Turchia
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| Turchia | |||||||||
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| Generalità | |||||||||
| Nome completo: | Repubblica di Turchia | ||||||||
| Nome ufficiale: | Türkiye Cumhuriyeti | ||||||||
| Lingue ufficiali: | Turco | ||||||||
| Capitale: | Ankara (4.651.591 ab.) | ||||||||
| Politica | |||||||||
| Forma di governo: | Repubblica parlamentare | ||||||||
| Presidente: | Abdullah Gül | ||||||||
| Primo Ministro: | Recep Tayyip Erdoğan | ||||||||
| Indipendenza: | Impero Ottomano:1299 Repubblica di Turchia:1923 | ||||||||
| Ingresso nell'ONU: | 24 ottobre 1945 1 | ||||||||
| Superficie | |||||||||
| Totale: | 783.562 km² (Anatolia: 755.688 km², Tracia 24.888 km²) km² (36º) | ||||||||
| % delle acque: | 1,3 % | ||||||||
| Popolazione | |||||||||
| Totale (2009): | 75.586.100 ab. (17º) | ||||||||
| Densità: | 91 ab./km² | ||||||||
| Geografia | |||||||||
| Continente: | Europa e Asia | ||||||||
| Fuso orario: | UTC +2 | ||||||||
| Economia | |||||||||
| Valuta: | Nuova lira turca | ||||||||
| PIL (PPA) (2008): | 1.028.897[1] milioni di $ (15º) | ||||||||
| PIL procapite (PPA) (2008): | 13,920[1][2] $ (60º) | ||||||||
| ISU (2006): | 0,798 (medio) (76º) | ||||||||
| Varie | |||||||||
| TLD: | .tr | ||||||||
| Prefisso tel.: | +90 | ||||||||
| Sigla autom.: | TR | ||||||||
| Inno nazionale: | İstiklâl Marşı | ||||||||
| Festa nazionale: | 29 ottobre | ||||||||
| È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all’ONU nel 1945. | |||||||||
La Repubblica di Turchia (in turco Türkiye Cumhuriyeti) è uno stato il cui territorio comprende l'estrema parte orientale della Tracia, in Europa, e la penisola dell'Anatolia, cinta a sud dal Mar Mediterraneo, ad ovest dal Mar Egeo, a nord-ovest dal Mar di Marmara ed a nord dal Mar Nero, la propaggine più occidentale del continente asiatico. La Turchia confina a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a nord-est con la Georgia, ad est con l'Armenia, l'Azerbaijan e l'Iran, a sud-est con l'Iraq ed a sud con la Siria.
La Turchia si estende su una superficie di 783.562 km², e nell'ultimo censimento (2007) è risultata avere 76.586.256 abitanti, professanti per lo più la religione musulmana; sono presenti piccole minoranze cristiane (soprattutto ortodosse, ma anche cattoliche) ed ebraiche, mentre poco diffuso è l'ateismo.
La capitale è Ankara, una delle tre grandi città turche insieme a Smirne (İzmir) e İstanbul; quest'ultima è la più grande metropoli del paese, nonché il maggior centro industriale e commerciale.
Lingua ufficiale è il turco, ma sono presenti numerosissime minoranze linguistiche.
La moneta ufficiale è la Nuova lira turca (TL, Türk Lirası). Il presidente della Repubblica Turca è attualmente Abdullah Gül, mentre il Primo Ministro in carica è Recep Tayyip Erdoğan.
Indice |
[modifica] Geografia
| Per approfondire, vedi la voce Geografia della Turchia. |
La Turchia è estesa due volte e mezzo l'Italia.
[modifica] Morfologia, idrografia e clima
La Turchia è occupata da catene montuose che vanno da est ad ovest: i monti Pontici (Karadeniz Sıradağları) a nord e i monti del Tauro a sud.
La massima altitudine è raggiunta dal monte Ararat (5165 m) altre montagne sono l'Elmadağ, il Karabük e il Bozdağlar. La catena montuosa dell'Abant Dağları (altitudine massima 1.794 m) si trova nella parte settentrionale del paese. Tra le vette del paese c'è anche il vulcano Erciyes Dağı, oramai spento. Due sono le formazioni vegetali diffuse: la steppa all'interno e la foresta sulle catene e sul litorale.
Le coste del paese sono coperte da foreste dense, sopratutto nella costa orientale del Mar Nero, o l'antico Ponto, detto anche la Svizzera della Turchia. Purtroppo la foresta che ricopriva l'interno dell'Anatolia ha subito, sin dall'età del bronzo, un'opera sistematica di disboscamento da parte dell'uomo. Solamente in questi anni è in atto un processo inverso, grazie ad un progetto ecologico-ambientale.[3]
I fiumi più importanti sono il Tigri e l'Eufrate, a cui si aggiungono il Meriç, l'Ergene e il Gediz.
I bacini idrografici si dirigono verso molti mari, e una parte del territorio è occupata da bacini senza sbocco al mare. Si suddividono in laghi tettonici, poco profondi, di acqua salata e privi di fauna, e in laghi carsici, di acqua dolce e pescosi.
I bacini fluviali verso l'Egeo sono in genere più vasti di quelli verso il Mar Nero e il Mediterraneo.
Il territorio si suddivide in tre diverse zone climatiche: sulla costa del Mar Mediterraneo si hanno estati molto calde e inverni miti, sulle montagne del Tauro il clima è più umido mentre il resto del paese ha un clima più caldo e afoso. Per quanto riguarda le temperature, mentre quelle estive sono pressoché uniformi (27° nel litorale e 23° nell'altopiano), d'inverno la differenza è più marcata (la media di gennaio nel litorale oscilla fra 5° e 10° mentre nell'altopiano scendono sotto lo zero e nell'Anatolia centrale raggiungono i -9°).
Vi è disparità anche nelle precipitazioni: oltre 2400 mm annui nella zona del Mar Nero, 1000 mm annui di pioggia sulle catene montuose mentre ad Ankara scendiamo a 415 mm annui.
[modifica] Popolazione
[modifica] Demografia
La popolazione è in continua crescita e ha superato i 70 milioni di persone nell'anno 2007, nonostante la massiccia emigrazione verso l'Europa occidentale degli ultimi decenni.
