat: " ce biel ca tu sês! Sa tu cjantes ben comä cjalâti di fûr, di sigûr tu sês il plui biel di ducj i ucèi!"
Friulano occidentale della pedemontana pordenonese
La volp l'era di noûf famada. In chê la joudut un côrv pojǎt tà un pîn, cál tenēva un tóc di formâdi tal bec. "Chel si ca mi plašarés", alà pensât la volp, e ai dîš al côrv: " ce biel ca tu sŏs! Se il tjò chjánt l'esi biel coma te pār foûr, di sigûr tu sǒs il plui biel di ducju ī osêi!"

Italiano[modifica | modifica sorgente]

La volpe era nuovamente affamata. Vide un corvo posato su un pino con un pezzo di formaggio nel becco. Come lo gusterei, pensò la volpe, e disse al corvo: « Come sei bello ! Se il tuo canto è così bello come il tuo aspetto, allora sei il più bello fra gli uccelli ».

Vocabolario[modifica | modifica sorgente]

Tabella di comparazione di alcune lingue neolatine:

Latino Friulano Francese Italiano Spagnolo Occitano Catalano Portoghese Romeno Sardo Còrso Veneto Nones
clave(m) clâf clef chiave llave clau clau chave cheie crae/i/jae (log.), crai (camp.) chjave/chjavi ciave clao/clau
nocte(m) gnot nuit notte noche nuèit/nuèch nit noite noapte note/noti (camp.) notte/notti note not
cantare cjantâ chanter cantare cantar cantar cantar cantar cânta cantare/cantai (camp.) cantà cantar cjantar
capra(m) cjavre chèvre capra cabra cabra cabra cabra capra cabra/craba/crapa capra cavara cjaura
lingua(m) lenghe langue lingua lengua lenga' llengua língua limbă limba (log.)/lìngua (camp.) lingua lengua lenga
platea(m) place place piazza plaza plaça plaça praça piaţă pratha/pratza (camp.) piazza piassa plaz
ponte(m) puint pont ponte puente pònt pont ponte punte ponte/ponti (camp.) ponte/ponti ponte pònt
ecclesia(m) glesie église chiesa iglesia glèisa església igreja biserică creia/crèsia (camp.) ghjesgia cexa glesia
hospitale(m) ospedâl hôpital ospedale hospital espital hospital hospital spital ispidale/spidali (camp.) spedale/uspidali ospedal ospedâl
caseu(m)
lat.volg.formaticu(m)
formadi fromage formaggio/cacio queso formatge formatge queijo brânză (caș) casu casgiu formajo o formai formai

Riconoscimento giuridico[modifica | modifica sorgente]

Lo stato italiano ha riconosciuto la minoranza friulana soltanto nel 1999 con la legge 482/1999; questo ha permesso l'attivazione ufficiale dell'insegnamento della lingua friulana nelle scuole.

L'uso della lingua nei rapporti con le istituzioni pubbliche è inoltre regolato da una apposita legge regionale (Legge regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia 18 dicembre 2007, n. 29[9]

Si applicano al friulano l'art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali.

La bozza di atto di ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 (già sottoscritta dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua friulana (istruzione prescolare in friulano, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso negli uffici statali da parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua anche in forme simili). Le forme di tutela previste per la lingua friulana sono uguali a quelle applicabili al sardo e comunque in generale a tutte le minoranze linguistiche storiche presenti in Italia (arbëreshë, catalani, greci, croati, franco-provenzali e occitani), ma notevolmente inferiori a quelle assicurate per la lingua tedesca in Alto Adige, al francese in Valle d'Aosta e alle minoranze slovene e ladine.

Il friulano viene inoltre studiato nelle università di Udine, Trieste, Praga, Mosca e Lubiana. Nel 2000 l'Università di Udine è stata la prima in assoluto ad istituire, nell'ambito della Facoltà di Lingue e Letterature straniere (sede di Gorizia), un Corso di Laurea in Traduttori e interpreti comprendente la lingua friulana, ai sensi della Legge 482/1999.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del riconoscimento giuridico della lingua friulana.

