Turchia

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Turchia
Turchia – Bandiera Turchia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Turchia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica di Turchia
Nome ufficiale Türkiye Cumhuriyeti
Lingue ufficiali Turco
Capitale Ankara  (4.651.591 ab.)
Politica
Forma di governo Repubblica Parlamentare
Presidente Recep Tayyip Erdoğan
Primo ministro Recep Tayyip Erdoğan
Indipendenza Impero Ottomano: 1299
Repubblica di Turchia: 1923
Ingresso nell'ONU 24 ottobre 1945
Superficie
Totale 783.562 km² (Anatolia: 755.688 km², Tracia 24.888 km²) km² (37º)
 % delle acque 1,3 %
Popolazione
Totale 75.627.384[1] ab. (2012) (18º)
Densità 102 ab./km²
Tasso di crescita 1,197% (2012)[2]
Geografia
Continente Europa e Asia
Confini Grecia, Bulgaria, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Iran, Iraq, Siria
Fuso orario UTC +2
Economia
Valuta Nuova lira turca
PIL (nominale) 788 299[3] milioni di $ (2012) (17º)
PIL pro capite (nominale) 10 527 $ (2012) (64º)
PIL (PPA) 1 109 173 milioni di $ (2012) (16º)
PIL pro capite (PPA) 14 812 $ (2012) (68º)
ISU (2011) 0,699 (alto) (92º)
Fecondità 2,1 (2011)[4]
Varie
Codici ISO 3166 TR, TUR, 792
TLD .tr
Prefisso tel. +90
Sigla autom. TR
Inno nazionale İstiklâl Marşı
Marcia di Indipendenza

Festa nazionale 29 ottobre
Turchia - Mappa
È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all'ONU nel 1945.
Evoluzione storica
Stato precedente bandiera Impero Ottomano
 

Coordinate: 39°N 36°E / 39°N 36°E39; 36

La Repubblica di Turchia (in turco Türkiye Cumhuriyeti) è uno stato il cui territorio comprende l'estrema parte orientale della Tracia, in Europa, e la penisola dell'Anatolia, cinta a sud dal Mar Mediterraneo, ad ovest dal Mar Egeo, a nord-ovest dal Mar di Marmara e a nord dal Mar Nero, la propaggine più occidentale del continente asiatico. La Turchia confina a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a nord-est con la Georgia, ad est con l'Armenia, l'Azerbaigian e l'Iran, a sud-est con l'Iraq e a sud con la Siria.

La Turchia si estende su una superficie di 783.562 km², e nell'ultima rilevazione (2012) è risultata avere 75.627.384[1] abitanti (dati Türkstat), professanti per lo più la religione musulmana; sono presenti piccole minoranze cristiane (soprattutto ortodosse, ma anche cattoliche) ed ebraiche, mentre poco diffuso è l'ateismo.

La capitale è Ankara, una delle tre grandi città turche insieme a Smirne e İstanbul; quest'ultima è la più grande metropoli del paese, nonché il maggior centro industriale e commerciale.

La lingua ufficiale è il turco, ma sono presenti numerosissime minoranze linguistiche.

La moneta ufficiale è la lira turca. Il presidente della Repubblica è Recep Tayyip Erdoğan.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nomi della Turchia.

Il nome della Turchia, "Türkiye" in lingua turca, può essere diviso in due componenti: "Türk", che è un sostantivo etnico per "turco", e iye, che è un suffisso aggettivale che significa "relativo a", "correlato a" (derivato dal suffisso arabo -iyya, che è simile ai suffissi greci e latini -ia). Il primo uso documentato del termine "Türk" o "Türük" come sostantivo etnico è contenuto nelle iscrizioni rinvenute nella valle del fiume Orkhon in Asia centrale, nell'attuale Mongolia, e fatte dai Göktürk (turchi celesti) attorno all'VIII secolo. La parola italiana "Turchia" deriva dal latino medievale "Turchia" (c. 1369).

La parola greca affine a questo nome, "Tourkia" (in greco: Τουρκία), fu originariamente utilizzata dai Bizantini nel medioevo per descrivere l'Ungheria, poiché tale paese era stato occupato da tribù proto-turche e turche come gli Unni, gli Avari, i Bulgari, i Cabardi, i Peceneghi e i Cumani. Allo stesso modo, l'impero medievale dei Cazari, uno stato turco sulle sponde settentrionali del Mar Nero e del Mar Caspio, è stato indicato come Tourkia (terra dei Turchi) da fonti bizantine. Tuttavia, i Bizantini in seguito iniziarono a utilizzare questo nome per definire i Selgiuchidi che avevano preso il controllo di parti dell'Anatolia nei periodi successivi alla battaglia di Manzicerta del 1071.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Turchia.

La storia della Turchia si riferisce alla storia del Paese chiamato oggi Turchia. Avendo le terre una storia antica, la migrazione turca è relativamente recente. I Turchi, una società la cui lingua appartiene alla famiglia delle lingue turche, cominciarono a spostarsi dalle loro terre originarie alla moderna Turchia nell'XI secolo. Dopo che l'Impero Selgiuchide turco sconfisse le forze dell'Impero Bizantino nella Battaglia di Manzicerta, il processo fu accelerato, e il Paese venne chiamato "Turchia" in Europa già dal XII secolo.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Turchia.

Morfologia, idrografia, clima e geografia[modifica | modifica sorgente]

Marmaris sulla costa del Mar Egeo.
Bodrum (Alicarnasso), città di Erodoto, era famosa per il Mausoleo di Mausolo, una delle sette meraviglie del mondo antico. Il Castello San Pietro dei Cavalieri Ospitalieri è al centro dell'immagine, davanti al porto.

