il Resto del Carlino

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il Resto del Carlino
Paese Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese
Tiratura 206.221 (dicembre 2008)
Diffusione 165.225 (dicembre 2008)
Fondazione 21 marzo 1885
Sede via E. Mattei, 106, Bologna
Editore Poligrafici Editoriale
Direttore Pierluigi Visci
Redattore capo  
Sito web ilrestodelcarlino.quotidiano.net

il Resto del Carlino [1] è il giornale simbolo di Bologna ed uno dei più antichi tra i quotidiani italiani tuttora in vita.

Indice

[modifica] Origine del nome

Bologna non è molto lontana da Firenze. Nel capoluogo fiorentino circola già nel 1885 un giornale di nome Il Resto al sigaro[2]. Viene venduto nelle tabaccherie al prezzo di 2 centesimi. Siccome un sigaro costa 8 centesimi, è facile per gli esercenti abbinare la vendita dei due prodotti e rendersi così promotori del giornale. Alcuni bolognesi prendono l'idea e nel giro di due mesi la portano a Bologna. I loro nomi sono: Cesare Chiusoli, Giulio Padovani e Alberto Carboni. Tutti e tre hanno alle spalle studi di giurisprudenza e un'attività consolidata di giornalismo in altri quotidiani cittadini (Stella d'Italia, La Patria)[3].

Il loro giornale esce con le stesse dimensioni e con lo stesso prezzo del foglio fiorentino. Costa due centesimi (invece dei 5 della stampa "seria" e di quella sportiva) ed ha un formato di 19 × 29 cm, addirittura più piccolo dell'attuale A4. Secondo i canoni dell'epoca la pagina "a lenzuolo" (broadsheet) è tipica della stampa d'informazione; invece i fogli cittadini popolari adottano un formato ridotto. I fondatori scelgono questo secondo formato poiché il nuovo giornale non deve fare concorrenza alla stampa "seria", ma inserirsi nel mercato delle letture leggere.

Rimane ora da scegliere il nome. Ovviamente non può essere uguale a quello del foglio ispiratore fiorentino. Ma deve mantenere un tono originale, scanzonato e bizzarro. Nella Bologna ottocentesca la moda giornalistica impone nomi come "La Striglia", "La Frusta", "Lo scappellotto". I fondatori scelgono "il Resto… del Carlino", dove i puntini di sospensione non sono messi a caso. La testata si rifà infatti a un diffuso modo di dire locale: "dare il resto del carlino" significa "dare ad ognuno il suo avere", "regolare i conti" e, per estensione, "pungolare i potenti e fustigare i prepotenti" [4].

[modifica] Storia

[modifica] I primi anni di vita

Il primo numero de Il Resto del... Carlino esce il 21 marzo 1885. L'editoriale, di Giulio Padovani, s'intitola semplicemente «?». Padovani spiega che:

« Questo punto deve servire a rappresentare la curiosità dei lettori [per] un giornale piccolo per chi non ha tempo di leggere i grandi; [un giornale] dove l'uomo d'affari, l'operaio, l'artista, la donna, tutti, troveranno in un batter d'occhio... le notizie sugli avvenimenti più importanti. »

Sulla testata del nuovo quotidiano compare una donna che fuma - con il riferimento al tabaccaio da cui "si va a comprare il primo sigaro della giornata". La pagina è divisa in tre colonne. La forma di esposizione delle notizie è agile e si presta alla lettura "in un batter d'occhio".

Lo stampatore è la Tipografia Azzoguidi in via Garibaldi 3, dove è sistemata anche la redazione. La prima tiratura è di 8.000 copie; il giornale è venduto sia nelle tabaccherie, dove viene distribuito come resto al sigaro, sia nelle altre botteghe, oltre che nelle ancora rarissime edicole. Dopo sei mesi le copie tirate diventano 14.000, ma anche i costi di produzione crescono e la proprietà non può fare altro che ritoccare il prezzo. L'aumento è minimo: un solo centesimo, che viene compensato con l'aumento del formato. La decisione però ha un effetto controproducente: i lettori sono spiazzati dalle nuove dimensioni mentre ai tabaccai il giornale non fa più comodo perché "non serve più come resto"'. Le vendite precipitano, si arriva allo stato di crisi.

La svolta arriva con l'ingresso di Amilcare Zamorani come socio e come gerente responsabile. Avvocato di origini ferraresi trapiantato a Bologna, Zamorani, a partire dal 1886 trasforma il "Resto del... Carlino" in un vero quotidiano di informazione. Il giornale assume il tono dei maggiori giornali nazionali e si colloca in un'area politica di riferimento, quella dell'“Associazione democratica” di radicali, repubblicani e socialisti legalitari. Il formato aumenta a 37 cm x 52, le colonne pure (da tre a cinque), così come il prezzo: 5 centesimi.

