Georgij Apollonovič Gapon
Georgij Apollonovič Gapon, in russo: Георгий Аполлонович Гапон[?] (Beliki, 17 febbraio 1870 – Ozerki, 10 aprile 1906), è stato un religioso e politico russo. Pope della Chiesa ortodossa russa, fu un popolare e controverso leader del movimento operaio prima e durante la Rivoluzione del 1905. Ritenuto un agente provocatore dell'Ochrana, fu ucciso da militanti social-rivoluzionari.
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Biografia [modifica]
Giovinezza [modifica]
Gapon nacque a Beliki, nella provincia di Poltava, figlio di un cosacco e di una contadina analfabeta. Dopo i primi studi nella scuola del villaggio, nel 1887 entrò nel seminario di Poltava. Qui, tra gli altri, ebbe per maestri Ivan Tregubov e Isaak Fejnerman, due seguaci di Tolstoj, che gli fecero conoscere la sua Analisi della teologia dogmatica, un testo proibito nel quale il grande scrittore descrive la Chiesa ortodossa formata da una gerarchia di qualche dozzina di arcipreti e metropoliti «fuorviati e poco istruiti», che tengono «nella più mostruosa e servile sottomissione» migliaia di preti «occupati a ingannare e a spogliare il popolo col pretesto di amministrare non si sa quale sacramento».[1]
Con tutto ciò, Gapon fu da loro incoraggiato a diventare prete per stare vicino al popolo e occuparsi dei suoi bisogni. Del resto, gli scritti di Tolstoj esercitarono - scrive Gapon - un durevole influsso: «Per la prima volta vidi chiaramente che l'essenza della religione non risiede nelle forme esteriori».[2] Alla fine dei corsi, nel 1893, Gapon non si presentò a sostenere l'esame di teologia, giustificandosi con un presunto stato di malattia e cercando di ottenere egualmente un voto positivo. Gli fu concesso il diploma ma con una nota di demerito che lo dichiarava indegno del titolo di pope.
Gapon visse a Poltava dando lezioni private e nel 1894 sposò Vera, figlia di un ricco commerciante, malgrado l'opposizione dei genitori della ragazza. Determinante fu il sostegno del vescovo di Poltava, Illarion, che lo nominò diacono e poi, nel 1895, prete, affidandogli la chiesa del cimitero della città. Nelle sue funzioni, Gapon si dimostrò predicatore di talento, e si distinse per il suo disinteresse dagli altri preti, usi a esigere anche dai contadini più poveri denaro e regali.
Vera morì prematuramente nel 1898, lasciandogli i due figli Marija e Aleksej. Si trasferì allora a San Pietroburgo per entrare nell'Accademia di Teologia con l'appoggio del vescovo Illarion. Nello stesso tempo, essendo poco interessato agli aridi studi teologici, accolse l'invito del vescovo Beniamin di predicare in una parrocchia operaia e dopo un anno ottenne un congedo dall'Accademia per potersi trasferirsi in Crimea, dichiarando di aver bisogno di recuperare la salute. Lì conobbe il pittore Vereščagin e lo scrittore Džanšiev che gli consigliarono di lasciare la tonaca.[3]
Džanšiev ne ha lasciato un ritratto: «Gli piaceva cantare, soprattutto i canti di Ševčenko, del quale amava anche leggere le opere ad alta voce [...] era sensibile [...] dolce, amabile, ma nello stesso tempo vivace, determinato, impulsivo e orgoglioso. Gli piacevano molto le lodi».[4]
Ristabilito, nel novembre del 1899 tornò a Pietroburgo per riprendere gli studi nell'Accademia teologica, e l'anno dopo Vladimir Sabler, il procuratore aggiunto del Santo Sinodo, gli offrì di predicare nella chiesa di Maria misericordiosa, situata nell'isola Vasilevskij e frequentata soprattutto dagli operai del porto. Gapon fu colpito dall'aspetto degli abitanti del quartiere, dai «loro passi pesanti, i loro corpi magri, le loro facce terree dai toni cadaverici», dalle file dei disoccupati alle porte delle fabbriche, nella speranza che si liberasse un posto.[5]
Propose allora di costituire una società operaia di mutuo soccorso, ma Sabler si oppose, nominandolo però predicatore degli orfanotrofi della Croce Blu e di Santa Olga. Il suo interesse per le condizioni dei miseri inquietò la polizia e un giorno fu convocato dal governatore Klejgel's, al quale Gapon espose i suoi progetti di costruzione di case di lavoro e di colonie agricole per «dare agli infelici un rimedio morale che li conduca a una vita onesta e degna».[6]