Geograficamente la Turchia occupa la parte più occidentale del continente asiatico, costituita dalla massiccia ed elevata penisola dell'Anatolia che divide il Mar Nero dall'Egeo e dal Mediterraneo orientale.
Appartengono al territorio turco anche alcune isole dell'Egeo e i bacini del Mar di Marmara. La Turchia confina a nord con il Mar Nero, a nord-est con Georgia, Armenia e Azerbaigian, a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a sud con l'Iraq, la Siria e il Mar Mediterraneo, a sud-est con l'Iran e ad ovest con l'Egeo e il Mar di Marmara.
Il paese ha una estensione di 783.562 km², divisi tra Europa e Asia dallo Stretto del Bosforo, dal Mar di Marmara e dallo Stretto dei Dardanelli.
Il territorio della Turchia è quindi vasto oltre due volte e mezza quello l'Italia. La Turchia è occupata da catene montuose che vanno da est ad ovest: i Monti del Ponto (Karadeniz Sıradağları) a nord e i Monti del Tauro a sud.

La massima altitudine è raggiunta dal monte Ararat (5165 m); altre montagne sono l'Elmadağ, il Karabük e il Bozdağlar. La catena montuosa dell'Abant Dağları (altitudine massima 1.794 m) si trova nella parte settentrionale del paese. Tra le vette del paese c'è anche il vulcano Erciyes Dağı, ormai spento. Due sono le formazioni vegetali diffuse: la steppa all'interno e la foresta sulle catene e sul litorale.

Le coste del paese sono coperte da foreste dense, soprattutto nella parte orientale della costa del Mar Nero. La foresta che ricopriva l'interno dell'Anatolia ha subito, sin dall'età del bronzo, un'opera sistematica di disboscamento da parte dell'uomo. Solamente in questi anni è stato messo in atto un processo inverso, grazie ad un progetto ecologico-ambientale.[5]

I fiumi più importanti sono il Tigri e l'Eufrate, a cui si aggiungono il Kizilirmak, il Meriç, l'Ergene e il Gediz.

I bacini idrografici si dirigono verso molti mari, e una parte del territorio è occupata da bacini senza sbocco al mare. Questi ultimi bacini (endoreici) si suddividono in bacini con laghi tettonici, poco profondi, di acqua salata e privi di fauna, e in bacini con laghi carsici, di acqua dolce e pescosi.

I monti del Ponto nel nord-est della Turchia.

I bacini fluviali verso l'Egeo sono in genere più vasti di quelli verso il Mar Nero e il Mediterraneo.

Il territorio si suddivide in tre diverse zone climatiche: La costa della Turchia che si affaccia sul Mar Mediterraneo e il Mar Egeo ha un clima mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freddi e umidi. La costa della Turchia che si affaccia sul Mar Nero ha un clima oceanico, con estati calde e umide e inverni freddi e umidi. Al suo interno il clima è di tipo continentale e dato che le catene montuose fermano le influenze del mar Mediterraneo e del Mar Nero comprende estati calde e secche e inverni freddi e nevosi; le precipitazioni sono basse: nella zona più arida del paese esse superano raramente i 300 mm.

Vi è disparità anche nelle precipitazioni: oltre 2500 mm annui nella zona del Mar Nero, 1000 mm annui di pioggia sulle catene montuose mentre ad Ankara scendiamo a 415 mm annui.

Alanya Panorama.jpg

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Veduta panoramica di Alanya, antico insediamento degli Ittiti ed il porto medievale della marina selgiuchida del Sultanato di Rum, famoso oggi per la sua bellezza naturale ed i suoi monumenti storici.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Gruppi etnici in Turchia (2008)[6]
Gruppi etnici Percentuale
Turchi
  
76,0%
Curdi
  
15,7%
Altro
  
8,3%

L'ultimo censimento ufficiale è stato effettuato nel 2011 e ha registrato una popolazione totale della Turchia di 74.724.269 abitanti.[1] Secondo i dati della registrazione delle nascite quasi tre quarti di questi vivono in città. Secondo le stime del 2009, la popolazione è in aumento del 1,5% ogni anno. La Turchia ha una densità media di popolazione di 92 abitanti per km². Le persone all'interno del gruppo di età tra i 15 e i 64 anni rappresentano il 67% della popolazione totale, la fascia di età 0-14 corrisponde al 26%, mentre gli anziani con un'età superiore ai 65 anni il 7%.[7] Nel 1927, quando fu realizzato il primo censimento nella Repubblica di Turchia, la popolazione era 13,6 milioni.[8]

İstiklal Caddesi (Grande Rue de Péra) nel quartiere Beyoğlu a Istanbul.

L'aspettativa di vita è di 71,1 anni per gli uomini e di 75,3 anni per le donne, con una media complessiva di 73,2 anni per la popolazione.[9] L'istruzione è obbligatoria e gratuita nell'età compresa tra 6 a 15. Il tasso di alfabetizzazione è del 96% per gli uomini e dell'80,4% per le donne, con una media complessiva dell'88,1%.[10] Le cifre basse relative alla popolazione femminile sono dovute principalmente agli usi tradizionali degli arabi e curdi che vivono nelle province del sud-est del Paese.[11]

Il quartiere di Galata fu una colonia della Repubblica di Genova fra il 1273 e 1453.

