Georgij Valentinovič Plechanov

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Georgij Plechanov

Georgij Valentinovič Plechanov in russo: Георгий Валентинович Плеханов[?] (Tambov, 11 dicembre 1856Zelenogorsk, 30 maggio 1918) è stato un filosofo e politico russo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Con la sua azione Plechanov ha contribuito alla sviluppo del marxismo nella filosofia, accrescendo anche il ruolo dell'arte e della religione nella società. Scrisse molte opere relative al materialismo storico e si occupò di classici temi marxisti (pur non essendo un ortodosso) come il rapporto tra struttura e sovrastruttura e il ruolo dell'ideologia nell'evoluzione mondiale. Si sforzò di diffondere le idee marxiane in Russia negli anni bui della repressione zarista, guadagnandosi un posto d'onore nel "pantheon" del proletariato internazionale.

Da studente aderì alla società segreta populista Narodnaja Volja (La Volontà del Popolo) e fondò, poi, la frazione nera del partito Zemlja i Volja (Terra e Libertà). Queste organizzazioni, fedeli al populismo, si proponevano di incentrare la lotta rivoluzionaria sull'azione contadina guidata dagli intellettuali, facendo leva sul terrorismo (uccisione dello zar Alessandro II nel 1881) e sulla figura dell'eroe.

Plechanov però intuì ben presto che la fase industriale e capitalista era già cominciata in Russia e che, quindi, guida della rivoluzione doveva essere il proletariato; questa concezione, che sostenne in vari scritti (Le nostre divergenze del 1884 in primo luogo) lo posero contro i populisti e lo fanno tuttora riconoscere come uno dei fondatori del socialismo scientifico. Nel 1880 si recò all'estero e a Parigi, ove svolgeva il lavoro di pubblicista, dopo aver collaborato con i blanquisti, iniziò lo studio del marxismo divenendone un fervido propagandista.

Nel 1883, insieme con Lev Grigor'evič Dejč, Pavel Aksel'rod, Vasilij Ignatov e Vera Zasulič, fondò il gruppo Emancipazione del lavoro (Освобождение труда, Osvoboždenie Truda), che fu la prima organizzazione marxista russa. Nel 1895, su pressione del governo zarista, fu espulso da Parigi e visse in Svizzera e in Italia, finché, dopo la rivoluzione del 1905, tornò in Russia. Recatosi di nuovo all'estero, tornò ancora in Russia dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale su invito di Kerenskij e, nelle file mensceviche, combatté il bolscevismo e morì a Terijoki, poi denominato Zelenogorsk, un sobborgo di San Pietroburgo.

Il suo pensiero è racchiuso soprattutto nello Studio sullo sviluppo della concezione monistica della storia del 1895. È lui l'autore della celebre massima: "Senza teoria rivoluzionaria, non c'è azione rivoluzionaria nel vero senso della parola".

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Opere complete, a cura di D. B. Rjazanov, 24 voll., Mosca, Istituto Marx-Engels, 1923-1927

Edizioni in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

  • Lettere senza indirizzo, a cura di A. Alberti, Milano, Silva, 1964
  • Contributi alla storia del materialismo (Holbach, Helvetius, Marx), Milano, Iskra, 1979

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Predrag M. Grujic, Cicerin, Plechanov und Lenin. Studien zur Geschichte des Hegelianismus in Rußland, München, Fink, 1985

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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