Benedetto Croce

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« Il filosofo, oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo. »
(Benedetto Croce, Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952), Sicilia Nuova Editrice, Milazzo 1976, pp. X-XI.)
Benedetto Croce
B.Croce.jpg

Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d'Italia
Durata mandato 16 giugno 1920 –
4 luglio 1921
Capo di Stato Vittorio Emanuele III
Primo ministro Pietro Badoglio
Predecessore Andrea Torre
Successore Orso Mario Corbino
Legislature XXVI Legislatura

Ministro senza portafoglio del Regno d'Italia - Periodo costituzionale transitorio
Durata mandato 22 aprile 1944 –
5 giugno 1944
Capo di Stato Vittorio Emanuele III - Umberto di Savoia (luogotenente)

Dati generali
Partito politico Liberale (1922-1952)
Titolo di studio Diploma di maturità classica
Professione Possidente, filosofo, storico
Firma Firma di Benedetto Croce
sen. Benedetto Croce
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Legislatura XXIII
Data 26 gennaio 1910
Pagina istituzionale
on. Benedetto Croce
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Gruppo Unione Democratica Nazionale, Partito Liberale Italiano
Collegio Collegio Unico Nazionale
Pagina istituzionale
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Pescasseroli
Data nascita 25 febbraio 1866
Luogo morte Napoli
Data morte 20 novembre 1952
Professione Scrittore, filosofo
Legislatura I
Gruppo PLI
Incarichi parlamentari

Membro della sesta Commissione permanente (Istruzione pubblica e belle arti) (17 giugno 1948 – 20 novembre 1952)

Pagina istituzionale

Benedetto Croce (Pescasseroli, 25 febbraio 1866Napoli, 20 novembre 1952) è stato un filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano, principale ideologo del liberalismo novecentesco italiano ed esponente del neoidealismo [1].

Presentò il suo idealismo come storicismo assoluto, giacché «la filosofia non può essere altro che "filosofia dello spirito" [...] e la filosofia dello spirito non può essere altro che "pensiero storico"», ossia «pensiero che ha come contenuto la storia», che rifugge ogni metafisica, la quale è «filosofia di una realtà immutabile trascendente lo spirito»[2]. In funzione anti-positivistica, nella filosofia crociana, la scienza diventa la misuratrice della realtà, sottomessa alla filosofia, che invece comprende e spiega il reale. Fu tra i fondatori del ricostituito Partito Liberale Italiano, assieme a Luigi Einaudi.[3]

Con Giovanni Gentile – dal quale lo separarono la concezione filosofica e la posizione politica nei confronti del fascismo dopo il delitto Matteotti – è considerato tra i maggiori protagonisti della cultura italiana ed europea della prima metà del XX secolo, in particolare dell'idealismo.

La filosofia crociana, ispirata al liberalismo sociale e improntata alla storiografia, ebbe grande influenza sulla cultura italiana, specificatamente per il suo pensiero politico; in particolare è ricordato come guida morale dell'antifascismo con la sua "religione della libertà"[4], tanto che fu anche proposto come Presidente della Repubblica italiana[5]. Alcune riserve alla sua estetica, tra cui alla critica letteraria (in particolare alla sua definizione di «poesia») e alla superiorità attribuita da Croce alla filosofia sulle scienze nell'ambito della logica, sono state, tuttavia, espresse in tempi successivi.[4]

D'altra parte, il pensiero, specialmente quello politico, di Croce ha goduto di apprezzamenti più recenti e di una "riscoperta" anche al di fuori dell'Italia, in Europa e nel mondo anglosassone (specialmente gli Stati Uniti), dove è riconosciuto come uno dei più eminenti teorici del liberalismo europeo e un autorevole oppositore a ogni totalitarismo, in maniera analoga a pensatori come Karl Popper.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« ... e su questo terreno, traballante a ogni passo, dobbiamo fare il meglio che possiamo per vivere degnamente, da uomini, pensando, operando, coltivando gli affetti gentili; e tenerci sempre pronti alle rinunzie senza per esse disanimarci »
(Benedetto Croce dai Taccuini (marzo 1944) in Scritti e discorsi politici, Vol. I, pp. 276-277)

Nacque a Pescasseroli, in provincia de L'Aquila, il 25 febbraio 1866. I genitori appartenevano a due agiate famiglie abruzzesi: la famiglia Sipari, quella materna, nativa di Pescasseroli e radicatasi anche in Capitanata e Terra di Lavoro, più legata agli ideali liberali, l'altra, quella paterna, di stampo borbonico, originaria di Montenerodomo (in provincia di Chieti),[7] ma trapiantatasi a Napoli. Croce crebbe in un ambiente profondamente cattolico dal quale però, ancora adolescente, si distaccò, non riaccostandosi più per tutta la vita alla religiosità tradizionale.

Il terremoto di Casamicciola[modifica | modifica wikitesto]

A diciassette anni perse i genitori, Pasquale e Luisa Sipari, e la sorella Maria, periti il 28 luglio 1883 nel terremoto di Casamicciola, nell'isola di Ischia, dove Croce si trovava in vacanza con la famiglia. Un terremoto disastroso durato 90 secondi - e rimasto come esempio terribile di distruzione nel modo di dire delle popolazioni coinvolte - dove lo stesso Benedetto rimase «sepolto per parecchie ore sotto le macerie e fracassato in più parti del corpo»[8].

Il "problema del male", in sottofondo alla sua filosofia ottimistica sul progresso, rimarrà insoluto, quasi negato, e dietro le quinte del suo pensiero, influenzato da questi eventi giovanili come evidenziato dalle meditazioni private dei Taccuini personali.[9]

« Quegli anni furono i miei più dolorosi e cupi: i soli nei quali assai volte la sera, posando la testa sul guanciale, abbia fortemente bramato di non svegliarmi al mattino, e mi siano sorti persino pensieri di suicidio.[10] »

Fra i primi ad accorrere in suo aiuto fu il cugino Paolo Petroni, la famiglia del quale lo assisté affettuosamente nei mesi seguenti nella loro residenza di campagna a San Cipriano Picentino[11], poco distante da Salerno. In seguito a questo tragico episodio fu affidato alla tutela dello zio Silvio Spaventa, fratello del filosofo Bertrando Spaventa, che mise da parte i dissapori che aveva con la famiglia Croce e lo accolse nella casa romana dove Benedetto visse fino alla maggiore età.

Primi contatti con gli intellettuali[modifica | modifica wikitesto]

Nel circolo culturale nella casa dello zio Silvio, Croce ebbe modo di frequentare importanti uomini politici ed intellettuali tra cui Labriola che lo inizierà al marxismo. Pur essendo iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Napoli Croce frequentò le lezioni di filosofia morale a Roma tenute dal Labriola. Non terminò mai i suoi studi universitari, ma si appassionò a studi eruditi e filosofici, trascurando il pensiero hegeliano, di cui criticava la forma incomprensibile.

Il ritorno a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Lasciata la Roma troppo accesa di passioni politiche, Croce nel 1886 tornò a Napoli, dove acquistò, per abitarvi, la casa dove aveva trascorso la sua vita Giambattista Vico, il filosofo napoletano amato da Croce per la concezione filosofica anticipatrice, per certi aspetti, della sua.

Foto di gruppo con il giovane Benedetto Croce (terzo da sinistra, in piedi)

Compì numerosi viaggi in Spagna, Germania, Francia ed Inghilterra mentre nella sua formazione culturale cresceva l'interesse per gli studi storici e letterari, in particolare per la poesia di Giosuè Carducci, e per le opere di Francesco De Sanctis. Nel 1895, attraverso Antonio Labriola con cui era rimasto in contatto, si interessò al marxismo, di cui però criticava come astorica la visione che dava del capitalismo. Da Marx risalì alla filosofia hegeliana che cominciò ad apprezzare e ad approfondire.

La fondazione de La critica e la vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1903 uscì il primo numero della rivista La critica, con la collaborazione di Giovanni Gentile, e stampata a sue spese fino al 1906, allorché subentrò l'editore Laterza. Venne nominato per censo senatore nel 1910 e dal 1920 al 1921 fu Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto e ultimo governo Giolitti. Elaborò una riforma della pubblica istruzione che fu poi ripresa ed attuata da Giovanni Gentile.

Posizione nella prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

« Ardenti e vivacissime furono in quei dieci mesi le polemiche tra «interventisti» e «neutralisti», come erano chiamati. [...] non si può dire che [gli interventisti] avessero torto, come non si può dire che l'avessero i loro oppositori, perché dissidî di questa sorta non sono materia, nonché di tribunali, neppure di critica scientifica, e hanno questo carattere entrambe le tesi, appassionatamente difese, sono necessarie per l'effetto politico e, come suona il motto, che, se una delle due opposizioni non ci fosse, converrebbe inventarla. Più di un cosiddetto «neutralista» si sentiva talvolta scosso dalla tesi avversaria e inclinava ad accoglierla, e il medesimo accadeva a più di un «interventista». »
( Benedetto Croce, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Bari, Laterza, 1943.)

