Guerra russo-giapponese

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Guerra russo-giapponese
RUSSOJAPANESEWARIMAGE.jpg

Data 8 febbraio 1904 - 5 settembre 1905
Luogo Manciuria, Mar Giallo
Casus belli Occupazione Russa di parte della Manciuria
Esito Vittoria giapponese
Trattato di Portsmouth
Modifiche territoriali Corea e Manciuria passano sotto l'influenza giapponese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
2.000.000 di soldati 400.000 soldati
Perdite
47.000 morti
146.032 feriti
12.128 deceduti a causa di malattie[1]
106.300 morti
173.425 feriti
27.192 deceduti a causa di malattie[1]
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La guerra russo-giapponese oppose le ambizioni imperialistiche dell'Impero Russo e del Giappone in merito al controllo della Manciuria e della Corea tra il 1904 e il 1905. La guerra venne combattuta principalmente per il possesso della città di Port Arthur (anche nota come Lushun e Ryojun) e della penisola di Liaodong, oltre alla ferrovia che collegava Port Arthur ad Harbin.

Origini della guerra[modifica | modifica sorgente]

Durante gli ultimi anni del XIX secolo e nei primi anni del XX secolo diverse potenze occidentali avevano delle mire espansionistiche territoriali e commerciali in Estremo oriente, soprattutto dopo che il Giappone cominciò a ricoprire il ruolo di grande potenza internazionale.

Il Giappone, dal canto suo, per la sua posizione geografica era naturalmente portato ad espandersi in Corea e nella Cina settentrionale, entrando in diretta competizione con la vicina Russia.

L'espansionismo giapponese in Corea condusse alla prima guerra sino-giapponese (1894-1895). La conseguente sconfitta della Cina portò al Trattato di Shimonoseki (17 aprile 1895) in base al quale la Cina dovette abbandonare ogni rivendicazione sulla Corea e cedere al Giappone Taiwan e Port Arthur.

Tuttavia, tre potenze occidentali (Russia, Germania e Francia) intimarono al Giappone di abbandonare la penisola di Liaodong e Port Arthur con il Triplice Intervento del 23 aprile 1895. In seguito la Russia (nel 1898) si accordò con la Cina per lo sfruttamento della base navale di Port Arthur per un periodo di venticinque anni. Nel frattempo, l'esercito russo occupò gran parte della Manciuria, e la Russia iniziò a competere con il Giappone per le sue mire espansionistiche in Corea.

Operazioni militari[modifica | modifica sorgente]

Campagna del 1904[modifica | modifica sorgente]

Il Giappone, dopo aver inutilmente tentato una soluzione diplomatica alla questione con la Russia, lanciò un ultimatum il 6 febbraio 1904 e diede inizio all'attacco militare due giorni dopo. Entrambi i contendenti proclamarono una dichiarazione di guerra il 10 febbraio. Quello di iniziare le operazioni militari prima della dichiarazione di guerra fu una costante nella storia del Giappone: si comporterà così anche nel dicembre 1941 (attacco a Pearl Harbor). Dal punto di vista del diritto internazionale l'attacco giapponese non poteva essere considerato un'operazione sleale, perché preceduto dall'ultimatum. Ciononostante questo attacco viene usualmente citato come un esempio dell'attitudine militare giapponese verso le operazioni belliche "a sorpresa", assieme all'attacco a Pearl Harbor.

Port Arthur, sulla penisola di Liaodong nella Manciuria meridionale, era una grande base navale russa ben fortificata. I giapponesi avevano la necessità di controllare il mare così da poter portare il proprio esercito sul continente asiatico, pertanto il loro primo obiettivo militare fu quello di neutralizzare la flotta russa di stanza a Port Arthur.

La notte dell'8 febbraio, la flotta giapponese comandata dall'ammiraglio Tōgō Heihachirō aprì le ostilità a Port Arthur, silurando due navi da guerra russe che furono gravemente danneggiate. Il mattino del giorno dopo ebbe inizio la battaglia di Port Arthur. In questa fase, da un lato i giapponesi si mostrarono incapaci di sferrare attacchi efficaci contro le navi russe in quanto esposti al fuoco dell'artiglieria nemica da terra, e dall'altro i russi rinunciarono ad affrontare battaglia in mare in aperto, specialmente dopo la morte dell'ammiraglio Stepan Osipovich Makarov, avvenuta il 13 aprile.

