Romagna

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Romagna
Stati: Bandiera dell'Italia Italia
Bandiera di San Marino San Marino
Regioni amministrative: Bandiera dell'Emilia-Romagna Emilia-Romagna (BO, RA, FC, RN)
Bandiera delle Marche Marche (PU)
Bandiera della Toscana Toscana (FI, AR)
Territorio:
Capoluogo:
Superficie:  km²
Abitanti:   ()
Densità:  ab./km²
Status:
Lingue: italiano (ufficiale), diffuso e parlato il romagnolo

Romagna.png

Una cartina della Romagna, che ne mostra i comuni nelle sole province di Bologna (circondario imolese), Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Si notano la centralità del Comune di Forlì e l'estensione di quello di Ravenna.
[ Sito Internet principale]
« Romagna mia, Romagna in fiore, tu sei la stella, tu sei l'amore »
« Rèmin da navighê, Cesena da cantê, Furlé da ballé, Ravena da magnê, Lugh da imbrujê, Fênza da lavurê, Jemula da fè ‘l’amor. Rimini per navigare, Cesena per cantare, Forlì per ballare, Ravenna per mangiare, Lugo per imbrogliare, Faenza per lavorare, Imola per fare l’amore. »

La Romagna è una regione storica, linguistica e geografica dell'Italia settentrionale, la cui parte maggiore forma insieme all'Emilia la regione dell'Emilia-Romagna. Come già testimonia Dante, centro linguistico della Romagna ("meditullium", dice) è Forlì (De Vulgari eloquentia), mentre la "capitale" storica, nonché il comune più popoloso, è Ravenna.

Indice

[modifica] Geografia

[modifica] Confini

La Romagna come realtà omogenea dal punto di vista etnico-linguistico risulta avere come confini geografici:

  • a nord il fiume Reno fino alla sua foce nel Mare Adriatico.
  • a nord-ovest il fiume Sillaro, per tutto il suo percorso dalle sorgenti alla confluenza con il Reno.
  • dalle sorgenti del Sillaro verso est, il confine meridionale segue lo spartiacque dell'Appennino tosco-romagnolo. Le cime che delimitano la dorsale sono il monte Bastione (1190 m), vicino a Pian del Voglio e Sasso di Castro (1277 m), vicino a Roncobilaccio. La linea spartiacque prosegue fino al monte Maggiore nell'Alpe della Luna (provincia di Arezzo).
  • in direzione ovest-est il confine continua pressoché in linea retta lungo lo spartiacque fra il torrente Conca e il fiume Foglia fino al promontorio di Focara, a sud di Gabicce, nel territorio comunale di Pesaro.
  • a est il confine è rappresentato dal mare Adriatico.

Pertanto, possiamo intendere - dal punto di vista idrografico - come Romagna la destra orografica della valle del Sillaro e poi le vallate dei fiumi: Santerno, Senio, Lamone, Montone, Rabbi, Bidente, Savio, Rubicone, Marecchia e Conca, e relativi affluenti.

Quest'area geografica è in gran parte coincidente con quella delle diocesi di Imola, Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina, Ravenna-Cervia, Rimini e San Marino-Montefeltro.

Dal punto di vista amministrativo, la Romagna invece risulta frazionata in più realtà, anche distanti fra loro.
La parte maggiore (7/10) è nella regione Emilia-Romagna: interamente romagnole sono le tre province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; a esse si deve aggiungere la città di Imola (BO) e alcuni comuni limitrofi (Dozza, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio), tuttavia non l'interezza del Circondario imolese, che comprende anche tre centri emiliani (Castel San Pietro Terme, Medicina e Castel Guelfo di Bologna).
A questi territori se ne aggiungo altri (2/10) nella regione Marche: in provincia di Pesaro-Urbino parte del Montefeltro, Gabicce Mare, Gradara e parte del Comune di Pesaro
Infine 1/10 del territorio romagnolo è in Toscana: generalmente si considerano parte del territorio romagnolo anche il comune di Badia Tedalda e una parte del comune di Sestino in Provincia di Arezzo, nonché Firenzuola, Palazzuolo sul Senio e Marradi nella Provincia di Firenze, tutti territori situati sul versante Adriatico.

