Università

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Una Università (dal latino universitas, -atis) è un'istituzione costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. Le università attribuiscono titoli accademici che si conseguono a séguito di corsi cui si accede dopo aver terminato gli studi secondari.

Fin dall'antichità sono esistite istituzioni di questo tipo che possono farsi risalire all'Accademia platonica oltre ai vari simposi culturali presenti in Grecia (i più celebri dei quali sono l'etería di Alceo e il tíaso di Saffo). In epoca romana le scuole di insegnamento superiore precorritrici delle attuali università erano quelle di diritto (attive a Beirito fin dal II secolo) organizzate secondo cicli di studio prestabiliti (generalmente della durata di quattro anni). Nell'alto Medioevo grande prestigio ebbe la Schola medica salernitana, da alcuni considerata la prima università. Il termine "università" designa tuttavia un preciso modello culturale che ha le sue origini nelle chiese e nei conventi europei, dove, attorno all'XI secolo, iniziarono a tenersi lezioni, con letture e commento di testi filosofici e giuridici. Presso i conventi più prestigiosi, o attorno a grandi personalità ecclesiastiche, varie categorie di docenti e studenti cominciarono ad organizzarsi in corporazioni o "universitates".

Indice

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Nascita delle Università nel XII secolo.

Nel XII secolo la Chiesa era divenuta la guida intellettuale, spirituale e culturale del mondo occidentale. Questo nuovo importante ruolo fu la conseguenza del lavoro di riappropriazione del bagaglio culturale ereditato dal mondo antico, greco-romano, soprattutto attraverso il contatto tra l'Europa ed il mondo arabo. Cominciarono a tenersi lectiones magistrales in cui si discuteva prevalentemente di filosofia aristotelica, la parte più sistematizzata del sapere dell'antichità. Queste lezioni si diffusero rapidamente in Europa, acquistando ben presto il carattere di vere e proprie riunioni assembleari, tanto frequentate che richiesero ben presto una organizzazione più razionale. Esse vennero perciò regolamentate e protette da bolle imperiali e papali.
A Bologna, dall'istituzionalizzazione di uno di questi primi nuclei, nasce l'Alma mater studiorum (tale denominazione è stata sostituita a quella ufficiale data dal Ministero, "Università degli studi di Bologna", con decreto rettorale del 2000, e recentemente "Alma mater studiorum - Università di Bologna" tornando al nome tradizionale). L'Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale. Non è nota una data certa di fondazione e il 1088 è stato scelto convenzionalmente nell'Ottocento da un comitato di storici guidato da Giosue Carducci per festeggiarne l'ottocentesimo anniversario. Una data certa è il 1158, quando Federico I promulga la costitutio habita, a séguito della quale l'università diventa un luogo in cui la ricerca si sviluppa in modo indipendente da ogni altro potere. La presenza di numerosi studenti stranieri a Bologna (tuttora i fuorisede costituiscono la maggioranza della popolazione studentesca) conduce alla creazione di associazioni, chiamate appunto "universitates", costituite dagli studenti a tutela dei propri diritti. Sorgono così prima due universitates, quella dei citramontani (o italiani) e quella degli ultramontani. Con l'aumento degli studenti si produce una suddivisione prima in "nationes" (romani, campani, toscani e lombardi), poi in "subnationes". Queste ultime ammontavano a ben 17 nel XII secolo per gli italiani a 14 per gli ultramontani.
Prima della fondazione dell'Alma Mater Studiorum, esisteva a Salerno già da almeno un secolo la Schola Medica Salernitana: istituzione accademica che godeva di grandissima fama ma ebbe una vita discontinua. Secondo alcuni storici, inoltre, l'Università di Pavia sarebbe più antica di quella di Bologna, poiché sorta da una cattedra di diritto presente da circa duecento anni prima.
Un'università istituita di proposito, pubblica, e non sorta quindi da preesistenti scuole di diritto e retorica o nuclei sorti privatamente dall'accordo informale di discepoli e maestri, è stata la prima delle cinque università di Napoli, voluta nel 1224 da Federico II e a lui intitolata nel 1987. Pochi anni dopo sorse l'Università di Padova, attorno a un nucleo di studenti costituitosi in uno studium a Vicenza nel 1222 a séguito di contrasti sorti con le autorità locali a partire dal 1204 e successivamente trasferitosi.