[modifica] Etnie
Dopo gli scambi di popolazione successivi alla prima guerra mondiale, l'etnia di gran lunga dominante della Repubblica Turca sono i turchi. La minoranza principale sono i curdi. Vi sono minoranze di lazi, circassi, arabi, armeni, greci, ebrei[4]
[modifica] Lingue
| Per approfondire, vedi la voce Lingua turca. |
La lingua ufficiale è il Turco, usato perlopiù nella forma standard stabilita negli anni '30 del XX secolo nel corso della riforma linguistica della lingua turca e le forme dialettali da questa derivate; più rare, ma ancora presenti e variamente comprese, le varianti dialettali dell'Ottomano.
Tra le altre lingue parlate, al giorno d'oggi sempre più come seconde lingue, tra le svariate minoranze presenti nella popolazione turca, ricordiamo l'abcaso, l'albanese, l'arabo, l'armeno, l'azero, il bosniaco, il bulgaro, il circasso, il georgiano, il greco, il giudeo-spagnolo (ladino), il laz, il macedone, il polacco, il russo, il tedesco, e lo zazaki.
Discorso diverso per il curdo, parlato da qualche milione di persone, soprattutto nel sud-est del paese, e che rimane per molti la prima lingua, e per alcuni, specie anziani, l'unica lingua parlata.
Il greco pontico nell'area di Trebisonda (pontos, abbreviazione di pontos euxeinos, Ponto Eusino, indica il Mar Nero in laz). Una versione moderna dell'aramaico è parlata in alcuni villaggi della Turchia centrale e meridionale; un dialetto arabo è diffuso a sud-ovest del Lago Van. Del gruppo delle lingue caucasiche del sud, il georgiano è ampiamente usate nel nord-est della Turchia come il circasso in alcuni villaggi geograficamente dispersi. Inoltre nel sud-est il kirmanci e il zazaki sono parlati come dialetti del curdo sebbene siano due dialetti significativamente differenti e spesso considerate due lingue diverse. In aggiunta sono parlati da piccoli gruppi altre lingue del ceppo turco. Una piccola minoranza ebrea di Istanbul parla ladino o giudeo-spagnolo, e discende direttamente dagli ebrei fuggiti dalla Spagna nel 1492 che trovarono rifugio nella zona di Istanbul.
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia della Turchia. |
[modifica] Età antica e Medioevo
La penisola Anatolica è stata la culla di una moltitudine di civiltà e di organizzazioni statali durante tutto il corso della storia dell'umanità. Tra le varie civiltà che vi si svilupparono nell'antichità, ricordiamo gli Ittiti, i Frigi, i Traci, i Lidii, gli Armeni e gli Elleni (Greci). Incorporata negli Imperi Persiano, Macedone, Romano e Bizantino, l'Anatolia ne seguì le vicissitudini, finché non fu invasa dalla stirpe tribale degli Oghuz, di etnia turca, a partire dall'XI secolo, a seguito della vittoria sull'esercito bizantino di Romano IV Diogene ottenuta nella battaglia di Manzicerta. Gli elementi turcomanni furono presto organizzati in gran parte sotto il vessillo dei turchi Selgiuchidi, i quali fondarono una fiorente e potente organizzazione statale con il capitale Rey (i cosiddetti "Grandi Selgiuchuidi") e uno stato anatolico (i cosiddetti "Selgiuchidi di Rum"), entrambi distrutti nel corso delle grandi invasioni Mongole. Altra struttura statale turca in Anatolia fu quella dei Danishmendidi.
[modifica] La conquista ottomana
Nel corso del XIV e del XV secolo gli Ottomani, anch'essi componenti della tribù turca degli Oghuz, riuscirono a imporre la propria egemonia oltre che in Anatolia anche su parti sempre più vaste del mondo bizantino e, successivamente, nella Penisola Balcanica: espansione coronata dalla conquista di Costantinopoli da parte del sultano Mehmet il Conquistatore (in Turco Fatih Sultan Mehmet) nel 1453.
Sotto i suoi successori l'Impero Ottomano continuò una politica di espansione che lo portò ad essere, alla metà del XVI secolo, durante il regno del sultano Solimano il Magnifico, la prima potenza militare ed economica del Medio Oriente e del bacino del Mediterraneo. Con Mehmet III (1566 - 1603) l'impero subì tuttavia i suoi primi importanti insuccessi che, dal XVII secolo divennero la dimostrazione di una crescente e sempre più ingovernabile crisi militare, economica e politica.
[modifica] Fine dell'Impero e nascita della Repubblica
Alla fine del XVIII secolo l’Impero Ottomano era in una posizione di inferiorità nei confronti dell’Europa: la Russia aveva conquistato la Crimea intendeva assorbire territori nei Balcani oltre che estendere la propria influenza nell’ Asia centrale; l’Inghilterra aveva conquistato l’influenza nel Mediterraneo e utilizzava l’impero ottomano come baluardo contro la Russia.
L’equilibrio di potere fu messo alla prova una prima volta nel 1831 quando, l’invasione della Siria da parte di Muhammad 'Ali, l’indipendente governatore Ottomano dell’Egitto portò alla chiusura degli stretti e la disputa fu regolata da inglesi, russi e austriaci. Una nuova prova vi fu durante la Guerra di Crimea (1854-56) e concluse con il Trattato di Parigi (1856) che impegnò i russi a smantellare la propria flotta del Mar Nero, ma rese la Romania una provincia autonoma sotto la sovranità ottomana. Nel 1873 vi furono le rivolte in Bosnia ed Erzegovina, le rivolte erano iniziata nel 1804-13 in Serbia mentre tra il 1821 e il 1829 alla Grecia si era conquistata l’indipendenza. L’intervento nel 1876 della Russia e il Trattato di Santo Stefano(1877) obbligò agli ottomani a concedere l’indipendenza a Bulgaria, Serbia, Romania e Montenegro. Per controbilanciare queste conquiste russe si diede la Bessarabia alla Russia, l’Austria occupò la Bosnia ed Erzegovina, l’Inghilterra s’insediò Cipro. Nel 1882 per difendere i propri interessi in Egitto (debiti)l’Inghilterra occupò la regione.
