Romagna

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Romagna
Stati: Bandiera dell'Italia Italia
Bandiera di San Marino San Marino
Regioni amministrative: Bandiera dell'Emilia-Romagna Emilia-Romagna (BO, RA, FC, RN)
Bandiera delle Marche Marche (PU)
Bandiera della Toscana Toscana (FI, AR)
Territorio:
Capoluogo:
Superficie:  km²
Abitanti:   ()
Densità:  ab./km²
Status:
Lingue: italiano (ufficiale), diffuso e parlato il romagnolo

Una cartina della Romagna, che ne mostra i comuni nelle sole province di Bologna (circondario imolese), Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
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« Romagna mia, Romagna in fiore, tu sei la stella, tu sei l'amore »

La Romagna è una regione storica, linguistica e geografica dell'Italia settentrionale, la cui parte maggiore forma insieme all'Emilia la regione dell'Emilia-Romagna. Come già testimonia Dante, centro linguistico della Romagna ("meditullium", dice) è Forlì (De Vulgari eloquentia), mentre la capitale storica, nonché la città più popolosa, è Ravenna.

Indice

[modifica] Geografia

[modifica] Confini

La Romagna come realtà omogenea dal punto di vista etnico-linguistico risulta avere come confini geografici:

  • a nord il fiume Reno fino alla sua foce nel Mare Adriatico.
  • a nord-ovest il fiume Sillaro, per tutto il suo percorso dalle sorgenti alla confluenza con il Reno.
  • dalle sorgenti del Sillaro verso est, il confine meridionale segue lo spartiacque dell'Appennino tosco-romagnolo. Le cime che delimitano la dorsale sono il monte Bastione (1190 m), vicino a Pian del Voglio e Sasso di Castro (1277 m), vicino a Roncobilaccio. La linea spartiacque prosegue fino al monte Maggiore nell'Alpe della Luna (provincia di Arezzo).
  • in direzione ovest-est il confine continua pressoché in linea retta lungo lo spartiacque fra il torrente Conca e il fiume Foglia fino al promontorio di Focara, a sud di Gabicce, nel territorio comunale di Pesaro.
  • a est il confine è rappresentato dal mare Adriatico.

Pertanto, possiamo intendere - dal punto di vista idrografico - come Romagna la destra orografica della valle del Sillaro e poi le vallate dei fiumi: Santerno, Senio, Lamone, Montone, Rabbi, Bidente, Savio, Rubicone, Marecchia e Conca, e relativi affluenti.

Quest'area geografica è in gran parte coincidente con quella delle diocesi di Imola, Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina, Ravenna-Cervia, Rimini e San Marino-Montefeltro.

Dal punto di vista amministrativo, la Romagna invece risulta frazionata in più realtà, anche distanti fra loro.
La parte maggiore (7/10) è nella regione Emilia-Romagna: interamente romagnole sono le tre province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; a esse si deve aggiungere la città di Imola (BO) e alcuni comuni limitrofi (Dozza, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio), tuttavia non l'interezza del Circondario imolese, che comprende anche tre centri emiliani (Castel San Pietro Terme, Medicina e Castel Guelfo di Bologna).
A questi territori se ne aggiungo altri (2/10) nella regione Marche: in provincia di Pesaro-Urbino parte del Montefeltro, Gabicce Mare, Gradara e parte del Comune di Pesaro
Infine 1/10 del territorio romagnolo è in Toscana: generalmente si considerano parte del territorio romagnolo anche il comune di Badia Tedalda e una parte del comune di Sestino in Provincia di Arezzo, nonché Firenzuola, Palazzuolo sul Senio e Marradi nella Provincia di Firenze, tutti territori situati sul versante Adriatico.

[modifica] Clima

La Romagna è interessata da un clima temperato subcontinentale che varia con l'altitudine e la distanza dalla costa. Anche se non si discosta troppo da quello presente nel resto dell'Italia settentrionale, il clima della Romagna assume caratteristiche proprie dovute al progressivo assottigliarsi della fascia pianeggiante, il che attenua pur debolmente i caratteri di continentalità, alla fisiologica esposizione ai venti nell'asse SW-NE e, in definitiva, alla latitudine inferiore.

