Stato Pontificio

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Coordinate: 42°49′16″N 12°36′10″E / 42.82111, 12.60278

Stato Pontificio
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Stato Pontificio - Bandiera
Stato Pontificio - Stemma
(dettagli)

Descrizione generale
Nome completo: Stato Pontificio, Stato Ecclesiastico o Stato della Chiesa
Nome ufficiale: Patrimonium Sancti Petri,
Status Ecclesiasticus,
Stato Pontificio
Lingue: de facto latino, italiano e varietà dialettali dell'italiano
Inno: Gran Marcia Trionfale
Capitale: Roma
Dipendente da: Impero bizantino e Impero carolingio nell'Alto Medioevo, Impero francese in età Napoleonica
Nazioni dipendenti: Ducato di Puglia, Calabria e Sicilia, Regno di Napoli[1], Regno d'Inghilterra, Corona d'Aragona, Regno d'Ungheria, Regno del Portogallo[2], Domini dell'Ordine Teutonico
Forma politica
Forma di governo: Monarchia assoluta elettiva
Papa: Elenco
Organi deliberativi: Elenco
Nascita: 752 con Stefano II
Causa: Caduta dell'Esarcato di Ravenna
Fine: 1870 con Pio IX
Causa: Presa di Roma
Territorio e popolazione
Bacino geografico: Italia centrale e alcune zone dell'Italia settentrionale
Territorio originale: Lazio
Province: Tuscia, Marca anconitana, Ducato di Spoleto, Patrimonio di San Pietro, Campagna e Marittima
Massima estensione: 41.740 km² nel 1649
Economia
Moneta: Baiocco, Bolognino, Giulio, Grosso, Scudo, Lira
Commerci con: Italia, Mediterraneo occidentale, Adriatico
Esportazioni: vino, manufatti, grano, ferro
Importazioni: armi, spezie, seta, oro, marmo, gioielli
Religione e Società
Religioni preminenti: cristianesimo
Religione di stato: cristianesimo fino al luglio 1054, poi cristianesimo cattolico
Religioni minoritarie: arianesimo, ebraismo
Classi sociali: patrizi, clero, cittadini, popolo

Evoluzione storica
Preceduto da:
Succeduto da:
Ducato romano
Regno longobardo
Regno d'Italia

Lo Stato Pontificio, altrimenti detto Stato della Chiesa o Stati della Chiesa, Stati Pontifici od ancora Stato Ecclesiastico, è il nome di un'entità statuale storica assunta dai territori sottoposti al potere temporale dei papi. Iniziò a conformarsi fin da epoca bizantina, allorquando, con la costituzione del ducato romano (ultimi decenni del VI secolo), la figura del papa venne prima ad affiancarsi, poi a sostituirsi, a quella del dux di nomina imperiale nelle funzioni civili di quest'ultimo (e in taluni casi anche militari). La Donazione di Sutri (728), la Promissio carisiaca (754) e la Constitutio romana (824) furono altrettante pietre miliari nella genesi dello Stato Pontificio che da semplice proprietà privata di carattere fondiario della Chiesa si trasformò in uno degli organismi politici più influenti e prestigiosi d'Europa. La proiezione internazionale di tale Stato in epoca medievale e nei primi due secoli dell'età moderna andò ben oltre i limiti territoriali che le circostanze storiche gli avevano assegnato. Il Regno d'Inghilterra, il Regno del Portogallo, la Corona d'Aragona, il Regno di Napoli e il Regno d'Ungheria furono suoi vassalli e re e imperatori dovettero prostrarsi talvolta al cospetto del suo sovrano, il Papa. Dopo oltre mille anni di esistenza lo Stato Pontificio si dissolse nel 1870, a seguito dell'annessione dei suoi ultimi lembi di territorio, Roma e il Lazio, al nascente Regno d'Italia.