Applicazioni pratiche[modifica | modifica sorgente]

Un cartello in italiano e friulano su una strada provinciale

Grazie alla tutela legislativa e ad alcuni finanziamenti negli ultimi anni si è visto l'utilizzo del friulano nel campo della cultura e dell'informazione. Vengono pubblicati il mensile La Patrie dal Friûl ed il quindicinale gratuito Il Diari, alcune rubriche in friulano appaiono sul settimanale Il Friuli, sul settimanale La Vita Cattolica e sul quotidiano Messaggero Veneto - Giornale del Friuli. In tv c'è un breve telegiornale quotidiano su Telefriuli e Telepordenone. Radio Onde Furlane è una stazione radio privata che trasmette interamente in friulano e Radio Spazio 103 realizza alcuni programmi in lingua, mentre la Rai regionale trasmette alcune rubriche. Diverse attività (teatro, gruppi musicali, cinema) vengono realizzate in lingua.

In circa il 40% dei comuni[10] della Provincia di Udine la segnaletica è bilingue e a partire dal 2004 anche i segnali di indicazione stradale vengono sostituiti con versioni bilingue. Anche la provincia di Gorizia sta adottando la segnaletica bilingue (italiano/friulano) nei comuni friulanofoni e trilingue (italiano/friulano/sloveno) in tutti comuni ove è presente anche la minoranza linguistica slovena. La provincia di Pordenone è invece in grave ritardo nell'applicazione di questo obbligo di legge.

Inoltre il sito dell'Udinese Calcio è consultabile in lingua friulana[11].

Viene registrata grazie soprattutto all'opera di Pre Toni Beline la traduzione della Bibbia e del Lezionario in Friulano.

Al di fuori del Friuli, la comunità friulana di Bolzano ha a disposizione degli spazi in friulano nella pagina settimanale dedicata alla comunità ladina sul quotidiano in lingua italiana "Alto Adige".

Bibliografia essenziale[modifica | modifica sorgente]

Studi sulla lingua[modifica | modifica sorgente]

  • Paola Benincà, Laura Vanelli, Linguistica friulana, Unipress, Padova, 2005.
  • Franc Fari (cur.), Manuâl di lenghistiche furlane, Forum, Udine, 2005.
  • Giuseppe Francescato, Dialettologia friulana, Società Filologica Friulana, Udine,1966.
  • Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Società Filologica Friulana, Udine, 1984.
  • Sabine Heinemann, Studi di linguistica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 2007.
  • Carla Marcato, Friuli-Venezia Giulia, Laterza, Roma - Bari, 2001.
  • Piera Rizzolati, Elementi di linguistica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 1981.
  • Paolo Roseano, La pronuncia del friulano standard: proposte, problemi, prospettive, Ce Fastu?, LXXXVI (2010), n. 1, p. 7-34.
  • Federico Vicario (cur.), Lezioni di lingua e cultura friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 2005.
  • Federico Vicario, Lezioni di linguistica friulana, Forum, Udine, 2005.
  • Giovanni Frau, La lenghe furlane, Clape culturāl Aquilee, Udin, 1975.
  • Giovanni Frau, Individualità linguistica del friulano, Clape culturāl Aquilee, Udin, 1974.
  • Jacopo Cavalli, Reliquie ladine raccolte in Muggia d'Istria, con appendice dello stesso autore sul dialetto tergestino, in «Archeografo Triestino», 1894; Serie II, Vol. XIX, pp. 5-208.

Grammatiche in grafia ufficiale[modifica | modifica sorgente]

  • La grafie uficiâl de lenghe furlane, Regjon Autonome Friûl – Vignesie Julie, Udin, 2002.
  • Fausto Zof, Gramatiche pratiche de lenghe furlane, Messaggero Veneto, Udine, 2002.
  • William Cisilino (cur.), LeAm, Lessic Aministratîf, Manuâl, Grafie Formulari Dizionari, Provincie di Udin, Udin, 2004.
  • Anna Madriz, Paolo Roseano, Scrivere in friulano, Società Filologica Friulana, Udine, 2006.