L'articolo 66 della Costituzione turca definisce un "Turco" "chiunque sia legato allo Stato turco per mezzo del vincolo della cittadinanza", quindi, l'uso legale del termine "turco", come cittadino della Turchia è diverso dalla definizione etnica. Tuttavia, la maggioranza della popolazione turca è di etnia turca. Essi sono stimati al 70-75% dalla CIA[12] e al 76,0% da un sondaggio del quotidiano Milliyet, compiuto nel 2007.[6]

I curdi, un gruppo etnico distinto e concentrato soprattutto nelle province del sud-est del paese, rappresentano la più grande etnia non-turca, stimata in circa il 18% della popolazione, secondo la CIA[12] e al 15,7% secondo un sondaggio condotto dalla giornale quotidiano Milliyet.[6]

I tre principali gruppi ufficialmente riconosciuti come minoranze etniche (per il trattato di Losanna) sono: armeni, greci ed ebrei. Un accordo bilaterale, firmato il 30 gennaio 1923, di scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia è entrato in vigore nel 1920, con quasi 1,5 milioni di greci passati dalla Turchia alla Grecia e circa 500.000 turchi provenienti dalla Grecia verso la Turchia.[13] Altri gruppi etnici includono abcasi, albanesi, arabi, assiri, bosniaci, circassi, georgiani, hemşin, lazi, bulgari, rom.[14]

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Mappa indicante le città più popolose della Turchia.

Secondo una stima del 2010, le aree metropolitane della Turchia con la popolazione più numerosa sono Istanbul (13,1 milioni), Ankara (4,4 milioni), Smirne (3,4 milioni), Bursa (1,9 milioni), Adana (1,6 milioni), Gaziantep (1,3 milioni), Konya (1,0 milioni) e Antalya (1,0 milioni).[15] Si stima che circa il 71% della popolazione viva in centri urbani.[16] in tutto, 18 province hanno una popolazione che supera 1 milione di abitanti e 21 province hanno una popolazione compresa tra 1 milione e 500.000 abitanti. Solo due province hanno una popolazione inferiore ai 100.000 abitanti.

Città principali della Turchia
TurkStat, 2010[17]
Pos. Città Provincia Popolazione Pos. Città Provincia Popolazione
1 Istanbul Istanbul 12 946 730 11 Kayseri Kayseri 826 523
2 Ankara Ankara 4 223 398 12 Eskişehir Eskişehir 629 609
3 İzmir İzmir 2 774 103 13 Denizli Denizli 498 643
4 Bursa Bursa 1 667 321 14 Şanlıurfa Şanlıurfa 498 111
5 Adana Adana 1 584 053 15 Samsun Samsun 495 145
6 Gaziantep Gaziantep 1 324 520 16 Adapazarı Sakarya 414 537
7 Konya Konya 1 036 027 17 Kahramanmaraş Kahramanmaraş 412 252
8 Antalya Antalya 928 229 18 Malatya Malatya 401 705
9 Diyarbakır Diyarbakır 843 460 19 Van Van 367 419
10 Mersin Mersin 843 429 20 Elazığ Elazığ 331 479

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua turca.
Porta dei leoni a Ḫattuša, capitale dell'Impero ittita in Anatolia. La lingua ittita, una delle antiche lingue anatoliche, è la più antica lingua indoeuropea mai scoperta.

La lingua ufficiale è il turco, una lingua asiatica, parlato dall'85% della popolazione e usato perlopiù nella forma standard stabilita negli anni trenta del XX secolo nel corso della riforma linguistica della lingua turca e le forme dialettali da questa derivate; più rare, ma ancora presenti e variamente comprese, le varianti dialettali dell'Ottomano.

Tra le altre lingue parlate, al giorno d'oggi sempre più come seconde lingue, tra le svariate minoranze presenti nella popolazione turca, ricordiamo l'abcaso, l'albanese, l'arabo, l'armeno, l'azero, il bosniaco, il bulgaro, il circasso, il georgiano, il greco, il giudeo-spagnolo (ladino), il laz, il macedone, il polacco, il russo, il tedesco, e lo zazaki.

Discorso diverso per il curdo, parlato da qualche milione di persone, soprattutto nel sud-est del paese, e che rimane per molti la prima lingua, e per alcuni, specie anziani, l'unica lingua parlata.

Il greco pontico è diffuso nell'area di Trebisonda in Ponto (Pontus, abbreviazione di Pontus Euxinus (Ponto Eusino) che indica il Mar Nero in latino. Una versione moderna dell'aramaico è parlata in alcuni villaggi della Turchia centrale e meridionale; un dialetto arabo è diffuso a sud-ovest del Lago di Van. Del gruppo delle lingue caucasiche del sud, il georgiano è ampiamente usate nel nord-est della Turchia come il circasso in alcuni villaggi geograficamente dispersi. Inoltre nel sud-est il kirmanci e lo zazaki sono parlati come dialetti del curdo sebbene siano due dialetti significativamente differenti e spesso considerate due lingue diverse. In aggiunta sono parlati da piccoli gruppi altre lingue del ceppo turco. Una piccola minoranza ebrea di Istanbul parla ladino o giudeo-spagnolo, e discende direttamente dagli ebrei fuggiti dalla Spagna nel 1492 che trovarono rifugio nella zona di Mogadisho

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Turchia.
Religione in Turchia[18]
Religione Percentuale
Islam
  
99,8%
Altre
  
0,2%
La Moschea Blu a Istanbul.

La Turchia è uno stato laico, senza una religione di Stato, la Costituzione turca prevede la libertà di religione e di coscienza.[19][20] L'Islam è la religione prevalente in Turchia, praticata da oltre il 99% della popolazione se si includono anche i musulmani non praticanti.[21][22][23] Società di ricerca suggeriscono che la percentuale reale di musulmani è di circa il 97%[24] o 98%[25] dell'intera popolazione residente.