Il filosofo, nella scelta tra le due posizioni, neutralismo o interventismo alla prima guerra mondiale, si rivolse alla prima. Ma il suo era un neutralismo che contemperava le posizioni liberali con la possibilità dell'intervento[12]. Infatti, come scriveva a Henry Bigot nel 1914, era

« «pronto ad accettare quella guerra che saremo costretti a fare, quale che sia, anche contro la Germania, ad accettarla come una dolorosa necessità, risoluto a non provocarla per ragioni antinazionali e settarie» »
(B. Croce, Epistolario, vol. I, Napoli 1967, p. 3.)

La rottura col fascismo e il Manifesto degli intellettuali antifascisti[modifica | modifica wikitesto]

« Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso. E non è nemmeno, quello degli intellettuali fascisti, un atto che risplende di molto delicato sentire verso la patria, i cui travagli non è lecito sottoporre al giudizio degli stranieri, incuranti (come, del resto, è naturale) di guardarli fuori dei diversi e particolari interessi politici delle proprie nazioni. »
(Benedetto Croce, Manifesto degli intellettuali antifascisti)
Benedetto Croce nella sua biblioteca

Inizialmente vicino al fascismo (ascoltò e applaudì il discorso di Mussolini al teatro San Carlo di Napoli del 24 ottobre 1922[13], durante l'adunata preparatoria per la marcia su Roma), Croce scrisse su Il Giornale d'Italia del 9 luglio 1924 che il regime mussoliniano «non poteva e non doveva essere altro che un ponte di passaggio per la restaurazione di un più severo regime liberale», ma se ne allontanò definitivamente dopo il delitto Matteotti[14] e allorché scrisse, su sollecitazione di Giovanni Amendola, il Manifesto degli intellettuali antifascisti in replica al Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile.[15] La pubblicazione di questo scritto sul quotidiano Il Mondo del 1º maggio 1925, sancì per il Croce, non solo lo smarcamento dalle posizioni fasciste che gli fece guadagnare – secondo il Bobbio – le qualità di «coscienza morale dell'antifascismo italiano» e di «filosofo della libertà»,[16] ma altresì la rottura dell'amicizia col Gentile, cagionata, appunto, dalle divergenze filosofiche e politiche sopravvenute. Egli rimase l'unica voce fuori dal coro tollerata dal regime.[17]

Cionondimeno, nelle votazioni al Senato del 24 giugno 1924 fu come Gentile e Morello, tra i 225 votanti la fiducia al governo Mussolini.[18] In seguito Benedetto Croce spiegò in un'intervista che il suo non era stato un voto fascista, aveva votato a favore del regime perché pensava che Mussolini, se sostenuto, poteva esser sottratto all'estremismo fascista a cui Croce faceva risalire la responsabilità del delitto Matteotti.

« Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto Mussolini ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il fascismo è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito. [19] »

Successiva a questa data, sarà quindi anche la rottura con la persona stessa di Mussolini.[20]

« In che mai consisterebbe il nuovo evangelo, la nuova religione, la nuova fede, non si riesce a intendere dalle parole del verboso manifesto; e, d'altra parte, il fatto pratico, nella sua muta eloquenza, mostra allo spregiudicato osservatore un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli all'autorità e di demagogismo, di proclamata riverenza alle leggi e di violazione delle leggi, di concetti ultramoderni e di vecchiumi muffiti, di atteggiamenti assolutistici e di tendenze bolsceviche, di miscredenza e di corteggiamenti alla Chiesa cattolica, di aborrimenti della cultura e di conati sterili verso una cultura priva delle sue premesse, di sdilinquimenti mistici e di cinismo. (...) Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva, dell'Italia moderna; quella fede che si compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile, di zelo per l'educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogni avanzamento. »
(Manifesto degli intellettuali antifascisti)

Il disaccordo con la cultura cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto di Croce con la cultura cattolica variò nel corso del tempo. Agli inizi del Novecento i filosofi idealisti, come Croce e Gentile, avevano esercitato assieme alla cultura cattolica una comune critica al positivismo ottocentesco. Alla fine degli anni venti vi era stato un progressivo allontanamento della cultura laica e idealistica dalla cultura cattolica. Croce, pur non essendo un anticlericale militante, riteneva importante la separazione liberale tra Chiesa e Stato, propugnata da Cavour.[21]

L'11 febbraio 1929 la Chiesa con i Patti Lateranensi aveva ormai raggiunto un rapporto equilibrato con le istituzioni statali italiane distaccandosi quindi dalle posizioni politiche antifasciste dell'idealismo crociano. Croce fu contrario al Concordato e dichiarò apertamente in Senato che «accanto o di fronte ad uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri per i quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi, perché è affare di coscienza.»[22] Queste posizioni furono lodate dal giovane filosofo nonviolento Aldo Capitini, di cui Croce aveva apprezzato il testo Elementi di un'esperienza religiosa.[23]

Mussolini gli rispose dichiarandolo «un imboscato della storia», e accusando il filosofo di passatismo e di viltà di fronte al progresso storico.[24] Quando Croce scrisse la Storia d'Europa nel secolo decimonono, il Vaticano criticò aspramente l'autore che difendeva le filosofie esaltanti una religione della libertà senza Dio. Il Sant'Uffizio pose all'Indice nel 1932 questo libro ma, non ottenendo negli anni successivi da Croce un qualsiasi ripensamento, nel 1934 inserì nell'elenco dei libri proibiti tutti i suoi scritti.[25]

La posizione personale di Croce nei confronti della religione cattolica è ben espressa nel suo saggio Perché non possiamo non dirci "cristiani", scritto nel 1942. Contrariamente a quanto fa pensare il titolo, dove pure il termine cristiani era stato inserito tra virgolette, volendo indicare un significato diverso da quello comunemente adottato per la parola, Croce voleva rappresentare la particolare prospettiva che assumeva nella sua analisi il fenomeno del cristianesimo: non si trattava di un'adesione del filosofo agnostico[26] al cristianesimo, come volle fare intendere la propaganda fascista[27], ma dell'intento di contrastare il neopaganesimo o l'ateismo propagandati dal nazismo e dal comunismo sovietico:

« ...sono profondamente convinto e persuaso che il pensiero e la civiltà moderna sono cristiani, prosecuzione dell'impulso dato da Gesù e da Paolo. Su di ciò ho scritto una breve nota, di carattere storico, che pubblicherò appena ne avrò lo spazio disponibile. Del resto non sente Ella che in questa terribile guerra mondiale ciò che è in contrasto è una concezione ancora cristiana della vita con un'altra che potrebbe risalire all'età precristiana, e anzi pre-ellenica e pre-orientale, e riattaccare quella anteriore alla civiltà, la barbarica violenza dell'orda?[28] »

Croce, in sintesi, vede nel cristianesimo il fondamento storico della civiltà occidentale ma non ripudia l'immanentismo radicale del suo pensiero che vede nella religione un momento della realizzazione storica dello spirito che si avvia, superandolo, ad una più alta sintesi.[29]

All'Assemblea Costituente lotterà contro l'inserimento, voluto dalla DC, dei Patti Lateranensi nel secondo comma dell'articolo 7 della Costituzione della Repubblica Italiana, giudicandolo come "sfacciata prepotenza pretesca".[21]

Nel 1949, lasciando disposizioni per la sua morte (che avverrà tre anni dopo) scriverà invece che la sensibilità religiosa della moglie cattolica le consentirà di evitare che un sacerdote tenti di "redimerlo" all’ultimo minuto, perché è "cosa orrenda profittare delle infermità per strappare a un uomo una parola che sano egli non avrebbe mai detta".[21]

Il fascismo come "malattia morale"[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto Croce

Dopo un breve appoggio al movimento antifascista Alleanza Nazionale (1930), fondato dal poeta Lauro De Bosis, si allontanò dalla vita politica[30], continuando peraltro ad esprimere liberamente le sue idee politiche, senza che il regime fascista lo censurasse, almeno esplicitamente[31].

L’unico atto di ostilità violenta ed esplicita compiuto dal fascismo verso Croce fu la devastazione della sua casa napoletana avvenuta nel novembre del 1926[32]. Negli anni successivi, quelli della sua affermazione e del cosiddetto “consenso”, il fascismo ritenne Croce un avversario poco temibile, sostenitore com'era della tesi di un fascismo inteso come "malattia morale" inevitabilmente superata dal progresso della storia. Inoltre la fama di Croce presso l'opinione pubblica europea lo proteggeva da interventi oppressivi da parte del regime.

