Veneto

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Veneto
regione
Regione del Veneto
Veneto – Stemma Veneto – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Piazza San Marco a Venezia, simbolo del capoluogo e della regione
Piazza San Marco a Venezia, simbolo del capoluogo e della regione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Venezia-Stemma.png Venezia
Presidente Luca Zaia (Lega Nord) dal 13-4-2010
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°26′23″N 12°19′55″E / 45.439722°N 12.331944°E45.439722; 12.331944 (Veneto)Coordinate: 45°26′23″N 12°19′55″E / 45.439722°N 12.331944°E45.439722; 12.331944 (Veneto)
Altitudine 180[1] m s.l.m.
Superficie 18 399 km²
Abitanti 4 926 818 (31-12-2013)
Densità 267,78 ab./km²
Province 7
Comuni 579
Regioni confinanti Carinzia (AT-2), Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Tirolo (AT-7), Trentino-Alto Adige
Altre informazioni
Lingue italiano, veneto, emiliano, ladino, friulano, tedesco e cimbro
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-34
Codice ISTAT 05
Nome abitanti vèneti
PIL (nominale) 113.725 mln
(2009)[2]
PIL procapite (nominale) 28.889,61
(2009)[2]
Cartografia

Veneto – Localizzazione

Veneto – Mappa
Sito istituzionale

Il Veneto (Vèneto /'vɛːneto/ in veneto, Venit in friulano, Veneto in ladino, Venedegen Land in cimbro, Venetien in tedesco) è una regione italiana di 4.926.818 abitanti[3] situata nell'Italia nord-orientale; capitale storica e capoluogo amministrativo è Venezia. Confina a nord con il Trentino-Alto Adige e l'Austria, a sud con l'Emilia-Romagna, ad ovest con la Lombardia, a est con il Friuli-Venezia Giulia, e a sud-est con il Mar Adriatico. Insieme al Trentino-Alto Adige e al Friuli-Venezia Giulia il Veneto costituisce la macroarea del Triveneto o delle Tre Venezie.

Per oltre un millennio indipendente nell'ambito della Repubblica Veneta, dopo una breve parentesi austriaca e francese (1797-1814), e quindi nominalmente autonomo per alcuni decenni come Regno Lombardo-Veneto sotto l'Impero austriaco, nel 1866, secondo i termini dell'accordo di pace che fece seguito alla Guerra austro-prussiana, il Veneto venne assegnato alla Francia che lo cedette al Regno d'Italia. Ancora oggi, oltre all'italiano, la maggioranza dei veneti[4], parla veneto, oltre ad emiliano, friulano, ladino, bavarese e cimbro in alcuni comuni.

Per lungo tempo terra di povertà ed emigrazione, il Veneto, a seguito di un notevole sviluppo industriale, è oggi una delle regioni più ricche d'Italia. Grazie al suo patrimonio paesaggistico, storico, artistico ed architettonico è, con oltre 15,7 milioni di visitatori e 63,4 milioni di presenze turistiche all'anno, la regione più visitata d'Italia[5].

Indice

Bandiera, stemma e inno regionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera del Veneto e Leone di San Marco.
Il leone di San Marco in un quadro del Carpaccio

La bandiera del Veneto, adottata con la legge regionale n. 56 del 20 maggio 1975[6], sintetizza nei simboli, colori e foggia diversi millenni di storia veneta.

L'elemento principale della bandiera e dello stemma è il leone marciano, che è stato per diversi secoli simbolo della Repubblica veneta. San Marco venne adottato come santo patrono della città e dello Stato, sostituendo il greco san Todaro nell’828, in seguito alla traslazione a Venezia da Alessandria d'Egitto del corpo dell'evangelista ad opera di due mercanti, Rustego da Torcello e Bon da Malamocco. A partire da questa data si prese a raffigurare il santo in figura umana negli stemmi e nei gonfaloni pubblici. La prima raffigurazione accertata del leone alato di san Marco risale al 1261[7], quando con la caduta dell'Impero latino Venezia strinse maggiori rapporti con l'Egitto, terra il cui sultano, Baybars, innalzava un leone andante (cioè visto di fianco) quale stemma. In quest'epoca la raffigurazione preminente era quella del leone in moleca (o moeca, ossia visto di fronte con le ali a fargli corona). Va inoltre ricordato che fin dai primi secoli dopo Cristo il leone era associato alla figura dell’evangelista Marco. A partire dal XV secolo si iniziò poi a esporre gonfaloni nei quali campeggiava il classico leone marciano passante con libro e spada. Nella stessa epoca tale iconografia venne in generale adottata quale simbolo dello Stato.

I colori prevalenti nella bandiera sono l’azzurro ed il rosso. Il primo è stato associato fin dall’epoca classica al popolo dei veneti, forse dal colore dei fiori di lino che costituiva una delle colture principali della Venetia, tanto che il termine venetus era sinonimo in latino di azzurro. Successivamente l’azzurro è stato adottato come colore ufficiale della Repubblica veneta, tanto che lo stemma dello stato era costituito da un leone marciano d’oro (in moleca) in campo azzurro. L’uso del campo rosso sui gonfaloni di san Marco iniziò probabilmente ad imporsi su vascelli veneti per facilitarne l’identificazione in mare oltre che come richiamo ai colori dell’impero bizantino, cui Venezia rimase formalmente legata per secoli.

Diversamente da Valle d'Aosta, Sicilia e Marche - che si sono dotate ciascuna di un proprio inno - la regione Veneto non ha ancora adottato un inno ufficiale, tuttavia in molte manifestazioni viene ufficiosamente eseguito "'Na bandiera, 'na lengua, 'na storia" tratto dal "Juditha Triumphans" di Vivaldi[8][9].

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia del Veneto.

Il Veneto è una regione che comprende al suo interno molteplici forme del paesaggio naturale: dalla fascia costiera affacciata sull'Adriatico alla pianura uniforme e monotona, che poi si innalza nei dodici rilievi dei Colli Euganei e dei Monti Berici. Con una superficie di 18.390 km², il Veneto costituisce l'ottava regione italiana per superficie. Il punto più a settentrione è Cima Vanscùro (al confine con l'Austria) e il punto più meridionale è costituito dalla Punta di Bacucco. Il suo territorio è morfologicamente molto vario, con una prevalenza di pianura (56,4%), ma anche estese zone montuose (29,1%) e, in minor misura, collinari (14,5%). L'unitarietà del territorio veneto può essere individuata nella pianura e nelle montagne che la delimitano a nord, alimentandola con numerosi fiumi che scendono nel mare Adriatico tra la foce del Tagliamento e il delta del Po. I confini terrestri vengono individuati da elementi naturali di tipo idrografico (Po, Tagliamento, Livenza), ma anche di tipo orografico (come ad esempio i contrafforti a nord dell'altopiano di Asiago, o il monte Baldo). Un altro elemento geografico caratterizzante il territorio veneto è il bacino idrografico del Piave, interamente racchiuso entro i confini della regione. La vetta più alta della regione è la Marmolada (3343 m) situata in Provincia di Belluno.

Confini[modifica | modifica sorgente]

Si affaccia a est sul Mar Adriatico (Golfo di Venezia), confina a nord con l'Austria ed è delimitata a nord-est dal Friuli-Venezia Giulia, a ovest con la Lombardia, a nord-ovest dal Trentino-Alto Adige e a sud dall'Emilia-Romagna.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Dal clima freddo delle Dolomiti arriviamo a quello mite della costa adriatica, il Veneto riassume in una superficie di poco superiore ai 18.000 km² le temperature dell'Europa.

Il clima del Veneto è di tipo sub-continentale, ma con l'agente mitigante del mare e la catena delle Alpi a proteggerlo dai venti del nord, si presenta complessivamente temperato.

Tra le zone climatiche principali troviamo: la regione alpina, caratterizzata da estati fresche e temperature rigide in inverno con frequenti nevicate, la fascia collinare e parte di quella pianeggiante dove il clima è più mite, la maggior parte della pianura dove invece il clima è di tipo più continentale (inverni relativamente freddi e umidi, estati calde e afose).

Il lago di Garda fa caso a sé: grazie ad un clima assai mite, lo si può apprezzare in tutti i mesi dell'anno, ed ha anche caratteristiche subtropicali.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree naturali protette del Veneto.

Elenco delle aree naturali protette presenti in Veneto:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Veneto.

Preistoria e storia antica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio occupato dai Veneti

Abitato già nella preistoria, dapprima insediamento degli Euganei, fu in epoca protostorica occupato dal popolo dei Veneti, secondo la leggenda classica originari della Troade e della Paflagonia in Anatolia. Da insediamenti venetici traggono la loro origine molte importanti città della regione, quali Padova, Concordia, Oderzo (fra gli insediamenti attestati in epoca più antica, IX-VIII secolo a.C.), Este, Treviso, Belluno, Altino, Vicenza e probabilmente Verona ed Adria.

La provenienza anatolica dei Veneti adriatici non è accettata da tutti gli autori antichi ed è ancor oggi oggetto di discussione. Le fonti antiche tramandano l'esistenza di popolazioni chiamate Veneti dalla Bretagna, alla Spagna e alla Lusazia, fra Germania e Polonia,i romani chiamavano il lago di Costanza in Svizzera lacu Venetico, all'Epiro in Grecia, all'Anatolia e a questi popoli sarebbero collegati diversi toponimi (ad es. la Vindelicia, regione corrispondente all'attuale Baviera, Vindebona - l'attuale Vienna) e i nomi attribuiti a popoli di origine slava in diverse lingue europee. Secondo alcuni studiosi[senza fonte] queste popolazioni testimonierebbero l'esistenza di un'unica civiltà indoeuropea che si sarebbe estesa dal Baltico all'Adriatico, e sarebbero riconducibili alla cultura dei campi di urne.

Il processo di romanizzazione della Venetia è avvenuto in maniera graduale: Veneti e Romani furono infatti alleati a partire dal III secolo a.C.: nel 225-222 a.C. Veneti e Cenomani strinsero un'alleanza militare con Roma contro gli Insubri, i Boi e i Gesati, fornendo secondo Polibio[senza fonte] un contingente di 20.000 uomini. I Galli vennero sconfitti nella battaglia di Clastidium nel 222.

Nel 181 a.C. la dedizione della colonia latina di Aquileia, sorta al limite del territorio dei Veneti, rafforzò ulteriormente i tradizionali rapporti di collaborazione con i Romani e dopo la guerra sociale nell'89 a.C. diverse città venete ottennero lo ius Latii. Nel 49 a.C. le popolazioni del territorio ottennero da Giulio Cesare la piena cittadinanza romana.

In epoca augustea il territorio venne inserito nella Regio X Venetia et Histria, che ebbe come centro principale Aquileia. Sotto Diocleziano divenne provincia Venetiae et Histriae estendendo i propri limiti fino al fiume Adda.

La cristianizzazione della regione ebbe luogo a partire da Aquileia, dove il Cristianesimo era giunto probabilmente per mare. Secondo la tradizione fu San Marco evangelista a fondare la chiesa di Aquileia. Egli avrebbe inoltre inviato il greco Prosdocimo ad evangelizzare Padova, Asolo, Vicenza, Treviso, Altino ed Este. All'evangelizzazione di Verona avrebbe contribuito una comunità cristiana proveniente dall'Africa romana; africano è anche san Zeno, patrono della città.

Storia medievale[modifica | modifica sorgente]

Le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero d'Occidente[modifica | modifica sorgente]

Le prime infiltrazioni di tribù germaniche nel territorio della regione ebbero luogo già nel 168-169 d.C. con il saccheggio di Oderzo ad opera dei Quadi e dei Marcomanni. Fu tuttavia a partire dal V secolo che le incursioni si fecero ripetute e più devastanti, con gli Unni, gli Eruli, infine con gli Ostrogoti di Teodorico, che stabilirono il loro regno sul Veneto e sull'Italia nel 493.
Ciononostante, il quadro regionale restava ancora sostanzialmente unitario; lingua, scrittura, istituzioni, tecniche agricole e manifatturiere, pur indebolite, sopravvissero all'impatto di questa ondata barbarica.

Bizantini e Longobardi[modifica | modifica sorgente]

La dominazione gota terminò brutalmente a metà del VI secolo a seguito dell'invasione delle armate bizantine guidate dei generali Narsete e Belisario.
Poco dopo, nel 568 d.C., però ebbe luogo la formidabile e devastante invasione dei Longobardi, che portò alla sottrazione al dominio imperiale di buona parte dell'Italia settentrionale. Fu in quella fase che in Veneto venne a crearsi una separazione tra la zona continentale, sotto il dominio longobardo, e quella costiera, ancora dipendente dall'Impero bizantino. Contemporaneamente, lo scisma dei Tre Capitoli provocava un'ulteriore frattura anche in campo religioso, destinata a durare per tutto il secolo successivo.

Le terre venete appartenenti al nuovo regno longobardo vennero divise tra i ducati, di Vicenza, Verona e Ceneda. Il tessuto sociale della Terraferma conobbe un rapido declino; una certa continuità della vita cittadina fu garantita dai vescovi, divenuti riferimenti autorevoli in campo morale, culturale e sociale. La zona bizantina venne invece dapprima unita nel 580 ai superstiti territori settentrionali nel costituire l'eparchia Annonaria, per essere poi resa nel 584 provincia autonoma dipendente dall'Esarcato d'Italia col nome di Venetia maritima. Dall'entroterra le autorità politiche e religiose romano-venete, assieme a parte delle popolazioni, trovarono rifugio nei principali centri lagunari, in particolare Grado, Caorle, Eraclea, Torcello, Malamocco, Rialto, Olivolo, Chioggia, Cavarzere, oltre alle oggi scomparse Ammiana e Costanziaco. Queste isole, che già da un secolo avevano iniziato a svilupparsi, andarono quindi a costituire, nel 697, durante il regno dell'imperatore Leonzio, il ducato di Venezia.

A definire la separazione anche formale fra i due mondi (seppur una forte osmosi continuò sempre ad esistere) occorse la definizione dei confini (terminatio) fra il Ducatus Venetiarum e il Regnum Langobardorum, siglato dal re Liutprando e dal primo doge Paulicio Anafesto. Il territorio lagunare assunse sempre maggiori caratteri di indipendenza dal potere centrale bizantino, fino a che, con la conquista longobarda di Ravenna nel 751, la dipendenza politica da Bisanzio divenne poco più che formale. Nel frattempo la sede del Dux venne trasferita da Eraclea ai margini della Terraferma nella meno accessibile Metamauco/Malamocco.

La nascita di Venezia e la Marca Veronese[modifica | modifica sorgente]

Alla fine dell'VIII secolo il regno longobardo venne travolto dai Franchi di Carlo Magno, incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nella notte di Natale dell'800. Il figlio di questi, Pipino, tentò anche la conquista dei territori costieri, ma, respinto, dovette riconoscere anche formalmente l'indipendenza del Ducato veneto nel trattato dell'811 con l'Impero Bizantino. All'interno di quella federazione di centri e territori lagunari, da Grado a Loreo, nota come Dogado, si affermò Venezia, imponente organismo urbano sviluppatosi attorno al polo mercantile di Rialto, in cui nell'812 venne trasferita da Malamocco, distrutta da Pipino, la capitale.

Anche dal punto di vista religioso fu sancita nell'827 una divisione fra il mondo del Veneto continentale e della Venezia marittima: i vescovi della terraferma continuarono ad essere sottoposti alla sede metropolita di Aquileia, mentre il fitto reticolo di nuove sedi diocesane sorte nella laguna riconobbe come referente il patriarca di Grado.

I territori della Marca di Verona e della Repubblica di Venezia nell'anno Mille

I problemi dinastici in seno all'impero franco e le terribili aggressioni degli Ungari nel 900 provocarono un vuoto di poteri ed una dilagante conflittualità che afflissero il Veneto continentale fino alla metà del X secolo. L'autorità imperiale venne infine ristabilita da Ottone I: egli aggregò nel 962 un vasto territorio dell'Italia nord-orientale al ducato di Baviera e successivamente, nel 976 al ducato di Carinzia. L'organismo che ne derivò, aventi finalità di cerniera fra Germania e Italia, fu chiamato, dal nome della sua principale città, Marca di Verona. Da questa si staccarono nel 1027 il territorio della diocesi di Trento, che si organizzò in principato ecclesiastico e il Friuli nel 1077, che iniziò una sua autonoma parabola storica sotto l'autorità dei Patriarchi di Aquileia. I legami fra la Marca Veronese e l'Impero vennero rafforzati dalla presenza nel territorio di diverse dinastie feudali di origine germanica: tra le più famose, destinate a giocare un ruolo importante nei secoli successivi, gli Estensi, i da Romano, i Caminesi, i Carraresi.

Dal XII al XIII secolo - Comuni, Signorie e ascesa del Ducato di Venezia[modifica | modifica sorgente]

A partire dai primi decenni dopo il Mille, si assistette in tutto il Veneto ad un decollo economico e ad una ripresa della vita sociale nelle città principali, che iniziarono ad esercitare un controllo egemonico sul loro contado.
Dalla fine del X secolo, poi, Venezia iniziò la sua espansione marittima nell'Adriatico, del quale prese a configurarsi come potenza egemone fino a farlo diventare il Golfo di Venezia, e ad accrescere enormemente i propri privilegi e commerci in Oriente.

Contemporaneamente allo sviluppo economico, nella Marca Veronese (che a partire dal 1200 cominciò ad essere identificata col nome di Marca Trevisana), si assistette ad un indebolimento del sistema feudale, caratterizzato dalla progressiva emersione dei liberi comuni: fra i più importanti Verona (1136), Padova (1138), Treviso e Vicenza.
La Terraferma divenne un territorio sempre meno soggetto all'effettivo controllo degli imperatori tedeschi.

