Minoranze linguistiche d'Italia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Minoranze linguistiche (Italia))
Le minoranze linguistiche in Italia (dati 2013)

Le minoranze linguistiche d'Italia sono costituite dalle comunità parlanti idiomi appartenenti a varie famiglie linguistiche (ovvero i gruppi germanici, albanesi, greci, neolatini e slavi)[1] e diversi dalla lingua nazionale entro i confini della Repubblica italiana. Sono riconosciuti e tutelati da apposite leggi nazionali (come la 482/99) e regionali 12 gruppi linguistici minoritari, rappresentati da circa 2.500.000 parlanti distribuiti in 1.171 comuni di 14 regioni.

Non sono ammesse a tutela né le «alloglossie interne», ovvero comunità parlanti idiomi di ceppo italo-romanzo trasferitesi dalle proprie sedi originali e insediatesi in territori oggi appartenenti allo stato italiano (come i dialettofoni gallo-italici dell'Italia insulare e meridionale), né le «minoranze diffuse», cioè le comunità parlanti varietà non territorializzate (come i Rom e i Sinti), né le «nuove minoranze», ossia le lingue alloglotte di recente importazione parlate in comunità in cui spicca «una volontà di conservare lingua, cultura, religione e identità di origine»[2]. Non sono altresì tutelate le varie lingue locali (i «dialetti italiani» come l'emiliano, il ligure, il lombardo, il napoletano, il piemontese, il romagnolo, il veneto e il siciliano) le cui comunità, stricto sensu, rientrebbero nell'accezione di «minoranze linguistiche» in quanto parlanti idiomi geneticamente autonomi rispetto alla lingua nazionale italiana[3].

Riconoscimenti ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 2 della legge 482/1999[4] riconosce l'esistenza di dodici minoranze linguistiche definite "storiche" e ne ammette a tutela le rispettive lingue:

« In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo. »

Alcune delle lingue minoritarie riconosciute dalla legge 482/1999 avevano già ricevuto in precedenza riconoscimenti mediante leggi statali (la lingua tedesca e la lingua ladina in Trentino-Alto Adige, la lingua slovena in Friuli-Venezia Giulia, la lingua francese in Valle d'Aosta, la lingua albanese presente nel meridione), o leggi regionali (la lingua friulana in Friuli-Venezia Giulia, la lingua sarda in Sardegna). Altre lingue (come il Veneto, il Piemontese, le lingue dei Rom e dei Sinti, le lingue degli immigrati recenti, ecc.) oggi trovano quindi tutela solo nella legislazione regionale.

Nella realtà, non tutte le lingue riconosciute dalla legge nazionale godono della stessa considerazione: ad esempio, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 e le relative istruzioni solo in tedesco e in sloveno, oltre che ovviamente in italiano. I siti governativi e parlamentari non hanno una versione, nemmeno ridotta, nelle lingue delle minoranze, salvo rare eccezioni (ad esempio, il sito della Camera dei Deputati ha una versione in francese).

Distribuzione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

La distribuzione territoriale delle lingue minoritarie è estremamente complessa. Di seguito si riporta un elenco delle dodici lingue minoritarie riconosciute e un'indicazione non dettagliata dei territori in cui sono parlate. Le informazioni dettagliate sulla distribuzione geografica di ciascuna lingua sono approfondibili nelle rispettive voci enciclopediche.

Lingua Regione Numero di comuni Numero di parlanti Mappa
Lingua albanese Abruzzo Abruzzo, Basilicata Basilicata, Calabria Calabria, Campania Campania, Molise Molise, Puglia Puglia, Sicilia Sicilia 50 80 000[5]
Lingua catalana Sardegna Sardegna 1 20 000[6]
Lingua croata Molise Molise 3 2 100[7]
Lingua francese Piemonte Piemonte, Valle d'Aosta Valle d'Aosta 103 20 000
Lingua francoprovenzale Piemonte Piemonte, Puglia Puglia, Valle d'Aosta Valle d'Aosta 123 90 000[8]
Lingua friulana Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia, Veneto Veneto 183 430 000[9]
Lingue germaniche Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia, Piemonte Piemonte, Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta Valle d'Aosta, Veneto Veneto 169 293 400
Lingua greca Calabria Calabria, Puglia Puglia, Sicilia Sicilia 25 12 000[10]
Lingua ladina Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige, Veneto Veneto 55 55 000
Lingua occitana Calabria Calabria, Liguria Liguria, Piemonte Piemonte 112 40 000
Lingua sarda Sardegna Sardegna 370 1 269 000
Lingua slovena Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia 32 70 000
totale 1171[11] ca 2 400 500
Raggruppamenti delle lingue e dei dialetti in Italia[12]

