Classis Ravennatis

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Classis Ravennatis
Ravenna, sant'apollinare nuovo, il porto di classe (inizio del VI secolo).jpg
Raffigurazione del porto di Ravenna
a Classe.
Descrizione generale
Attiva 27 a.C. - 330
Nazione Impero romano
Tipo forza armata navale
Dimensione 10.000 classiarii (una legione per Vegezio[1])
Guarnigione/QG Ravenna, porto di Classe
Comandanti
Comandante attuale Praefectus classis Ravennatis[2]

[senza fonte]

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La Classis Ravennatis era la flotta imperiale romana istituita da Augusto intorno al 27 a.C..[3][4] Era di stanza a Ravenna ed era la seconda flotta dell'Impero per importanza. Aveva il compito di sorvegliare la parte orientale del Mediterraneo.[5] Fu rinominata Classis Praetoria Ravennatis Pia Vindex; l'attributo praetoria indica il compito di custodia dell'Italia e dell'imperatore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ravenna romana e flotta romana.

La flotta fu istituita da Augusto per pattugliare e difendere il Mediterraneo orientale, ovvero tutta l'area ad est del mare Adriatico.[3][5] Troviamo, infatti sue vexillationes anche nel regno del Bosforo Cimmerio.[6] Alcune sue vexillationes sembra parteciparono alla spedizione partica di Traiano o di Lucio Vero.[7] Dal porto di Classe sembra iniziò la seconda campagna contro i Daci da parte di Traiano, come rappresentato sulla omonima Colonna,[8] contrariamente a quanti sostengono che il porto sia da identificarsi con Brindisi[9] o Ancona.[10]
La flotta fu sequestrata da Settimio Severo durante la guerra civile degli anni 193-197.[11]

L'area portuale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Civitas Classis.

Il porto di Classe[12] era simile per conformazione a quello di Miseno, sul mar Tirreno, dove aveva sede la flotta per il Mediterraneo occidentale, ma nel suo complesso non era del tutto naturale. [13] Le lagune, interne rispetto alla costa, erano separate dal mare da un sistema di dune costiere. Per mettere in comunicazione il porto con il mare, i romani scavarono un canale tra le dune. [14]. Un secondo canale, la Fossa Augusta, congiungeva Classe con Ravenna. Prolungata verso nord, la Fossa Augusta collegava Ravenna alla laguna veneta e al sistema portuale di Aquileia.

In città, lungo la Fossa Augusta, si trovava la fabbrica delle navi: l'arsenale. Esso fu attivo fino al tempo del re goto Teodorico. Attorno ai bacini si potevano vedere depositi a perdita d'occhio; lo sviluppo delle banchine raggiungeva i 3 chilometri [15] e poteva ospitare fino a 250 imbarcazioni. La base militare ebbe poi alcuni distaccamenti nei principali porti del Mediterraneo, come ad esempio nel mar Egeo a il Pireo-Atene,[16] o nel mare Adriatico ad Aquileia[17] o Salona.[18]

A causa della subsidenza, il territorio ravennate, abbassandosi, divenne progressivamente paludoso. All’inizio del IV secolo, tale fenomeno fu così evidente che le banchine, i cantieri e le strade di accesso al porto erano diventate inservibili. Considerate queste condizioni, l'imperatore Costantino decise di trasferire la base della flotta a Bisanzio.[19]

Tipologia di imbarcazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel rilievo n.58 della Colonna di Traiano (secondo la classificazione di Conrad Cichorius), il porto qui rappresentato potrebbe essere quello di Classe[20], oppure quello di Ancona[21] o di Brindisi.[22]

Nella vicina necropoli di Ravenna, sono stati rinvenuti i nomi di alcune navi e di alcuni ufficiali incisi su stele funerarie in marmo:

Il corpo di truppa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Classiarius.

Anche per la flotta ravennate il numero degli effettivi si aggirava intorno ai 10.000 tra legionari e ausiliari.[1]

Il comandante della flotta era il Praefectus classis Ravennatis[2] ovvero il comandante dell'intero bacino dell'Adriatico, appartenente all'ordine equestre. A sua volta il diretto subordinato del praefectus era un sub praefectus,[59] a sua volta affiancato da una serie di praepositi, ufficiali posti a capo di ogni pattuglia per singola località.