Grammatiche[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Battista Della Porta, Grammatica friulana pratica, Tipografia D. Del Bianco e Figlio, Udine, 1922.
  • Giorgio Faggin, Grammatica friulana, Ribis, Campoformido (Ud), 1997.
  • Xavier Lamuela (cur.), La grafie furlane normalizade, Aministratsion Provinciâl di Udin, Udin, 1987.
  • Giuseppe Marchetti, Lineamenti di grammatica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 1952.
  • Zuan Nazzi Matalon, Marilenghe, Gramatiche furlane, Institût di Studis Furlans, Udin, 1977.
  • Zuan Nazzi Matalon, Dopre la tô lenghe, Gramatiche furlane, Arz grafichis furlanis - Clape culturâl Aquilee, Udin, 1975.
  • Gianni Nazzi, "Grammatica essenziale", in "Vocabolario italiano-friulano / friulano-italiano", Clape culturâl Aquilee - Designgraf, Udine 2010

Dizionari[modifica | modifica sorgente]

  • Gianni Nazzi, "vocabolario italiano-friulano / friulano-italiano", Clape cultural Aquilee - Designgraf, Udine 2010
  • Grant Dizionari Bilengâl Talian-Furlan, Regjon Autonome Friûl – Vignesie Julie, Udin, 2004.
  • Federico Vicario, Paolo Roseano, Vocabolari furlan, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2010.
  • Alessandro Carrozzo, DOF Dizionari Ortografic talian/furlan-furlan/talian, Serling - Cooperative di informazion furlane, Udine, 2008.
  • Alessandro Carrozzo, DOF piçul - Dizionari Ortografic talian/furlan-furlan/talian, Serling - Cooperative di informazion furlane, Udine, 2010.

Dizionari in grafie non ufficiali[modifica | modifica sorgente]

  • Jacopo Pirona, Vocabolario friulano, Venezia, Antonelli, 1871.
  • Marijan Brecelj-Gianni Nazzi, "Lingue d'Europa. Dizionario pratico italiano-friulano-sloveno-tedesco-inglese", Comunità montana Torre.Natisone.Collio, Udine 2011
  • Marjan Brecelj, Gianni Nazzi Dizionari multilengâl - Multilingual dictionary, 1998.
  • Gianni Nazzi Vocabolario Italiano-Friulano Friulano-Italiano, Clape Culturâl Acuilee, Udine, 2003.
  • Maria Pia Riuscetti-Gianni Nazzi, "Sinonims e contrars", Clape cultural Aquilee, Udin 2012
  • Sergio Fantini, "Etims. Dizionari etimologic essenzial", Clape cultural Aquilee, Gurize Pordenon Udin 2011
  • Gianni Nazzi, "Vocabolario italiano-friulano / friulano-italiano", Clape cultural Aquilee-Designgraf, Udine 2005*
  • Gianni Nazzi, "Vocabolario italiano-friulano / friulano-italiano", Clape cultural Aquilee-Designgraf, Udine 2003
  • G. N. Matalon, "Dizionari inlustrat dal cuarp dal omp", Clape cultural Aquilee, Udine 1976
  • Gianni Nazzi - Giancarlo Ricci, "Dizionario dei modi di dire della lingua friulana", Istituto per l'Enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia, Udine 1982
  • Gianni Nazzi, "Dictionnaire frioulan. Français-Frioulan / Frioulan-Français, Ribis, Udine 1995
  • Gianni Nazzi, "Vocabolario italiano-friulano / friulano-italiano", Clape cultural Aquilee-Designgraf, Udine 2010
  • Gianni Nazzi, "Dizionario pratico italiano-friulano", Ribis, Udine 1993
  • Gianni Nazzi-Deborah Saidero, "Friulan Dictionary. Friulan-English / English-Friulan", Ent Friul tal Mond, Udin 2000
  • Sandra Capello-Gianni Nazzi, "Diccionario Friulano. Espaṅol-Friulano / Friulano-Espańol", Chase dai furlans tal mond, Udin 2005
  • Lenka Kozlova-Gianni Nazzi, "Furlansko-Cesky Slovnik", Clape cultural Aquilee, Udin 2006
  • Gianni Nazzi-Luca Nazzi, "Dizionario friulano. Italiano-Friulano/Friulano-Italiano", A.Vallardi Editore, Milano 2000
  • Gianni Nazzi-Luca Nazzi, "Dizionario friulano. Italiano-Friulano/Friulano-Italiano", A.Vallardi Editore, Milano 1997
  • Giorgio Faggin, "Vocabolario della lingua friulana", Del Bianco Editore, Udine 1985
  • Marijan Brecelj, "Furlansko-Slovenski slovar", Goriska knjiznica Franceta Bevka, Nova Gorica 2005
  • Anete Brondani-Alvino Michelotti, "Dicionario Friulano-Brasileiro", Fondazion Chase dai Furlans tal Mond, Udine 2007
  • Gianni Nazzi - Giancarlo Ricci, "La flôr des détulis. Dizionario fraseologico italiano-friulano", Institūt di studis furlans - G. A. Benvenuto editore, Udine 1995
  • Žuan Nazzi Matalon, "Dizionario tascabile illustrato italiano-friulano", Ribis, Udine 1978
  • Žuan Nazzi Matalon, "Dizionario tascabile illustrato italiano-friulano", Ribis, Udine 1979