Lingua albanese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arbëreshë.

Circa cento comuni sparsi nel Sud Italia. Lingua comunale a Piana degli Albanesi.

Lingua catalana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto algherese.

Parlata in Sardegna ad Alghero, dove è lingua comunale.

Lingua greca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Minoranza linguistica greca d'Italia e Grecìa Salentina.

Parlata in alcuni comuni in Puglia e in Calabria:

Lingua slovena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diffusione dello sloveno in Italia.

Lingua croata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto croato molisano.

Parlata nei comuni di:

Lingua francese[modifica | modifica wikitesto]

La Valle d'Aosta fu la prima amministrazione al mondo ad adottare la lingua francese come idioma ufficiale (1536), tre anni prima della Francia stessa[13].

Il francese divenne lingua ufficiale della Valle d'Aosta con la promulgazione dell'Editto di Rivoli da parte di Emanuele Filiberto I il 22 settembre 1561.

A seguito della Seconda Guerra mondiale e della promulgazione dello statuto speciale, la lingua francese e quella italiana sono parificate in Valle d'Aosta[14] a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. In particolare, l'apprendimento scolastico parificato elimina il concetto di separazione in due comunità linguistiche, tipico di altri regimi di bilinguismo in Italia, per cui la scelta dell'uso dell'una o dell'altra lingua è affidata alla discrezione del locutore poiché ogni Valdostano è tenuto a conoscere entrambe le lingue.

La lingua francese, intesa come variante standard, è oggi la lingua madre di una minima parte della popolazione valdostana. Un recente sondaggio della Fondation Émile Chanoux[15] ha messo in luce l'inversione di tendenza in seguito al secondo conflitto mondiale, che ha visto l'italiano imporsi nella vita quotidiana ad Aosta, e il francoprovenzale valdostano (localmente chiamato Patois, cioè dialetto) nelle valli e nei comuni limitrofi. In particolare, il patois è riservato ad alcuni ambiti caratteristici della realtà valdostana, come l'agricoltura e l'allevamento, mentre nelle attività appartenenti ai settori secondario e terziario è più influente l'italiano, in virtù dei rapporti che interessano sempre una parte non-valdostana (italiana).

Quanto al francese, storicamente unica lingua ufficiale della regione, essa gode oggi di un particolare prestigio nelle attività culturali e presso le famiglie agiate e nobili, in ossequio al passato. Sulla scena politica, il francese rappresenta i partiti regionalisti, insieme ad una recente comparsa e rivalutazione del patois in questo ambito.

Grazie alla parificazione a livello scolastico, alla presenza di media regionali in lingua francese, e alla vicinanza tra il patois e il francese, tutti i Valdostani di nascita conoscono questa lingua a un livello medio-alto.

Lingua francoprovenzale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto valdostano e Minoranza francoprovenzale in Puglia.

Parlata correntemente solo in Valle d'Aosta, dove una recente legge regionale ne ha approvato lo statuto di lingua di insegnamento negli asili e nelle scuole elementari regionali.

Il francoprovenzale è presente inoltre in alcune valli del Piemonte, e nei comuni di Celle di San Vito e di Faeto in provincia di Foggia.

Lingua occitana[modifica | modifica wikitesto]

Parlata nelle Valli occitane del Piemonte e nel comune di Guardia Piemontese in Calabria.