[modifica] Clima

La Romagna è interessata da un clima temperato subcontinentale che varia con l'altitudine e la distanza dalla costa. Anche se non si discosta troppo da quello presente nel resto dell'Italia settentrionale, il clima della Romagna assume caratteristiche proprie dovute al progressivo assottigliarsi della fascia pianeggiante, il che attenua pur debolmente i caratteri di continentalità, alla fisiologica esposizione ai venti nell'asse SW-NE e, in definitiva, alla latitudine inferiore.

La regione può essere suddivisa sommariamente in cinque comparti microclimatici differenti.
La pianura interna, che coinvolge i grossi insediamenti urbani di Imola, Faenza, Forlì, Cesena, è caratterizzata da un clima piuttosto continentale, con inverni rigidi ed estati calde e con mesi primaverili globalmente più caldi rispetto ai corrispettivi mesi autunnali. Frequenti, in inverno, le nebbie e le gelate notturne.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Forlì, Stazione meteorologica di Cesena, Stazione meteorologica di Imola.
La costa centro-settentrionale, che va dal confine nord al territorio di Bellaria-Igea Marina, si caratterizza per un clima sì continentale ma caratterizzato da estati più fresche, anche se molto umide. L'umidità elevata è una costante durante tutte le stagioni dell'anno, ragion per cui le temperature minime sono spesso basse (fatta eccezione per la costa ravennate dove la presenza di pinete riduce l'effetto albedo con conseguente riduzione dell'escursione termica). Nelle rilevazioni invernali e delle mezze stagioni, la Stazione meteorologica di Cervia registra sovente temperature minime fra le più basse del paese. Frequentissime le nebbie da ottobre a marzo, fanno sporadiche comparse anche durante la stagione calda soprattutto nel ravennate.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Cesenatico, Stazione meteorologica di Cervia, Stazione meteorologica di Ravenna Punta Marina.
La costa meridionale, che va da Rimini al confine sud, si differenzia climaticamente dal resto della costa, essenzialmente in ragione dello svanire definitivo della pianura padana in corrispondenza del territorio comunale di Rimini, fattore che diminuisce i caratteri di continentalità e accentua la ventilazione. Da ciò deriva, in ogni stagione dell'anno, un innalzamento delle temperature minime, venendo a mancare l'azione di raffreddamento esercitata dalla pianura. Nondimeno, il carattere subcontinentale rimane presente e comporta nebbie invernali e afa estiva. Da segnalare però la frequente irruzione di venti meridionali che allo sbocco degli inserti vallivi, non incontrando l'ostacolo freddo della pianura, provocano fenomeni di tutto rilievo microclimatico, con differenze di temperatura anche molto accentuate in alcune giornate invernali, dove nella fascia pedemontana riminese si possono registrare oltre dieci gradi in più rispetto a località non lontane come Cesenatico.
Da segnalare, comune a tutta la fascia costiera, è inoltre la più lenta ripresa termica propria dei mesi primaverili, rispetto alle località più lontane dal mare. In mesi come marzo, aprile e maggio, si assiste a sbalzi climatici anche notevoli (intorno a 4-5 gradi di massima in meno nelle giornate di sole) rispetto alle zone dell'interno.
Dal punto di vista fitoclimatico, è da rilevare che il riminese viene tradizionalmente ascritto al Lauretum, laddove il resto delle aree pianeggianti mostrano caratteri di Castanetum.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Riccione, Stazione meteorologica di Rimini Centro.
Al Lauretum è da attribuire anche la bassa collina, quarto comparto climatico della regione, caratterizzata da una complessiva dolcezza del clima, dovuta essenzialmente al mancato coinvolgimento nelle dinamiche di raffreddamento dovute all'azione del mare e soprattutto della pianura. Frequentissimo in autunno e in inverno è il fenomeno dell'Inversione termica, che conferisce alle colline romagnole un clima, e di conseguenza una vegetazione simile a quello delle aree del versante tirrenico a parità di latitudine; si noti che le colline romagnole sono incluse all'interno del limite settentrionale della coltivazione dell'olivo, che prospera soprattutto in corrispondenza delle aree di sommità, dove sono rare anche d'inverno le gelate notturne, al contrario di quanto accade nelle aree di fondovalle, spesso soggette a notevoli escursioni diurne.
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Frontone (alquanto rappresentativa anche se esclusa dai confini storici della regione), Stazione meteorologica di Rocca San Casciano.
Al di sopra dei 600-700 metri, invece, si presenta l'ultima area climatica della regione, l'alta collina e montagna, dove il clima presenta caratteri sempre più vicini al clima montano, con inverni freddi e nevosi ed estati fresche. Oltre i 1000 metri si assiste finanche a una prevalenza dell'area fitoclimatica del Fagetum; da segnalare invece l'assenza di conifere autoctone anche ad alta quota, dove i pochi boschi sempreverdi sono da attribuire alle politiche ambientali del ventennio fascista (uniche conifere autoctone della regione sono i pini marittimi presenti nelle coste del ravennate, di recente incluse, per buona parte, nel Parco Naturale del Delta del Po).
Per un riferimento, v. Stazione meteorologica di Verghereto.

