Lev Trockij

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« Morirò rivoluzionario, proletario, marxista, materialista dialettico e di conseguenza ateo convinto. La mia fede nell'avvenire comunista dell'umanità non è meno ardente, anzi è più salda oggi di quanto non fosse nella prima gioventù [...] La vita è bella. Invito le generazioni future a purificarla da ogni male, oppressione e violenza e a goderla a pieno. »
(Lev Trockij, dal Testamento, 27 febbraio 1940.[1])
Lev Trockij

Lev Trockij (IPA: [ˈlʲef ˈtrot͡skʲɪj]) (in russo: Лев Троцкий), Lev Trotsky o Leon Trotsky nella traslitterazione anglosassone, pseudonimo di Lev Davidovič Bronštejn (in russo: Лев Давидович Бронштейн ascolta[?·info][2]; Janovka, 7 novembre 1879Coyoacán, 21 agosto 1940) è stato un politico e rivoluzionario russo naturalizzato sovietico.

Leon Trotsky Signature.svg

Presidente del soviet di Pietrogrado durante le rivoluzioni del 1905 e del 1917, fu tra le personalità più influenti della Russia post-rivoluzionaria e della neonata Unione Sovietica, dapprima come commissario del popolo agli Affari esteri e in seguito come organizzatore e comandante dell'Armata Rossa, commissario del popolo alla Guerra e membro del Politburo. Fu anche scrittore di notevoli capacità, soprannominato Penna dai compagni di partito.

A seguito della lotta contro Stalin negli anni venti, fu espulso dal partito ed esiliato. Venne assassinato nel 1940 in Messico da un agente sovietico, Ramón Mercader. Nel 1938 aveva fondato la Quarta Internazionale. Le idee di Trockij formano la base della corrente comunista del trotskismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia e gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Lev Bronštejn nel 1888

Lev Davidovič Bronštejn nacque in una benestante famiglia ebraica a Janovka, ora Bereslavka, nella provincia ucraina di Cherson, il 7 novembre 1879 (il 26 ottobre secondo il vecchio calendario), ossia lo stesso giorno della Rivoluzione russa del 1917 e nello stesso periodo in cui veniva fondata l'organizzazione rivoluzionaria Narodnaja Volja.[3]

Gli antenati di Trockij erano originari di Poltava, da dove ai primi dell'Ottocento si erano stabiliti a Bobrinec, paese a una ventina di chilometri da Janovka. Il nome Janovka deriva dalla grande proprietà terriera che il colonnello Janovskij aveva in parte venduto e in parte affittato al padre di Lev, David Leont'evič Bronštejn (1847-1922), che qui si era trasferito nel 1879 per dedicarsi, caso raro per un ebreo, all'agricoltura. Gran lavoratore e ambizioso, portò la sua famiglia a un livello di vita molto confortevole: servitori e braccianti coltivavano i suoi 300 ettari di terreno[4] e curavano le sue stalle, il suo mulino era utilizzato dai contadini del distretto, il suo grano veniva venduto al mercato di Nikolaev.[5]

In casa non si parlava lo yiddish, ma un russo misto all'ucraino. Se David Bronštejn era analfabeta[6] e indifferente alla religione, sua moglie Anna L'vovna Životovskaja (m. 1910), cresciuta in città, osservava le pratiche del culto e leggeva a fatica qualche romanzo russo. Ebbero otto figli: Aleksandr, Elizaveta, Rozalija, che morì in tenera età,[7] Lev, dal nome del nonno paterno, Ol'ga (1883-1941) e altri tre bambini deceduti nella prima infanzia.[8]

Nel 1886 Lev fu mandato a studiare nella scuola ebraica del vicino villaggio di Gromoklej, dove fu ospite di parenti, gli zii Abraam e Rejčel Bronštejn. Vi s'insegnava il russo, l'aritmetica e soprattutto a leggere e tradurre la Bibbia dall'ebraico all'yiddish. Non parlando questa lingua, non fece amicizia con nessuno dei suoi compagni. La scuola durò pochi mesi, ma Lev v'imparò a leggere e a scrivere il russo.[9]

L'anno dopo un cugino per parte di madre, Moisej Spencer, venne in visita a Janovka e si offrì di ospitare Lev nella propria casa di Odessa per frequentarvi la scuola secondaria. Spencer, sposato con Fanni Somolovna,[10] direttrice dell'Istituto ebraico femminile di Odessa, era un intellettuale progressista, già espulso dall'Università a causa delle sue idee politiche. Dieci anni dopo, la casa editrice da lui fondata divenne la più importante di tutta la Russia meridionale. Così, nell'autunno del 1888, Lev Bronštejn si trasferì a Odessa ed entrò nell'Istituto tecnico San Paolo, una scuola parificata fondata dalla locale comunità luterana.[11]

I sette anni trascorsi a Odessa furono positivi. A casa Spencer imparò le « buone maniere », assistette a conversazioni di giornalisti e scrittori,[12] lesse buoni libri e arricchì il proprio bagaglio culturale;[13] a scuola si fece degli amici e divenne presto il primo della sua classe. Ebbe una sola disavventura disciplinare: durante il secondo anno fu denunciato da alcuni compagni per aver partecipato a una protesta contro un professore e fu così espulso, pur venendo riammesso alla terza classe l'anno dopo.[14] Molti anni dopo Trockij commentò: « I gruppi sorti in quell'occasione - gli invidiosi e i delatori da una parte, i giovani franchi e valorosi dall'altra, e la massa neutrale, incerta, amorfa nel mezzo - questo raggruppamento l'ho incontrato anche più tardi, nelle più svariate circostanze ».[15]

Poiché nella scuola San Paolo non esisteva la settima e ultima classe, nel 1896 Lev Bronštejn si trasferì a Nikolaev per concludervi gli studi e lì si diplomò a pieni voti nella sessione estiva del 1897, pur avendo studiato poco e marinato spesso la scuola. Infatti, da quasi un anno i suoi interessi si erano indirizzati pressoché esclusivamente alla politica.[16]

Il primo impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Il'ja e Aleksandra Sokolovskij, Grigorij Ziv e Bronštejn nel 1897

