Lingua friulana

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Friulano (Furlan)
Creato da: {{{creatore}}} nel {{{anno}}}
Contesto: {{{contesto}}}
Parlato in: Italia (Provincia di Udine, Provincia di Pordenone, Provincia di Gorizia (ovest Isonzo), alcune zone dell'ex mandamento di Portogruaro della Provincia di Venezia)
Regioni:Parlato in: Friuli-Venezia Giulia, Veneto
Periodo: {{{periodo}}}
Persone: ~600.000
Classifica: non nelle prime 100
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Tipologia:
Filogenesi:

Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Retoromanze
    Friulano
     
      
       
        
         
          
           
            
             
              

Statuto ufficiale
Nazioni: riconosciuta dallo Stato italiano con la legge 482/1999
Regolato da: Osservatori Regjonâl de Lenghe e de Culture Furlanis
Codici di classificazione
ISO 639-1
ISO 639-2 fur
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
SIL FRL  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitât e derits. A àn sintiment e cussience e bisugne che si tratin un culaltri come fradis.
Il Padre Nostro
Ducj i oms a nassin libars e compagns come dignitât e derits. A àn sintiment e cussience e bisugne che si tratin un culaltri come fradis.
Traslitterazione
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Lingua - Elenco delle lingue - Linguistica
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Distribuzione geografica del friulano nel nord-est dell'Italia
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La lingua friulana (che in friulano viene definita furlan [?] o, più informalmente, marilenghe) appartiene al gruppo occidentale delle lingue neolatine, e in particolare viene inserito nel gruppo delle Lingue retoromanze o Ladine, con le quali ha diverse analogie, ma se ne differenzia anche per l'influsso avuto dalle lingue e dalle culture circostanti (tedesco, sloveno).

Indice

[modifica] Storia

Le origini della lingua friulana non sono chiarissime. La matrice preponderante alla base del friulano è quella latina: il grande evento alla base della formazione della cultura e della lingua friulane fu infatti l'arrivo dei Romani, che nel 181 a.C. dopo aver sconfitto ed assoggettato i Carni fondarono la prima colonia nella pianura friulana ad Aquileia, consentendo alla popolazione sconfitta, di origine montana, la colonizzazione della circostante pianura: da tale mescolanza di Romani e Carni si suppone possa essere derivato un latino volgare con influenze celtiche, alla base della successiva evoluzione della lingua friulana. L'influenza fonetica e grammaticale del dialetto di tipo celtico parlato dei Carni sul latino aquileiese è però controversa, sia perché tale idioma originario fu trasmesso solo oralmente e oggi non è quasi per nulla noto, sia perché nelle epigrafi antiche ritrovate si riscontrano solo delle modifiche a elementi fonetici e morfo-sintattici del latino comuni anche ad altre parti dell'impero, cosa che se pur non prova una corrispondenza diretta con l'idioma parlato oralmente, comunque rende difficile qualsiasi studio filologico del "proto-friulano" antecedente al medioevo. Inoltre l'unica prova diretta di substrato celtico, quella del lessico, dimostra che la componente celtica nel friulano odierno, benché superiore a quella ravvisabile nei dialetti galloitalici ed in altre lingue latine con substrato celtico, sia complessivamente piuttosto ridotta e limitata a toponimi, parole di senso geografico e nomi collegati all'agricoltura, i monti e i boschi, e comunque comparabile all'influsso lessivale ricevuto "per prestito" da lingue germaniche e slave. Questa controversia ha anche portato alcuni studiosi a ipotizzare che il friulano sia invece conseguenza di migrazioni di popolazioni dell'Impero, costrette ad abbandonare le regioni orientali come la Pannonia a causa della pressione di genti barbariche: fatto evidentemente non escludibile neppure come evento collaterale, ma che comunque non chiarisce l'eventuale influsso di un substrato linguistico sul friulano medioevale e moderno. Tuttavia se la prova linguistica diretta manca, a supporto della tesi di una derivazione dell'etnos friulano dalla romanizzazione del popolo carnico vi sono numerosissimi elementi del folklore, della tradizione e dell'ambito magico e religioso, sia antichi che moderni, di stampo inconfutabilmente celtico-alpino, elementi diffusi in buona sostanza proprio sullo stesso territorio storicamente accertato come friulanofono. Interessante inoltre anche il fatto che l'antico confine etnico tra popolazioni venetiche e quelle dei carni romanizzati, imposto dal dominio romano e attestato dalle fonti antiche, fu (a partire dalle prealpi) il corso del fiume Livenza (in latino Liquentia), lo stesso elemento geografico che ancora in epoche recenti delimitava in pianura la zona di confine tra area friulanofona ed area venetofona (avanzata estesamente verso est a scapito del friulano solo a cavallo del 1800 per l'effetto congiunto di colonizzazioni di aree scarsamente abitate e della venetizzazione delle grandi città); stesso confine inoltre che secondo alcuni segnerebbe ancora oggi, su basi etnologiche più generali, il punto di transizione tra cultura veneta e friulana. Tutto ciò fa supporre che una certa differenziazione tra le parlate a ridosso di questa zona esista da lungo tempo e possa avere una matrice pre-latina, anche se bisogna sottolineare quanto l'idioma veneto del XIV secolo fosse più arcaico dell'attuale, condividendo molte caratteristiche con il friulano, idioma più conservativo.

