Stile nominale

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Lo stile nominale caratterizza i testi in cui si fa uso di poche forme verbali per privilegiare invece quelle dei nomi, sostantivi e aggettivi. Si tratta quindi dell'uso dei nomi che indicano dei processi o delle situazioni. La rinuncia a forme verbali viene chiamata nominalizzazione dell'enunciato.

Per esempio, al posto di dire

  • Mi dispiace che i miei amici siano partiti

sarà possibile dire

  • Mi dispiace per la partenza dei miei amici.

Grazie allo stile nominale, è inoltre possibile ottenere risultati particolari in un testo letterario. Lo stile nominale è comune inoltre nella burocrazia e nei titoli dei giornali in cui ci sono poche frasi nominali. La rinuncia ai verbi è realizzata sia attraverso nominalizzazione

  • Macabra uccisione di un anziano al dormitorio comunale,

sia ricorrendo all'espediente dell'ellissi: questo vuol dire che il verbo sarà semplicemente sottinteso

  • Anziano ucciso a Senigallia al dormitorio comunale.

Nell'esempio appena proposto, la forma verbale sottintesa è è stato.

Quando l'enunciato è completamente privo di verbo viene detto frase nominale:

  • Panico ed intervento delle forze dell'ordine dopo l'omicidio al dormitorio comunale.

Accompagnano lo stile nominale fenomeni di subordinazione implicita (ad esempio, uso di gerundio o participio).

Nel linguaggio poetico lo stile nominale si caratterizza per la costruzione del componimento sulla base dell'espressività dei nomi e dei modi verbali indefiniti chiamati nomi verbali (infinito, gerundio, participio). Alcuni autori, tra i quali, Ungaretti, Pascoli, Carducci, annoverano nella loro produzione poetica testi nominali come, per esempio, rispettivamente "Sono una creatura", "Il lampo", "Pianto antico".

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