Il 1° gennaio 1888 il Carlino assorbe il concittadino La Patria. Entra in redazione anche il direttore, Filippo Naldi (che avrà una lunga carriera nel Carlino). Inoltre il giornale si dota di una propria tipografia.
Entro il 1890 il Carlino è diventato il primo quotidiano bolognese, forte delle 20.000 copie vendute. Nel 1895 viene acquistata la prima macchina rotativa; il giornale si trasferisce nella nuova sede di piazza Calderini.

[modifica] Il primo Novecento

Nei ultimi anni della sua direzione (1903-1905), il Carlino mantiene una linea di appoggio al governo Giolitti. Zamorani lascia nel 1905, affetto da una grave malattia, dopo avere indicato come successore Pio Schinetti.
Il quotidiano aumenta la tiratura durante tutta l'epoca giolittiana. Nel 1909, due anni dopo la morte di Zamorani, il giornale si sposta dall'area democratica-popolare a quella conservatrice-agraria.

Nel 1914-1915, dei tre principali quotidiani di Bologna, il liberale Carlino e il Giornale del mattino, democratico, si schierano tra i giornali interventisti, mentre il cattolico L'Avvenire d'Italia è più prudente. La Grande guerra fa salire la tiratura da 38.000 a 150.000 copie, grazie anche al servizio speciale per i soldati al fronte predisposto dal giornale (Gino Piva è il più bravo corrispondente di guerra).
La recessione successiva al conflitto provoca una forte crisi finanziaria, di cui approfitta il fascismo nascente per entrare nella proprietà del giornale e condizionarne la linea.
Tra il 1921 e il 9 settembre 1943, alla guida del quotidiano si succedono ben nove direttori, la cui nomina è controllata dal regime, quasi nessuno dei quali è giornalista di professione.

Nel 1945 il direttore Giorgio Pini è condannato penalmente per il suo passato di dirigente nella RSI. Lo storico nome Resto del Carlino viene cancellato. Il nuovo proprietario, il PWB (Psychological Warfare Branch), la sezione informativa delle forze alleate, rinomina la testata Giornale dell'Emilia. Causa ristrettezze economiche, il quotidiano esce con un solo foglio (formato lenzuolo), di cui la prima facciata è dedicata alle notizie di interesse nazionale, mentre il retro è riservato alle notizie di Bologna.

Variazioni dell'assetto proprietario
Variazioni dell'assetto proprietario
  • 1885: in marzo tre amici, Cesare Chiusoli, Giulio Padovani e Alberto Carboni, fondano il giornale versando 100 lire a testa. Nella società si aggiunge Francesco Tonolla, molto più ricco dei tre, cui viene affidato il ruolo di amministratore.
  • Alla fine del primo anno entra nella società Amilcare Zamorani, che rileva la quota di Giulio Padovani. Il suo ingresso effettivo data dal 1° gennaio 1886.
  • 1909: in agosto il pacchetto di maggioranza della società editrice del Carlino, lo Stabilimento Tipografico Emiliano, passa a un gruppo finanziario capeggiato dai deputati moderati Giuseppe Tanari ed Enrico Pini e dal banchiere Achille Gherardi. L'anno seguente Giovanni Sturani, già segretario della Federazione interprovinciale agraria, assume la direzione del quotidiano.
  • 1913: la gestione amministrativa del quotidiano è assegnata a Filippo Naldi, che ottiene alla fine dell'anno anche la direzione. Naldi ottiene l'appoggio finanziario di un gruppo di zuccherieri, formato da Piaggio, Bruzzone e Raggio. La cordata rileva il 50% del pacchetto azionario, un altro 40% va al binomio Pini-Gherardi, mentre il restante 10% al gruppo Massuccone.
  • 1915: la nuova ragione sociale della società editrice è Stabilimenti Tipografici Italiani Riuniti.
  • Dopoguerra: la maggioranza del pacchetto azionario oscilla tra potentati industriali (famiglia Agnelli) e politici (Leandro Arpinati).
  • 1934: il Carlino diventa proprietà del partito fascista; nel 1940 è proprietà personale di Dino Grandi.
  • 1946: il Carlino torna di proprietà degli industriali bolognesi. Negli anni successivi viene edito dall'Eridania Zuccheri, industria saccarifera, che pubblica il carlino attraverso la «S.A. Poligrafici Il Resto del Carlino».
  • 1965: Attilio Monti acquisisce il controllo dell'Eridania Zuccheri.
  • 1976: la “S.A Poligrafici Il Resto del Carlino" passa ad Andrea Riffeser, nipote di Monti (è figlio Maria Luisa Monti, l'unica figlia di Attilio). L'anno dopo la “S.A Poligrafici Il Resto del Carlino” modifica la denominazione in Poligrafici Editoriale. La Poligrafici è controllata dal Gruppo Monti-Riffeser.
  • 1986: la Poligrafici Editoriale si quota in Borsa.
  • 1996: il Gruppo Monti-Riffeser assume la denominazione attuale, Monrif.
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[modifica] Il secondo Novecento