Il Ducecento fu contraddistinto dall'espansione del potere veneziano in tutto il Mediterraneo orientale, culminato con la Quarta Crociata e la creazione nel 1205 dell'Impero latino d'Oriente, nel quale a Venezia era garantito il dominio sulla quarta parte e mezza dell'impero di Romània. Lo Stato da Mar giunse a includere, oltre ai territori dell'Istria e della Dalmazia, le isole Ionie, Creta, Cipro, e tutta una serie di basi e piazzeforti nel Peloponneso, nell'Egeo e in Anatolia. Nonostante il mare fosse la fonte primaria della propria ricchezza, Venezia non perse mai interesse per l'entroterra: essa mantenne forti legami in particolare con il Trevigiano e il Padovano, appoggiò la Lega Veronese e aderì alla Lega Lombarda poi, assurgendo ad un prestigiosissimo ruolo di mediatrice (e al contempo di terza forza) fra papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa, con la riconciliazione celebrata in San Marco nel 1177 (Pace di Venezia).

Nel Duecento si assistette in tutta la terraferma alla trasformazione dei liberi comuni in potenti signorie in lotta tra loro per l'egemonia regionale. La prima ad emergere fu la signoria di Ezzelino III da Romano, che riuscì a conquistare gran parte del Veneto centro-settentrionale. Treviso cadde in mano ai da Camino, a Verona si imposero nel 1262 i signori della Scala, divenendo la capitale di un potente stato, che al suo culmine valicò l'Appennino, giungendo fino a Lucca.

La signoria degli Scaligeri nel 1336, alla sua massima espansione

I secoli XIV e XV e il dominio veneziano[modifica | modifica sorgente]

Nonostante Venezia avesse nel mare il centro dei propri interessi economici, essa mantenne sempre vivi i legami col proprio entroterra, esercitando una forte attrazione sulle tormentate città della Marca Trevigiana. Già nel 1291 Motta di Livenza passò alla Repubblica, primo territorio di Terraferma a darsi al governo di Venezia. Fu tuttavia a partire dal XIV secolo che la Serenissima iniziò ad intervenire in maniera sempre più decisa nella politica regionale, soprattutto per impedire che il potente stato Carrarese ne minacciasse le vie di comunicazione terrestri e fluviali. Nel 1318, infatti, Padova aveva perduta la propria libertà comunale, divenendo signoria dei da Carrara, che presto entrarono in conflitto con Venezia e con Verona.

Il potere e l'influenza crescente della Repubblica suscitarono le gelosie dei suoi vicini, che costituirono nel 1379 una formidabile coalizione che riuniva i Carraresi, il Duca d'Austria, il Re d'Ungheria, il Patriarcato di Aquileia e Genova, scatenando contro Venezia quella che sarebbe passata alla storia come la Guerra di Chioggia e conclusa nel 1381 con la vittoria sul mare contro Genova e la perdita di Treviso per terra (ottenuta nel 1339), ceduta al Duca d'Austria.

La minaccia incombente dei Carraresi, a cui si era aggiunto lo stato visconteo, impadronitosi fra il 1387 e il 1390 di gran parte del Veneto, non venne comunque meno.
Dapprima la Repubblica reagì con decisioni alle mire di Francesco Novello da Carrara, riprendendosi Treviso nel 1388 e quindi in rapida successione praticamente tutte le terre della marca trevigiana: il 28 aprile 1404, il Senato Veneto accetta la dedizione di Vicenza, pochi giorni dopo fu la volta di Cologna (7 maggio), di Belluno (il 18 maggio), Bassano (10 giugno), Feltre (15 giugno), e quindi dall'Altopiano dei Sette Comuni il 20 febbraio 1405 e di Verona il 22 giugno. Infine il 22 novembre cadde anche Padova e gli ultimi Carraresi finirono la loro esistenza in prigionia.

L'unità del Veneto era praticamente ricomposta. Per queste terre, oltre alla fine dei conflitti e alla instaurazione di un governo stabile e rispettato, le dedizioni alla Serenissima significarono, di solito, la concessione di particolari statuti di autonomia che garantivano, in cambio dell'atto di soggezione a Venezia e dell'accettazione di governatori inviati dal Senato Veneto, il mantenimento di gran parte degli istituti e delle leggi pre-esistenti: lo Stato da Tera nasceva, di fatto, come sorta di stato federale ante litteram.

Nel corso del Cinquecento, la Repubblica di Venezia espanse ulteriormente i propri possedimenti, includendo nel 1420 il Cadore e il Friuli, seguiti nel 1428 da Brescia, Bergamo e Crema e conquistando il Polesine, già occupato nel 1405 e definitivamente strappato al duca di Ferrara nel 1484.

Storia moderna[modifica | modifica sorgente]

Dal XVI al XVIII secolo: la Pax Veneta[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà del Quattrocento e agli inizi del Cinquecento, Venezia continuò la sua politica espansionistica, portando il Leone di San Marco in Romagna, Trentino meridionale, a Gorizia, Trieste e finanche in Puglia. Alla vigilia della guerra del 1509, la Repubblica Veneta, fra Stato da Mar e Stato da Tera, costituiva un impero plurietnico abitato da veneti, lombardi, friulani, istriani, romagnoli, dalmati, croati, albanesi, pugliesi, greci e ciprioti, ed era di fatto uno dei più potenti stati d'Europa.

La terraferma veneta nel 1796

Tanta grandezza non poteva non suscitare le invidie dei numerosi vicini: nel 1508, in seguito alla sconfitta ad opera dei veneti dell'imperatore d'Austria che perse Trieste e Gorizia, si formò, sotto l'impulso di Papa Giulio II, cui Venezia aveva tolto le città della Romagna, un'amplissima coalizione anti-veneziana, nota come Lega di Cambrai, che dichiarò guerra alla Repubblica. Venezia reagì in maniera coraggiosa, quasi spavalda, mobilitando l'esercito e mettendovi a capo il valoroso Bartolomeo d'Alviano. Il 14 maggio 1509 ad Agnadello nel cremasco, le truppe venete sono sbaragliate dall'esercito francese di Luigi XII: in pochi giorni gran parte dello Stato da Tera è occupato dal nemico, solo Treviso e il Friuli resistono, fedeli alla Serenissima. Nonostante la situazione disperata, la reazione della Repubblica veneta fu determinata, il popolo e il patriziato di Venezia si strinsero attorno al doge preparando la rivincita; nella Terraferma, benché i nobili, in gran parte legati all'Impero, voltassero le spalle alla Dominante, schierandosi con i collegati, il popolo dimostrò un attaccamento viscerale a San Marco, preferendo, secondo Machiavelli che pure aborriva la Repubblica, morir marcheschi piuttosto che cedere al nemico. Grazie alla propria abilità diplomatica, che seppe sfruttare e attizzare le contrapposizioni nel campo dei collegati, e alle vittorie militari dell'esercito riorganizzato (tra queste, memorabile quella di Marignano, in cui la cavalleria veneta, venuta in soccorso alle fanterie francesi, consentì a Francesco I di conseguire una vittoria storica sulle temibili falangi svizzere), la Serenissima riconquistò praticamente tutta la Terraferma, ritornando sui confini di fine Quattrocento. Tra le terre venete, perduto fu solo l'Ampezzano, che rimase austriaco fino al 1918.
Finito il lungo periodo bellico, nel 1530 iniziò per tutto il Veneto un lungo periodo di pace e di sviluppo che si protrasse, senza significative interruzioni, per quasi tre secoli fino a 1797.

Al declino dei commerci e dell'impero marittimo della Serenissima iniziato nel Cinquecento, si accompagnò una crescente attenzione del patriziato per la proprietà fondiaria di terraferma, riducendo progressivamente il dinamismo del ceto dirigente e portando sempre più verso la stagnazione sociale e politica della Repubblica.

Se nel Seicento Venezia fu ancora in grado di combattere ferocemente contro i Turchi per difendere gli ultimi possedimenti marittimi e di promuovere una parziale riorganizzazione dell'esercito di terra, giungendo ad una più definitiva sistemazione dei contesi confini con l'Austria, il Settecento segnò il definitivo tramonto del modello politico che per un millennio aveva retto le sorti dello Stato. Incapace di rinnovarsi e di individuare obiettivi politici precisi, la nobiltà portò lo Stato a rinchiudersi in un ostentata neutralità ed in un ferreo mantenimento delle strutture tradizionali che non lo salvarono però dal terremoto europeo scatenato dalla Rivoluzione Francese.

Storia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

L'arrivo di Napoleone e la dominazione austriaca[modifica | modifica sorgente]

Il Veneto sotto il dominio austriaco nel 1803
Il Regno d'Italia napoleonico (1805-1814)

Alla fine del XVIII secolo fermenti rivoluzionari e borghesi percorrevano anche la Repubblica veneta, mentre dalle Alpi irrompevano le truppe di Napoleone Bonaparte, disceso nella campagna d'Italia.

Venezia rifiutò di schierarsi, dichiarando la propria neutralità e al contempo rifiutando di mobilitare le truppe a difesa dei propri territori. Il Veneto divenne campo di battaglia tra gli opposti schieramenti. La Terraferma venne infine occupata dalle truppe francesi, cui venne permesso di entrare nelle città, generando un'impossibile convivenza con le truppe di Venezia e le popolazioni venete.

La situazione esplosiva così creata deflagrò con le Pasque Veronesi, una sanguinosa e spontanea ribellione contro la presenza francese che fornì a Napoleone il pretesto per rovesciare il governo aristocratico. Nell'inutile tentativo di evitare l'inevitabile Venezia smobilitò le truppe, ritirandosi nel Dogado, ma sotto la minaccia d'invasione della stessa Venezia, il 12 maggio 1797 il Maggior Consiglio decretò la fine della Serenissima Repubblica cedendo i poteri alla Municipalità democratica.

Seguirono una serie di saccheggi e di violenze da parte dei francesi, desiderosi di ottenere dalle terre venete il massimo bottino possibile e al contempo di fornire il minor vantaggio possibile all'Austria, cui quelle terre erano destinate sin dal preliminare di pace poi formalizzato col trattato di Campoformio.

Subita una breve interruzione in corrispondenza della nuova invasione francese, che portò alla costituzione di un effimero Regno d'Italia (1805-1814), il dominio austriaco venne quindi ristabilito con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Il sessantennio di dominazione asburgica venne però caratterizzato dai moti risorgimentali, culminati con le ribellioni di Vicenza, Padova, Treviso e la costituzione a Venezia della Repubblica di San Marco nel 1848. Mentre Verona diveniva uno dei capisaldi del Quadrilatero austriaco, i moti rivoluzionari nelle città dell'entroterra vennero ad uno ad uno repressi dall'armata imperiale. Venezia, invece, favorita dal proprio isolamento lagunare resistette, anche se stretta d'assedio. Nonostante l'auspicata unione al Regno di Sardegna, i rovesci militari subiti dall'esercito piemontese durante la prima guerra di indipendenza lasciarono isolata la Repubblica marciana, che, nonostante l'eroica resistenza contro le truppe di Radetzky, dovette infine capitolare il 24 agosto 1849.

Al termine della seconda guerra di indipendenza, nel 1859, gli austriaci tenevano ancora il Veneto: giunto alle porte di Verona, infatti, l'esercito franco-piemontese venne arrestato dalla firma dell'armistizio di Villafranca da parte di Napoleone III.

L'annessione al Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

La situazione alla vigilia della terza guerra di indipendenza

L'annessione del Veneto al Regno d'Italia avvenne nel 1866 dopo la terza guerra di indipendenza. Nonostante l'Italia risultasse sconfitta per terra a Custoza e per mare a Lissa, la vittoria prussiana nella Battaglia di Sadowa portò ad accordi di pace fra le principali potenze europee che prevedevano la cessione del Veneto non all'Italia, paese da cui non si considerava sconfitta, ma alla Francia, nell'intesa che Napoleone III lo avrebbe consegnato a Vittorio Emanuele previa organizzazione di un plebiscito.

Il trattato di pace di Vienna firmato il 3 ottobre 1866 disponeva testualmente che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d'Italia dovesse aversi sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate.

Napoleone III procedette all'organizzazione di un plebiscito, in ottemperanza al trattato di pace, tuttavia fu soggetto a forti pressione dei Savoia, affinché cedesse anzitempo le fortezze ed il controllo militare della regione in anticipo sull'esito del plebiscito ed anche alla stessa organizzazione del plebiscito. Il conte di Gramont, cui fu affidato provvisoriamente il territorio del Veneto attuale, più Mantova e il Friuli, cercò di rispettare l'impegno. Le pressioni indussero tuttavia Napoleone III a consegnare le fortezze e di lasciar occupare il Veneto alle truppe del Regno. Il plebiscito fu pertanto organizzato per il 21 ottobre 1866.

Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli) rispecchiò, secondo alcuni, la larga adesione dei veneti agli ideali risorgimentali;[senza fonte] altri ritengono che la consultazione si sarebbe svolta in condizioni irregolari:[senza fonte] questo, insieme all'ampiezza quasi unanime del consenso, spinge alcuni a dubitare dei reali sentimenti della popolazione[senza fonte][10].

Dalla fine dell'Ottocento ebbe luogo un'intensa emigrazione di veneti all'estero a causa dell'estrema povertà della regione. Gli abitanti del Veneto si spostarono particolarmente verso Australia, Argentina, Uruguay e Brasile.

La Grande Guerra[modifica | modifica sorgente]

Il 24 maggio 1915 l'Italia entrò nel primo conflitto mondiale (primo colpo di cannone sparato dal Forte Verena) a fianco delle potenze dell'Intesa con l'obbiettivo di sottrarre all'Impero austro-ungarico la Venezia-Giulia, con Trieste e Gorizia, l'Istria e Fiume. Il Veneto divenne pertanto la retrovia del lunghissimo fronte esteso dalle Piccole Dolomiti alle Dolomiti, alla Carnia e all'altopiano carsico. Treviso divenne sede dell'Intendenza del Regio Esercito, mentre a Padova si stabilirono vari Comandi Superiori, compreso quello della 3ª Armata, numerosi reparti logistici ed il principale ospedale militare del fronte.

Il collasso del fronte nella notte del 24 ottobre 1917, durante la battaglia di Caporetto, trasformò di colpo il territorio veneto nel cuore del nuovo fronte. Sotto la minaccia dell'accerchiamento e della sconfitta totale, l'esercito tentò un ripiegamento in breve trasformatosi in rotta. La via che minacciava i capoluoghi veneti si presentava completamente spalancata per l'imperial-regio esercito austro-ungarico. Nel disperato tentativo di difendere Venezia e la sua preziosa base navale, l'esercito italiano tentò di riorganizzarsi prima sulla Livenza, quindi si attestò sul Piave, dove si impegnò in una lunga battaglia di resistenza.

I territori a nord del fronte rimasero quindi in mano austriaca sino al 1918 e alla vittoria finale nella battaglia di Vittorio Veneto.

La prima guerra mondiale lasciò sul territorio gravissimi danni. Interi paesi vennero cancellati lungo la linea del Piave, così come in montagna (Asiago venne completamente rasa al suolo) mentre le campagne risultavano incolte e spopolate.

L'enorme povertà lasciata dalle macerie della guerra favorì una massiccia emigrazione, diretta in massima parte verso i paesi dell'America latina e altre regioni d'Italia.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

La seconda guerra mondiale apportò nuove distruzioni. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 il territorio venne occupato dalle truppe germaniche. Verona divenne una delle capitali della RSI, con l'insediamento di importanti comandi militari e di alcuni ministeri. In questo periodo enormi distruzioni vennero causate dei bombardamenti aerei (particolarmente feroce quello che colpì e rase al suolo gran parte di Treviso). E altri massicci bombardamenti su Padova e Verona e in particolare Vicenza, anche questa quasi rasa al suolo. Enormi distruzioni patì in particolare poi il polo industriale di Marghera, ripetutamente colpito dai bombardamenti alleati.

Il territorio veneto divenne quindi terreno delle azioni di guerriglia durante la Resistenza partigiana. Con la resa incondizionata dell'occupante tedesco il 29 aprile 1945 il Veneto venne infine liberato dal nazi-fascismo.

Dal secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Il 2 giugno 1946 massiccia fu la partecipazione della popolazione veneta al referendum che sancì il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Con l'entrata in vigore il 1º gennaio 1948 della Costituzione della Repubblica Italiana, nella nuova organizzazione dello Stato venne prevista la creazione del Veneto come regione a statuto ordinario.

Nel dopoguerra, riprese l'emigrazione che interessò America, Europa ed altre regioni del nord Italia.

Si stima in circa 3.300.000 le persone emigrate negli anni dal 1876 al 1976 dal Veneto, di fatto la regione italiana a maggior emigrazione in tale periodo (seconda è la Campania, con 2.500.000)[11].

Durante gli anni cinquanta l'attività industriale di Porto Marghera iniziò a riprendersi dalle devastazioni portate dal conflitto, riprendendo a crescere, fino a raggiungere la massima espansione negli anni sessanta, quando il polo industriale divenne uno dei più importanti d'Europa.