Se le origini antiche della lingua, e il substrato pre-latino sono questione controversa, un largo consenso è stato tuttavia raggiunto sul periodo di formazione del friulano, che si fa risalire attorno all'anno 1000, in contemporanea con gli altri volgari romanzi. I primi termini in friulano appaiono in atti amministrativi del XIII secolo, ma solo a partire dal Trecento i documenti si fanno più numerosi e, oltre a qualche documento commerciale, appaiono le prime testimonianze letterarie, quali i Frammenti letterari e altri testi, tutti originari di Cividale, divenuta ormai il centro più importante del Friuli. Interessante notare come secondo uno studioso, il Pellegrini, dall'analisi della ballata Soneto furlan, il verso 'ce fastu' rimanderebbe all'espressione citata da Dante nel De vulgari eloquentia II,11 per caratterizzare la parlata aquileiese ('Ces fastu?').

[modifica] L'unità ladina

La teoria dell'unità ladina si deve al più importante glottologo italiano del XIX secolo, Graziadio Isaia Ascoli, nativo di Gorizia. Egli sostenne che un tempo queste parlate andavano da Muggia e forse dalla parte settentrionale dell'Istria fino alla Svizzera. La continuità fu poi interrotta durante la storia, e rimasero le tre isole attuali: romancio, ladino e friulano, la più vasta. Questa ipotesi fu corretta e precisata successivamente da altri studiosi; in particolare Francescato precisò le differenze con il friulano e il veneto; con quest'ultimo, la separazione risalirebbe al X secolo, lungo lo storico confine del Livenza. Tra la caratteristiche principali, la caduta delle vocali finali (pâs da pace), che privilegiò come vocale d'appoggio la "i" anziché la "e" veneta. C'è un notevole estensione della dittongazione (cuintri da contra), mentre l'intacco palatale di "ca" e "ga" anche all'interno della parola accumuna il friulano al ladino. Interessante anche la permanenza della -s finale anche come plurale sigmatico. Quest'ultima era presente nel veneto arcaico, ma successivamente scomparve. Peculiare del friulano è invece la desinenza della prima persona plurale in -ìn (nô o fevelìn, noi parliamo) e la distinzione tra la terza persona singolare e plurale. Le ultime teorie ridimensionano o comunque anticipano la teoria dell'unità ladina, che corrisponde a una fase linguistica piuttosto antica; l'evoluzione differente che si riscontra all'interno di questa famiglia è dovuta anche alla scarsa influenza del tedesco e delle lingue germaniche sul friulano, mentre questa influenza è ancora oggi forte sia per il ladino che per il romancio.

[modifica] Le varietà del friulano

La bandiera storica del Friuli

Tutte le varianti del friulano sono reciprocamente comprensibili ed intellegibili. La suddivisione dialettale incontra certe difficoltà, ma tra le caratteristiche più evidenti che concorrono a rendere sensibile la variazione da un dialetto friulano all'altro si può citare:

  • 1) vocale finale derivata dal latino -A, particolarmente frequente nelle parole femminili singolari, che può essere -e, -a, -o. Per esempio, "unghia" si dice ongule ([ˈoŋgule]) in alcune varietà, ongula ([ˈoŋgula]) in altre e, infine, ongulo ([ˈoŋgulo]) in altri dialetti ancora.
  • 2) realizzazione delle vocali fonologicamente lunghe, che possono essere realizzate foneticamente come lunghe, come brevi o, nel caso delle vocali medie, come dittonghi. Per esempio "colore" si dice colôr ([koˈloːɾ]), color ([koˈloɾ]), colour ([koˈlowɾ]), colùar ([koˈluaɾ]) o colùer ([koˈluəɾ]) a seconda delle varietà.