Poco dopo la Liberazione il giornale ritorna in mano ai proprietari terrieri (maggio 1945, direttore Gino Tibalducci), cui si affiancano gli industriali bolognesi (marzo 1946, nuovo direttore Tullio Giordana). Nel 1953 il giornale lancia un referendum tra i lettori sul ripristino del nome storico: vincono i sì. Il 4 novembre la testata torna ad essere Il Resto del Carlino.
Nel 1955 viene chiamato a dirigere il Carlino il giornalista e storico fiorentino Giovanni Spadolini. Il "professore" ordina la creazione di un archivio delle foto e degli articoli, che il giornale non aveva ancora. Caratteristica del periodo spadoliniano è anche la cura della Terza pagina, che si riempie di firme illustri. Il giornale mette il mostra tranquillamente Giuseppe Prezzolini, Manara Valgimigli, Ignazio Silone e il giovane Alberto Ronchey, fino a Guido De Ruggiero e Giovanni Papini. Sotto la guida di Spadolini muovi i primi passi anche Luca Goldoni, che con gli anni diventerà una delle firme-simbolo del quotidiano.

Nel 1968 anche Spadolini lascia, chiamato a dirigere il prestigioso Corriere della Sera. La sua permanenza rimane una delle più longeve del dopoguerra. Con il "professore" parte per Milano anche il caporedattore Leopoldo Sofisti. Al loro posto arrivano Domenico Bartoli e Giuseppe Trevisani. La grafica del giornale viene riconcepita da quest'ultimo per adattarsi alla nuova tecnica di stampa in offset.

Anche agli inizi degli anni Ottanta l'immagine del giornale viene rinnovata. Il progetto è affidato a Sergio Ruffolo, già realizzatore nel 1976 del progetto grafico de la Repubblica. Ruffolo disegna uno schema di impaginazione in blocchi verticali, che compone secondo misure fisse titoli ed articoli in una gabbia definita. Cambia anche lo stile degli articoli che, collocati in questi spazi così precisi, si fa più semplice ed immediato. Il 18 dicembre 1982 il Carlino esce con la nuova veste grafica; sono nuovi anche i caratteri (senza grazie) e la titolazione. La grafica rimarrà la stessa per tutti gli anni Novanta.

Tappe della rivoluzione tecnologica nella fattura del giornale
Tappe della rivoluzione tecnologica nella fattura del giornale
  • 1971: introduzione della stampa in offset
  • 1980: il computer entra in tipografia, la stampa a piombo viene sostituita dalla fotocomposizione
  • 1986: il computer entra in redazione
  • 1993: la videoimpaginazione sostituisce la fotocomposizione
  • 1999: i giornalisti compongono la pagina direttamente dal loro personal computer
  • 2004: entra in produzione il sistema tutto automatizzato Hermes 10
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A partire dagli anni Novanta la famiglia Riffeser, erede di Monti, ha messo in sinergia il Carlino con altri due quotidiani: il fiorentino La Nazione e il milanese Il Giorno nella rete QN - Quotidiano Nazionale. Il Quotidiano Nazionale fornisce le notizie nazionali e internazionali uguali per tutti; ad esse ogni quotidiano aggiunge un dorso con le notizie che interessano il proprio bacino di riferimento.