Tra il 1878 al 1908 l’Austria estese la sua influenza su Serbia, Romania e Grecia mentre la Russia sulla Bulgaria. Tra il 1908 del 1913 il processo di smembramento continuò: l’Austria annetté la Bosnia-Erzegovina, gli eserciti balcanici annetterono i territori europei residui. Durante la prima guerra mondiale gli ottomani affiancarono Germania e Austria. Per reazione, furono firmati gli accordi Sykes-Picot(1916) che stabilirono che la Francia avrebbe esteso il suo dominio sul Libano, la Turchia sudoccidentale, la Siria settentrionale, e l’Iraq settentrionale; a l’Inghilterra toccava il resto dell’iraq, la sponda araba del Golfo Persico e la Transgiordania; per la Palestina fu previsto un regime internazionale; la Russia avrebbe ottenuto Istanbul e alcune zone dell’Anatolia orientale; all’Italia fu promessa la parte meridionale dell’Anatolia. Per realizzare il progetto di supremazia in Medioriente l’Inghilterra promise allo sceriffo della Mecca Husayn che sarebbe stato riconosciuto uno Stato arabo indipendente, ma nel 1917 la Dichiarazione di Balfour creò il precedente per la formazione di un focolare nazionale ebraico in Palestina. Dopo la fine della guerra mondiale l’impero era smembrato in questo modo: Libano e Siria andavano i francesi, Palestina Giordania ed Iraq agli inglesi, all’Italia toccò l’Anatolia sudoccidentale mentre la Grecia occupò Tracia, Smirne e isolee egee. L’Armenia divenne uno Stato indipendente, il Kurdistan una provincia autonoma. L’Egitto si affrancò completamente dalla sovranità ottomana.
In questo contesto emerse la figura di Mustafa Kemal, un ufficiale del disciolto esercito Ottomano, eroe di guerra per il ruolo avuto nella battaglia di Gallipoli, che riuscì a coagulare attorno a sé un esercito di resistenza che con una serie di vittorie liberò la Penisola Anatolica dagli eserciti delle potenze occupanti. La Repubblica Turca fu quindi fondata nel 1923, e Mustafa Kemal Atatürk ne divenne il primo Presidente, carica che mantenne fino alla morte; sotto la sua guida ed i dettami della sua dottrina, il cosiddetto Kemalismo, la Turchia venne fomalmente trasformata in uno stato moderno e secolare, sullo stampo delle democrazie occidentali.
Tra le varie riforme attuate da Mustafa Kemal sicuramente la più importante è quella linguistica (riforma linguistica turca), mediante la quale la lingua turca fu epurata dai prestiti arabi e persiani per introdurvi parole di origine turca o di nuova formazione. Importante fu inoltre l'adozione di una variante leggermente modificata dell'alfabeto Latino, più adatto alla lingua turca che, presentando otto vocali, mal si prestava ad essere scritta tramite l'alfabeto arabo. Durante la presidenza di Kemal inoltre venne imposto l'uso del cognome in sostituzione dell'uso orientale del patronimico (per l'occasione il parlamento Turco onorò Mustafa Kemal con il cognome Atatürk, in Turco Padre dei Turchi) ed il suffragio universale fu esteso anche alle donne (che in molti paesi europei non godevano ancora di questo diritto). Mustafa Kemal, inoltre, per modificare l'immagine del proprio paese, invitò il popolo a vestire abiti occidentali (senza tuttavia proibire l'uso di quelli tradizionali, fatta eccezione che per il fez, tipico copricapo turco che aveva sostituito il turbante nel XIX secolo). Mustafa Kemal riformò inoltre il Codice Penale, il Codice Civile e il Codice Amministrativo.
La Rivoluzione kemalista, tuttavia, pur modellando uno Stato sulla falsariga delle democrazie occidentali, nei fatti diede vita a un sistema politico autoritario: infatti, impose il partito unico, negò la libertà di stampa e la libertà di espressione e perseguitò le minoranze greca e curda.
[modifica] Dalla seconda metà del XX secolo ad oggi
La Turchia non partecipa alla Seconda guerra mondiale. Nell'immediato dopoguerra, il Presidente Ismet Inönü, diretto successore di Mustafa Kemal Atatürk, decise di aprire al multipartitismo, abbandonando il sistema a partito unico. Nel 1952 la Turchia entrò a far parte della NATO, diventando uno dei paesi cardine dell'alleanza, con un esercito convenzionale secondo tra i paesi membri soltanto a quello degli USA. L'esercito turco ha giocato un ruolo centrale nella storia moderna della Turchia, assurgendo a custode ultimo dei principi di laicità ed occidentalità, arrivando ad interrompere la dinamica parlamentare con ben tre colpi di stato (1960, 1971, 1980) seguiti da brevi governi militari volti, ufficialmente, a ristabilire i principi del Kemalismo, ma, in realtà, a parte il primo caso, a reprimere duramente l'opposizione sindacale e politica. Negli ultimi anni l'esercito turco ha evitato il ricorso ai colpi di Stato, però non ha mai rinunciato al suo ruolo di custode della Repubblica, come nel cosiddetto colpo di stato post-moderno con cui alla fine degli anni '90 del XX secolo venne disciolto il partito islamico allora al governo. In particolare, lo Stato Maggiore delle Forze Armate controllava (fino a 2003) le dinamiche politiche attraverso L'MGK (Consiglio di Sicurezza Nazionale), le cui "raccomandazioni" furono pressoché ineludibili da parte delle istituzioni politiche. Ancora oggi, nonostante una riforma costituzionale abbiano ridotto la componente militare dell'MGK, le Forze Armate Turche continuano a detenere il ruolo di vigile della Costituzione, impedendo al paese radicali riforme in senso liberale.
[modifica] Unione Europea
| Per approfondire, vedi la voce Turchia ed Unione europea. |
Gli ultimi governi della Turchia (paese membro del Consiglio d'Europa, paese associato alla Comunità Economica Europea dal 1963 e successivamente all'Unione Europea, con cui è in unione doganale dal 1996) stanno compiendo alcune limitate riforme per entrare nell'Unione Europea, a cui è ufficialmente paese candidato dal Consiglio Europeo di Helsinki del 1999. Nel 2005 sono iniziati ufficialmente i negoziati per l'ingresso nell'Unione Europea.