Il successo dell'Università di Bologna induce clero e governanti a moltiplicare le scuole e ad assumerne il controllo. Tutte le grandi università del XII secolo nascono per aggregazione, ufficializzata da atti governativi ed ecclesiali, di collegi e cattedre. Così, nel corso del '200 e del '300, negli stati europei vengono attivati numerosi istituti di istruzione superiore, anche se molti di breve vita. Ad esempio nel 1180, con due decreti di Papa Alessandro III, nasce il primo nucleo dell'Università di Parigi; ai decreti seguono un privilegio di Filippo Augusto del 1200, un concordato del 1206 e l'assegnazione degli statuti ufficiali del legato del Papa nel 1215.
Nel 1167 re Enrico II d'Inghilterra richiama da Parigi un gruppo di studenti per fondare l'Università di Oxford, la cui fondazione ufficiale risale al 1284.
Nel 1218 viene fondata in Spagna l'Università di Salamanca, che nel corso del XVI secolo fu, con 6700 studenti, la più grande d'Europa. Da quest'università passò gran parte della cultura scientifica araba, prima di diffondersi nell'Europa centrale.
Anche l'ateneo fridericiano nasce in contrapposizione a quello bolognese, a séguito di contrasti tra l'impero romano e il papato.
Nel 1290 viene fondata l'Università di Coimbra, la prima del Portogallo e sempre nello stesso anno ,in Italia , nasce quella di Macerata.
Nel XIV secolo una preparazione teorica era ormai indispensabile per ricoprire gli incarichi di podestà nei comuni e per lo svolgimento delle professioni forensi e notarile.
Il 20 aprile 1303 papa Bonifacio VIII emana la bolla di istituzione a Roma di uno studium da cui avrà origine l'odierna università La Sapienza. Pochi anni dopo Clemente V, con la Bolla papale "Super Specula" dell'8 settembre 1308, erige a Studium Generale una tra le prime libere università sorte in Italia, quella di Perugia, un' istituzione che educava alle arti della medicina e della legge e che esisteva comunque sin dagli inizi del 1200, finanziata principalmente dal Comune di Perugia. Pochi anni dopo sorgono gli atenei di Firenze (1321) e di Pisa (1343).

Uno dei criteri che trasforma un'istituzione accademica in università è la trasformazione da "studio particolare", cioè che rilascia titoli a nome dell'autorità locale, in "studio generale", con validità dei titoli conferiti estesa a tutto il mondo cristiano o comunque all'intera nazione in cui è situata l'università. Ad esempio da un frammento degli statuti di Camerino, redatto presumibilmente nel 1355, pare che fossero attivi corsi di diritto canonico e civile, medicina e lettere, mentre la teologia veniva insegnata nei rispettivi conventi dai lettori agostiniani e domenicani. Lo status di università viene raggiunto nel 1377 con l'attribuzione di "studio generale" da parte di papa Gregorio XI.

Nella seconda metà del 1300 dall'Italia e dalla Spagna la cultura universitaria si diffonde verso l'Europa centrale e orientale. Nel 1348 viene fondata l'Università di Praga, nel 1364 l'Università Jagellonica a Cracovia, nel 1365 l'Università di Vienna e nel 1367 l'Università di Pécs, in Ungheria.
Nel 1386 nasce la prima Università Tedesca, l'Università di Heidelberg. Nel 1506 nasce l'Università di Urbino.

Nel nuovo mondo la prima università è la Universidad Nacional Mayor de San Marcos (Lima , Peru), istituita nel 12 maggio 1551.
La fondazione di università nelle colonie britanniche è relativamente recente: l'università della Pennsylvania viene fondata nel 1749 e quella di Sydney nel 1850.

Vedi anche: Lista delle più antiche università tuttora in attività

[modifica] L'università italiana

Il Regno Sabaudo emana nel 1848 la prima legge organica di riforma degli studi superiori (detta legge Boncompagni), di indirizzo centralistico e laicistico. La legge prevede un controllo governativo delle scuole di ogni ordine e grado, sia statali sia libere, attraverso il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, cui competono gli ordinamento degli studi, i piani didattici, l'approvazione dei programmi dei corsi e dei libri e dei trattati adottati. La legge elimina anche il nulla osta vescovile per la nomina dei professori.

Con la legge 22 giugno 1857 e con il successivo regolamento furono aboliti i consigli universitari e i loro compiti affidati ai rettori e, per le parti di competenza, ai consigli di facoltà.