In ogni caso le variazioni sono molto numerose e seguono il tracciato di isoglosse che molto spesso non si sovrappongono affatto. Di conseguenza la suddivisione in 4 gruppi dialettali del friulano, adottata da diversi autori, segue piuttosto criteri geografici, storici e culturali:

  • Il friulano centrale. È caratterizzato dalla terminazione in -e delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe si realizzano come tali. È parlato nella fascia collinare e nella parte settentrionale della pianura della provincia di Udine. È il gruppo dialettale che, per motivi di prestigio storico e letterario, costituisce la base della varietà standard o koinè.
  • Il friulano concordiese o occidentale. È caratterizzato dalla terminazione in -a delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe [ˈiː] e [ˈuː] si realizzano come dittonghi, che sono diversi da un dialetto all'altro. È parlato nelle aree friulanofone del pordenonese e del mandamento di Portogruaro. Viene chiamato "concordiese" in riferimento alla città di Concordia Sagittaria.
  • Il friulano orientale, detto anche friulano goriziano. È caratterizzato dalla terminazione in -a delle parole femminili e dal fatto che le vocali fonologicamente lunghe si realizzano come vocali brevi.
  • Il friulano carnico, che è un insieme di varietà, molto diversificate tra loro, parlate in Carnia. Nonostante la notevole diversità delle parlate che compongono questo gruppo, si può dire che esso in generale è caratterizzato da un certo conservatorismo fonetico e dalla ricchezza di dittonghi in corrispondenza delle vocali medie lunghe. Alcune varietà particolarmente conservative, come quelle dell'alto Canale di Gorto (comuni di Rigolato e Forni Avoltri), mantengono la terminazione in -o delle parole femminili, che è attestata nei documenti friulani medioevali.

Tra gli idiomi fortemente collegati al friulano, ci sono:

  • Il tergestino, parlato a Trieste dalla maggior parte della popolazione fino al 1700, diventò poi la lingua delle famiglie più in vista della città (chiamate lis tredis fameis) per poi estinguersi all'inizio dell'Ottocento. La testimonianza più importante sulle caratteristiche del tergestino si trova nell'opera "Dialoghi piacevoli in dialetto vernacolo triestino", raccolta composta da G. Mainati nel 1828
  • Il muglisano, un'antica parlata di Muggia, affine al tergestino. L'ultimo parlante, Giuseppe de Jurco, è morto nel 1889.
  • Gli idiomi di Erto e Cimolais, in forte pericolo di estinzione, considerati da alcuni punti di vista parlate di transizione tra il Friulano e il Ladino dolomitico (Ladino Dolomitico), per la massiccia presenza di elementi tipici delle parlate ladine Cadore, tali peraltro da far supporre che l'area nativa del ladino dolomitico fosse un tempo estesa anche lungo la valle del Piave dal Cadore fino almeno all'area di Longarone-Erto e come tale contigua per una lunga fascia a quella Friulana.

[modifica] Dove si parla

Il friulano è parlato da circa 500.000/600.000 [1] persone nel cosiddetto Friuli storico, corrispondente alle province di Gorizia, Pordenone e Udine della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, all'ex mandamento di Portogruaro (VE) e al comune di Sappada (BL) in Veneto. Secondo i rilevamenti della regione, il friulano si parla nei seguenti comuni:

