Alessandro III di Russia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alessandro III
Tsar Alexander III.JPG
Imperatore ed Autocrate di Tutte le Russie
Stemma
In carica 14 marzo 1881—1º novembre 1894
Predecessore Alessandro II
Successore Nicola II
Nascita 10 marzo 1845
Morte 1º novembre 1894
Casa reale Romanov
Padre Alessandro II
Madre Maria d'Assia e del Reno
Consorte Dagmar di Danimarca
Figli Nicola
Alessandro
Giorgio
Xenia
Michele
Olga
Firma Alexander III of Russia (signature).png

Alessandro III Romanov (in russo: Александр III Александрович?, Aleksandr III Aleksandrovič; San Pietroburgo, 10 marzo 1845Livadija, 1º novembre 1894) fu imperatore di Russia dal 14 marzo 1881 fino alla sua morte.

In politica interna prese decisioni autocratiche su amministrazione locale, ordine pubblico e istruzione, che in gran parte annullarono le riforme progressiste del padre Alessandro II.

In politica estera si distinse per un marcato nazionalismo che lo portò ad un conflitto politico con l'Austria (crisi bulgara) e ad un allontanamento anche dalla Germania. Nel 1885 rischiò inoltre una guerra con la Gran Bretagna per una disputa territoriale in Asia centrale.

Per motivi economici e strategici si avvicinò sempre più alla Francia con la quale, nel 1894, concluse un accordo difensivo (alleanza franco-russa). Tale accordo fu la base della coalizione che nella prima guerra mondiale portò il nome di triplice intesa.

La famiglia e la gioventù[modifica | modifica sorgente]

Alessandro III nel 1867[1]

Alessandro nacque nel 1845, terzogenito di Aleksandr Nikolaevič Romanov, che diventerà Zar (Alessandro II) nel 1855, e da Maria Aleksandrovna, da nubile principessa d’Assia. La nonna paterna di Alessandro, Carlotta di Prussia, era sorella del re di Prussia (e futuro imperatore di Germania) Guglielmo I, che era quindi prozio di Alessandro.

La prima figlia dei genitori di Alessandro III, Aleksandra, morì bambina, e il secondogenito, Nikolaj, l’erede al trono di Russia, morì anch’egli prematuramente nel 1865. Alessandro a vent’anni divenne così il nuovo erede dei Romanov.

Fino a quel momento aveva ricevuto un’istruzione solamente occasionale. Gli furono impartite lezioni di storia da Sergej Michajlovič Solov'ëv e di diritto da Konstantin Petrovič Pobedonoscev che rafforzarono il suo spirito patriottico e il suo conservatorismo, ma limitarono la sua conoscenza della vita reale e del pensiero russo. Interrotti presto gli studi regolari, sebbene avviato verso l’amministrazione superiore, la sua partecipazione a questa attività non fu sistematica né di pregio. Alessandro più che per la vita intellettuale si rivelò portato per l’attività fisica e preferiva il convivio alle discussioni riguardanti gli affari dello Stato[2].

Il matrimonio e l'ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Il 9 novembre 1866[3] sposò Dagmar di Danimarca, la fidanzata di suo fratello maggiore Nikolaj che era morto un anno prima[2]. Dagmar era sorella di Alessandra di Danimarca che tre anni prima aveva sposato l’erede al trono di Gran Bretagna Edoardo. Quest’ultimo e Alessandro erano quindi cognati.

La fastosa cerimonia di incoronazione di Alessandro III e Marija Fëdorovna (già Dagmar di Danimarca)

La consorte di Alessandro, il padre di costei Cristiano IX e l’ambiente di corte di Copenaghen erano ostili a Berlino. Non molto tempo era infatti trascorso dalla seconda guerra dello Schleswig nella quale la Danimarca era stata sconfitta dalla Prussia. Tale ambiente influenzò il giovane Alessandro contribuendo a formare le sue idee in politica estera, sostanzialmente anti-prussiane. Così che quando l’erede al trono tedesco Federico di Hohenzollern visitò San Pietroburgo alla fine del 1871, Alessandro si rifiutò di riceverlo[4][5].