Indice

[modifica] La nascita del Patrimonio di San Pietro

[modifica] La Donazione di Costantino

Per approfondire, vedi la voce Donazione di Costantino.

Una tradizione, rivelatasi priva di fondamenti storici, voleva che alla Chiesa Cattolica Romana fosse stato concesso il dominio esclusivo su alcuni territori, grazie alla cosiddetta Donazione di Costantino (321). Autore di tale concessione, che avrebbe assicurato all'allora papa Silvestro I e ai successivi pontefici una specie di sovranità sul Palazzo del Laterano e la città di Roma con tutte le pertinenze e le insegne imperiali, sarebbe stato lo stesso Costantino I. In realtà il documento della Donatio si rivelò un falso risalente almeno all'VIII secolo, come fu dimostrato sin dal 1440 dall'umanista Lorenzo Valla.

[modifica] Il Ducato romano

Per approfondire, vedi la voce Ducato romano.

Sorto come istituzione politica e militare bizantina occupò, nell'ambito dell'Esarcato d'Italia, la maggior parte dell'odierno Lazio e alcune zone dell'Umbria meridionale ed aveva a capo un dux di nomina imperiale. Le sue origini non ci sono note, tuttavia viene menzionato per la prima volta da Gregorio Magno in una sua lettera (592) [3]. Con la nascita del Ducato romano, il vescovo di Roma iniziò ad accentrare sempre più nella sua persona le funzioni civili, oltreché religiose, del territorio, lasciando al dux un ruolo prettamente militare[4]. La debolezza della classe senatoriale, decimata dalle guerre gotiche ed emigrata in gran parte a Costantinopoli, la lontananza da Roma dell'esarca (che aveva la propria residenza a Ravenna) e, non ultimo, il prestigio personale di alcuni grandi papi (fra cui in primis Gregorio Magno), fecero sì che il Pontefice divenne, di fatto, la massima autorità civile del Ducato romano, affiancandosi, e in taluni casi contrapponendosi, alla figura dell'imperatore.

[modifica] La Donazione di Sutri

Per approfondire, vedi la voce Donazione di Sutri.

Il potere civile effettivo assunto dal papato fin dall'epoca di costituzione del ducato romano VI secolo, unitamente a una sempre maggiore debolezza degli imperatori bizantini in Italia, resero possibile quell' atto passato alla storia come la Donazione di Sutri (728), voluta dal re longobardo Liutprando e mediante il quale il papa acquistò un potere temporale formalmente riconosciuto. Al di fuori dei suoi possedimenti la supremazia del pontefice era tuttavia ben lontana dall'essere effettiva: in Italia i vescovi longobardi erano pressoché indipendenti, mentre nelle altre terre bizantine si faceva sentire l'influenza del patriarca di Costantinopoli, vicino alla volontà dell'Imperatore (cesaropapismo).

Il re dei longobardi infatti nel 728 strappò Sutri alle milizie bizantine e papa Gregorio II chiese ed ottenne, con molto sforzo, di farselo consegnare. In realtà quei territori appartenevano giuridicamente all'Imperatore bizantino, ma il papa, più che all'osservanza di una situazione giuridica formale, era interessato a respingere la troppo vicina potenza longobarda. Il suo timore non era infondato. Pochi anni dopo infatti, Liutprando, costretto a rafforzare il suo dominio sul territorio a fronte di una situazione interna molto difficile, cinse d'assedio Roma. Il Papa riuscì a farlo desistere solo grazie all'intervento (allora soltanto diplomatico) del franco Carlo Martello (739). Di nuovo arrivati ad una crisi con i longobardi, Zaccaria, da poco asceso al soglio pontificio, accettò accordi con Liutprando solo a fronte di ulteriori donazioni dell'ex-"ducato romano", ovvero quei territori bizantini nel centro Italia conquistati dai longobardi.