Ci sono circa 120.000 persone di diverse confessioni cristiane, tra cui circa 80.000 di ortodossi orientali,[26] 35.000 cattolici romani,[27] 5.000 ortodossi (3000-4000 sono greci)[26] e un numero più piccolo di protestanti. La Chiesa Ortodossa ha avuto sede a Costantinopoli (Istanbul) a partire dal IV secolo. I cristiani rappresentano meno dello 0,2% della popolazione turca, secondo il CIA World Factbook.[28]

Ci sono circa 26.000 ebrei, la maggior parte dei quali sono sefarditi.[29]

Originalmente una chiesa, poi una moschea, e attualmente un museo, la Santa Sofia costruita dall'imperatore bizantino Giustiniano fra il 532 e 537 fu la cattedrale più grande mai eretta al mondo per mille anni, fino al completamento della Cattedrale di Siviglia.

Se non ci sono cifre esatte sui vari gruppi di musulmani, secondo un sondaggio del 2006, l'82% venivano identificati come sunniti Hanafisti, il 9,1% sunniti Shafi'i, e il 5,7% era alevista. Secondo un sondaggio di consulenza svolto in tutta la Turchia nel 2007[24] : il 52,8% degli abitanti si definisce "una persona religiosa che si sforza di adempiere agli obblighi religiosi"; il 34,3% si definisce "un credente che non adempie agli obblighi religiosi"; il 9,7% definisce se stesso come "una persona completamente devota che adempie tutti gli obblighi religiosi"; il 2,3% si definisce come "qualcuno che non crede negli obblighi religiosi" e lo 0,9% dichiara di essere "una persona senza convinzione religiosa "(agnostico).[24]

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Sorta dalle ceneri dell'Impero ottomano nel 1923, la Turchia è una Repubblica parlamentare. Le sue istituzioni sono tuttavia fortemente condizionate dalle forze armate, il cui ruolo politico è stato fissato nella Costituzione da Atatürk e ribadito nell'ultima Costituzione del 1982, emendata nel 1995.

Il presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale con un mandato di cinque anni.

Il potere legislativo compete alla Grande Assemblea Nazionale della Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi), un Parlamento unicamerale composto da 550 membri eletti a suffragio universale ogni quattro anni. Il diritto di voto è esteso a tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.

L'ordinamento giudiziario prevede una Corte costituzionale, i cui membri sono nominati dal presidente, e una Corte d'appello, eletta dal Consiglio supremo dei giudici e procuratori. La pena di morte è stata completamente abolita nel 2004.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni della Turchia e Province della Turchia.

La Turchia è divisa amministrativamente in 81 province (Iller plurale, il singolare) a capo di ciascuna delle quali è un governatore (detto vali) nominato dal governo centrale.

Le province sono a loro volta suddivise in distretti (plurale ilçeler, singolare ilçe) per un totale di 923. Il distretto centrale (capoluogo della provincia) è amministrato da un "vicegovernatore" designato, mentre gli altri distretti sono amministrati da un "sottogovernatore" (kaymakam).

Le province della Turchia sono raggruppate in 7 regioni, che sono state originariamente definite in occasione del Primo Congresso di Geografia tenutosi ad Ankara nel 1941. Il principale elemento della suddivisione in 7 regioni sono state le omogeneità di condizioni climatiche del territorio corrispondente (temperatura, precipitazioni, ecc). Queste regioni hanno solo fini statistici e non si riferiscono ad una divisione amministrativa.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Politica della Turchia.
Barack Obama pronuncia un discorso davanti alla Grande Assemblea Nazionale turca di Ankara (2009).

La Turchia è una repubblica parlamentare sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1923 ed è stato uno dei primi paesi a concedere ai suoi cittadini il suffragio elettorale universale, benché fino al 1946 sia stata retta da un sistema a partito unico.
L'attuale sistema legislativo unicamerale è entrato in vigore con la costituzione del 1982, che ha assegnato l'esclusiva del potere legislativo alla Grande Assemblea Nazionale turca (in turco Türkiye Büyük Millet Meclisi, il cui acronimo è TBMM), composta da 550 deputati eletti ogni cinque anni con un sistema proporzionale corretto da uno sbarramento del 10%.

Il potere legislativo della TBMM, dalla cui maggioranza viene eletto il primo ministro (in turco Başbakan), viene controbilanciato da quello del Presidente della repubblica (in turco Cumhurbaşkanı), il quale, eletto ogni sette anni, ha ampi poteri di controllo e supervisione sia dell'esecutivo che del corpo legislativo.

Negli ultimi anni la struttura politica e legislativa della Repubblica Turca è stata oggetto di riforme e ristrutturazioni, nell'intento di centrare gli obiettivi richiesti dall'Unione Europea nel quadro della strategia di pre-adesione.
Del resto, con riferimento al periodo tra le due guerre mondiali, certa storiografia ha definito "modernizzazione" anche riforme che più propriamente andrebbero definite "occidentalizzazione", come la decisione di passare dall'alfabeto arabo a quello latino, o la scelta di costruire un'amministrazione fortemente centralizzata (che in realtà era già una precipua caratteristica dell'Impero ottomano), che si vorrebbe forgiata sul modello di quella francese.