Tra le varie questioni vi sono la non appartenenza della Turchia al continente europeo (solo il 3% del territorio è sul continente europeo, una porzione trascurabile quindi) e diversi problemi da risolvere oltre che l'adozione dell'acquis comunitario, ci sono: la questione del coinvolgimento turco a Cipro, la cui parte settentrionale, sede della Repubblica Turca di Cipro Nord, fu oggetto nel 1974 di una secessione dalla parte meridionale con la protezione dell'esercito turco; la questione della minoranza curda, repressa militarmente, economicamente e culturalmente a partire dagli anni venti. Dall'inizio degli anni ottanta la Turchia, che ha riconosciuto l'esistenza dei curdi soltanto nel 1991, è in lotta contro l'aperta ribellione del PKK, gruppo che reclama una riforma dello Stato in senso pluralistico, e che è iscritto nelle liste delle organizzazioni terroristiche dall'UE e dagli USA.
[modifica] Ordinamento dello stato
Sorta dalle ceneri dell’impero ottomano nel 1923, la Turchia è una Repubblica parlamentare. Le sue istituzioni sono tuttavia fortemente condizionate dalle forze armate, il cui ruolo politico è stabilito nell’ultima Costituzione del 1982, emendata nel 1995.
[modifica] Potere esecutivo
Il presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento con un mandato di sette anni, nomina il primo ministro e, su indicazione di questi, un consiglio dei ministri. Il primo ministro viene scelto di norma nella persona del leader del partito o della coalizione di maggioranza. Oltre che al Parlamento, l’esecutivo deve rispondere della sua attività al Consiglio di sicurezza nazionale, composto da tre membri nominati dalle forze armate con funzioni consultive e di supervisione.
[modifica] Potere legislativo
Il potere legislativo compete alla Grande Assemblea Nazionale della Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi), un Parlamento unicamerale composto da 550 membri eletti a suffragio universale ogni cinque anni. Il diritto di voto è esteso a tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
[modifica] Potere giudiziario
L’ordinamento giudiziario prevede una Corte costituzionale, i cui membri sono nominati dal presidente, e una Corte d’appello, eletta dal Consiglio supremo dei giudici e procuratori. La pena di morte è stata completamente abolita nel 2004.
[modifica] Difesa nazionale
La Turchia ha il secondo esercito più grande della NATO dopo quello degli Stati Uniti. Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contavano, nel 2004, 514.850 effettivi.
Dal 1974 la Turchia occupa militarmente la regione settentrionale dell’isola di Cipro che, autoproclamatasi "Repubblica turca di Cipro del Nord" nel 1983, non è riconosciuta dalla comunità internazionale. Nel 2004 il Piano Annan per la riunificazione di Cipro fu sostenuto dalla comunità turca nel nord, ma rifiutato dalla comunità greca nel sud, in due diversi referendum.
[modifica] Suddivisioni amministrative
| Per approfondire, vedi la voce Suddivisioni della Turchia. |
La Turchia è divisa amministrativamente in 81 province (Iller plurale, il singolare) a capo di ciascuna delle quali è un governatore (detto vali) nominato dal governo centrale.
Le province sono a loro volta suddivise in distretti (plurale ilçeler, singolare ilçe) per un totale di 923. Il distretto centrale (capoluogo della provincia) è amministrato da un "vicegovernatore" designato, mentre gli altri distretti sono amministrati da un "sottogovernatore" (kaymakam).
Le province della Turchia sono raggruppate in 7 regioni, che sono stati originariamente definite in occasione del Primo Congresso di Geografia tenutosi ad Ankara nel 1941. Il principale elemento della suddivisione in 7 regioni sono state le omogeneità di condizioni climatiche del territorio corrispondente (temperatura, precipitazioni, ecc). Queste regioni hanno solo fini statistici e non si riferiscono ad una divisione amministrativa.
[modifica] Città principali
La città più popolosa della Turchia è Istanbul con oltre 12 milioni di abitanti.
Di seguito l'elenco delle città con oltre 1 milione di abitanti, secondo stime del 1º gennaio 2008.[5]
- Istanbul 12,573,836
- Ankara 4,466,756
- Izmir 3,739,353
- Bursa 2,439,876
- Adana 2,006,650
- Konya 1,959,082
- Antalya 1,789,295
- Mersin 1,595,938
- Gaziantep 1,560,023
- Şanlıurfa 1,523,099
- Diyarbakır 1,460,714
- Izmit 1,437,926
- Antakya 1,386,224
- Manisa 1,319,920
- Samsun 1,228,959
- Kayseri 1,165,088
- Balıkesir 1,118,313
- Kahramanmaraş 1,004,414
[modifica] Politica
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Politica della Turchia. |
La Turchia è una repubblica parlamentare sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1923 ed è stato uno dei primi paesi a concedere ai suoi cittadini il suffragio elettorale universale, benché fino agli anni '50 sia stata retta da un sistema a partito unico.
L'attuale sistema legislativo unicamerale è entrato in vigore con la costituzione del 1982, che ha assegnato l'esclusiva del potere legislativo alla Grande Assemblea Nazionale Turca (in turco Türkiye Büyük Millet Meclisi, il cui acronimo è TBMM), composta da 550 deputati eletti ogni cinque anni con un sistema proporzionale corretto da uno sbarramento del 10%.
Il potere legislativo della TBMM, dalla cui maggioranza viene eletto il Primo Ministro (in turco Başbakan), viene controbilanciato da quello del Presidente della Repubblica (in turco Cumhurbaşkanı), il quale, eletto ogni sette anni, ha ampi poteri di controllo e supervisione sia dell'esecutivo che del corpo legislativo.
Negli ultimi anni la struttura politica e legislativa della Repubblica Turca è stata oggetto di riforme e ristrutturazioni, nell'intento di centrare gli obiettivi richiesti dall'Unione Europea nel quadro della strategia di pre-adesione.
Del resto, con riferimento al periodo tra le due guerre mondiali, certa storiografia ha definito "modernizzazione" anche riforme che più propriamente andrebbero definite "occidentalizzazione", come la decisione di passare dall'alfabeto arabo a quello latino, o la scelta di costruire un'amministrazione fortemente centralizzata, sul modello di quella francese.