[modifica] I direttori

  • Alberto Carboni, 21 marzo 1885 - 26 dicembre 1885
  • Amilcare Zamorani, 27 dicembre 1885 - 14 dicembre 1905
  • Pio Schinetti, 15 dicembre 1905 - 23 dicembre 1907
  • Guido Sestini, 24 dicembre 1907 - 20 agosto 1909
  • Umberto Silvagni, 21 agosto 1909 - 13 aprile 1910
  • Giovanni E. Sturani, 28 novembre 1910 - 2 luglio 1912
  • Lino Carrara, 3 luglio 1912 - 4 settembre 1913
  • Ettore Marroni, 5 settembre 1913 - 23 dicembre 1913
  • Lino Carrara e Filippo Naldi, 24 dicembre 1913 - 27 aprile 1919
  • Mario Missiroli, 6 maggio 1919 - 5 aprile 1921
  • Nello Quilici (1890-1940), 20 dicembre 1921 - 4 agosto 1923
  • Tommaso Monicelli, 5 agosto 1923 - 20 febbraio 1925
  • Widar Cesarini Sforza (1886-1965), 9 aprile 1925 - 25 maggio 1928
  • Giorgio Pini (1899-1987), 26 maggio 1928 - 4 marzo 1930
  • Achille Malavasi, 4 aprile 1930 - 24 dicembre 1933
  • Giorgio M. Sangiorgi, 3 gennaio 1934 - 15 novembre 1937
  • Armando Mazza, 16 novembre 1937 - 7 novembre 1940
  • Giovanni Telesio, 8 novembre 1940 - 27 luglio 1943
  • Alberto Giovannini, 28 luglio 1943 - 9 settembre 1943
  • Giorgio Pini, 16 settembre 1943 - 20 aprile 1945
  • Gino Tibalducci, 18 maggio 1945 - 16 marzo 1946
  • Tullio Giordana, 17 marzo 1946 - 1º agosto 1947
  • Luigi Emery, 12 ottobre 1947 - 3 dicembre 1949
  • Giuseppe Longo, 4 dicembre 1949 - 28 febbraio 1953
  • Vittorio Zincone, 1º marzo 1953 - 19 febbraio 1955
  • Giovanni Spadolini, 20 febbraio 1955 - 10 febbraio 1968
  • Domenico Bartoli, 11 febbraio 1968 - 20 giugno 1970
  • Enzo Biagi, 21 giugno 1970 - 30 giugno 1971
  • Girolamo Modesti, 1º luglio 1971 - 22 marzo 1975
  • Alfredo Pieroni, 23 marzo 1975 - 7 marzo 1977
  • Franco Di Bella, 8 marzo - 25 ottobre 1977
  • Tino Neirotti, 20 novembre 1977 - 3 marzo 1985
  • Franco Cangini, 4 marzo 1985 - 12 marzo 1987
  • Marco Leonelli, 13 aprile 1987 - 26 marzo 1995
  • Giuseppe Castagnoli, 27 marzo 1995 - 31 maggio 1998
  • Gabriele Canè, 1º giugno 1998 - 18 dicembre 1999
  • Marco Leonelli, 19 dicembre 1999 - 25 febbraio 2002
  • Giancarlo Mazzuca, 26 febbraio 2002 - 2008
  • Pierluigi Visci, 17 marzo 2008 - oggi

[modifica] Firme illustri

[modifica] Le redazioni

Le redazioni del Resto del Carlino
Le redazioni del Resto del Carlino
  • Cronaca di Bologna: dalla fondazione
  • Cronaca di Modena: dal 1926
  • Cronaca di Ferrara: dal 1926
  • Cronaca di Rovigo: dal 1939
  • Cronaca di Reggio Emilia: dal 1945
  • Cronaca di Pesaro: dal 1949
  • Cronaca di Ancona: dal 1949
  • Cronaca di Ravenna: dal 1950
  • Cronaca di Forlì: dal 1950
  • Cronaca di Ascoli Piceno: dal 1955
  • Cronaca di Rimini: dal 1957 (staccata da Forlì)
  • Cronaca di Macerata: dal 1961
  • Cronaca di Cesena: dal 1972 (staccata da Forlì)
  • Cronaca di Imola: dal 1983 (staccata da Bologna)
  • Cronaca di Fermo: dal 2004 (staccata da Ascoli)
  • Cronaca di Faenza e Lugo: dal 2004 (staccate da Ravenna)
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[modifica] Diffusione

Anno Copie vendute
2008 161.018
2007 164.424
2006 166.057
2005 167.081
2004 174.066
2003 176.311
2002 176.212
2001 180.483
2000 185.573
1999 185.488
1998 191.978
1997 197.376
1996 203.825

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[modifica] Note

  1. ^ Tra il 1945 ed il 1953 la testata assunse il nome «Giornale dell'Emilia».
  2. ^ La testata ebbe una vita effimera: morì a soli due anni di età, nel 1887, soffocato dall'aumentato prezzo dei sigari fiorentini. Un altro Resto al sigaro, uscito a Milano nel 1886, durò nove anni.
  3. ^ Bologna nel 1885 contava già quattro quotidiani - la Gazzetta dell'Emilia, La Patria, La Stella d'Italia, L'Unione - e tre periodici umoristici - La Rana, Il Pappagallo ed Ehi! Ch'al scusa.
  4. ^ Il carlino era stato anche una moneta in uso dalla fine del Duecento fino allo spirare della Repubblica Cisalpina, nel 1802.

[modifica] Collegamenti esterni

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