Stemma Provincia Comuni Numero
Provincia di Gorizia Capriva del Friuli, Cormons, Dolegna del Collio, Farra d'Isonzo, Gorizia, Gradisca d'Isonzo, Mariano del Friuli, Medea, Monfalcone, Moraro, Mossa, Romans d'Isonzo, Sagrado, San Lorenzo Isontino, Villesse 15 su 25
Provincia di Pordenone Andreis, Arba, Arzene, Aviano, Barcis, Budoia, Casarsa della Delizia, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Claut, Clauzetto, Cordenons, Cordovado, Fanna, Fontanafredda, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Morsano al Tagliamento, Pinzano al Tagliamento, Polcenigo, Pordenone, San Giorgio della Richinvelda, San Martino al Tagliamento, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Spilimbergo, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Valvasone, Vito d'Asio, Vivaro, Zoppola 37 su 51
Provincia di Udine Aiello del Friuli, Amaro, Ampezzo, Aquileia, Arta Terme, Artegna, Attimis, Bagnaria Arsa, Basiliano, Bertiolo, Bicinicco, Bordano, Buja, Buttrio, Camino al Tagliamento, Campoformido, Campolongo al Torre, Carlino, Cassacco, Castions di Strada, Cavazzo Carnico, Cercivento, Cervignano del Friuli, Chiopris-Viscone, Chiusaforte, Cividale del Friuli, Codroipo, Colloredo di Monte Albano, Comeglians, Corno di Rosazzo, Coseano, Dignano, Dogna, Enemonzo, Faedis, Fagagna, Fiumicello, Flaibano, Forgaria nel Friuli, Forni Avoltri, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Gemona del Friuli, Gonars, Latisana, Lauco, Lestizza, Lignano Sabbiadoro, Ligosullo, Magnano in Riviera, Majano, Malborghetto Valbruna, Manzano, Martignacco, Mereto di Tomba, Moggio Udinese, Moimacco, Montenars, Mortegliano, Moruzzo, Muzzana del Turgnano, Nimis, Osoppo, Ovaro, Pagnacco, Palazzolo dello Stella, Palmanova, Paluzza, Pasian di Prato, Paularo, Pavia di Udine, Pocenia, Pontebba, Porpetto, Povoletto, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Prato Carnico, Precenicco, Premariacco, Preone, Prepotto, Ragogna, Ravascletto, Raveo, Reana del Rojale, Remanzacco, Resiutta, Rigolato, Rive d'Arcano, Rivignano, Ronchis, Ruda, San Daniele del Friuli, San Giorgio di Nogaro, San Giovanni al Natisone, Santa Maria la Longa, San Vito al Torre, San Vito di Fagagna, Sauris, Sedegliano, Socchieve, Sutrio, Talmassons, Tapogliano, Tarcento, Tarvisio, Tavagnacco, Teor, Terzo d'Aquileia, Tolmezzo, Torreano, Torviscosa, Trasaghis, Treppo Carnico, Treppo Grande, Tricesimo, Trivignano Udinese, Udine, Varmo, Venzone, Verzegnis, Villa Santina, Villa Vicentina, Visco e Zuglio 126 su 137
Provincia di Venezia (Comprensorio di Portogruaro) Concordia Sagittaria,San Michele al Tagliamento, Teglio Veneto, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Cinto Caomaggiore, Pramaggiore 7 su 11
  • Altre località:

il friulano è correntemente compreso da parte della popolazione dei comuni di Portogruaro (dove la parlata comune è il veneto, la frazione di Lugugnana è invece friulanofona) e di Sappada (dove la parlata nativa è un dialetto germanico), entrambi attualmente appartenenti al Veneto ma storicamente appartenuti al Friuli. Inoltre il friulano è compreso anche dalle popolazioni dei comuni friulani di Sauris e di Resia, sedi di due minoranze storiche germanica e slava, ed anche in molti comuni della Benecia, area della provincia di Udine sede di minoranza slovena.

Gli altri comuni del territorio del Friuli storico non riportati tra questi appena detti sono popolati perlopiù da locutori nativi dello Sloveno (provincie di Udine e Gorizia) per la gran parte secondo le varianti beneciane, da locutori della lingua veneta (provincia di Pordenone, isole linguistiche venetofone di Marano Lagunare e Grado), e in alcune poche località anche da locutori del Tedesco nella variante Bavarese (Val Canale e Timau).