Alla fine del 1896 aveva conosciuto Franz Švigovskij, un giardiniere piuttosto colto che leggeva libri proibiti e opuscoli clandestini, nella cui capanna alla periferia della città si riuniva un gruppo di socialisti, in gran parte populisti, con l'eccezione della giovane Aleksandra Sokolovskaja, una marxista con la quale il diciassettenne Bronštejn entrò subito in conflitto, definendo il marxismo « una dottrina da bottegai e commercianti ».[17] A causa del suo comportamento spesso sgradevolmente polemico, la Sokolovskaja abbandonò per qualche tempo il gruppo.[18] In realtà egli non aveva mai letto Marx e le sue disordinate conoscenze di cultura politica non andavano ancora oltre qualche libro di John Stuart Mill, di Bentham, di Černyševskij, di Mignet e la lettura della gazzetta liberale « Russkie Vedomosti ».[19]

Con gli scioperi operai del 1896, le proteste studentesche, il suicidio in carcere di Marija Vetrova nel febbraio del 1897, si fece strada l'idea di organizzare un gruppo clandestino. Con l'elettricista Muchin, il tipografo Poljak, lo studente Ziv, i fratelli Sokolovskij e pochi altri, Bronštejn, che ora si faceva chiamare L'vov, fondò l'Unione degli operai della Russia meridionale, riprendendo il nome di una storica società illegale attiva negli anni Ottanta. Vi aderì anche Aleksandra Sokolovskaja, dal momento che il gruppo, agendo tra gli operai di Nikolaev e Odessa, aveva assunto uno spirito socialdemocratico.[20]

L'attività di propaganda dell'Unione, svolta stampando il giornale « Naše delo » (Наше дело, La nostra causa) e preparando volantini ciclostilati diffusi nelle fabbriche insieme a opuscoli stampati all'estero, ebbe un discreto successo, riuscendo a far presa su alcune centinaia di persone. Vi s'infiltrarono però agenti provocatori e il 28 gennaio 1898 vi fu un'ondata di arresti. Bronštejn fu preso con Švigovskij in una fattoria dei dintorni di Nikolaev. Qui fu dapprima detenuto, poi fu condotto a Cherson e dopo ancora a Odessa dove, alla fine del 1899, senza che si fosse tenuto alcun processo, gli fu comunicata l'avvenuta condanna a quattro anni di esilio in Siberia e fu trasferito nelle carceri di Mosca.[21]

Bronštejn si avvicinò al marxismo durante la detenzione, pur senza conoscere ancora gli scritti più importanti di Marx, di Engels o di Plechanov. Nel carcere di Odessa lesse « con entusiasmo » Labriola e in quello di Mosca Lo sviluppo del capitalismo in Russia di Lenin; scrisse anche, secondo presupposti materialistici, un voluminoso quaderno sulla storia della massoneria, andato perduto, e un opuscolo sul movimento rivoluzionario di Nikolaev, che riuscì a uscire dal carcere e fu pubblicato a Ginevra.[22]

La prima deportazione[modifica | modifica wikitesto]

Trockij e la figlia Zinaida (1906)

Nel carcere di Mosca sposò Aleksandra Sokolovskaja, un altro segno delle sue mutate idee politiche. Anche lei condannata all'esilio, si sposarono per rimanere uniti e insieme furono condotti, nell'estate del 1900, a Ust'-Kut, nella lontana Siberia centrale. Qui Bronštejn cominciò a studiare Marx leggendo i due primi volumi del Capitale e collaborò a un giornale di Irkutsk, la « Vostočnoe obozrenie » (Восточное обозрение, Rassegna orientale) scrivendo articoli di critica letteraria.[23] Fu allora che si scoprì scrittore.

A Ust'-Kut nacque, il 27 marzo 1901, la figlia Zinaida (1901-1933). Per qualche mese si trasferirono a 230 chilometri a oriente del fiume Ilim, dove lavorò come contabile di un commerciante milionario e analfabeta: quando commise un errore, fu licenziato. Tornarono a Ust'-Kut e da lì si trasferirono a Vercholensk, dove nacque la seconda figlia Nina (1902-1928).[24]

La deportazione fu « un periodo di chiarificazione politica ». Entrò a far parte dell'Unione siberiana, un'organizzazione socialdemocratica creata fra i deportati e gli operai della ferrovia transiberiana,[25] si confrontò con i socialrivoluzionari, rifiutando la loro strategia terroristica, e conobbe gli scritti dell'anarchico polacco Jan Wacław Machajski, allora deportato a Viljujsk, che per lui furono « una vaccinazione efficace contro l'anarchia, roboante nella negazione a parole, ma senza vita e persino vile nelle conclusioni pratiche ».[26] Scrisse anche un saggio in cui concepiva il partito rivoluzionario come un'organizzazione fortemente centralizzata e disciplinata, al modo di Lenin ma indipendentemente da lui, come verificò nell'estate del 1902, quando lesse il suo Che fare?.[27]

In quel periodo, d'accordo con la moglie, decise di tentare da solo la fuga dal confino. Una notte, nascosto in un carro di contadini, raggiunse Irkutsk da dove, munito di un falso passaporto a nome di Trockij, lo stesso del capo-carceriere di Odessa,[28] partì in treno per Samara. Qui fu accolto dal gruppo di socialdemocratici responsabili in Russia dell'« Iskra », uno dei quali, Gleb Kržižanovskij, lo battezzò Penna (Перо, Pero) per il suo talento di scrittore. Finalmente, superò indenne la frontiera e via Vienna, Zurigo e Parigi, in ottobre arrivò a Londra.[29]

All'estero. Il secondo congresso del POSDR[modifica | modifica wikitesto]

Natal'ja Sedova

Appena a Londra, andò in casa di Lenin,[30] all'epoca redattore del giornale « Iskra », organo del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, insieme con Plechanov, Aksel'rod, Potresov, Martov e Vera Zasulič. Fu poi alloggiato nel vicino appartamento di Martov e Zasulič e a novembre il nuovo numero dell'« Iskra » pubblicò il suo primo articolo.[31] Lenin avrebbe voluto che Trockij entrasse a far parte della redazione, ma la sua proposta trovò l'unica ma decisiva opposizione di Plechanov, che provò subito per il giovane collaboratore una forte antipatia che divenne presto una radicale avversione.[32]