Allo scopo di centralizzare e uniformare le varie realtà del regno in via di formazione, con il Regio Decreto n. 3725 del 13 novembre 1859 (Legge Casati) e relativo regolamento venne rinnovata profondamente tutta la materia della pubblica istruzione. Viene introdotta l'obbligatorietà e la gratuità scolastica per i primi due anni per maschi e femmine. Per l'università, si introduce la nomina regia per i docenti ordinari, straordinari e i membri delle commissioni che devono esaminarli. Le legge istituì a Milano un istituto tecnico superiore (il futuro Politecnico), che conferiva i diplomi di ingegnere agronomo e meccanico. La Legge Casati, variamente integrata ed emendata, costituirà l'orientamento dell'istruzione del Regno d'Italia sino alla riforma di Giovanni Gentile del 1923.

Dal 1860 al 1861 è Ministro dell'Istruzione Terenzio Mamiani.

Con l'aumentare degli stati annessi al Regno di Sardegna nel processo di unificazione nazionale aumentava anche il numero di università. L'annessione di gran parte dello Stato Pontificio apportò al Regno le università di Bologna, Ferrara, Urbino, Perugia, Macerata e Camerino. Università molto diverse tra loro per potenzialità e mezzi fatto che indusse molti a chiedere la soppressione di quelle minori accusate di poca serietà e di fare concorrenza alle più importanti con il ribasso delle tasse. Giosuè Carducci, Gobetti ed altri ancora si espressero in questo senso. In particolare, il senatore e professore di fisica dell'Università di Pisa Carlo Matteucci, aveva avuto la fortuna di conoscere a Parigi Humboldt, affermò: «poche università...., ma buone!!», intendendo esprimere la preoccupazione di mantenere allo Stato grandi istituti scientifici di importanza nazionale senza disperdere nelle autonomie l'istruzione superiore. In un suo disegno di legge, presentato al Senato 1861, individuava nell'eccesso degli istituti, «creati in ogni Stato della penisola in concorrenza gli uni con gli altri, con la conseguente dispersione degli uomini migliori, e nella ricerca di originalità nelle forme di organizzazione, il difetto principale delle istituzioni universitarie italiane e propone di costituire pochi e completi centri di studi superiori, gli unici abilitati a rilasciare le lauree, nei quali si raccogliessero i docenti più affermati, le collezioni più ricche e le migliori dotazioni per la ricerca e le applicazioni pratiche.

Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, sotto il governo Cavour, Francesco De Sanctis diventa il primo Ministro della Pubblica Istruzione dell'Italia unita, carica che manterrà anche sotto il governo Ricasoli fino al 1862. De Sanctis presentò al Senato, nel 1862, una proposta di legge sull'istituzione di scuole «normali» per la preparazione dei docenti di ginnasi e licei. Egli si ispirava ad esempi come l'École normale di Parigi, i liberi seminari in Germania, il "seminario filologico" di Pavia e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Il progetto, di soli cinque articoli, proponeva l'istituzione presso alcune università di scuole normali superiori, in cui l'insegnamento sarebbe stato affidato, con una piccola indennità aggiuntiva, agli stessi docenti universitari.

Nel 1862 Carlo Matteucci viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, incarico che manterrà fino al 8 dicembre dello stesso anno. Nel 1862, la legge predisposta da Matteucci e dal matematico Francesco Brioschi, suo collaboratore, stabilì che la direzione amministrativa e disciplinare fossero affidate al Consiglio accademico, organismo collegiale composto dal rettore e dai presidi delle facoltà. Si divisero inoltre le università italiane in due categorie, con una sensibile differenza nel trattamento economico dei professori, più elevati ai professori delle università di primo ordine e più modesti nelle altre. Gli insegnamenti rimasero però uguali, così come le tasse dovute dagli studenti.

Il 1868 assume la carica di Ministro della Pubblica Istruzione sotto il Gabinetto di Luigi Menabrea, Emilio Broglio, che la ricoprirà fino al 1869. Broglio emana un nuovo "Regolamento universitario" tendente ad armonizzare quello di Brioschi e Matteucci con lo spirito della legge Casati. In esso, le facoltà, pur essendo suscitatrici di libera cultura, dovevano altresì provvedere ai fini professionali.