A partire dagli anni sessanta, si è verificata in Veneto una massiccia proliferazione di piccole e medie imprese, che accelerarono lo sviluppo economico, rendendo la regione una delle più produttive e prospere d'Italia e del continente. Al contempo, con la crescita economica, il Veneto è divenuto terra d'immigrazione.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Dal 1º gennaio 1948, ex art. 131 della vigente Costituzione italiana, il Veneto è una regione ad autonomia ordinaria della Repubblica Italiana, ma solo con la legge 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni. Attualmente il Veneto è suddiviso nelle seguenti sette province[12]:

Provincia Sigla o targa Abitanti comune capoluogo Superficie provinciale(km²) Abitanti provincia Densità (ab./km²) Comuni Mappa
Belluno Belluno BL 36.599 3.678 208.970 58,0 67 (lista) Provincia di Belluno
Padova Padova PD 214.198 2.142 922.610 436,1 104 (lista) Provincia di Padova
Rovigo Rovigo RO 52.793 1.789 241.883 138,6 50 (lista) Provincia di Rovigo
Treviso Treviso TV 82.807 2.477 878.530 358,7 95 (lista) Provincia di Treviso
Venezia Venezia VE 270.884 2.462 846.602 350,6 44 (lista) Provincia di Venezia
Verona Verona VR 263.964 3.121 903.221 294,8 98 (lista) Provincia di Verona
Vicenza Vicenza VI 115.927 2.723 860.815 319,8 121 (lista) Provincia di Vicenza
Veneto totale 1.037.172 18.391 4.862.581 268,5 579 (lista) Mappa provinciale del Veneto

Presidente e giunta regionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti del Veneto e Giunta regionale del Veneto.

Il presidente della regione è Luca Zaia, eletto per il primo mandato il 30 marzo 2010. La sede dei lavori della giunta regionale è a Palazzo Balbi, sul Canal Grande a Venezia.

La giunta regionale della IX Legislatura è così composta:

Nome Carica Deleghe/Competenze Partito
Luca Zaia Presidente Comunicazione e informazione, attuazione del federalismo, relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo, funzione di controllo e ispettorato, competenze istituzionali (Stato - Regione) - conferenze istituzionali, rapporti con Parlamento nazionale ed Europeo, attrazione degli investimenti e grandi eventi, oltre alle funzioni proprie previste dall'art. 121, comma 4º della Costituzione, dall'art. 30 dello Statuto e da altre specifiche norme statali e regionali Lega Nord
Marino Zorzato Vice Presidente e Assessore al Territorio, alla Cultura, agli Affari Generali Pianificazione territoriale e urbanistica, beni ambientali, culturali, e tutela del paesaggio, cultura, spettacolo e sport, programmazione (FAS), risorse umane, affari generali, legali, contenzioso e demanio e patrimonio, sistema informatico ed e-government, oltre alle funzioni vicarie in caso di assenza o impedimento del Presidente, oltre alle funzioni vicarie in caso di assenza o impedimento del Presidente PDL
Renato Chisso Assessore alle Politiche della Mobilità e Infrastrutture Programmazione dei trasporti, trasporto pubblico locale, navigazione interna e portuale, infrastrutture, legge speciale per Venezia PDL
Roberto Ciambetti Assessore al Bilancio e agli Enti Locali Bilancio e controllo finanziario, finanze e tributi, rapporti con il credito, partecipazioni societarie, cooperazione transfrontaliera e transnazionale, Programmi FESR e rapporti Enti Locali Lega Nord
Luca Coletto Assessore alle Politiche della Sanità Programmazione sanitaria, tutela della salute, programmazione edilizia a finalità collettive, igiene pubblica, attuazione art. 20, legge n. 67/1988 (fin. ospedaliere), servizi veterinari (per gli aspetti sanitari). Lega Nord
Maurizio Conte Assessore alle Politiche dell'Ambiente Programmazione per la salvaguardia ambientale, tutela del suolo e dell'aria, ciclo integrato dell'acqua, difesa del suolo, bonifica e foreste, cave, acque minerali e termali Lega Nord
Marialuisa Coppola Assessore all'Economia e Sviluppo, Ricerca e Innovazione Artigianato, commercio, piccole e medie imprese, industria - fiere e mercati, distretti, ricerca e innovazione, imprenditoria giovanile e femminile, diritti umani e politiche di genere PDL
Elena Donazzan Assessore all'Istruzione, alla Formazione e al Lavoro Politiche dell'istruzione, diritto allo studio, programmazione della formazione professionale, programmi comunitari FSE, politiche del lavoro PDL
Marino Finozzi Assessore al Turismo e al Commercio Estero Turismo, funzioni amministrative per la provincia di Belluno, trasporti a fune, attività promozionali, commercio estero e internazionalizzazione, economia e sviluppo montano Lega Nord
Massimo Giorgetti Assessore ai Lavori Pubblici, all'Energia, alla Polizia Locale e alla Sicurezza Lavori pubblici, edilizia scolastica di culto e sportiva, edilizia residenziale pubblica, energia, attuazione art. 20, legge n. 67/1988 (fin. non ospedaliere), riconversione polo industriale di Marghera, patti territoriali (IPA), polizia locale e sicurezza PDL
Franco Manzato Assessore all'Agricoltura Politiche dell'agricoltura e zootecnia, programma di sviluppo rurale, LEADER, pesca e acquacoltura, fitosanitario, produzioni agroalimentari, tutela consumatore, sicurezza alimentare, servizi veterinari (per gli aspetti agricoli), parchi e aree protette Lega Nord
Remo Sernagiotto Assessore alle Politiche Sociali Programmazione e servizi socio-sanitari, interventi a favore dei minori, dei giovani, degli anziani e portatori di handicap, settore del no profit e del volontariato, rapporti con Istituzioni di assistenza PDL
Daniele Stival Assessore alle Politiche della Protezione civile, della Caccia e dell'Identità Veneta Identità veneta, Protezione civile, caccia, flussi migratori, semplificazione amministrativa, devoluzione ai Comuni e alle Province, antincendio boschivo Lega Nord

Consiglio regionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Consiglio Regionale del Veneto.
Gruppi consiliari Numero consiglieri
Lega Nord 21
Il Popolo della Libertà 17
Partito Democratico 14
Italia Dei Valori 3
Unione dei Democratici Cristiani e di Centro 3
Unione Nordest 1
Federazione della Sinistra 1
Totale 60

Statuto e autonomia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Questione dei confini regionali e Questione dei comuni lombardi e veneti al confine con il Trentino-Alto Adige.

L'istituzione formale della Regione Veneto si deve alla Costituzione del 1948, peraltro rimasta inattuata sino al 1971. Lo Statuto regionale del 1971 è l'unico statuto regionale, oltre a quello sardo, che definisce «popolo» gli abitanti della regione[13][14].

Tra 2005 e 2008 sono stati effettuati vari referendum, con esito positivo, da parte di comuni confinanti con le Regioni del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, per ottenere il passaggio dalla Regione Veneto alle due regioni autonome limitrofe. Il procedimento costituzionale richiede che i referendum con esito positivo vengano esaminati per l'approvazione finale dal parlamento nazionale, previo pare obbligatorio dei due consigli regionali interessati.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Statuto del Veneto e Venetismo.

Il 18 ottobre 2011 il Consiglio Regionale ha approvato in prima votazione il nuovo Statuto, in ottemperanza degli indirizzi della riforma costituzionale del 2001 (art. 123 Cost.). Entro dicembre lo Statuto dovrebbe essere sottoposto a un'ulteriore votazione per poi entrare in vigore, salvo impugnazioni da parte del Governo o iniziative referendarie, nei tre mesi successivi[15]. Per l'approvazione in seconda deliberazione invece si dovrà aspettare l'11 gennaio del 2012[16]. Il successivo 4 febbraio, tuttavia, il governo Monti annuncia di voler impugnare dinanzi la Corte costituzionale lo Statuto per contrasto tra il comma IV dell'art. 30 sull'autonomia finanziaria[17] e l'articolo 119 comma II della Costituzione, scatenando, tra l'altro, le vivaci proteste della maggioranza regionale[18]. A seguito però di un chiarimento tra il presidente della Regione Zaia e il presidente del Consiglio Monti avvenuto l'8 febbraio, il Governo rinuncerà all'intento avendo ottenuto dalla Giunta la promessa che alla prima occasione utile il comma incriminato verrà modificato specificando l'obbligo del rispetto da parte del bilancio regionale dei vincoli e dei principi di coordinamento della finanza pubblica[19][20].

Progetto d'indipendenza P.d.L. 342 - L.R. 16/2014[modifica | modifica sorgente]

Il 12 giugno 2014, il Consiglio Regionale del Veneto, a maggioranza, ha votato il Progetto di Legge 342/2013 che prevede l'indizione di un referendum sull'ipotesi di indipendenza del Veneto dall'Italia. Il Progetto di Legge è stato quindi convertito in Legge Regionale grazie alla pubblicazione del 24 giugno 2014 BUR n°62[21] del Veneto.

In base agli articoli 2 e 4, entro il 24 luglio 2014 il Presidente della giunta regionale Zaia deve comunicare come avverranno “la propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato relativa allo svolgimento del referendum" ed attivare un conto corrente nel quale far confluire le donazioni da parte dei cittadini per sostenere economicamente la consultazione elettorale.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Demografia del Veneto.

La popolazione del Veneto non è omogeneamente distribuita. Se la media pianura vanta le densità maggiori (soprattutto lungo la fascia che va da Verona a Venezia passando per Vicenza, Padova e Treviso), meno popolati sono la bassa Veronese (eccetto nel quadrilatero compreso tra Bovolone, Isola della Scala, Nogara e Legnago) e il Polesine (specie in seguito all'alluvione del 1951). Ancor meno abitate sono le Prealpi e la montagna (la provincia di Belluno mostra le densità minori), eccetto l'alto Vicentino (con Schio, Thiene, Bassano del Grappa) e la Val Belluna. A partire dagli anni ottanta si è verificato il fenomeno, molto diffuso in tutto il Norditalia, dello spopolamento delle grandi città (Venezia con Mestre in testa) a favore dei piccoli e medi comuni delle "cinture" periurbane. Questo ha portato ad un notevole sviluppo urbano e taluni hanno constatato la formazione di una vasta megalopoli che si estende in particolare tra Padova, Mestre e Treviso (la cosiddetta PaTreVe o Triangolo Veneto)[22]. Nei rapporti annuali Censis si parla di una grande regione metropolitana (GREM) veneta estesa su 6679,6 km² che conta una popolazione di 3.267.420 abitanti e di una piccola area metropolitana (PAM) veronese estesa su 1426 km² e con una popolazione di 714.274 abitanti.[23]

Abitanti censiti (migliaia)

Il tasso di incremento naturale annuo è stato uno dei più elevati d'Italia, ma dal 1983 è divenuto per la prima volta negativo. Anche se oggi questa tendenza permane (e, anzi, si è rafforzata), il Veneto resta una delle regioni del Norditalia con il più alto indice di natalità. Il fenomeno, tuttavia, varia notevolmente da provincia a provincia, anche se la popolazione residente continua comunque a crescere per effetto dell'immigrazione dall'estero, divenuta notevole a partire dal 1990.

Le famiglie contano in media 2,3 componenti.

Andamento demografico per provincia al 31 dicembre 2012[24]
Provincia Nati Morti Incremento naturale Saldo Migratorio Incremento totale
Belluno 7,6‰ (1.591) 12,2‰ (2.560) -4,6‰ (-969) 2,9‰ (613) -1,7‰ (-356)
Padova 9,3‰ (8.582) 9,3‰ (8.598) 0,0‰ (-16) 7,5‰ (6.969) 7,5‰ (6.953)
Rovigo 7,8‰ (1.883) 12,7‰ (3.069) -4,9‰ (-1.186) 6,4‰ (1.562) 1,6‰ (376)
Treviso 9,7‰ (8.507) 8,8‰ (7.701) 0,9‰ (806) 5,0‰ (4.388) 5,9‰ (5.194)
Venezia 8,4‰ (7.077) 10,4‰ (8.810) -2,0‰ (-1.733) 4,1‰ (3.441) 2,0‰ (1.708)
Verona 9,5‰ (8.604) 9,5‰ (8.619) 0,0‰ (-15) 8,4‰ (7.550) 8,3‰ (7.535)
Vicenza 9,5‰ (8.159) 8,9‰ (7.683) 0,6‰ (476) 7,2‰ (6.213) 7,8‰ (6.689)
Veneto 9,1‰ (44.403) 9,7‰ (47.040) -0,5‰ (-2.637) 6,3‰ (30.736) 5,8‰ (28.099)

Il Veneto è stato, sino agli anni settanta, una terra di emigrazione (oltre 3 milioni di partenze tra il 1870 e il 1970) per via della povera economia contadina, non affiancata da impianti industriali di rilievo. Sino al fascismo i flussi si dirigevano specialmente in America Latina (Brasile, Argentina); negli anni trenta le bonifiche promosse da Mussolini portarono gli emigranti nel Lazio (Latina) e in Sardegna (Mussolinia di Sardegna, oggi Arborea) ed anche nelle colonie italiane d'Africa; nel secondo dopoguerra, le correnti si spostarono verso le aree industriali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, e verso l'Europa centrale, specie dopo l'alluvione del Polesine nel 1951(che costrinse decine di migliaia di persone a lasciare la propria terra)[22].
Il notevole sviluppo dell'industria a partire dagli anni settanta trasformò il Veneto da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Più che i rientri, molti sono stati gli immigrati dal Meridione e in seguito dall'estero (Nordafrica, Europa orientale), il che ha fatto del Veneto la quinta regione per numero di abitanti (dopo Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia) e una delle prime per numero di stranieri residenti[22]. Nell'ultimo ventennio si è assistito anche a numerose richieste di cittadinanza italiana da parte di figli, nipoti e bis/trisnipoti di veneti che erano emigrati in Sud America molti decenni addietro; il fenomeno fu evidente in particolare nel momento in cui entrò in grave crisi economica la Repubblica Argentina, ove risiedono milioni di persone con un nonno/a o bisnonno/a veneto, e si formarono grandi code per la richiesta di conferma della cittadinanza italiana e rilascio del passaporto italiano all'ambasciata di Buenos Aires ed ai consolati. L'impatto sulla popolazione veneta non è facilmente valutabile, confondendosi questi veneti, che spesso non conoscevano neppure l'italiano, con i veneti rientranti da altre regioni d'Italia o da paesi dell'Europa del Nord.[senza fonte] Nel complesso la popolazione del Veneto è cresciuta di circa 500.000 unità negli ultimi 10 anni.

Il 31 dicembre 2011, su una popolazione di 4.862.531 abitanti, si contavano 458.930 stranieri (9,44%), in costante crescita rispetto agli anni precedenti. Di seguito la ripartizione per i principali paesi di origine e la ripartizione per provincia[25]:

Pos. Cittadinanza Popolazione  % sulla popolazione regionale  % sugli stranieri totali
- Italia Italia 4.431.822 90,70% -
1 Romania Romania 96.930 1,97% 21,1%
2 Marocco Marocco 56.704 1,15% 12,4%
3 Albania Albania 42.041 0,86% 9,2%
4 Moldavia Moldavia 29.361 0,60% 6,4%
5 Cina Cina 27.043 0,55% 5,9%
6 Macedonia Macedonia 20.386 0,42% 4,4%
7 Serbia Serbia 19.594 0,40% 4,3%
8 Bangladesh Bangladesh 17.350 0,35% 3,8%
9 India India 13.584 0,28% 3,0%
10 Ucraina Ucraina 13.521 0,28% 3,0%
11 Ghana Ghana 12.150 0,25% 2,6%
12 Nigeria Nigeria 11.783 0,24% 2,6%
13 Sri Lanka Sri Lanka 10.983 0,22% 2,4%
14 Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina 9.314 0,19% 2,0%
15 Senegal Senegal 8.564 0,17% 1,9%
16 Tunisia Tunisia 6.380 0,13% 1,4%
17 Brasile Brasile 6.292 0,13% 1,4%
18 Croazia Croazia 6.205 0,13% 1,3%
19 Polonia Polonia 5.534 0,11% 1,2%
20 Filippine Filippine 5.515 0,11% 1,2%
Resto del Mondo 61.382 1,38%
Popolazione straniera per provincia al 31 dicembre 2009[24]
Provincia Stranieri  % sulla popolazione totale
Belluno 13.284 6,21%
Padova 86.133 9,29%
Rovigo 16.945 6,85%
Treviso 99.087 11,21%
Venezia 69.976 8,15%
Verona 101.245 11,07%
Vicenza 93.946 10,84%
Veneto 480.616 9,78%

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale.

Per i dati demografici delle singole province, vedere la sezione "Suddivisione amministrativa".