Kleigel's approvò le buone intenzioni ma non diede seguito ai suoi progetti. Nel 1901 Gapon s'iscrisse alla Società di filosofia religiosa, fondata dal metropolita Anton, divenne direttore dell'asilo della Croce Blu e chiese alla direzione dell'Accademia teologica, nella quale frequentava ora il terzo anno di corso, un congedo di un anno. Gli venne rifiutato, così come furono rifiutate le sue proposte di riforma dell'asilo della Croce Blu, e il senatore Aničkov, presidente del comitato degli asili di Pietroburgo, lo denunciò all'Ochrana quale pericoloso sovversivo.[7]
Furioso, Gapon si ritirò a Poltava conducendo con sé l'allieva Aleksandra Uzdalëva, una ragazza di 17 anni con la quale visse d'allora maritalmente e che gli diede due figli. Si rese presto conto di aver commesso un errore lasciando la capitale e tornò a Pietroburgo. Interrogato dall'Ochrana, non gli furono mossi appunti e l'Accademia teologica lo ammise al quarto e ultimo anno, previo superamento degli esami arretrati, condizione che Gapon soddisfece nell'ottobre del 1902. Il mese dopo Sergej Zubatov, il capo della polizia politica di Pietroburgo, gli chiese un incontro.[8]
Gapon, Zubatov e l'Ochrana [modifica]
Zubatov è il fondatore di quello che sarà chiamato il «socialismo di polizia». Allo scopo di sottrarre gli operai all'influsso dell'agitazione e della propaganda socialista, con l'approvazione del capo della polizia Dmitrij Trepov aveva fondato a Mosca, nel maggio del 1901, una Società di mutuo soccorso degli operai della produzione meccanica, poi in luglio, a Minsk, il Partito operaio ebreo indipendente, in ottobre il Consiglio degli operai della produzione meccanica di Mosca, e nell'agosto del 1902, a Pietroburgo, una società operaia analoga a quella moscovita.
Zubatov spiegò a Gapon il suo punto di vista. L'autocrazia era un bene, perché lo zar «domina tutte le classi. Librandosi a un'altezza morale, indipendente da tutta la società, egli ha la funzione di bilancia dei poteri».[9] Gli operai possono perciò organizzarsi per bilanciare il maggior potere delle classi superiori, come desidera, a dire di Zubatov, l'autocrate di tutte le Russie. Potrebbe anche essere desiderabile un regime costituzionale, come avrebbe suggerito Gapon, ma Zubatov non poteva ammettere «l'immistione degli studenti e degli altri intellettuali nel movimento operaio» e avrebbe preferito che gli operai fossero organizzati da un uomo come Gapon.[10]
Gapon si recò a Mosca a visitare la società operaia creata da Zubatov. Un giornalista che un tempo vi aveva tenuto conferenze gli aprì gli occhi su quella trappola organizzata dalla polizia: nella società erano presenti agenti che individuavano e poi arrestavano gli operai che parlavano e si lamentavano troppo.[11] Anche i preti che operavano nell'organizzazione svolgevano la stessa funzione: peggiori ancora dei poliziotti «che catturano solo i corpi delle loro vittime, questi preti attentano alla libertà delle anime. Sono i veri nemici delle classe oppresse».[12]
Collaborare con conoscenza di causa all'opera di Zubatov sarebbe «non solo immorale ma criminale», scrisse Gapon,[13] che, senza però rompere i rapporti con Zubatov, si adoperò per costituire una propria organizzazione. Nel maggio del 1903, con cinque operai della società di Pietroburgo fondata da Zubatov, Gapon costituì un comitato segreto con l'intenzione di trasformarla, esercitandovi «un'influenza tale che gli sforzi della polizia politica per farne un arco rampante dell'autocrazia sarebbero stati paralizzati».[14]
Egli avrebbe finto di prestare appoggio «ai servi dell'autocrazia» per poter godere di quella libertà necessaria per organizzare gli operai, dapprima in una società sotto la protezione della polizia, «trasformandola poi, a poco a poco, orientandola verso fini più larghi». I suoi uomini avrebbero finito con l'avere in essa la parte dirigente, e Gapon avrebbe avuto a disposizione, «quando fosse venuto il momento critico, uno stato maggiore pronto a condurre il popolo verso i suoi destini».[15]