[modifica] Il Papato nell'Alto Medioevo

Bisanzio era debole e perdeva continuamente terreno a vantaggio dei Longobardi, mentre le sue relazioni col papato peggioravano sempre di più. A metà dell'VIII secolo, il regno longobardo volle dare la stoccata definitiva all'esarca ravennate bizantino e colpì al cuore le terre imperiali italiane: caddero la Pentapoli e Ravenna. Con la fine dell'esarcato nel 751, le minacce del re Astolfo dei Longobardi nei confronti di Roma si facevano sempre più conflittuali, per cui papa Stefano II si recò in Francia per chiedere il supporto di Pipino il Breve, che, dopo aver ricevuto in cambio la legittimazione del suo potere con la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di re Astolfo.

Pipino donò i territori riconquistati alla "sede dell'Apostolo Pietro" con la Promissio Carisiaca. Passarono così al papato le terre già dell'Impero nell'Italia settentrionale e centrale (la Romagna, l'Emilia, le Marche, l'Umbria e il Lazio).

Fu in quell'occasione che, per giustificare la cessione forse dubbia anche agli occhi dei diretti interessati, venne verosimilmente falsificato il documento della Donatio Constantini. Comunque sia, i Franchi conquistarono l'Italia centrale e settentroniale militarmente e decisero di lasciare il potere così ottenuto allo Stato della Chiesa, unica autorità in grado di gestirlo praticamente. Nel 781 Carlo Magno, dopo aver sottomesso definitivamente i Longobardi che, sotto re Desiderio, avevano cercato di conquistare le terre pontificie, formalizzò i territori soggetti al domino della Chiesa, che includeva il Ducato di Roma, Ravenna, la Pentapoli (Marche, parte dell'Umbria, parte del Veneto e parte della Liguria), parte del Ducato di Benevento, la Toscana, la Corsica, la Lombardia ed altre città italiane. La sicurezza dello stato, definito Patimonium Petri, venne garantita dall'Impero Carolingio. Nell'anno 824, la sovranità papale sullo Stato della Chiesa e gli stretti vincoli che legavano tale entità politico-territoriale all'Impero vennero ribaditi e rafforzati mediante la Constitutio romana, emanata da Lotario I nel corso di una sua visita a Roma.

[modifica] Il Papato nel Basso Medioevo

Innocenzo III

L'ambiente culturale del basso Medioevo riconosceva ampia autorità ai pontefici. Autorità non solo spirituale ma anche temporale. Tale distinzione che oggi noi facciamo era in quel periodo non facilmente comprensibile, poiché autorità significava anche gestire tale potere. A tal riguardo basta evidenziare come gli stessi imperatori del Sacro Romano Impero sentivano comunque l'esigenza di veder consacrata la loro carica imperiale dal papa. L'autorità pontificia era riconosciuta universalmente. In tale contesto si vennero a creare divergenze sulle conseguenze che tale autorità universalmente riconosciuta aveva ai fini pratici. Lo scontro si evidenziò in tutto il suo clamore sull'elezione dei vescovi (lotta per le investiture), dove si concentravano le differenze di opinione circa la possibilità che l'imperatore non fosse totalmente libero di fronte all'autorità papale. Lo scontro con l'autorità imperiale si protrasse in Italia quando nel XIII secolo le città e la nuova borghesia acquistavano sempre più potere economico tanto da contrastare l'Imperatore stesso con l'appoggio dello Stato della Chiesa. Così i pontefici sostennero la lotta dei comuni contro Federico Barbarossa e Federico II al fine di indebolire l'autorità politica e cercarono di legittimare la propria lotta con la teoria del Sole e della Luna. Secondo tale visione, il papa, depositario della luce di Dio, sarebbe stato superiore all'Imperatore, detentore di un potere umano, poiché i poteri mondani sarebbero originati unicamente da Dio. L'imperatore, quindi, sarebbe dovuto brillare semplicemente di luce riflessa. Oltre a ciò, i papi addussero come motivazione della propria superiorità nei confronti dell'autorità imperiale anche la donazione di Costantino, un presunto atto dell'imperatore romano in cui questi avrebbe donato l'intera parte occidentale dell'Impero alla Chiesa. L'intera Europa occidentale, quindi, sarebbe dovuta essere sottoposta al potere del papato. Il documento, tuttavia, nel Rinascimento, fu riconosciuto definitivamente come falso.