Comuni principali[modifica | modifica sorgente]

Di seguito è riportata la lista dei dieci principali comuni del Veneto ordinati per numero di abitanti al 31/12/2013[26]:

Posizione Stemma Comune di Popolazione (ab) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.) Provincia
Venezia-Stemma.png Venezia 264.534 414,57 653 1 VE
Verona-Stemma.png Verona 259.966 206,63 1.277 59 VR
Padova-Stemma.png Padova 209.678 92,85 2.309 12 PD
Vicenza-Stemma.png Vicenza 113.655 80,54 1.439 39 VI
Treviso-Stemma.png Treviso 83.145 55,50 1.492 15 TV
Rovigo-Stemma.png Rovigo 52.099 108,55 486 6 RO
Chioggia-Stemma.png Chioggia 49.890 185,20 274 2 VE
Bassano del Grappa-Stemma.png Bassano del Grappa 43.347 46,79 931 129 VI
San Donà di Piave-Stemma.png San Donà di Piave 41.706 78,73 528 3 VE
10º Schio-Stemma.png Schio 39.472 67,04 590 200 VI

Altri comuni del Veneto con più di 25.000 abitanti ordinati per numero di abitanti:

Posizione Stemma Comune di Popolazione (ab) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.) Provincia
11º Mira-Stemma.png Mira 38.873 98,91 394 6 VE
12º Belluno-Stemma.png Belluno 35.993 147,18 249 390 BL
13º Conegliano-Stemma.png Conegliano 34.997 36,33 980 72 TV
14º Castelfranco Veneto-Stemma.png Castelfranco Veneto 33.251 50,93 662 42 TV
15º Villafranca di Verona-Stemma.png Villafranca di Verona 33.202 57,43 577 54 VR
16º Montebelluna-Stemma.png Montebelluna 31.336 48,98 637 109 TV
17º Vittorio Veneto-Stemma.png Vittorio Veneto 28.542 82,61 351 138 TV
18º Mogliano Veneto-Stemma.png Mogliano Veneto 27.698 46,15 609 8 TV
19º Valdagno-Stemma.png Valdagno 26.644 15,13 536 266 VI
20º Mirano-Stemma.png Mirano 27.090 45,62 594 9 VE
21º Spinea-Stemma.png Spinea 27.512 50,02 1.800 6 VE
22º Arzignano-Stemma.png Arzignano 25.996 34,26 760 116 VI
23º Jesolo-Stemma.png Jesolo 25.625 95,59 268 2 VE
24º Legnago-Stemma.png Legnago 25.459 79,66 321 16 VR
25º Portogruaro-Stemma.png Portogruaro 25.455 102,22 249 5 VE

Infine, di seguito, è riportata la lista dei dieci comuni meno popolati:

Posizione Stemma Comune di Popolazione (ab) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Altitudine (m s.l.m.) Provincia
579º Laghi-Stemma.png Laghi 120 22,22 5,716 567 VI
578º Ferrara di Monte Baldo-Stemma.png Ferrara di Monte Baldo 234 26,91 8,398 856 VR
577º Lastebasse-Stemma.png Lastebasse 223 18,79 12,3 592 VI
576º Zoppè di Cadore-Stemma.png Zoppè di Cadore 236 4,44 61,0 1.461 BL
575º Ospitale di Cadore-Stemma.png Ospitale di Cadore 307 40,11 8,377 490 BL
574º Perarolo di Cadore-Stemma.png Perarolo di Cadore 384 43,42 8,936 532 BL
573º Colle Santa Lucia-Stemma.png Colle Santa Lucia 381 15,23 25,9 1.453 BL
572º San Nicolò di Comelico-Stemma.png San Nicolò di Comelico 398 24,36 16,7 1.061 BL
571º Soverzene-Stemma.png Soverzene 407 14,74 28,8 424 BL
570º Cibiana di Cadore-Stemma.png Cibiana di Cadore 419 21,63 20,7 985 BL

Economia[modifica | modifica sorgente]

Dati economici[modifica | modifica sorgente]

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[27] prodotto nel Veneto dal 1997 al 2008 e nel 2010:

1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Prodotto Interno Lordo (milioni di €) 98.907 101.463 105.334 112.719 117.096 119.886 125.729 132.481 135.911 141.000 146.986 149.385 - 146.955
PIL ai prezzi di mercato per abitante (€) 23.300 24.200 24.900 26.700 27.500 26.600 27.000 27.400 27.800 29.000 30.400 30.500 - 30.600

Di seguito la tabella che riporta il PIL, prodotto in Veneto ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 2.303,3 1,66% 1,84%
Industria in senso stretto € 34.673,6 24,95% 18,30%
Costruzioni € 8.607,7 6,19% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 28.865,8 20,77% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 31.499,4 22,66% 24,17%
Altre attività di servizi € 19.517,2 14,04% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 13.526,4 9,73% 10,76%
PIL Veneto ai prezzi di mercato € 138.993,5

Dal confronto tra il dato regionale e quello nazionale, si evidenzia che rispetto alla media italiana in Veneto è più forte l'incidenza del settore industriale, anche escludendo il settore delle costruzioni. Questa maggiore incidenza dell'industria, si riflette su un minor peso che ha sull'economia veneta tutto quanto ricade sul settore Altri Servizi, dove essenzialmente sono raggruppati i servizi resi dalla pubblica amministrazione, sanità, servizi sociali e Pubblica Istruzione.

Evoluzione storico-economica[modifica | modifica sorgente]

Il Veneto è una delle regioni più ricche d'Italia. Ha conosciuto una fortissima espansione economica, sin dal secondo dopoguerra, ed oggi è sede di importanti attività industriali e terziarie. Complessivamente il PIL della regione Veneto registrato nel 2003 è stato di 94.429,6 milioni di Euro 1995 che, attualizzati al 2004, corrispondono a 116.148,4 milioni di Euro. Il Veneto apporta, nel 2003, un Valore Aggiunto che costituisce il 67% della ricchezza prodotta dall'intero Nord Est e il 9% di quella nazionale. Attualmente, la crisi economica presente a livello mondiale, incide anche sull'economia veneta. Tuttavia, stando ad analisi recenti, l'export sembra ancora trainare la produzione.[28]

Lo sviluppo dell'industrializzazione sul finire dell'Ottocento, contemporaneamente all'unione del Veneto all'Italia, vede una lunga incubazione protoindustriale, una modernizzazione dell'industria laniera, e lo sviluppo di una classe imprenditoriale, che vede nel territorio vicentino il luogo dove insediare le attività produttive. Il mercato cercava di non rivolgersi più al proprio interno ma di aprirsi al resto d'Italia, rinnovando i processi manifatturieri e trovando delle spinte in una nuova classe dirigente, che vede nuovi protagonisti d'eccezione imporsi. Tra questi vanno ricordati:

  • Alessandro Rossi: imprenditore laniere vicentino, con il suo pedagogismo industrialista propone una nuova visione dell'azienda industriale.
  • Vincenzo Stefano Breda: si coinvolge in un processo di infrastrutturazione del territorio, coinvolgendosi in attività politiche e in attività bancarie, anche ad alto rischio.
  • Luigi Luzzatti: capo del movimento che vuole l'affermazione delle Banche mutue popolari.
  • Leone Wollemborg: ricco possidente, a capo del movimento d'opinione che vuole l'affermazione delle Casse rurali.

Tuttavia proprio in questi anni di fine Ottocento inizia l'intraprendenza dei contadini, e si afferma un tessuto produttivo che si specializza, dando vita a delle forme embrionali di distretto. Con il 1900 e la rivoluzione dell'energia elettrica, si fanno strada alcune società elettriche, tra cui la Cellina e poi la SADE. Giuseppe Volpi, dopo aver costituito la SADE, fu autore della crescita del capitale di questa società, fino a farla diventare una delle più importanti realtà produttive di energia, costruendo una rete di distribuzione elettrica che coprì buona parte del territorio veneto. Successivamente, proprio per iniziativa di Volpi, nacque il polo industriale chimico di Venezia (Marghera), il quale fungeva da raffineria e da terminal per l'industria del Nord-Ovest. Tale sviluppo industriale di Marghera iniziò nel 1919 per continuare fino al 1932. In questo modo, in Veneto si ha l'introduzione di un'industria ad alta densità di capitale. Dal 1937 al 1940 il Veneto diventa la terza regione industrializzata d'Italia. L'incremento della potenza installata documentava del progresso tecnico e dei miglioramenti produttivi raggiunti dal Veneto nonostante la pesante congiuntura degli anni trenta. Esso si concentrava nelle province di Vicenza e di Venezia, che detenevano così più del 50% della potenza complessivamente disponibile, contro il 43,7% di dieci anni prima. Il progresso era comunque andato in direzioni opposte: a rafforzare i comparti delle industrie di base e di quelle produttrici di beni strumentali nel comprensorio veneziano; a razionalizzare il settore produttivo tessile, in particolar modo il comparto laniero. Si accentuava così la frattura tra localizzazione della manifattura leggera e localizzazione dei settori trainanti, come quello chimico ad esempio, che nel 1937-1940 presentava dei valori superiori ai dati nazionali: il 4,3% dell'intera occupazione industriale regionale (3,9% il valore nazionale), 32,9 addetti per unità produttiva (16,9), una potenza disponibile pari al 12,7% della regione (9,2% la media nazionale) e al 10,2% della forza motrice complessiva dell'intera industria chimica italiana (era il 3,4% solo dieci anni prima).[29] Un altro elemento cardine della storia economica del Veneto è l'impresa Marzotto, la quale rappresenta una svolta nella cultura economica veneta: Gaetano Marzotto Jr concepisce l'attività produttiva come continua spinta al cambiamento, all'innovazione, al reinvestimento di capitali e alla realizzazione di economie di scala.

Nel secondo dopoguerra il Veneto conosce un periodo di crisi, diventando una zona povera e senza un'economia trainante. Tuttavia, il Veneto ha saputo uscire da questa crisi grazie al suo essere un aggregato di sistemi, al suo saper coniugare tradizione ed innovazione, al suo saper essere internazionale e locale allo stesso tempo, al suo essere formato da uno sviluppo multilineare che ha permesso la nascita di molti distretti, differenziando la produzione in maniera accentuata.

Situazione attuale[modifica | modifica sorgente]

Le attività agricole (frumento, mais, frutta, ortaggi) e zootecniche (Bovini, Suini) sono ancora di rilievo, e sono molto meccanizzate. L'industria è presente soprattutto nelle province occidentali e sulle coste adriatiche; prevalgono piccole aziende, specializzate nei settori alimentare, tessile, calzaturiero e del mobile. A Marghera, nella terraferma veneziana, è ancora attivo il polo chimico industriale di Porto Marghera. Molti sono i segnali che fanno pensare ad una sua chiusura, auspicata da molte associazioni di residenti e ambientalisti, tuttavia, il problema occupazionale vivacizza il dibattito, poiché secondo molte associazioni di lavoratori una sua chiusura creerebbe un problema sociale ben peggiore dei danni causati dalla chimica. Molte sono state le morti tra i lavoratori, la cui responsabilità una sentenza ha attribuito ai vertici del Petrolchimico. Treviso e provincia sono anche la prima area d'Italia per l'abbigliamento giovanile, con il gruppo Benetton.

Importanti sono anche le attività bancarie, il commercio e il turismo, nelle località balneari di Jesolo, Caorle, Bibione, Eraclea Mare, Cavallino-Treporti, Sottomarina, Rosolina, nelle località montane di Cortina d'Ampezzo, Arabba, Sappada, Falcade, Val Zoldana, Alleghe, Pieve di Cadore, Asiago, nelle città d'arte e sul lago di Garda.

Con la crisi globale di inizio XXI secolo si assiste ad una forte delocalizzazione dei settori produttivi delle aziende venete principalmente nei paesi in via di sviluppo; di contro la regione segnala forti progressi ed investimenti nelle nuove tecnologie, in particolare nella nanotecnologia.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Assi viari[modifica | modifica sorgente]

Autostrade[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Autostrade in Italia.

Elenco delle autostrade passanti per il Veneto:

Statali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade statali in Italia e Strada regionale (Italia).

Elenco delle strade statali passanti per il Veneto:

Oggigiorno gran parte delle strade statali del Veneto è passato, dall'ANAS, sotto il controllo di Veneto Strade, divenendo così Strade Regionali.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Di seguito vengono riportate le linee ferroviarie che percorrono la regione:

Tutte le linee sopracitate sono gestite da Rete Ferroviaria Italiana tranne la ferrovia Adria-Mestre, di proprietà regionale, la cui gestione è stata affidata a Sistemi Territoriali.

È in corso il potenziamento di alcune linee ferroviarie per ottenere un servizio suburbano con orari cadenzati. Questo progetto è conosciuto come Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR).

Un tempo la regione era dotata delle seguenti linee ferroviarie:

Sono in progettazione tre linee ad alta velocità:

Porti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei porti italiani.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco degli aeroporti italiani.

Di seguito vengono riportati i principali aeroporti veneti:

Trasporti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Translohr, Tranvia di Padova e Tranvia di Mestre.
Il Translohr di Padova: tram su gomma a guida vincolata

Oltre alle consuete linee di autotrasporto urbano, due città venete hanno deciso di dotarsi di un nuovo modello di tram, il Translohr, caratterizzato da una guida vincolata per mezzo di una sola rotaia, mentre il movimento è permesso per mezzo di ruote su gomma. A Padova tale mezzo è in funzione dal 2007, mentre a Mestre dal 2010.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Università[modifica | modifica sorgente]

Università Ca' Foscari
Palazzo del Bo', sede dell'Università di Padova
  • Università "Ca' Foscari" di Venezia
    Rinomata come una delle Università più prestigiose d'Italia, prende il nome dalla propria sede principale, il palazzo detto appunto Ca' Foscari, situato nel sestiere di Dorsoduro. L'Università Ca' Foscari di Venezia, nasce il 6 agosto 1868 come Scuola Superiore di Commercio ed è stata la prima istituzione in Italia ad occuparsi dell'istruzione superiore nel campo del commercio e dell'economia. Ca' Foscari è oggi una moderna università che presenta un ampio ventaglio di attività formative articolate in quattro grandi aree scientifico-culturali: economica, linguistica, scientifica e umanistica. Per l'anno scolastico 2008-2009, offre 23 corsi di laurea triennali (di primo livello) e 30 corsi di laurea specialistica, oltre a master universitari di primo e di secondo livello, 6 scuole di dottorato di ricerca e una scuola di specializzazione per gli insegnanti della scuola secondaria.
  • Università IUAV di Venezia
    L'Università IUAV di Venezia è stata fondata come Istituto Universitario di Architettura di Venezia nel 1926. La scuola superiore di architettura di Venezia (seconda in Italia, dopo quella di Roma) fu istituita nel dicembre di quell'anno per iniziativa di Giovanni Bordiga, allora presidente dell'Accademia di belle arti di Venezia. Dal 2001 l'ateneo è diventato Università Iuav di Venezia, affiancando alla facoltà di Architettura le altre due (Design e Pianificazione del territorio). Tra i rettori del passato troviamo: Giovanni Bordiga, Guido Cirilli, Giuseppe Samonà, Carlo Minelli, Carlo Scarpa, Carlo Aymonino, Valeriano Pastor, Paolo Ceccarelli e Marino Folin. Dal 2006 il rettore dell'Università è Carlo Magnani. Iuav offre lauree triennali in Scienze dell'Architettura, Produzione dell'Edilizia, Arti Visive e dello Spettacolo, Disegno industriale, Pianificazione urbana e territoriale, Servizi informativi territoriali (SIT). Oltre a ciò sono attivi corsi di Laurea Specialistica in Architettura (per la Costruzione, per la Conservazione, per la Sostenibilità, per la Città e per il Paesaggio), in Arti visive, Teatro, Disegno e Comunicazione visiva, Pianificazione. Presso Iuav sono attivi anche Master e diplomi Post-laurea.
  • Università degli Studi di Verona
    L'Università degli Studi di Verona è un'università fondata nel 1982 ed è organizzata in otto facoltà e ventisei dipartimenti. L'Università di Verona è organizzata in due poli principali all'interno della città omonima: quello di Veronetta, che ospita le facoltà umanistiche e l'amministrazione centrale con il rettorato, e quello di Borgo Roma, dove si trovano le facoltà di Medicina e di Scienze. Oltre a questi, essa possiede una facoltà di Giurisprudenza in città e varie sedi minori nelle città vicine: è infatti presente con alcuni corsi di studio a Legnago, Vicenza, Bolzano, Trento, Ala e Rovereto.

Accademie[modifica | modifica sorgente]

  • Istituto veneto di scienze, lettere ed arti
    L'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti trova origine nel Reale istituto nazionale voluto da Napoleone Bonaparte per l'Italia all'inizio del XIX secolo. Venne poi rifondato con l'attuale denominazione dall'imperatore Ferdinando I d'Austria nel 1838. Con l'unione del Veneto all'Italia, l'Istituto fu riconosciuto di interesse nazionale, assieme alle principali accademie degli stati preunitari, anche se la maggiore attenzione ha continuato ad essere rivolta alla vita culturale e scientifica delle Venezie. Dal 1893 ha sede a Palazzo Loredan e nel 1999 ha acquisito la seconda sede di Palazzo Franchetti, inaugurato nel 2004. L'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti è un'accademia che "ha per fine l'incremento, la diffusione e la tutela delle scienze, delle lettere ed arti"[31].

Conservatori[modifica | modifica sorgente]

Il Veneto vanta una tradizione prestigiosa nell'ambito della formazione musicale, è una terra rinomata per la qualità dei suoi cori polifonici e le sue orchestre. In regione vi sono sette conservatori statali di musica:

Altri istituti e fondazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Fondazione CUOA
    La Fondazione CUOA di Altavilla Vicentina è una scuola di formazione manageriale italiana. Il modello della scuola è basato su collegamento e collaborazione con il mondo delle imprese e delle istituzioni. I docenti provengono dal mondo accademico, dalle imprese, dalle organizzazioni pubbliche e private, dalle professioni. Si rivolge a neolaureati, imprenditori, dirigenti e funzionari d'azienda, della pubblica amministrazione.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Una delle cinque sinagoghe presenti nel Ghetto di Venezia

La presenza religiosa in Veneto ha da sempre dato vita a numerose istituzioni ed edifici di culto, soprattutto nella città lagunare, ma non solo. Antonio di Padova, noto in città con il nome Il Santo, fu prima monaco agostiniano a Coimbra (1210), poi (1220) francescano. Viaggiò molto vivendo prima in Portogallo quindi in Italia e in Francia. Nel 1221 si recò al Capitolo Generale ad Assisi dove vide di persona Francesco. Professore di teologia e valente predicatore, fu inviato da Francesco d'Assisi a combattere l'eresia catara in Francia. Fu trasferito poi a Bologna e quindi a Padova. Morì all'età di 36 anni. Definito da molti cattolici come Taumaturgo cioè autore di prodigi, per la notevole mole di eventi miracolosi a lui ascritti sin dai primi tempi dopo la sua morte e fino ad oggi.

