Area naturale protetta

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Le aree naturali protette, chiamate comunemente anche riserve naturali o oasi naturali, hanno la funzione di mantenere l'equilibrio ambientale di un determinato luogo, aumentandone la biodiversità. Si tratta di aree naturali caratterizzate da paesaggi eterogenei e abitate da diverse specie di animali e vegetali.

Un'oasi naturale è destinata al rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, dove è proibita la caccia - salvo per motivi di controllo delle specie di fauna selvatica in soprannumero -. Questo controllo selettivo, può essere praticato mediante cattura, quando l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica verifichi l'inefficacia degli altri metodi.[senza fonte]

Le aree naturali protette possono essere designate dalle istituzioni pubbliche o da privati, quali istituti di beneficenza o di ricerca. A seconda del livello di protezione garantito dalle leggi di ogni singolo Stato, le aree naturali protette sono divise nelle categorie dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN - International Union for the Conservation of Nature), un'organizzazione non governativa che svolge un ruolo di coordinamento tra diverse organizzazioni in materia ambientale.

Le oasi di protezione vengono soppresse, qualora non sussistano più le condizioni idonee al conseguimento delle loro finalità e per modificazioni certificate dall'Istituto nazionale per la fauna selvatica, sulla base di censimenti delle specie di interesse.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sin dall'antichità si intuì che un intero territorio o porzioni di esso doveva essere considerato e utilizzato in maniera diversa perché in possesso di caratteristiche che lo rendevano particolare rispetto ai luoghi circostanti. Secondo alcuni studiosi, l'idea di conservazione di un luogo può risalire a 40.000 anni fa; inoltre, si può ritrovare quest'idea sia nella cultura cristiana che in quella orientale. Dopo l'idea dei "boschi sacri", tipica delle culture romana e celtica, prese piede, nell'età carolingia, una forma di area protetta: la "riserva di caccia", dove veniva praticata l'attività venatoria che era un'arte nobile e simbolica, ma anche utile per prepararsi alle guerre. Durante il Medioevo si assistette alla costruzione di giardini e alla sua evoluzione con il "parco trecentesco" dove si riscontra una perizia tecnica sempre più raffinata.

La svolta vera e propria arrivò nel 1826 quando nel Regno delle due Sicilie si decise di conservare i boschi di Montecalvo, San Vito e di Calvi; negli Stati Uniti nel 1832, la riserva delle Hot Springs e nel 1853 la riserva di Fontainebleau in Francia. Grazie all'influenza del Romanticismo, si cominciò a pensare alla natura come una risorsa estetica e nelle città europee iniziarono ad essere progettati spazi verdi come parte integrante del contesto urbano. Nella seconda metà dell'Ottocento si aprì il dibattito sull'opportunità di tutelare territori di oggettiva bellezza e ricchezza per sottrarli alla trasformazione e perdita di identità dovuta allo sviluppo degli insediamenti. Nel 1866 si assistette perciò alla nascita dei primi parchi nazionali al mondo, in Canada del Glacier National Park e negli USA dello Yellowstone National Park, con atto ufficiale del 1872; inoltre, vanno ricordati in Australia il Royal National Park (1879), quello canadese di Banff (1885), quello di Tongariro in Nuova Zelanda (1894) e il Kruger National Park in Sud Africa (1898). Con l'arrivo del XX secolo, in Europa si diffuse l'idea che un territorio meritasse attenzione per gli aspetti storici e archeologici oltre che per quelli naturalistici e geologici; fu così che si arrivò alla creazione del parco nazionale svizzero dell'Engadina.

Sono notevoli le differenze tra parchi europei e americani; infatti, mentre nel nuovo continente le azioni di conservazione venivano attuate su aree incontaminate e scarsamente popolate, nel vecchio continente le aree da salvaguardare sono fortemente antropizzate. La questione fu affrontata nel 1933 a Londra nel corso della "Conferenza internazionale per i problemi della protezione della fauna e della flora" che stabilì che l'uomo doveva entrare in quei luoghi solo con il ruolo di visitatore. Gradualmente, però, venne preso in considerazione l'aspetto economico che permise lo svolgimento delle attività umane compatibili con la protezione dell'area. Dal 1961 l'IUCN pubblica e aggiorna per conto dell'ONU la Lista ufficiale dei parchi nazionali e risorse equivalenti.