L'attacco navale di Port Arthur, comunque, fu un utile diversivo e consentì ai giapponesi di sbarcare vicino ad Incheon in Corea. A partire dalla fine di aprile, l'esercito giapponese sotto il comando di Kuroki Itei sarebbe stato pronto a varcare il fiume Yalu e fare il suo ingresso nella zona della Manciuria controllata dai russi.

In contrapposizione alla strategia giapponese basata su un attacco fulmineo mirato alla conquista in tempi brevi della Manciuria, la strategia russa prevedeva inizialmente delle operazioni di temporeggiamento che ostacolassero l'avanzata giapponese facendo guadagnare tempo prezioso per concentrare i rinforzi che dovevano giungere attraverso la ferrovia Transiberiana. Il 1º maggio ci fu il primo scontro di rilievo tra i due eserciti: la battaglia del fiume Yalu. Le schermaglie ebbero inizio quando i giapponesi sferrarono un attacco contro le posizioni russe, dopo aver attraversato il fiume senza incontrare resistenza. Truppe giapponesi, nel frattempo, erano sbarcate in vari punti della costa della Manciuria e cominciarono a sospingere l'esercito russo verso Port Arthur. In questi scontri, tra cui la battaglia di Nanshan del 25 maggio, i giapponesi soffrirono perdite rilevanti, ma l'esercito russo tenne un atteggiamento passivo e rinunciò quasi sempre ad operazioni di contrattacco.

Nel mare la guerra fu altrettanto intensa. Dopo l'attacco a Port Arthur dell'8 febbraio, i giapponesi cercarono di impedire l'uso del porto alle forze navali russe. Durante la notte tra il 13 febbraio e il 14 febbraio, i giapponesi tentarono di bloccare l'ingresso al porto facendo colare a picco alcune navi cariche di cemento nel canale antistante il porto. Tuttavia, le navi finirono in acque troppo profonde per creare un vero ostacolo ai russi. Successivamente, un ulteriore tentativo, condotto la notte tra il 3 maggio e il 4 maggio, non ebbe egualmente successo.

A marzo il vice ammiraglio russo Makarov assunse il comando della Prima Armata del Pacifico, con l'intenzione di alleggerire la pressione attorno a Port Arthur. Da allora in poi entrambi i paesi belligeranti iniziarono a minare i porti nemici. Era la prima volta, nella storia militare, che le mine venivano usate per scopi dichiaratamente offensivi. Nel passato, infatti, le mine erano state utilizzate unicamente per difendere i porti dagli attacchi nemici. L'uso delle mine da parte dei giapponesi si rivelò particolarmente efficace il 12 aprile quando due corazzate russe, la Petropavlovsk e la Pobeda mentre uscivano da Port Arthur finirono in un tratto di mare minato dai giapponesi. La Petropavlovsk, comandata dallo stesso Makarov, affondò dopo un'ora, mentre la Pobeda, pur danneggiata gravemente, riuscì a rientrare in porto. Makarov scelse di morire rimanendo al comando della Petropavlosk mentre affondava. Ben presto però i russi ripagarono i giapponesi con la stessa moneta. Il 15 maggio due corazzate giapponesi, la Yashima e la Hatsuse, finirono sulle mine russe davanti a Port Arthur. La Yashima affondò in pochi minuti portando con sé 450 marinai, mentre la Hatsuse colò a picco poche ore dopo. Il 23 giugno un contrattacco delle forze russe, ora sotto il comando dell'ammiraglio Vitgef, fallì. A partire dalla fine del mese, Port Arthur era di nuovo sotto il fuoco dell'artiglieria giapponese.

Il Giappone cominciò un lungo assedio di Port Arthur, che era stata pesantemente fortificata dai russi. Il 10 agosto la flotta russa tentò di spezzare l'assedio e proseguire verso Vladivostok, ma fu intercettata e sconfitta nella battaglia del Mar Giallo. Il resto della flotta russa rimase a Port Arthur sotto il fuoco delle forze d'assedio. Ogni tentativo di soccorso da parte delle forze di terra russe fallì e, dopo la battaglia di Liaoyang verso la fine di agosto, i russi si ritirarono a Mukden (l'odierna Shenyang). Port Arthur cadde il 2 gennaio 1905, dopo una serie di combattimenti molto sanguinosi.