La figura di Marco evangelista, legata alla città di Venezia, si dipana in una serie di tradizioni orali, spesso in contrasto tra loro. Una tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria che lo vuole come suo primo vescovo. Altra tradizione vuole che Marco - prima di rientrare in Egitto - fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia - capoluogo della X Regio Venetia et Histria - per curare l'evangelizzazione dell'area nord-est. A Marco si deve la scelta dei primi Vescovi della Chiesa-madre di Aquileia (Ermagora e Fortunato) dalla quale deriverà, in tempi e per complesse vicende successive, il titolo del Patriarca di Grado poi assorbito da Venezia. Dopo la sua morte ad Alessandria, le spoglie del santo vengono trafugate da mercanti veneziani nell'828 a Venezia dove pochi anni dopo verrà dato inizio alla costruzione della Basilica che ancora oggi ospita le sue reliquie.

Il Veneto ospita anche i resti di un altro evangelista, San Luca, che riposano (tranne la testa conservata a Praga) nella Basilica di Santa Giustina a Padova, assieme alle reliquie di San Mattia apostolo.

Tra i luoghi di culto, oggetto di pellegrinaggi, vanno ricordati: il Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza; il Santuario della Madonna della Corona, nelle montagne veronesi; il Santuario della Madonna del Covolo, edificio progettato da Antonio Canova situato sulle pendici del monte Grappa; ed il santuario, più moderno ed all'interno della città di Padova, di San Leopoldo, Santuario del Cristo Alluvionato a Lama Polesine in provincia di Rovigo. La fede Cristiana si fuse in tale maniera con la tradizione popolare e la vita quotidiana dei veneti che proprio a Verona sorse una nuova arte, unica al mondo: la famosa tecnica dei concerti di campane alla Veronese.

Il Veneto ha dato i natali ad alcuni Pontefici della Chiesa cattolica, tra cui vanno ricordati Papa Pio X (Riese Pio X) e Papa Giovanni Paolo I (Canale d'Agordo). Papa Giovanni Paolo II (Karol Woytila) trascorse molte delle sue vacanze nelle montagne venete, soprattutto nel Comelico e a Lorenzago, in Cadore. Proprio questi luoghi, ora, sono oggetto di un progetto di valorizzazione grazie al Cammino delle Dolomiti[32], un percorso ad anello che tocca i luoghi più importanti della spiritualità presenti nella montagna bellunese.

Notevoli le presenze di altre confessioni religiose. La confessione protestante, presente in numerose città con chiese luterane, anglicane, valdesi e metodiste, ha trovato nella Serenissima un ambiente che ha permesso la diffusione della cultura evangelica, data anche la presenza di case editrici. Alcune chiese ortodosse si possono trovare a Venezia, oggi rivitalizzate dalla presenza di molte persone provenienti dall'est europeo di tradizione ortodossa. La più importante è la chiesa di San Giorgio dei Greci, sede dell'Arcidiocesi d'Italia e Malta, dipendente dal Patriarcato di Costantinopoli.

Altra presenza storica, e anche ora molto attiva, è quella della comunità ebraica nel ghetto di Venezia, quartiere presente nel sestiere di Cannaregio. A Venezia tale comunità crebbe godendo inizialmente di un clima di relativa tolleranza, finché il Consiglio dei Pregadi (Senato) dispose il 29 marzo 1516 che tutti gli ebrei dovessero obbligatoriamente risiedere nel “Ghetto nuovo”. Nasce così un'istituzione che verrà poi ampiamente applicata anche nel resto d'Europa. Con la caduta della Repubblica e l'avvento di Napoleone furono eliminate le discriminazioni nei confronti degli ebrei i quali furono equiparati in tutto agli altri cittadini. Le porte del ghetto furono eliminate così come l'obbligo di residenza. Al giorno d'oggi questo complesso è rimasto abbastanza integro anche se gli ebrei veneziani sono ormai poche centinaia. Due sinagoghe sono tuttora aperte al culto e quasi tutti gli altri edifici della comunità svolgono ancora funzioni istituzionali (museo, casa di riposo ecc.). Altre comunità ebraiche importanti si trovano a Padova e a Verona.

Nel territorio del Veneto, non sono attualmente presenti moschee di dimensioni importanti: esistono, tuttavia, dei luoghi di culto per i fedeli musulmani, ed alcuni progetti di realizzazione di moschee.

Arte e cultura[modifica | modifica sorgente]

Le lingue[modifica | modifica sorgente]

Il panorama linguistico[modifica | modifica sorgente]

Lingue riconosciute dall'UNESCO e
loro diffusione nell'Alto Adriatico

Nella Regione sono parlate, oltre all'italiano e al veneto, almeno altre cinque lingue: il cimbro, il ladino, il friulano e il tedesco. Oltre a queste, esistono alcune zone della provincia di Rovigo in cui si parla anche il dialetto ferrarese.

Nonostante la notevole pressione dell'italiano, il Veneto si caratterizza per una forte conservazione del proprio idioma storico, distinta in diverse varietà. Secondo le statistiche, è compresa da quasi il 70% della popolazione[33], con una sostanziale diglossia veneto-italiano. La vivacità della lingua veneta è confermata dal fiorire di iniziative culturali ed editoriali che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno visto un moltiplicarsi di pubblicazioni. La forte riscoperta delle identità storico-linguistiche è stata recentemente sancita da una legge della Regione Veneto volta alla valorizzazione, alla tutela e alla diffusione della Lingua Veneta. La proposta di legge è stata approvata dal consiglio regionale il 28 marzo 2007[34].

Le altre lingue sono diffuse in aree molto limitate e parlate da minoranze che, spesso, antepongono ai loro idiomi l'italiano.

Se all'interno della Regione Veneto esistono diverse comunità allofone, specularmente, venetofone sono alcune aree delle regioni confinanti, in particolare il Friuli-Venezia Giulia occidentale e meridionale (gran parte delle province di Pordenone e Gorizia, tutta la zona costiera da Lignano Sabbiadoro fino a Muggia), il Trentino orientale e meridionale, e parte della provincia di Mantova. All'estero è venetofona la comunità italiana della Venezia Giulia in Slovenia (Istria) e in Croazia (Istria, Quarnero e Dalmazia).

Varietà e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua veneta.
Mappa linguistica italiana

Il veneto parlato nella Regione Veneto si divide essenzialmente in quattro macroaree, ognuna con caratteristiche proprie, pur non perdendo la sostanziale unitarietà linguistica. L'area più vasta è quella centrale, comprendente la provincia di Padova e Vicenza, parte della provincia di Rovigo e parte della provincia di Venezia: tra i fenomeni più interessanti che la caratterizzano, oltre a una marcata conservazione delle vocali atone finali, vi è il fenomeno della metafonesi. Questa è invece assente nell'area veneziana, che si estende su tutta la laguna veneta, da Chioggia fino a Caorle e ha storicamente costituito il riferimento su cui si è modellata la koinè linguistica veneta. Da registrare in quest'area una minore conservazione della vocali atone finali. Questo fenomeno diviene ancora più marcato nelle altre due aree, quella settentrionale trevigiano-bellunese, in cui sono ancora vive le interdentali sorde e sonore, e quella veronese, in cui emerge talvolta il sostrato gallo-italico.

Letteratura e teatro in lingua veneta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura in lingua veneta.

La letteratura in lingua veneta affonda le sue radici nella produzione di testi poetici e in prosa in lingua volgare, che si sviluppa nell'area corrispondente all'incirca all'odierna Regione Veneto a partire dal XII secolo. La letteratura veneta, dopo un primo periodo di splendore nel Cinquecento con il successo di artisti come il Ruzante, giunge al suo massimo apogeo nel Settecento, grazie all'opera del suo massimo esponente, il drammaturgo Carlo Goldoni. Successivamente la produzione letteraria in lingua veneta subisce un periodo di declino a seguito della caduta della Repubblica di Venezia, riuscendo comunque nel corso del Novecento a raggiungere vette liriche mirabili con poeti come Giacomo Noventa, Biagio Marin di Grado, Virgilio Giotti di Trieste, Andrea Zanzotto, fino ad arrivare, nei tempi più recenti, ad autori come Ernesto Calzavara, Eugenio Tomiolo, Claudio Grisancich, Luciano Cecchinel, Gianmario Villalta e Ivan Crico.

Letteratura e teatro in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Mario Rigoni Stern

Tra gli scrittori del Novecento che hanno lasciato un'importante traccia nel panorama culturale italiano, vanno sicuramente citati alcuni importanti scrittori veneti. Tra questi occorre citare sicuramente il moglianese Giuseppe Berto (1914-1978), autore di Anonimo Veneziano, Il Male oscuro e Il cielo è rosso.
Inoltre, va ricordato Mario Rigoni Stern (1921-2008), il quale, nato, cresciuto e morto ad Asiago, ha saputo raccontare i personaggi, i colori, si suoni e i silenzi dell'Altopiano dei Sette Comuni, autentico appartenente alla cultura dei Cimbri a cui si è sempre sentito legato. In tal senso, una delle opere più rappresentative è il Bosco degli urogalli, o Uomini, boschi, api. Ma l'esperienza della campagna di Russia ha segnato la sua vita e ha ispirato dei veri e propri capolavori come Il sergente nella neve.

Il trevigiano Giovanni Comisso (1895-1969) è stato senza dubbio uno dei più estrosi e dei più attivi giornalisti e scrittori. Tra le sue opere meritano di essere ricordate La mia casa di campagna e Un gatto attraversa a strada.

Luigi Meneghello (1922-2007), vicentino di Malo, è l'autore di numerosi romanzi tra cui Libera nos a Malo e Pomo Pero, libri nei quali l'elemento ispiratore è l'ambiente paesano di Malo. Meneghello utilizza uno stile originale, basato su un registro colto e raffinato, nel quale inserisce neologismi o espressioni venete italianizzate.

Tra gli altri scrittori vanno segnalati:

I nostri giorni[modifica | modifica sorgente]

Marco Paolini

Per quanto concerne la letteratura contemporanea, Giuliano Scabia ha saputo conquistare un posto nell'ambito del panorama veneto e nazionale, grazie soprattutto al romanzo "Nane Oca", nei quali l'atmosfera delle storie popolari si mescola alla creatività linguistica e narrativa creando una storia raffinata, fatta di vicende che si rimandano, di personaggi che si moltiplicano, per creare quell'atmosfera tipica del racconto orale veneto.

Alberto Ongaro è autore di numerosi romanzi, quali "La partita", "La taverna del doge Loredan", e "L'ombra abitata", che, insieme all'amico veneziano Hugo Pratt, tradurrà in fumetti.

Romolo Bugaro, padovano di nascita, nel romanzo "La buona e brava gente della nazione" (premio Campiello nel 1998) scrive e racconta della vita di trentenni di provincia che scoprono la disillusione di tutto ciò che la giovinezza aveva portato a sognare. Lo stile denso, che prende forma in una scrittura barocca che, però, accompagna dialoghi serrati ma linguisticamente poveri, accentua questo conflitto tra un atteggiamento pomposo ed una dissoluzione linguistica e sociale.

Tiziano Scarpa, autore di numerosissimi romanzi, è anche molto attivo sul piano teatrale, con attività pubbliche di letture in piazze e teatri; importanti sono anche le sue collaborazioni con musicisti e scrittori. Ha scritto i romanzi Occhi sulla graticola (Einaudi, 1996), Kamikaze d'occidente (Rizzoli, 2003) e Stabat Mater (Einaudi, 2008); le raccolte di racconti Amore® (Einaudi, 1998), Cosa voglio da te (Einaudi, 2003) e Amami, in cui accompagna con sessanta microstorie altrettante immagini di Massimo Giacon (Mondadori, 2007); la raccolta di aforismi Corpo (Einaudi, 2004); il libro di interventi critici Cos'è questo fracasso? (Einaudi, 2000), il poema Groppi d'amore nella scuraglia (Einaudi, 2005). Nel 2006 esce per Fanucci il libro Batticuore fuorilegge, raccolta di interventi, saggi, racconti e poesie uscite su giornali e siti web. Comuni mortali, contiene tre testi teatrali: Comuni mortali, Gli straccioni e Il professor Manganelli e l'ingegner Gadda (Effigie, 2007). Nel 2008, oltre a Stabat Mater, sono usciti la raccolta di poesie Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos edizioni, 2008) e il testo teatrale L'inseguitore (Feltrinelli, 2008). Nel 2000 ha pubblicato per Feltrinelli la guida Venezia è un pesce, opera che nel 2002 ha letto ad alta voce e pubblicato per il Narratore audiolibri editrice.

Marco Paolini è autore teatrale e interprete di un repertorio che appartiene al cosiddetto teatro civile. La sua attività si distingue per il gusto dello studio dei testi e della ricerca delle fonti e per l'accostamento continuo dei fatti a trovate teatrali spesso dissacranti e ironiche. I suoi spettacoli sono per la gran parte sviluppati in monologhi spesso recitati in lingua veneta. Fino al 1994 Paolini ha lavorato in vari gruppi teatrali: Teatro degli Stracci, Studio 900 di Treviso, Tag Teatro di Mestre e Laboratorio Teatro Settimo. Con quest'ultimo ha realizzato Adriatico (1987), il primo della serie degli Album, e ha partecipato all'allestimento di diversi spettacoli teatrali, rivedendo fra gli altri Shakespeare e Goldoni. Negli anni novanta inizia a collaborare con la Cooperativa Moby Dick - Teatri della Riviera con cui ha realizzato spettacoli come Il racconto del Vajont, Appunti foresti, Il milione - Quaderno veneziano di Marco Paolini e i Bestiari (raccolta di spettacoli dedicati al recupero della cultura locale, in particolare veneta). Proprio grazie a Il racconto del Vajont Paolini arriva al grande pubblico; lo spettacolo vince nel 1995 il Premio Speciale Ubu per il Teatro Politico, nel 1996 il Premio Idi per la migliore novità italiana e nel 1997 l'Oscar della televisione come miglior programma dell'anno, per la trasmissione televisiva su Rai 2 dello spettacolo (in diretta dalla diga del Vajont il 9 ottobre 1997, anniversario del disastro del Vajont).[36]

Ivan Crico, poeta, si esprime in lingua ed impiegando il dialetto bisiaco un'antica varietà della lingua veneta. Discende, per via paterna, da una nobile famiglia veneta di Feltre. Nel 1999 ha ideato e fondato, assieme al poeta Pierluigi Cappello, La barca di Babele, una collana di poesia, che accoglie autori noti dell'area veneta, friulana e triestina. È impegnato in un'intensa attività artistica e di diffusione della cultura veneta anche nelle scuole e in campo istituzionale all'interno di un progetto legislativo di valorizzazione delle varietà venete del Friuli-Venezia Giulia. Varie e significative sono le iniziative culturali sviluppate nel Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Austria, Slovenia e Croazia che fanno capo a questo poeta, legate alla poesia, alla saggistica, a convegni per la valorizzazione dei dialetti e delle lingue minoritarie europee, alla reciproca conoscenza fra i vari popoli, anche in collaborazione con studiosi e poeti veneti, sloveni, austriaci, sardi, siciliani, francesi e catalani. Con recensioni ed interviste a noti esponenti del mondo artistico nazionale (da Marco Paolini a Toti Scialoja fino alla cantante Elisa) collabora da una ventina d'anni con diverse riviste nazionali. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Nazionale di Poesia Biagio Marin, il massimo riconoscimento in Italia per la poesia in dialetto e nelle lingue delle minoranze linguistiche storiche.