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della Romagna.

[modifica] La Romagna preromana

[modifica] La Preistoria

La Romagna fu abitata già dall'epoca preistorica, come dimostrano molti ritrovamenti, tra cui sul Colle Garampo di Cesena e Monte Poggiolo, presso Forlì.

Il Monte Poggiolo di Forlì è un colle su cui sorge un interessante castello, che deve ancora essere restaurato. A poca distanza da esso, in una località chiamata Ca' Belvedere, sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti risalenti a circa un milione di anni fa, considerati di grande importanza per la storia d'Europa. In effetti, fino a oggi, risulta essere il sito preistorico più antico d'Europa.

[modifica] Dagli Umbri ai Celti

I primi abitanti dell'attuale Romagna di cui si hanno notizie furono gli Umbri e gli Etruschi; a seguire, circa nel 350 a.C. il territorio fu conquistato dal popolo che dette la propria importante impronta alla Romagna: i Celti. Tuttavia le etnie che già vi abitavano non scomparirono totalmente. Con ogni probabilità, il grande commediografo di Sarsina (oggi in provincia di Forlì) Tito Maccio Plauto era di origine umbra.

Migrati dal nord, i Celti si stanziarono in Italia, occupando una fascia di territorio che partiva dall'odierno Piemonte e comprendeva la Pianura Padana, fino al fiume Esino, che scorre nelle Marche presso l'odierna Jesi.
Le tribù celtiche che si insediarono in questo territorio furono i Senoni, i Lingoni e i Boi.

I Lingoni si stanziarono lungo la fascia costiera, i Boi occuparono tutta l'odierna Emilia.
I Senoni si insediarono nelle terre comprese tra il fiume Utis (oggi il Montone) e il fiume Esino, spingendosi fino alla metà settentrionale delle odierne Marche.

[modifica] L'egemonia romana

[modifica] Cronologia

Sotto il dominio della potenza romana, nella lotta fra Mario e Silla, la Romagna parteggiò per Mario, al quale si alleò anche Ravenna, che eresse in suo nome una statua nel foro. La scelta fu però deleteria, perché intere città andarono distrutte nel corso della guerra civile: toccò, ad esempio, a Forlì nell'88 a.C. La città, più tardi, venne ricostruita dal pretore Livio Clodio.

Schema della battaglia di Farsalo.

Successivamente la repubblica romana entrò in crisi; ciò favorì l'avvento di quei "regimi personali" che culminarono con Cesare. Proprio Cesare, che ancora ricordava le narrazioni delle grandi invasioni celtiche, vide nella Gallia Cisalpina la chiave per la conquista dell'impero e un territorio con le migliori truppe.

[modifica] Le invasioni germaniche e l'Esarcato

[modifica] Cronologia

L'Esarcato si estendeva su un territorio comprendente, oltre Ravenna, anche gran parte della futura Romagna e del nord delle Marche, e includeva anche le città di Adria, Ferrara e Bologna. Negli anni seguenti l'Esarcato riuscì a respingere l'offensiva dei Longobardi capitanati da Alboino.

[modifica] Comuni e Signorie

[modifica] Cronologia

[modifica] Dal "Risorgimento" all'Unità d'Italia

Sul finire del XVIII secolo la politica giurisdizionalista dei granduchi di Toscana portò alla soppressione dell'abbazia di Galeata e alla aggregazione dei suoi territori toscani alla Diocesi di Sansepolcro e romagnoli alla Diocesi di Bertinoro (1785).