La regione può essere suddivisa sommariamente in cinque comparti microclimatici differenti.
La pianura interna, che coinvolge i grossi insediamenti urbani di Imola, Faenza, Forlì, Cesena, è caratterizzata da un clima piuttosto continentale, con inverni rigidi ed estati calde e con mesi primaverili globalmente più caldi rispetto ai corrispettivi mesi autunnali. Frequenti, in inverno, le nebbie e le gelate notturne.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Forlì, Stazione meteorologica di Cesena, Stazione meteorologica di Imola.
La costa centro-settentrionale, che va dal confine nord al territorio di Bellaria-Igea Marina, si caratterizza per un clima sì continentale ma caratterizzato da estati più fresche, anche se molto umide. L'umidità elevata è una costante durante tutte le stagioni dell'anno, ragion per cui le temperature minime sono spesso basse (fatta eccezione per la costa ravennate dove la presenza di pinete riduce l'effetto albedo con conseguente riduzione dell'escursione termica). Nelle rilevazioni invernali e delle mezze stagioni, la Stazione meteorologica di Cervia registra sovente temperature minime fra le più basse del paese. Frequentissime le nebbie da ottobre a marzo, fanno sporadiche comparse anche durante la stagione calda soprattutto nel ravennate.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Cesenatico, Stazione meteorologica di Cervia, Stazione meteorologica di Ravenna Punta Marina.
La costa meridionale, che va da Rimini al confine sud, si differenzia climaticamente dal resto della costa, essenzialmente in ragione dello svanire definitivo della pianura padana in corrispondenza del territorio comunale di Rimini, fattore che diminuisce i caratteri di continentalità e accentua la ventilazione. Da ciò deriva, in ogni stagione dell'anno, un innalzamento delle temperature minime, venendo a mancare l'azione di raffreddamento esercitata dalla pianura. Nondimeno, il carattere subcontinentale rimane presente e comporta nebbie invernali e afa estiva. Da segnalare però la frequente irruzione di venti meridionali che allo sbocco degli inserti vallivi, non incontrando l'ostacolo freddo della pianura, provocano fenomeni di tutto rilievo microclimatico, con differenze di temperatura anche molto accentuate in alcune giornate invernali, dove nella fascia pedemontana riminese si possono registrare oltre dieci gradi in più rispetto a località non lontane come Cesenatico.
Da segnalare, comune a tutta la fascia costiera, è inoltre la più lenta ripresa termica propria dei mesi primaverili, rispetto alle località più lontane dal mare. In mesi come marzo, aprile e maggio, si assiste a sbalzi climatici anche notevoli (intorno a 4-5 gradi di massima in meno nelle giornate di sole) rispetto alle zone dell'interno.
Dal punto di vista fitoclimatico, è da rilevare che il riminese viene tradizionalmente ascritto al Lauretum, laddove il resto delle aree pianeggianti mostrano caratteri di Castanetum.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Riccione, Stazione meteorologica di Rimini Centro.
Al Lauretum è da attribuire anche la bassa collina, quarto comparto climatico della regione, caratterizzata da una complessiva dolcezza del clima, dovuta essenzialmente al mancato coinvolgimento nelle dinamiche di raffreddamento dovute all'azione del mare e soprattutto della pianura. Frequentissimo in autunno e in inverno è il fenomeno dell'Inversione termica, che conferisce alle colline romagnole un clima, e di conseguenza una vegetazione simile a quello delle aree del versante tirrenico a parità di latitudine; si noti che le colline romagnole sono incluse all'interno del limite settentrionale della coltivazione dell'olivo, che prospera soprattutto in corrispondenza delle aree di sommità, dove sono rare anche d'inverno le gelate notturne, al contrario di quanto accade nelle aree di fondovalle, spesso soggette a notevoli escursioni diurne.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Frontone (alquanto rappresentativa anche se esclusa dai confini storici della regione), Stazione meteorologica di Rocca San Casciano.
Al di sopra dei 600-700 metri, invece, si presenta l'ultima area climatica della regione, l'alta collina e montagna, dove il clima presenta caratteri sempre più vicini al clima montano, con inverni freddi e nevosi ed estati fresche. Oltre i 1000 metri si assiste finanche a una prevalenza dell'area fitoclimatica del Fagetum; da segnalare invece l'assenza di conifere autoctone anche ad alta quota, dove i pochi boschi sempreverdi sono da attribuire alle politiche ambientali del ventennio fascista (uniche conifere autoctone della regione sono i pini marittimi presenti nelle coste del ravennate, di recente incluse, per buona parte, nel Parco Naturale del Delta del Po).
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Verghereto.