Altri ufficiali erano poi il Navarchus princeps,[60] che corrisponderebbe al grado di contrammiraglio di oggi. Nel III secolo fu poi creato il Tribunus classis con le funzioni del Navarchus princeps, più tardi tribunus liburnarum.

La singola imbarcazione era poi comandata da un trierarchus (ufficiale), dai rematori e da una centuria di marinai-combattenti (manipulares / milites liburnarii). Il personale della flotta (Classiari o Classici) era perciò diviso in due gruppi: gli addetti alla navigazione ed i soldati. Il servizio durava 26 anni[61] (contro i 20 dei legionari ed i 25 degli auxilia). Dal III secolo la ferma fu aumentata fino a 28 anni. Al momento del congedo (Honesta missio) ai marinai erano date: una liquidazione, dei terreni e di solito anche la cittadinanza romana, provenendo essi dalla condizione di peregrini al momento dell'arruolamento.[62] Il matrimonio, invece, era permesso loro solo al termine del servizio attivo permanente.[62]

Cronotassi dei comandanti della flotta[modifica | modifica wikitesto]

Si ricordano alcuni Praefecti classis Ravennatis:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Vegezio, Epitoma rei militaris, IV, 31.4.
  2. ^ a b Vegezio, Epitoma rei militaris, IV, 32.1.
  3. ^ a b Svetonio, Vita di Augusto, 49.1.
  4. ^ Annales, IV, 5.
  5. ^ a b Vegezio, Epitoma rei militaris, IV, 31.6.
  6. ^ AE 1903, 2.
  7. ^ AE 1990, 992.
  8. ^ Michael Reddé e Jean Claude Golvin, I Romani e il Mediterraneo, Roma, 2008, p.125.
  9. ^ A Brindisi si vedono i navalia. F.Coarelli, La Colonna Traiana, Roma 1999, pp. 137 ss. Si aggiunge che Traiano era partito da Roma; avrebbe quindi percorso la via Appia, passando da Benevento, dove è presente un primo arco trionfale dedicato all'Imperatore.
  10. ^ Fiorella Festa Farina, Tra Damasco e Roma. L'architettura di Apollodoro nella cultura classica - L'Erma di Bretschneider, Roma 2001; Salvatore Settis, La Colonna Traiana, Torino 1988, pag 397, tavola 139; Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1; www.kidslink.bo.cnr.it, sito in cui è riportato il racconto delle guerre daciche fatto da Italo Calvino in base ai rilievi della colonna
  11. ^ Historia Augusta, Vita di Didio Giuliano, 6.3.
  12. ^ Strabone, Geografia, V, 1.7.
  13. ^ Giordane, Getica XXIX, 150.
  14. ^ Giordane, Getica XXIX, 149.
  15. ^ Estensione ragguardevole se si pensa che alcuni porti europei hanno raggiunto queste dimensioni solo nell'ultimo secolo.
  16. ^ CIL III, 557 (p 985).
  17. ^ AE 1972, 199, CIL V, 938, InscrAqu-2, 2822.
  18. ^ CIL III, 2020, CIL III, 14691.
  19. ^ Secondo altre fonti, gli imperatori continuarono a tenere l'armata a Ravenna fino al tempo del re goto Teoderico.
  20. ^ Reddé e Golvin Roma, 2008, pp. 124-125..
  21. ^ Fiorella Festa Farina, Tra Damasco e Roma. L'architettura di Apollodoro nella cultura classica - L'Erma di Bretschneider, Roma 2001; Salvatore Settis, La Colonna Traiana, Torino 1988, pag 397, tavola 139; Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1; www.kidslink.bo.cnr.it, sito in cui è riportato il racconto delle guerre daciche fatto da Italo Calvino in base ai rilievi della colonna