Nel 1872 vengono soppresse le facoltà di Teologia delle Università del Regno. Questo fatto, oltre a vari episodi come la destituzione di professori che si rifiutarono di giurare fedeltà al re ed allo Stato italiano culminati il 12 marzo 1876 con la chiusura dell'università di Palazzo Altemps a Roma, costituita dai professori che avevano rifiutato il giuramento di fedeltà al re, costituisce la base delle spinte per la fondazione di un'università cattolica, che si vedranno concretizzate solo nel 1921 con l'inaugurazione dell'Università Cattolica di Milano e poi nel 1924 dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il 1873 diventa ministro Ruggero Bonghi che rimarrà in carica fino al 1876. Il 25 marzo 1876 il ministro Michele Coppino succede a Bonghi, rimanendo in carica fino alla fine del 1877.

Nel 1873, diverse scuole veterinarie del Regno d'Italia furono autorizzate a rilasciare la laurea in Zooiatria, che fino a quel momento era prerogativa esclusiva della Scuola veterinaria di Parma. Al tempo, la zooiatria e la zootecnica erano considerate attività strategiche per gli stati, oltre che per le necessità delle attività agricole e di allevamento, soprattutto per gli usi militari della cavalleria.

Con decreto del 21 gennaio 1874, vengono create "Scuole Normali" presso le università di Napoli, Roma, Padova e Torino.

Nel gennaio 1881, dopo ripetute richieste, entra nel governo come ministro della Pubblica Istruzione il medico Guido Baccelli, che ricoprirà il mandato fino al 1884, poi nuovamente dal 1893 al 1896 e infine tra il 1898 e il 1900.

Nel 1888 diventa ministro Paolo Boselli che rimarrà in carica fino al 1891. Gli succede Pasquale Villari, in carica fino al 1892.

Dall'inizio del Novecento, con la diffusione del movimento socialista si creò in Italia una fitta rete di "Università popolari". Queste avevano lo scopo di diffondere l'istruzione e la cultura a livello popolare, agendo come elementi di stimolo per una piena cittadinanza politica e culturale. Per quanto non riconosciute ufficialmente come istituti di istruzione, le università popolari rappresentavano, in un certo senso, il ritorno alle origini della cultura universitaria. L'avvento del fascismo ne decretò la chiusura.

Il 15 giugno 1920 Benedetto Croce viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, carica che manterrà fino al 1921.

Nel 1923, sotto la guida del ministro Giovanni Gentile viene varata una riforma dell'Università. La riforma si imperniava sul liceo classico come scuola "principale", che dava accesso a tutte le facoltà universitarie. Il ginnasio era concepito come la via da percorrere, dopo gli studi elementari, da parte delle future classi dirigenti. Il ginnasio infatti preparava a tutti i gradi di istruzione secondaria, tra i quali primeggiava il liceo classico, che, fornendo la più ampia cultura generale, era l'unico che permetteva l'accesso a tutte le facoltà universitarie. Il decreto Gentile, prevede inoltre l'esistenza di università libere, vincolando il riconoscimento giuridico e il valore legale dei titoli di studio all'adeguamento degli ordinamenti al disposto della stessa legge. Tra queste vi erano Perugia, Urbino, Camerino e Ferrara.

Sempre nel 1923, viene costituito il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); per la prima volta, l'Italia ha un ente di coordinamento e promozione della ricerca su scala nazionale parallelo alle università. Il primo presidente è il matematico Vito Volterra.

Nell'anno accademico 1931/32 gli studenti iscritti alle università italiane erano 47 614.

Nel 1931 viene imposto ai professori universitari il Giuramento di fedeltà al Fascismo. Sotto ricatto, su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero un rifiuto. Furono Ernesto Buonaiuti, Marco Carrara, Fabio Luzzatto, Francesco Ruffini, Edoardo Ruffini, Giorgio Levi Della Vida, Gaetano De Sanctis, Vito Volterra, Bartolo Nigrisoli, Lionello Venturi, Giorgio Errera e Piero Martinetti, che furono esclusi dall'insegnamento universitario. A questi va aggiunto Giuseppe Antonio Borgese che al momento dell'imposizione del giuramento era negli Stati Uniti dove decise di rimanere rinunziando alla cattedra di Estetica presso l'Università di Milano.

Nel 1935, gli istituti superiori di agricoltura, fino ad allora dipendenti dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste, passarono al Ministero della Pubblica Istruzione e divennero facoltà universitarie di Agraria.