Alessandro era di idee nazionaliste e anche per questo si allontanò dalla politica filo-germanica del padre. Rispetto a lui era meno propenso a seguire l'Europa e già all’inizio della seconda metà degli anni 70 ostentava modi e sentimenti prettamente russi[6]. Sebbene non si fosse distinto per abilità militare nella guerra russo turca del 1877-1878, come gli altri Romanov, nutriva un forte interesse per le questioni militari, specialmente per le uniformi, che adattò ad una più confacente immagine nazionale[2]. Il 13 marzo 1881, improvvisamente, lo zar Alessandro II morì in un attentato e il figlio Aleksandr Aleksandrovič salì al trono con il nome di Alessandro III.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Rublo in oro del 1894 con l'effige di Alessandro III di Russia.

Fortemente colpito dall’assassinio del padre, il nuovo monarca si dimostrò deciso a reprimere i movimenti rivoluzionari per salvaguardare il regime zarista. Tali intenzioni furono esplicitate in un manifesto dell'11 maggio 1881 in cui Alessandro proclamò la sua fede nella salvaguardia della «forza e verità dell’autocrazia». Il documento portò alle dimissioni dei funzionari più riformisti: lasciarono i loro incarichi il ministro dell'Interno Michail Tarielovič Loris-Melikov, lo zio di Alessandro III Konstantin e il ministro delle Finanze Aleksandr Ageevič Abaza (1821-1895)[7][8].

I “Regolamenti temporanei”[modifica | modifica sorgente]

L’arresto di un propagandista. Alessandro III nel 1881 proclamò i “Regolamenti temporanei” atti a garantire la sicurezza dello Stato.[9]

Ci vollero però diversi mesi prima che il governo imboccasse la strada della reazione. Fra i promotori del nuovo corso si distinsero l’ex tutore di Alessandro Pobedonoscev, Dmitrij Andreevič Tolstoj (1823-1889), dal 1882 ministro dell’Interno, e Ivan Davydovič Deljanov (1818-1898), dallo stesso anno titolare del ministero della Pubblica istruzione. Nella tarda estate del 1881 furono emanati i “Regolamenti temporanei” intesi a garantire la sicurezza dello Stato. Essi prendevano di mira soprattutto l’organizzazione terroristica Narodnaja volja (che aveva ordito l’assassinio di Alessandro II) ma venne perseguito chiunque costituisse una potenziale minaccia per l’ordine pubblico. Della validità di tre anni, i “Regolamenti temporanei” vennero rinnovati e il governo di Alessandro III si affidò ad essi per tutto il resto della propria esistenza[10].

Nonostante ciò Alessandro III non subì quell’offensiva di attentati che contrassegnò la vita del padre. Uno dei pochi episodi rivoluzionari del suo regno fu l’attentato ordito contro di lui per il 1º marzo 1887 da un gruppo di studenti di San Pietroburgo che si consideravano gli eredi del movimento rivoluzionario Zemlja i Volja. La polizia zarista arrestò i cospiratori prima che potessero realizzare il piano. Cinque di loro furono impiccati. Fra questi figurava Aleksandr Il'ič Ul'janov, fratello maggiore di Vladimir Il'ič che in futuro prenderà lo pseudonimo di Lenin[11].

L’istruzione[modifica | modifica sorgente]

Sotto il regno di Alessandro III furono varate controriforme volte ad annullare i vasti cambiamenti promossi da Alessandro II e a sostenere il carattere centralizzato, burocratico e classista del sistema russo. Il regolamento universitario del 1884, emanato in sostituzione di quello più liberale del 1863, abolì l’autonomia universitaria vietando agli studenti la possibilità di fondare organizzazioni o rappresentanze collettive. Fu anche ridotto drasticamente l’accesso alle donne all’istruzione superiore. Le scuole ecclesiastiche furono invece oggetto di speciali attenzioni: dal 1884 Alessandro III e Pobedonoscev affidarono quanto più possibile l’istruzione primaria alla Chiesa, e il numero di scuole parrocchiali aumentò dalle 4.500 del 1882 alle 32.000 del 1894[12].

