Materialismo storico

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Karl Marx

Con materialismo storico si intende, nell'ambito dell'analisi marxiana di struttura e sovrastruttura, l'interpretazione materialistica della storia delle società umane (materialistische Geschichtsauffassung).[1]

L'uso di questa espressione si deve ad Engels che negli ultimi anni della sua vita scrisse ripetutamente di «concezione materialistica della storia».

Il materialismo[modifica | modifica sorgente]

L'analisi di Karl Marx è materialistica perché considera come determinanti per lo sviluppo della storia umana e per la creazione di un ordine sociale diversi fattori strutturali materiali, in particolare tecnologici ed economici.

Questa visione della storia si differenzia da quella degli idealisti, che alla base dei cambiamenti politici e sociali pongono la politica, la filosofia, l'arte o la religione quelli cioè che Marx chiama elementi sovrastrutturali.

Convinto della mutevolezza del mondo, Marx afferma la temporaneità di un fenomeno come quello del capitalismo che è inevitabilmente destinato un giorno ad essere sostituito da una nuova forma sociale.

Le affermazioni fondamentali di Marx sono le seguenti:

  1. Le fondamenta economiche di una data società – che sono il modo in cui la ricchezza è prodotta e distribuita – determinano in generale il punto d’osservazione di quella società per quanto riguarda la condotta e le relazioni dei suoi membri, ma queste condizioni sociali sono esse stesse nel processo di cambiamento e costituiscono l’elemento dinamico e mutevole nella storia.
  2. Vi è un’evoluzione sociale, con nuove società, con diverse basi economiche, che scaturiscono dalle vecchie – a causa di certi elementi che si sono sviluppati in queste ultime.
  3. La storia, considerata come sviluppo dei rapporti di produzione e di distribuzione (e delle relative forme di proprietà che ne rappresentano il riflesso giuridico), è un susseguirsi di lotte di classe che sono tutte di natura politica, perché, anche se nascono per interessi particolari, in definitiva hanno come obiettivo il controllo del potere statale.
  4. La storia è il risultato dell’azione delle condizioni sociali sull’uomo e dell’azione dell’uomo sulle condizioni sociali.

I modi di produzione[modifica | modifica sorgente]

Marx distingue inoltre specifiche fasi, nella storia dei popoli, caratterizzate da varie e particolari condizioni e rapporti economici che vengono chiamate "modi di produzione".

  • Il comunismo primitivo (Urkommunismus) la cui struttura materiale è costituita dalle elementari attività economiche della caccia, dell'addomesticamento e dell'allevamento animale, dal raccogliere frutti e altri prodotti vegetali, da rudimentali esperimenti agricoli. La sovrastruttura ideale è data dalla semplicità del pensiero e del costume, dall'assenza di una istituzione statuale vera e propria e da concezioni religiose o protoreligiose, strettamente collegate ai cicli della natura.

Engels, sulla scorta di Morgan, distingue in questo modo di produzione due sottofasi:

  • la fase "selvaggia", priva di qualsivoglia sovrastruttura permanente e con un legame strettissimo al mondo naturale, come si riscontra in alcune popolazioni aborigene delle foreste, e
  • la fase barbara, come quella delle popolazioni della Germania oltre i confini dell'antico Impero Romano e degli indiani del Nord America durante l'invasione degli europei.

Nella società barbarica, nonostante non sia sviluppato uno Stato né una divisione del lavoro (salvo quella indotta da caratteristiche biologiche come il sesso o l'età), esistono alcune istituzioni di carattere tribale-gentilizio. Nel comunismo primitivo l'evoluzione sociale può essere delineata osservando il passaggio attraverso diversi tipi di matrimonio e diversi sistemi di parentela, essendo ancora la società basata su vincoli di sangue (ciò che Engels chiama "costituzione gentilizia"). Il surplus economico dato dal miglioramento delle tecniche dell'agricoltura e le conseguenti crescita e dispersione della popolazione hanno in diverse occasioni storiche condotto società di questo tipo ad evolvere (spesso in modo traumatico) in altre formazioni sociali.

