Rivoluzione russa del 1905
| Rivoluzione russa del 1905 | |||
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| Data | 1905 | ||
| Luogo | Impero russo | ||
| Esito | Manifesto di ottobre | ||
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La Rivoluzione russa del 1905 ebbe luogo nell'Impero Russo, in seguito alla sconfitta nella guerra russo-giapponese. La rivolta nasce dalla repressione da parte della polizia di San Pietroburgo di una sollevazione della cittadinanza che si era recata a protestare davanti al Palazzo d'Inverno (Domenica di sangue). In breve la rivoluzione si estese al mondo rurale e a quello operaio che assieme ai soldati prese a riunirsi in consigli rivoluzionari ("soviet").
Indice |
Antefatti[modifica]
Le tensioni interne ed internazionali a cui era sottoposta la Russia nei primi anni del XX secolo forzarono la nascita di raggruppamenti politici anche in seno a quelle classi: alta e media borghesia e possidenti terrieri che fino a quel momento si erano tenuti al margine della lotta politica. All'inizio del 1904 elementi moderati degli zemstvo e membri delle associazioni di liberi professionisti (avvocati, pubblicisti) fondarono l'Unione per la Libertà che nello stesso anno formò un'alleanza con i gruppi nazionalisti finlandesi, polacchi, georgiani, armeni e con alcuni membri del Partito Socialista Rivoluzionario.
All'inizio del 1905 la situazione sociale ed economica della Russia era estremamente deteriorata. Ai problemi legati alle mai completate riforme in campo agricolo e ad una industrializzazione forzata dall'alto si aggiungevano quelli causati dalla guerra con il Giappone. I primi insuccessi bellici avevano subito messo in luce l'impreparazione dell'esercito e l'incompetenza dei comandi.
La Domenica di Sangue[modifica]
| Per approfondire, vedi Domenica di sangue (1905). |
| « "I ragazzi sparano", pensava Lara. E non pensava solo a Nika, o a Patulja, ma a tutta la città dove si stava sparando. "Bravi ragazzi, onesti, - pensava. - Bravi. Ecco perché sparano." » |
| (da Il dottor Živago, Boris Pasternak) |
La situazione interna precipitò il 22 gennaio del 1905 a San Pietroburgo. Una grande folla di circa 150.000 operai guidati da un pope, Gapon, si recò di fronte al Palazzo d'Inverno, residenza storica degli zar, per consegnare al sovrano una supplica. Nessuno considerò che lo zar Nicola II non abitava nella capitale, ma a Carskoe Selo, e che per di più non era stato informato della manifestazione. Malgrado questa fosse pacifica e composta da fedeli sudditi, le truppe di guardia, Ulani e Cosacchi, su ordine del ministro di palazzo, caricarono la folla facendo uso di fucili e sciabole. Al termine dell'eccidio, secondo dati della polizia, si contarono circa mille morti e duemila feriti.
Nonostante lo zar, dopo essere stato informato, avesse indetto un'inchiesta per punire i colpevoli, questi eventi ebbero un effetto scatenante sulla popolazione ed anche su parte dell'esercito. A San Pietroburgo ed a Mosca gli operai scesero in sciopero; nelle campagne vi furono sollevazioni di contadini; nell'esercito si ebbero ammutinamenti di reparti a Mosca, in Lettonia, negli Urali ed in Polonia. La base navale di Kronstadt, che difendeva la capitale, si ammutinò come anche la squadra navale del Mar Nero (a questo evento è dedicato il famoso film La corazzata Potëmkin di Sergej Ėjzenštejn).
Tra l'ottobre ed il dicembre 1905 nella capitale, a Mosca ed in altri centri come Novorossijsk e Odessa si formarono i primi soviet (consigli) operai; a Čita e Krasnojarsk, soviet di operai e soldati (che giunsero a rovesciare le autorità locali e ad impadronirsi del potere). In tutto è documentato il sorgere in quasi tutte le città industriali della Russia di circa 40 soviet dei deputati operai.
Col passare dei giorni e dei mesi la rivolta andò dilagando per tutta la Russia assumendo i connotati di una vera e propria rivoluzione. A Mosca, vi fu un'insurrezione armata (di circa 8.000 operai) che durò in tutto 11 giorni, dal 9 al 19 dicembre. La repressione fu spietata: un migliaio di morti e altrettanti feriti; 2.000 gli arresti.
Il manifesto di ottobre[modifica]
Spaventati da ciò che stava accadendo e disperando che il governo riuscisse a riportare l'ordine malgrado le brutali forme di repressione messe in atto, membri dell'alta borghesia e della nobiltà terriera fecero pressioni sul regime affinché facesse quel minimo di concessioni ritenute necessarie per riportare l'ordine. Nell'ottobre 1905, su pressioni di Sergej Vitte, che era stato nominato primo ministro, lo zar Nicola II pubblicò quello che venne poi chiamato il Manifesto di ottobre con cui concedeva una costituzione e proclamava i basilari diritti civili per tutti i sudditi.
Tra le altre cose il documento prevedeva l'elezione di una Duma ossia di un parlamento anche se con poteri limitati ed un sistema elettorale non del tutto equo. Il principale limite ai poteri della Duma risiedeva nel fatto che i ministri continuavano ad essere responsabili solamente di fronte allo Zar.
Sulla fine del 1905 il governo, che malgrado tutto non aveva mai smesso di funzionare, riuscì, anche grazie ad una pesante opera di repressione, a riprendere il controllo del paese. Lo zar essendo anche riuscito ad ottenere dalla Francia un nuovo prestito decise, prima che si tenessero le elezioni per la Duma, di sostituire Vitte con il meno indipendente, e politicamente più conservatore, Pëtr Stolypin.
Lo schieramento politico e la prima Duma[modifica]
I politici che accettarono le condizioni poste dal Manifesto vennero a formare quello che verrà poi designato come partito degli Ottobristi rappresentante gli interessi dell'alta borghesia e della parte meno conservatrice della nobiltà.
Anche l'Unione della Libertà si era nel frattempo trasformata in un vero e proprio partito denominato Partito Costituzional-Democratico ma conosciuto col nome di Partito dei cadetti, dalla pronuncia russa della sigla KD che identificava il partito.
In contrapposizione alle posizioni degli Ottobristi i Cadetti continuarono a chiedere il suffragio universale.
La prima Duma[modifica]
La prima Duma fu eletta nel marzo del 1906. Alle elezioni non parteciparono, ufficialmente, i partiti della sinistra, ma un certo numero di indipendenti legati a tale schieramento scelsero comunque di candidarsi.
I risultati delle elezioni videro vincitori i Cadetti ed i loro alleati, con i progressisti di sinistra senza partito leggermente più deboli degli Ottobristi e dei senza partito di centro destra. Anche un certo numero di delegati socialisti, presentatisi come indipendenti, vennero comunque eletti.
La prima Duma ebbe vita breve e travagliata, le sue relazioni con il governo Stolypin furuno ostili fin dall'inizio. Lo scoglio principale tra i Cadetti ed il regime restò la riforma agraria. Dopo meno di un anno lo zar, sperando che nuove elezioni portassero ad una Duma più malleabile, sciolse il parlamento.
Bibliografia[modifica]
- Ettore Cinnella, 1905. La vera rivoluzione russa. Della Porta Editori, 2008
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