Per quanto riguarda la religione, la politica di Atatürk negli anni Venti e Trenta del sec. XX è stata volta a creare uno Stato laico, liberando la società turca dagli "impacci" che l'Islam poneva (il velo, ad esempio, o il trattamento delle minoranze curde, o un non episodico ricorso alla tortura contro gli imputati da parte delle forze dell'ordine).
Inoltre, Atatürk costituì un direttorato degli affari religiosi, tuttora esistente e dotato di moltissimi dipendenti, avente lo scopo di controllare la vita religiosa del paese. Questo tipo di controllo ha avuto come risultato un Islam moderato e moderno.
Nello stesso tempo, con un accordo di scambio di popolazioni fra la Grecia e la Turchia dopo la Guerra Greco-Turca (1919-1922) in Anatolia, i greci ortodossi in Turchia furono trasferiti in Grecia ed i turchi mussulmani in Grecia furono trasferiti in Turchia.
[modifica] Forze politiche
| Per approfondire, vedi le voci Categoria:Partiti politici turchi e Elezioni in Turchia. |
Il sistema elettorale turco prevede una severa soglia di sbarramento nazionale del 10%. A superarla, nelle elezioni legislative del 22 luglio 2007 sono state solo tre formazioni:
- il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi, AKP), conservatori islamici "moderati" (?) (46,7% dei voti e 341 seggi);
- il Partito popolare repubblicano (Cumhuriyet Halk Partisi, CHP), nazionalisti laici (20,9% dei voti e 112 seggi);
- il Partito di azione nazionale (Millyetçi Hareket Partisi, MHP), emanazione del gruppo di estrema destra nazionalista dei “Lupi Grigi” (14,3% dei voti e 71 seggi).
Del nuovo Parlamento turco fanno parte anche 27 deputati indipendenti eletti su base provinciale; in realtà 24 sono stati eletti dalla comunità curda delle regioni sudorientali e fanno riferimento al
- Partito della società democratica (Demokratik Toplum Partisi, DTP), curdi.
Paradossalmente, il partito islamista ha fortemente aumentato il consenso popolare, eppure ha perso seggi (e la maggioranza dei 2/3) perché un terzo partito è entrato in parlamento. Grazie al successo degli islamici e alla presenza di un partito in più, è rappresentato in parlamento l'82% degli elettori, una percentuale simile a quella delle legislature precedenti il 2002.
Anche alle elezioni legislative del 3 novembre 2002, gli elettori a sorpresa punirono il frazionismo dei partiti mandandone in parlamento soltanto due (al posto dei 5 tipici degli anni 90):
- il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi, AKP), conservatori islamici (34,4% dei voti e 365 seggi);
- il Partito popolare repubblicano (Cumhuriyet Halk Partisi, CHP), nazionalisti laici (19,4% dei voti e 177 seggi).
Completavano il parlamento 8 indipendenti. In questo modo, però, non solo in parlamento fu rappresentato meno del 54% degli elettori, ma soprattutto il partito islamista con i 2/3 dei seggi ebbe la possibilità di modificare la costituzione da solo, il che provocò notevoli tensioni con l'establishmente nazionalista laico (il presidente della repubblica, la corte costituzionale e soprattutto i militari).
[modifica] Economia
L'economia turca ha conosciuto una notevole espansione negli ultimi anni. La CIA classifica la Turchia fra gli Stati sviluppati del mondo.[6] Il Paese è membro fondatore dell'OCSE (1961) e del G20 (1999).
Sin dal governo kemalista, la Turchia ha goduto di alcuni interventi statali, in modo che anche l'economia si modernizzasse in modo graduale. I vari governi hanno sempre avuto un ruolo di primo piano, nelle partecipazioni in aziende private, negli scambi e negli investimenti all'estero. Negli anni ottanta il Paese ha avviato alcune riforme, grazie al primo ministro Turgut Özal, e si è sempre più orientata all'economia di mercato[7]. Da allora l'economia ha continuato a crescere, anche se ha conosciuto periodi di recessione come negli anni 1994, 1999 (in seguito al terremoto di quell'anno)[8] e 2001[9].
Dal 1981 al 2003, il reddito nazionale è aumentato in media del 4 per cento[10]. Peraltro la mancanza di altre riforme, le difficoltà del settore pubblico e la diffusa corruzione, hanno provocato un aumento dell'inflazione, l'indebolimento del settore bancario e problemi interni alla macroeconomia.[11]
Dopo la crisi del 2001, e dopo le riforme dell'allora ministro delle finanze initiated Kemal Derviş, l'inflazione è crollata, gli investimenti sono risaliti, e il numero di disoccupati è fortemente calato. La Turchia ha gradualmente aperto il proprio mercato grazie ad alcune riforme, riducendo i controlli statali sugli scambi esteri e controllando meglio le privatizzazioni.[12]
Nel 2005 il reddito nazionale è ulteriormente salito del 7.4 per cento,[13] e rendendo la Turchia uno degli Stati a più rapida crescita economica. Oggi il Paese, agricolo in passato, è una media potenza industriale; le attività secondarie sono situate in gran parte sulle coste occidentali, insieme a servizi in rapido sviluppo (comunicazione, commercio, trasporti, banche, turismo). L'agricoltura produce l'11.9% del prodotto interno lordo, mentre l'industria contribuisce al 23.7% e i servizi al 64.5%.[14] Soprattutto il turismo è cresciuto negli ultimi vent'anni, ed è la prima fonte di reddito del Paese. Nel 2005 la Turchia ha ospitato 24,124,501 visitatori, versando 18.2 miliardi di dollari nelle casse nazionali.[15] Anche l'industria è cresciuta, sia grazie a forti investimenti esteri (specie da USA e Germania) sia ad imprese locali; i settori principali sono quelli automobilistico, tessile, dell'abbigliamento, elettronico e delle costruzioni.