  • Il modo di produzione asiatico, che nasce nelle città-Stato della Mesopotamia e che ha il suo massimo sviluppo nei grandi imperi agricoli dell'Asia ma diffuso anche in altri continenti (per esempio nell'Egitto dei faraoni o nel Sud America precolombiano), dove, per la necessità di organizzare vastissime opere di irrigazione e in seguito alla formazione di imperi in lunghe campagne di conquista militare, lo Stato si trova ad accentrare l'organizzazione economica dell'intera società. Le terre ed i mezzi di produzione sono proprietà pubblica, l'iniziativa economica privata è assente o pochissimo sviluppata, la produzione artistica e culturale è ricca sebbene diretta in modo dispotico. La casta dominante non si distingue dalla gerarchia politico-religiosa e si attribuisce qualità divine. Società di questo tipo sono piuttosto stabili e si sono mantenute nei continenti extraeuropei per millenni, spesso raggiungendo livelli tecnologici e culturali superiori alle civiltà basate sulla proprietà privata tipiche dell'Europa.
  • Il modo di produzione antico basato sulle prime città-Stato di tipo greco-romano. Qui si sviluppa una vasta proprietà privata. Si formano le differenziazioni sociali tra famiglia e famiglia, tra ricchi e poveri, e l'élite al potere, costituita originariamente da capi militari-religiosi, forgia lo Stato per difendere i propri privilegi e si costituisce in classe dominante (aristocrazia). Spesso in questo modo di produzione lo Stato ha istituzioni democratiche (come la agorà greca), derivate in genere dalle strutture assembleari della costituzione gentilizia ma riadattate alla nuova organizzazione sociale con l'esclusione dei non cittadini, ossia stranieri, schiavi ecc.. Religioni di carattere nuovo, generalmente politeiste, si sviluppano in questa fase e diventano strumenti di controllo politico e sociale come valvola di sfogo per la sofferenza della condizione sociale ed economica dei ceti oppressi e come giustificazione ideologica del potere statale.
  • Il modo di produzione schiavista, che ha avuto il suo culmine nell'Impero Romano, nella quale l'antagonismo tra cittadini liberi e schiavi, già presente nella società antica soprattutto come risultato della sottomissione in guerra di altri popoli, diventa un decisivo fattore economico a causa dello sviluppo smisurato della parte di popolazione tenuta in schiavitù. Il lavoro servile nelle campagne costituisce la base economica fondamentale della società, gli schiavi sono una merce venduta ed acquistata dalla classe dominante dei proprietari di schiavi. L'origine degli schiavi non è solo bellica, ma è secondo Marx ed Engels anche il frutto del libero scambio di merci, che accumulando ricchezza e miseria pone la base per l'usura e l'indebitamento dei cittadini liberi, che può infine condurre alla formazione di latifondi e alla schiavitù per debiti, che demoliscono definitivamente l'apparente eguaglianza (perlomeno all'interno della comunità dei cittadini) della società antica. L'esistenza parassitaria dei ceti dominanti nelle città (a spese delle masse di schiavi) libera tempo e risorse per l'elaborazione di raffinati prodotti intellettuali, spesso in un clima di confronto aperto tra le diverse opinioni e interessi dei soli cittadini liberi.
  • La fase del regime feudale, tipica dell'Europa medioevale, basata sulla divisione del territorio in una gerarchia di feudi, appunto, intesi come proprietà personale delle famiglie aristocratiche al potere, che ne organizzano lo sfruttamento agricolo non più attraverso l'uso di schiavi (la schiavitù è ridotta ai livelli pre-schiavistici o addirittura abolita) ma col sistema della servitù della gleba, secondo il quale ogni contadino deve dividere il proprio lavoro tra quello libero sul proprio terreno che garantisce il sostentamento della sua famiglia (o su terreni di proprietà comune del villaggio) e quello obbligatorio a vantaggio del signore feudale. Nelle città si sviluppano lentamente il commercio, l'artigianato (inquadrato nelle corporazioni) e le prime attività bancarie, ma il mondo rurale resta protagonista dell'economia. Tipiche di questa fase sono le confessioni monoteiste ed un impianto ideologico volto a giustificare gerarchia, tradizioni ed immobilismo sociale. Il feudalesimo si è storicamente sviluppato in Occidente in seguito all'invasione del decaduto Impero Romano da parte dei popoli barbari, che hanno trasformato le proprie istituzioni tardo-gentilizie innestandole sulle forze produttive create dallo schiavismo.
  • Futura società comunista: in questa definitiva fase, che chiude il ciclo storico della società divisa in classi, tutti i mezzi di produzione passeranno unicamente nel possesso della comunità, scomparirà lo Stato (sostituito dalla "semplice amministrazione delle cose"), non vi saranno più distinzioni di classe, non esisterà più la famiglia come configurata nel passato, si dissolverà ogni tipo di religiosità non più necessaria per difendere i privilegi della classe dominante o per "consolare" gli oppressi. Si distinguono due sottofasi: la fase inferiore (spesso chiamata "socialismo"), dove esistono ancora il denaro e il diritto e una forma di Stato in via di estinzione, poiché non si è ancora raggiunto un sufficiente livello di sviluppo delle forze produttive per garantire la sovrabbondanza universale; la fase superiore (il comunismo vero e proprio), in cui queste istituzioni ereditate dalla società divisa in classi non hanno più ragione di esistere. Nella fase di transizione dal capitalismo al socialismo, dopo la conquista del potere politico da parte del proletariato, la lotta di classe dei salariati contro la borghesia assume la forma della dittatura del proletariato; questa fase non rappresenta un modo di produzione a sé stante ma soltanto l'organizzazione dello Stato durante la trasformazione rivoluzionaria della società, nel periodo in cui nel pianeta ancora convivono i modi di produzione capitalista e comunista.