Poeti[modifica | modifica sorgente]

Fra i più importanti poeti veneti o di lingua veneta si ricordano (in ordine alfabetico):

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Teatro la Fenice
Teatro Verdi
Teatro Olimpico
  • Teatro La Fenice
    Il Teatro La Fenice è il principale teatro lirico di Venezia. Più volte distrutto dal fuoco e riedificato, è sede di un'importante stagione operistica e del Festival internazionale di musica contemporanea. Il Teatro la Fenice di Venezia venne progettato nel 1790 da Giannantonio Selva per una società di palchettisti dell'aristocrazia di Venezia; il teatro veneziano fu costruito celermente nonostante le numerose polemiche sulla sua collocazione e sulla sua struttura razionalista e neoclassica.
  • Teatro Malibran
    Il Teatro Malibran è un teatro veneziano. È noto soprattutto per la sua importanza in ambito operistico che ebbe tra il XVII e il XVIII secolo, quando portava il nome di Teatro San Giovanni Grisostomo.
  • Teatro stabile del Veneto "Carlo Goldoni"
    Il Teatro "Carlo Goldoni" di Venezia corrisponde all'antico Teatro Vendramin, detto anche di San Salvador o di San Luca, e fu inaugurato nel 1622. Il Teatro Goldoni è ubicato in prossimità del Ponte di Rialto, nel centro storico di Venezia. È un teatro all'italiana, con la sala strutturata in platea e quattro ordini di palchi-galleria, per una capienza totale di 800 posti; il palcoscenico è largo 12 metri e profondo 11,20 ed è dotato di graticcio in ferro. Il Teatro Goldoni ospita la Stagione di Prosa organizzata dal Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni", la rassegna di Teatro Ragazzi e altre manifestazioni in concessione (balletti, operette, concerti e convegni).
  • Teatro Verdi (Padova)
    Il Teatro Verdi è il principale teatro padovano. L'edificio, commissionato da una società di nobili padovani, venne realizzato dall'architetto padovano Giovanni Gloria su progetto dell'architetto Antonio Cugini di Reggio Emilia. Attualmente il Verdi è la sede operativa del Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni".
  • Teatro Olimpico
    Il Teatro Olimpico è un teatro progettato dall'architetto rinascimentale Andrea Palladio nel 1580 e sito in Vicenza. È generalmente ritenuto il primo esempio di teatro stabile coperto dell'epoca moderna. La realizzazione del teatro, all'interno di un preesistente complesso medievale, venne commissionata a Palladio dall'Accademia Olimpica per la messa in scena di commedie classiche. La sua costruzione iniziò nel 1580 e venne inaugurato il 3 marzo 1585, dopo la realizzazione delle celebri scene fisse di Vincenzo Scamozzi. Tali strutture lignee sono le uniche d'epoca rinascimentale ad essere giunte fino a noi, peraltro in ottimo stato di conservazione. Il teatro è tuttora sede di rappresentazioni e concerti ed è stato incluso nel 1994 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come le altre opere palladiane a Vicenza.
  • Teatro Filarmonico (Verona)
    Il Teatro Filarmonico è il principale teatro d'opera di Verona. È di proprietà dell'Accademia Filarmonica di Verona, fin dalla sua fondazione, ma viene utilizzato dalla fondazione dell'Arena come sede della stagione lirica invernale.
  • Teatro romano di Verona
    Il teatro romano di Verona sorge nella parte settentrionale della città, ai piedi di colle San Pietro. Questo teatro è stato costruito alla fine del I secolo a.C., periodo che a Verona ha visto la monumentalizzazione del colle San Pietro. Prima della sua costruzione tra il ponte Pietra ed il ponte Postumio vennero costruiti dei muraglioni sull'Adige, paralleli al teatro stesso, per difenderlo da eventuali piene del fiume. È ritenuto il più importante teatro romano del nord Italia. Attualmente viene utilizzato per rassegne di prosa durante la stagione estiva.
  • Teatro Rivoli Valdagno
    È il teatro più grande del Veneto e uno dei più grandi del nord est. È chiuso dal 30 giugno 1981.

Pittura, architettura e scultura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pittura veneta.

Medioevo e gotico[modifica | modifica sorgente]

Il Medioevo ha permesso la creazione di opere monumentali quali il complesso di chiese dell'isola di Torcello, nella laguna veneziana, con la cattedrale di Santa Maria Assunta fondata nel 639, il campanile eretto nell'XI secolo e la chiesa di Santa Fosca realizzata intorno al 1100, edifici importanti per la presenza di mosaici. A Verona il Medioevo ha visto la costruzione della basilica di San Zeno Maggiore, opera nella quale più che altrove si scorge la mescolanza di stili che in quel periodo fecero di Verona un importante crocevia per il Nord Europa.

Tra gli esempi di arte gotica, oltre alle chiese veneziane di Santa Maria Gloriosa dei Frari e a quella di Santi Giovanni e Paolo, troviamo le arche scaligere nel centro storico di Verona.

Giotto e Padova[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giotto.
Giotto, Crocifissione

Mentre nelle città venete l'impostazione rimaneva quella bizantina, un elemento di innovazione viene portato a Padova da Giotto, portatore di una nuova tradizione pittorica: quella toscana. Verso il 1302 riceve l'incarico dal banchiere Enrico Scrovegni di affrescare la cappella di famiglia, oggi nota appunto con il nome di Cappella degli Scrovegni, uno dei monumenti artistici più importanti di Padova e del Veneto. Le influenze del contributo di Giotto si sono fatte sentire subito, e ora si possono ammirare negli affreschi di Giusto de' Menabuoi nel battistero accanto al duomo di Padova e in quelli di Altichiero nella basilica di Sant'Antonio.

Il Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinascimento veneto.

Dopo una fase di sviluppo dell'arte gotica, con la creazione di opere importanti tra cui il palazzo della Ca' d'Oro, il Palazzo Ducale e le chiese di Santa Maria Gloriosa dei Frari e dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, l'influsso rinascimentale inaugurò una nuova stagione. Oltre a Donatello, un importante artista rinascimentale fu il veneto Andrea Mantegna (1431-1506), la cui opera più importante presente in Veneto è forse la Pala di San Zeno a Verona. Con l'espandersi in terraferma della Serenissima e il consolidarsi delle sue istituzioni si ebbe anche uno sviluppo artistico di eccezionale levatura: Mantegna, Vittore Carpaccio, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Pordenone gettarono le basi di quella che sarebbe stata la stagione della pittura veneta.

Il Rinascimento troverà in Padova la sua culla veneta dove crescere e svilupparsi. Tra gli artisti rinascimentali che operarono troviamo Donatello, il quale lavorò soprattutto a Padova e in particolare nell'altare della basilica di Sant'Antonio, il Pisanello, le cui opere sono presenti soprattutto a Verona e in particolare nella chiesa di Sant'Anastasia (suo è l'affresco di San Giorgio).

Giorgione e Tiziano[modifica | modifica sorgente]

La fase successiva vide come protagonisti Giorgione, Tiziano, Sebastiano del Piombo e Lorenzo Lotto. Se nella prima fase, con Carpaccio e Bellini, le influenze della pittura internazionale furono ancora evidenti e i riferimenti all'arte fiamminga numerosi, con Giorgione e Tiziano iniziò un nuovo modo di fare pittura, originale e innovativo, che caratterizzò i pittori della scuola veneta rispetto ad altre tradizioni. Giorgione, artista enigmatico per le sue opere piene di allegorie, creò le sue opere senza partire da un disegno preparatorio ma utilizzando il colore a macchie per trasmettere la sensazione dell'immagine. Questa innovazione cercava l'imitazione dei fenomeni naturali creando delle atmosfere con i colori e mettendo in secondo piano la ricerca della perfezione figurativa. Una delle sue opere più celebri, La tempesta(1506-1508), oggi nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia, è un esempio di questo uso del colore, in cui l'impasto cromatico indefinito e la trama continua della pittura priva di disegno preparatorio conferiscono all'opera un'atmosfera particolare. Tiziano, bellunese nato a Pieve di Cadore, portò avanti l'uso di questa tecnica pittorica senza disegno, creando capolavori come l'Assunta (1516-1518), pala d'altare dalle dimensioni imponenti visibile sull'altare principale della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia; un'opera la cui suggestione è dovuta all'uso del colore in cui predominano toni accesi.

Tintoretto, Veronese e Bassano[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tintoretto, Paolo Veronese e Jacopo Bassano.

Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594) riprende il manierismo romano ma lo rielabora in uso tipicamente veneto del colore, accentuando il luminismo e dando alle proprie opere delle prospettive insolite, a volte vere e proprie deformazioni prospettiche, con lo scopo di accrescere il senso di tensione che permea l'opera. Palazzi e chiese di Venezia sono pieni di capolavori firmati da Tintoretto, ma vanno citati senza dubbio i 66 dipinti presenti nella Scuola Grande di San Rocco e l'Ultima Cena nella chiesa di San Giorgio. Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588), con opere che celebravano la vita di Venezia, si dedica ad opere civili come palazzi e case di nobili veneziani. Sue furono parte della decorazione di Palazzo Ducale e la decorazione di numerose ville palladiane, tra cui Villa Barbaro. Jacopo da Ponte detto Bassano (1517-1592) rinnovò l'arte figurativa lagunare pur essendo un artista dell'entroterra, grazie all'introduzione di immagini prese dalla vita reale, arricchiti da un tocco drammatico e intenso.

Palladio[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Andrea Palladio.

Nato a Padova nel 1508 e morto nel 1580, Andrea Palladio è l'architetto più famoso nel mondo. Tra le sue opere si ricordano anzitutto le numerose ville, dislocate nella campagna tra le province di Vicenza, Padova e Treviso e le chiese veneziane di San Giorgio, quella del Redentore, e delle Zitelle, nell'isola della Giudecca. I suoi palazzi sono situati quasi esclusivamente a Vicenza, dove ha lasciato i suoi capolavori assoluti.

L'architettura palladiana riprende i motivi dell'architettura classica romana, nelle ville che richiamano le forme del tempio, creando capolavori quali Villa Emo, Villa Barbaro, Villa Almerico Capra detta la Rotonda, Villa Foscari detta la Malcontenta. A questa estetica, anticipatrice del neoclassico, corrisponde una rigorosa ricerca della funzionalità che doveva avere una villa di campagna, nella quale il corpo centrale, abitazione del proprietario, deve consentire il controllo sulle attività produttive della campagna circostante, strutturando le parti funzionali, come le barchesse, a ridosso del corpo centrale. Nel caso di villa Badoer, la barchessa, formata da un ampio colonnato circolare, racchiude l'aia antistante la facciata della villa, permettendo così di creare uno spazio che richiama l'idea antica del foro romano, e portando tutte le attività della campagna a gravitare davanti la villa stessa.

La ricerca stilistica di Palladio ha dato vita ad un movimento architettonico, il palladianesimo, che ha avuto grande seguito nei tre secoli successivi, ispirando altri architetti, alcuni dei quali suoi allievi diretti, tra cui Vincenzo Scamozzi, che dopo la morte del maestro ne completò alcune opere, tra cui anzitutto il Teatro Olimpico a Vicenza.

Il Settecento[modifica | modifica sorgente]

Nel Settecento la scuola veneziana può contare su numerosissimi artisti: i pittori Giambattista Tiepolo, suo figlio Giandomenico, Giovanni Battista Piazzetta, Pietro Longhi, Marco e Sebastiano Ricci, Niccolò Bambini, Sebastiano Bombelli, Giovanni Antonio Fumiani, Gaspare Diziani, il pittore d'architetture Girolamo Mengozzi Colonna, la pittrice Rosalba Carriera; gli scultori Morlaiter, Filippo Parodi, Bernardi Torretti e suo nipote Giuseppe Torretto; gli architetti Gerolamo Frigimelica, Giorgio Massari, Giovanni Scalfarotto, Tommaso Temanza; il vedutista Gianantonio Canal più noto come Canaletto, l'intagliatore Andrea Brustolon, i commediografi Carlo Goldoni e Gasparo Gozzi, i poeti Alessandro Labia e Giorgio Baffo, i compositori Benedetto Marcello e Antonio Vivaldi. In seguito, sul finire della repubblica, emerge Antonio Canova.

Con Giambattista Tiepolo (1696-1770) la prospettiva assume un ruolo centrale nella rappresentazione, non per dare enfasi alla tensione dell'immagine, ma solo per dare un impatto teatrale alle figure. Con Tiepolo, infatti, la prospettiva viene forzata fin oltre i limiti usuali, dipingendo sui soffitti figure riprese dal basso in un movimento che le rende spettacolari.

Altro elemento caratteristico dell'arte veneta è il vedutismo, che vede in Canaletto (1697-1768) detto il Canaletto e in Francesco Guardi (1712-1793) le due figure di spicco. Il Canaletto ricorre a studi prospettici rigorosi cercando di rendere quasi “fotograficamente” la realtà, modellando i colori per accentuare la vitalità dell'immagine. Francesco Guardi cerca invece un taglio più soggettivo e meno preciso, cercando di comunicare un'emozione.

Antonio Canova è il maggiore scultore del suo tempo in Europa. Nato a Possagno, elabora l'arte classica diventando il riferimento del neoclassicismo. Il tempio di Possagno, da lui stesso progettato, è l'emblema dell'architettura neoclassica, mentre nella gipsoteca, un tempo casa del Canova, si conservano i calchi delle opere più famose che si trovano nei vari musei del mondo, data la sua fama che si impose a livello internazionale. Tra le opere più importanti Amore e Psiche giacenti e il Monumento funerario per Maria Cristina d'Austria.

Tra Ottocento e Novecento[modifica | modifica sorgente]

Venendo a mancare un centro principale dopo la caduta della Serenissima, ogni città ha declinato l'arte secondo varianti proprie e modelli specifici. Importante fu, tuttavia, il ruolo dell'Accademia di belle arti di Venezia, che seppe attrarre numerosi artisti giovani dal territorio circostante.

Tra i numerosi artisti Guglielmo Ciardi, che riprende l'esperienza dei macchiaioli unendola al colorismo tipico della scuola classica veneta, facendo emergere dai suoi quadri una essenzialità cromatica; Giacomo Favretto: anch'egli, come Ciardi, valorizza il colorismo, talvolta in modo molto accentuato; Federico Zandomeneghi, pittore che si discosta dalla tradizione del colorismo veneto, per avventurarsi in uno stile di stampo impressionista tipicamente francese; Luigi Nono, che nelle sue opere giunge ad esiti veristi, anche se, oltre alla pittura di scene di genere, si impone per ritratti di raffinata descrizione psicologica.

Beni protetti dall'UNESCO[modifica | modifica sorgente]

L'orto botanico di Padova
Il Pelmo visto da Palafavera
  • Venezia
    iscritta nel 1987 con le seguenti giustificazioni: rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Mostra un importante scambio di valori umani, in un periodo o in un'area culturale del mondo, negli sviluppi dell'architettura e delle tecnologie, dell'arte monumentale, urbanistica o paesaggistica. Porta una testimonianza unica o per lo meno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà esistente o del passato. È un eccezionale esempio di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o tecnologico o paesaggistico che sia testimonianza di importanti tappe della storia umana. È un eccezionale esempio di un tradizionale insediamento umano o di occupazione del territorio che rappresenta una cultura (o più culture) specialmente quando è messa in pericolo da mutamenti irreversibili. È direttamente o materialmente legato ad eventi o tradizioni in vita, con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d'eccezionale valore universale (il comitato ritiene che questo criterio giustificherebbe l'inclusione nelle liste soltanto in circostanze eccezionali congiuntamente ad altri criteri culturali o naturali).
  • Vicenza
    iscritta nel 1994 con la seguente motivazione: Vicenza costituisce una realizzazione artistica eccezionale per i numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, che, integrati in un tessuto storico, ne determina il carattere d'insieme. Grazie alla sua tipica struttura architettonica, la città ha esercitato una forte influenza sulla storia dell'Architettura, dettando le regole dell'urbanesimo nella maggior parte dei paesi europei e del mondo intero.
  • Orto botanico di Padova
    è stato inserito tra i beni patrimonio dell'UNESCO nel 1997 con la seguente motivazione: L'Orto botanico di Padova è all'origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l'ecologia e la farmacia.
  • Verona
    iscritta nel 2000 con le seguenti motivazioni: Per la sua struttura urbana e per la sua architettura, Verona è uno splendido esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti. Verona rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe determinanti della storia europea.
  • Dolomiti
    iscritte nel 2009 in quanto soddisfano i seguenti criteri:
    • rappresentare dei fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di un'importanza estetica eccezionale;
    • essere uno degli esempi rappresentativi di grandi epoche storiche a testimonianza della vita o dei processi geologici.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Musicisti[modifica | modifica sorgente]

Antonio Salieri
Antonio Vivaldi

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Proverbi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Proverbi del Veneto.
  • A lavàr ła testa a el musso (a el moltón) se perde acua e anca saón.
A lavar la testa all'asino (al montone) si perde acqua e anche sapone.
  • Amor de fradełi, amor de cortełi.
Amore tra fratelli è amore di coltelli.
  • A magnàr massa puina, tanto no se camina.
Mangiando troppa ricotta non si cammina.
  • Anguria e mełón tuto par ła so stajón.
Anguria e melone tutto per la sua stagione.
  • Arna lesa e bìgoło tondo, a ła sera contenta el mondo.
Anitra lessa e bigoli, alla sera rendono felice.
  • Bàtar łe noxe, spałàr la neve e copàr ła jente iè tri łaori che no i serve a gnente.
Battere le noci (per farle cadere al suolo), spalare la neve e uccidere la gente sono lavori che non servono a nulla.
  • Bona gente e tenporałi, da i monti no łi vien mai.
Buona gente e temporali, dalle montagne non arrivano.
  • Butàr l'è parente de piànxer.
Buttare è parente del piangere.
  • Se vołee véder al diłuvio universàl, metee in toła dodexe preti a desinàr.
Se volete vedere il diluvio universal, mettete in tavola dodici preti a cenare.
  • Se ti vol patìr le pene dell'inferno, Trento d'està e Feltre d'inverno.
Se vuoi patire le pene dell'inferno, (vai a) Trento d'estate e a Feltre d'inverno.
  • Candelora, de l'inverno semo fora, ma se piove e tira vento de l'inverno semo drento.
Candelora, dell'inverno siamo fuori, ma se piove e tira vento, dell'inverno siamo dentro.
  • Soto ła neve pane, soto ła piova fame.
Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame.
  • Chi te łeca davanti te sgranfa de drio.
Chi ti lecca davanti ti graffia dietro.

Filastrocche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Filastrocche del Veneto.
  • Venesiani gran signori, padovani gran dotori, vicentini magna gati, veronesi tuti mati, trevisani pan e trippa, rovigoti baco e pipa.