1905: la mobilitazione della flotta russa[modifica | modifica sorgente]

Grande Manciuria. La Manciuria Russa è la regione in alto a destra in rosso chiaro; la penisola di Liaodong è il braccio di terra che si estende nel Mar Giallo.

L'esercito giapponese ora poteva sferrare un attacco verso nord, e a marzo venne espugnata Mukden. Il pessimo andamento della guerra convinse il governo zarista a compiere una mossa estrema: in tutta fretta i russi decisero di inviare nel mar del Giappone la propria flotta di navi militari. Al comando dell'ammiraglio Rožestvenskij cinquanta navi da guerra salparono alla fine di agosto 1904 dalla base di Kronštadt, di fronte a Pietroburgo, dirette a Vladivostok. Dovevano circumnavigare l'Europa e l'Africa passando per il Capo di Buona Speranza. Poi risalire l'Oceano Indiano fino all'Estremo Oriente. Contro l'opinione dello stesso ammiraglio Rožestvenskij furono inserite nella flotta, inizialmente basata solo sulle più moderne unità della marina imperiale russa, anche alcune vecchie corazzate, che, pur non essendo completamente obsolete, rendevano la flotta più lenta e, in ultima analisi, più debole ed esposta agli attacchi giapponesi.

L'impresa, epica e pazzesca insieme, doveva essere compiuta in dieci mesi. Poco dopo l'inizio del viaggio ci fu un incidente che per poco non sfociò in una crisi diplomatica: il 21 ottobre 1904, mentre attraversava il Mare del Nord nelle acque territoriali della Gran Bretagna (alleata del Giappone ma neutrale), la flotta russa fece fuoco su innocui pescherecci inglesi che erano stati scambiati per cacciatorpediniere giapponesi ("incidente di Dogger Bank"). Per Rožestvenskij fu un miracolo se la flotta raggiunse la destinazione incolume e nei tempi previsti. La flotta russa carbonava in mare (grazie ad un accordo con una compagnia commerciale tedesca; la Germania, pur non alleata con la Russia, mantenne un atteggiamento di benevola neutralità), e poteva entrare solo brevemente nei porti controllati dalla Francia (alleata della Russia, ma neutrale). Questo causò il progressivo deterioramento delle navi, in particolar modo quelle più vecchie. Inoltre per non rovinare le canne dei cannoni, che non sarebbero state sostituibili fino a Vladivostock, le esercitazioni di tiro furono notevolmente ridotte.

Nel frattempo i giapponesi non erano restati a guardare. L'ammiraglio Tōgō sapeva in anticipo quanto tempo sarebbe occorso alla flotta nemica per arrivare a destinazione, cosicché cominciò a studiare delle contromisure per impedire che le navi russe attraccassero a Vladivostock. Molte informazioni arrivarono ai giapponesi tramite la stampa internazionale, infatti inesplicabilmente la marina russa non applicò la più rigida censura militare sui suoi piani di guerra, che in piccola parte furono pubblicati persino dai giornali giapponesi; Rožestvenskij si lamentò più volte di questo fatto ma non riuscì ad impedire le fughe di informazioni, né poteva evitare di passare accanto a porti e navigli neutrali. La flotta russa fu intercettata nello Stretto di Corea, di fronte all'isola di Tsushima, da cui la grande battaglia navale prese il nome. Questo accadde anche perché, contro gli ordini del suo ammiraglio, il capitano di una nave russa non aveva rispettato l'oscuramento durante la navigazione notturna ed era stata individuata. Con navi più veloci e dotati di armi più moderne, guidati con straordinaria perizia dall'ammiraglio Togo, cui riuscì alla perfezione la manovra vincente (il cosiddetto taglio della T), i giapponesi risolsero tutto in poche ore. Alla sera del 27 maggio 1905, i cannoni nemici avevano annientato tutte le otto corazzate della flotta russa e ridotto il loro comandante in fin di vita.