Nel 1796 arrivarono in Romagna i francesi di Napoleone. Pur nella presenza di alcuni fatti tragici (sacco di Lugo, spoliazioni, pesanti contribuzioni),si può affermare senza dubbio che la calata napoleonica abbia portato una ventata di novità. È proprio con Napoleone che al territorio romagnolo venne conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della provincia del Pino (Ravenna) e del Rubicone (Forlì). La "capitale" della Romagna napoleonica fu Forlì, grazie alla sua centrale posizione geografica.

Napoleone significò anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiuse la gloriosa università di Cesena (vecchia di 5 secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, irriducibile avversario cesenate. Quando nel 1815 il Congresso di Vienna ripristinò lo status quo ante i notabili legati al regime giacobino non ci stettero: contro il ripristinato potere papale fiorirono società segrete (di matrice massonica) e presero vita rivolte che culminarono nei moti del 1820, 1830-31 e 1848.

[modifica] Italia Repubblicana

Il discorso regionalistico che non si afferma con il regime sabaudo torna all'ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell'Assemblea Costituente. A sostenere l'autonomia romagnola sono personaggi come Aldo Spallicci, Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu.

La Romagna ha avuto una importanza fondamentale nella costruzione culturale e politica dell'Italia repubblicana. La storica identità repubblicana e antimonarchica della regione si saldò con una partecipazione molto attiva e sofferta alla lotta di liberazione, e alla contemporanea elaborazione di una nuova identità politica e civile.

La provincia di Ravenna in particolare dette un contributo vitale alla causa repubblicana, e con il suo 91% dei voti a favore della repubblica nel referendum del 2 giugno 1946, si attesta come provincia italiana con il maggior numero delle preferenze per la scelta repubblicana. Il comune di Alfonsine, nella provincia di Ravenna, fu in assoluto il comune più "repubblicano" d'Italia: i voti alla repubblica raggiunsero lì il 99% dei suffragi.

[modifica] Cultura romagnola

[modifica] Profilo linguistico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dialetto romagnolo.

[modifica] Riviste culturali

Le riviste storico-culturali romagnole più note sono otto:

  1. La piè, bimestrale "di illustrazione romagnola" fondato a Forlì nel 1920 da Aldo Spallicci; oggi è diretto da Antonio Castronovo, che ha trasferito la sede ad Imola. Propone articoli su personaggi ed autori romagnoli, del passato o contemporanei, recensioni ed eventi culturali.
  2. Studi romagnoli, nata nel 1950 dall'omonima società, è la più nota rivista di studi storici del territorio. Il periodico, a tiratura annuale, pubblica gli atti dei convegni della Società, insieme ad altri studi su fatti, personaggi ed opere romagnoli.
  3. Quaderni del Cardello (dal nome della residenza di Alfredo Oriani) è una rivista annuale di studi e ricerche. È stata fondata nel 1990 da Luigia Pifferi Oriani, per continuare ad onorare la memoria dell'insigne studioso. Pubblica studi in ambito culturale, storico, politico nonché saggi sul dialetto e le tradizioni romagnole.
  4. Romagna arte e storia, quadrimestrale di cultura, edito a Rimini dal 1981, si occupa dei protagonisti dell'arte e della storia romagnola. Diversi numeri hanno carattere monografico.
  5. La Ludla (in romagnolo «La fiammella») è il periodico ufficiale dell'Istituto "Friedrich Schürr". Nata nel 1997, affronta temi inerenti la lingua e la poesia romagnola, pubblicando scritti di autori contemporanei.
  6. Il Ponte Vecchio, rivista quadrimestrale di arte, letteratura, storia e cultura della Romagna contemporanea.
  7. Confini, rivista di critica letteraria, e di altre altri, e di politica culturale. Nata nel 1999, è diretta da Antonio Maraldi.
  8. E Zoch, bimestrale di storia e cultura romagnola. La rivista, fondata a Imola nel 2002, pubblica saggi e articoli su fatti, personaggi (andando a riscoprire anche episodi meno conosciuti) e racconti inediti di autori romagnoli. Le foto sono rigorosamente in bianco e nero.
  9. Il lettore di provincia, semestrale di testi, ricerca e critica della Longo editore di Ravenna. Fondata nel 1970 e diretta da Domenico Berardi, la rivista propone studi e saggi sulla letteratura, sia romagnola che nazionale, ed altre arti.