Durante gli anni venti e trenta del XX secolo la politica di Atatürk ha svolto un processo di laicizzazione, atta a reprimere il controllo della religione islamica sullo Stato. Il processo di repressione ha permesso una forte occidentalizzazione dei costumi, come la repressione del velo per le donne, e venne istituito a tal fine un organismo di rigido controllo, il direttorato degli affari religiosi, tuttora esistente e dotato di moltissimi dipendenti, avente lo scopo di controllare la vita religiosa del paese. Tale processo ha condotto ad una forma di Islam definita talora moderato e moderno.

Nello stesso tempo, con un accordo di scambio di popolazioni fra la Grecia e la Turchia dopo la Guerra greco-turca (1919-1922) in Anatolia, i greci ortodossi in Turchia furono trasferiti in Grecia e i turchi musulmani in Grecia furono trasferiti in Turchia.

Forze politiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Partiti politici turchi.

Il sistema elettorale turco prevede una severa soglia di sbarramento nazionale del 10%.

A superarla, nelle Elezioni parlamentari turche del 2011, tenutesi il 12 giugno, sono state le tre formazioni già presenti nella precedente legislatura:

Sono inoltre presenti anche 35 deputati indipendenti eletti su base provinciale, principalmente dalle province curde dell'est.

Pur vedendo crescere i propri consensi e sfiorare il 50%, a causa del complesso meccanismo di riparto demografico il Partito per la giustizia e lo sviluppo ha perso seggi rispetto alle elezioni precedenti, non ottenendo il quorum che gli avrebbe consentito di varare riforme costituzionali (soggette comunque a referendum) senza l'appoggio di altri partiti.

Alle elezioni del 22 luglio 2007, i risultati erano stati i seguenti:

A questi si aggiungono anche 27 deputati indipendenti eletti su base provinciale; in realtà 24 sono stati eletti dalla comunità curda delle regioni sudorientali e fanno riferimento al

Paradossalmente, l'AKP ha fortemente aumentato il consenso popolare, eppure ha perso seggi (e la maggioranza dei 2/3) perché un terzo partito è entrato in parlamento. Grazie al successo degli islamici e alla presenza di un partito in più, è rappresentato in parlamento l'82% degli elettori, una percentuale simile a quella delle legislature precedenti il 2002.

Anche alle elezioni legislative del 3 novembre 2002, gli elettori a sorpresa punirono il frazionismo dei partiti mandandone in parlamento soltanto due (al posto dei 5 tipici degli anni 90):

Completavano il parlamento 8 indipendenti. In questo modo, però, non solo in parlamento fu rappresentato meno del 54% degli elettori, ma soprattutto il partito riformista con i 2/3 dei seggi ebbe la possibilità di modificare la costituzione da solo, il che provocò notevoli tensioni con l'establishment nazionalista laico (il presidente della Repubblica, la Corte costituzionale e i militari).

Difesa[modifica | modifica sorgente]

La Turchia è uno dei 9 stati che partecipano al programma di sviluppo e produzione del Lockheed Martin F-35 Lightning II.

Le Forze armate turche sono costituite dall'Esercito, dalla Marina e dall'Aeronautica. La Gendarmeria e la Guardia Costiera operano come parte del Ministero degli Affari Interni in tempo di pace anche se sono subordinate rispettivamente all'esercito e alla Marina in tempo di guerra.

Le Forze armate turche sono la seconda più grande forza armata permanente nella NATO, dopo le forze armate statunitensi, con una forza combinata di poco più di un milione di persone in uniforme che servono i suoi cinque rami.[30] La Turchia è considerata la più forte potenza militare della regione del Vicino Oriente oltre a Israele.

Ogni cittadino maschio turco, non fisicamente impedito, è tenuto a prestare servizio militare per un periodo che va da tre settimane a quindici mesi, in base all'istruzione e alla posizione lavorativa.[31] La Turchia non riconosce l'obiezione di coscienza e non offre un'alternativa civile al servizio militare.[32]

Boeing 737 AEW&C dell'Aeronautica militare turca.

La Turchia è uno dei cinque stati membri della NATO che fanno parte della politica di condivisione nucleare dell'alleanza, assieme a Belgio, Germania, Italia e Paesi Bassi.[33] Un totale di 90 bombe nucleari B61 sono ospitate presso la base aerea di Adana, di cui 40 sono assegnate per l'uso da parte dell'aviazione turca.[34]

Nel 1998, la Turchia ha annunciato un programma di modernizzazione dal valore di 160 miliardi di dollari statunitensi su un periodo di 20 anni in vari progetti tra cui carri armati, aerei da combattimento, elicotteri, sottomarini, navi da guerra e fucili d'assalto.[35] La Turchia partecipa al programma di sviluppo del Lockheed Martin F-35 Lightning II.[36]

S-353 TCG Preveze, un sottomarino della Marina militare turca, nel Golfo di Taranto durante un'esercitazione della NATO.

La Turchia ha partecipato alle missioni internazionali sotto le Nazioni Unite e sotto la NATO dal 1950, incluse le missioni di peacekeeping in Somalia e Jugoslavia e ha supportato le forze della coalizione nella prima guerra del Golfo. La Turchia mantiene 36.000 truppe nel nord di Cipro, la loro presenza è sostenuta e approvata dal governo de facto locale, ma la Repubblica di Cipro e la comunità internazionale la considerano una forza di occupazione illegale e la sua presenza è stata anche denunciata in diverse occasioni al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.[37] La Turchia ha avuto truppe dispiegate in Afghanistan come parte della forza di stabilizzazione dal 2001.[30][38] Nel 2006, il parlamento turco ha dispiegato una forza di peacekeeping composta da pattugliatori della Marina e da circa 700 truppe di terra come parte della Forza di interposizione in Libano (UNIFIL), sulla scia del conflitto israelo-libanese.[39]

Il Capo di Stato Maggiore Generale viene nominato dal presidente ed è responsabile nei confronti del primo ministro. Il Consiglio dei ministri è responsabile verso il parlamento per le questioni di sicurezza nazionale e l'adeguata preparazione delle forze armate. Tuttavia, l'autorità di dichiarare guerra e di mandare le forze armate turche all'estero o per permettere a forze armate straniere di risiedere in Turchia, spetta esclusivamente al Parlamento. Dal 30 agosto 2010, il comandante delle forze armate è il Generale Necdet Özel.[40]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Istanbul Cevahir nel quartiere Şişli è il centro commerciale più grande d'Europa.
La Turchia è un membro fondatore dell'OCSE (1961) e del G20 (1999).