Corsi[modifica | modifica sorgente]

  • Adriano Ceschia, Dut par furlan, Il Friuli, Udine, 1999.
  • Luzian Verone, Lezions Furlanis, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2002.
  • Fausto Zof, La nestre lenghe. Eserciziari di furlan, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2004.
  • Stefania Garlatti-Costa, Roberta Melchior, LENGHE Cors di furlan, Consorzi universitari dal Friûl, Udin, 2008.
  • Sandri Carrozzo, Cors di grafie furlane, SERLING soc. coop., Udin, 2009.
  • (ITENES) Gotart Mitri, MANDI, 2010.
  • Gianni Nazzi-Giancarlo Ricci, "Friul Friul. Libri pes scuelis di lenghe e culture", Udin 1987
  • Gianni Nazzi-Marco Tempo, "Fevela lei scrivi. Cors audiotestual di lenghe", Udin 2000
  • Gianni Nazzi, "Lenghe e culture. Cuader di esercitazion", Gurize Pordenon Udin 1978
  • Carlo Dorligh, "Il libri di furlan. Cors di lenghe furlane pe scuele dal oblic", Ribis, Udin 1977

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Udine, Società Filologica Friulana, 1984, pp. 14-16.
  3. ^ Friuli Venezia Giulia, 6ª edizione, Milano, Touring Editore, 1982, p. 94. ISBN 8836500072.
  4. ^ Jacopo Cavalli, Reliquie ladine raccolte in Muggia d'Istria, con appendice dello stesso autore sul dialetto tergestino, 1893, pp. 255-374.
  5. ^ Jacopo Cavalli, Reliquie ladine raccolte in Muggia d'Istria, con appendice dello stesso autore sul dialetto tergestino, 1893, pp. 255-374.
  6. ^ (In base a quanto viene riportato sul sito della Provincia di Udine http://www.provincia.udine.it/friuli/lingua/parlanti/Pages/default.aspx
  7. ^ La situazione sociolinguistica della lingua friulana in Provincia di Venezia è piuttosto problematica, anche per problemi di natura geopolitica, legati al trasferimento del Mandamento alle Province Venete a metà Ottocento. Attualmente, anche se la diffusione reale è sicuramente più ampia, risultano formalmente zonizzati per la lingua friulana, ai sensi dell'art. 3 della L. 482/99, solo tre Comuni della Provincia di Venezia
  8. ^ Informazioni dal sito del comune di Portogruaro.
  9. ^ La Legge regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia 18 dicembre 2007, n. 29 - Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana - al Capo I, Art. 1, Comma 1° recita: “In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e dell'articolo 3 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), la Regione tutela, valorizza e promuove l'uso della lingua friulana, nelle sue diverse espressioni, lingua propria del Friuli e parte del patrimonio storico, culturale e umano della comunità regionale.”
  10. ^ Provincia di Udine
  11. ^ Udinese calcio - Udinese.it, sito ufficiale dell'udinese calcio Serie A 2009/2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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