Gapon scrisse queste parole nel 1905, «con il senno di poi» in una situazione politica profondamente mutata, e non è credibile che egli, due anni prima, fosse ostile all'autocrazia e avesse concepito un piano così machiavellico con una visione politica tanto lucida. Più probabilmente, per vanità, ambizione e desiderio d'azione politica, ma con una sincera volontà di soccorrere i bisogni dei più derelitti, in quel momento egli voleva agire sottraendosi, per quanto possibile, alla tutela delle autorità che pure lo finanziavano, ma senza avere un piano preciso e una chiara idea delle prospettive che potevano aprirsi al suo movimento.[16]
Intanto, a maggio Gapon si era laureato all'Accademia di Teologia, mentre Zubatov in agosto era caduto in disgrazia. Era accaduto che la sua organizzazione di Odessa aveva proclamato a luglio uno sciopero tale da mettere in crisi tutta la città, e di conseguenza il suo dirigente Ṡaevič era stato arrestato. Il ministro Pleve, a motivo dei legami di Zubatov con Ṡaevič, lo cacciò da Pietroburgo, confinandolo a Vladimir. Pur riabilitato l'anno dopo, alla morte di Pleve, la stella politica di Zubatov era definitivamente tramontata.[17]
Gapon proseguì le sue iniziative. L'11 settembre 1903 aprì a Pietroburgo, in via Orenburg 23, una sala da tè, aperta tutti i giorni per raccogliervi operai ai quali predicava la lotta all'alcolismo e organizzava conferenze e riunioni periodiche, che si concludevano con una preghiera comune. Alle pareti erano affisse icone e ritratti dello zar, e i poliziotti, che non mancavano di frequentarla, stilavano rapporti favorevoli.[18]
L'Assemblea degli operai russi [modifica]
Ma il progetto più importante era l'organizzazione del movimento operaio di Pietroburgo. Ripresa l'idea di Zubatov, in novembre la comunicò al governatore Klejgel's, che trasmise al ministro Pleve lo statuto dell'Assemblea degli operai russi di fabbrica e d'officina [20] elaborato da Gapon. Pleve vide nel pope il miglior continuatore del socialismo poliziesco di Zubatov e il 28 febbraio 1904 lo statuto fu approvato dal governo.
L'Assemblea intendeva contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, fornire ai suoi membri la possibilità di «passare il tempo libero in modo sobrio e ragionevole», di risvegliare e rinforzare in loro la «coscienza nazionale russa». Per raggiungere questi obiettivi, l'Assemblea avrebbe tenuto riunioni settimanali in cui si sarebbero discussi i bisogni degli iscritti. Si sarebbero formati circoli musicali, organizzati concerti e conferenze, create biblioteche e sale di lettura. Per andare incontro alle necessità economiche delle famiglie operaie si sarebbero creati magazzini cooperativi, e fu previsto anche un fondo per le spese funerarie.[21]
Nello statuto non si parlava di diritti sindacali e politici, e un comma apposito, imposto da Pleve, faceva esplicito divieto di utilizzare i fondi dell'Assemblea per aiutare gli scioperanti. Pleve pretese altresì che le conferenze tenute ai lavoratori sulla questione operaia, così come le sale di lettura e le biblioteche, fossero sorvegliate dalla polizia.[22] Membri a pieno titolo dell'Assemblea potevano essere solo operai russi di entrambi i sessi, o almeno di origine russa, purché sudditi russi e di confessione cristiana. A capo dell'Assemblea era costituito un «consiglio di responsabili», che a sua volta eleggeva per tre anni il proprio rappresentante che doveva essere confermato dal governatore di Pietroburgo. Naturalmente Gapon venne eletto rappresentante dell'Assemblea. Del consiglio dei responsabili furono eletti gli operai Vasil'ev, presidente; Karelin, tesoriere; Kuzin, segretario; Varnašëv e altri.[23]