Nel 1992 l'IUCN definisce l'area protetta come «lembo di territorio, più o meno esteso, dove trovano applicazione orientamenti, indirizzi e regole per un uso dell'ambiente da parte dell'uomo che consenta di conservare e/o di sperimentare metodi, forme e tecnologie adatte a gestire in modo equilibrato con le altre specie viventi (vegetali e animali) le risorse del pianeta».

Etica e politica[modifica | modifica sorgente]

In seguito alle alterazioni che aveva subito l'ambiente a causa dello sfruttamento dei bacini minerari, il governo degli Stati Uniti prese l'iniziativa di proteggere il paesaggio naturale e nel 1872 istituì il Parco nazionale di Yellowstone. Tuttavia, la legge istitutiva non forniva una chiara definizione del concetto di area naturale protetta, né alcun regolamento, privilegiando alla conservazione "lo svago a beneficio e godimento del popolo".

Il concetto moderno di conservazione dell'ambiente naturale si può ritrovare in tre autori nordamericani: John Muir, Gifford Pinchot e Aldo Leopold. In Romantic-Trascendental Conservation Ethic, per Muir, l'ambiente naturale è un valore intrinseco perché l'uomo trae vantaggio nel trovarsi in alcuni habitat incontaminati al cospetto di spettacoli primitivi e unici può avvertire la presenza e l'immanenza del Creatore. Pinchot, in Resource Conservation Ethic, afferma che gli ambienti naturali con le grandi risorse presenti possono essere fruiti da un grande numero di persone e intere comunità, in un ampio lasso di tempo. Le risorse naturali sono fruite in modo sostenibile, sono una proprietà comune. In Evolutionary-Ecological Land Ethic, per Leopold, la natura è un sistema complesso, ogni componente è importante, non vi sono gerarchie. L'uomo stesso, prodotto dell'evoluzione e della selezione naturale ha lo stesso valore di tutte le altre specie e non deve arrecare danno alle altre specie e all'ecosistema. Le idee di questi autori hanno fortemente influenzato la regolamentazione delle risorse ambientali.

Il punto di vista americano[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti, la tutela delle risorse naturali è conseguenza del 'senso di colpa' che derivò dalla distruzione delle popolazioni native nel corso della colonizzazione dell'Ovest; infatti, si intrapresero azioni mirate a preservare parte degli straordinari ambienti originari. L'area protetta veniva intesa come un "Santuario" poiché furono, inizialmente, imposti vincoli molto restrittivi come il divieto di intervenire sulle dinamiche naturali e l'impossibilità di costruire infrastrutture; quindi l'uomo veniva escluso dagli ambienti tutelati.

Il punto di vista europeo[modifica | modifica sorgente]

In Europa, l'idea della tutela delle risorse naturali arrivò in ritardo rispetto a Stati Uniti, Canada e Australia. Le motivazioni sono dovute all'assenza di territori incontaminati e perché i popoli europei da secoli hanno convissuto a stretto contatto con la natura, incidendo pesantemente su di essa con le proprie attività. Successivamente, con l'inizio del XX secolo furono istituite le prime aree protette; inizialmente, erano tutte impostate sul "modello americano", poi si iniziò a percorrere una via con connotazioni proprie. Infatti non era possibile attuare i divieti americani del "Santuario"; in Svizzera, istituire un'area naturale protetta, significava avere come obiettivo il recupero e la sperimentazione.