Nel 1938, a causa delle leggi Razziali, numerosi professori, assistenti e studenti furono esclusi dall'Università in quanto ebrei. L'Italia perse alcune delle sua menti più brillanti, come Emilio Segré, Enrico Fermi, Giuseppe Levi, Salvador Luria, Silvano Arieti, Bruno Rossi e Franco Rasetti, costretti a lasciare il paese.

Nell'anno accademico 1941/42 gli studenti iscritti alle università italiane erano 145 793; le donne non superavano il 15-20% del totale.

Nel dopoguerra, gli atenei riprendono lentamente la loro normale attività, conservando tuttavia, il rigido ordinamento imposto dal fascismo. Il diritto all'autonomia universitaria viene previsto dall'art. 33 della Costituzione dove è riconosciuto alle istituzioni di alta cultura, università e accademie, il diritto di darsi ordinamenti autonomi. In realtà, soltanto nel clima dei governi di centro-sinistra agli inizi degli anni sessanta viene elaborato un piano organico di riforma, il progetto Maranini-Miglio, che verrà attuato nel 1969. Per l'autonomia, occorrerà invece attendere gli anni novanta.

Nell'anno accademico 1951/52, gli studenti iscritti alle Università Italiane erano 226 543.

In Italia, nel 1967 appaiono i primi episodi di rivolta studentesca con l'occupazione dell'Università Cattolica di Milano, nata peraltro da motivi pratici, in particolare dall'aumento delle tasse di iscrizione deliberato in estate dal senato accademico. L'anno successivo il movimento degli studenti, allargatosi alle Università di Stato, coinvolse anche le scuole secondarie. Tra le rivendicazioni, si trova un decisa critica ai vecchi organi di rappresentanza degli studenti.

Sotto la spinta della contestazione studentesca, con il decreto del presidente della Repubblica n. 1236 del 31 ottobre 1969, viene varata la prima grande riforma universitaria del secondo dopoguerra, che, in particolare, liberalizzava gli accessi eliminando il vincolo imposto da Gentile sul passaggio attraverso il liceo classico.

Con la Legge n. 168 del 9 maggio 1989, viene creato il creato il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST), separando così l'attività delle università da quella delle istituzioni di istruzione preparatoria, primaria e secondaria.

Nell'anno accademico 1991/92, gli studenti iscritti alle università italiane erano 1 474 719.

Verso la fine degli anni novanta, un forte impulso alla trasformazione dell'università in "senso europeo" (per quanto il termine sia stato usato in sensi molto spesso contrapposti), viene dato dalla riforma che introduce l'autonomia degli atenei. La riforma rimodella anche i corsi di studio, introducendo la cosiddetta formula del 3+2, basata sul modello angloamericano (Legge 15 maggio 1997, n. 127, attuata con decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica 3 novembre 1999, n. 509).
L'autonomia didattica introdotta consente ai singoli atenei e agli organi collegiali di stabilire:

  • la denominazione e gli obiettivi formativi caratterizzanti i corsi di studio;
  • i criteri d'accesso (accesso libero, numero programmato, accertamento delle competenze iniziali vincolante o orientativo);
  • la tipologia delle attività formative e il corrispondente numero di Crediti Formativi Universitari (già sperimentati per i programmi di scambio Socrates/Erasmus con il progetto "ECTS", European Credit Transfer System);
  • l'individuazione di forme alternative di didattica, come quelle a distanza;
  • la modalità di svolgimento di attività curriculari di tipo professionalizzante (laboratori, tirocini interni, stages etc.);
  • le modalità della prova finale per conseguire il titolo di studio.

La riforma si propone di garantire la libertà a ogni singolo ateneo di costruire percorsi di studio adeguati alle esigenze della locale realtà economica e sociale. In ogni caso, i percorsi di studio progettati delle singole università devono rispettare alcuni criteri generali in termini di obiettivi da raggiungere e di aspetti generali delle attività formative, definiti a livello nazionale. Per tal motivo sono state introdotte, con successivi decreti ministeriali, le cosiddette classi (42 di laurea, 104 di laurea specialistica, 4 di laurea e 4 di laurea specialistica per le professioni sanitarie, 1 di laurea ed 1 di laurea specialistica per la formazione di ufficiali militari). Per ogni classe sono definiti gli obiettivi formativi qualificanti, comuni a tutti i corsi di studio attivati dagli atenei in riferimento alla medesima classe, e i titoli di studio afferenti alla medesima classe hanno identico valore legale (il valore legale non va confuso con il valore abilitante; alcune lauree sono infatti direttamente abilitanti – non necessitano cioè del previo superamento di apposito esame di Stato atto ad accertare l'idoneità professionale – a determinate e specifiche professioni sanitarie, e parimenti ai sensi della legge 53/2003 possono essere attivati, in convenzione con il Ministero, corsi di laurea a numero chiuso abilitanti all'insegnamento secondario).