[modifica] Architettura in Romagna

Tutte i principali centri abitati della Romagna hanno più di duemila anni. In Romagna esistono pertanto tesori inestimabili.

[modifica] Architettura romana

Arco d'Augusto

A Rimini si possono osservare due monumenti di grandissimo interesse: il Ponte di Tiberio e l'Arco di Augusto. Costruiti tra I e II secolo e mai distrutti, hanno attraversato 20 secoli di storia. L'Arco è ancora oggi il punto di partenza della Via Emilia; il Ponte di Tiberio svolge tutt'ora la sua funzione, inserito nel traffico quotidiano della città.
Da ammirare anche il ponte romano di Savignano sul Rubicone, a tre arcate. Un'altra città su cui i romani hanno lasciato la loro impronta è Sarsina, patria di Plauto, commediografo del III secolo a.C. La cittadina possiede un museo archeologico nazionale e due monumenti funebri di primaria importanza, quello di Obulacco e quello di Rufo.

[modifica] Architettura paleocristiana

Ravenna è in assoluto la città più ricca di monumenti della Romagna.
Fu capitale dell'Impero romano d'Occidente, dell'Esarcato d'Italia e, successivamente, centro di primissimo rilievo fino al Mille. Conserva ben otto Patrimoni dell'Umanità, tutti risalenti alla tarda antichità e all'epoca bizantina: (elenco)

[modifica] Architettura medievale

La Romagna medievale è una terra fatta di rocche: sulla vetta di ogni cima appare ancoraoggi una fortificazione. Molte di esse sono state distrutte durante l'ultima guerra, ma il quadro complessivo è

Le chiese più importanti costruite attorno al Mille sono:

La più importante testimonianza di architettura civile è sicuramente la Biblioteca Malatestiana di Cesena. Costruita nel XV secolo, in pieno Umanesimo, è stata la prima biblioteca aperta al pubblico d'Europa. Oggi è Patrimonio dell'Umanità.

[modifica] Epoca moderna

L'interno del Teatro Alessandro Bonci.

Tra Settecento e Ottocento, durante il dominio dello Stato Pontificio, la Romagna si riempie di teatri: se ne costruiscono in ogni centro abitato. Oggi la Romagna ha una delle più alte densità di teatri pubblici in rapporto agli abitanti.
Ecco l'elenco, in ordine cronologico, della costruzione dei teatri pubblici in Romagna:

  • 1758: Rossini di Lugo;
  • 1780: Masini di Faenza;
  • 1837: Meldola
  • 1846: Bonci di Cesena;
  • 1852: Alighieri di Ravenna;
  • 1870: Petrella di Longiano
  • 1881: Forlimpopoli.
  • 1887: Russi. Alla fine dell'Ottocento sono in funzione anche i teatri di Bagnacavallo, Brisighella e Cervia.

Gli architetti più rinomati del periodo furono:

  • Pietro Grossi (morto nel 1699), di Ravenna
  • Giuseppe Merenda (1687-1767), di Forlì
  • Giovanni Francesco Buonamici (1692-1750), di Rimini
  • Cosimo Morelli (1732-1812), di Imola
  • Giuseppe Pistocchi (1744-1814), di Faenza

[modifica] Architettura fascista

Essendo Benito Mussolini forlivese di origine, le città romagnole sono state interessate da numerosi lavori in epoca fascista. L'arte del Ventennio è stata recentemente rivalutata, ed oggi è considerata all'interno delle correnti moderniste del primo Novecento. Gli esempi più importanti di architettura fascista in Romagna sono:

  • a Forlì: Piazzale della Vittoria, Viale della Libertà e la stazione ferroviaria;
  • a Castrocaro Terme: il complesso termale.

[modifica] Letterati romagnoli

Renato Serra

I principali letterati nati in Romagna sono:

[modifica] Pittori romagnoli

Silvestro Lega, Autoritratto

I momenti più importanti nella storia dell'arte romagnola sono:

  • la scuola del Trecento riminese

I maggiori pittori nati in Romagna sono:

[modifica] La Caveja

La caveja era (ed è tuttora) uno dei tanti motivi decorativi utilizzati nella stampa a ruggine dei tessuti, tipica della tradizione romagnola.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Caveja.