Con l'affermazione degli stati nazionali e la crisi dei due poteri universali, il papa perse gran parte della propria autorità temporale. Simbolo di questo declino fu lo schiaffo di Anagni. In questo episodio, papa Bonifacio VIII subì una gravissima umiliazione ad opera dei soldati di Filippo IV il Bello, il re di Francia che non aveva voluto piegarsi all'autorità papale.

Dopo la morte di Bonifacio VIII, i Francesi monopolizzarono i conclavi e fecero trasferire la sede pontificia ad Avignone. Ebbe così inizio il periodo detto Cattività Avignonese - o Babilonese - (1309-1377), così definito dagli Italiani in ricordo della deportazione degli Ebrei a Babilonia. Lo Stato Pontificio, così, a causa della lontananza della sede papale, cadde in preda all'anarchia e fu dilaniato dalle lotte interne delle principali famiglie nobili (come quelle tra i Colonna e gli Orsini, narrata anche da Boccaccio).

Nel 1343 fece la propria comparsa sulla scena politica romana Cola di Rienzo, un capopopolo che galvanizzava le folle con promesse di restaurazione dell'Impero Romano e cavalcando il malcontento antinobiliare. Ben presto assunse poteri assoluti, ma fu osteggiato dal Papa e costretto a fuggire da una congiura dei nobili. In seguito, il Papa pensò di poterlo utilizzare per indebolire la nobiltà e lo inviò a Roma accompagnato dal cardinale Albornoz. Ben presto, tuttavia, il suo potere sulle folle venne meno e Cola fu ucciso durante una sommossa (1354). L'Albornoz aveva, però, soprattutto il compito di recuperare all'autorità del Papa i territori italiani: la cosa gli riuscì, in parte con le lusinghe in parte con le minacce, quasi ovunque. Solo Francesco II Ordelaffi, Signore di Forlì, gli resistette tanto a lungo che Innocenzo VI si decise a proclamare una crociata contro i Forlivesi, per poterne avere ragione. La Crociata durò dal 1355-56 fino al 1359, quando si giunse ad un compromesso: a Francesco, che cedeva Forlì all'Albornoz, rimanevano, a titolo di vicario papale, Forlimpopoli e Castrocaro; l'Albornoz, però, si poteva insediare in Forlì, dimostrando così, anche simbolicamente, che le operazioni per riaffermare l'autorità pontificia sui territori della Chiesa si erano positivamente concluse.

Nel 1440 Lorenzo Valla dimostrò che la donazione di Costantino era falsa: il latino in cui era stato scritto era un latino con caratteristiche diverse da quello del tempo dell'Impero Romano: era un falso storico, usato per giustificare le aspirazioni dei Papi.

[modifica] Il ritorno del Papa ed il grande scisma

Per approfondire, vedi la voce Scisma d'Occidente.
Urbano VI

L'invio a Roma di Cola di Rienzo era solo il primo passo della nuova politica pontificia che mirava ad un ritorno del papato a Roma. Fu affidato al cardinale Albornoz il compito di riconquistare lo Stato Pontificio, ormai smembrato in una miriade di potentati locali, e di rimettere ordine nella capitale. Il cardinale intraprese una serie di campagne che sottomisero il Lazio, Spoleto, i Malatesta di Rimini, i Montefeltro di Urbino e la città di Forlì. Solo Bologna, almeno fino all'epoca di papa Giulio II, rimase indipendente.