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia della Romagna.

La storia della Romagna comincia prima dell'epoca romana:

[modifica] La Romagna preromana

[modifica] La Preistoria

La Romagna fu abitata già dall'epoca preistorica, come dimostrano molti ritrovamenti, tra cui Cesena e Monte Poggiolo, presso Forlì.

Il Monte Poggiolo di Forlì è un colle su cui sorge un interessante castello, che deve ancora essere restaurato. A poca distanza da esso, in una località chiamata Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti risalenti a circa un milione di anni fa, considerati di grande importanza per la storia d'Europa. In effetti, fino a oggi, risulta essere il sito preistorico più antico d'Europa.

[modifica] Dagli Umbri ai Celti

I primi abitanti dell'attuale Romagna di cui si hanno notizie furono gli Umbri e gli Etruschi; a seguire, circa nel 350 a.C. il territorio fu conquistato dal popolo che dette la propria importante impronta alla Romagna: i Celti. Tuttavia le etnie che già vi abitavano non scomparirono totalmente. Con ogni probabilità, il grande commediografo di Sarsina (oggi in provincia di Forlì) Tito Maccio Plauto era di origine umbra.

Migrati dal nord, i Celti si stanziarono in Italia, occupando una fascia di territorio che partiva dall'odierno Piemonte e comprendeva la Pianura Padana, fino al fiume Esino, che scorre nelle Marche presso l'odierna Jesi.
Le tribù celtiche che si insediarono in questo territorio furono i Senoni, i Lingoni e i Boi.

I Lingoni si stanziarono lungo la fascia costiera, i Boi occuparono tutta l'odierna Emilia.
I Senoni si insediarono nelle terre comprese tra il fiume Utis (oggi il Montone) e il fiume Esino, spingendosi fino alla metà settentrionale delle odierne Marche.

[modifica] L'egemonia romana

[modifica] Cronologia

Sotto il dominio della potenza romana, nella lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, al quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu però deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 a.C. La città, più tardi, venne ricostruita dal pretore Livio Clodio.

Successivamente la repubblica romana entrò in crisi; ciò favorì l'avvento di quei "regimi personali" che culminarono con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricordava le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe.

[modifica] Le invasioni germaniche e l'Esarcato

[modifica] Cronologia

L'Esarcato si estendeva su un territorio comprendente, oltre Ravenna, anche gran parte della futura Romagna e del nord delle Marche, e includeva anche le città di Adria, Ferrara e Bologna. Negli anni seguenti l'Esarcato riuscì a respingere l'offensiva dei Longobardi capitanati da Alboino.

[modifica] Comuni e Signorie

[modifica] Cronologia

[modifica] Dal "Risorgimento" all'Unità d'Italia

Sul finire del XVIII secolo la politica giurisdizionalista dei granduchi di Toscana portò alla soppressione dell'abbazia di Galeata e alla aggregazione dei suoi territori toscani alla Diocesi di Sansepolcro e romagnoli alla Diocesi di Bertinoro (1785).

Nel 1796 arrivarono in Romagna i francesi di Napoleone. Pur nella presenza di alcuni fatti tragici (sacco di Lugo, spoliazioni, pesanti contribuzioni),si può affermare senza dubbio che la calata napoleonica abbia portato una ventata di novità. È proprio con Napoleone che al territorio romagnolo venne conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della provincia del Pino (Ravenna) e del Rubicone (Forlì). La capitale della Romagna napoleonica fu Forlì, grazie alla sua centrale posizione geografica.