Meno di due mesi dopo fu mandato a prendere contatto con il gruppo dell'Iskra di Parigi. Ne facevano parte, tra gli altri, l'ex populista Ekaterina Aleksandrova e Natal'ja Sedova (1882-1963), giovane studentessa d'arte, che divenne la sua nuova compagna, e da cui ebbe il figlio Lev.[33] Dalla Russia richiedevano il ritorno di Trockij, ma il centro estero si oppose, rimandando la sua partenza alla conclusione del secondo congresso del POSDR.[34]

Il congresso si aprì il 30 luglio 1903 a Bruxelles e proseguì a Londra, con Trockij delegato dell'Unione siberiana. Vi emersero i contrasti tra chi, come Lenin, identificava il partito con l'organizzazione illegale e chi, come Martov, voleva considerare membri del partito anche coloro che lavoravano sotto la guida dell'organizzazione illegale pur senza farne parte: « Lenin voleva una forma serrata e grande chiarezza nelle relazioni di partito » - scrisse Trockij molti anni dopo - « mentre Martov tendeva più alla nebulosità ».[35]

Tuttavia, al congresso si schierò con Martov, e tanto più si oppose alla richiesta di escludere dalla redazione dell'« Iskra » Potresov, Aksel'rod e Vera Zasulič, il cui apporto al giornale era quasi nullo. Lenin « aveva capito che essi erano sempre più un impedimento sulle vie del futuro e la conclusione era stata: levarli dalla loro posizione direttiva. E questo non mi andava giù », scrisse Trockij, che era molto amico di Zasulič e Aksel'rod, « e dalla mia indignazione venne la rottura con Lenin al II Congresso ».[36]

Lenin

Il congresso sancì l'esistenza di due correnti, i bolscevichi di Lenin e i menscevichi di Martov, che nel successivo congresso della Lega estera della socialdemocrazia rivoluzionaria russa (Ginevra, 26-31 ottobre 1903) ribaltarono i risultati del II congresso e presero il controllo dell'« Iskra », da cui Lenin si dimise. Allineato con i menscevichi, nell'agosto del 1904 Trockij pubblicò a Ginevra I nostri compiti politici (Наши политические задачи, Naši političeskie zadači), un violento attacco a Lenin, al quale non risparmiò insulti e lo accusò di essere non tanto un socialdemocratico quanto un giacobino che guardava più all'intelligencija che ai lavoratori: « I metodi di Lenin conducono a questo: prima l'organizzazione del partito si sostituisce al partito nel suo complesso, poi il comitato centrale si sostituisce all'organizzazione, e infine un unico dittatore si sostituisce al comitato centrale ».[37]

Si consumò così la sua rottura con Lenin. « Io ritornai da Lenin più tardi di molti altri, ma vi ritornai per la mia strada » - scrisse nelle memorie - « dopo aver vissuta ed esaminata l'esperienza della rivoluzione, della controrivoluzione e della guerra imperialista ».[38] Emarginato Lenin, Trockij propose un'effettiva riunificazione delle due correnti, ma i menscevichi respinsero la proposta. Minacciò le dimissioni, ma poi le ritirò e riprese la collaborazione con l'« Iskra ».[39]

All'« Iskra » collaborava saltuariamente anche il marxista russo, naturalizzato tedesco, Aleksandr Gel'fand, detto Parvus. Dal febbraio del 1904 vi venivano pubblicati i suoi articoli su Guerra e rivoluzione, nei quali prospettava, a partire dalla guerra russo-giapponese in corso e da lui prevista già nove anni prima, l'inizio di una serie di guerre europee che avrebbero segnato, in un lontano futuro, la fine degli stati nazionali. Per il momento, giudicava prossima una rivoluzione in Russia che avrebbe avuto « una ripercussione sullo sviluppo politico di tutti i paesi capitalisti. La rivoluzione russa scuoterà la società borghese » innescando una rivoluzione mondiale.[40]

La rivoluzione permanente[modifica | modifica wikitesto]

Parvus, Trockij e Dejč

Sono idee che influenzeranno profondamente Trockij ispirandogli la teoria della rivoluzione permanente. Tale teoria s'inseriva quale terza via tra le due diverse tattiche delle correnti bolsceviche e mensceviche. Convinte entrambe che la prossima rivoluzione russa sarebbe stata democratica-borghese, la frazione menscevica sosteneva che i socialdemocratici, dopo essersi uniti ai liberali nell'opera di liquidazione dell'autocrazia e la sua trasformazione in una monarchia costituzionale, avrebbero dovuto mantenere una posizione di opposizione parlamentare al governo provvisorio liberale, rinunciando alla preparazione di un'ulteriore rivoluzione proletaria, definita un'« idea complottistica », per stabilire accordi politici con i partiti borghesi e ottenere « garanzie democratiche ».[41]

Per Lenin, invece, i socialdemocratici dovevano partecipare al governo provvisorio sorto dalla rivoluzione, assumendone l'egemonia mediante un'alleanza tra operai e i contadini. Sarebbe stata una « dittatura democratica del proletariato e dei contadini », perché fondata sull'armamento del popolo che avrebbe dovuto respingere gli inevitabili tentativi contro-rivoluzionari e avviare tutte le riforme democratiche – non ancora socialiste – dalla proclamazione della repubblica alla riforma agraria e al miglioramento della condizione degli operai, « e infine – last but not least – a estendere l'incendio rivoluzionario all'Europa ».[42]

Trockij criticava tanto la tattica menscevica, definita opportunista, quanto l'idea di Lenin di una dittatura di operai e contadini, in quanto prevedeva che la loro alleanza sarebbe entrata rapidamente in crisi. In una società rimasta a economia capitalistica, il padronato si sarebbe opposto alle riforme a favore degli operai, avrebbe risposto agli scioperi con le serrate e avrebbe avuto l'appoggio dei contadini, che non avrebbero accettato che le fabbriche chiuse venissero nazionalizzate o i disoccupati fossero impiegati a spese dello Stato. Alla fine, l'alleanza tra operai e contadini avrebbe scontentato entrambe le classi, che sarebbero venute a conflitto.[43]