[modifica] Il friulano fuori dal Friuli Storico

Il friulano viene parlato ancora in diversi paesi esteri, mete di immigrazione fino agli Anni '60, quali Francia, Belgio, Canada, Australia, Argentina, Brasile, Stati Uniti d'America e Sudafrica. Importante è l'azione dei Fogolârs furlans, associazioni che riuniscono i figli dei discendenti di immigrati provenienti dal Friuli e contribuiscono a mantenere vive le tradizioni e la lingua dei loro antenati. Radicate comunità di friulani emigrati si trovano anche in varie regioni italiane, in particolare in molte grandi città del Nord e nell'Agro Pontino, ma anche a Roma e nella Sardegna meridionale: anche in queste comunità l'uso familiare del friulano è spesso sopravvissuto, anche se a fatica, attraverso le generazioni.

[modifica] Fonetica

Rispetto a quella della maggior parte delle altre lingue neolatine, la fonetica del friulano si distingue per una serie di caratteristiche:

  • le vocali possono essere brevi (brut = brutto) o lunghe (brût = brodo), anche se in alcune varianti locali le vocali lunghe si pronunciano brevi (ma accentate), ed in altre varianti locali subiscono invece dittongazione (ad es. la 'ê' che diventa 'ei' o la 'û' diventa 'ou')
  • esistono due suoni prepalatali, scritti cj e gj (cjan = cane, gjat = gatto; il secondo è simile al suono ungherese 'gy' che compare, per esempio, nel nome di città Győr); tuttavia in alcune varianti questi suoni subiscono una 'palatalizzazione completa' e divengono uguali ai suoni palatali di "c" e "g"
  • non esistono consonanti doppie (la "s" fa apparentemente eccezione nella grafia, ma ciò è dovuto all'esistenza di un digramma 'ss' che indica la "s" sonora a differenza della "s" sorda, e che come tale in realtà non va pronunciata come doppia; ad es.: cussì = così, passât = passato).
  • numerosi suoni consonantici hanno esiti diversi nella pronuncia delle diverse varianti locali, soprattutto i suoni palatalizzati: la 'c' palatale può divenire 'z' o 's', la 'z' potrebbe leggersi 's' in alcune posizioni e 'g' palatale in altre, la 'ss' può assumere il suono del digramma italiano 'sc' (che però nella grafia friulana non esiste) e la 's' può diventare in qualche caso come la 'j' francese, e molti altre particolarità: le modificazioni possono essere in qualche caso parziali (suoni "intermedi") o più spesso totali (completa modifica), la maggior parte di queste (ma non tutte) possono essere realizzate nella lettura della grafia standard mediante regole di pronuncia con valore piuttosto generale.
  • i suoni vocalici possono essere pronunciati diversamente da zona a zona, in alcuni casi si possono udire suoni intermedi 'e-i' ed 'o-u', inoltre alcuni dittonghi subiscono sostituzione della 'e' con la 'a'.
  • esiste il fenomeno della completa sostituzione dell'ultima vocale di alcune categorie di parole, in gran parte forme declinabili femminili (si veda sopra sulle varianti locali principali); tale fenomeno è omogeneo e generalizzato all'interno di macroaree geografiche (tuttavia va precisato che il termine "sostituzione" è ammissibile solo in riferimento alla forma scritta standard, ma non in termini storici filologico-linguistici).

[modifica] Scrittura

Nel sistema di scrittura standard, adottato ufficialmente dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia con valore ufficiale, e basato perlopiù sulla scrittura tradizionale dell'area udinese, viene utilizzato l'alfabeto latino standard, ma rispetto ad esso troviamo anche la c con la cediglia (ç), le vocali con l'accento circonflesso e la scrittura "'s", utilizzata per rappresentare la "s" sonora in inizio parola seguita da vocale, dove normalmente sarebbe sorda. Tale sistema di scrittura standard fissa la corretta ortografia (ma non la pronuncia e la dizione) e per le sue particolarità si pone in modo neutrale rispetto alle varianti locali, permettendo in sostanza ai parlanti di utilizzare in associazione alla grafia standard la loro variante locale orale, considerando delle implicite "regole di pronuncia locale". In ogni caso tuttavia i parlanti delle varianti orientali risulteranno più facilitati nella lettura rispetto a quelli delle varianti "concordiesi", "della Bassa" e a quelli di alcune varianti carniche, dato che queste ultime rispetto alla prima comportano che nella lettura si operi la completa sostituzione di alcune vocali che si trovano in posizione terminale della parola (perlopiù nelle desinenze del femminile).