Un nuovo approccio[modifica | modifica sorgente]

Il rigido "modello svizzero", che escludeva interventi in caso di frane, non riscosse successo in Italia, Francia e Inghilterra, dove si era propensi a modelli meno restrittivi poiché si doveva tener conto della notevole presenza umana. Quindi si affermò la visione secondo la quale l'area protetta non doveva essere considerata un luogo da lasciare al suo destino, ma era possibile intervenire quando necessario e le comunità residenti potevano svilupparsi economicamente puntando sulle attività turistiche e ricreative. Di conseguenza, si trattava di un modello che non poneva l'attenzione solo su animali e natura, ma anche sull'uomo.

Attualmente il concetto di conservazione si estende anche a territori antropizzati che si vogliono recuperare e ai siti urbani di particolare valenza, partendo dal concetto di sviluppo sostenibile. È il caso del parco-azienda, autosufficiente e orientato, che trae profitti dalle risorse naturali, o del parco archeologico, finalizzato a conservare e valorizzare i beni di rilevante valenza storica. Ci sono poi i parchi marini, costituiti dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche, con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere.

Legislazione[modifica | modifica sorgente]

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Dalla classificazione dei parchi nella "Conferenza internazionale per la protezione della natura" avvenuta a Brunnen (1956) si è giunti a una classificazione più recente con l’IUCN avvenuto a Perth nel 1990. La nuova classificazione è basata su obiettivi di gestione ben definiti e individua otto categorie di aree protette:

  • Riserve scientifiche e aree Wilderness, aree adibite alla conservazione delle biodiversità e studi scientifici in cui i processi naturali si possono svolgere senza l’aiuto dell’uomo.
  • Riserve e Parchi nazionali, aree istituite per proteggere e preservare l’integrità ecologica di uno o più sistemi.
  • Monumenti naturali, aree caratterizzate da un elemento naturale o culturale di notevole valore.
  • Aree di gestione degli habitat e della natura, aree dove viene garantita la sopravvivenza a specie rare, specie a rischio di estinzione o specie minacciate e di comunità biotiche.
  • Paesaggi protetti, aree in cui la natura e la popolazione umana si devono integrare in maniera armonica.
  • Siti mondiali della natura, aree considerate patrimonio mondiale.
  • Aree della conservazione di Ransmar, aree adibite alla protezione della fauna acquatica.
  • Riserve della biosfera, si tratta di aree naturali da conservare per tramandarle alle generazioni future (fanno riferimento a uno dei programmi dell’UNESCO) scelte dalla comunità mondiale e possono includere aree degradate dove si può sperimentare il recupero ambientale.

Classificazione internazionale delle aree protette

In Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia, prima dell'attenzione all'ambiente inteso come sistema naturale, si svilupparono approcci alla tutela dei beni culturali e del paesaggio. I primi abbozzi di discussione parlamentare sulla questione della conservazione si devono all'azione di due deputati: il ravennate Luigi Rava, allora Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, ed il fiorentino Giovanni Rosadi, estensori della Legge 441 del 1905 sulla "inalienabilità dei relitti della pineta della costiera di Ravenna". In occasione della votazione finale del provvedimento, il Governo stesso fu invitato dalla Camera a "presentare un disegno di legge per la conservazione delle bellezze naturali che si connettono alla letteratura, all'arte, alla Storia d'Italia", a dimostrazione della concezione estetico-culturale che permeava la questione della tutela della natura.

Rosadi legherà il suo nome alla presentazione di una serie di progetti di legge, tra cui la storica Legge 364/1909 per la tutela "delle antichità e delle belle arti", che culmineranno nella estensione della Legge 778/1922 "per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico", basata sul disegno di legge Benedetto Croce del 1920 e detta pertanto Legge Croce. L'atto normativo, nonostante i suoi meriti, mantiene l'impostazione strettamente estetica crociana propria del dibattito di quegli anni, con scarsa attenzione per la protezione dell'ambiente a fini scientifici o in considerazione del valore intrinseco del patrimonio naturale.