La Caveja è considerata per eccellenza il simbolo della Romagna; questa parola romagnola proviene dalla tradizione contadina, e indica un'asta d'acciaio saldata a un apice (pagella) decorata con "anelli musicali" e immagini simboliche. I simboli più diffusi, inseriti fra elementi decorativi, erano quelli del gallo, della mezzaluna, del Sole, dell'aquila e alcuni simboli cristiani, tra cui la croce e la colomba.

La Caveja serviva a bloccare il giogo, trainato dai buoi, al timone dell'aratro o del carro, per evitare che il timone slittasse in caso di rallentamento improvviso.

[modifica] Tradizioni musicali

[modifica] Canto popolare

La Romagna contadina ha una ricca tradizione di "cante" e "stornelli", tramandati oralmente di padre in figlio. Gli "stornelli" (in romagnolo al sturnèli è al femminile) potevano essere cantati da una singola persona. Le "cante" invece erano a più voci. Venivano eseguite, per esempio, a fine trebbiatura, quando tutti si radunavano nell'aia. Oppure la sera, quando più famiglie si radunavano a casa di qualcuno (A trebb, in romagnolo) e gli uomini cantavano mentre le donne filavano.
Le prime opere a stampa sul canto popolare romagnolo compaiono dopo l'unificazione politica del Paese. Nel 1894 esce a Forlì il Saggio di canti popolari romagnoli, a cura di Benedetto Pergoli, all'epoca direttore della biblioteca comunale. Scopo dell'opera era raccogliere testi e musica di cante e stornelli che, fino ad allora erano state tramandate solamente per via orale. L'opera comprende sia la raccolta dei testi, sia la loro trascrizione su pentagramma, a cura di Alberto Pedrelli. Una delle cante più note è quella de "Gli scariolanti":

« A mezzanotte in punto
si sente un gran rumor
sono gli scariolanti – le ri lerà
che vanno a lavorar

Volta, rivolta
e torna a rivoltare
Sono gli scariolanti – le ri lerà
che vanno a lavorar »
(Gli scariolanti[4])

Ispirati dal Pergoli, all'inizio del XIX secolo quattro giovani forlivesi, poco più che ventenni, formarono un sodalizio allo scopo di preservare e diffondere il patrimonio musicale popolare. Erano: Aldo Spallicci (1886-1973), medico e poeta, Antonio Beltrameli, scrittore e Cesare Martuzzi (1885-1960) e Francesco Balilla Pratella, musicisti. Il gruppo cercò anche di arricchire l'antico repertorio con la creazione di nuove canzoni d'autore. Ne scaturì un'abbondante messe di "cante", che furono pubblicate dapprima su Il Plaustro (1911-14), poi su La piê(dal 1920), la rivista ufficiale del sodalizio, fondata e diretta da Spallicci.
Cesare Martuzzi costituì un complesso di coristi denominato Canterini romagnoli, con sede a Forlì. Da allora il termine è entrato nell'uso. Oggi in Romagna si chiamano "canterini romagnoli" tutti i cori che eseguono il repertorio della musica popolare tradizionale. Mario Lazzari fu uno dei maggiori interpreti dei Canterini romagnoli di Martuzzi.
La prima opera per il teatro di Balilla Pratella attinse pienamente alla tradizione popolare romagnola. In Rosellina dei Vergoni (La 'Sina d'Vargõn), del 1909, furono ricostruite le usanze, i personaggi e le voci della Romagna tradizionale. L'autore scrisse personalmente il libretto in dialetto romagnolo.
Balilla Pratella in seguito musicò molte composizioni in versi di Aldo Spallicci. Tra esse diventarono famose: A la carira (Lungo la strada di campagna), La fasulera ([5]), Al fugarén (Il fuoco del camino), Burdëli ch'va a la festa (Ragazze che vanno alla festa), ed altre. Balilla Pratella approfondì negli anni successivi i suoi studi, fino a dare alle stampe, nel 1938, un'opera organica: Etnofonia di Romagna. Secondo l'autore, la storia del canto popolare romagnolo può essere suddivisa in tre fasi:

  1. Periodo arcaico: testi e musica in dialetto (dalla nascita del verso sillabico rimato fino al XVII secolo);
  2. Periodo della maturità: l'italiano soppianta il dialetto nei testi, mentre la musica rimane inalterata (dal XVII alla prima metà del XIX secolo);
  3. Periodo della decadenza: Dalla fine del XIX secolo ad oggi.