Un sistema di scrittura alternativo detto Faggin-Nazzi, anch'esso piuttosto utilizzato fino ad alcuni anni or sono, prevede invece l'utilizzo di segni simili a quelli presenti nelle lingue slave (per esempio: č).

Altri sistemi di scrittura sono stati adottati in passato soprattutto per ciò che concerne la scrittura delle varianti, soprattutto in ambito letterario, basati generalmente sull'applicazione delle regole della fonetica della lingua italiana. Simili sistemi di scrittura sono tutt'oggi adoperati nel campo della produzione poetica e musicale, ove per ragioni fonologiche sia necessario sottolineare determinati fenomeni della pronuncia. Si tratta di grafie prive di valore ufficiale, ma comunque "ammesse" e talvolta supportate dagli stessi organismi di controllo e promozione della lingua friulana, pur se limitatamente a ristretti ambiti: tali sistemi di scrittura sono spesso indicati con l'appellativo di scritture fonetiche.

A titolo di esempio della differenza possibile tra scrittura standard e scrittura fonetica si riporta il seguente estratto da una poesia di Pier Paolo Pasolini, scritta secondo la grafia originale usata dall'autore (una scrittura fonetica che riflette la parlata concordiese), secondo la grafia standard, e infine tradotto.

  • Dansa di Narcìs: Jo i soj neri di amòur, né frut né rosignòul, dut intèir coma un flòur, i brami sensa sen.
  • Danze di Narcîs: Jo o soi neri di amôr, ni frut ni rusignûl, dut intîr come un flôr, o brami cence sen.
  • Danza di Narciso: io sono scuro d'amore, né bambino né usignolo, tutto intero come un fiore, desidero senza palpito (petto).

[modifica] Grammatica

La lingua friulana presenta, rispetto alle altre lingue neolatine, le particolarità elencate di seguito.

[modifica] Sostantivi e aggettivi

Formazione del femminile

Il femminile si forma generalmente aggiungendo –e alla forma maschile. Per esempio: bidel (bidello), bidele (bidella); brut (brutto), brute (brutta). Pochissime parole maschili terminano in e. Per effetto tuttavia del fenomeno di sostituzione dell'ultima vocale (vedi Fonetica) la desinenza del femminile singolare in alcune aree consiste nella lettera -a o nella lettera -o anziché -e, ma tale fenomeno non viene evidenziato nella scrittura.

Un numero limitato di parole maschili ha un corrispondente femminile con una radice diversa. Per esempio: pari (padre), mari (madre); fradi (fratello), sûr (sorella).

Formazione del plurale

Di norma, il plurale dei sostantivi e degli aggettivi maschili e femminili si forma aggiungendo una –s al singolare. Per esempio: roc (montone), rocs (montoni); fradi (fratello), fradis (fratelli); man (mano), mans (mani); nâf (nave), nâfs (navi).

A questa regola si sottraggono le parole maschili (ma non quelle femminili) che terminano in vocale + l ed in vocale + li, che formano il plurale perdendo la –l o la –li ed aggiungendo –i. Per esempio: cjaval (cavallo), cjavai (cavalli); zenoli (ginocchio), zenoi (ginocchia). Ma al femminile: cambiâl (cambiale), cambiâls (cambiali).

Alla regola generale si sottraggono anche le parole maschili che terminano in –st, che perdono la –t ed aggiungono il digramma –cj. Per esempio: trist (cattivo), triscj (cattivi).

Le parole maschili e femminili che terminano in –s rimangono invariate al plurale. Per esempio: nâs (naso), nâs (nasi); lûs (luce), lûs (luci).

Le parole (maschili e femminili) che al singolare terminano in –e atona, oltre all'aggiunta della –s vedono la sostituzione di –e con –i (che tuttavia, per il già citato fenomeno di sostituzione dell'ultima vocale, può avere esiti diversi nella pronuncia da zona a zona). Per esempio: poete (poeta), poetis (poeti); aghe (acqua), aghis (acque).

Esiste un numero limitato di parole che hanno plurali irregolari. Le più usate sono an (anno), agns (anni); bon (buono), bogns (buoni); dut (tutto), ducj (tutti); grant (grande), grancj (grandi).

[modifica] Pronomi personali soggetto

A differenza di altre lingue neolatine, in friulano i pronomi personali soggetto hanno una forma tonica ed una forma atona.