I ceti sociali e la russificazione[modifica | modifica sorgente]

Zar di Russia
Romanov

Coat of Arms of Russian Empire.svg

Alessandro III (1881 - 1894)

Alessandro III e i suoi funzionari sfruttarono ogni occasione per sostenere la nobiltà e accentuarne la posizione di predominio. Nel 1885 venne fondata la Banca agricola statale della nobiltà. Contestualmente vennero imposte nuove restrizioni ai contadini che nel 1889 videro sostituiti i loro rappresentanti a capo dei zemstvo provinciali con funzionari del ministero dell’Interno[13]. Un’ulteriore controriforma si attuò sulle amministrazioni cittadine. Nel 1892 vennero infatti aumentati in misura cospicua i limiti di proprietà che consentivano il diritto di voto. Conseguentemente a San Pietroburgo gli elettori scesero da 21.000 a 8.000 e a Mosca da 20.000 a 7.000[14].

Inoltre Alessandro III fu il primo zar a dimostrarsi apertamente nazionalista. Sotto il suo regno furono aumentate le misure repressive nei confronti delle confessioni non ortodosse e fu incrementata la politica di russificazione, non solo nei confronti dei polacchi ribelli, ma anche dei georgiani degli armeni e, seppure in maniera graduale, dei finlandesi[15].

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Il contesto della politica internazionale di quel periodo vedeva la Germania e l’Austria già unite nella duplice alleanza, la Francia avversaria della Germania dopo la sconfitta subita nella guerra franco-prussiana, la Russia vicina alle potenze conservatrici della Duplice, e la Gran Bretagna autonoma con il suo impero.

Già il 16 marzo 1881 (due giorni dopo l’ascesa al trono di Alessandro) la Russia, in un dispaccio alle potenze, rassicurò che il nuovo zar avrebbe concentrato la propria attenzione sullo sviluppo interno del Paese, che la sua politica estera sarebbe stata improntata alla pace e che «la Russia si sarebbe occupata soprattutto di se stessa. Solo il dovere di difendere il proprio onore e la propria sicurezza possono distoglierla dalle proprie occupazioni interne»[16]. Nonostante queste premesse la politica estera di Alessandro III fu molto attiva e determinò scelte decisive per gli equilibri europei. Per tutto il corso del suo regno lo Zar fu coadiuvato dal cauto e filogermanico ministro degli Esteri Nikolaj Karlovič Girs, con il quale si trovò spesso in contrasto.

L’alleanza dei tre imperatori (1881)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alleanza dei tre imperatori.

Nell’ottica di un iniziale bisogno di quiete per il suo Paese, il 18 giugno 1881, dopo vari indugi, Alessandro firmò l’alleanza dei tre imperatori. L’accordo difensivo, le cui trattative erano iniziate nell’ultimo periodo di vita del padre, fu stipulato con Francesco Giuseppe d’Austria e Guglielmo I di Germania. Sebbene nazionalista e panslavista, lo Zar decise di firmare l’alleanza mettendo da parte la sua diffidenza per la Germania[16].

Il “Grande gioco” in Asia centrale (1881-1891)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande gioco.
Alessandro III spinse la politica russa di espansione in Asia centrale fin quasi alla guerra con la Gran Bretagna[17]

Fuori dal contesto europeo, una delle questioni che Alessandro III ereditò dai suoi predecessori fu quella dell'Asia centrale, dove, nonostante la resistenza della diplomazia britannica, l’esercito di Alessandro II era riuscito a conquistare vasti territori. Gli inglesi, che temevano un’espansione russa verso l’India britannica, avevano soprannominato questo conflitto politico “The Great Game” (il “Grande gioco”).

A tale proposito, fra le prime questioni che Alessandro III dovette affrontare ci fu quella di Merv che, a dispetto delle altre città del Turkmenistan, non era ancora caduta in mani russe. Per non rischiare una guerra con la Gran Bretagna, la Russia adottò una strategia che non prevedeva l’uso delle armi. La stessa, fastosa, cerimonia di incoronazione di Alessandro III fu utilizzata per condizionare i capi turkmeni. Essi tornarono infatti a Merv persuasi che opporsi alla Russia sarebbe stata una follia e nel febbraio 1884 la città si arrese senza colpo ferire[18].