  22. ^ F.Coarelli, La Colonna Traiana, Roma 1999, pp. 137 ss.
  23. ^ CIL XI, 58; CIL XI, 343.
  24. ^ AE 1990, 992; CIL XI, 50; CIL XI, 54; CIL XI, 77; CIL XI, 112.
  25. ^ CIL XI, 47 (p 1227), CIL XI, 63 e CIL XI, 92.
  26. ^ CIL XI, 106.
  27. ^ CIL XI, 70, CIL XI, 99 e CIL XI, 110.
  28. ^ CIL XI, 62.
  29. ^ AE 1905, 201.
  30. ^ CIL XI, 78e CIL XI, 68.
  31. ^ CIL XI, 101 e CIL XI, 109.
  32. ^ CIL XI, 90 (p 1227).
  33. ^ CIL XI, 100.
  34. ^ CIL XI, 46.
  35. ^ CIL XI, 44 e CIL XI, 53.
  36. ^ CIL XI, 55.
  37. ^ CIL XI, 30.
  38. ^ CIL XI, 31; CIL XI, 85; CIL XI, 116; CIL XI, 118 e CIL XI, 120.
  39. ^ CIL XI, 6740.
  40. ^ CIL XI, 340.
  41. ^ CIL XI, 6745.
  42. ^ CIL XI, 51, CIL XI, 52 e CIL XI, 67.
  43. ^ CIL XI, 24.
  44. ^ CIL XI, 35; CIL XI, 36; AE 1962, 217; CIL XI, 72; CIL XI, 6742.
  45. ^ CIL XI, 94; CIL XI, 97; CIL XI, 6735 e CIL XI, 6736.
  46. ^ CIL VI, 3168.
  47. ^ CIL XI, 103.
  48. ^ CIL XI, 64 e CIL XI, 343.
  49. ^ CIL XI, 28.
  50. ^ AE 1906, 163, CIL XI, 39 e CIL XI, 91.
  51. ^ AE 1939, 230b; IGLS-3-2, 1181.
  52. ^ CIL XI, 60.
  53. ^ CIL XI, 95.
  54. ^ CIL XI, 37, CIL XI, 59 e CIL XI, 65.
  55. ^ CIL V, 1956.
  56. ^ CIL XI, 111.
  57. ^ AE 1979, 248.
  58. ^ Habitus 39.
  59. ^ CIL V, 328, CIL IX, 5439.
  60. ^ CIL XI, 86.
  61. ^ AEA 2009, 19; CIL XVI, 14.
  62. ^ a b CIL XVI, 1.
  63. ^ Tacito, Annales, XIII, 30.
  64. ^ Tacito, Historiae, II, 100; CIL XVI, 14; AE 2004, 1282.
  65. ^ Tacito, Historiae, III, 12.
  66. ^ Tacito, Historiae, III, 50 e 55.
  67. ^ CIL IX, 5357.
  68. ^ CIL IX, 5439.
  69. ^ CIL IX, 1582.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
  • G.Cascarino & C.Sansilvestri, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. III - Dal III secolo alla fine dell'Impero d'Occidente, Rimini 2009.
  • P.Connolly, L'esercito romano, Milano 1976.
  • P.Connolly, Greece and Rome at war, Londra 1998. ISBN 1-85367-303-X
  • Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008.
  • Y.Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008. ISBN 978-88-430-4677-5
  • V.A.Maxfield, L'Europa continentale, cap.VIII, in Il mondo di Roma imperiale: la formazione, a cura di J.Wacher, Bari-Roma 1989.
  • Michael Reddé, Mare nostrum, Parigi, 1986, ISBN 978-2-7283-0114-0.
  • Michael Reddé, Jean Claude Golvin, I Romani e il Mediterraneo, Roma, 2008, ISBN 978-88-240-1142-6.
  • Sergio Rinaldi Tufi, Archeologia delle province romane, Roma, Carocci, 2007, ISDN 978-88-430-1602-0.
  • H. Russel Robinson, The Armour of Imperial Rome, Londra, Arms and Armour Press, 1975, ISBN 978-0-85368-219-6.
  • D.B. Saddington, Classes. The Evolution of the Roman Imperial Fleets in A Companion to the Roman Army, Blackwell Publishing Ltd., 2007, ISBN 978-1-4051-2153-8.
  • (EN) William Smith, Navis in A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, John Murray, London, 1875, pp. 783‑792. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  • Chester G. Starr, The Roman Imperial Navy: 31 B.C.-A.D. 324 (2nd Edition), Cornell University Press, 1960, ISBN 978-0-89005-544-1.
  • Chester G. Starr, The Influence of Sea Power on Ancient History, Oxford University Press US, 1989, ISBN 978-0-19-505667-9.