I pronomi personali soggetto tonici si usano in maniera analoga a quelli delle altre lingue neolatine. I pronomi personali soggetto atoni, invece, sono tipici del friulano ed, in forma residuale, di pochi dialetti galloitalici e veneti. Essi formano parte integrante della voce verbale, di cui esprimono il soggetto, e sono pertanto spesso chiamati pronomi in forma clitica. Si usano obbligatoriamente con i modi indicativo, congiuntivo e condizionale, tranne nel caso in cui sia presente anche un pronome personale oggetto. Fatto notevole è che nelle frasi affermative il pronome personale soggetto atono precede il verbo, mentre nelle frasi interrogative e ottative lo segue senza soluzione di continuità nella scrittura (inversione del pronome clitico): per esempio: o vês (avete), vêso? (avete?), vessio! (magari avessi!).

L'uso eventuale del pronome personale soggetto tonico non esclude quello del corrispondente pronome atono. Ad esempio: o soi furlan (sono friulano), ma jo o soi furlan (io sono friulano); oppure tu sês trist (sei cattivo), ma tu tu sês trist! (tu sei cattivo).

[modifica] Verbi

In friulano i verbi comuni sono suddivisi in quattro coniugazioni, distinte dalla desinenza dell’infinito presente: , , -i, .

I verbi presentano le forme assertiva, interrogativa e ottativa. La forma assertiva afferma qualcosa; essa esiste per tutti i modi. La forma interrogativa, che si costruisce in pratica invertendo l’ordine della voce verbale e del pronome personale soggetto atono, chiede qualcosa; essa esiste per i modi indicativo e condizionale. La forma ottativa, che si forma come quella interrogativa, esprime un desiderio o un augurio; essa esiste solo per il modo congiuntivo.

Inoltre il modo imperativo, a differenza dell'italiano, presenta forme proprie distinte dal modo indicativo e a differenza di questo si usa senza pronome personale atono (pronome clitico).

I verbi hanno tempi semplici, composti e bicomposti. Questi ultimi sono tipici del friulano. Essi esprimono l’aspetto occasionale o preterintenzionale di un’azione. Ad esempio la frase “o ai vût fevelât cun to fradi” significa “mi è capitato di parlare con tuo fratello” anche se tradotto letteralmente e parola per parola risulterebbe “ho avuto parlato con tuo fratello”

[modifica] Frasi comuni

  • Ciao.

Mandi.

  • Ciao, come stai?

Mandi, cemût stâstu?

  • Io sono Giacomo.

Jo o soi Jacum.

  • Sono friulano, vengo da Udine

O soi furlan, o ven di Udin.

  • Oggi fa proprio caldo!

Vuê al è propit cjalt!

  • Credevi che Giovanni fosse uscito?

Crodevistu che Zuan al fos lât fûr?

  • Devo proprio andare adesso, ci vediamo.

O scuen propit lâ cumò, ariviodisi.

[modifica] Riconoscimento giuridico

Lo stato italiano ha riconosciuto la minoranza friulana soltanto con la recente legge 482/1999; questo ha permesso l'attivazione ufficiale dell'insegnamento della lingua friulana nelle scuole.

Si applicano al friulano l'art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali.

La bozza di atto di ratifica della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 (già sottoscritta dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua friulana (istruzione prescolare in friulano, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso da negli uffici statali parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua anche in forme simili). Le forme di tutela previste per la lingua friulana sono uguali a quelle applicabili al sardo e comunque in generale a tutte le minoranze minori d'Italia (albanesi, catalani, greci, croati, franco-provenzali e occitani), ma notevolmente inferiori a quelle assicurate per la lingua tedesca in Alto Adige, al Francese in Valle d'Aosta e alle minoranze slovene e ladine.

Il friulano viene inoltre studiato nelle università di Udine, Trieste, Praga, Mosca e Lubiana.

Per approfondire, vedi la voce Storia del riconoscimento giuridico della lingua friulana.

[modifica] Applicazioni pratiche

Un cartello in italiano e friulano su una strada provinciale

L'utilizzo del friulano nel campo della cultura e dell'informazione dopo anni di regresso e crisi si sta lentamente riampliando: si pubblicano due giornali, c'è un breve telegiornale quotidiano, una stazione radio e diverse attività (teatro, gruppi musicali, cinema) in friulano. Una azienda che produce una celebre birra ha di recente affisso manifesti pubblicitari in friulano. In circa il 40% dei comuni della Provincia di Udine la segnaletica è bilingue e a partire dal 2004 anche i segnali di indicazione stradale stanno venendo sostituiti con versioni con diciture in friulano e italiano.