L'economia turca ha conosciuto una notevole espansione negli ultimi anni. Il Fondo Monetario Internazionale classifica la Turchia fra gli Stati più sviluppati del mondo.[3] Il Paese è membro fondatore dell'OCSE (1961) e del G20 (1999).

Sin dal governo kemalista la Turchia ha goduto di alcuni interventi statali, in modo che anche l'economia si modernizzasse in modo graduale. I vari governi hanno sempre avuto un ruolo di primo piano, nelle partecipazioni in aziende private, negli scambi e negli investimenti all'estero. Negli anni ottanta il Paese ha avviato alcune riforme, grazie al primo ministro Turgut Özal, e si è sempre più orientata all'economia di mercato.[41] Da allora l'economia ha continuato a crescere, anche se ha conosciuto periodi di recessione come negli anni 1994, 1999 (in seguito al terremoto di quell'anno)[42] e 2001.[43]

Bankalar Caddesi (Viale delle Banche) a Galata fu il centro finanziario di Istanbul durante il periodo ottomano.

Dal 1981 al 2003, il reddito nazionale è aumentato in media del 4 per cento.[44] Peraltro la mancanza di altre riforme, le difficoltà del settore pubblico e la diffusa corruzione hanno provocato un aumento dell'inflazione, l'indebolimento del settore bancario e problemi interni alla macroeconomia.[45]

Il quartiere finanziario Levent, Istanbul.
La stazione della metropolitana di Istanbul nel quartiere finanziario Gayrettepe.

Dopo la crisi del 2001 e dopo le riforme iniziate dall'allora ministro delle finanze Kemal Derviş, l'inflazione è crollata, gli investimenti sono risaliti, e il numero di disoccupati è fortemente calato. La Turchia ha gradualmente aperto il proprio mercato grazie ad alcune riforme, riducendo i controlli statali sugli scambi esteri e controllando meglio le privatizzazioni.[46]

Nel 2005 il reddito nazionale è ulteriormente salito del 7,4 per cento,[47] e rendendo la Turchia uno degli Stati a più rapida crescita economica. Oggi il Paese, agricolo in passato, è una media potenza industriale; le attività secondarie sono situate in gran parte sulle coste occidentali, insieme a servizi in rapido sviluppo (comunicazione, commercio, trasporti, banche, turismo). L'agricoltura produce l'11,9% del prodotto interno lordo, mentre l'industria contribuisce al 23,7% e i servizi al 64,5%.[48] Soprattutto il turismo è cresciuto negli ultimi vent'anni, ed è la prima fonte di reddito del Paese. Nel 2005 la Turchia ha ospitato 24.124.501 visitatori, versando 18,2 miliardi di dollari nelle casse nazionali.[49] Anche l'industria è cresciuta, sia grazie a forti investimenti esteri (specie da Stati Uniti e Germania) sia ad imprese locali; i settori principali sono quelli automobilistico, tessile, dell'abbigliamento, elettronico e delle costruzioni.

Torre BDDK (1975) ad Ankara.

Di recente l'elevata inflazione è stata messa sotto controllo, e ciò ha indotto lo Stato ad emettere una nuova moneta, per proseguire le riforme economiche e cancellare i vecchi squilibri. Il 1º gennaio 2005 è stata introdotta la nuova lira turca, pari ad 1 milione della vecchia valuta.[50] Grazie alle continue riforme economiche, l'inflazione è calata nel 2005 all'8,2% e la disoccupazione al 10,3%.[48]

Il commercio estero si svolge in gran parte con l'Unione europea (59% delle esportazioni e 52% delle importazioni nel 2005),[51] ma anche con Stati Uniti, Russia, Giappone e più di recente con la Cina. La Turchia si avvale di un'unione doganale con l'UE, firmata nel 1995, che ha aumentato la sua produzione industriale e attirato numerosi investimenti europei.[52]

Il quartiere Söğütözü ad Ankara.

Nel 2005 le esportazioni sono ammontate a 73,5 miliardi di dollari, le importazioni a 116,8 miliardi, con aumenti del 16,3% e del 19,7% rispetto al 2004.[51] Nel 2006 le esportazioni sono ammontate ad 85,8 miliardi, con aumento del 16,8% dall'anno precedente,[53] e nel 2007 il Paese ha esportato per 105,9 miliardi.[54] Nel 2008 le esportazioni sono ammontate a 141,8 miliardi di dollari, e le importazioni a 204,8 miliardi di dollari.[55] Le esportazioni verso i paesi dell'UE rappresentano circa il 42% di tutte le esportazioni turche. Le esportazioni turche verso l'Unione europea nel dicembre 2008, pari a circa 3 miliardi di euro, hanno subito un calo di quasi il 40% rispetto allo stesso mese nel 2007. Il tasso di disoccupazione in Turchia è dell'11%. Alla fine di novembre 2008, il tasso di disoccupazione era del 10,9%, rispetto al 9,7% nello stesso periodo nel 2007. Questi dati allarmanti hanno costretto il governo turco a cercare un nuovo accordo di prestito con il Fondo Monetario Internazionale.[56]