Nel 1931 il governo fascista richiese ai docenti delle università italiane un atto di formale adesione al regime in base all'articolo 18 del regio decreto n. 1227 del 28 agosto 1931[33]. In seguito a tale provvedimento, i docenti avrebbero dovuto giurare di essere fedeli non solo "alla patria", secondo quanto già imposto dal regolamento generale universitario del 1924, ma anche al regime fascista. [34]. Croce incoraggiò professori come Guido Calogero e Luigi Einaudi a rimanere all' università, «per continuare il filo dell' insegnamento secondo l' idea di libertà» [35]

La non adesione di Croce al fascismo parve messa in discussione dal gesto compiuto nel 1935 durante la Guerra d'Etiopia, quando il filosofo, in occasione della "Giornata della fede" donò la propria medaglietta da senatore accompagnandola con questa secca lettera al presidente del Senato:

« Eccellenza, quantunque io non approvi la politica del Governo, ho accolto in omaggio al nome della Patria, l’invito dell’E.V., e ho rimesso alla questura del Senato la mia medaglia, che ha la data del 1910[36] »

Il gesto “suscitò negli ambienti dell’antifascismo italiano, in patria e all'estero, sorpresa, dolore e polemiche” che colpirono dolorosamente Croce. Al termine di un drammatico colloquio con Bianca Ceva, inviata a sostenere il punto di vista degli antifascisti, dopo un iniziale tentativo di giustificazione, Croce affermò: “dica che io sono sempre lo stesso, che sono sempre con loro...”[37].

Nel 1938 il regime varò la legislazione antisemita (Croce non era presente nell'aula del Senato, quale forma di protesta). Il governo inviò a tutti i professori universitari e i membri delle accademie un questionario da compilare ai fini della classificazione "razziale". Tutti gli interpellati risposero. L'unico intellettuale non ebreo che rifiutò di compilare il questionario fu Croce.

« L’unico effetto della richiesta dichiarazione sarebbe di farmi arrossire, costringendo me, che ho per cognome CROCE, all’atto odioso e ridicolo insieme di protestare che non sono ebreo, proprio quando questa gente è perseguitata. [38] »

Il filosofo, invece di restituire compilata la scheda, inviò una lettera al presidente dell'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, in cui scrisse sarcasticamente:

« Gentilissimo collega, ricevo oggi qui il questionario che avrei dovuto rimandare prima del 20. In ogni caso, io non l'avrei riempito, preferendo di farmi escludere come supposto ebreo. Ha senso domandare a un uomo che ha circa sessant'anni di attività letteraria e ha partecipato alla vita politica del suo paese, dove e quando esso sia nato e altre simili cose? »

Croce fu quindi espulso da quasi tutte le accademie di cui era membro, comprese l'Accademia Nazionale dei Lincei e la Società Napoletana di Storia Patria.

All'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, unica accademia che lo mantenne socio, alla fine della guerra Croce riconoscerà il merito di non averlo espulso durante il regime fascista.[39].

Il rientro nella vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta del regime Croce rientrò in politica, accettando la nomina a presidente del Partito Liberale Italiano. Durante la Resistenza cercò di mediare tra i vari partiti antifascisti e nel 1944 fu Ministro senza portafoglio nel secondo governo Badoglio. Subito dopo la liberazione di Roma (giugno 1944) entrò a far parte del secondo governo Bonomi, sempre come ministro senza portafoglio, ma diede le dimissioni qualche mese dopo, il 27 luglio.

Al referendum sulla forma dello Stato (2 giugno 1946) votò per la monarchia[40], inducendo tuttavia il Partito Liberale (di cui rimane presidente fino al 30 novembre 1947) a non schierarsi, per far sì che prevalesse sulla questione piena ed effettiva libertà di scelta, e dichiarando in seguito: «il buon senso fece considerare a quei milioni di votanti favorevoli alla monarchia, che, se anche essi avessero riportato la maggioranza legale, una monarchia con debole maggioranza non avrebbe avuto il prestigio e l'autorità necessaria, e perciò meglio valeva accettare la forma nuova della Repubblica e procurar di farla vivere nel miglior modo, apportandovi lealmente il contributo delle proprie forze.»[41]

Benedetto Croce con il Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola

Concetti che Croce aveva, nella loro sostanza, già espresso; ben prima che Umberto II, nel messaggio del 13 giugno 1946, ribadisse tale indicazione.[42]. Eletto all'Assemblea Costituente, non accettò la proposta di essere candidato a Capo provvisorio dello Stato, così come in seguito rifiutò la proposta, avanzata da Luigi Einaudi, di nomina a senatore a vita[43]. Si oppose strenuamente alla firma del Trattato di pace, con un accorato e famoso intervento all'Assemblea costituente, ritenendolo indecoroso per la nuova Repubblica.

Nel 1946 fondò a Napoli l'Istituto italiano per gli studi storici destinando per la sede un appartamento di sua proprietà, accanto alla propria abitazione e biblioteca nel Palazzo Filomarino dove oggi ha sede la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce. Per un ictus cerebrale, sopravvenuto nel 1949, semiparalizzato si ritirò in casa continuando a studiare: morì seduto in poltrona nella sua biblioteca il 20 novembre 1952.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1893 al 1913 Croce fu legato sentimentalmente e a tratti convisse con Angelina Zampanelli, fino alla morte di lei[44] (nel registro mortuario di Raiano, vicino a L'Aquila, viene indicata erroneamente come "moglie del senatore Benedetto Croce")[45]. Nel 1911 la coppia prese alloggio a Palazzo Filomarino, a Napoli; il 25 settembre 1913 Angelina morì di malattia.[45]

Nel 1914 Croce sposò a Torino, con rito religioso e poi civile, Adele Rossi, da cui ebbe cinque figli: Giulio (l'unico maschio, morto piccolo nel 1917) e le quattro figlie Elena, Alda, Lidia (moglie dello scrittore e dissidente anticomunista polacco Gustav Herling) e Silvia.[46][45]

L'opera e il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di Croce può essere suddivisa in tre periodi: quello degli studi storici, letterari e il dialogo con il marxismo, quello della maturità e delle opere filosofiche sistematiche e quello dell'approfondimento teorico e revisione della filosofia dello spirito in chiave storicista.[47] Come idealista, ritiene che la realtà sia quella che viene concepita dal soggetto, in quanto riflesso della sua idea e interiorità, ed è convinto che la razionalità e la libertà emergano nella storia, pur tra immani difficoltà. La filosofia idealista riconduce totalmente l'essere al pensiero, negando esistenza autonoma alla realtà fenomenica, ritenuta il riflesso di un'attività interna al soggetto; l'idealismo, come in Hegel, implica una concezione etica fortemente rigorosa, come ad esempio nel pensiero di Fichte che è incentrato sul dovere morale dell'uomo di ricondurre il mondo al principio ideale da cui esso ha origine; in Croce questo ideale è la libertà umana.[48][49]

Definito da Gramsci "papa laico della cultura italiana"[50], la sua filosofia ha goduto di enorme credito nella cultura italiana del XX secolo, perlomeno fino agli anni settanta e ottanta, in cui si sono levate molte critiche verso il suo approccio, ritenuto superato.[6] Croce fu un intellettuale rispettato anche al di fuori dell'Italia: la rivista Time gli dedicò la copertina negli anni '30[6], e negli anni 2000, contestualmente alla rivalutazione del pensiero crociano, si è registrato l'interesse della collana editoriale dell'Università di Stanford, mentre la rivista statunitense di politica internazionale Foreign Affairs lo inserì nel 2012 tra i pensatori più attuali tra quelli del '900, accanto a intellettuali come Isaiah Berlin, Francis Fukuyama e Lev Trotsky.[6]

Hegel e la dialettica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialettica crociana e La storia come pensiero e come azione.