Anche la Chiesa appoggia la crescita della lingua friulana e ha provveduto alle traduzioni integrali della Bibbia e del Lezionario, grazie soprattutto a Pre Toni Beline

Al di fuori del Friuli, la comunità friulana di Bolzano ha a disposizione degli spazi in friulano nella pagina settimanale dedicata alla comunità ladina sul quotidiano in lingua italiana "Alto Adige".

[modifica] Bibliografia essenziale

[modifica] Studi sulla lingua

  • Paola Benincà, Laura Vanelli. Linguistica friulana, Padova, 2005.
  • Giuseppe Francescato, Dialettologia friulana, Società Filologica Friulana, Udine,1966.
  • Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Società Filologica Friulana, Udine, 1984.
  • Carla Marcato, Friuli-Venezia Giulia, Laterza, Roma - Bari, 2001.
  • Piera Rizzolati, Elementi di linguistica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 1981.
  • Federico Vicario (cur.), Lezioni di lingua e cultura friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 2005.
  • Federico Vicario, Lezioni di linguistica friulana Forum, Udine, 2005.

[modifica] Grammatiche in grafia ufficiale

  • William Cisilino (cur.), LeAm, Lessic Aministratîf, Manuâl, Grafie Formulari Dizionari, Provincie di Udin, Udin, 2004.
  • La grafie uficiâl de lenghe furlane, Regjon Autonome Friûl – Vignesie Julie, Udin, 2002.
  • Anna Madriz, Paolo Roseano, Scrivere in friulano, Società Filologica Friulana, Udine, 2006.
  • Fausto Zof, Gramatiche pratiche de lenghe furlane, Messaggero Veneto, Udine, 2002.
  • Sandri Carrozzo, Gramatiche Fonetiche Furlane, Centri Friûl Lenghe 2000, Udin, 2008

[modifica] Grammatiche in grafie non ufficiali

  • Giovanni Battista Della Porta, Grammatica friulana pratica, Tipografia D. Del Bianco e Figlio, Udine, 1922.
  • Giorgio Faggin, Grammatica friulana, Ribis, Campoformido (Ud), 1997.
  • Xavier Lamuela (cur.), La grafie furlane normalizade, Aministratsion Provinciâl di Udin, Udin, 1987.
  • Giuseppe Marchetti, Lineamenti di grammatica friulana, Società Filologica Friulana, Udine, 1952.
  • Zuan Nazzi Matalon, Marilenghe, Gramatiche furlane, Institût di Studis Furlans, Udin, 1977.

[modifica] Dizionari

  • Grant Dizionari Bilengâl Talian-Furlan, Regjon Autonome Friûl – Vignesie Julie, Udin, 2004. Il dizionario è on-line e scaricabile gratuitamente da internet.
  • Alessandro Carrozzo, DOF Dizionari Ortografic talian/furlan-furlan/talian - Cemût si disial?, Udine, Serling - Cooperative di informazion furlane, 2008.

[modifica] Corsi

  • Adriano Ceschia, Dut par furlan, Il Friuli, Udine, 1999.
  • Luzian Verone, Lezions Furlanis, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2002.
  • Fausto Zof, La nestre lenghe. Eserciziari di furlan, Societât Filologjiche Furlane, Udin, 2004.
  • Stefania Garlatti-Costa, Roberta Melchior, LENGHE Cors di furlan, Consorzi universitari dal Friûl, Udin, 2008.
  • Sandri Carrozzo, Cors di grafie furlane, SERLING soc. coop., Udin, 2009.
  • Cors di furlan online. Il corso è on-line e gratuito.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Note

  1. ^ In base a quanto viene riportato sul sito della Provincia di Udine http://www.provincia.udine.it/italiano/Territorio/Lingua/index.aspx e sul sito delle minoranze linguistiche della provincia di Udine http://www.minud.it/Minoranze-linguistiche-in-Italia.726.0.html?&L=0

[modifica] Collegamenti esterni


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