A pochi mesi dalla Legge 778, l'insediamento di Mussolini al Governo apre per l'Italia la stagione dei grandi parchi nazionali: a 10 anni dalla lettera di Giovanni Giolitti al Prof. Valerio Galli in cui si era dimostrato favorevole alla creazione di un Parco Nazionale, nel 1920, fu lo stesso re Vittorio Emanuele III a donare allo Stato italiano i 2.100 ettari della sua riserva di caccia affinché vi si istituisse un Parco Nazionale. Con il Regio Decreto 1584 del 3 dicembre 1922 veniva istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso; pochi giorni dopo, l'11 gennaio 1923, venne legalizzato anche il Parco Nazionale d'Abruzzo dalla quale aveva prima una sede provvisoria; nel 1934, fu istituito il Parco Nazionale del Circeo e, l'anno successivo, il Parco Nazionale dello Stelvio.

Il criterio utilizzato per le prime norme di tutela fu quello estetico, e da questo non fu esente la Legge 1497/1939 sulla tutela paesaggistica. Va comunque sottolineato che tale provvedimento fu più completo dei precedenti e, pur riconoscendo all'idea di "bellezza naturale" il principio discriminante nell'indirizzare le politiche di conservazione della natura, per la prima volta introdusse un carattere di "rilevanza scientifica", rappresentato dalla "singolarità geologica" del bene destinato a tutela. Con la promulgazione della Costituzione repubblicana viene riconosciuto, come uno dei principi fondamentali, la tutela del paesaggio (art. 9 comma 2). Inoltre, le finalità scientifiche della conservazione prendono il sopravvento, con innegabili vantaggi, ma anche con rigidità e contrasti, per la tutela del patrimonio ambientale nazionale.

Il 6 dicembre 1991 è stata definita la classificazione delle aree naturali protette dalla Legge quadro 394/91, costituita da 38 articoli; i primi 7 enunciano i principi generali, dall'art. 8 all'art. 21 sono trattate le aree naturali protette nazionali, dall'art. 22 all'art. 28 le aree naturali protette regionali e dall'art. 29 all'art. 38 le disposizioni finali e transitorie. L'Elenco ufficiale delle aree naturali protette (EUAP) è un elenco stilato, e periodicamente aggiornato, dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione per la Protezione della Natura, che raccoglie tutte le aree naturali protette, marine e terrestri, ufficialmente riconosciute. L'elenco attualmente in vigore è quello relativo al 6º Aggiornamento approvato il 27 aprile 2010 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 115 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010[1].

L'istituzione dei parchi marini è regolata dalla Legge 979/82 "per la difesa del mare" e dalla Legge quadro sulle aree protette. Il concetto ispiratore è di promuovere un "uso sostenibile" per cui le attività umane si compenetrino con gli habitat e gli ecosistemi naturali senza causare motivi di attrito.

La legge 426/1998 "nuovi interventi in campo ambientale" all'art. 2,37 recita che la gestione delle aree protette marine previste dalle leggi del 31 dicembre 1982, n. 979, e del 6 dicembre 1991, n. 394, è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute, aprendo anche ad una gestione integrata pubblico/privato delle stesse.

Le aree naturali propriamente dette[modifica | modifica sorgente]

In Italia, le aree naturali protette sono riconosciute ufficialmente da parte dello Stato se rispondono a determinati criteri stabiliti dalla Legge quadro 394/91 che prevede che, presso il Ministero dell'Ambiente, sia tenuto un Elenco ufficiale delle aree protette (art. 5). L'iscrizione nell'Elenco Ufficiale avviene secondo criteri definiti dal Comitato per le aree naturali protette (art. 3) ed è la condizione necessaria per l'assegnazione di finanziamenti da parte dello Stato, attraverso il Piano territoriale delle aree protette.

Attualmente il sistema delle aree naturali protette è suddiviso in parchi e riserve, istituite a livello nazionale o regionale e aree marine protette. Sulla scena di questo processo si stanno ora affacciando (a seguito dell'approvazione della Legge quadro nazionale e della Legge 142/90 sul decentramento delle competenze) anche le Province con la creazione di proprie aree protette.