Di recente l'elevata inflazione è stata messa sotto controllo, e ciò ha indotto lo Stato ad emettere una nuova moneta, per proseguire le riforme economiche e cancellare i vecchi squilibri. Il 1º gennaio 2005 è stata introdotta la nuova lira turca, pari ad 1 milione della vecchia valuta.[16] Grazie alle continue riforme economiche, l'inflazione è calata nel 2005 all'8.2% e la disocupazione al 10.3%.[14]
Il commercio estero si svolge in gran parte con l'Unione Europea (59% delle esportazioni e 52% delle importazioni nel 2005),[17] ma anche con Stati Uniti d'America, Russia, Giappone e più di recente con la Cina. La Turchia si avvale di un'unione doganale con l'UE, firmata nel 1995, che ha aumentato la sua produzione industriale ed attirato numerosi investimenti europei.[18]
Nel 2005 le esportazioni sono ammontate a 73.5 miliardi di dollari, le importazioni a 116.8 miliardi, con aumenti del 16.3% e del 19.7% rispetto al 2004.[17] Nel 2006 le esportazioni sono ammontate ad 85.8 miliardi, con aumento del 16,8% dall'anno precedente,[19] e nel 2007 il Paese ha esportato per 105.9 miliardi.[20] Nel 2008 le esportazioni sono ammontate a 141.8 miliardi di dollari, e le importazioni a 204.8 miliardi di dollari.[21] Le esportazioni verso i paesi dell'UE rappresentano circa il 42% di tutte le esportazioni turche. Le esportazioni turche verso l'Unione Europea nel dicembre 2008, pari a circa $ 3 miliardi di euro, hanno subito un calo di quasi il 40% rispetto allo stesso mese nel 2007. Il tasso di disoccupazione in Turchia e’ dell’ 11%. Alla fine di novembre 2008, il tasso di disoccupazione era del 10,9%, rispetto al 9,7% nello stesso periodo nel 2007. Questi dati allarmanti hanno costretto il governo turco a cercare un nuovo accordo di prestito con il Fondo monetario internazionale.[22]
Nel 2006 la Turchia è riuscita ad attrarre investimenti dall'estero, per 19.9 miliardi di dollari.[23] Le numerose privatizzazioni, la stabilità in vista di un probabile ingresso nell'Unione Europea, la crescita economica costante e i cambiamenti strutturali nei settori bancario, commerciale e delle comunicazioni, hanno contribuito ad attrarre ancora investimenti sia nazionali che stranieri.[12]
[modifica] Cultura
[modifica] Letteratura
La letteratura turca nasce nel medioevo a partire dall'incontro con l'Islam e le sue principali lingue di cultura, ossia l'arabo e il persiano, nonché con le relative floridissime tradizioni letterarie. Tra i primi nomi troviamo non a caso quelli del celeberrimo mistico persiano Jalal al-din Rumi (m. 1273) e di suo figlio Sultan Valad, che diressero a Konya un famoso convento di dervisci (della confraternita dei Mevlevi, da essi fondata), e i cui non molti versi in turco mescolati alla preponderante produzione in persiano sono annoverati tra i primi monumenti di questa nascente letteratura; peraltro il primo grande nome della letteratura turca è ancora quello di un mistico musulmano, Yunus Emre, celebre poeta e sufi del XIII-XIV secolo. Al XV secolo risale probabilmente la prima redazione scritta di una grande saga epica in prosa il Dede Korkut, che circolava oralmente da almeno due secoli, rivendicata peraltro come epos nazionale anche dagli attuali azeri e dai turkemeni. Comunque è la letteratura persiana, soprattutto, che influenzò profondamente la genesi e lo sviluppo della letteratura colta, in particolare fornendo alla sua poesia i generi e gli stilemi, i temi e i contenuti, sicché scrittori bilingui (persiano-turco) sono comunissimi dagli esordi sino a tutto il periodo ottomano. Spesso poemi persiani classici vennero letteralmente "rifatti" in turco ottomano, venendo imitati temi e motivi, personaggi e persino i titoli delle opere originali. A segnalare la contiguità con la cultura letteraria persiana valga pure ricordare che un turco del XVI secolo e originario della Bosnia ottomana, Sudi, fu il massimo interprete e commentatore di Hafez, il "Petrarca" della lirica persiana classica. Tra gli autori più noti del periodo classico si possono ricordare il poeta Mesihi (m. 1512) originario di Prishtina in Albania ma vissuto a Istanbul, autore di un celebrato Divan (Canzoniere) e cantore di maschili bellezze riassunte nella figura del "perturbatore della città" (shahr-ashub); il poeta Fuzuli (m. 1556) autore trilingue, avendo composto poesia oltre che in turco e persiano anche in arabo, ma ricordato anche come matematico e astronomo; il "sultano dei poeti" Baqi (m. 1600), poeta ufficiale di almeno quattro sultani da Solimano Il Magnifico a Mehmet III, considerato il vertice della lirica ottomana; lo storico Sa'deddin (m. 1599) autore di una Corona delle storie che glorifica la dinastia regnante. Appartiene già all'epoca postclassica il prosatore Evliya Celebi (m. 1690 ca.), gran viaggiatore e attento osservatore che fissò i suoi ricordi di 40 anni di viaggi al seguito di principi ottomani, che lo portarono anche in Europa da Vienna alla Svezia, in un memorabile Seyahat-name (Libro di viaggi) la cui prima parte è una importante descrizione della Costantinopoli del tempo. Alla "età del tulipano", così detta dalla moda di coltivare questi fiori diffusasi all'inizio del XVIII secolo, appartengono due notevoli figure di poeti come Nedim (m. 1730), giudice professore di madrasa e bibliotecario del gran visir Ibrahim Pascià all'epoca del sultano Ahmed III, e il mistico Ghalib Dede (m. 1799), appartenente alla confraternita dei sufi Mevlevi e autore di un celebre poema allegorico (Bellezza e Amore), entrambi ancora ampiamente influenzati dal lascito persiano; da ricordare anche Sunbulzade Vehbi (m. 1809), famoso per una tenzone in 800 versi dai toni spesso osceni tra un pederasta e un donnaiolo che vantano i meriti e vantaggi delle rispettive preferenze. Tra i prosatori sono da ricordare gli storiografi