Sotto il Governo D'Alema, la struttura organizzativa della ricerca scientifica e dell'istruzione superiore si rinnova e, con il Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n. 300, il Ministero della Pubblica Istruzione (MPI) e il Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST) si riunificano nel Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR). Riunificazione che entrò in vigore con il secondo governo Berlusconi, formatosi nel 2001. Nel 2006, col secondo Governo Prodi, il Ministero dell'Istruzione verrà nuovamente diviso da quello dell'Università riprendendo le vecchie denominazioni di Ministero della Pubblica Istruzione e di Ministero dell'Università e della Ricerca. Col Governo Berlusconi IV le competenze vengono nuovamente accorpate in un unico ministero, sotto la responsabilità dell'on.Gelmini.

[modifica] Normativa

La denominazione “università” è riservata, secondo l'articolo 10, primo comma, del D.l. 1° ottobre 1973, n. 580,10 alle università statali e a quelle non statali riconosciute.

I titoli universitari, a loro volta, sono solo quelli individuati dalla L. 13 marzo 1958, n. 262,12 il cui art. 1 dispone che «le qualifiche accademiche di dottore, compresa quella honoris causa, le qualifiche di carattere professionale, la qualifica di libero docente possono essere conferite soltanto con le modalità e nei casi indicati dalla legge» dalle istituzioni universitarie statali e non statali autorizzate a rilasciare titoli aventi valore legale.

Il D.M. 22 ottobre 2004, n. 27015 definisce i titoli di studio rilasciati dalle università: si tratta di laurea, laurea magistrale, diploma di specializzazione e dottorato di ricerca; il medesimo decreto consente, inoltre, che le università attivino, disciplinandoli nei regolamenti didattici di ateneo, corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente successivi al conseguimento della laurea o della laurea magistrale, a conclusione dei quali sono rilasciati i master universitari di primo o di secondo livello.

[modifica] La valorizzazione del merito nell'università italiana

L'università italiana, conformemente ai principi costituzionali, recluta il proprio personale attraverso concorsi pubblici, per titoli ed esami. Le commissioni attualmente non sono formate mai da un numero di docenti e studiosi inferiori a tre. La commissione è composta da docenti eletti anonimamente dalla comunità scientifica di riferimento, e da 1 docente designato dalla Facoltà. Gli atti concorsuali sono pubblici, e le valutazioni dei candidati guidate da criteri definiti dalla normativa. La produzione scientifica (titoli), per esempio, del candidato è valutata sulla base della originalità, rigore metodologico, portata nazionale e internazionale. E i giudizi dei commissari sono pubblici.

I concorsi sono stati, nel recente passato, nazionali, cioè centralizzati, e gestiti da un'unica commissione nazionale per ciascun ambito. Ma dal 1998 sono stati decentrati presso le singole sedi, con molte commissioni composte da un numero inferiore di docenti e ricercatori. Entrambi i sistemi sono migliorabili, perché hanno fatto registrare anche episodi e giudizi discutibili, e hanno fatto parlare di corruzione. Attualmente si discute di un modello di riforma dei concorsi, abbastanza promettente, che preveda due fasi, di cui la prima - a livello nazionale- volta alla valutazione dell'idoneità scientifica dei giovani, o dei candidati, e la seconda- affidata alle singole università -, per il reclutamento effettivo del ricercatore/docente tra quanti sono risultati idonei.

[modifica] Problemi dell'università italiana

L'università italiana nel suo insieme da alcuni anni è fatta oggetto di una serie di attacchi da parte dei media, basati su generalizzazioni indiscriminate di reali episodi di malcostume e su luoghi comuni ripetuti spesso fuori contesto.

In certi ambiti e in certe sedi sono effettivamente presenti le cosiddette baronie: in alcuni altri casi, enti locali a livello provinciale e locale hanno spinto per la creazione di nuove sedi universitarie non strettamente necessarie. L'incapacità di attrarre talenti fuori sede e dall'estero è invece dovuta soprattutto ai bassi stipendi dei ricercatori e dei docenti in Italia rispetto a tutti gli altri paesi evoluti.