Conclusione della guerra[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la Russia avesse un esercito più numeroso di quello giapponese, le recenti sconfitte avevano lasciato il segno. I generali russi premevano per una continuazione delle ostilità, anche a costo di lasciare relativamente sguarnito lo scacchiere europeo; infatti, grazie alla ferrovia Transiberiana, enormi masse di soldati venivano trasportate fino alla zona del fronte, e il loro numero stava salendo vertiginosamente negli ultimi mesi della guerra, raggiungendo una proporzione di 3 ad 1 rispetto ai giapponesi. Inoltre, i soldati russi erano meglio armati ed equipaggiati nel 1905 di quanto non fossero nel 1904 mentre il governo nipponico era a rischio bancarotta ed il suo esercito, seppur sempre vittorioso, era ormai sfinito per i due anni di guerra e le dure condizioni dell'inverno in Manciuria. Negli scontri minori, inoltre, la cavalleria russa si era sempre rivelata notevolmente superiore a quella giapponese (anche perché appoggiata da reggimenti di artiglieria a cavallo, che i nipponici praticamente non possedevano) ed il fianco occidentale dello schieramento giapponese ben si prestava ad un'offensiva di cavalleria.

Contro questa ipotesi dei generali russi vi erano però alcuni fattori: l'esercito russo si era mal comportato in azione, soprattutto perché mal comandato e mal organizzato; nessuna riforma organizzativa era stata fatta; i pessimi comandanti russi rimanevano ai loro posti di comando (o nei bordelli che caratterizzavano l'immediata retrovia del fronte in questa guerra), mentre molti dei migliori ufficiali erano morti combattendo e non erano ancora stati rimpiazzati. Inoltre il morale dell'esercito giapponese non era provato, malgrado le durissime perdite patite, in particolar modo attorno a Port Arthur, mentre quello dell'esercito russo era vicino al collasso, con diserzioni e occasionali ammutinamenti. L'enorme massa di soldati russi inoltre era anche mal rifornita di viveri, con occasionali casi di scorbuto nell'inverno 1904-1905, e proteste per la qualità del rancio che si erano diffuse in diverse unità. Su questi problemi si interrogavano tutti i partiti ed i movimenti russi, non solo quelli rivoluzionari, ma anche quelli di ispirazione liberale o religiosa.

Nel corso del 1905, la Russia fu scossa dalla rivoluzione del 1905, che mise a dura prova la stabilità del governo. Il sindaco di Mosca, che in un paese autocratico e privo di un parlamento aveva un enorme potere morale, chiese la pace, interpretando l'opinione pubblica non solo della capitale, ma di tutto il paese e di alcune parti delle forze armate. In Russia si preferì negoziare una pace che permettesse di concentrarsi sulle questioni interne.

L'offerta di mediazione del presidente americano Theodore Roosevelt condusse al Trattato di Portsmouth (New Hampshire), il 5 settembre 1905. La Russia cedette al Giappone la metà meridionale dell'isola di Sakhalin, che era stata sino ad allora sotto il dominio russo (l'isola tornò ai russi nel 1952 con il Trattato di San Francisco dopo la Seconda guerra mondiale). Inoltre i russi dovettero rinunciare al controllo della base navale di Port Arthur e della penisola circostante. Inoltre dovettero ritirarsi dalla Manciuria e riconoscere la Corea come una zona di influenza giapponese. Il Giappone si sarebbe annesso la Corea nel 1910 scatenando le proteste internazionali.

Fu questa una delle prime vittorie dell'era moderna di una nazione asiatica su una europea: il Giappone rafforzò il suo prestigio e cominciò ad essere considerato una grande potenza moderna.

Elenco delle operazioni militari[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Samuel Dumas, Losses of Life Caused By War (1923)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rotem Kowner. Historical Dictionary of the Russo-Japanese War. Scarecrow, 2006. ISBN 0-8108-4927-5
  • Ian Nish. The Origins of the Russo-Japanese War. Longman, 1985. ISBN 0-582-49114-2
  • Richard Connaughton. Rising Sun and Tumbling Bear. Cassell, 2003. ISBN 0-304-36657-9
  • Alberto Caminiti, La guerra russo-giapponese, Fratelli Frilli editori, collana I tascabili, 2008, ISBN 978-88-7563-343-1
  • Brook, Peter, Armoured Cruiser versus Armoured Cruiser, Ulsan, 14 August 1904, in Warship 2000-2001, Conway's Maritime Press, ISBN 0-85177-791-0
  • Warner, Denis and Peggy (1974). The Tide at Sunrise: A History of the Russo-Japanese War', 1904-1905. New York.
  • Repington, Charles (1905). The War in the Far East, 1904-1905. London, 1905.
  • F.R. Sedwick. The Russo-Japanese War. New York, The Macmillan Company, 1909.

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