Parallelamente allo studio del marxismo, Croce approfondisce anche il pensiero di Hegel; secondo entrambi la realtà si dà come spirito che continuamente si determina e, in un certo senso, si produce. Lo spirito è quindi la forza animatrice della realtà, che si auto-organizza dinamicamente divenendo storia secondo un processo razionale. Da Hegel egli recupera soprattutto il carattere razionalistico e dialettico in sede gnoseologica: la conoscenza si produrrebbe allora attraverso processi di mediazione dal particolare all'universale, dal concreto all'astratto, per cui Croce afferma che la conoscenza è data dal giudizio storico, nel quale universale e particolare si fondono recuperando la sintesi a priori di Kant e lo storicismo di Giambattista Vico, suo altro filosofo di riferimento.[47]

Da destra, Giovanni Laterza, Stefano Jacini, Croce e un personaggio non identificato

Il divenire e la logica della dialettica, in Hegel e in Marx, è esso stesso verità in movimento; anche per Croce la verità è dialettica, ma occorre esprimere un giudizio storico ed esistono delle regole che arginano la pretesa giustificativa di ogni fenomeno: in Croce lo Spirito - in quanto intelletto umano - si realizza nella storia ma nel rispetto della libertà. Per questo ogni fatto è quindi calato nella realtà storica, ma questo non può giustificare, con la scusa del divenire e del progresso, aspetti deplorevoli come, ad esempio, il totalitarismo fascista o comunista, il primo come necessario (concezione di Giovanni Gentile e della sua idea di realtà come atto puro di pensare e agire) e il secondo come fase storica obbligata (seguendo il concetto marxiano della dittatura del proletariato, di cui il filosofo tedesco parla nella sua teoria "razionalista" del materialismo storico). Quindi il materialismo dialettico di Marx è da ritenersi sbagliato. In questo, il suo storicismo si differenzia dal pensiero di un altro filosofo liberale, Karl Popper, secondo cui dialettica e storicismo finiscono invece per generare quasi sempre totalitarismo (concezione assai diffusa nel pensiero del liberalismo novecentesco).[51] Al contrario di Popper e Hannah Arendt, per Croce la radice totalitaria è proprio nell'antistoricismo, cioè nel rifiuto dello storicismo stesso.[52]

L'asserzione di Hegel che "la storia sia storia di libertà" era inquadrata nella sua concezione dialettica della libertà vista nel suo iniziale nascere, nel successivo crescere ed infine nel raggiungimento di uno stadio finale e definitivo di maturità.[48]

Croce fa proprio questo detto hegeliano chiarendo però che non si vuole «assegnare alla storia il tema del formarsi di una libertà che prima non era e che un giorno sarà, ma per affermare la libertà come l'eterna formatrice della storia, soggetto stesso di ogni storia. Come tale essa è per un verso, il principio esplicativo del corso storico e, per l'altro, l'ideale morale dell'umanità». I popoli e gli individui anelano sempre alla libertà, e come dice Hegel «ciò che è razionale è reale» (cioè la ragione concepisce quello che può diventare reale) e «ciò che è reale è razionale» (cioè esiste un'intrinseca razionalità, anche minima, in ogni fenomeno storico, anche se non tutto il reale è ovviamente razionale).[53][48]

Croce negli ultimi anni di vita (circa 1950)

Alcuni storici, senza ben rendersi conto di quello che scrivono, sostengono che ormai la libertà ha abbandonato la scena della storia. Ma affermare che la libertà è morta vorrebbe dire che è morta la vita. Non esiste nella storia un ideale che possa sostituire quello della libertà «che è l'unica che faccia battere il cuore dell'uomo, nella sua qualità di uomo». Ciò significa che la libertà non è una fase di presa di coscienza che conduce allo Stato etico o al socialismo, venendo superata, ma è essa stessa la verità nel divenire, non una fase.[48]

Egli critica Hegel, poiché secondo lui il filosofo ha concepito la dialettica in modo riduttivo, ovvero semplicemente come dialettica degli opposti, mentre secondo Croce sussiste anche una logica dei distinti, ovvero il fatto che certi atti ed eventi vadano sempre considerati appunto distinti rispetto ad altri ordini di atti ed eventi. Elabora, quindi, un vero e proprio sistema, da lui denominato la filosofia dello spirito. Inoltre, la prima importante differenza con Hegel è che nel sistema crociano non vi rientra né la religione, né la natura. La religione sarebbe infatti un complesso miscuglio di elementi poetici, morali e filosofici che le impediscono di presentarsi come forma autonoma dello Spirito. La natura poi non è altro che l'oggetto "mascherato" dell'attività economica, è il frutto della considerazione economica diretta al mondo.[47]

Qui la realtà in quanto attività (ovvero produzione dello spirito o della storia) è articolata in quattro forme fondamentali, suddivise per modo (teoretico o pratico) e grado (particolare o universale): estetica (teoretica - particolare), logica (teoretica-universale), economia (pratica - particolare), etica (pratica - universale). La relazione tra queste quattro forme opera la suddetta logica dei distinti, mentre all'interno di ognuna di esse si ha la dialettica degli opposti.[47]

Estetica[modifica | modifica wikitesto]

Croce si interessò anche di critica letteraria (saggi su Goethe (1917), Ariosto, Shakespeare e Corneille (1920), "La letteratura della nuova Italia" e "La poesia di Dante") condotta secondo la sua teoria estetica che mirava nel giudizio critico dell'opera letteraria alla scoperta delle motivazioni profonde dell'ispirazione artistica tanto più valida quanto più coerente con le categorie di bello-brutto.[47]

La prima parte della teoria estetica la ritroviamo in opere come Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale (1902), Breviario di estetica (1912) e Aesthetica in nuce (1928)[54] In seguito modificò questa iniziale teoria stabilendo per la storia un nesso con la filosofia. L'estetica, dal significato originario del termine aisthesis (sensazione), si configura in primo luogo come attività teoretica relativa al sensibile, si riferisce alle rappresentazioni ed alle intuizioni che noi abbiamo della realtà.

Come conoscenza del particolare l'intuizione estetica è la prima forma della vita dello Spirito. Prima logicamente e non cronologicamente poiché tutte le forme sono presenti insieme nello spirito. L'arte, come aspetto dell'Estetica, è una forma della vita spirituale che consiste nella conoscenza, intuizione del particolare che[47]:

  • come forma dello spirito, come creatività non è sensazione, conoscenza sensibile che è un aspetto passivo dello spirito rispetto ad una materia oscura e ad esso estranea;
  • come conoscenza (prima forma dell'attività teoretica) non ha a che fare con la vita pratica. Bisogna quindi respingere tutte le estetiche che abbiano fini edonistici, sentimentali e moralistici; quale espressione di un valore autonomo dello spirito, l'arte non può né deve essere giudicata secondo criteri di verità, moralità o godimento;
  • come intuizione pura va distinta dal concetto che è conoscenza dell'universale: compito proprio della filosofia.[55]

L'arte può essere definita quindi come intuizione-espressione, due termini inscindibili per cui non è possibile intuire senza esprimere né è possibile espressione senza intuizione. Ciò che l'artista intuisce è la stessa immagine (pittorica, letteraria, musicale ecc.) che egli per ispirazione crea da una considerazione del reale, nel senso che l'opera artistica è l'unità indifferenziata della percezione del reale e della semplice immagine del possibile.[47]

La distinzione tra arte e non arte risiede nel grado di intensità dell'intuizione-espressione. Tutti noi intuiamo ed esprimiamo: ma l'artista è tale perché ha un'intuizione più forte, ricca e profonda a cui sa far corrispondere un'espressione adeguata. Coloro che sostengono di essere artisti potenziali poiché hanno delle intense intuizioni ma che non sono capaci di tradurre in espressioni, non si rendono conto che in realtà non hanno alcuna intuizione poiché se la possedessero veramente essa si tradurrebbe in espressione.[47]

L'arte non è aggiunta di una forma ad un contenuto ma espressione, che non vuol dire comunicare, estrinsecare, ma è un fatto spirituale, interiore come l'atto inscindibile da questa che è l'intuizione. Nell'estetica dobbiamo far rientrare anche quella forma dell'espressione che è il linguaggio che nella sua natura spirituale fa tutt'uno con la poesia. L'estetica quindi come una "linguistica in generale". Dall'estetica deriva la critica letteraria crociana, espressa in molti saggi.[47]

Critica letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Croce interviene al congresso liberale del 1946

Il Croce critico letterario, specie quello di Poesia e non poesia, esercitò molta influenza successiva, quasi una "dittatura intellettuale"[56] sulla cultura italiana, ma ricevette anche critiche: ad esempio furono ritenute scorrette, "pseudoconcetti" (riprendendo una parola usata da Croce)[4], poiché non presentate come opinione personale ma come veri canoni estetici, varie tesi, come la sua opposizione alle novità letterarie europee, esemplificate dalle stroncature verso gran parte dell'opera di Gabriele D'Annunzio, Giovanni Pascoli (di cui apprezzò solo alcune parti di Myricae e dei Canti di Castelvecchio criticando i saggi e le poesie civili), del crepuscolarismo e di Giacomo Leopardi: di quest'ultimo salvò, nei Canti, gli idilli e i canti pisano-recanatesi, ma criticò le poesie "dottrinali" e polemiche (in particolare i Paralipomeni della Batracomiomachia e la Palinodia. Al marchese Gino Capponi) e le opere filosofiche (apprezzò solo una minima parte delle Operette morali), affermando che quella leopardiana non era vera filosofia, ma solo uno sfogo poetico in prosa, inferiore comunque alle liriche, dovuto esclusivamente alle condizioni fisiche e psicologiche del poeta recanatese.[57][58]