Secondo Trockij, la via d'uscita, per il governo operaio, doveva consistere nell'« unire tutte le sue forze con quelle del proletariato socialista dell'Europa occidentale. Solo in questo modo la sua dominazione rivoluzionaria temporanea diverrà il prologo della dittatura socialista. La rivoluzione permanente sarà dunque un'esigenza per il proletariato russo [...] Se il partito operaio non avesse sufficiente energia per effettuare un'offensiva rivoluzionaria, se esso credesse di doversi limitare a una dittatura semplicemente nazionale e semplicemente democratica, le forze unite della reazione europea non tarderebbero a fargli comprendere che la classe operaia, detenendo il potere, deve mettere tutto il peso sulla bilancia, sul piatto della rivoluzione socialista ».[44]

Il ritorno in Russia. La Rivoluzione del 1905[modifica | modifica wikitesto]

Leonid Krasin

Trockij era già stato ospite di Parvus a Monaco nel settembre del 1904, e tornò da lui nel gennaio del 1905, all'indomani della Domenica di sangue, sottoponendogli un suo opuscolo. Scritto prima della manifestazione operaia guidata da Gapon ma ora intitolato Fino al 9 gennaio (До 9 января, Do 9 janvarja) vi aveva teorizzato lo sciopero generale quale scintilla della rivoluzione, nella quale gli operai socialisti avrebbero dovuto assumersi la parte dirigente per rovesciare lo zarismo. Diversamente dai menscevichi, egli riteneva che non si dovesse contare sui liberali, sempre pronti a venire a patti col dispotismo.[45]

In febbraio partì da Monaco con Natal'ja Sedova, che proseguì per Kiev, mentre Trockij si fermava da Victor Adler a Vienna. Poi, munito di falsi documenti, raggiunse Kiev, dove conobbe l'ingegnere Leonid Krasin, un importante dirigente bolscevico che fece ospitare lui e la Sedova in un alloggio di Pietroburgo. Natal'ja Sedova fu arrestata durante una manifestazione per il 1º maggio e confinata a Tver', mentre Trockij dovette fuggire in Finlandia.[46]

Vi rimase a leggere e a scrivere finché a ottobre non giunse la notizia che a Pietroburgo era in corso uno sciopero generale. Rientrò clandestinamente nella capitale e il 15 ottobre fece la sua comparsa nel soviet di Pietroburgo.

Il suo coinvolgimento nello sciopero generale di ottobre, con la presidenza del Soviet di San Pietroburgo e il suo appoggio alla rivolta armata, lo portarono all'arresto e a una sentenza di esilio a vita. Nel gennaio del 1907 fuggì sulla strada per l'esilio e ancora una volta trovò la via di Londra, dove partecipò al quinto congresso del partito. In ottobre si spostò a Vienna.

Nel 1912 era stato inviato dal diffuso quotidiano radical-democratico Kievskaja Mysl' nei Balcani, dove fu testimone della guerra del 1912-1913, tragico prologo della Prima guerra mondiale. In quel periodo fu corrispondente di guerra per diversi giornali.

Le sue corrispondenze furono successivamente raccolte nel volume Le guerre balcaniche 1912-1913 (1926).

« D'un tratto la guerra ci rivela che procediamo ancora a quattro zampe e che non siamo ancora usciti dal grembo dell'era barbarica della nostra storia. »
Comandante dell'Armata rossa

Con l'avvicinarsi della guerra si spostò nella neutrale Svizzera, e quindi in Francia. Fu espulso dalla Francia e viveva a New York quando la Rivoluzione di febbraio rimosse lo Zar. Fece ritorno in Russia nel maggio 1917 dove infine si unì ai Bolscevichi e divenne attivamente coinvolto nei loro sforzi per rovesciare il governo provvisorio guidato da Aleksandr Kerensky, ed anzi ne fu tra i massimi dirigenti.

Dopo la Rivoluzione Russa[modifica | modifica wikitesto]

Trockij e Lenin (al centro in piedi), a Pietrogrado, in una foto scattata nel 1921 con i delegati al X Congresso del Partito comunista russo

Dopo la presa del potere da parte dei Bolscevichi divenne Commissario del popolo per gli Affari Esteri, con lo scopo principale di negoziare la pace con la Germania e i suoi alleati; nella speranza che i soldati tedeschi si ribellassero ai loro ufficiali si ritirò dai colloqui (10 febbraio 1918). Tale speranza fu però delusa e i tedeschi invasero il territorio russo (18 febbraio), costringendo l'Unione Sovietica a firmare l'altamente penalizzante Trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo. Trockij successivamente rassegnò la sua posizione diplomatica e divenne Commissario del Popolo alla Guerra. Come fondatore e comandante dell'Armata Rossa, fu ampiamente artefice del successo contro l'Armata Bianca e della vittoria nella Guerra Civile Russa.

Trockij avrebbe in seguito voluto processare pubblicamente Nicola II e la moglie a Mosca, mentre i figli sarebbero stati esiliati, ma il soviet di Ekaterinburg, con l'avallo di Lenin e Sverdlov),decise invece un'esecuzione sommaria per la famiglia reale.[47] Trockij lo saprà solo dopo una settimana, ma non protestò, ritenendo la fine dei Romanov come parte dei massacri avvenuti durante la guerra, su entrambi i fronti.[48] Tuttavia espresse sorpresa per il fatto che furono uccisi senza processo anche i figli dello zar (fatto negato dall'URSS fino al 1979), comprese le quattro figlie che non avevano diritti sul trono, come riporta nei suoi diari.[49]

Stalin al potere[modifica | modifica wikitesto]

Con la malattia e la morte di Lenin, Stalin e il gruppo attorno a lui (che inizialmente, nel periodo della cosiddetta trojka, includeva anche le frazioni di Lev Kamenev e Grigorij Zinov'ev) furono in grado di consolidare il proprio controllo sul Partito e sullo Stato. Il 1924 è l'anno della lotta contro il trotskismo, un feroce scontro formalmente ideologico in cui, senza risparmio di colpi bassi (con accuse reciproche molto dure sul ruolo avuto dai vari dirigenti nell'Ottobre, negli anni precedenti e negli anni successivi), viene portata avanti l'emarginazione dell'ala trotskista (che inizia a farsi chiamare "Opposizione di sinistra"), fino all'ottenimento delle dimissioni di Trockij dal posto di Commissario del Popolo alla Guerra e agli Affari della Marina (gennaio 1925).