Katib Celebi (detto Hajji Khalifa, e conosciuto anche in Europa come Qalfa, m. 1657), bibliofilo, geografo, storico di vastissimi interessi e promotore di traduzioni da lingue europee (tra cui l' Atlas Minor di G. Mercator e L. Hondius), cui si deve l'inizio della occidentalizzazione del sapere scientifico; Hezarfenn (m. 1691), autore di una storia universale ma anche di trattati di etica e sulla organizzazione dell'impero e, infine, Na'ima di Aleppo (m. 1716) e Gevdet Pascià (m. 1895), che rivestirono la carica di "cronisti ufficiali" dell'impero. Da ricordare ancora il novelliere Aziz Efendi di Creta (m. 1798) e il multiformne Seyyid Vehbi (m. 1736), poeta, ma ricordato soprattutto per l'opera in prosa Sur-name, una ricca descrizione delle feste di corte che si inserisce in un genere a sé stante. Anche in questa letteratura, come del resto nella persiana, gli ambienti in cui poeti e scrittori poterono trovare ampio patronato, e dispiegare così il loro talento, sono riconducibili essenzialmente a quelli cortigiani, in particolare le corti ottomane, e a quelli delle confraternite mistiche. L'influenza persiana venne progressivamente scemando nel corso dell' Ottocento, man mano che si imponevano correnti filo-occidentali e europeizzanti, per arrestarsi quasi del tutto dopo la fine della prima guerra mondiale con l'avvento della Repubblica e la riforma della lingua (abbandono dell'alfabeto arabo a favore dell'introduzione di un alfabeto latino, ampia "de-persianizzazione" del lessico). Questo evento, che si coniugò con una svolta fortemente laica e marcatamente anticlericale, determinò un autentico trauma non solo nella storia letteraria, ma anche più in generale in quella culturale del paese. Nel giro di una o due generazioni i turchi furono separati dalla loro ricca e variegata tradizione letteraria di epoca ottomana, semplicemente perché non più capaci di leggere una lingua che si era espressa in un altro alfabeto, quello arabo. La nuova letteratura turca di epoca repubblicana -preparata da un vasto movimento letterario ispirato al nazionalismo, in cui emersero il poeta Ziya Gökalp (m. 1924) e il novelliere Ömer Seyfeddin (m. 1920) - ha certamente risentito di questa cesura con un passato che i padri della Repubblica avevano voluto cancellare con un decreto dall'alto. Per contrasto con la tradizione e il passato islamico, essa ha programmaticamente accentuato la rivalutazione del folklore turco preislamico (e panturco) e ha oltremodo enfatizzato il rapporto della Turchia con le correnti letterarie europee, soprattutto francesi. Il problema della conciliazione delle "due anime" della Turchia contemporanea -quella volta all'Europa e alla Modernità e quella che guarda nostalgica al passato islamico e prerepubblicano- latente per decenni, è tornato prepotentemente alla ribalta a partire dagli anni '80 del XX secolo con il revival dell'Islamismo militante. Queste tematiche sono ben presenti in numerosi autori contemporanei, tra cui è d'obbligo citare almeno Yakub Kadri (Terra matrigna, Mondadori, Milano 1941), Yashar Kemal, Irfan Orga (Una famiglia turca, Passigli, Milano 2007) e soprattutto Orhan Pamuk (Premio Nobel 2006) che è, con il poeta Nazim Hikmet (m. 1963), forse il più famoso e tradotto scrittore turco contemporaneo. Anche le tematiche di genere hanno conosciuto notevole sviluppo negli ultimi decenni, basti citare qui, tra le autrici note anche in traduzioni in lingue europee, Latife Tekin (Fiabe dalle colline dei rifiuti, Giunti, Firenze 1995), Perihan Magden (Due ragazze, Lain, Roma 2005), Buket Uzuner (Ada d'Ambra, Sellerio, Palermo 2003); pur tra difficoltà e autocensure, cominciano anche a essere tematizzati i delicati problemi interetnici, riconducibili essenzialmente alla questione della tragedia armena del primo '900 (si veda il romanzo di Fethiye Cetin, Heranush, mia nonna, Alet, Milano 2007, oppure quello di Elif Shafak, La bastarda di Istanbul, Rizzoli, Milano 2007), e alla più recente questione dell'irredentismo curdo (per cui si veda Zulfu Livaneli, Felicità, Gremese, Milano 2007). Non va infine dimenticato che, a seguito della forte emigrazione turca sin dagli anni '60 in Europa e segnatamente in Germania (oltre tre milioni di turchi attualmente), esiste ormai una notevole leva di scrittori turco-tedeschi, di formazione europea, tra cui ad esempio Feridun Zaimoğlu (Schiuma, Einaudi, Torino 1999) o Jakob Arjouni (Happy birthday, turco!, Marcos y Marcos, Milano 2009) o Yadé Kara (Salam Berlino, Edizioni e/o, Roma 2005) che si esprimono preferibilmente nella lingua di Goethe, trattando nuove tematiche connesse ad esempio con i problemi dell'emigrazione, dell'integrazione, dei rapporti interculturali e interreligiosi.
[modifica] Bibliografia essenziale
- A. Bombaci, La letteratura turca, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1969
- G. Scarcia, Storia della letteratura turca, Fratelli Fabbri, Milano 1971
- A. Saracgil, Il maschio camaleonte. Strutture patriarcali nell'impero ottomano e nella Turchia moderna, Bruno Mondadori, Milano 2001.
[modifica] Musica
Il genere di musica tradizionale e folclorica in Turchia è il türkü, che viene suonato con il saz.
[modifica] Religioni
Musulmani sunniti e sciiti 97%, cristiani 2%, Altre religioni 1%[24].
Minoranze di Yazidi e Alawiti oltre che di comunità aramaiche che professano la religione cristiana siro-ortodossa e 26 mila ebrei[25].
Il clima nella vita pubblica turca non segnala una totale apertura mentale verso le altre religioni. Diversi media e politici parlano di un “pericolo cristiano” dovuto - secondo loro - all'enorme numero di convertiti dall'islam. In realtà, come dimostrano i dati del Ministero degli Interni, dal 1999 al 2001 si sono fatti battezzare solo 344 musulmani, su una popolazione di oltre 70 milioni[26].