Nel 1367 Urbano V fece ingresso in città, ma ci rimase solo tre anni, poiché nel 1370 fece ritorno ad Avignone, dove morì. Ma questi erano solo i prodromi della svolta: nel 1378, morto Gregorio XI, i cardinali riuniti in conclave, sotto le pressioni insistenti dei romani, elessero papa Urbano VI, un italiano che, a differenza dei suoi predecessori, restò in città.

I francesi, non volendo perdere il proprio controllo sul pontefice, dichiararono l'elezione nulla appigliandosi alle pressioni esercitate dalla folla sui cardinali. Poi, riuniti tutti i propri cardinali, elessero un antipapa, Clemente VII. Fu l'inizio del grande Scisma d'Occidente.

In questo periodo, l'Europa si spaccò in due ed l'autorità del papato romano diminuì sensibilmente. Si sviluppò, così, un forte interesse per le terre dello Stato Pontificio, una base di potere sicura. Il Quattrocento, perciò, iniziò all'insegna di una forte espansione delle terre papali nell'Italia centrale che continuò anche ben oltre la fine dello scisma.

La frattura della cristianità si ricucì molto difficilmente: i due papi in carica rifiutavano di dimettersi e neppure il concilio di Pisa, che si riproponeva di dichiarare deposti i pontefici per eleggerne un terzo, riuscì a produrre qualche progresso. Alla fine il concilio di Costanza fece dimettere i papi di Pisa e di Avignone e tutti quegli altri autonominati pontefici che, approfittando del disordine generale, avevano cercato, con l'appoggio di numerosi stati, di impossessarsi del soglio di Pietro.

[modifica] Dall'età rinascimentale al Settecento

Come si è già avuto modo di segnalare, nel Trecento e nel Quattrocento la Cattività avignonese e il Grande Scisma avevano indebolito il papato, che iniziò a perdere parte della propria influenza sulla politica europea, pur non avendo ancora definitivamente rinunciato alle proprie pretese di guida della Cristianità. La nascita e la diffusione della Riforma protestante nella prima metà del XVI secolo, sembrò compromettere per sempre la missione universale del Cattolicesimo in Europa e nel Mondo. Nuovo vigore venne tuttavia dato alla Chiesa e al proprio Stato con il Concilio di Trento e il fermo appoggio prestato al Papato dagli Asburgo di Spagna e d'Austria, allora all'apice della propria potenza. Per circa un secolo la Santa Sede si impose come uno dei grandi protagonisti della politica italiana del tempo. La decadenza dell'Impero ispanico, già chiaramente percepibile attorno all'inizio degli anni quaranta del XVII secolo e sancita definitivamente con il Trattato di Westfalia, si ripercosse negativamente sullo Stato della Chiesa, costretto a patteggiare da posizioni di debolezza con la nuova potenza emergente dell'Europa del tempo: la Francia di Luigi XIV.

Fin dai primi anni del Cinquecento, la politica dello Stato Pontificio si orientò sempre più nettamente verso la cura dei propri possedimenti in Italia centro-settentrionale, dando l'avvio, sotto il pontificato di Alessandro VI a una serie di campagne militari atte a sottomettere le turbolenti città romagnole. La Spagna, potenza egemone in Italia dopo la battaglia di Pavia (1525), se da una parte schiacciò con estremo rigore ogni opposizione papale alla propria politica di potenza nella penisola (sacco di Roma, 1527) dall'altra ne puntellò il potere sia in funzione antiveneziana, sia come baluardo del cattolicesimo e della stessa monarchia asburgica. Seguendo tale criterio, Carlo V prima, poi i suoi successori, permisero ai Papi di rafforzare l'unità del proprio Stato a spese delle Signorie minori che pur dichiaratesi da secoli vassalle della Chiesa, avevano mantenuto un'autonomia più o meno ampia. In tal modo, a partire dal pontificato del filo-asburgico Paolo III Farnese lo Stato della Chiesa si estese e consolidò notevolmente, raggiungendo attorno alla metà del secolo successivo la sua massima estensione. Fra le Signorie e gli Stati passati da una condizione di blando vassallaggio (ma in realtà semi-indipendenti) a un vero e proprio assorbimento all'interno dello Stato Pontificio vi furono, fra il Cinquecento e Seicento oltre ad alcune città della Romagna cui abbiamo fatto già accenno anche Bologna(1506), Perugia (1540), Ferrara (1598), Urbino (1631) e i rispettivi territori da esse dominati. Ultimo a cadere fu il Ducato di Castro (1649), vero e proprio Stato nello Stato, costituitosi in epoca di Paolo III.