Lenin in un discorso ai soldati a Mosca nel 1920. A lato del palco sulla destra si riconoscono Kamenev e Trockij, allora comandante dell'Armata Rossa. Questa foto durante il regime stalinista verrà ritoccata e questi ultimi due personaggi saranno rimossi dalla stessa[50].
Lenin in un discorso ai soldati a Mosca nel 1920. A lato del palco sulla destra si riconoscono Kamenev e Trockij, allora comandante dell'Armata Rossa. Questa foto durante il regime stalinista verrà ritoccata e questi ultimi due personaggi saranno rimossi dalla stessa[50].
Lenin in un discorso ai soldati a Mosca nel 1920. A lato del palco sulla destra si riconoscono Kamenev e Trockij, allora comandante dell'Armata Rossa. Questa foto durante il regime stalinista verrà ritoccata e questi ultimi due personaggi saranno rimossi dalla stessa[50].

Trockij aveva infatti approfondito la sua teoria della Rivoluzione Permanente (che aveva peraltro già preso le mosse subito dopo la fallita rivoluzione del 1905), che si poneva in netto contrasto con la politica stalinista di costruire il "socialismo in un solo paese". I punti decisivi della polemica dell'Opposizione in quegli anni sono la critica al regime autoritario vigente nel Partito, la critica allo sviluppo di deformazioni burocratiche nell'apparato statale sovietico, l'opposizione allo sviluppo di una nuova borghesia in seguito al prolungamento eccessivo delle misure di mercato (NEP); sul piano delle rivendicazioni, il gruppo di Trockij chiede una politica di forte industrializzazione, un piano di collettivizzazione volontaria nelle campagne (da realizzarsi in tempi lunghi) e, soprattutto, la promozione su scala mondiale di nuove rivoluzioni proletarie (Cina, Germania), viste come unica soluzione ai pericoli di involuzione del regime interno dell'URSS.

Dopo la brusca rottura della trojka e la costituzione di un nuovo blocco Stalin-Bucharin che allontana da ogni posizione di potere le frazioni Kamenev e Zinov'ev (forti soprattutto a Leningrado), queste ultime formano nel 1926, insieme ad altri gruppi minori, un'alleanza con il gruppo di Trockij che sarà conosciuta come Opposizione Unificata.

Si apre una fase di scontri sempre più violenti tra il gruppo al potere e i gruppi oppositori, che contavano su decine se non centinaia di migliaia di sostenitori nel Partito e nel sindacato.

Nell'autunno 1927 l'Opposizione decide di organizzare in forma autonoma la celebrazione del decimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre; è da parte di Trockij e dei suoi alleati un tentativo di una prova di forza nei confronti del regime staliniano in formazione. In piazza nelle principali città del Paese (e specialmente a Mosca e Leningrado) scendono migliaia di persone sotto le bandiere dell'Opposizione Unificata, che si scontrano con sostenitori di Stalin e con le milizie statali: le dimostrazioni degli oppositori sono disperse con la forza. Pochi giorni dopo, il 12 novembre, Trockij e Zinov'ev sono espulsi dal partito Comunista Sovietico, lasciando Stalin alla guida indiscussa dell'Unione Sovietica (Kamenev sarà espulso poche settimane dopo e in seguito sarà liquidato anche l'alleato Bucharin).

L'esilio (1929-1940)[modifica | modifica wikitesto]

Trockij con amici durante il suo esilio in Messico, 1940

Piegata l'Opposizione e iniziata la persecuzione sistematica dei suoi militanti, Trockij venne esiliato ad Alma Ata (oggi nel Kazakistan) il 17 gennaio 1929[51].

Fu poi espulso e si spostò dalla Turchia alla Francia e alla Norvegia, stabilendosi finalmente in Messico su invito del pittore Diego Rivera: visse ad un certo punto nella casa di Rivera, e in un altro momento in quella della moglie del pittore, l'artista Frida Kahlo, con cui ebbe una breve relazione.

Il 31 dicembre 1933 incontrò Simone Weil, che si offrì di ospitarlo per alcuni giorni, assieme alla moglie, nel suo appartamento di Parigi: Trockij ne approfittò per organizzarvi una riunione clandestina, con vari esponenti dei partiti francesi, che si concluse con uno scontro verbale fra lui e la stessa Weil, la quale era su posizioni anarchiche.[52]

Trockij all'ospedale dopo essere stato ferito a morte.

Nel 1936 Trockij scrisse il libro La Rivoluzione Tradita, nel quale denuncia i crimini della burocrazia staliniana.

Nel 1938, Trockij fondò un'organizzazione marxista internazionale, denominata Quarta Internazionale, la quale intendeva essere un'alternativa alla Terza Internazionale stalinista.

Ebbe una discussione con Rivera e nel 1939 si spostò in una residenza sua. Il 24 maggio 1940, Trockij sopravvisse a un raid nella sua casa da parte di sicari stalinisti capitanati dal pittore Siqueiros.

Mentre era a casa sua, a Coyoacán (un sobborgo di Città del Messico), il 20 agosto 1940, venne aggredito alle spalle da Ramón Mercader, rivelatosi un agente stalinista sotto nome falso, che gli sfondò il cranio usando una piccozza. Inaspettatamente, Trockij si rialzò nonostante il colpo subito, reagì all'aggressione e si difese, chiamando poi le guardie del corpo che costrinsero Mercader ad una breve fuga. Poco dopo si accasciò: trasportato in ospedale e operato, dopo aver ripreso brevemente conoscenza entrò in coma e morì il giorno seguente, alle ore 18:48.[53]

Mercader in seguito testimoniò al suo processo:

« Lasciai il mio impermeabile sul tavolo, in modo tale che fossi in grado di rimuovere la piccozza che si trovava nella tasca. Decisi di non mancare la meravigliosa opportunità che si presentava. Il momento in cui Trockij iniziò a leggere l'articolo mi diede la chance, estrassi la piccozza dall'impermeabile, la strinsi in pugno e, con gli occhi chiusi, sferrai un colpo terrificante alla sua testa. »

La casa di Trockij a Coyoacán è stata preservata più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovava il giorno del suo assassinio ed è oggi un museo. La tomba di Trockij si trova nel terreno attorno alla casa. Un altro museo intitolato a Trotsky fu aperto nel 1990 a Città del Messico.[54]