Le religioni minoritarie sono discriminate. La legge attuale prevede, ad esempio, che una chiesa non possa affacciarsi direttamente sulla pubblica via. L'ateismo, per quanto la laicità sia sempre stato uno dei punti fondanti della Turchia moderna, è ancora piuttosto malvisto e probabilmente gli atei (sicuramente oltre l'1% ufficiale) evitano di proclamarsi tali pubblicamente.
[modifica] Festività
- 29 ottobre (dichiarazione della Repubblica).
- 23 aprile (fondazione del primo parlamento e festa dei bambini).
- 19 maggio (inizio della guerra di indipendenza e festa dei giovani e dello sport).
- 30 agosto (fine della guerra di indipendenza e festa di vittoria).
[modifica] Note
- ^ a b The World Bank: World Development Indicators Database. Last revised on July 1, 2009.
- ^ The World Bank: Population 2008. Last revised on July 1, 2009.
- ^ "Il mondo arabo e islamico", di Piero Dagradi & Franco Farinelli, Utet, Torino, 1992, pag.112
- ^ Approfondimenti in: Nicola Melis, “Cittadinanza turca e minoranze”, in V. Fiorani Piacentini (a cura di), Turchia e Mediterraneo allargato. Democrazia e democrazie, Angeli, Milano 2006, pp. 68-100.
- ^ REPUBLIC OF TURKEY, PRIME MINISTRY TURKISH STATISTICAL INSTITUTE (TURKSTAT): Province populations in Turkey according to the 2007 official census.
- ^ CIA World Factbook: Developed Countries (DCs)
- ^ Tevfik F. Nas, Economics and Politics of Turkish Liberalization, Lehigh University Press, 1992. ISBN 0-9342-2319-X
- ^ «Turkish quake hits shaky economy». British Broadcasting Corporation, 1999-08-17. URL consultato in data 2006-12-12.
- ^ «'Worst over' for Turkey». British Broadcasting Corporation, 2002-02-04. URL consultato in data 2006-12-12.
- ^ World Bank. Turkey Labor Market Study (PDF). World Bank, 2005. URL consultato il 2006-12-10.
- ^ OECD Reviews of Regulatory Reform - Turkey: crucial support for economic recovery : 2002 , Organisation for Economic Co-operation and Development, 2002. ISBN 92-64-19808-3
- ^ a b Jorn Madslien. «Robust economy raises Turkey's hopes». British Broadcasting Corporation, 2006-11-02. URL consultato in data 2006-12-12.
- ^ Turkish Statistical Institute. GNP and GDP as of September 2006 (DOC). Turkish Statistical Institute, 2006-12-11. URL consultato il 2006-12-11.
- ^ a b World Bank. Data and Statistics for Turkey. World Bank, 2005. URL consultato il 2006-12-10.
- ^ Anadolu Agency (AA). «Tourism statistics for 2005». Hürriyet, 2006-01-27. URL consultato in data 2006-12-10.
- ^ «Turkey knocks six zeros off lira». British Broadcasting Corporation, 2004-12-31. URL consultato in data 2006-12-11.
- ^ a b Turkish Statistical Institute. Foreign Trade Statistics as of October 2006. Turkish Statistical Institute, 2006-11-30. URL consultato il 2006-12-11.
- ^ Bartolomiej Kaminski; Francis Ng. Turkey's evolving trade integration into Pan-European markets. World Bank, 2006-05-01. URL consultato il 2006-12-27.
- ^ Turkish Exporters Assembly. «Exports for 2006 stand at 85.8 billion USD». Hürriyet, 2007-01-01. URL consultato in data 2007-01-01.
- ^ Xinhua. «Turkey puts 2008 export target at 125 bln dollars». peopledaily, 2008-01-02. URL consultato in data 2008-01-02.
- ^ CIA World Factbook: Turkey
- ^ Erdogan, problemi finanziari aumentano, Doron Peskin, Infoprod 07.02.09
- ^ Central Bank of the Republic of Turkey. Foreign Direct Investments in Turkey by sectors. Central Bank of Turkey, 2008. URL consultato il 2008-01-15.
- ^ Secondo altre fonti i musulmani corrisponderebbero al 99,8% della popolazione. Cfr. AA.VV. Calendario Atlante De Agosini 2008, Novara, Istituto Geografico De Agostini SpA, 2007, pag. 1051
- ^ (EN) The Jews of Turkey
- ^ Avvenire, 6 febbraio 2009.
[modifica] Bibliografia
- Hamit Bozarslan, La Turchia contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2006
- Antonello Biagini Storia della Turchia contemporanea, Bompiani, 2002
- Valeria Fiorani Piacentini (a cura di), Turchia e Mediterraneo allargato. Democrazia e democrazie, Angeli, Milano 2006.
- William Hale, Turkish Foreign Policy. 1774-2000, Frank Cass, London-Portland 2002 (2nd edition).
- Bernard Lewis, The Emergence of Modern turkey, O.U.P., Oxford-N.Y. (3rd edition).
- Ayse Saracgil, Il maschio camaleonte. Strutture patriarcali nell'Impero ottomano e nella Turchia moderna, Bruno Mondadori, Milano 2001.
- Erik J. Zürcher, Storia della Turchia. Dalla fine dell'impero ottomano ai giorni nostri, Traduzione di Stefania Micheli e Andrea Piccoli, Donzelli, Roma 2007, [traduz. italiana di Turkey. A Modern History, I. B. Tauris, London-N.Y. 2005 (3rd edition)].
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Turchia su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Turchia")
- Turchia.Net - Un buon aiuto a chi vuole programmare un viaggio in Turchia.
- Scheda della Turchia dal sito Viaggiare Sicuri - Sito curato dal Ministero degli Esteri e dall'ACI.
- Visitare la Turchia - Scheda curata dall'Ufficio Cultura e informazioni Ambasciata della Turchia
- Mappa della Turchia.
- Sito sulla Turchia
- Traduttori Turchi in Italia
- Turchia Oggi - Bollettino di informazioni Politiche - Economiche - Turistiche - Artistiche - Sportive
- Italian Center for Turkish Studies - ICTS - Il primo centro studi in Italia dedicato all'approfondimento della politica interna ed estera turca
- Observatoire de recherche sur la Turquie contemporaine - in Francese
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