Temporale (Pascoli)

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Temporale
Orage-nuit-dorothee-taverne.JPG
il temporale
Autore Giovanni Pascoli
1ª ed. originale 1891
Genere poesia
Lingua originale italiano

Temporale è un componimento poetico di Giovanni Pascoli, tratto dalla raccolta poetica Myricae.

Il temporale è già scoppiato, incombe minaccioso all'orizzonte, come la mano nera del destino sulla mia vita.

Piccola ballata di settenari. È una miniatura nella quale troviamo concentrati gli elementi significativi del lavoro poetico pascoliano; nell'ordine:

Giovanni Pascoli nel 1882
  1. L'onomatopea: "bubbolìo" (il rombo lontano del tuono);
  2. La sintassi breve: c'è un solo verbo, "rosseggia";
  3. Le parole del lessico quotidiano: "pece", "stracci";
  4. Il tema della casa, metonimia della famiglia ma soprattutto della madre, intese come rifugio e fuga dal mondo. È il marchio poetico pascoliano, legato da un lato al trauma infantile della perdita drammatica di entrambi i genitori, e dall'altro al costante tentativo di ricostituire il mondo perduto che ispirò tutta la sua esistenza.
  5. L'analogia: "un'ala di gabbiano", qui scelto per la sua qualità di volatile capace di contrastare alla violenza della bufera. È da sottolineare l'efficacia di questa locuzione che si staglia, nella brevità di un singolo verso, a suggellare l'idea della forza protettiva.
  6. "L'ala di gabbiano" ha anche un altro significato, infatti la sola ala di gabbiano è comparata alla perdita dei parenti di Pascoli: come alla sola ala di gabbiano manca tutto il resto del corpo, al poeta manca gran parte dei cari.

L'opera è divisa in due parti: la descrizione del lampo e quella del tuono. La poesia si riflette su campi di sensi, la vista (nella parte del lampo) e l'udito (nella parte de tuono).

Questa poesia è connessa a molte altre, sia di Myricae (Dopo l'acquazzone, Pioggia, Sera d'ottobre, Ultimo canto, Il lampo, Il tuono, Lontana, I ciechi), che dei Canti di Castelvecchio (Temporale, La mia sera). A esemplificazione del procedimento analogico nella scrittura pascoliana, proponiamo l'accostamento di due figure analogiche parallele tratte dai versi finali dei due componimenti contrassegnati dal medesimo titolo di Temporale:

Myricae anitooo:

tra il nero un casolare:
un'ala di gabbiano

Canti di Castelvecchio:

...mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l'acquazzone una chioccia
[…] tra il vento e l'acqua, buono,
s'ode quel croccolare[1]
co' suoi pigolii dietro.

L'uso dell'analogia è nei due casi molto diverso: l'ala di gabbiano si sovrappone in modo gratuito e soggettivo sul proprio "analogo" - la casa - suscitando, con la sorpresa del suo apparire improvviso, l'idea del contenuto profondo che il poeta vuole evocare. La chioccia è invece una figura perfettamente aderente al contesto descrittivo della poesia: lo scrosciare della pioggia sui campi. Ma tuttavia essa si presta a una lettura simbolica, che Pascoli stesso conferma, se non nella stessa poesia, in numerosi altri momenti della sua produzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nota di G. Pascoli alla seconda edizione: «Croccolare: il verso della gallina quando vuol far l'uova o della chioccia quando guida i pulcini. Si dice anche del vino quando si versa dal fiasco senza tromba».

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