Giudizi storici positivi sono stati espressi su Trockij, anche nel mondo anglosassone, in cui viene contrapposto spesso a Stalin e alla degenerazione dittatoriale dell'URSS.[55][56]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine della Bandiera Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera Rossa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I. Deutscher, Il Profeta esiliato, 2011. pp. 602-603.
  2. ^ Altre traslitterazioni di Лев Троцкий risultano essere Trotskij, Trotski, Trozkij, Trotzki, Trotzky. Il nome Lev è stato anche tradotto in Leone o Leon, e questa è la forma più diffusa nel mondo anglosassone.
  3. ^ Due circostanze sottolineate da lui stesso: cfr. L. Trozkij, La mia vita, 1961, p. 20.
  4. ^ Col tempo, affittò altre centinaia di ettari di terra dai vicini. Un ukaz imperiale del 1881 impediva agli ebrei di acquistare la terra: cfr. I. Deutscher, Il Profeta armato: Trotskij 1879-1921, 2011, p. 22.
  5. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 17-19.
  6. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 32: « imparò a sillabare da vecchio, tanto da poter decifrare almeno il titolo dei miei libri ».
  7. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 45.
  8. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 31; I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 18-20.
  9. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 47-48: il maestro Schuffer « m'aveva insegnato a leggere e a scrivere, due arti che qualche servigio me l'hanno dato nella vita ».
  10. ^ Furono i genitori della poetessa Vera Michajlovna Inber.
  11. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 50-56.
  12. ^ Come Vlas Michajlovič Doroševič, molto noto al tempo, e Sergej Ivanovič Sycevskij, « uomo d'ingegno, ma beone ».
  13. ^ Tra le prime letture, Puškin, Lermontov, Nekrasov, l'Oliver Twist di Dickens, e La potenza delle tenebre di Tolstoj, vietato dal regime.
  14. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 26-29.
  15. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 75.
  16. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 95.
  17. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 41-47.
  18. ^ G. A. Ziv, Trockij. Charakeristika (Po lichnym vospominanjam), 1921, p. 15; M. Eastman, Leon Trotsky. The Portrait of a Youth, 1925, p. 77.
  19. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 96.
  20. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 51-53.
  21. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 54-64.
  22. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 112-115.
  23. ^ Firmava gli articoli con lo pseudonimo di « Antid Oto », tratto dalla parola italiana antidoto.
  24. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 115-117.
  25. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., p. 69.
  26. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 119-122.
  27. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 71 e 84.
  28. ^ M. Eastman, cit., p. 157.
  29. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 84-86; L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 122-128.
  30. ^ Al n. 10 di Holford Square, dove viveva con la moglie Nadežda Krupskaja.
  31. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 87-90.
  32. ^ N. Krupskaja, La mia vita con Lenin, 1956, pp. 76-76; I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 93-94 e 98.
  33. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 131-134.
  34. ^ N. Krupskaja, cit., p. 76.
  35. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit. p. 142.
  36. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit. p. 143.
  37. ^ L. Trotsky, I nostri compiti politici, p. 54.
  38. ^ L. Trotsky, La mia vita, cit., p. 145.
  39. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 150-152.
  40. ^ « Iskra », n. 82, 1º gennaio 1905.
  41. ^ J. Martov, F. Dan, Storia della socialdemocrazia russa, 1973, pp. 98-99.
  42. ^ Lenin, Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica, in Opere, vol. 9, p. 48.
  43. ^ L. Trotsky, Nos différends, in Id., 1905, 1969, pp. 383-384.
  44. ^ L. Trotsky, Nos différends, cit., p. 385.
  45. ^ I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 153-161.
  46. ^ L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 148-150.
  47. ^ Novant'anni fa il massacro dei Romanov
  48. ^ Lev Trotsky, Terrorismo e gli omicidi di Rasputin e Nicola II, 1938
  49. ^ Mark Weber, The Jewish Role in the Bolshevik Revolution and Russia's Early Soviet Regime
  50. ^ Questa foto durante il regime stalinista verrà ritoccata e quest'ultimi due personaggi saranno rimossi dalla stessa (vedi note della foto). Queste operazioni furono effettuate per cancellare dalla storia sovietica, con una vera e propria opera di falsificazione storica a livelli mai visti prima, tutti i protagonisti della Rivoluzione eliminati negli anni da Stalin, il cui ruolo negli eventi rivoluzionari venne poi in contemporanea gonfiato ad arte, così da avvalorare in tutto il mondo la leggenda di se stesso come collaboratore più vicino a Lenin (e quindi in pratica suo 'secondo') negli anni precedenti e successivi alla rivoluzione d'Ottobre.
  51. ^ Nicolas Werth, Storia della Russia nel Novecento, Il Mulino, Bologna, 2000.
  52. ^ Maurizio Zani, Nota bio-bibliografica, in Simone Weil, Incontri libertari, Elèuthera, Milano, 2001, p. 17. ISBN 88-85060-52-8
  53. ^ Biografia di Trotsky
  54. ^ Museo Casa L. Trotsky, museocasadeleontrotsky.blogspot.it. URL consultato il 19 marzo 2014.
  55. ^ Christopher Hitchens, The Revenge of Karl Marx
  56. ^ Anatomia di un omicidio - L'assassinio di Leon Trotsky, History Channel - Rai Storia

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Trockij a Coyoacán, Città del Messico

Edizioni italiane degli scritti di Trockij[modifica | modifica wikitesto]

