Myricae

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Myricae
Giovanni Pascoli.jpg
Foto di Giovanni Pascoli
Autore Giovanni Pascoli
1ª ed. originale 1891
Genere raccolta di poesie
Lingua originale italiano

Myricae è una raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, pubblicata in successive edizioni tra il 1891 e il 1903 (anno dell'edizione definitiva).

L'opera rappresenta l'ultimo esempio di poesia lirica "classica" prima della stagione delle Avanguardie poetiche del Novecento.

Il titolo della raccolta pascoliana deriva dal verso della IV Bucolica di Virgilio «Non omnes arbusta iuvant humilesque Myricae», cioè "Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici".[1] Questa frase è utilizzata dal poeta anche nell'epigrafe dei Canti di Castelvecchio e, in forma più completa (non omnes arbusta...) o insieme al verso precedente variamente "tagliato", come introduzione ad altre sue raccolte poetiche.

Come accaduto per altri grandi raccolte, a cominciare dal Canzoniere di Petrarca, essa si estende per quasi tutto l'arco della produzione poetica dell'autore, così che la storia compositiva di Myricae si può dire coincida con lo sviluppo stesso della coscienza poetica di Pascoli. Per queste ragioni, l'identificazione di una unità strutturale della raccolta non può che essere il risultato di una interpretazione che prenda in considerazione, accanto alla lettura dei testi, gli eventi e le esperienze psicologiche che segnarono l'esistenza del poeta.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

La storia compositiva di Myricae scorre lungo tutta la vicenda poetica di Pascoli:

  • la prima edizione è del 1891, e comprende 22 componimenti;
  • nel 1892 esce la seconda edizione, con 72 componimenti;
  • 1893, terza edizione, con 116 componimenti;
  • 1897, quarta edizione, portata a 152 componimenti; a partire da questa edizione Pascoli organizza definitivamente la raccolta in 15 sezioni;
  • 1900, quinta edizione, con il totale definitivo di 156 componimenti;
  • fino al 1911 seguiranno ancora 4 edizioni dell'opera, frutto di piccole revisioni stilistiche e strutturali.

Contemporaneamente, uscivano le altre maggiori raccolte pascoliane, i Poemetti e i Canti di Castelvecchio, quest'ultima a sua volta uscita in sei differenti edizioni.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La raccolta è suddivisa in 15 sezioni:

  • Dall'alba al tramonto
  • Ricordi
  • Pensieri
  • Creature
  • Le pene del poeta
  • L'ultima passeggiata
  • Le gioie del poeta
  • Finestra illuminata
  • Elegie
  • In campagna
  • Primavera
  • Dolcezze
  • Tristezze
  • Tramonti
  • Alberi e fiori

L'opera comprende 156 componimenti; alcuni di essi racchiudono forme strettamente omogenee:

Altre sezioni si aprono invece a sperimentazioni e confronti formali (come la sezione In campagna, la più densa e varia tra tutte).

Tra una sezione e l'altra, compaiono liriche isolate che costituiscono il tessuto connettivo della raccolta:

  • Il giorno dei morti
  • Dialogo
  • Nozze
  • Solitudine
  • Campane a sera
  • Ida e Maria
  • Germoglio
  • Il bacio del morto
  • La notte dei morti
  • I due cugini
  • Placido
  • Il cuore del cipresso
  • Colloquio
  • In cammino
  • Ultimo sogno

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Pascoli in campagna

La struttura formale coincide nelle sue linee portanti con i grandi temi strutturali della raccolta: innanzitutto, il dialogo tra l'io del poeta - espresso dalle 15 liriche isolate, che raccolgono gli aspetti emotivi più profondi ed oscuri della sua esistenza interiore, gli incubi e i simboli del suo vissuto più inconscio - e la realtà esterna, costituita dal "piccolo mondo" mitizzato delle cose di natura, col loro carico di significati altrettanto simbolici, con un frequente senso del mistero, circoscritto nello schema più formale delle 15 sezioni conchiuse.

A questa suddivisione tra cornice e sezioni corrispondono due elementi principali: l'evocazione e contemplazione della morte (il punto di vista soggettivo della poetica del dolore e del ricordo), proprio dei componimenti "fuori sezione"; la descrizione della natura agreste (il punto di vista oggettivo della poetica delle cose), sviluppata nelle sezioni.

Se si vuole trovare una traccia dell'evoluzione stilistica del poeta nella complessa opera di strutturazione di Myricae, questa non può che essere data dall'evoluzione della sua lingua poetica; dai primi componimenti, anteriori al 1891, fino a X agosto e Canzone d'aprile, Pascoli sviluppa quella capacità del poeta-fanciullo di scoprire, sotto le maglie sempre più fitte delle convenzioni sociali, la lingua delle cose, lingua che si esprime attraverso la visione di ciò che esse sono in se stesse; una visione che non è interpretazione storica, ma l'essenza stessa del loro essere.

Lessico, metrica e stile[modifica | modifica wikitesto]

L'opera si raffigura così come una serie di contenitori (le 15 sezioni organizzate dal poeta) costantemente aperti per raccogliere le continue revisioni, aggiustamenti e aggiunte prodotte da Pascoli nell'arco di tutta la sua complessa vicenda creativa. In questo senso, la genesi di Myricae coincide strettamente con la sua evoluzione formale, e appare essere un grande laboratorio di sperimentazioni metriche

Il più evidente tra i principi organizzativi che formano la struttura di Myricae è quello metrico: la materia poetica è infatti disposta secondo modelli di versificazione omogenei, che presuppongono un continuo intervento del poeta nella riorganizzazione del materiale in senso anti-cronologico. L'ordine non risulta però mai rigidamente schematico: alla sperimentazione di forme metriche nuove si alternano infatti sezioni dedicate ai generi metrici della lirica antica, nell'intento sottinteso di ricercare, per ogni "capitolo" della vicenda poetica, la forma più adeguata ai suoi contenuti. I metri utilizzati sono vari: strofa saffica, terzina, quartina, madrigale, ballata. I nessi logici dell'organizzazione sintattica sono spesso dissolti per far spazio a collegamenti fonici, ottenuti accostando vocaboli sonoramente affini o frutto di assonanze, consonanze e onomatopee (versi accordati).

Inoltre rinnova la lingua italiana, immettendovi un lessico quotidiano ed umile e dando pari dignità linguistica a termini aulici, prosaici e dialettali (secondo il critico Contini segna il passaggio da linguaggio pre-grammaticale a post-grammaticale, ossia da un linguaggio ben codificato ad uno più libero ed espressivo, per es. onomatopee).

Predilige uno stile nominale: i sostantivi predominano sugli aggettivi e nuovi accostamenti semantici creano un significato allusivo-simbolico (nuovi sintagmi).

Spesso sono presenti termini cromatici (bianco-rosso-nero), che assumono significati simbolici, legati alla percezione sensoriale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il titolo vuol alludere a una poesia umile. Con intenti simili, Severino Ferrari, grande amico di Pascoli, aveva intitolato una sua raccolta poetica Bordatini (1885), a significare una poesia dimessa.


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