Sull’orlo della guerra con la Gran Bretagna[modifica | modifica sorgente]

La Gran Bretagna ne fu contrariata e quando i russi tentarono il colpo successivo fu sul punto di aprire le ostilità con la Russia. Oggetto del contendere questa volta era l’oasi di Pandjeh (oggi Serchetabad, nella Provincia di Mary, Turkmenistan), località strategica sulla strada dell’India fra Merv ed Herat (Afghanistan). Allarmati da movimenti di truppe russe, gli inglesi ottennero che gli afgani occupassero l’oasi. Il 16 marzo 1885 il ministro degli Esteri Girs comunicò al governo di Londra che Alessandro III era d'accordo con la linea del governo di non attaccare Pandjeh, purché gli afgani si astenessero da atti ostili. Lo Zar, fra l'altro, aveva ricevuto un telegramma della regina Vittoria che lo pregava di impedire la calamità di un conflitto[19].

Secondo la versione russa i soldati dello zar il 31 marzo avanzarono verso Pandjeh senza sparare e i primi a farlo furono gli afgani. La battaglia si risolse in una schiacciante vittoria dei russi che occuparono l’oasi. La Gran Bretagna mobilitò le sue forze in Asia e minacciò la guerra se l’avanzata fosse continuata. Ci vollero diversi anni per far rientrare la crisi[20] che tutto sommato si risolse a favore dei russi, i quali conservarono Pandjeh. All'apice della tensione internazionale, Girs consigliò ad Alessandro III di cedere o prepararsi ad una grande guerra, lo Zar rispose: «Io non cederò, e non si farà guerra!»[21].

La ferrovia Transcaspiana[modifica | modifica sorgente]

Alessandro III sostenne l’industrializzazione del Paese, cosa per la quale riscuoteva l’ammirazione del ministro delle Finanze del suo ultimo periodo di regno, Sergej Jul'evič Vitte[22]. Soprattutto in campo ferroviario il governo dello Zar dimostrò un notevole dinamismo che in Asia centrale si concretizzò in un altro episodio del “Grande gioco”.

Si trattò della costruzione della ferrovia Transcaspiana che, dal porto sul Mar Caspio di Krasnovodsk (oggi Türkmenbaşy) nei primi anni del regno di Alessandro III avanzò verso l’Afghanistan; raggiunse Merv nel 1885 e a metà del 1888, dopo aver deviato verso nord-est, arrivò a Bukhara e Samarcanda; mentre si cominciava a lavorare anche al tratto finale per Tashkent[23]. Nel XIX secolo l’asprezza delle condizioni climatiche e del terreno di luoghi come quelli dell'Asia centrale faceva di una ferrovia un supporto logistico di grande valore militare. La Gran Bretagna ne fu come al solito allarmata ma nessuna decisione fu presa al riguardo.

La crisi del Pamir[modifica | modifica sorgente]

Conseguenza indiretta della realizzazione della ferrovia Transcaspiana fu la cosiddetta crisi del Pamir. Essa iniziò nel luglio 1891, quando giunse notizia a Londra che i russi avevano in progetto di occupare la vasta regione del Pamir, tra l’Afghanistan, l’India britannica e la Cina. In effetti un reparto di 400 cosacchi era entrato nel varco del Pamir da nord, con l’ordine di impadronirsene in nome dello zar Alessandro III. Il 13 agosto quei russi, comandati dal colonnello Janov incontrarono l’esploratore britannico Francis Younghusband, a Bozai Gumbaz (oggi nella provincia afgana del Badakhshan). I cosacchi reputavano la località in territorio russo, l’inglese in territorio afgano. A costui, che qualche giorno dopo fu da Janov malamente espulso dal territorio, i cosacchi dissero per giunta che avevano appena attraversato la regione del Chitral (oggi nel nord del Pakistan), al confine con l’India britannica e sotto la protezione inglese, dove avevano fatto dei rilevamenti cartografici[24].