Croce non considera Leopardi un vero filosofo, come Schopenhauer, a cui invece riconosce dignità filosofica ma che non apprezza come individuo poiché ritenuto cinico ed indifferente, ma solo un pensatore, il cui pensiero è essenzialmente al servizio della sua poesia. Sulla scorta di Francesco de Sanctis, esprime simpatia umana al poeta recanatese per lo spirito civile, l'impegno e la lotta eroica contro le sofferenze fisiche, come espresso nella poesia La Ginestra.[59]

Egli fu grande ammiratore soprattutto del Carducci, in quanto classicista, razionale e sentimentale al tempo stesso, ma senza scadere nel sentimentalismo irrazionale, e, a proposito del decadentismo e degli autori di questo movimento, scrisse, in Del carattere della più recente letteratura italiana: «Nel passare da Giosuè Carducci a questi tre[60], sembra, a volte, come di passare da un uomo sano a tre malati di nervi».[61] La polemica contro il decadentismo è figlia di quella contro il positivismo: Croce sostiene che il misticismo decadente, che egli disapprova come sintomo di vuoto spirituale e filosofico (Croce è razionalista e idealista al tempo stesso), è figlio dello scientismo positivistico e delle pseudoscienze da esso generate (come lo spiritismo): «Di qua il positivismo, di fronte il misticismo; perché questo è figlio di quello: un positivista dopo la gelatina dei gabinetti, non credo abbia altro di più caro che l'inconoscibile, cioè la gelatina dove si coltiva il microbio del misticismo».[62]

Logica[modifica | modifica wikitesto]

Della logica, Croce tratta essenzialmente in Logica come scienza del concetto puro del 1905; essa corrisponde al momento in cui l'attività teoretica non è più affidata alla sola intuizione (all'ambito estetico), ma partecipa dell'elemento razionale, che attinge dalla sfera dell'universale. Il punto di arrivo di questa attività è l'elaborazione del concetto puro, universale e concreto che esprime la verità universale di una determinazione. La logica crociana è anche storica, nella misura in cui essa deve analizzare la genesi e lo sviluppo (storico) degli oggetti di cui si occupa.[47]

Il termine logica in Benedetto Croce assume quindi un significato più vicino al termine dialettica ovvero ricerca storiografica. In genere, la Logica di Croce è lontana da criteri scientifico-razionali, e si ispira ai metodi dell'immaginazione artistica e dell'eleganza estetico-letteraria, nei quali il filosofo raggiunge risultati eccellenti. Di carattere decisamente diverso è invece la filosofia delle scienze fisiche, matematiche e naturali delle quali Croce non si occupa affatto nei suoi studi. Del resto, come segnala Ludovico Geymonat nel suo Corso di filosofia - immagini dell'uomo, «la vera indubbia grandezza di Croce va cercata assai più nella sua opera di storiografo, di critico letterario, ecc., che non nella sua opera di filosofo».[47]

Giovanni Gentile ai tempi del direttorato alla scuola normale di Pisa (1928-36 e 1937-43).

In ogni caso la logica e la filosofia della scienza è stata sviluppata in Italia da altri correnti di pensiero contemporaneo a quello crociano, con studiosi fra quali Giuseppe Peano (1858-1932) e lo stesso Geymonat (1908-1991). Un orientamento parzialmente diverso ebbe invece Giovanni Gentile che, pur criticando gli eccessi del positivismo, intrattenne anche rapporti con matematici e fisici italiani e cercò di instaurare un rapporto costruttivo con la cultura scientifica. Invece Croce ebbe con la logica e la scienza un rapporto difficile. La sua posizione portò in Italia nella prima metà del Novecento ad uno scontro dialettico fra due culture contrapposte: quella artistico-letteraria e quella tecnico-scientifica.[47]

Il rapporto conflittuale con le scienze matematiche e sperimentali[modifica | modifica wikitesto]

Un caso emblematico del giudizio di Benedetto Croce nei confronti della matematica e delle scienze sperimentali è la sua nota diatriba con il matematico e filosofo della scienza Federigo Enriques, avvenuta il 6 aprile 1911 in seno al congresso della Società Filosofica Italiana, fondata e presieduta dallo stesso Enriques. Questi sosteneva che una filosofia degna di una nazione progredita non potesse ignorare gli apporti delle più recenti scoperte scientifiche. La visione di Enriques mal si confaceva a quella idealistica di Croce e Gentile, come pure a gran parte degli esponenti della filosofia italiana di allora, per lo più formata da idealisti crociani.

Croce, in particolare, rispose ad Enriques[63], liquidando in modo generico - "antifilosofico", dirà Enriques - la proposta di considerare la scienza come un valido apporto alle problematiche filosofiche e sostenendo, anzi, che matematica e scienza non sono vere forme di conoscenza, adatte solo agli «ingegni minuti» degli scienziati e dei tecnici, contrapponendovi le «menti universali», vale a dire quelle dei filosofi idealisti, come Croce medesimo. I concetti scientifici non sono veri e propri concetti puri ma degli pseudoconcetti, falsi concetti, degli strumenti pratici di costituzione fittizia.

«La realtà è storia e solo storicamente la si conosce, e le scienze la misurano bensì e la classificano come è pur necessario, ma non propriamente la conoscono né loro ufficio è di conoscerla nell'intrinseco».[64] Sul tema Benedetto Croce sostenne, tra l'altro, che:

« Gli uomini di scienza [...] sono l'incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all'organismo filosofico-storico. »
(Benedetto Croce da Il risveglio filosofico e la cultura italiana, n. 6, 1908, pp. 161-168)

A proposito dello sviluppo novecentesco della logica matematica e dell'introduzione dei formalismi simbolici, ad opera di matematici e filosofi quali Gottlob Frege, Giuseppe Peano, Bertrand Russell, Benedetto Croce dichiarerà:

« I nuovi congegni [della logica matematica] sono stati offerti sul mercato: e tutti, sempre, li hanno stimati troppo costosi e complicati, cosicché non sono finora entrati né punto né poco nell'uso. Vi entreranno nell'avvenire? La cosa non sembra probabile e, a ogni modo, è fuori della competenza della filosofia e appartiene a quella della pratica riuscita: da raccomandarsi, se mai, ai commessi viaggiatori che persuadano dell'utilità della nuova merce e le acquistino clienti e mercati. Se molti o alcuni adotteranno i nuovi congegni logici, questi avranno provato la loro grande o piccola utilità. Ma la loro nullità filosofica rimane, sin da ora, pienamente provata. »
(Benedetto Croce da Logica come scienza del concetto puro,(1909))

Anni dopo, ancora scriveva che:

« Le scienze naturali e le discipline matematiche, di buona grazia, hanno ceduto alla filosofia il privilegio della verità, ed esse rassegnatamente, o addirittura sorridendo, confessano che i loro concetti sono concetti di comodo e di pratica utilità, che non hanno niente da vedere con la meditazione del vero. »
(Benedetto Croce da Indagini su Hegel e e schiarimenti filosofici (1952))

e ribadiva come:

« Le finzioni delle scienze naturali e matematiche postulano di necessità l'idea di un'idea che non sia finta. La logica, come scienza del conoscere, non può essere, nel suo oggetto proprio, scienza di finzioni e di nomi, ma scienza della scienza vera e perciò del concetto filosofico e quindi filosofia della filosofia. »
(Benedetto Croce da Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici (1952))

Tuttavia ebbe altresì un cordiale e rispettoso scambio epistolare con Albert Einstein.[65]

Secondo diversi storici e filosofi (es. Giulio Giorello nel 1992[66], Enrico Bellone[67], Armando Massarenti[68]), l'influenza antiscientifica di Croce e di Gentile[69] è stata fortemente deleteria sia sul piano dell'istituzione scolastica per gli orientamenti pedagogici della scuola italiana, che si indirizzò prevalentemente agli studi umanistici considerando quelli scientifici di secondo piano, sia per la formazione di una classe politica e dirigente che tenesse in dovuta considerazione l'importanza della scienza e della tecnica e portando, per conseguenza, ad un ritardo dello sviluppo tecnologico e scientifico nazionale.