Anche il problema della fuga dei cervelli è in massima parte dovuta alla scarsità di opportunità di impieghi commisurati alla capacità dei laureati migliori: la ricerca nell'industria privata italiana è, quantitativamente e qualitativamente, di livello inferiore rispetto agli altri paesi industrializzati e spesso finalizzata all'acquisizione dei sussidi governativi per la ricerca. Inoltre, la possibilità di impiego nelle università e nei centri di ricerca pubblici è stata fortemente ridotta a causa del blocco del turnover contenuto nella legge 133/08 e ridefinito nella legge 1/2009. Altre cause sono gli scarsi investimenti in ricerca e l'assenza di una retribuzione consona alla preparazione accademica, anche in presenza di un incarico.

I concorsi sono in molti casi delle cooptazioni mascherate, ma al riguardo corre obbligo far notare che le pratiche nelle università estere sono molto simili, e nel mondo anglosassone le assunzioni di personale avvengono addirittura in maniera diretta, senza nessun concorso. Il problema italiano sta nel fatto che l'assunzione di personale che si rivela in seguito non all'altezza non comporta alcun tipo di penalizzazione, né per coloro che sono stati responsabili della scelta, né a livello di dipartimento o di facoltà.

La proliferazione di sedi periferiche e distaccate, con elevati costi di manutenzione e a volte utilizzate da pochi studenti, può essere uno strumento per evitare agli studenti le spese per l'affitto di una stanza, ma in alcuni casi si sono aperte sedi per interessi di enti locali piuttosto che di chi studia, o per un numero troppo esiguo di allievi.

L'autonomia ha dato luogo in alcuni casi ad uno spezzettamento in molti esami dei corsi di studi (pur restando invariato il monte ore di didattica e quindi il numero di docenti) ma la legge 270/05 obbligherà a partire dal 2009 ad un massimo di 18 esami nel corso della laurea triennale.

Le irregolarità nei concorsi hanno in alcuni casi dato luogo ad inchieste penali.

Un riferimento proposto da più parti per il reclutamento dei docenti è la valutazione ex-post (ovvero, dopo l'assunzione) della produttività scientifica, in base a parametri come il numero di pubblicazioni, il numero di articoli su riviste internazionali di settore, il numero di citazioni dei lavori, e la conseguente penalizzazione dei dipartimenti che hanno assunto personale dimostratosi non all'altezza. Introdurre invece diversi meccanismi concorsuali non garantisce sic et simpliciter il superamento degli episodi di malcostume, in quanto negli anni sono stati provate diverse procedure (commissioni nazionali o locali, commissioni elettive o sorteggiate) e nessuna di esse si è dimostrata da sola sufficiente a eliminare il problema.

In alcuni atenei (tipicamente quelli di minor fama, o atenei privati) si è verificato un uso spropositato delle lauree honoris causa, conferite a personaggi famosi di limitato valore accademico per la sola propria promozione sui mass media.

A partire dal 1987, le università italiane hanno effettuato una lunga campagna contro i lettori di madrelingua straniera, rifiutando di rispettare varie sentenze della Corte di Giustizia Europea a favore degli stranieri, con la conseguenza che per l'Eurobarometro l'Italia risulti essere tra tutti i paesi industrializzati fanalino di coda nelle conoscenze linguistiche.

[modifica] Le università a livello europeo

L'obiettivo di armonizzare tra loro i sistemi formativi europei, già nei sogni dei fondatori della C.E.E. e dell'U.E. non ha avuto modo di realizzarsi, se non attraverso trattati intergovernativi (diversi dai patti dell'U.E.). Uno di questi ha riguardato l'equiparazione dei cicli universitari nel conosciuto 3 + 2. Nell'accordo di Sorbona del 1998, Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno firmato per raggiungere questo obiettivo e l'anno successivo, a Bologna, gli altri stati membri e paesi satelliti hanno accettato questa convenzione.

Sono anche altri i progetti che si pongono come obiettivo la condivisione di saperi ed esperienze tra paesi europei, soprattutto grazie a scambi di singoli individui (vedi Progetto Erasmus e Progetto Leonardo Da Vinci) e altri progetti di cooperazione internazionale.

[modifica] Le università in Italia e nel mondo

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Giglioli P., "Baroni e burocrati. Il ceto accademico italiano", Il Mulino, Bologna, 1979
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