La crisi scoppiò quando a Londra arrivarono le prime notizie degli avvenimenti. Questa volta la protesta fu molto energica e la minaccia di guerra della Gran Bretagna apparve reale. Alessandro III fu costretto a fare marcia indietro e a rinunciare al Pamir, mentre la responsabilità dell’incidente fu fatta gravare sul colonnello Janov, accusato di non aver rispettato gli ordini. Quest’ultimo tuttavia, come ricompensa per aver fatto da capro espiatorio, fu nominato generale e Alessandro in persona gli donò un anello d’oro[25].

La crisi bulgara e le sue conseguenze (1885-1887)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato di controassicurazione .
Alessandro I di Bulgaria unificò il suo Paese allontanandolo dalla sfera russa. Alessandro III partecipò al complotto per rapirlo e destituirlo.

Con il congresso di Berlino del 1878 la Russia aveva visto ridotte le su aspirazioni sull'intera Bulgaria ottomana, ma le era stato consentito di organizzare il governo e l’esercito del Principato di Bulgaria. Di quella parte cioè del territorio della Bulgaria che il congresso aveva posto sotto l’influenza russa. Il padre di Alessandro III, Alessandro II, era riuscito inoltre a far eleggere suo nipote Alessandro di Battenberg principe di Bulgaria.

Costui, sotto il regno di Alessandro III, si allontanò gradualmente dall’influenza della Russia e nel 1883 ripristinò la costituzione. Quando, nel settembre del 1885, scoppiò nella parte della Bulgaria ancora ottomana (Rumelia orientale) una rivolta antiturca, Battenberg, ignorando gli avvertimenti di San Pietroburgo si mise a capo dei rivoltosi e unificò il Paese. Ciò che alla Russia non ero riuscito con la diplomazia, era invece riuscito ad un principe tedesco che aveva l’appoggio del liberali e l’assenso di Austria e Gran Bretagna[26].

Alessandro III accolse gli eventi bulgari e l’operato di suo cugino Battenberg come un affronto alla propria persona e alla Russia. Diede pertanto il suo appoggio ad una cospirazione di ufficiali bulgari che organizzò il rapimento di Battenberg, il quale, dopo alterne vicende, fu costretto ad abdicare. Ma l’azione di Alessandro fu controproducente poiché aumentò il sentimento antirusso in Bulgaria e in Europa, rendendo impossibile l’ascesa al trono di Bulgaria di un candidato russo. Nel 1887 infatti fu eletto principe Ferdinando di Coburgo dell’alta nobiltà austriaca[27].

Alessandro III escluse l’idea di un’occupazione militare della Bulgaria e dichiarò che entrare in guerra contro la Turchia e rischiare un conflitto più ampio sarebbe stato imperdonabile e, riguardo alla Russia, criminale. Il suo ministro degli Esteri Nikolaj Karlovič Girs e il suo capo di stato maggiore furono d'accordo[27]. La crisi bulgara ebbe serie conseguenze nei rapporti fra Austria e Russia. Alessandro, benché già intenzionato a non rinnovare l’alleanza dei tre imperatori dal 1886, non se la sentì di lasciare anche la Germania, né era pronto a valutare la possibilità di un’alleanza con la Francia. Dopo difficili trattative, nel giugno 1887, fu firmato così un accordo segreto fra le sole Russia e Germania, il cosiddetto trattato di controassicurazione.

L’intesa assicurava la neutralità dei due firmatari nel caso che uno dei due si fosse trovato in guerra con una terza potenza; ma la Russia sarebbe potuta intervenire contro la Germania se questa avesse attaccato la Francia, e la Germania sarebbe potuta intervenire contro la Russia se questa avesse attaccato l'Austria. Il 28 luglio dello stesso anno il cancelliere tedesco Otto von Bismarck scrisse: «I nostri rapporti con la Russia dipendono esclusivamente dai sentimenti personali dello zar Alessandro III»[28].

L’alleanza con la Francia (1888-1894)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alleanza franco-russa.

Nonostante il trattato e al contrario del suo ministro degli Esteri Girs, Alessandro III era sempre più insofferente nei confronti della Germania. Nell’ottobre del 1888, la Russia, in difficoltà economiche, ebbe la possibilità di emettere sul mercato francese un importante prestito, e nel gennaio successivo ordinò un cospicuo numero di fucili francesi dopo essersi impegnata a non farne uso contro la Francia. L’alleanza fra le due potenze, così diverse fra loro[29], era ormai all’orizzonte[30].