« [La scuola] sarà caratterizzata dal primato dell’umanesimo letterario e in particolare dell’umanesimo classico. Tutte le istituzioni culturali saranno improntate al primato delle lettere, della filosofia e della storia.[70] »

Lo stesso Giorello però ha in parte ritrattato l'affermazione nel 2012, negando che sia Croce il colpevole del mancato sviluppo scientifico italiano, adducendo che le colpe maggiori sono da accreditare alla Chiesa, agli scienziati stessi e alla classe politica, più che all'idealismo, che trascura le scienze ma nemmeno le ostacola.[71]

Filosofia della pratica[modifica | modifica wikitesto]

Economia ed etica vengono trattate in Filosofia della pratica. Economica ed etica del 1909. Croce dà molto rilievo alla volizione individuale che è poi l'economia, avendo egli un forte senso della realtà e delle pulsioni che regolano la vita umana. L'utile, che è razionale, non sempre è identico a quello degli altri: nascono allora degli utili sociali che organizzano la vita degli individui. Il diritto, nascendo in questo modo, è in un certo qual senso amorale, poiché i suoi obiettivi non coincidono con quelli della morale vera e propria. Egualmente autonoma è la sfera politica, che è intesa come luogo di incontro-scontro tra interessi differenti, ovvero essenzialmente conflitto, quello stesso conflitto che caratterizza il vivere in generale.[47]

Croce critica anche l'idea di Stato etico elaborata da Hegel: lo stato non ha nessun valore filosofico e morale, è semplicemente l'aggregazione di individui in cui si organizzano relazioni giuridiche e politiche. L'etica è poi concepita come l'espressione della volizione universale, propria dello spirito; non vi è un'etica naturale o un'etica formale, e dunque non vi sono contenuti eterni propri dell'etica, ma semplicemente essa è l'attuazione dello spirito, che manifesta in modo razionale atti e comportamenti particolari. Questo avviene sempre in quell'orizzonte di continuo miglioramento umano.[47]

Teoria e storia della storiografia[modifica | modifica wikitesto]

« La storia non è giustiziera, ma giustificatrice »
(Benedetto Croce, Teoria e storia della storiografia)

La storia e lo spirito: lo storicismo assoluto[modifica | modifica wikitesto]

Come si evince anche da Teoria e storia della storiografia (1917) la filosofia di Croce, ispirata soprattutto a Giambattista Vico, è fortemente storicista. Per ciò, se volessimo riassumere con una formula la filosofia di Croce, questa sarebbe storicismo assoluto, ossia la convinzione che tutto è storia, affermando che tutta la realtà è spirito e che questo si dispiega nella sua interezza all'interno della storia. La storia non è dunque una sequela capricciosa di eventi, ma l'attuazione della Ragione. La conoscenza storica ci illumina a proposito delle genesi dei fatti, è una comprensione dei fatti che li giustifica con il suo dispiegarsi.[47]

Si delinea in quest'ottica il compito dello storico: egli, partendo dalle fonti storiche, deve superare ogni forma di emotività nei confronti dell'oggetto studiato e presentarlo in forma di conoscenza. In questo modo la storia perde la sua passionalità e diviene visione logica della realtà. Quanto appena affermato si può evincere dalla celebre frase "la storia non è giustiziera, ma giustificatrice". Con questo afferma che lo storico non giudica e non fa riferimento al bene o al male. Quest'ultimo delinea, inoltre, come la storia abbia anche un preciso orizzonte gnoseologico, poiché in primo luogo è conoscenza, e conoscenza contemporanea, ovvero la storia non è passata, ma viva in quanto il suo studio è motivato da interessi del presente.[47]

« Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.[72] »
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giudizio storico.

La storiografia è in seconda istanza utile per comprendere l'intima razionalità del processo dello spirito, e in terzo luogo essa è conoscenza non astratta, ma basata su fatti ed esperienze ben precise. Anche se subisce l'influsso dello storicismo di Voltaire, Croce critica gli illuministi e in generale tutti coloro che pretendono di individuare degli assoluti che regolino la storia o la trascendano: invece la realtà è storia nella sua totalità, e la storia è la vita stessa che si svolge autonomamente, secondo i propri ritmi e le proprie ragioni.

La storia è un cammino progressivo per cui « Nulla c'è al di fuori dello spirito che diviene e progredisce incessantemente: nulla c'è al di fuori della storia che è per l'appunto questo progresso e questo divenire.»[73] Ma il positivo destinato a superare storicamente la negatività dei periodi bui della storia non è una certezza su cui adagiarsi: questa consapevolezza del progresso storico deve essere confermata da un impegno costante degli uomini in azioni i cui risultati non sono mai scontati né prevedibili.[47]

La storia diviene, allora, anche storia di libertà, dei modi in cui l'uomo promuove e realizza al meglio la propria esistenza. La libertà si traduce, sul piano politico, in liberalismo: una sorta di religione della libertà o di metodo interpretativo della storia e di orientamento dell'azione, che è imprescindibile nel processo del progresso storico-politico, come si evince dal volume del 1938 La storia come pensiero e come azione.[47]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 24 marzo 1921
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 5 giugno 1921
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
— 4 gennaio 1924

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Le opere di Benedetto Croce spaziano dalla filosofia, alla storiografia, all'aneddotica, alla critica letteraria e all'erudizione storica. Qui si indicano le più importanti. (Per un elenco completo si veda qui) Il filosofo napoletano collaborò inoltre con numerosi articoli su vari argomenti pubblicati su molti giornali e riviste stranieri ed italiani (Cfr. Maria Panetta, Settant’anni di militanza: Benedetto Croce, tra riviste e quotidiani) Ad esempio la sua collaborazione con il quotidiano Il Resto del Carlino durò per più di 40 anni, dal 1910 al 1951. [74]

Filosofia dello spirito[modifica | modifica wikitesto]

Saggi filosofici[modifica | modifica wikitesto]

  • Problemi di estetica e contributi alla storia dell'estetica italiana
  • La filosofia di Giambattista Vico
  • Saggio sullo Hegel seguito da altri scritti di storia della filosofia
  • Materialismo storico ed economia marxistica
  • Nuovi saggi di estetica
  • Etica e politica
  • Ultimi saggi
  • La poesia. Introduzione alla critica e storia della poesia e della letteratura
  • La storia come pensiero e come azione
  • Il carattere della filosofia moderna
  • Discorsi di varia filosofia (2 voll.)
  • Filosofia e storiografia
  • Indagini su Hegel e schiarimenti filosofici
  • Perché non possiamo non dirci "cristiani"

Scritti vari[modifica | modifica wikitesto]

  • Primi saggi
  • Cultura e vita morale
  • L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra
  • Pagine sparse (3 voll.)
  • Nuove pagine sparse (2 voll.)
  • Terze pagine sparse (2 voll.)
  • Scritti e discorsi politici (2 voll.)
  • Carteggio Croce-Vossler (1899-1949)
  • B. Croce - G. Papini, Carteggio 1902-1914

Scritti di Storia letteraria e politica[modifica | modifica wikitesto]

  • Saggi sulla letteratura italiana del Seicento
  • La rivoluzione napoletana del 1799
  • La letteratura della nuova Italia (6 voll.)
  • I teatri di Napoli dal Rinascimento alla fine del secolo decimottavo
  • La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza
  • Conversazioni critiche
  • Storie e leggende napoletane
  • Manifesto degli intellettuali antifascisti
  • Goethe
  • Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e critici
  • Ariosto, Shakespeare e Corneille
  • Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono (2 voll.)
  • La poesia di Dante
  • Poesia e non poesia
  • Storia del Regno di Napoli
  • Uomini e cose della vecchia Italia
  • Storia d'Italia dal 1871 al 1915
  • Storia dell'età barocca in Italia
  • Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento
  • Storia d'Europa nel secolo decimonono
  • Poesia popolare e poesia d'arte
  • Varietà di storia letteraria e civile
  • Vite di avventure, di fede e di passione
  • Poesia antica e moderna
  • Poeti e scrittori del pieno e del tardo Rinascimento
  • La letteratura italiana del Settecento
  • Letture di poeti e riflessioni sulla teoria e la critica della poesia
  • Aneddoti di varia letteratura

Edizione nazionale[modifica | modifica wikitesto]