In un promemoria indirizzato al capo della polizia Lopuchin Gapon aveva chiarito i criteri ispiratori della nuova organizzazione operaia. A differenza delle società create da Zubatov, nelle quali «la direzione è stata assunta, e nemmeno abilmente, dalla polizia, e dove pertanto il lavoro viene condotto in modo burocratico e poliziesco», nell'Assemblea di Gapon la polizia doveva «ritirarsi in un cantuccio, riservandosi la funzione dell'osservatore attento e del controllore rigoroso», dal momento che nelle presenti condizioni storiche e sociali esisteva «un atteggiamento ostile e diffidente verso qualsiasi buona iniziativa del potere governativo e poliziesco».[24]
Nello stesso tempo Gapon scrisse a Zubatov, assicurandogli che i lavoratori lo ricordavano tuttora come loro maestro, e vantando il successo della nuova organizzazione. Anche a lui rappresentava la novità rappresentata dall'Assemblea: «Non nascondo il fatto che l'idea del movimento dei lavoratori è tua, ma voglio sottolineare che ora si è rotto il rapporto con la polizia, che la nostra causa è giusta, che la polizia può solo controllarci, ma non tenerci al guinzaglio».[25]
Le quote d'iscrizione degli operai non bastavano a finanziare le attività dell'organizzazione e l'Ochrana contribuì con 6.000 rubli. Atri fondi giunsero dal Ministero degli Interni.[26] Dell'imbarazzante fonte di quei finanziamenti Gapon affermò di non essere preoccupato: di fatto «quel denaro era stato preso dalle tasche del popolo e io non facevo altro che restituirlo ai loro veri proprietari».[27] Eminenti personalità della reazione appoggiarono l'iniziativa di Gapon: il pope Ornatskij, presidente della Società per la diffusione dell'istruzione, il quotidiano sciovinista «Moskovskie Vedomosti» di Gringmut e il generale Bogdanovič, entrambi legati ai Cento Neri.[28]
Lo zar, il governo e la polizia erano molto soddisfatti. In ogni riunione dell'organizzazione di Gapon veniva intonato il «Dio salvi lo zar», le norme dello statuto erano rigorosamente rispettate e il governatore Fullon poteva scrivere al ministro Pleve che l'Assemblea «costituisce un fermo baluardo contro la penetrazione delle idee socialiste nell'ambiente operaio». In considerazione di ciò, il 3 giugno Pleve autorizzò l'apertura di sezioni dell'Assemblea nei diversi quartieri della capitale.[29]
Il 13 giugno fu inaugurata la prima sezione presso la porta di Narva. Vi s'iscrissero più di 700 operai delle officine Putilov, la maggiore industria della capitale, che sorgeva nei pressi e impiegava 15.000 lavoratori. Fu finanziata, come al solito, dalla polizia e dall'Ochrana, e anche dalla direzione delle Putilov. Del resto lo zar, in un suo telegramma di felicitazioni, aveva ricordato con nostalgia il tempo in cui «esistevano relazioni patriarcali tra operaio e padrone».[30]
A dicembre, mentre le organizzazioni operaie socialdemocratiche, ostili all'autocrazia e operanti nell'illegalità, contavano meno di mille membri,[31] l'Assemblea di Gapon raggiunse la sua massima espansione: ne facevano parte molte migliaia di operai[32] che frequentavano, oltre alla casa madre di via Orenburg, altre dieci sezioni aperte a Pietroburgo, più un'undicesima a Sestroreck, cittadina vicina alla frontiera finlandese. Nel frattempo, contrariamente a quanto previsto dallo statuto, erano entrati a farne parte anche lavoratori polacchi, finlandesi ed ebrei. Nelle riunioni non si cantava più «Dio salvi lo zar» e le autorità avevano cominciato a preoccuparsi.[33]
La Domenica di sangue [modifica]
Il 22 gennaio 1905, il giorno successivo allo sciopero generale di San Pietroburgo, Gapon organizzò una manifestazione allo scopo di presentare una petizione allo zar. Tale avvenimento ebbe delle conseguenze tragiche: al termine della manifestazione la polizia sparò contro la folla comportando un numero considerevole di morti[34]. Lo stesso Gapon riuscì a stento a salvarsi grazie all'aiuto dei suoi sostenitori. A seguito di quella che sarà ricordata come Domenica di sangue, Gapon lanciò un anatema contro lo Zar e incoraggiò i lavoratori a rovesciare il regime. Fu quindi costretto a fuggire all'estero dove allacciò stretti legami con il Partito Socialista Rivoluzionario.