Nel 2006 la Turchia è riuscita ad attrarre investimenti dall'estero, per 19,9 miliardi di dollari.[57] Le numerose privatizzazioni, la crescita economica costante e i cambiamenti strutturali nei settori bancario, commerciale e delle comunicazioni, hanno contribuito ad attrarre ancora investimenti sia nazionali che stranieri.[46]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Biblioteca di Celso ad Efeso, la seconda città più grande dell'Impero romano (dopo Roma) fra il I secolo a.C. ed il III secolo d.C. Il Tempio di Artemide ad Efeso fu una delle Sette meraviglie del mondo antico.
Le mura di Troia, il luogo della guerra di Troia narrata nell'Iliade di Omero.
Il teatro di Mileto.
Il ginnasio di Sardi, capitale della Lidia. Secondo Erodoto, i lidi furono il primo popolo ad introdurre l'uso di monete d'oro e d'argento e il primo a stabilire negozi per la vendita al minuto in località permanenti.[58]
L'Acropoli di Pergamo vista dalla Via Tecta all'ingresso dell'Asclepeion.
Testa di Medusa sul Tempio di Apollo (Didymaion) a Didyma.

La letteratura turca nasce nel medioevo a partire dall'incontro con l'Islam e le sue principali lingue di cultura, ossia l'arabo e il persiano, nonché con le relative floridissime tradizioni letterarie. Tra i primi nomi troviamo non a caso quelli del celeberrimo mistico persiano Gialal al-Din Rumi (m. 1273) e di suo figlio Sultan Valad, che diressero a Konya un famoso convento di dervisci (della confraternita dei Mevlevi, da essi fondata), e i cui non molti versi in turco mescolati alla preponderante produzione in persiano sono annoverati tra i primi monumenti di questa nascente letteratura; peraltro il primo grande nome della letteratura turca è ancora quello di un mistico musulmano, Yunus Emre, celebre poeta e sufi del XIII-XIV secolo.

Al XV secolo risale probabilmente la prima redazione scritta di una grande saga epica in prosa il Dede Korkut, che circolava oralmente da almeno due secoli, rivendicata peraltro come epos nazionale anche dagli attuali azeri e dai turkemeni. Comunque è la letteratura persiana, soprattutto, che influenzò profondamente la genesi e lo sviluppo della letteratura colta, in particolare fornendo alla sua poesia i generi e gli stilemi, i temi e i contenuti, sicché scrittori bilingui (persiano-turco) sono comunissimi dagli esordi sino a tutto il periodo ottomano. Spesso poemi persiani classici vennero letteralmente "rifatti" in turco ottomano, venendo imitati temi e motivi, personaggi e persino i titoli delle opere originali. A segnalare la contiguità con la cultura letteraria persiana valga pure ricordare che un turco del XVI secolo e originario della Bosnia ottomana, Sudi, fu il massimo interprete e commentatore di Hafez, il "Petrarca" della lirica persiana classica.

Tra gli autori più noti del periodo classico si possono ricordare il poeta Mesihi (m. 1512) originario di Prishtina in Serbia ma vissuto a Istanbul, autore di un celebrato Divan (Canzoniere) e cantore di maschili bellezze riassunte nella figura del "perturbatore della città" (shahr-ashub); il poeta Fuzuli (m. 1556) autore trilingue, avendo composto poesia oltre che in turco e persiano anche in arabo, ma ricordato anche come matematico e astronomo; il "sultano dei poeti" Bâkî (m. 1600), poeta ufficiale di almeno quattro sultani da Solimano il Magnifico a Mehmet III, considerato il vertice della lirica ottomana; lo storico Sa'deddin (m. 1599) autore di una Corona delle storie che glorifica la dinastia regnante.

Appartiene già all'epoca postclassica il prosatore Evliya Çelebi (m. 1690 circa), gran viaggiatore e attento osservatore che fissò i suoi ricordi di 40 anni di viaggi al seguito di principi ottomani, che lo portarono anche in Europa da Vienna alla Svezia, in un memorabile Seyahat-name (Libro di viaggi) la cui prima parte è un'importante descrizione della Costantinopoli del tempo. Alla "età del tulipano", cosiddetta dalla moda di coltivare questi fiori diffusasi all'inizio del XVIII secolo, appartengono due notevoli figure di poeti come Nedim (m. 1730), giudice professore di madrasa e bibliotecario del gran visir Ibrahim Pascià all'epoca del sultano Ahmed III, e il mistico Ghalib Dede (m. 1799), appartenente alla confraternita dei sufi Mevlevi e autore di un celebre poema allegorico (Bellezza e Amore), entrambi ancora ampiamente influenzati dal lascito persiano; da ricordare anche Sunbulzade Vehbi (m. 1809), famoso per una tenzone in 800 versi dai toni spesso osceni tra un pederasta e un donnaiolo che vantano i meriti e vantaggi delle rispettive preferenze.