La casa editrice Bibliopolis ha in corso di pubblicazione l'edizione nazionale delle opere di Benedetto Croce, promossa con Decreto del Presidente della Repubblica del 14 agosto 1989.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia italiana Treccani alla voce "neoidealismo"
  2. ^ Emanuele Severino, La filosofia dai Greci al nostro tempo. La filosofia contemporanea, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2013, p. 203.
  3. ^ Partito Liberale Italiano «nato nel 1924, sciolto durante il fascismo e ricostituito nel 1943». In Enciclopedia Treccani alla voce "Partito Liberale Italiano"
  4. ^ a b c Giulio Giorello, Dimenticare Croce?
  5. ^ Benedetto Croce - Senato.it
  6. ^ a b c d Pagina jpg del Corriere del Mezzogiorno: Luigi Mosca, L'America innamorata di Croce. La prestigiosa rivista USA "Foreign Affairs" lo incorona tra i pensatori più attuali, 31-01-2013
  7. ^ Il filosofo, rispettivamente nel 1919 e nel 1922, dedica ai paesi degli avi, sia paterni che materni, due monografie, intitolate Montenerodomo: storia di un comune e due famiglie e Pescasseroli, uscite per Laterza e in seguito collocate in appendice alla Storia del Regno di Napoli (Laterza, Bari 1925 e ss.).
  8. ^ È noto, a tal proposito, l'aneddoto narrato in un testo coevo, secondo il quale il padre del filosofo, prima di morire tra le macerie, avrebbe detto al figlio «offri centomila lire a chi ti salva». Cfr. C. Del Balzo, Cronaca del tremuoto di Casamicciola, Tip. De Blasio e C., Napoli 1883, pp. 14-15. Un'analisi di quella traumatica esperienza anche in relazione all'opera di Croce è in S. Cingari, Il giovane Croce. Una biografia etico-politica, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000, pp. 31-40
  9. ^ LIBRI: BENEDETTO CROCE E IL PROBLEMA DEL MALE NELL'INDAGINE DI CUCCI
  10. ^ Testimonianza di Croce sul terremoto
  11. ^ Benedetto Croce, Memorie della mia vita, Istituto italiano per gli studi storici, Napoli 1966.
  12. ^ A. Jannazzo, Croce e la corsa verso la guerra, in Idem, Croce e il prepartito degli intellettuali, Edizioni La Zisa, Palermo 1996, pp. 102-119.
  13. ^ Antonio Gnoli, Benedetto Croce e il suo fantasma in la Repubblica, 9 giugno 1990.
  14. ^ Francesco Adorno, Tullio Gregory, Valerio Verra, Storia della filosofia, vol. III, cit. p. 402, Editori Laterza, 1983.
  15. ^ Salvatore Guglielmino/Hermann Grosser, Il sistema letterario. Guida alla storia letteraria e all'analisi testuale: Novecento; cit. p. 347, Casa Editrice G. Principato S.p.A., 1989.
  16. ^ Salvatore Guglielmino/Hermann Grosser, op. cit. p. 350.
  17. ^ Sambugar, Salà, Letteratura italiana, Croce e il manifesto antifascista
  18. ^ Camera dei deputati - Portale storico
  19. ^ giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, Fantasmi ritrovati, Venezia, 1966
  20. ^ Lina Anzalone, Storia di Rastignac: un calabrese protagonista e testimone del suo tempo, Rubbettino Editore, 2005, p.19
  21. ^ a b c Maurizio Griffo, Il pensiero di Benedetto Croce tra religione e laicità
  22. ^ Benedetto Croce, Perché non possiamo non dirci anticoncordatari. Discorso contro i patti lateranensi, tratto da: Benedetto Croce, Discorsi parlamentari, Bardi editore, Roma 1983, pp. 167-175
  23. ^ Aldo Capitini, La compresenza dei morti e dei viventi, Il Saggiatore, Milano, 1966, p. 131.
  24. ^ Atti parlamentari della Camera: 1929, vol. 1, pag. 201-209
  25. ^ Guido Verucci, Idealisti all'Indice. Croce, Gentile e la condanna del Sant'Uffizio, Laterza, 2006
  26. ^ La Critica. Rivista di Letteratura, Storia e Filosofia diretta da B. Croce, 1, 1903 p.372
  27. ^ Il ministro dell'Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai alluse ironicamente all'operetta crociana con un articolo intitolato Benedetto Croce rincristianito per dispetto (In Ruggiero Romano, Paese Italia: venti secoli di identità, Donzelli Editore, 1997 p.3)
  28. ^ Il carteggio fra Croce e Maria Curtopassi (Dialogo su Dio. Carteggio 1941-1952) è stato pubblicato presso la casa editrice Archinto da Giovanni Russo, autore anche della nota introduttiva (pp. 11-33).
  29. ^ F.Focher, Rc. a F. Capanna, La religione in Benedetto Croce. Il momento della fede nella vita dello spirito e la filosofia come religione, Bari 1965, in Rivista di studi crociati, a. II, f. II. aprile-giugno 1965, pp.212-215
  30. ^ «La più efficace difesa della civiltà e della cultura [...] si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico [...] a differenza di quel che è avvenuto in Germania, moltissimo è dovuto al Croce.» (Guido De Ruggiero) Osserva Nicola Abbagnano nella sua Storia della filosofia: «Il regime fascista, certo per costituirsi un alibi di fronte agli ambienti internazionali della cultura, consentì tacitamente a Croce una certa libertà di critica politica; e Croce si avvalse di questa possibilità... per una difesa degli ideali di libertà... Negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale la figura di Croce ha assunto perciò, agli occhi degli italiani, il valore di un simbolo della loro aspirazione alla libertà, e ad un mondo in cui lo spirito prevalga sulla violenza. E tale si mantiene a distanza di anni».
  31. ^ Il terzo volume del carteggio tra Benedetto Croce e Giovanni Laterza (l’editore delle opere crociane) offre una grande quantità di esempi delle difficoltà di mantenersi in equilibrio “tra l’opposizione concreta e organizzata al fascismo, e l’adesione o la cinica indifferenza”. Esempi “quasi tutti orientati però verso una precisa direzione: quella dell’autocensura, a volte praticata, altre volte orgogliosamente respinta... Tra i molti casi che potrebbero essere citati a illustrazione di questo atteggiamento, è notevole quello sorto attorno alla dedica apposta da Paolo Treves, nel libro sulla Filosofia di Tommaso Campanella, al padre Claudio, scrittore e parlamentare socialista, famigerato tra i fascisti soprattutto per il celebre duello ingaggiato nel 1915 con Mussolini. La dedica recitava: “A mio padre, che mi additò con l’esempio la dignità della vita”. Il 16 aprile 1930 Laterza scrive a Croce accostando, con diplomatica sottigliezza, la lettura di un volgare trafiletto anticrociano e antilaterziano sul “Lavoro fascista” alla questione della dedica, che egli propone al Treves di limitare “alle prime tre parole essenziali, non essendo opportuno motivarla allo stato attuale delle cose”. Alla lettera Croce risponde il giorno dopo, tranquillizzando Laterza sulla “purezza” del lavoro storico del Treves e sull’assenza in esso di riferimenti al presente, e aggiungendo, con maliziosa e retorica ingenuità: “ma veramente non capisco perché vi abbia fatto senso quella dedica affettuosa di un figlio al padre. O che la dignità della vita (il corsivo è ovviamente di Croce) è un fatto politico del giorno?”. Comunque sia, la dedica uscì poi nella versione “purgata”. Maurizio Tarantino, recensione a Benedetto Croce-Giovanni Laterza, Carteggio 1921-1930, a c. di Antonella Pompilio, Napoli, Roma-Bari, Istituto italiano per gli studi storici, Laterza, 2006, “L'indice”, aprile 2007
  32. ^ L’episodio è narrato con dovizia di particolari in una lettera di Fausto Nicolini a Giovanni Gentile riportata da Gennaro Sasso in Per invigilare me stesso, Bologna, Il mulino, 1989, pp. 139-40
  33. ^ Regio Decreto Legge del 28/8/1931, n.1227, Disposizioni sull'istruzione superiore (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia dell'8/10/1931, n.233)
  34. ^ Flavio Fiorani, Francesca Tacchi, Storia illustrata del fascismo, Giunti Editore, 2000, p. 91
  35. ^ La Repubblica, 16 aprile 2000
  36. ^ B. Croce, Epistolario, I, Napoli, Istituto italiano per gli studi storici, 1967, p. 187
  37. ^ La vicenda è descritta e analizzata da Gennaro Sasso, La guerra d’Etiopia e la “patria”, in Per invigilare me stesso, Bologna, Il mulino, 1989, pp. 283-9
  38. ^ Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 17 dicembre 2008
  39. ^ B. Croce, Taccuini di lavoro, V, 1944-1945, Napoli 1987, pp 28.
  40. ^ Piero Operti, Lettera aperta a Benedetto Croce, Torino, Lattes, 1946
  41. ^ Giuseppe Mazzini (1948), poi in Scritti e discorsi politici, II, Bari, Laterza, 1963, p. 451; sulle caratteristiche "affettive" del pronunciamento di Croce al referendum, vedi Fulvio Tessitore, Il percorso psicologico di Croce dalla monarchia alla repubblica attraverso i "Taccuini di lavoro", in Benedetto Croce e la nascita della Repubblica. Atti del convegno tenutosi presso il Senato della Repubblica il 20 novembre 2002, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003, pp. 57-66
  42. ^ "non sono veri liberali...coloro che si fregiano, come ora taluni hanno preso a fare, del nome di monarchici, perché il liberalismo non ha altro fine che quello di garantire la libertà" e se "la forma Repubblicana gli offre questa...garanzia quando non gliene offre sicura la monarchia, sarà anche eventualmente repubblicano" (Taccuini di lavoro, 18 dicembre 1943); "se il tentativo [la duplice abdicazione di Vittorio Emanuele III e di Umberto II] fallisse, noi sosterremo il partito della Repubblica, adoperandoci a farla sorgere temperata e non sfrenata, sennata e non dissennata" (Taccuini di lavoro, 25 ottobre 1945)
  43. ^ «Benedetto Croce, mai nominato, formalmente rifiutò prima ancora che la sua ventilata nomina potesse concretizzarsi.» (In Davide Galliani, Il Capo dello Stato e le leggi, Volume 1, Giuffrè Editore, 2011, p.366, nota 28
  44. ^ Nello Ajello, Solo per amore, "La Repubblica, 22 marzo 1994; Gennaro Sasso, Per invigliare me stesso, Bologna, Il mulino, 1989, pp. 36-9
  45. ^ a b c Benedetto Croce e l'amore
  46. ^ Morta Alda Croce, figlia di Benedetto Croce
  47. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Il pensiero filosofico di Benedetto Croce - senato.it
  48. ^ a b c d B. Croce, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari 1943, pp. 35-37; 46-50
  49. ^ B. Croce, Saggio sullo Hegel
  50. ^ Croce, da "papa laico" a grande dimenticato
  51. ^ Renzo Grassano, La filosofia politica di Karl Popper: 1 - La critica della dialettica hegeliana e dello storicismo; commento a La società aperta e i suoi nemici e Miseria dello storicismo di Popper
  52. ^ Croce e il totalitarismo
  53. ^ Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Bompiani, Milano 2006, p. 59.
  54. ^ In opposizione al positivismo che voleva riportare la storia ad una forma della scienza, Croce si era interessato dell'estetica nella quale avrebbe dovuto essere compresa la storia; cfr. La storia sotto il concetto generale dell'arte, Bari 1919
  55. ^ Per questo motivo Croce della Divina Commedia di Dante apprezza la prima cantica dell'Inferno in quanto risultato di una forte e sentita intuizione-espressione, mentre apprezza meno la cantica del Paradiso dove Dante mescolerebbe poesia e filosofia
  56. ^ Sambugar, Salà, Letteratura italiana
  57. ^ Paolo Ruffilli, Introduzione alle Operette morali di Leopardi, ed. Garzanti
  58. ^ Sebastiano Timpanaro, Classicismo e illuminismo nell'Ottocento italiano
  59. ^ Croce, Schopenhauer e il nome del male
  60. ^ Si riferisce a d'Annunzio, Fogazzaro e Pascoli
  61. ^ Riportato in Mario Pazzaglia, Letteratura italiana III
  62. ^ Benedetto Croce, Del carattere della più recente letteratura italiana (1907), in Letteratura della nuova Italia, vol IV (1915), Bari, 1954, pagg. 203-204
  63. ^ Cent'anni di ricerca in Italia. Un passato da salvare, conferenza del prof. Carlo Bernardini, dal sito Centro Studi Enriques (PDF)
  64. ^ B. Croce, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari 1938, p. 314.
  65. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/04/quel-che-si-scrivevano-einstein-croce.html Quel che si scrivevano Einstein e Croce
  66. ^ Dimenticare Croce? (Corriere della Sera, 21 novembre 1992)
  67. ^ La scienza negata. Il caso italiano, Codice Edizioni, p. 6 e seguenti)
  68. ^ 1911-2011: l'Italia della scienza negata (dal blog de Il Sole 24 Ore)
  69. ^ Ministro dell'Istruzione del governo Mussolini, promotore della riforma scolastica varata in Italia nel 1923
  70. ^ Lucio Lombardo Radice in O. Pompeo Faracovi (a cura di ), Federico Enriques, Approssimazione e verità, Belforte, Livorno 1982
  71. ^ «L’arretratezza dell’Italia in campo scientifico è il risultato di cattive scelte dei politici da una parte e di resistenze culturali e di incapacità degli scienziati stessi a comunicare dall’altra e che quindi risultano indipendenti dall’idealismo crociano. A livello culturale, casomai, esistono altre forze che potrebbero essere imputate del ritardo scientifico, si veda per esempio la nefasta influenza della Chiesa in merito ad alcuni aspetti delle ricerche bioetiche. La mia perplessità nei confronti di Croce non riguarda le pretese conseguenze della sua filosofia sullo sviluppo tecnico-scientifico del nostro Paese. Mi sembra che sia una polemica datata e ormai superata. Non credo che dalle posizioni antiscientifiche di Croce derivi un ritardo della società italiana nei confronti della scienza. (...) Quella di Croce è una filosofia interessante sotto altri profili, ma poco interessante, quando si parla di scienza e quindi è deficitaria sotto il profilo di una seria trattazione del problema della conoscenza.» (Giulio Giorello), in È vero che Croce odiava la scienza? - Dialogo tra Giulio Giorello e Corrado Ocone, 19 novembre 2012
  72. ^ Benedetto Croce, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari 1938, p.5
  73. ^ Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. 5, p. 527
  74. ^ Dino Biondi, Il Resto del Carlino, 1885-1985, 1985 p. 106