Ad accelerare i tempi ci pensò il nuovo imperatore tedesco Guglielmo II che nell’agosto del 1889 dichiarò che se l’Austria avesse per qualunque motivo mobilitato l’esercito, lo avrebbe fatto anche la Germania. Nell’ottobre dello stesso anno Alessandro III si recò a Berlino. Si mostrò sostenuto verso le personalità tedesche e all’ambasciatore di Parigi raccomandò di rafforzare l’esercito. In più, suscitando l'imbarazzo generale, declamò il brindisi a Guglielmo II in francese[31].

La Francia si muoveva all’unisono: con grande soddisfazione di Alessandro, il 30 maggio 1890, quattordici nichilisti russi furono arrestati a Parigi. Intanto la Gran Bretagna sembrava indirizzarsi verso la triplice alleanza, mentre la Russia aveva sempre maggior bisogno del danaro francese e la Germania rifiutava di rinnovare il trattato di controassicurazione. Ciò nondimeno Girs, conservatore e filotedesco, appariva ancora contrario ad un’intesa con la Francia. Alessandro III consigliò allora al suo ministro di ascoltare il parere del loro ambasciatore a Parigi Artur Pavlovič Morengejm (1824-1906), ben sapendo che questi era favorevole all’alleanza e probabilmente al soldo degli industriali francesi. Girs alla fine si convinse e Morengejm il 27 agosto 1891 inviò una nota al governo francese con la quale si proponeva formalmente un’intesa con la Francia[32].

La svolta nelle trattative[modifica | modifica sorgente]

Alessandro III, contrariamente a quanto pensasse il suo Ministro degli Esteri, era convinto dell’utilità di un’alleanza con la Francia.
Il Ponte Alessandro III a Parigi nel 1900, costruito per celebrare l’alleanza con la Russia.

Un mese prima intanto (23 luglio 1891), Alessandro III aveva accolto una squadra navale francese a Kronstadt e aveva visitato l’ammiraglia Marengo. Nella stessa occasione, ad un pranzo al palazzo del Peterhof in onore dei marinai francesi, lo Zar brindò al presidente della Repubblica francese e sulle note della marsigliese (l'inno della rivoluzione francese) si alzò scoprendosi il capo[33].

Il ministro degli Esteri francese Alexandre Ribot e i suoi colleghi di governo erano decisi, però, ad evitare che l’intesa assumesse un carattere antibritannico. Volevano anche impegnare la Russia sulle risorse da impiegare in caso di guerra contro la Germania. Girs cercò di evitare proprio questo, ma Alessandro III si impose:

« In caso di guerra tra Francia e Germania dobbiamo immediatamente gettarci sui tedeschi… Dobbiamo rimediare allo sbaglio commesso in passato e schiacciare la Germania alla prima occasione »
(Riferito da Vladimir Nikolaevič Lamsdorf in Dnievnik 1891-92, 1943, p. 299[34])

Ribot tuttavia fu coinvolto nell’autunno del 1892 nello scandalo finanziario di Panama e dovette lasciare il potere. Ci fu una battuta d’arresto nelle trattative che ripresero nell’estate dell’anno dopo. Anche Morengejm fu coinvolto nello scandalo e Alessandro III pretese le scuse formali dal presidente della Repubblica francese Carnot per le accuse (probabilmente fondate) rivolte all’ambasciatore russo. Ottenutole, lo Zar consentì che una squadra navale russa si recasse in visita a Tolone, quale segno di amicizia[35].

Il 27 dicembre 1893 Girs informò l’ambasciatore francese in Russia, Gustave Lannes de Montebello (1838-1907), che Alessandro III aveva approvato la convenzione militare dell’alleanza. Il 4 gennaio 1894 il governo francese diede a sua volta l’approvazione. Lo Zar non riteneva l’accordo un rischio per la Russia, confidando nel fatto che mai la Francia l’avrebbe trascinato in una guerra di rivincita contro la Germania. A Montebello il 16 dicembre aveva detto: «Voi non sareste buoni patrioti e neppure buoni francesi se non fosse convinti che verrà il giorno in cui potrete rientrare in possesso delle vostre province perdute [dell’Alsazia e della Lorena]; ma vi è un abisso tra questo sentimento naturale e l’idea di una provocazione per poterlo realizzare, cioè l’idea di una rivincita, e voi avete spesso dimostrato di amare la pace sopra ogni cosa e di saper aspettare con dignità»[36].