Direttiva Habitat[modifica | modifica sorgente]

Il ministero dell'ambiente ha promosso un programma di ricerca che completa la legislazione comunitaria sulla protezione della natura e la conservazione di flora e fauna selvatica e Habitat.

È stata costruito un programma che prevede una rete in Europa che si occupa della conservazione in determinate zone chiamato Natura 2000.

La direzione prevede che gli stati appartenenti all'Unione Europea contribuiscano alla costruzione di Natura 2000 attraverso la costruzione di determinati Habitat che contribuiscono a mantenere o riparare determinati tipi di specie naturali o Habitat stessi.

La commissione europea ha il compito di realizzare un unico elenco definitivo valutando gli elenchi nazionali.

Criteri per l'iscrizione delle aree naturali protette[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco ufficiale delle aree naturali protette vengono iscritte tutte le aree che rispondono ai criteri di seguito descritti, stabiliti con Delibera del Comitato Nazionale per le Aree Naturali Protette del 1º dicembre 1993:

  • Soggetti titolati a presentare domanda di iscrizione. Il soggetto titolato a presentare domanda di iscrizione è quello che ha istituito l'area protetta, ovvero il soggetto gestore provvisto di apposita delega.
  • Esistenza di provvedimento istitutivo formale pubblico o privato. Può trattarsi: di una legge o provvedimento equivalente statale o regionale; di un provvedimento emesso da altro ente pubblico; di un atto contrattuale tra il proprietario dell'area e l'ente che la gestisce nel quale siano specificate le finalità di salvaguardia dell'ambiente.
  • Esistenza di perimetrazione. Deve esistere una documentazione cartografica comprovante la perimetrazione dell'area.
  • Valori naturalistici. Presenza di formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche o gruppi di esse di rilevante valore naturalistico e ambientale (art. 1, comma 2 della Legge 394/91) e/o esistenza di valori naturalistici, così come previsto dall'art. 2 commi 2 e 3 della legge citata.
  • Coerenza con le norme di salvaguardia previste dalla Legge 394/91. Ciò riguarda, tra l'altro, l'esistenza del divieto di attività venatoria nell'area. Questo comporta che, nel caso di aree protette in parte delle quali viene esercitata l'attività venatoria, potrà essere iscritta nell'Elenco solamente la parte nella quale vige il divieto di caccia.
  • Gestione dell'area. Deve essere garantita una gestione da parte di Enti, Consorzi o altri soggetti giuridici; oppure la gestione può essere affidata con specifico atto a diverso soggetto pubblico o privato.
  • Esistenza di bilancio o provvedimento di finanziamento. Deve essere comprovata l'esistenza di una gestione finanziaria dell'area, anche se questa è solamente passiva.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Attualmente il sistema delle aree naturali protette è classificato come segue:

  • Parchi nazionali
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco nazionale.

Ai sensi della Legge 394/1991, art. 2, comma 1, i Parchi Nazionali "sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di interesse nazionale od internazionale per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi e ricreativi tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione".

Il parco nazionale presenta una gestione di un territorio ampio, variegato, con una significativa presenza umana, è istituito e dipende dal Ministero dell'Ambiente, integra e completa la salvaguardia operata dai parchi regionali, e viceversa, occupandosi di territori alquanto vasti (almeno per la realtà italiana) e coinvolgendo diverse decine di Comuni. Oltre alla pianificazione e alla vigilanza dunque, il parco nazionale deve esaltare la sua missione di strumento di collegamento e valorizzazione delle realtà locali che devono trovare nella bellezza del territorio su cui abitano l'elemento di coesione, la risorsa chiave del loro sviluppo. Oggi, in Italia, vi sono 24 parchi nazionali istituiti che coprono complessivamente oltre un milione e mezzo di ettari, pari al 5% circa del territorio nazionale.

Elenco dei parchi nazionali italiani

  • Parchi regionali
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco regionale.