Il governo paternalista della Chiesa se da un lato si operò per lenire, soprattutto nella generale crisi che colpì il mondo mediterraneo e centroeuropeo a partire dal 1620 circa[5], le sofferenze delle classi più umili attraverso la creazione di una serie di istituzioni benefiche (fra cui i primi Monti di Pietà apparsi in Europa, ospedali pubblici, mense per poveri, ecc.), dall'altra non riuscì a rinnovarsi e modernizzarsi in forma soddisfacente allorquando si ebbe, nella prima metà del Settecento, in Italia e in altri paesi, una generale ripresa economica e culturale. Fino almeno allo scoppio della Rivoluzione francese (1789), lo Stato Pontificio godé tuttavia di un moderato consenso popolare e di un fermo appoggio da parte delle sue classi dirigenti, grazie anche al sostegno di una borghesia di estrazione non mercantile, legata all'apparato burocratico dello Stato, e a quello della nobiltà locale, ricompensata con feudi, prebende e, in alcuni casi, anche con l'ascesa al soglio pontificio di alcuni fra i suoi rappresentanti più influenti. Fino alla fine del XVIII secolo gli Stati della Chiesa erano costituiti da una serie di entità amministrative autonome, distinte in Legazioni, Territori, Paesi titolati, governatorati:

Legazioni

  • Bologna
  • Romagna (Ravenna) da cui dipendono Forlì, Imola, Faenza, Cesena, Cervia, Rimini, Forlimpopoli, Bertinoro, Comacchio
  • Ferrara
  • Urbino distinto negli stati di
    • Urbino e Pesaro da cui dipendono Gubbio, Cagli, Urbania, Pergola, Fossombrone, Santangelo, Senigaglia, Corinaldo
    • Fano, sede di delegazione
    • Montefeltro, sede di rettorato da cui dipendono San Leo, Pennabilli
    • Camerino, sede di delegazione
    • Jesi, sede di delegazione
  • Avignone e Contado Venassino, sede di una vicedelegazione da cui dipendono il ducato di Avignone e Carpentras e contado, fino alla annessione francese del 1791

Territori

  • Patrimonio di San Pietro, governatorato con sede a Viterbo, da cui dipendono Bolsena, Bagnorea, Montefiascone, Orte, Civita Castellana, Nepi, Sutri, Toscanella
  • Campagna romana, governatorato di Roma da cui dipendono Frosinone, Velletri, Terracina, Civitavecchia, Corneto, Tivoli, Palestrna, Frascati, Albano, Nettuo, Segni, Sezze, Paliano, Alatri, Veroli, Anagni, Ferentino, Piperno
  • Sabina, governatorato di Collevecchio in Sabina (1605), Magliano Sabina sede Vescovile.
  • Orvieto, governatorato da cui dipendono Città della Pieve, Assisi, Foligno, Nocera
  • Perugia, governatorato sulla città e suo contado

Paesi titolati

  • Ducato di Spoleto da cui dipendono Todi, Terni, Rieti, Narni, Amelia, commissariato della Montagna (Norcia)
  • Ducato di Castro con sede a Ronciglione da cui dipendono Castro e Montalto
  • Ducato di Benevento, sede di legazione
  • Marca di Ancona e Macerata da cui dipendono Montemarciano, Chiaravalle, Recanati, Loreto, Osimo, Fabriano, Matelica, San Severino, Tolentino, Cingoli
  • Marca di Fermo, sede di delegazione da cui dipendono Ascoli, Montalto, Ripatransone