Lingua tedesca e affini[modifica | modifica wikitesto]

Lingua sarda[modifica | modifica wikitesto]

Lingue retoromanze[modifica | modifica wikitesto]

Lingua ladina[modifica | modifica wikitesto]

  • area orientale

Lingua friulana[modifica | modifica wikitesto]

  • friulano carnico
    • carnico comune o centro-orientale
    • alto gortano o carnico nord-occidentale
    • basso gortano
    • fornese o carnico sud-occidentale
  • friulano occidentale o concordiese
    • friulano occidentale comune
    • friulano della fascia nordoccidentale del basso Tagliamento
    • asìno (secondo alcuni appartiene al gruppo carnico[17])
    • tramontino
    • ertano (secondo alcuni è un dialetto ladino, per altri veneto[18])
    • friulano della fascia di transizione veneto-friulana[19]

Distribuzione non territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua dei segni italiana e Braille.

Lingua dei segni italiana[modifica | modifica wikitesto]

La LIS, la lingua dei segni italiana è una lingua non territoriale della Repubblica Italiana, composta da una comunità di persone sorde, la Comunità Sorda. In Italia la LIS è diffusa in tutto il territorio italiano, ha delle radici culturali, della grammatica, del movimento e della morfologia, il movimento spazio-tempo. La popolazione italiana dei sordi è composta di circa 170.000 che la utilizzano la LIS e degli Assistenti alla Comunicazione e degli Interpreti della Lingua dei Segni, presenti nella società dei sordi italiani.

La Lingua dei Segni è riconosciuta dalla Convenzione ONU "Convenzione sui diritti delle persone con disabilità" del 13 dicembre 2006. In Italia è in corso di procedimento parlamentare. A livello di legislazione regionale, la Sicilia ha promosso per la diffusione della LIS, con la Legge del 4 novembre 2011 numero 23[20].

Braille[modifica | modifica wikitesto]

Il Braille, è invece la forma di scrittura utilizzata dai ciechi, che conta su una popolazione di circa 20.000.

Lingua dei Segni Tattile[modifica | modifica wikitesto]

Il "Metodo di Malossi" è la Lingua Tattile dei Sordo-Ciechi (LIST), altra comunità di italiani sordo-ciechi che conta sui circa 5.000 abitanti; presenti a Roma e in varie parti d'Italia, in particolare ad Osimo.

Minoranze linguistiche non riconosciute[modifica | modifica wikitesto]

Alloglossie interne[modifica | modifica wikitesto]

Non godono di tutela da parte dello Stato Italiano le minoranze linguistiche alloglossee gallo-italiche della Sicilia, della Basilicata e della Campania, nonché il tabarchino parlato in Sardegna.[21][22] A partire dalla XIV legislatura,[23] è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge che preveda una "modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 4822" affinché vengano incluse anche queste minoranze linguistiche nella legge di tutela.[24] Tuttavia, allo stato attuale, il tabarchino gode solamente di tutela a livello regionale[25] mentre cinque comuni della minoranza gallo-italica della Sicilia (Nicosia, Sperlinga, Aidone, Piazza Armerina, San Fratello, Novara di Sicilia) rientrano nel Registro delle Eredità Immateriali istituito dalla Regione Siciliana,[26] e, di recente, anche per i gallo-italici della Basilicata sono state avviate iniziative per la valorizzazione del patrimonio linguistico con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali. Tra le lingue escluse dalla legge 482 del 1999, anche il veneto[27], il piemontese[28] hanno forme di tutela a livello regionale.