Feste tradizionali[modifica | modifica sorgente]

Casera durante la festa del Pan e Vin a Cinto Caomaggiore
La maschera del Papà del Gnoco a Verona
  • Festa del Redentore: si svolge la terza domenica di luglio a Venezia con spettacoli pirotecnici e processioni fino alla Chiesa del Redentore, costruita come voto cittadino per la fine della peste del 1575-1756. Anche in tutto l'entroterra la gente si ritrova alla sera per mangiare all'aperto ed assistere agli spettacoli pirotecnici organizzati nei vari paesi.
  • Madonna della Salute: si celebra il 21 novembre a ricordo della fine della lunga pestilenza che decimò la popolazione veneziana fra il 1630 e il 1631. Un ponte di barche viene approntato per l'occasione, mentre la popolazione si reca in processione presso la Basilica di Santa Maria della Salute, aperta per l'occasione fino a sera tarda.
  • Carnevale di Venezia: festa di antichissima tradizione, prevede una nutrita serie di spettacoli di vario tipo in città, sia nei teatri che all'aperto per tutto il periodo carnevalesco. Un tempo durava dall'Epifania fino al mercoledì delle Ceneri: oggi il periodo è limitato ai sei giorni che vanno da giovedì grasso al martedì grasso successivo.
  • Regata delle Antiche Repubbliche Marinare: si svolge ogni anno in un giorno compreso tra la fine di maggio e l'inizio di luglio, ed è ospitata a rotazione da Amalfi, Pisa, Genova e Venezia.
  • Festa della Sensa: si svolge a Venezia a partire dall'anno 1000, il giorno dell'Ascensione. Prevede una serie di manifestazioni, fra le quali un corteo storico di barche che di fronte alla Chiesa di San Nicolò del Lido di Venezia celebra la cerimonia dello Sposalizio del Mare.
  • Festa di Sant'Antonio da Padova: si svolge il 13 giugno, e prevede una processione per le vie del centro di Padova.
  • Brusa vecia: si svolge la sera dell'Epifania e prevede l'incendio di un fantoccio raffigurante la Befana e simboleggia il buttarsi alle spalle le cose vecchie per essere pronti ad accogliere il nuovo anno.
  • Festa del Panevin: si svolge nei giorni vicini all'Epifania, e prevede dei falò in piazza o nei cortili delle case di campagna, attorno ai quali ci si trova per mangiare la pinza (dolce veneto) e vin brulé. La sua origine è antichissima e pare risalga a riti protostorici. Attualmente è ancora molto diffusa e sentita.
  • Regata Storica: si svolge la prima domenica di settembre a Venezia e coinvolge la cittadinanza in una gara di voga alla veneta accompagnata da sfilate in barche storiche.
  • Partita a scacchi di Marostica: la partita a scacchi di Marostica[37] si svolge nella piazza sotto il castello di Marostica che ricorda una scacchiera e rievoca una partita che, secondo la tradizione odierna, si sarebbe svolta verso l'anno 1454 tra due nobili giovani.
  • Vendri gnocolar: si svolge l'ultimo venerdì del Carnevale di Verona, ed è caratterizzata dalla maschera del papà del gnoco, la più antica maschera veronese.
  • Bati marso o bruxa marso: festa popolare che avviene ai primi di marzo in quello che un tempo era il capodanno veneto. In questi giorni si bruciano dei falò per risvegliare la natura e alcuni bambini girano per il paese e la campagna facendo rumori con pentole o utensili di lavoro. Tali riti sopravvivono soprattutto nella fascia pedemontana da Verona e Vicenza fino a Treviso.

Sagre[modifica | modifica sorgente]

Eventi culturali[modifica | modifica sorgente]

Molti gli eventi che animano la vita culturale della regione, alcuni dei quali anche di richiamo internazionale. Fra tutti, vanno segnalati i seguenti:

  • Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia
  • Biennale di Venezia: ente no-profit di promozione artistica che si divide nei settori musica, architettura, danza, cinema (di cui la mostra del cinema è una produzione) e teatro.
  • Festival lirico areniano: si tiene ogni estate all'Arena di Verona, dove vengono allestite le opere liriche più famose.
  • Veneto Jazz Festival: festival di danza e musica jazz che si svolge nei luoghi più suggestivi della regione, soprattutto nella pedemontana (Bassano del Grappa, Marostica, ecc.).
  • Operaestate Festival Veneto: festival di spettacolo dal vivo che si tiene a Bassano del Grappa nei mesi estivi annualmente.
  • Incontri asolani - Festival internazionale di musica da camera: rassegna di musica da camera di richiamo internazionale, ha luogo nei luoghi suggestivi di Asolo.
  • Palio di Noale: rievocazione storica della durata di tre giorni (a fine giugno) del Palio disputato a Noale nel 1347 sotto la Signoria dei Tempesta; consiste in una festa medievale con una corsa pedestre tra i rappresentanti delle sette contrade della città.
  • Veneto Film Festival: rete di festival cinematografici che hanno luogo nella regione, tra cui:
    • Lago Film Fest: si tiene presso il lago di Revine, e riguarda il mondo dell'immagine, allargando il concetto di cinema, per mezzo di proiezioni, dibattiti, incontri e cene.
    • Circuito Off: si tiene nell'isola di San Servolo a Venezia, ed ospita cortometraggi di giovani registi emergenti a livello internazionale.
    • Euganea Movie Movement: si tiene a Monselice e nei Colli Euganei, ed è dedicato ai cortometraggi e ai documentari.
    • Film Festival della Lessinia: si tiene in Lessinia, dedicato esclusivamente a tutto ciò che riguarda la montagna.
    • Gallio festival del cinema italiano: festival di opere prime italiane; si tiene a Gallio, sull'altopiano di Asiago.
  • Premio Campiello (Venezia): premio di scrittura
  • Mostra internazionale dell'illustrazione per l'infanzia di Sarmede: mostra che si svolge ogni anno e che raccoglie illustrazioni per l'infanzia provenienti da tutto il mondo.
  • Cortina InConTra: è una serie di incontri che avvengono a Cortina d'Ampezzo, dove alcuni ospiti illustri dibattono di cultura, attualità, politica e società. Molti i politici che vi prendono parte, facendo di questo evento uno dei più seguiti durante i mesi estivi.
  • Rassegna internazionale di canto corale di Mel in provincia di Belluno è un festival suddiviso in tre serate in cui si esibiscono tra la fine di giugno e l'inizio di luglio cori polifonici provenienti da tutto il mondo.
  • Vivavoce: festival internazionale di musica a cappella; si tiene principalmente in teatri e chiese di Treviso e Castelfranco Veneto.
  • Festival nazionale dei sosia d'Italia: festival nazionale di musica e spettacolo live di sosia di personaggi famosi nazionali ed internazionali; si tiene principalmente a Bibione. info:www.festivaldeisosia.it
  • Estate teatrale veronese: rappresentazioni teatrali principalmente al teatro Romano di Verona, dove viene messo in scena soprattutto Shakespeare.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

La vocazione turistica del Veneto, che è la regione più visitata d'Italia[38], è confermata dai quasi 15 milioni di arrivi nel 2010 e dagli oltre 60 milioni di presenze[39]. I settori turistici possono essere suddivisi nei seguenti ambiti: Città d'arte, Mare, Montagna, Terme, Lago. Le città d'arte hanno registrato, relativamente all'anno 2010, 7,2 milioni di arrivi e 16,2 milioni di presenze[40], mentre il comprensorio balneare ha registrato 3,6 milioni di arrivi e 25,8 milioni di presenze[40]. Gli arrivi turistici totali nel 2010 sono stati di 5.609.809 italiani e 8.973.933 stranieri[39].

Città d'arte[modifica | modifica sorgente]

I capoluoghi di provincia rappresentano quelle che un tempo erano le città per eccellenza del territorio veneto, i nodi centrali dei percorsi toccati dalle strade romane, fortezze e baluardi contro le invasioni nemiche, sedi di famiglie nobiliari e importanti casati, centri di cultura e di dinamismo commerciale poi. Anche oggi queste città fanno del Veneto una realtà policentrica, in continuità con la storia di questa regione.

  • Treviso
    Città già importante in epoca romana, si affermò durante il Medioevo come sede vescovile, comune e quindi signoria. Molti l'hanno paragonata a Venezia per la fitta rete di canali che ne caratterizza il suggestivo centro. Tra i monumenti di maggiore interesse, da ricordare la chiesa gotica di San Nicolò, il Palazzo dei Trecento, la Loggia dei Cavalieri, il Duomo, la cinta muraria, la chiesa di San Francesco. È anche sede di numerosi musei e della Ca' dei Carraresi, sede espositiva che ospita rinomate mostre d'arte.
  • Belluno
    Città interessante oltre che per la sua collocazione geografica anche per l'impianto urbano, ha ospitato importanti artisti come Andrea Brustolon, Sebastiano Ricci e Giovanni De Min. Tra i punti importanti culturalmente il Duomo, i palazzi che si affacciano su piazza Duomo tra cui il palazzo dei Rettori, le porte cittadine, ancora conservate, la chiesa di San Pietro, la gotica chiesa di Santo Stefano, Via Mezzaterra e le vie caratteristiche di borgo Piave.

Città murate[modifica | modifica sorgente]

Cittadella
Montagnana
Noale
Este
Bassano del Grappa
Marostica

Da un punto di vista urbanistico, importante è la testimonianza delle città murate nel territorio veneto, che contraddistinguono un'epoca storica segnata da esigenze difensive. Alcune di queste città, hanno anche un importante valore artistico, come Castelfranco Veneto, nella quale si possono trovare la casa natale del Giorgione e alcune sue opere nel Duomo.

Altre città interessanti[modifica | modifica sorgente]

Portogruaro

Oltre alle città capoluogo, vi sono altre città di minori dimensioni ma con una presenza di arte e cultura non meno importanti. Vanno ricordate:

  • Arquà Petrarca
    Cittadina adagiata sui Colli Euganei, in posizione panoramica, ospita la tomba del Petrarca e la casa dove il poeta visse alcuni anni della sua vita.
  • Bassano del Grappa
    Famosa per il Ponte degli Alpini progettato da Palladio sul fiume Brenta; è importante per i fatti relativi alla prima guerra mondiale e per alcuni episodi relativi alla seconda. Inoltre, artisticamente ospita opere del Bassano e di altri pittori veneti. Per quanto concerne l'artigianato va ricordata la produzione di ceramiche.
  • Chioggia
    Numerose sono le chiese presenti nel territorio. Fra queste la chiesa di Sant'Andrea, risalente al Settecento, ha al suo fianco una torre in stile romanico - detta Torre dell'Orologio - risalente all'XI-XII secolo e, un tempo, torre di difesa e di avvistamento militare. Possiede al suo interno l'orologio da torre più antico del mondo.
  • Este
    Già abitata nell'età del ferro, diventò colonia romana. Reperti di questi periodi sono conservati nel Museo Nazionale Atestino. Principali monumenti e luoghi d'interesse sono il Castello Carrarese, il Duomo di Santa Tecla con la splendida pala d'altare del Tiepolo, la Torre Civica (detta Torre dell'Orologio) e la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
  • Feltre
    Antica sede vescovile, ricca di palazzi affrescati ed opere artistiche antiche e moderne. Vi si trovano un pregevole Museo Civico, la Galleria d'Arte Moderna "Carlo Rizzarda", il Museo Diocesano d'Arte Sacra, il complesso della Cattedrale di San Pietro Apostolo con l'area archeologica ipogea, la Basilica Santuario dei Santi Vittore e Corona, il Teatro de La Sena, opera di Giannantonio Selva e Tranquillo Orsi, primo palcoscenico del Goldoni.

Città al centro dell'area sud-orientale della Provincia di Padova, che da esso prende il nome di Saccisica. I portici caratterizzano il centro storico, costellato da edifici di pregio tra cui il palazzo Municipale progettato dall’architetto Jappelli e il palazzo Gradenigo.

  • Schio
    Situata all'imbocco della Val Leogra e attorniata dall'anfiteatro formato dalle "Piccole Dolomiti" la città, già definita "Manchester d'Italia" grazie al grande sviluppo dell'industria laniera nel XIX secolo, propone ai visitatori la scoperta di un vastissimo patrimonio di storia industriale grazie al museo all'aperto di archeologia industriale oltre a notevoli risorse naturali come ad esempio il monte Summano considerato un patrimonio floristico unico in Europa (7.5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana e più del 30% di quella veneta).
  • Marostica
    Città murata, ha due castelli. Il castello inferiore si trova in pianura e di fronte ad esso si trova Piazza degli Scacchi, teatro della famosa Partita a Scacchi. Il castello superiore si trova in collina ed è collegata alla parte pianeggiante della città dalle mura.

Ville[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa veneta.

Oltre alle numerose ville palladiane, di cui 24 inserite tra i beni protetti dall'UNESCO, vi sono numerose altre ville sparse su tutto il territorio veneto. Tali ville, costruite dal XV secolo al XVIII secolo, oggi sono inserite in un network che coinvolge istituzioni pubbliche, tour operator e fondazioni per la salvaguardia delle ville stesse[41], in modo da rendere agevole la visita da parte del turista. Le 24 ville palladiane del Veneto riportate nell'elenco dell'UNESCO:

Di queste Villa Trissino a Cricoli non è attualmente attribuita al Palladio dalla critica, ma solo legata tradizionalmente al suo nome.

Laghi[modifica | modifica sorgente]

I laghi più importanti sono:

Fiumi[modifica | modifica sorgente]

I fiumi principali sono:

Mare[modifica | modifica sorgente]

Eracleamare

Elenco delle località di mare che la regione del Veneto promuove a livello turistico[42]:

Montagna[modifica | modifica sorgente]

Piana di Marcesina

Le montagne del Veneto attraggono turisti sia durante il periodo invernale che durante quello estivo. Tra i comprensori in cui si divide la montagna veneta si ricordano i seguenti:[43]

Le presenze turistiche nel comprensorio montano hanno conosciuto un calo sia come presenze che come arrivi, dal 1997 al 2010[44]. I mesi più frequentati sono quelli estivi con cifre che superano il 1.500.000 presenze durante il mese di agosto negli anni dal 2007 al 2010[45].

Terme[modifica | modifica sorgente]

La stazione termale più importante è senza dubbio quella delle Terme Euganee vicino a Padova, dislocate tra i vari paesi dei Colli Euganei (Abano Terme, Montegrotto Terme, Galzignano Terme e Battaglia Terme). Da menzionare anche le terme di Recoaro Terme sulle montagne vicentine e Caldiero nel veronese.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prodotti agroalimentari tradizionali veneti.

La presenza di zone umide molto importanti, quali il Delta del Po, e la presenza di numerosi fiumi e corsi d'acqua hanno permesso la coltivazione di moltissime specie vegetali. Inoltre, la varietà di terreni e di altitudini, hanno reso possibile la diversificazione delle colture.

Di seguito viene riportato un breve elenco di alcune delle produzioni tradizionali regionali:

Piatti tipici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina veneziana, Cucina vicentina, Cucina padovana, Cucina veronese, Cucina bellunese, Cucina rodigina e Cucina trevigiana.
Il fegato alla veneziana con polenta bianca di mais Biancoperla
Una tecia di bigoli con l'anatra

Il contributo delle culture con le quali, storicamente, la Repubblica di Venezia entrò in contatto, è evidente anche nella tradizione culinaria della regione. Infatti, la presenza di elementi provenienti da culture del Medio e dell'Estremo Oriente si può riscontrare sia nei piatti veneziani sia in quelli regionali. Tuttavia, va evidenziata la differenza tra zone montane, zone di pianura e zone costiere, dove la diversità di prodotti offerti dall'agricoltura o dalla pesca ha determinato una diversità anche culinaria, prediligendo piatti a base di carne e formaggi nelle zone montane, ortaggi, carni suine e ovine in pianura, piatti di pesce nelle zone costiere e dei laghi, o nelle campagne ricche di canali e risaie.