Governatorati

[modifica] La parentesi napoleonica e l'Ottocento

L'invasione napoleonica sconvolse gli equilibri settecenteschi italiani e e lo Stato Pontificio rischiò di scomparire definitivamente. Nel 1797, con il trattato di Tolentino, Napoleone fece riconoscere da Papa Pio VI la cessione alla Francia di Avignone e del Contado Venassino (già occupati alcuni anni prima in età rivoluzionaria) e, alla Repubblica Cisalpina, l'annessione di Bologna, Ferrara e la Romagna. Nel 1798 venne proclamata l'effimera Repubblica, storicamente conosciuta come Repubblica Romana (1798-1799) e il Papa, deposto, fu costretto all'esilio. Una decina di anni più tardi, la Santa Sede fu costretta a cedere le Marche (1808) allo Stato satellite napoleonico del Regno italico. Nel 1809 lo Stato Pontificio venne formalmente abolito da Napoleone. Con la Restaurazione e il ripristino del potere temporale del nuovo Papa, Pio VII, la Chiesa perse definitivamente le exclavi francesi e Ferrara, ma si salvò dalla catastrofe, riuscendo a sopravvivere per un altro mezzo secolo.

In quegli anni papa Pio VII elaborò una nuova suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio tramite il motu proprio «Quando per ammirabile disposizione»[6] del 6 luglio 1816, che prevedeva l'istituzione delle seguenti province (tra parentesi il capoluogo), distinte in legazioni e delegazioni:

Lo Stato della Chiesa (in inglese Papal States) e gli stati vicini in epoca napoleonica (1806)

Fin dall'epoca della Rivoluzione francese erano andate diffondendosi, nelle fasce sociali più colte e progressiste della popolazione, idee liberali, che trovarono ulteriore alimento e diffusione nei decenni successivi, all'epoca della Repubblica romana e in età napoleonica. Dopo la Restaurazione, l'insofferenza nei confronti del governo pontificio aumentò e non di rado in alcuni territori il malessere assunse forma di aperta ribellione, che per reazione provocò la nascita di bande di sanfedisti, che cercarono di contrastarla anche con l'uso della forza. La situazione talvolta degenerò in scontri armati che portarono però più discredito che sostegno all'autorità pontificia: nelle Romagne fu celebre e famigerato il capobanda ed avventuriero Virginio Alpi, che operava nel territorio tra Forlì e Faenza[7].

Per qualche tempo molte speranze vennero riposte nel Papa Pio IX che in un primo momento sembrò assecondare le aspirazioni liberali e neoguelfe di molti suoi sudditi e anche di tanti patrioti italiani. Fra i provvedimenti che inizialmente assicurarono al nuovo papa un ampio consenso popolare vi furono la liberazione di tutti coloro che erano stati imprigionati per motivi politici e l'ingresso di ministri laici nel governo.

La fine si ebbe a causa del processo di unificazione del Regno d'Italia. Nel 1859-1860, tramite i plebisciti, le Marche, l'Umbria e la Romagna si staccarono dallo Stato pontificio; poi nel 1870 fu annesso all'Italia anche il Lazio, con la presa di Roma da parte dei bersaglieri di Vittorio Emanuele II di Savoia: liberazione secondo l'ottica italiana, usurpazione secondo quella pontificia. La rottura tra la Chiesa e lo Stato italiano durò fino al 1929, quando con la firma dei Patti Lateranensi venne creata la Città del Vaticano che restituì una minima sovranità territoriale alla Santa Sede. Tale sovranità potrebbe dar luogo a considerare la Città del Vaticano come un vero e proprio stato successore (o fra gli stati successori, insieme al Regno d'Italia) dell'antico Stato Pontificio. Il tema divide tuttora gli storici e continua ad essere oggetto di dibattito.