  • Un dramma giudiziario. Il processo Beilis, Milano, Avanti!, 1918.
  • Dalla Rivoluzione d'ottobre al trattato di pace di Brest-Litowsk, Milano, Avanti!, 1919.
  • Il bolscevismo dinnanzi alla guerra e alla pace del mondo, Milano, Avanti!, 1920.
  • L'esercito rosso della Russia, con H. Bergmann e J. Smilga, Milano, Avanti!, 1921.
  • L'esercito rosso. Discorso su Il potere dei Consigli e l'imperialismo internazionale, tenuto a Mosca il 21 aprile 1918, Città di Castello, Il Solco, 1921.
  • Il fallimento della Seconda Internazionale, Città di Castello, Il solco, 1921.
  • Terrorismo e comunismo anti-Kautsky, Milano, Avanti!, 1921.
  • Lenin, Milano, Rinascita, 1924.
  • 1917. Insegnamenti dell'Ottobre, Milano, Avanti!, 1925.
  • Gli insegnamenti di ottobre; Lettera di Trozkii a Olminski sulle sue divergenze di vedute col Partito bolscevico; Come non si deve scrivere la storia della Rivoluzione di ottobre, Milano, Tip. Lazzari, 1925.
  • La mia prima evasione, Roma, Accademia, 1929.
  • La mia vita. Tentativo di autobiografia, Milano, A. Mondadori, 1930.
  • Storia della rivoluzione russa, 3 voll., Milano, F.lli Treves, 1936-1938.
  • Stalin, Milano, Garzanti, 1947.
  • Carlo Marx, Milano, Mondadori, 1949.
  • La rivoluzione tradita, Milano, Schwarz, 1956.
  • Letteratura, arte, libertà, Milano, A. Schwarz, 1958.
  • Diario d'esilio 1935, Milano, Il Saggiatore, 1960.
  • Scritti 1929-1936, Torino, G. Einaudi, 1962.
  • Terrorismo e comunismo, Milano, Sugar, 1964.
  • Nuovo corso. Lo scritto che iniziò la guerra aperta con Stalin, Roma, Samonà e Savelli, 1965.
  • I crimini di Stalin, Roma, G. Casini, 1966.
  • La rivoluzione permanente, Torino, Einaudi, 1967.
  • La loro morale e la nostra, Bari, De Donato, 1967.
  • Compagni di strada, Bari, De Donato, 1968.
  • Scelta di scritti. 1905-1940, Roma, Samonà e Savelli, 1968.
  • Scritti letterari, Roma, Samonà e Savelli, 1968.
  • In difesa del marxismo, Roma, Samonà e Savelli, 1969.
  • Marxismo e scienza, Roma, Samonà e Savelli, 1969.
  • La piattaforma dell'opposizione nell'Urss, Roma, Samonà e Savelli, 1969.
  • La Terza Internazionale dopo Lenin, Roma, Samonà e Savelli, 1969.
  • Premesse oggettive della rivoluzione socialista, s.l., Ennesse indicazioni, 1970.
  • I problemi della rivoluzione cinese e altri scritti su questioni internazionali 1924-1940, Torino, Einaudi, 1970.
  • Rapporto della delegazione siberiana. La concezione del partito proletario in una polemica di Trotsky contro Lenin al II Congresso del P.O.S.D.R., Roma, La vecchia Talpa, 1970.
  • 1905, Firenze, La Nuova Italia, 1971.
  • Il giovane Lenin. La giovinezza di Lenin raccontata da un compagno di lotta, Milano, A. Mondadori, 1971.
  • Rivoluzione e vita quotidiana, Roma, Samonà e Savelli, 1971.
  • Scritti militari, Milano, Feltrinelli, 1971.
  • I nostri compiti politici, Roma, Samonà e Savelli, 1972.
  • Per conoscere Trotskij, Milano, A. Mondadori, 1972.
  • Il programma di transizione, Roma, Bandiera rossa, 1972.
  • Letteratura e rivoluzione. Seguito da altri scritti letterari, dagli atti della riunione sulla politica del Partito comunista russo nella letteratura, 9 maggio 1924, e dal testo della risoluzione del Comitato Centrale del PCR (b) sulla politica nel campo letterario, 1º luglio 1925, Torino, Einaudi, 1973.
  • Crisi del capitalismo e movimento operaio. Scritti sul "terzo periodo" dell'Internazionale comunista, Roma, Samonà e Savelli, 1975.
  • Classi sociali e rivoluzione, Milano, Ottaviano, 1976.
  • Come si arma la rivoluzione. Scritti militari, 1921-1924, Roma, Newton Compton, 1977.
  • Scritti e discorsi sulla rivoluzione in Cina. 1927, Milano, Iskra, 1977.
  • Terrorismo e comunismo, Milano, Sugar, 1977.
  • Problemi della rivoluzione in Europa. I primi anni dell'Internazionale comunista, Milano, Mondadori, 1979.
  • Scritti sull'Italia, Roma, Controcorrente, 1979.
  • Ottobre 1917. Dalla dittatura dell'imperialismo alla dittatura del proletariato, con N. Bucharin, Milano, Iskra, 1980.
  • Europa e America, Milano, Celuc libri, 1980.
  • Lettere coniugali. 1933-1938, con Natalja Sedova, Milano, La Pietra, 1981.
  • Prima del nove gennaio, Milano, Celuc libri, 1982.
  • La Quarta Internazionale e la guerra (10 giugno 1934), Foligno, Centro studi Pietro Tresso, 1989.
  • La natura di classe dello stato sovietico (10 ottobre 1933), Foligno, Centro studi Pietro Tresso, 1992.
  • Il Terzo periodo degli errori dell'Internazionale comunista; A proposito del fronte unico, Milano, AC Editoriale, 1992.
  • I sindacati nella fase della decadenza imperialista, Napoli, Laboratorio politico, 1994.
  • Opere scelte, 11 voll., Roma, Prospettiva, 1994-2013.
  • Rosa Luxemburg. Difesa e critica di una rivoluzionaria. Due articoli e un discorso, Fontenay aux Roses, Centro Studi Pietro Tresso, 1996.
  • Lev Sedov. Figlio amico combattente. Dedicato alla gioventù proletaria. (20 febbraio 1938), Firenze, BI-Elle, 1998.
  • Burocrati e saltimbanchi siete il veleno della sinistra. Libro rosso di Lev Davidovic Trotzky, Napoli, Pironti, 1999.
  • Le guerre balcaniche (1912-1913), Fizzonasco, Pieve Emanuele, Lotta comunista, 1999.
  • La rivoluzione tradita, Milano, AC Editoriale, 2000.
  • La rivoluzione permanente, Milano, AC Editoriale, 2004.
  • Stalinismo e bolscevismo, Roma, Alegre, 2005.
  • Programma di transizione. L'agonia mortale del capitalismo e i compiti della Quarta internazionale, Bolsena, Massari, 2008.
  • Scritti contro il nazismo (1930-1933), Milano, AC Editoriale, 2010.
  • Terrorismo e comunismo, Milano, Mimesis, 2011.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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  • Max Eastman, Leon Trotsky. The Portrait of a Youth, New York, Greenberg, 1925
  • Nadežda Krupskaja, La mia vita con Lenin, Roma, Editori Riuniti, 1956
  • Leone Trozkij, La mia vita, Milano, Mondadori, 1961
  • Léon Trotsky, 1905, Paris, Les Éditions de minuit, 1969
  • Isaac Deutscher, Il profeta armato: Trotskij 1879-1921, Roma, Pgreco, 2011
  • Isaac Deutscher, Il profeta disarmato: Trotskij 1922-1932, Roma, Pgreco, 2011
  • Isaac Deutscher, Il profeta esiliato: Trotskij 1933-1940, Roma, Pgreco, 2011