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Badaloni, Carlo Muscetta, Labriola, Croce, Gentile, Laterza, Roma-Bari 1978 (in part. di Muscetta: La versatile precocità giovanile di Benedetto Croce. Profilo della sua lunga operosità, Critica e metodologia letteraria di Croce, Croce scrittore: multiforme unità della sua prosa).
  • Ulisse Benedetti, Benedetto Croce e il Fascismo, Volpe editore, Roma 1967
  • Paolo Bonetti, Introduzione a Croce, Editori Laterza, 1984, ISBN 88-420-2417-1.
  • Croce filosofo. Atti del convegno internazionale di studi in occasione del 50º anniversario della morte: Napoli-Messina 26-30 novembre 2002, Rubbettino Soveria Mannelli 2003.
  • Antonio di Mauro, Il problema religioso nel pensiero di Benedetto Croce, FrancoAngeli, Milano 2007.
  • Giuseppe Galasso, Croce e lo spirito del suo tempo, Il saggiatore, Milano 1990.
  • Giuseppe Gembillo, Benedetto Croce filosofo della complessità, Rubbettino, Soveria Mannelli 2006.
  • Toni Iermano, Lo scrittoio di Croce con scritti inediti e rari, Fiorentino, Napoli 1992.
  • (DE) Karl Egon Lönne, Benedetto Croce: Vermittler zwischen deutschem und italienischem Geistesleben, Francke, Tübingen 2002.
  • Pier Vincenzo Mengaldo, Benedetto Croce, in Profili critici del Novecento, Bollati Boringhieri, Torino 1998.
  • Marcello Mustè, Benedetto Croce, Morano, Napoli 1990.
  • Marcello Mustè, La filosofia dell'idealismo italiano, Carocci, Roma 2008.
  • Marcello Mustè, Croce, Carocci, Roma 2009.
  • Fausto Nicolini, Benedetto Croce, Utet, Torino 1962.
  • Maria Panetta, Croce editore, 2 voll., Bibliopolis, Napoli 2006.
  • Ernesto Paolozzi, L'estetica di Benedetto Croce, Guida, Napoli 2002.
  • Fabio Fernando Rizi, Benedetto Croce and Italian fascism, University of Toronto Press, Toronto 2003.
  • Giovanni Sartori, Studi crociani, Il Mulino, Bologna 1997.
  • Gennaro Sasso, Benedetto Croce. La ricerca della dialettica, Morano, Napoli 1975.
  • Gennaro Sasso, La 'Storia d'Italia' di Benedetto Croce. Cinquant'anni dopo, Bibliopolis, Napoli, 1979.
  • Gennaro Sasso, Per invigilare me stesso. I taccuini di lavoro di Benedetto Croce, Il Mulino, Bologna 1989.
  • Gennaro Sasso, Filosofia e idealismo. I - Benedetto Croce, Bibliopolis, Napoli 1994.
  • (DE) Sarah Dessi Schmid, Ernst Cassirer und Benedetto Croce, Francke, Tübingen 2005.
  • (DE) Manfred Thiel, Benedetto Croce: Italien am Vorabend des Faschismus. Eine analytische Darstellung, Elpis-Verlag, Heidelberg 2003.
  • Guido Verucci, Idealisti all'indice. Croce, Gentile e la condanna del Sant'Uffizio, Laterza, Roma-Bari 2006.

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