Trovò asilo a Ginevra[35] e quindi a Londra, nel quartiere di Stepney insieme agli anarchici Pëtr Alekseevič Kropotkin e Rudolf Rocker[36]. Dopo il Manifesto d'Ottobre fece ritorno in Russia riallacciando i contatti con l'Ochrana. Sospettato di essere un agente provocatore, Gapon fu trovato impiccato in un cottage finlandese, giustiziato dopo una sentenza di condanna a lui comminata dal Partito Socialista Rivoluzionario[34].
Note [modifica]
- ^ J.-J. Marie, Le Dimanche rouge, 2008, p. 38.
- ^ Gapon, Mémoires, 1905, p. 19.
- ^ Gapon, cit., pp. 61-62.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 42.
- ^ Gapon, cit., pp. 158-159.
- ^ Gapon, cit., p. 73.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 45.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 46.
- ^ Gapon, cit. p. 94.
- ^ Gapon, cit. p. 96.
- ^ Gapon, cit., p. 100.
- ^ Gapon, cit., p. 108.
- ^ Gapon, cit., p. 102.
- ^ Gapon, cit., p. 112.
- ^ Gapon, cit., pp. 117-118.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 52.
- ^ J.-J. Marie, cit., pp. 52-53.
- ^ J.-J. Marie, cit., pp. 53-54.
- ^ Nelle Memorie Gapon scrive di essere rimasto molto contrariato d'essere stato fotografato, pensando che un giorno la polizia avrebbe potuto sfruttare ai suoi danni un'immagine che lo ritraeva a fianco di un'autorità dello zarismo: cfr. Gapon, cit., p. 150.
- ^ Собрание русских фабрично-заводских рабочих, Sobranie russkich fabrično-zavodskich rabočich.
- ^ Stralci dello statuto in Gapon, Storia della mia vita, a cura di A. A. Šilov, 1925, pp. 141-147.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 65.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 67.
- ^ Citato in N. N. Vanag, Il 9 gennaio, in AA. VV., Il 1905. Storia del movimento rivoluzionario per saggi, 1925, p. 40.
- ^ S. V. Zubatov, Lo zubatovismo, 1917, p. 170.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 66.
- ^ Gapon, cit., p. 143.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 57.
- ^ J.-J. Marie, cit., pp. 67-68.
- ^ J.-J. Marie, cit., pp. 68-69.
- ^ Da ottocento a mille unità, secondo V. I. Nevskij, Storia del Partito bolscevico. Dalle origini al 1917, 2008, p. 276.
- ^ Più di quattromila secondo Nevskij, quindicimila secondo Marie, ventimila secondo Gapon, cit., p. 148.
- ^ J.-J. Marie, cit., p. 74.
- ^ a b Biografie marxiste
- ^ Spartacus Educational
- ^ East London History.
Bibliografia [modifica]
- Gapon, Les Mémoires du Pope Gapone, tr. C. Yver, Paris, Librairie Felix Juven, 1905
- Sergej V. Zubatov, Lo zubatovismo, «Byloe», 4, 1917
- AA. VV., Il 1905. Storia del movimento rivoluzionario per saggi, a cura di M. N. Pokrovskij, Mosca, 1925
- Jean-Jacques Marie, Le Dimanche rouge, Paris, Larousse, 2008 ISBN 978-2-03-583348-8
Collegamenti esterni [modifica]
- (RU) I. M. Tregubov, Georgij Gapon e lo sciopero generale, «Libération», 66, 1905
- (EN) Gapon, The Story of my Life, New York, E. P. Dutton & Co., 1906
- (RU) Gapon, Storia della mia vita, Mosca, Kniga, 1990
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