Queste fasi non rappresentano stadi necessari dello sviluppo di ogni comunità umana, come dimostra il fatto che il modo di produzione asiatico non si è sviluppato in Europa e viceversa il feudalesimo e la successiva evoluzione capitalista non si sono generalmente verificati (se non per invasione/assimilazione) nelle zone del pianeta dove ha prevalso il modo di produzione asiatico, né d'altronde ogni società tende inevitabilmente ad evolversi verso le fasi "successive" visto che alcune di queste formazioni socioeconomiche sono rimaste stabili per millenni. In particolare, i rapporti tra i modi di produzione asiatico, antico e schiavista, e talvolta la loro stessa distinzione come modi di produzione diversi, sono oggetto di numerose interpretazioni e controversie entro lo stesso campo degli studiosi marxisti, ma mai trattati come una serie di fasi che si succedono meccanicamente in ogni luogo. Se di evoluzione necessaria si può parlare questa può al massimo valere solo per l'intera umanità nel suo complesso.

D'altronde, neppure il passaggio al comunismo è considerato inevitabile: diversi autori marxisti hanno parlato dell'alternativa "socialismo o barbarie", in analogia al passaggio del Manifesto dove si dice che in ogni fase storica la lotta di classe conduce o al rovesciamento rivoluzionario della classe dominante o alla rovina comune delle classi in lotta. Da questo punto di vista, se l'umanità non saprà instaurare il socialismo sul pianeta, non si avrà un capitalismo perpetuo bensì una qualche forma di collasso della società.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario di filosofia Treccani (2009) alla voce "Materialismo storico e dialettico"

Bibliografia essenziale[modifica | modifica sorgente]

  • Friedrich Engels, L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, 1884.
  • Paul Lafargue, Il materialismo economico di Karl Marx, Parigi, Henry Oriol Éditeur, 1884.
  • Karl Kautsky, Etica e concezione materialistica della storia, Milano, Feltrinelli, 1958 (1906).
  • Guido Calogero, Il metodo dell'economia e il marxismo. Introduzione alla lettura di Marx, Bari, Laterza, 1967 (1944).
  • Georgij V. Plechanov, La concezione materialistica della storia, Milano, Feltrinelli, 1972.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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