Eduard Bernstein

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Eduard Bernstein nel 1895

Eduard Bernstein (Berlino, 6 gennaio 1850Berlino, 18 dicembre 1932) è stato un politico, filosofo e scrittore tedesco.

Militante nel Partito socialdemocratico tedesco dal 1872, nel 1878 Bernstein espatriò a Zurigo dove fu editore fino al 1890 del Sozialdemokrat, organo non ufficiale del partito.

Trasferitosi a Londra, vi soggiornò dal 1888 al 1901 conoscendo così il coautore del Manifesto del partito comunista, il tedesco Friedrich Engels, e approfondendo la conoscenza delle teorie sulla società ed economia capitalista e sull'avvento del comunismo sviluppate da Engels e da Karl Marx. Bernstein rinnegava però la prospettiva violenta dell'abbattimento del capitalismo e sviluppò una propria teoria revisionista per la realizzazione del regime socialista, fondata su un approccio graduale e riformista e non rivoluzionario, divenendo uno dei fondatori del revisionismo in chiave marxista.

Membro del Reichstag dal 1902 al 1928, viene ricordato soprattutto per l'opera I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia (1899), in cui illustra la sua critica revisionista al sistema marxista. Partecipò attivamente alla revisione teorica della Spd attraverso il determinante contributo alla elaborazione del Programma di Görlitz nel 1921.

Il pensiero politico[modifica | modifica sorgente]

Eduard Bernstein trascorse il periodo 1891-93 a ribattere alle tesi che la critica borghese avanzava nei confronti delle idee marxiane. L’esperienza lo segnò a tal punto[1] che nel 1899 mise in discussione le teorie di Marx ed Engels, nella convinzione che lo sviluppo produttivo si sarebbe evoluto su binari diversi da quelli ipotizzati da Marx, e le contraddizioni insite nel capitalismo non avrebbe portato al suo crollo, come invece predetto dai due filosofi tedeschi. Per questa ragione, Bernstein rivolgeva l’attenzione non tanto alla rigenerazione insita nella soluzione rivoluzionaria quanto al percorso graduale fatto di progressivi cambiamenti, itinerario che avrebbe dovuto occupare la socialdemocrazia nell’elaborazione teorica e nella formulazione di un programma di riforme. Il suo pensiero al proposito è sintetizzato nella sua massima “il movimento è tutto, il fine è nulla”.

L’esito del socialismo nei tempi lunghi avrebbe dovuto essere la socializzazione dei mezzi di produzione e la trasformazione delle forme statuali del momento, con la conseguente progressiva scomparsa delle classi sociali. Ma così come avvenuto nel passaggio fra feudalesimo e sistema di accumulazione capitalistica, il trapasso da capitalismo a socialismo avrebbe dovuto vedere tappe intermedie che non influenzassero negativamente il processo produttivo, evitando anche il fenomeno della burocratizzazione che Bernstein intravedeva come pericolo nel caso di un passaggio improvviso e radicale. Inoltre, per Bernstein l’impreparazione della classe operaia al momento le impediva un rovesciamento violento dei rapporti di forza e la gestione di nuove forme di governo.

Le sue dottrine riformiste derivavano anche da una visione ottimistica della società, nella quale anche strati della borghesia avrebbero secondo il filosofo condiviso l’ideale socialista; e pertanto il processo verso il socialismo avrebbe dovuto svolgersi nell’alveo della democrazia incardinata nel suffragio universale, con il supporto di forme cooperative di produzione e di distribuzione e con battaglie da condurre in Parlamento, attraverso alleanze con partiti non di matrice operaia e contando sui progressi tecnologici nel campo delle comunicazioni che avrebbero permesso la riduzione delle crisi speculative.

La sua visione era contraria a qualsiasi forma di violenza. Le uniche prove di forza erano per Bernstein ammesse nel quadro dell’instaurazione di un regime democratico. Perciò il rifiuto della dittatura del proletariato, della rivoluzione e di forme sterilmente ribellistiche, ma la convinzione di una incisiva e coerente iniziativa per le vie parlamentari[2][3][4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «[...] mi assalirono dubbi sui principî che sino a quel momento avevo considerato inconfutabili, e gli anni successivi furono forieri di un ulteriore rafforzamento di questi dubbi.» Entwicklungsgang eines Sozialisten, riportato in Storia del Marxismo, Vol. 2, pag. 252.
  2. ^ Marek Waldenberg, La strategia politica della socialdemocrazia tedesca, in Storia del Marxismo, Einaudi, Torino, 1979, pagg. 219-22.
  3. ^ Iring Fetscher, Bernstein e la sfida all’ortodossia, in Storia del Marxismo, Vol. 2, Einaudi, Torino, 1979, pagg. 252-67.
  4. ^ Che cos’è la sinistra?, Micromega. URL consultato il 17 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marek Waldenberg, La strategia politica della socialdemocrazia tedesca, in Storia del Marxismo, Vol. 2, Einaudi, Torino, 1979
  • Iring Fetscher, Bernstein e la sfida all’ortodossia, in Storia del Marxismo, Vol. 2, Einaudi, Torino, 1979

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