Bibliografia italiana[modifica | modifica wikitesto]

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  • Leandro A. Sanchez Salazar, con Julian Gorkin, Così fu assassinato Trotzky, Milano, Garzanti, 1949.
  • Wolf Giusti, Il pensiero di Trotzky, Firenze, Le Monnier, 1949.
  • Bertram David Wolfe, I tre artefici della rivoluzione d'ottobre. Lenin, Trotzki, Stalin, Firenze, La Nuova Italia, 1953.
  • Isaac Deutscher, Il profeta armato. Trotsky 1879-1921, Milano, Longanesi, 1956.
  • Livio Maitan, Trotsky, oggi, Torino, Einaudi, 1959.
  • Guido Vestuti, La rivoluzione permanente. Uno studio sulla politica di Trotsky, Milano, Giuffrè, 1960.
  • Isaac Deutscher, Il profeta disarmato. Trotsky 1921-1929, Milano, Longanesi, 1961.
  • Isaac Deutscher, Il profeta esiliato. Trotsky 1929-1940, Milano, Longanesi, 1965.
  • Monty Johnstone-Nicolas Krasso-Ernest Mandel, Il marxismo di Trockij, Bari, De Donato, 1970.
  • Jean-Jacques Marie, Il trotskismo, Milano, Mursia (Gruppo Editoriale), 1971.
  • Alberto Giordano, Trotski. La vita, il pensiero, i testi esemplari, Milano, Accademia, 1972.
  • Nicholas Mosley, L'assassinio di Trockij, Milano, Longanesi, 1972.
  • Victor Serge, Vita e morte di Trotskij, Roma-Bari, Laterza, 1973.
  • Marisa Forcina, Rivoluzione permanente e populismo. Ipotesi su Trockij, Lecce, Messapica, 1976.
  • Heinz Abosch, Trockij e il bolscevismo, Milano, Feltrinelli, 1977.
  • Roberto Massari (a cura di), All'opposizione nel PCI con Trotsky e Gramsci. Bollettino dell'Opposizione comunista italiana, 1931-1933, Roma, Controcorrente, 1977; Bolsena, Massari, 2004.
  • Leonardo Rapone, Trotskij e il fascismo, Roma-Bari, Laterza, 1978.
  • Aa. Vv., Storia del marxismo contemporaneo, VI, Trockij e Bucharin, Milano, Feltrinelli economica, 1979.
  • Richard B. Day, Trotskij e Stalin. Lo scontro sull'economia, Roma, Editori Riuniti, 1979.
  • Isaac Deutscher, Il profeta armato. Trotskij 1879-1921, Milano, Longanesi, 1979 [nuova edizione con traduzione rivista da Attilio Chitarin].
  • Antonella Marazzi, Trotsky in Italia. Bibliografia sistematica, Roma, Controcorrente, 1980.
  • Jean van Heijenoort, In esilio con Trockij. Da Prinkipo a Coyoacan, Milano, Feltrinelli, 1980.
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  • Francesca Gori (a cura di), Pensiero e azione politica di Lev Trockij. Atti del Convegno internazionale per il quarantesimo anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica. Follonica, 7-11 ottobre 1980, 2 voll., Firenze, Olschki, 1982.
  • Alberto Tovaglieri, Trockij e la pianificazione sovietica. La svolta a sinistra del 1928-29, Siena, Facoltà di Giurisprudenza dell'Università, 1984.
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  • Paolo Casciola, Trotsky e le lotte coloniali, Foligno, Centro studi Pietro Tresso, 1990.
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  • Roberto Massari, Trotsky e la ragione rivoluzionaria, Roma, Erre Emme, 1990; Bolsena, Massari, 2004 [nuova edizione, rivista e corretta].
  • Pierre Broué, La rivoluzione perduta. Vita di Trockij, Torino, Bollati Boringhieri, 1991.
  • Pierre Broué, Trotsky e la rivoluzione francese, Foligno, Centro studi Pietro Tresso, 1991.
  • Martin Konitzer, Wilhelm Reich, Roma, Erre Emme, 1992.
  • Dario Renzi, La lunga marcia del trotskismo (1). Dalle sconfitte delle rivoluzioni al dopoguerra, Roma, Prospettiva, 1992.
  • Ernest Mandel, Ottobre 1917. Storia e significato di una rivoluzione, Roma, Datanews, 1993.
  • Anna Di Biagio, Lev D. Trockij, Firenze, Giunti & Lisciani, 1995.
  • Arturo Schwarz, Breton e Trotsky. Storia di un'amicizia, Bolsena, Erre emme, 1997.
  • Giancarlo Mura, Lev Trockij. La rivoluzione fallita, Roma, Aracne, 2000.
  • Georges Simenon, Intervista a Trockij (1933), Salerno, Oedipus, 2004.
  • Max Eastman, Il giovane Trotsky, Bolsena, Massari, 2006.
  • Jean-Jacques Marie, Kronstadt 1921. Il Soviet dei marinai contro il governo sovietico, Torino, Utet, 2007.
  • Antonio Moscato, Trockij e la pace necessaria. 1918: la socialdemocrazia e la tragedia russa, Lecce, Argo, 2007.
  • Salvatore Aponte, Il "Corriere" tra Stalin e Trockij, 1926-1929, Milano, Fondazione Corriere della sera, 2010.
  • Isaac Deutscher, Il profeta armato: Trotskij 1879-1921, Roma, Pgreco, 2011.
  • Isaac Deutscher, Il profeta disarmato: Trotskij 1922-1932, Roma, Pgreco, 2011.
  • Isaac Deutscher, Il profeta esiliato: Trotskij 1933-1940, Roma, Pgreco, 2011.
  • Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, a cura di Roberto Massari, Bolsena, Massari, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Biografie[modifica | modifica wikitesto]

Scritti di Trockij[modifica | modifica wikitesto]

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