Gli ultimi tempi[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di Alessandro III nel 1888. Da sinistra verso destra: Mikhail, Marija Fëdorovna, Alessandro III, Nikolaj, Ol'ga, Ksenija e Georgij.

Alessandro III si ammalò di nefrite nel 1894 e morì a neppure 49 anni di questa malattia presso il Palazzo di Livadija (Crimea), il 1º novembre dello stesso anno. Le sue spoglie furono sepolte nella fortezza Pietro e Paolo a San Pietroburgo. Gli successe il suo figlio maggiore, Nikolaj, come Nicola II di Russia.

Discendenti[modifica | modifica sorgente]

Dal matrimonio di Alessandro con Dagmar di Danimarca, poi Marija Fëdorovna, nacquero sei figli:

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze russe[modifica | modifica sorgente]

Gran maestro dell'ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di Sant'Andrea
Gran maestro e cavaliere di II classe dell'ordine imperiale di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro e cavaliere di II classe dell'ordine imperiale di San Giorgio
Gran maestro dell'ordine imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Gran maestro dell'ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di Sant'Anna
Gran maestro dell'ordine di San Vladimiro - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di San Vladimiro
Gran maestro dell'ordine dell'Aquila bianca - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine dell'Aquila bianca
Gran maestro dell'ordine di San Stanislao - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di San Stanislao

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Alessandro III fu insignito di varie onorificenze straniere. Queste quelle di cui si ha riscontro in fonti accreditate:

Cavaliere dell'ordine supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'ordine supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia)
— 18 giugno 1865[37]
Cavaliere di gran croce dell'ordine reale di Kamehameha I - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine reale di Kamehameha I
— 1881[38]

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Alessandro III di Russia Padre:
Alessandro II di Russia
Nonno paterno:
Nicola I di Russia
Bisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonno paterno:
Pietro III di Russia
Trisnonna paterna:
Caterina II di Russia
Bisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Trisnonno paterno:
Federico II Eugenio di Württemberg
Trisnonna paterna:
Federica Dorotea di Brandeburgo-Schwedt
Nonna paterna:
Carlotta di Prussia
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Madre:
Maria d'Assia-Darmstadt
Nonno materno:
Luigi II d'Assia
Bisnonno materno:
Luigi I d'Assia
Trisnonno materno:
Luigi IX d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Carolina del Palatinato-Zweibrücken-Birkenfeld
Bisnonna materna:
Luisa d'Assia-Darmstadt
Trisnonno materno:
Giorgio Guglielmo d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Maria Luisa Albertina di Leiningen-Dagsburg-Falkenburg
Nonna materna:
Guglielmina di Baden
Bisnonno materno:
Carlo Luigi di Baden
Trisnonno materno:
Carlo Federico di Baden
Trisnonna materna:
Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna materna:
Amelia Frederica di Assia-Darmstadt
Trisnonno materno:
Luigi IX d'Assia-Darmstadt
Trisnonna materna:
Carolina del Palatinato-Zweibrücken-Birkenfeld