Minoranze diffuse[modifica | modifica wikitesto]

Non gode inoltre di alcuna forma di tutela a livello nazionale la lingua rom (romanì) parlata da secoli in Italia dai numerosi gruppi zingari appartenenti ai popoli rom e sinti, per la quale esistono comunque provvedimenti di tutela a livello regionale.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Mauro, 1979, 32.
  2. ^ Telmon, 1992, 151.
  3. ^ Fiorenzo Toso, Minoranze linguistiche in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 29 aprile 2014.
  4. ^ Legge 15 dicembre 1999, n. 482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", www.parlamento.it. URL consultato il 12 maggio 2012.
  5. ^ Orioles, 2003, 65.
  6. ^ Orioles, 2003, 67.
  7. ^ Orioles, 2003, 68.
  8. ^ Orioles, 2003, 73.
  9. ^ Orioles, 2003, 77.
  10. ^ Orioles, 2003, 80.
  11. ^ In 53 territori comunali si applicano le disposizioni di tutela di due minoranze linguistiche storiche; a Tarvisio la tutela riguarda tre minoranze (germanica, friulana e slovena).
  12. ^ Studio dell'Università di Padova. URL consultato il 6-8-2009.
  13. ^ La Vallée d'Aoste : enclave francophone au sud-est du Mont Blanc.
  14. ^ http://www.regione.vda.it/amministrazione/autonomia/statuto6_i.asp
  15. ^ Sondaggio linguistico della Fondation Émile Chanoux, pubblicato nel 2003
  16. ^ Egon Kühebacher (ed.), Tirolischer Sprachatlas, a cura di Karl Kurt Klein e Ludwig Erich Schmitt, vol. 1: Vokalismus, vol. 2: Konsonantismus, Vokalquantität, Formenlehre, Tyrolia, Innsbruck 1965-1969.
  17. ^ Friuli Venezia Giulia, 6ª edizione, Milano, Touring Editore, 1982, p. 94, ISBN 88-365-0007-2.
  18. ^ Antonio Devetag, Friuli Venezia Giulia. Dalle Alpi all'Adriatico. Arte, natura, enogastronomia, Milano, Touring Editore, 2004, pp. 168-169.
  19. ^ Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Udine, Società Filologica Friulana, 1984, pp. 14-16.
  20. ^ Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana: Promozione della lingua dei segni italiana (LIS)
  21. ^ «La popolazione dei centri di dialetto gallo-italico della Sicilia si calcola in circa 60.000 abitanti, ma non esistono statistiche sulla vitalità delle singole parlate rispetto al contesto generale dei dialetti siciliani. Per quanto riguarda le iniziative istituzionali di tutela, malgrado le ricorrenti iniziative di amministratori e rappresentanti locali, né la legislazione isolana né quella nazionale (legge 482/1999) hanno mai preso in considerazione forme concrete di valorizzazione della specificità delle parlate altoitaliane della Sicilia, che pure rientrano a pieno titolo, come il tabarchino della Sardegna, nella categoria delle isole linguistiche e delle alloglossie». Fiorenzo Toso, Gallo-italica, comunità, Enciclopedia dell'Italiano (2010), Treccani.
  22. ^ [1] « Nel caso del tabarchino le contraddizioni e i paradossi della 482 appaiono con tutta evidenza se si considera che questa varietà, che la legislazione nazionale ignora completamente, è correttamente riconosciuta come lingua minoritaria in base alla legislazione regionale sarda (L.R. 26/1997), fatto che costituisce di per sé non soltanto un assurdo giuridico, ma anche una grave discriminazione nei confronti dei due comuni che, unici in tutta la Sardegna, non sono in linea di principio ammessi a fruire dei benefici della 482 poiché vi si parla, a differenza di quelli sardofoni e di quello catalanofono, una lingua esclusa dall’elencazione presente nell’art. 2 della legge», Fiorenzo Toso, Alcuni episodi di applicazione delle norme di tutela delle minoranze linguistiche in Italia, 2008, p. 77.
  23. ^ N° 4032, 3 giugno 2003.
  24. ^ N° 5077, 22 marzo 2012. Modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, in materia di tutela delle lingue delle comunità tabarchine in Sardegna e galloitaliche in Basilicata e Sicilia.
  25. ^ Regione Sardegna, Legge Regionale n. 26/1997
  26. ^ Libro delle Espressioni, Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, Parlata Alloglotta Gallo Italico
  27. ^ Regione Veneto, legge regionale n. 8, 13-4-2007
  28. ^ Regione Piemonte, legge regionale n. 11 del 7 aprile 2009 “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]