Napoleone significò anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiuse la gloriosa università di Cesena (vecchia di 5 secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, irriducibile avversario cesenate. Quando nel 1815 il Congresso di Vienna ripristinò lo status quo ante i notabili legati al regime giacobino non ci stettero: contro il ripristinato potere papale fiorirono società segrete (di matrice massonica) e presero vita rivolte che culminarono nei moti del 1820, 1830-31 e 1848.

[modifica] Italia Repubblicana

Il discorso regionalistico che non si afferma con il regime sabaudo torna all'ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell'Assemblea Costituente. A sostenere l'autonomia romagnola sono personaggi come Aldo Spallicci, Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu.

La Romagna ha avuto una importanza fondamentale nella costruzione culturale e politica dell'Italia repubblicana. La storica identità repubblicana e antimonarchica della regione si saldò con una partecipazione molto attiva e sofferta alla lotta di liberazione, e alla contemporanea elaborazione di una nuova identità politica e civile.

La provincia di Ravenna in particolare dette un contributo vitale alla causa repubblicana, e con il suo 91% dei voti a favore della repubblica nel referendum del 2 giugno 1946, si attesta come provincia italiana con il maggior numero delle preferenze per la scelta repubblicana. Il comune di Alfonsine, nella provincia di Ravenna, fu in assoluto il comune più "repubblicano" d'Italia: i voti alla repubblica raggiunsero lì il 99% dei suffragi.

[modifica] Tradizione

[modifica] La Caveja

La caveja era (ed è tuttora) uno dei tanti motivi decorativi utilizzati nella stampa a ruggine dei tessuti, tipica della tradizione romagnola.
Per approfondire, vedi la voce Caveja.

La Caveja è considerata per eccellenza il simbolo della Romagna; questa parola romagnola proviene dalla tradizione contadina, e indica un'asta d'acciaio saldata a un apice (pagella) decorata con "anelli musicali" e immagini simboliche. I simboli più diffusi, inseriti fra elementi decorativi, erano quelli del gallo, della mezzaluna, del Sole, dell'aquila e alcuni simboli cristiani, tra cui la croce e la colomba.

La Caveja serviva a bloccare il giogo, trainato dai buoi, al timone dell'aratro o del carro, per evitare che il timone slittasse in caso di rallentamento improvviso.

[modifica] Gastronomia

Per approfondire, vedi la voce Cucina romagnola.

I caratteri della cucina romagnola sono eminentemente contadini; da questo deriva la genuinità dei prodotti, il loro sapore unico e inconfondibile. La tradizionale "piadina", conosciuta ed esportata — ancorché non conforme all'originale appena sfornata — in tutto il mondo, è solitamente farcita con salumi o formaggi molli e verdure.

Un proverbio popolare d'uso comune del folclore locale sostiene che si possa riconoscere il confine fra l'Emilia e la Romagna semplicemente chiedendo da bere presso una casa. Se si riceve dell'acqua si è in Emilia, se invece offrono del vino si è giunti in Romagna. Il motivo è capibile solo conoscendo il carattere aperto dei romagnoli che danno all'ospitalità un valore morale; i contadini di una volta durante la settimana bevevano acqua e il vino era servito solo nei giorni di festa; questo per dire che l'arrivo di un ospite è per il romagnolo autentico un evento festoso.

[modifica] Sport

Per approfondire, vedi la voce Sport in Emilia-Romagna.

Sono in corso alcune proposte perché la Romagna si candidi ufficialmente ad ospitare la XXXII Olimpiade estiva che si svolgerà nel 2020.[2]

[modifica] Spettacolo

Per approfondire, vedi la voce Personalità legate alla Romagna.

[modifica] Sagre e feste popolari

[modifica] Galleria immagini


[modifica] Note

  1. ^ Oggi il Rubicone è un corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena
  2. ^ Romagna2020 - Progetto di candidatura della Romagna alle Olimpiadi del 2020.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Roberto Balzani, La Romagna, Il Mulino, Bologna, 2002;
  • Sauro Mattarelli, La gatta rossa. La Romagna e le torri gemelle, Chegai, Firenze, 2002;

[modifica] Altri progetti

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