Come aveva fatto Cesare Martuzzi a Forlì, Balilla Pratella fondò una sua società di canto popolare a Lugo, che chiamò Camerate di canterini. Turibio Baruzzi di Fontanelice (1893-1944) fondò e diresse la Camerata di Imola e Domenico Babini (1901-1971), fondò nel 1935 la Camerata di Russi. Del primo furono celebri La sfujareja e La cânta d'la pulènta, su versi di Luigi Orsini; del secondo La cânta d'Ross, La sîra in campâgna e, soprattutto, E' mêl d'amor (Il mal d'amore). La Camerata più numerosa rimane invece quella fondata da Bruto Carioli, farmacista di San Pietro in Vincoli (frazione di Ravenna).

[modifica] Interpreti di musica lirica

La Romagna è ricca di teatri costruiti tra Settecento e Ottocento, adatti all'opera lirica italiana.
La Romagna, terra di canto, ha dato i natali, più che a compositori, a diversi cantanti lirici di chiara fama. Ricordiamo:

[modifica] Orchestre di musica leggera

A Secondo Casadei (1906-1971) va riconosciuto il merito di aver valicato i confini regionali e fatto conoscere la musica romagnola a tutto il pubblico italiano. Partecipò ai più importanti festival musicali del suo tempo, compreso il "Festivalbar". Solo l'imprevista morte impedì la sua partecipazione al Festival di Sanremo. Casadei è il più importante musicista romagnolo di tutti i tempi.
Il suo successo nazionale porta la data del 1954, quando incise Romagna mia. La canzone divenne ben presto l'inno nazionale di Romagna, ma anche un successo mondiale: è la quarta canzone italiana più cantata nel mondo [6]. Le composizioni più note di Casadei in romagnolo sono Un bès in bicicletta (Un bacio in bicicletta), Balè burdèli! (Ballate ragazze!), Burdèla avèra (Ragazza avara).


[modifica] Gastronomia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cucina romagnola.

I caratteri della cucina romagnola sono eminentemente contadini; da questo deriva la genuinità dei prodotti, il loro sapore unico e inconfondibile. La tradizionale "piadina", conosciuta ed esportata — ancorché non conforme all'originale appena sfornata — in tutto il mondo, è solitamente farcita con salumi o formaggi molli e verdure.

Un proverbio popolare d'uso comune del folclore locale sostiene che si possa riconoscere il confine fra l'Emilia e la Romagna semplicemente chiedendo da bere presso una casa. Se si riceve dell'acqua si è in Emilia, se invece offrono del vino si è giunti in Romagna. Il motivo è capibile solo conoscendo il carattere aperto dei romagnoli che danno all'ospitalità un valore morale; i contadini di una volta durante la settimana bevevano acqua e il vino era servito solo nei giorni di festa; questo per dire che l'arrivo di un ospite è per il romagnolo autentico un evento festoso.

[modifica] Sport

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sport in Emilia-Romagna.

Sono in corso alcune proposte perché la Romagna si candidi ufficialmente ad ospitare la XXXII Olimpiade estiva che si svolgerà nel 2020.[7]

[modifica] Sagre e feste popolari

[modifica] Galleria immagini


[modifica] Note

  1. ^ Oggi il Rubicone è un corso d'acqua della provincia di Forlì-Cesena
  2. ^ http://www.1911encyclopedia.org/Forli
  3. ^ Oggi San Mauro Pascoli.
  4. ^ completo su Wikisource
  5. ^ Una volta i giovani corteggiatori lasciavano, davanti alla porta di casa dell'amata, dei fagioli in segno d'amore.
  6. ^ Fernando Battaglia, "Romagna in musica", in Sguardi sulla Romagna, 2009, pag.271.
  7. ^ Romagna2020 - Progetto di candidatura della Romagna alle Olimpiadi del 2020.
  8. ^ Nata nel 1967, è la manifestazione enograstronomica più antica della Provincia di Rimini.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Roberto Balzani, La Romagna, Il Mulino, Bologna, 2002;
  • Sauro Mattarelli, La gatta rossa. La Romagna e le torri gemelle, Chegai, Firenze, 2002;

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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