Tra i prosatori sono da ricordare gli storiografi Katip Çelebi (detto Hajji Khalifa, e conosciuto anche in Europa come Kalfa, m. 1657), bibliofilo, geografo, storico di vastissimi interessi e promotore di traduzioni da lingue europee (tra cui l'Atlas Minor di G. Mercator e L. Hondius), cui si deve l'inizio della occidentalizzazione del sapere scientifico; Hezarfenn (m. 1691), autore di una storia universale ma anche di trattati di etica e sulla organizzazione dell'impero e, infine, Na'ima di Aleppo (m. 1716) e Gevdet Pascià (m. 1895), che rivestirono la carica di "cronisti ufficiali" dell'impero. Da ricordare ancora il novelliere Aziz Efendi di Creta (m. 1798) e il multiformne Seyyid Vehbi (m. 1736), poeta, ma ricordato soprattutto per l'opera in prosa Sur-name, una ricca descrizione delle feste di corte che si inserisce in un genere a sé stante.

Anche in questa letteratura, come del resto nella persiana, gli ambienti in cui poeti e scrittori poterono trovare ampio patronato, e dispiegare così il loro talento, sono riconducibili essenzialmente a quelli cortigiani, in particolare le corti ottomane, e a quelli delle confraternite mistiche. L'influenza persiana venne progressivamente scemando nel corso dell'Ottocento, man mano che si imponevano correnti filo-occidentali e europeizzanti, per arrestarsi quasi del tutto dopo la fine della prima guerra mondiale con l'avvento della Repubblica e la riforma della lingua (abbandono dell'alfabeto arabo a favore dell'introduzione di un alfabeto latino, ampia "de-persianizzazione" del lessico). Questo evento, che si coniugò con una svolta fortemente laica e marcatamente anticlericale, determinò un autentico trauma non solo nella storia letteraria, ma anche più in generale in quella culturale del paese.

Nel giro di una o due generazioni i turchi furono separati dalla loro ricca e variegata tradizione letteraria di epoca ottomana, semplicemente perché non più capaci di leggere una lingua che si era espressa in un altro alfabeto, quello arabo. La nuova letteratura turca di epoca repubblicana -preparata da un vasto movimento letterario ispirato al nazionalismo, in cui emersero il poeta Ziya Gökalp (m. 1924) e il novelliere Ömer Seyfettin (m. 1920) - ha certamente risentito di questa cesura con un passato che i padri della Repubblica avevano voluto cancellare con un decreto dall'alto. Per contrasto con la tradizione e il passato islamico, essa ha programmaticamente accentuato la rivalutazione del folklore turco preislamico (e panturco) e ha oltremodo enfatizzato il rapporto della Turchia con le correnti letterarie europee, soprattutto francesi. Il problema della conciliazione delle "due anime" della Turchia contemporanea -quella volta all'Europa e alla Modernità e quella che guarda nostalgica al passato islamico e prerepubblicano- latente per decenni, è tornato prepotentemente alla ribalta a partire dagli anni '80 del XX secolo con il revival dell'Islamismo militante. Queste tematiche sono ben presenti in numerosi autori contemporanei, tra cui è d'obbligo citare almeno Yakup Kadri (Terra matrigna, Mondadori, Milano 1941), Yaşar Kemal, İrfan Orga (Una famiglia turca, Passigli, Milano 2007) e soprattutto Orhan Pamuk (Premio Nobel 2006) che è, con il poeta Nazim Hikmet (m. 1963), forse il più famoso e tradotto scrittore turco contemporaneo. Presso Einaudi è uscita quasi tutta l'opera di Pamuk; tra i romanzi più importanti, Il mio nome è rosso, Neve, Il castello bianco, La casa del silenzio, Il libro nero.

Orhan Pamuk, vincitore del Premio Nobel 2006.

Anche le tematiche di genere hanno conosciuto notevole sviluppo negli ultimi decenni, basti citare qui, tra le autrici note anche in traduzioni in lingue europee, Latife Tekin[59], Perihan Magden (Due ragazze, Lain, Roma 2005), Buket Uzuner (Ada d'Ambra, Sellerio, Palermo 2003); pur tra difficoltà e autocensure, cominciano anche a essere tematizzati i delicati problemi interetnici, riconducibili essenzialmente alla questione della tragedia armena del primo Novecento (si veda il romanzo di Fethiye Cetin, Heranush, mia nonna, Alet, Milano 2007, oppure quello di Elif Şafak, (La bastarda di Istanbul, Rizzoli, Milano 2007), e alla più recente questione dell'irredentismo curdo (per cui si veda Zülfü Livaneli, Felicità, Gremese, Milano 2007). Non va infine dimenticato che, a seguito della forte emigrazione turca sin dagli anni '60 in Europa e segnatamente in Germania (oltre tre milioni di turchi attualmente), esiste ormai una notevole leva di scrittori turco-tedeschi, di formazione europea, tra cui ad esempio Feridun Zaimoğlu (Schiuma, Einaudi, Torino 1999) o Jakob Arjouni (Happy birthday, turco!, Marcos y Marcos, Milano 2009) o Yadé Kara (Salam Berlino, Edizioni e/o, Roma 2005) che si esprimono preferibilmente nella lingua di Goethe, trattando nuove tematiche connesse ad esempio con i problemi dell'emigrazione, dell'integrazione, dei rapporti interculturali e interreligiosi.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Il genere di musica tradizionale e folclorica in Turchia è il türkü, che viene suonato con il saz.

Il 24 maggio 2003 la Turchia vinse l'Eurovision Song Contest che si tenne a Riga in Lettonia con la canzone Every Way That I Can di Sertab Erener.

Festività[modifica | modifica sorgente]

  • 29 ottobre (dichiarazione della Repubblica)
  • 23 aprile (fondazione del primo parlamento e festa dei bambini)
  • 19 maggio (inizio della guerra di indipendenza e festa dei giovani e dello sport)
  • 30 agosto (fine della guerra di indipendenza e festa di vittoria)
  • 24 novembre (festa degli insegnanti)

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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