Ai sensi della Legge 394/1991, art. 2, comma 2, i Parchi Regionali "Sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore ambientale e naturalistico, che costituiscano, nell'ambito di una o più regioni adiacenti, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali".

I parchi naturali regionali, oltre ad aumentare sensibilmente la complessiva superficie di territorio nazionale protetto, hanno dato l'avvio ad una stagione di dibattito e di innovazione concettuale sui temi della forma, del ruolo e della gestione delle aree protette. In particolare le aree protette regionali, sulla base delle analoghe esperienze condotte in altri Paesi europei, hanno saputo adattare il primitivo modello di parco nordamericano alla complessa realtà dell'antropizzato mondo italiano. La novità apportata da questi parchi è stata quella di aver cercato di coniugare la conservazione delle risorse naturali con l'uso sociale delle stesse e con la ricerca dello sviluppo compatibile per le popolazioni insediate. I parchi si sono così proposti come terreno di sperimentazione ecologica permanente, dove, con un nuovo approccio culturale ed economico, si riesca a definire un modello di gestione territoriale da estendere al resto del Paese. Le aree protette regionali coprono oggi una superficie di più di un milione di ettari.

Elenco dei parchi regionali italiani

  • Riserve naturali

Ai sensi della Legge 394/1991, art. 2, comma 3, le Riserve Naturali "Sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche".

Le Riserve Naturali dello Stato si dividono in varie tipologie a seconda delle priorità protezionistiche ad esse accordate. Nelle Riserve Naturali Integrali (art. 12, comma 2, lettera a) vengono rigorosamente tutelate le risorse naturali limitando la presenza umana a scopi strettamente scientifici e di sorveglianza. Nelle Riserve Naturali Orientate (art. 12, comma 2, lettera b) l’indirizzo gestionale è volto ad una fruizione controllata e proporzionata alle caratteristiche ambientali dei territori. In tali Riserve vengono messe in atto strategie di gestione finalizzate non solo alla conservazione ma anche allo sviluppo delle piene potenzialità naturalistiche dei territori. Inoltre vi sono promossi programmi di educazione naturalistica per favorire forme di turismo compatibile più rispettose e consapevoli nei confronti dell’ambiente. Le Riserve Naturali Biogenetiche sono volte principalmente alla tutela di aree prioritarie per la tutela del patrimonio genetico delle specie animali e vegetali presenti.

Elenco delle riserve naturali statali italiane Elenco delle riserve naturali regionali italiane

  • Zone umide
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zona umida.

Le zone umide sono costituite da paludi, aree acquitrinose, torbiere oppure zone di acque naturali od artificiali, comprese zone di acqua marina la cui profondità non superi i sei metri (quando c'è bassa marea) che, per le loro caratteristiche, possano essere considerate di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Il fattore limitante in tali aree è rappresentato dall'acqua, il cui livello può subire nel corso dell’anno oscillazioni anche di notevole rilievo. Tali ecosistemi sono quindi aree a rischio, soggette a forti impatti ambientali. Le zone umide e le comunità vegetali di piante acquatiche hanno subito nel corso di questo secolo una riduzione nel numero, nell'estensione e nelle loro qualità e complessità. Cause di tale declino sono: interrimenti naturali, bonifiche (da ricordare che la stessa Costituzione Italiana all’art. 44 considera l’intervento di bonifica di tali aree quale azione preliminare per il “razionale sfruttamento del suolo”), drenaggi, ma anche inquinamento.

La Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, è stata firmata a Ramsar, in Iran, il 2 febbraio 1971. L'atto viene siglato nel corso della "Conferenza Internazionale sulla Conservazione delle Zone Umide e sugli Uccelli Acquatici", promossa dall'Ufficio Internazionale per le Ricerche sulle Zone Umide e sugli Uccelli Acquatici (IWRB- International Wetlands and Waterfowl Research Bureau) con la collaborazione dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN - International Union for the Nature Conservation) e del Consiglio Internazionale per la protezione degli uccelli (ICBP - International Council for bird Preservation). L'evento internazionale determina un'autorevole svolta nella cooperazione internazionale per la protezione degli habitat, riconoscendo l'importanza ed il valore delle zone denominate "umide", ecosistemi con altissimo grado di biodiversità, habitat vitale per gli uccelli acquatici.