[modifica] Papi durante lo Stato Pontificio

Elenco dei papi che hanno governato lo Stato. Il numero indica il loro ordine nell'elenco cronologico di tutti i papi.

[modifica] Note

  1. ^ Il Regno di Napoli fu legato da vincoli di vassallaggio allo Stato della Chiesa fino al 1776, allorquando Ferdinando IV, ordinò di non pagare più al Papa la chinea, tributo simbolico che aveva la funzione di riaffermare esplicitamente tali legami di dipendenza
  2. ^ Dal 1179, allorquando Alessandro III, su sollecitazione di Alfonso I del Portogallo, riconosce l'indipendenza del Paese dal Regno di León e lo pone, come Stato vassallo, sotto la protezione della Santa Sede mediante la bolla Manifestus probatum
  3. ^ Cfr. Girolamo Arnaldi, Le Origini dello Stato della Chiesa, Torino, UTET Libreria, 1987, pag. 28, ISBN 88-7750-141-3
  4. ^ «Con l'istituzione del ducato di Roma...cominciava a profilarsi una nuova antitesi fra una romanità, a un tempo ecclesiastica e civile, incarnata pressoché esclusivamente dal clero locale e dal suo capo, e una romanità militare, di frontiera, incarnata dal duca bizantino...». Citazione tratta da: Girolamo Arnaldi, Le Origini dello Stato della Chiesa, Torino, UTET Libreria, 1987 pag. 28, ISBN 88-7750-141-3
  5. ^ Secondo Ruggiero Romano, che generalizza per l'intera Europa dei dati cronologici precedentemente proposti da Carlo Maria Cipolla per la sola Italia, la crisi economica ha inizio negli anni 1619-1622. Entrambi gli autori, e le rispettive posizioni sul tema, sono citati da Guido Quazza, La Decadenza italiana nella Storia europea, Torino, Giulio Einaudi Editore SpA, 1971, pag. 59
  6. ^ Testo completo del Motu proprio disponibile al sito:[1]
  7. ^ Riccardo Bacchelli gli dedicò alcune pagine ne 'Il mulino del Po

[modifica] Bibliografia

  • Domenico Demarco, Il tramonto dello Stato Pontificio Torino, Giulio Einaudi editore, 1949.
  • Ludovico Gatto. Storia universale del Medioevo. Roma, Newton & Compton, 2003.
  • Elio Lodolini, L'amministrazione periferica e locale nello Stato Pontificio dopo la Restaurazione. Ferrara Viva (1959) I/1, 5-32.
  • Leopold G. Glueckert, Between Two Amnesties: Former Political Prisoners and Exiles in the Roman Revolution of 1848. New York, Garland Press, 1991.
  • Elio Lodolini, L'ordinamento giudiziario civile e penale nello Stato Pontificio (sec.XIX). Ferrara Viva (1959) I/2, 43-73.
  • Giacomo Martina, S.J. Pio IX (1846-1850). Roma, Editrice Pontificia Universita Gregoriana, 1974.
  • Allan J. Reinerman, Austria and the Papacy in the Age of Metternich. Washington, Catholic University of America Press, 1979-1990. 2 volumi.
  • Giovanni Tobacco. Storia d'Italia, vol. 1, Dal tramonto dell'impero fino alle prime formazioni di Stati regionali. Torino, Einaudi, 1974.
  • Gabriella Santoncini, Ordine pubblico e polizia nella crisi dello Stato Pontificio (1848- 1850). Milano: Giuffre, 1981.
  • Piero Zama, La Rivolta in Romagna fra il 1831 e il 1845. Faenza: Fratelli Lega, 1978.

[modifica] Filmografia

[modifica] Voci correlate

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