Di seguito un elenco dei piatti tipici più apprezzati:

  • Agnolini essenzialmente è un tortellino, nel basso veronese era piatto della Domenica servito esclusivamente in brodo preferibilmente di cappone.
  • Pearà: salsa veronese fatta con brodo, pane grattugiato, midollo di bue e pepe. Serve ad accompagnare i piatti di carne bollita (lesso), composto possibilmente da carne di manzo, maiale e gallina, la lingua di vitello e il codeghin (cotechino). Nata secondo la tradizione per invogliare l'inappetente Rosmunda dopo che il re dei Longobardi Alboino l'aveva costretta a bere nella coppa ottenuta dal cranio, di suo padre Cunimondo il re dei Gepidi.
  • Sardee in saor: sarde fritte lasciate macerare in una salsa composta di aceto e cipolle, uvetta, pinoli e zucchero. È un piatto soprattutto veneziano, e pare fosse usato nei lunghi viaggi compiuti da Marco Polo: la marinatura delle sarde nel composto agrodolce, permetterebbe una buona conservazione del preparato, consentendo così una buona conservazione, soprattutto nei lunghi viaggi.
  • Baccalà alla vicentina: piatto vicentino fatto con stoccafisso lasciato in ammollo e poi pestato, infarinato e cotto a fuoco lentissimo con latte e olio di oliva in uguali quantità. Ricetta molto antica che si tramanda di generazione in generazione.
  • Baccalà mantecato: piatto veneziano che consiste nel pestare al mortaio dello stoccafisso aggiungendo olio di oliva, fino ad ottenerne una crema omogenea.
  • Fegato alla veneziana: fegato bovino preparato con cipolle e aceto o vino bianco.Inizialmete sofritto con abbondante cipolla,va poi mantecato con aceto e vino per risultare morbido nel suo intingolo profumato e leggermente agrodolce,va aggiunta uvetta.
  • Polenta rossa : profumata dal gusto particolare,ottenuta con il mais marano
  • Polenta bianca: polenta dal colore bianco ottenuta con il Mais Biancoperla.
  • Bigoli al ragù d'anatra: pasta fatta in casa,con una trafila a mano, simile agli spaghetti condita con ragù di carne d'anatra. Tipica della pianura veneta e della pedemontana.
  • Bigoli col musso: pasta fatta in casa con sugo di carne di asino.
  • Bigoli con le sardele: bigoli conditi con una salsa di sarde salate Alosa Agone del lago di Garda e cipolle.Non manca mai per tradizione nel Venerdi Santo.
  • Risi e bisi: risotto con i piselli, tipico della pianura veneta.
  • Papparele con i bisi.
  • Pasta e fasoi: pasta e fagioli.
  • Lasagne con la lepre o coniglio: lasagne con el conejo o el leoro , in lingua veneta.
  • Riso con la zucca, tipico della bassa veronese
  • tortelli con la zucca: Tortej con la zuca in lingua veneta di chiara influenza mantovana,con ripieno che può essere dolce o salato, diffusi soprattutto nella zona ovest della Provincia di Verona
  • Risotto nero: Fatto con il nero di seppia.
  • Seppie alla veneziana: seppie cotte in umido con una salsa a base di pomodoro e cipolle, a cui si aggiungono i sacchetti di nero di seppia.
  • Pastisada de caval: Brasato di cavallo, prelibato piatto veronese a base di carne di cavallo, cipolla e spezie frutto di ore a lenta cottura nel vino rosso. Piatto nato,secondo la leggenda,il 30 settembre del 489 a seguito una storica sanguinosa battaglia alle porte di Verona tra gli eserciti di Odoacre e Teodorico, a campagna minore ,oggi Madonna di Campagna, tra San Michele Extra e San Martino Buon Albergo.Sul campo vennero a trovarsi centinaia di animali morti ,la cui carne in abbondanza,fu data alla popolazione da Teodorico per festeggiare la vittoria,quella non consumata durante i festeggiamenti vennè conservata tagliata a pezzi. nel vino per renderla morbida e commestibile.Esiste anche la variante con el muso, l'asino in lingua Veneta; preparata sempre con lo stesso procedimento.
  • Riso con i Bruscanzoli: Chiamati anche bruscansi o bruscandoliVarietà selvatica di luppolo Humulus lupulus e non di asparago come da molti erroneamente confuso, diffuso nel veronese.
  • Risotto con i fegadini e le regueste: riso con fegatini e durelli di gallina.
  • Risotto all'Amarone: risotto aromatizzato con il vino Amarone della Valpolicella, è un piatto originario di Verona.
  • Risotto con il tastasal carne macinata di suino, in pratica lo stesso impasto per il salame. La ricetta richiede riso vialone nano, brodo di carne, cipolla, cannella, burro, formaggio Grana Padano o Parmigiano Reggiano, rosmarino, vino bianco. Come molti risotti è diffuso a Verona e nella sua provincia.
  • Risotto all'isolana: piatto veronese (per l'esattezza di Isola della Scala, paese che dà il nome a questo piatto) di cui gli ingredienti base sono il riso vialone nano e il "tastasal" (carne macinata di suino) con aggiunta di macinato di carne di vitello, simile negli ingredienti al precedente, si differenzia per una mantencatura che nella sua cremosita ne esalta il sapore, rendendolo una vera e propria prelibatezza. Piatto delle Feste e dei Matrimoni per eccellenza.Va ricordato anche il Riso a la Pilota: Riso con ingredienti simili a quello con il Tastasal,vanto della cucina mantovana deriva dal Pilota che era l'addetto alla pila,dove si ripuliva il riso dall'involucro pula.
  • Risotto con le rane: piatto veronese con ingredienti il riso vialone nano e le rane dei fossi della pianura.
  • Risotto con pessin: piatto veronese, ma molto diffuso anche nella zona di Adria, con ingredienti il riso vialone nano e i pesciolini, presenti nelle risaie della Bassa che vengono pescati al momento della fuoriuscita dell'acqua dalle risaie.Il pesce è fritto a parte ed aggiunto solo a fine cottura del riso.
  • Risotto con i saltarei:come il precedente,ma con dei piccoli gamberetti d'acqua dolce numerosi nelle risaie.
  • Risotto con la tinca': piatto veronese del lago di Garda con ingredienti il riso e la tinca.
  • Trippe in brodo o in sugo.
  • Rane fritte: con l'aggiunta di sale e un po' di succo d'arancia.
  • Anguilla (bisato): tagliata a rondelle e fritta.
  • Moleche: piatto tipico della laguna di Venezia; sono granchi in fase di muta (quindi senza carapace, di conseguenza risultano molli) che vengono infarinati e fritti. Una variante simile sono le masanete, femmine di granchio consumate assieme alle loro uova.
  • Pesce gatto [barbo):fritto,tutti accompagnati da verdure di stagione e naturalmente da abbondante polenta.
  • Pesce gatto in umido con Polenta.
  • Paparele in brodo coi figadini: piatto veronese a base di tagliatelle con fegati e cuori di gallina.
  • Gnocchial ragu di carne o con l'intingolo della Pastisa de Caval;ma diffusi anche al pomodoro,con abbondante grana. Piatto tipico veronese, immancabile nel "Vendri gnocolar", giorno della sfilata dei carri del Carnevale di Verona.
  • Gnocchi di malga: piatto della montagna veronese e vicentina con ingredienti gli gnocchi conditi col formaggio Monte Veronese e burro della Lessinia. Nel vicentino è uso mangiarli dolci, aggiungendo uva passa e zucchero.
  • Fritaja co la seola: frittata con la cipolla.
  • Polenta e Scopeton: è una grassa sardina atlantica Sardina Pilchardus,salata;un tenpo si usava appenderla ad un trave.
  • Renga rostià: aringa del lago di Garda arrostita e conservata sotto olio di oliva.
  • Polenta e Renga: polenta con aringa Clupea Haringus,arrostita alla griglia. Piatto tipico di Parona e del periodo di quaresima.
  • Polenta e oxełio osei: (uccelli in lingua veneta)polenta con piccola cacciagione. (allodole,tordi,passei,acc.)
  • Polenta e quaiè: quaglie. Per entranbi i piatti si usa un particolare tipo di tegame oblungo per raccogliere il grasso che cola dai piccoli spiedi.
  • Schiz: formaggio di malga cotto, accompagnato da polenta. Piatto bellunese.
  • Pastin: carne di suino tritata e lasciata macerare.
  • Toresan di Breganze: piccione selvatico fatto allo spiedo.
  • Gnocchi alle granseole.
  • Maroni: caldarroste solitamente consumate con vino rosso.
  • 'Tortajon: torta a base di uova zucchero e burro,che una volta veniva cotta nel "testo", un particolare tipo di tegame, che si poneva sulle braci del camino.
  • Bigoloto: torta simile ad una focaccia detta ancheBrasadèla preparata con uova ,zucchero,burro (un tempo si usava l'unto che rimane in superficie dell'acqua di bollitura del cotechino), limone grattugiato; può essere con le mele o i fichi,cotta con il Testo su la graticola.
  • Fogazin con i pomi: focaccia con uova burro e zucchero,con aggiunta di mele.
  • Crema fritta : crema pasticcera preparata in modo da ottenerla molto densa, tagliata a losanghe successivamente fritte.
  • Pan Biscoto: Pane biscottato, con una cottura di 24 ore a 100 gradi.Buono anche da solo ,ma superlativo con salumi ,formaggi e sottaceti.
  • Pinza: dolce antichissimo, preparato con pane raffermo, latte, fichi secchi, uvetta, semi di finocchio e polenta. È tradizione mangiarlo nelle festività dell'Epifania, accompagnato dal vin brulé.
  • Załeti[46]: biscotti fatti con farina per polenta, uvetta e prosecco. Il nome deriva dal colore giallo (zialo ,zalo in veneto).
  • Bussolai o bussolà: biscotti semplici fatti con burro di forma circolare.
  • Baicoli: Particolare biscotto secco veneziano
  • Pandoro e nadalin: dolci natalizi veronesi, il primo diffuso anche a livello nazionale grazie alla produzione industriale. Solitamente viene accompagnato con crema al mascarpone
  • Tiramisù
  • Frittella vicentinaFritole nel periodo di (carnevale), frittella venduta in tutte le fiere, fritta in olio.
  • Crostoli, sfoglie di farina e uova fritte in olio, dolci tipici di Carnevale.
  • Rofioi:simili a dei Ravioli ripieni con marmmellata di susine,mandorle pestate e amaretti,fritti in olio, consumati soprattutto nella zona di Soave
  • Pastafrolle de Santa Lussia: biscotti di pastafrolla con varie forme consumati a Verona e nella sua provincia il giorno di Santa Lucia (13 dicembre).
  • Maronada: crema di castagne.
  • Bole: castagnaccio

Vini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vini del Veneto.
Alcuni vigneti nei pressi di Farra di Soligo
Altri vigneti sulla strada del Recioto

Tra i vini veneti più famosi vanno ricordati i seguenti:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport in Veneto.

Diverse sono le società venete che eccellono in campo sportivo, ma tra tutte si segnalano quelle di Treviso che di fatto rappresentano un polo di eccellenza sportivo a livello regionale e nazionale.

Nella Pallacanestro si possono citare la squadra maschile di Treviso (ora decaduta nelle serie inferiori) e soprattutto la Reyer Venezia come unica squadra veneta nella massima serie, mentre quelle femminili di Schio e ancora Reyer Venezia nella massima serie femminile , nella Pallavolo il team maschile di Treviso e quello femminile di Conegliano, mentre nel Rugby l'egemonia a livello regionale e nazionale viene contesa dalle squadre di Treviso, Padova e Rovigo. Anche il football americano è presente in Veneto con le squadre Hurricanes Vicenza, Islanders Venezia, Saints Padova, Redskins Verona, tutte militanti nel campionato nazionale, e Cavaliers Castelfranco (Treviso), militante nella serie B nazionale. Infine nell'Hockey su ghiaccio, importante la tradizione sportiva della squadra di Cortina, Asiago e Alleghe che militano in serie A.

Nel calcio ci sono due squadre che giocano in Serie A ovvero Chievo Verona e Hellas Verona; due in Serie B ovvero Cittadella e Padova; due in Lega Pro Prima Divisione ovvero Vicenza Calcio e Venezia due in Lega Pro Seconda Divisione (Bassano Virtus e Real Vicenza). L'unico scudetto l'ha conquistato l'Hellas Verona nella stagione 1984-85, mentre sono state vinte 2 Coppa Italia rispettivamente dal Vicenza nel 1997 e dal Venezia nel 1941.

Nel calcio a 5 sono sei gli scudetti conquistati da compagini venete: tre la Luparense (San Martino di Lupari, Padova), due l'Arzignano Grifo (Arzignano, Vicenza) e uno la Marca Futsal (Castelfranco Veneto, Treviso).

Il Veneto è stata inoltre la prima regione italiana ad aver ospitato le Olimpiadi, in quanto nel 1956 vi sono stati realizzati i VII Giochi olimpici invernali a Cortina d'Ampezzo.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Conferita l'11 ottobre 2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi del ai sensi dell'art.5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ db-city.com
  2. ^ a b Banca dati della Regione Veneto. URL consultato il 15 gennaio 2012.
  3. ^ Bilancio demografico mensile aggiornato al 31-12-2013 (DATI ISTAT)
  4. ^ L'articolo 2 dello Statuto regionale del 1970, approvato dal parlamento italiano con la legge n. 340 del 22 maggio 1971, così recita: L'autogoverno del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia. La Regione concorre alla valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico delle singole comunità.
  5. ^ Rapporto statistico della Regione Veneto, riferito all'anno 2011. URL consultato il 19 luglio 2012.
  6. ^ www.consiglioveneto.it
  7. ^ Tratto da www.venus.unive.it (file PDF). URL consultato il 22 settembre 2008.
  8. ^ www.innonazionaleveneto.net. URL consultato il 25 aprile 2013.
  9. ^ Tg Regionale 9 ottobre 2009 (tratto da youtube). URL consultato il 18 marzo 2014.
  10. ^ Ettore Beggiato, «1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all'Italia.» Editoria Universitaria Venezia
  11. ^ Ricerca del CSER (Centro Studi Emigrazione - Roma).
  12. ^ Dato ISTAT. URL consultato il 2 giugno 2011.
  13. ^ Tratto da consiglioveneto.it. URL consultato il 22 settembre 2008.
  14. ^ Statuto speciale Sardegna Art.15 e Art.28. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  15. ^ Via libera al nuovo Statuto Zaia: «Ha vinto la politica», Corriere della Sera, 17 ottobre 2011. URL consultato il 20 ottobre 2011.
  16. ^ La Regione approva il nuovo statuto Zaia: «Adesso tocca al federalismo» in Il Gazzettino, 11 gennaio 2012. URL consultato il 4 febbraio 2012.
  17. ^ Il cui testo recita: "La Regione, d'intesa con il Consiglio delle autonomie locali, adatta i vincoli posti dalla legislazione statale in materia di coordinamento della finanza pubblica alle specifiche esigenze del Veneto"
  18. ^ Il governo impugna Statuto e legge elettorale, Corriere della Sera, 4 febbraio 2012. URL consultato il 4 febbraio 2012.
  19. ^ Le parole da aggiungere saranno: "la Regione non viola i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e non intende procedere ad alcuna elusione di tali vincoli, in particolare di quelli relativi al rispetto del patto di stabilità interno e dei limiti di indebitamento"
  20. ^ Sì di Monti allo Statuto veneto, nuovavenezia.gelocal.it, 10 febbraio 2012. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  21. ^ Regione Veneto, B.U.R. n°62.
  22. ^ a b c Veneto in L'Enciclopedia Geografica - vol. 1, Milano, Corriere della Sera, pp. 294-295, ISSN 1824-9280..
  23. ^ Dato Censis, riportato nel Rapporto annuale 2008, sezione La società italiana al 2008, pp.19-23 (vedi sito Censis. URL consultato l'11 dicembre 2008.
  24. ^ a b Vedi dati ISTAT. URL consultato il 31 dicembre 2012.
  25. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 1º gennaio per età e sesso ISTAT 2011.
  26. ^ Dato demo ISTAT. URL consultato il 28 maggio 2011.
  27. ^ Dato ISTAT. URL consultato il 22 settembre 2008.
  28. ^ Tratto da http://www.asca.it. URL consultato il 17 novembre 2008.
  29. ^ Tratto da http://www.giorgioroverato.eu/SP/Veneto-2007-08.pdf. URL consultato il 17 novembre 2008.
  30. ^ Università di Padova: dati statistici
  31. ^ Art. 1 dello Statuto
  32. ^ ::: Il Cammino delle Dolomiti :::
  33. ^ Dato ISTAT. URL consultato il 22 settembre 2008.
  34. ^ Tratto da consiglioveneto.it. URL consultato il 22 settembre 2008.
  35. ^ Lingua minoritaria storica tutelata ufficialmente in questi comuni in base alla Delibera del Consiglio Provinciale di Venezia del 21.12.2006, n. 120.
  36. ^ Il disastro del Vajont avvenne il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39
  37. ^ Tratto da wikitravel.it. URL consultato il 22 settembre 2008.
  38. ^ Sistema Statistico Regionale su dati ISTAT, "La vitalità del turismo veneto" in Statistiche Flash, febbraio 2011. URL consultato il 27 ottobre 2011.
  39. ^ a b Dato fornito dal Sistema Statistico Regionale. URL consultato il 6 luglio 2011.
  40. ^ a b Dato fornito dal Sistema Statistico Regionale. URL consultato il 6 luglio 2011.
  41. ^ (compatible; MSIE 7.0; Windoolo=Informazione fornita da Direzione Programmi Comunitari della Regione Veneto, nell'ambito del progetto Villevenete.net http://www.villevenete.net/portalVV/faces/public/viv4.0 (compatible; MSIE 7.0; Windoolo=Informazione fornita da Direzione Programmi Comunitari della Regione Veneto, nell'ambito del progetto Villevenete.net. URL consultato il 28 dicembre 2008.
  42. ^ Elenco delle località nel portale turistico regionale. URL consultato il 31 dicembre 2008.
  43. ^ Dato Regione Veneto. URL consultato il 04-01-09.
  44. ^ Più specificamente, le presenze di turisti italiani sono passate da quasi 6 milioni nel 1997 a circa 4,5 milioni nel 2010, non compensate dall'aumento delle presenze straniere, che da circa 700.000 sono passate a 1 milione nello stesso periodo. Il dato in Banca dati della Regione Veneto. URL consultato il 28 agosto 2011.
  45. ^ Banca dati della Regione Veneto. URL consultato il 28 agosto 2011.
  46. ^ Approfondimento disponibile su Wikibooks. URL consultato il 22 settembre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Aldrighetti, L'araldica e il leone di San Marco, Venezia, Marsilio, 2002 ISBN 88-317-8071-9
  • Girolamo Arnaldi, M. Pastore Stocchi, Storia della Cultura Veneta, Vol. 10, Vicenza, Neri Pozza, 1976-1987 ISBN non esistente
  • Luigi Brunello, Il Veneto e i Veneti, Venezia-Mestre, Panizzutti, 1986 ISBN non esistente
  • Manlio Cortelazzo, Manuale di Cultura Veneta. Geografia, storia, lingua e arte, Venezia, Marsilio, 2004 ISBN 88-317-8475-7
  • Fabio Mutinelli, Lessico veneto, tipografia Giambattista Andreola, Venezia, 1852 ISBN non esistente
  • Alvise Zorzi, San Marco per sempre, Milano, Mondadori, 1998 ISBN non esistente
  • Giovanni Distefano, Giannantonio Paladini, Storia di Venezia 1797 - 1997, Supernova, Venezia, 1997 ISBN non esistente
  • AAVV, La Biblioteca di Repubblica, L'Italia, 11, Veneto, 2005, Touring Editore, ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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