Rivolta di Kronštadt

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Rivolta di Kronštadt del 1921
Data 1921
Luogo Kronštadt
Esito Sconfitta dei libertari della cittadina ad opera dei bolscevichi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
11.000 nel primo assalto, 17.961 nel secondo 10.073 nel primo assalto, 25.000 nel secondo
Perdite
1.000 (altri, da 1.200 a 2.168, furono condannati a morte dopo) cifra oscillante da 527 a 1.412
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Insorti della marina imperiale zarista ad Helsinki durante la Rivoluzione russa del 1917. L'equipaggio faceva parte della nave Petropavlovsk
Mappa tedesca (1888) mostrante la posizione della base di Kronštadt rispetto a Pietroburgo
L'Armata Rossa attacca Kronštadt, muovendosi sui percorsi gelati delle acque del golfo

La Rivolta di Kronštadt del 1921 fu una rivolta condotta dagli stessi marinai e soldati russi che avevano contribuito alla riuscita della Rivoluzione di Ottobre, uniti con i cittadini di Kronštadt contro il potere centrale bolscevico di Lenin, e a favore di un autogoverno basato su coordinamenti dei lavoratori di tipo federale e libertario.

Gli eventi[modifica | modifica sorgente]

Kronštadt era stata, nel 1905, già teatro dei prodromi rivoluzionari, poi repressi nel sangue dalle truppe zariste, e divenuta successivamente terra di confino per gli oppositori, configurandosi come una protagonista della Rivoluzione russa del 1905. I marinai erano stati da Trotsky onorati come «valore e gloria della Russia rivoluzionaria».

Nella prima metà del 1917, nell'ambito della Rivoluzione di febbraio che aveva già portato alla caduta dell'Impero zarista, venne proclamata la nascita della Repubblica di Kronštadt, che già indicava un orientamento federalista, progressivamente orientata a un socialismo più umano e meno autoritario, definibile come anarco-comunismo, o comunismo libertario. Nel corso dell'esperienza autonomista, vi furono interventi di abolizione della proprietà privata, ridistribuzione delle risorse e delle case ai cittadini, azioni di democrazia diretta di varia natura.

La vita partecipativa del soviet di Kronštadt godeva della disponibilità dell'enorme cortile interno della fortezza, capace di più di 30 000 posti, dove si svolgevano gli incontri ed i dibattiti dei comitati.

La ribellione ebbe luogo nel marzo del 1921 nella base navale di Kronštadt, situata sull'isola di Kotlin, di fronte a Pietrogrado, oggi San Pietroburgo. Le cause scatenanti furono le pessime condizioni di vita dovute al comunismo di guerra, imposto dai bolscevichi per vincere la guerra civile e più in generale l'assenza di dibattito partecipato e locale, nell'ambito del governo originato dalla rivoluzione, che prese qui una direzione libertaria. «Tutto il potere ai Soviet e non ai partiti» fu una delle parole d'ordine che schierarono la rivolta comunitaria in senso propriamente anarchico, in contrapposizione alla burocratizzazione e centralizzazione della maggior parte dell'azione conseguente alla rivoluzione d'ottobre.

Il giorno 1º marzo, nel corso di una pubblica assemblea, la guarnigione della base aveva approvato una risoluzione in 15 punti da proporre al governo bolscevico. Essa rilevava che i soviet non rappresentavano più gli interessi dei lavoratori e quindi andavano rieletti, sosteneva la necessità di aumentare il grado di partecipazione nella nuova società e metteva in discussione la politica economica del governo. Il giorno seguente i marinai si ammutinarono e formarono un comitato provvisorio. La rivolta venne coordinata principalmente dall'anarcosindacalista Stepan Petričenko, già ingegnere appartenente all'equipaggio della nave da guerra Petropavlovsk.

L'azione militare[modifica | modifica sorgente]

Le forze bolsceviche, in quei frangenti già variamente in lotta con rivolte della sinistra, di stampo libertario e socialista rivoluzionario, tra cui la guerra contro l'armata ucraina Machnovščina, ebbero mandato di sedare ogni insurrezionalismo. Nonostante diverse opposizioni interne al partito, e azioni di convincimento sul comitato centrale tra cui quelle di Emma Goldman e Alexander Berkman, la risoluzione del contrasto con l'intervento armato ebbe la meglio.

Il giorno 7 marzo l'Armata Rossa, guidata da Michail Tuchačevskij, attaccò Kronštadt, sfruttando il manto di ghiaccio che ancora copriva le acque di fronte a Pietrogrado. Tra il 17 e il 19 marzo i bolscevichi, a prezzo di molte perdite, riuscirono a penetrare nella base e arrestarono gli insorti, molti dei quali furono passati per le armi. Stepan Petričenko non venne catturato ma riparò in Finlandia, dove continuò l'azione politica contro i bolscevichi fino al 1940, anno della sua espulsione verso l'URSS per contrasti con il governo finlandese durante la guerra d'inverno russo-finnica. Deportato in campo di prigionia, lì morirà nel 1947.

Liquidato dai massimi dirigenti bolscevichi come una rivolta prettamente borghese, e considerato dagli anarchici come la "quarta rivoluzione russa", definitivamente libertaria, l'episodio contribuì ad aprire un dibattito sulla politica economica da seguire, tanto è vero che entro l'anno Lenin convinse il partito a mettere fine al comunismo di guerra e a dare inizio alla Nuova politica economica o NEP, ma rafforzò la convinzione che, per difendere il nuovo stato proletario, ogni dissenso dovesse essere represso[senza fonte].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vsevolod Michailovič Eichenbaum, Cronstadt, avanguardia della rivoluzione, in Volin, La rivoluzione sconosciuta, Napoli, Edizioni RL, 1950.
  • Jean-Jacques Marie, Kronstadt 1921. Il Soviet dei marinai contro il governo sovietico, Torino, UTET libreria, 2007. ISBN 978-88-02-07608-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]