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ritratto di Sergej Konstantinovič Zarjanko (1818-1871).
  2. ^ a b c Rogger, La Russia pre-rivoluzionaria, Bologna, 1992, p. 35.
  3. ^ Le date seguono il nostro calendario gregoriano e non quello giuliano in vigore durante l’Impero russo. Rispetto al primo calendario, il secondo retrocedeva le date di 12 giorni.
  4. ^ Saunders, La Russia nell’età della reazione e delle riforme, Bologna, 1997, p. 467.
  5. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol IV, p. 301.
  6. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol IV, p. 368.
  7. ^ Saunders, La Russia nell’età della reazione e delle riforme, Bologna, 1997, pp. 523-524.
  8. ^ Riasanovsky, Storia della Russia, Milano, 2008, pp. 392-393.
  9. ^ Dipinto di Il'ja Efimovič Repin.
  10. ^ Riasanovsky, Storia della Russia, Milano, 2008, p. 393.
  11. ^ William Henry Chamberlin, Storia della rivoluzione russa, Einaudi, Milano, 1966, p. 36-37.
  12. ^ Riasanovsky, Storia della Russia, Milano, 2008, pp. 394, 437.
  13. ^ Riasanovsky, Storia della Russia, Milano, 2008, p. 394.
  14. ^ Riasanovsky, Storia della Russia, Milano, 2008, p. 395.
  15. ^ Riasanovsky, Storia della Russia, Milano, 2008, pp. 395-396.
  16. ^ a b Rogger, La Russia pre-rivoluzionaria, Bologna, 1992, p. 275.
  17. ^ Dipinto di Ivan Nikolaevič Kramskoj del 1886.
  18. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, pp. 454-460.
  19. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, pp. 472-474.
  20. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, pp. 474-476.
  21. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol IV, p. 581.
  22. ^ Rogger, La Russia pre-rivoluzionaria, Bologna, 1992, p. 36.
  23. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, p. 486.
  24. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, pp. 515-517.
  25. ^ Hopkirk, Il Grande gioco, Milano, 2004, pp. 520-521.
  26. ^ Rogger, La Russia pre-rivoluzionaria, Bologna, 1992, pp. 278-279.
  27. ^ a b Rogger, La Russia pre-rivoluzionaria, Bologna, 1992, p. 279.
  28. ^ Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 459.
  29. ^ La Russia era una monarchia autocratica, la Francia una repubblica parlamentare.
  30. ^ Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 472.
  31. ^ Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 474.
  32. ^ Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 480, 485-486.
  33. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol IV, p. 643.
  34. ^ Citato in Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 489.
  35. ^ Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 492, 499.
  36. ^ Taylor, L’Europa delle grandi potenze, Bari, 1961, p. 500-501.
  37. ^ Calendario reale per l'anno 1887, Vincenzo Bona, Torino, 1886, p. 136.
  38. ^ The Royal Tourist—Kalakaua's Letters Home from Tokio to London. Editore: Richard A. Greer. Data: 10 marzo 1881

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bernhard von Bülow, Denkwürdigkeiten, 1930-31 (Ediz. Ital. Memorie, Mondadori, Milano 1930-31, 4 volumi).
  • Peter Hopkirk, The Great Game On Secret Service in High Asia, 1990 (Ediz. Ital. Il Grande Gioco, Adelphi, Milano 2004 ISBN 8845918130).
  • Nicholas V. Riasanovsky, A History of Russia, Oxford, Oxford University Press, 1984 (Ediz. Ital. Storia della Russia. Dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 2008 ISBN 978-88-452-4943-3).
  • Hans Rogger, Russia in the Age of Modernisation and Revolution 1881-1917, New York, 1983 (Ediz. Ital. La Russia pre-rivoluzionaria 1881-1917, il Mulino, Bologna 1992 ISBN 8815034331).
  • David Saunders, Russia in the Age of Reaction and Reform 1801-1881, London, Longman, 1993 (Ediz. Ital. La Russia nell’età della reazione e delle riforme 1801-1881. il Mulino, Bologna, 1997 ISBN 8815045570).
  • Alan John Percival Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford, Clarendon Press, 1954 (Ediz. Ital. L’Europa delle grandi potenze. Da Metternich a Lenin, Laterza, Bari, 1961).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Imperatore e zar di Russia Successore Flag of Russia.svg
Alessandro II dal 1881 al 1894 Nicola II
Predecessore Granduca di Finlandia Successore Flag of Russia.svg
Alessandro II dal 1881 al 1894 Nicola II
Predecessore Erede al trono di Russia Successore Coat of Arms of Russian Empire.svg
Nikolaj Aleksandrovič Romanov Zarevic
1865 - 1881
Nikolaj Alexandrovich Romanov
Poi sovrano col nome di Nicola II

Controllo di autorità VIAF: 22188740 LCCN: n/81/107824