Elenco delle zone umide italiane

  • Aree marine protette

Le aree marine protette (la cui istituzione è regolata dalla Legge 979/1982 "per la difesa del mare" e dalla Legge 394/1991 (Legge quadro), sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche e biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono. Ogni area è suddivisa in tre tipologie di zone con diversi gradi di tutela. La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione, ma in linea di massima sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. Ad oggi, in Italia, le aree marine protette istituite ai sensi delle citate leggi sono 30 e tutelano complessivamente circa 2.661.719 ettari di mare.

Elenco delle aree marine protette in Italia

  • Altre aree protette

Sono aree che non rientrano nelle precedenti classificazioni; ad esempio: Aree Naturali Protette Regionali, monumenti naturali, parchi suburbani, parchi provinciali, oasi di associazioni ambientaliste (WWF, Pro Natura, LIPU, Legambiente). Possono essere a gestione pubblica o privata, con atti contrattuali quali concessioni, o forme equivalenti.

Particolarmente interessanti sono gli istituti e le aree destinate alla protezione della fauna selvatica previste dalla Legge 157/1992 e la cui estensione complessiva deve essere compresa tra il 20% e il 30% della superficie agro-silvo-pastorale (SAU) provinciale. Più in dettaglio tali aree sono costituire da:

a) Oasi di protezione (art. 10, comma 8, lettera a) destinate al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

b) Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC, art. 10, comma 8, lettera b), destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l'immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all'ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;

c) Centri Pubblici di Riproduzione della Fauna Selvatica allo stato naturale (art. 10, comma 8, lettera c), ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone.

Elenco delle altre aree protette italiane Siti natura 2000

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP) 6º Aggiornamento approvato il 27 aprile 2010 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 115 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV. Codice delle Aree protette. ed. Giuffrè, 1999.
  • AA.VV. Parchi e aree protette in Italia. Touring Club Italiano, 2003.
  • Baldini U. Quadro sinottico della pianificazione delle aree protette nell’ambito del progetto APE. Roma, 2000.
  • Cassola P. "Turismo Sostenibile e aree naturali protette. Concetti, strumenti e azioni", Ediz. ETS,Pisa 2005 (2 ediz)
  • Ceruti G., "Aree naturali protette", Editoriale Domus, Rozzano (Milano),1996.
  • Daclon C.M. La politica per le aree protette. Maggioli, 1990.
  • Daclon C.M. I parchi nazionali. Maggioli, 1995.
  • Di Plinio G. Diritto pubblico dell'ambiente e aree naturali protette. Torino, Utet, 1994.
  • Gambino R. La pianificazione delle aree protette in Italia e in Europa, Torino, 1992.
  • Giacomini V. Romani V. Uomini e parchi, F.Angeli, Milano, 2002 (6ª ediz.).
  • Aldo Leopold - Evolutionary-Ecological Land Ethic.
  • John Muir - Romantic-Trascendental Conservation Ethic.
  • Gifford Pinchot - Resource Conservation Ethic.
  • Piva G. I parchi nel III millennio. Alberto Perdisa Editore, 2006.
  • Silvestri F., 2004, "Una breve storia della conservazione del paesaggio in Italia (con particolare attenzione ai parchi naturali)", Storia e Futuro, n. 4.
  • Spadi F. (1998), Le aree marine protette nell'ordinamento internazionale, Rivista Giuridica dell'Ambiente no 1, pp. 123–146.
  • Lino Vaccari, Per la protezione della fauna italiana, Tivoli 1912.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Piani per il Parco e Parchi Nazionali: Repertorio dello stato di attuazione

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Italia