Stato socialista

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bussola Disambiguazione – Questa voce riguarda stati governati da partiti comunisti con un sistema che impediva l'esclusione di questi dal potere politico. Per informazioni riguardanti il comunismo come forma di società e come movimento avente per obiettivo la realizzazione della società comunista si veda la voce Comunismo.

Uno Stato socialista o Repubblica popolare o Stato comunista è uno Stato governato da un partito politico che dichiara la sua lealtà ai princìpi del marxismo-leninismo e del socialismo in generale. Altri termini utilizzati per indicare una simile forma statuale sono repubblica democratica (poco usata per evitare confusioni con le repubbliche parlamentari), democrazia popolare, repubblica socialista, Stato operaio, semistato o anche stato comunista. L'espressione stato socialista può indurre equivoci con altre forme di socialismo non marxista, dove il socialismo di stato è visto come il fine (ad esempio il socialismo arabo, il socialismo democratico, il socialismo nazionale o il bolivarismo: tuttavia a livello politico spesso viene usata la denominazione stato socialista o repubblica popolare anche per questi stati), mentre nelle repubbliche popolari altro non è che uno stadio intermedio verso il raggiungimento del comunismo, una fase finale nella quale si è conseguita l'estinzione dello Stato e la fine della divisione in classi sociali.

Definizione di Stato socialista[modifica | modifica wikitesto]

Nella letteratura marxista è consolidata la definizione di "Stato socialista" una forma di Stato in cui il partito comunista detiene il potere nel contesto della dittatura del proletariato, escludendo quindi ogni forma di concorrenza con partiti borghesi nella condivisione del potere politico. Inoltre l'esercitarsi della dittatura del proletariato, rendendo inutile e spezzando l'immensa macchina repressiva di classe nei confronti della grande maggioranza (sostituzione dell'esercito con il popolo in armi), comincia già a estinguere lo Stato, riducendolo, spezzandolo, rendendolo un semistato[1].

Tuttavia nella realtà storica passata e presente, nell'ambito dei poteri costituiti non si è mai verificata la seconda condizione, tale da rendere impossibile la revoca del potere al partito comunista.

Un paese governato da un partito comunista non è automaticamente uno "Stato socialista". Ci sono stati ed esistono tuttora paesi in cui i partiti comunisti sono arrivati al potere tramite elezioni democratiche, e hanno governato nel contesto di una democrazia multipartitica. Tali situazioni si possono attualmente trovare negli stati indiani di Kerala e Bengala Occidentale, in Nepal, nella Moldavia, a Cipro e nel territorio francese di Réunion; la Repubblica di San Marino dal 1945 al 1957. I partiti comunisti hanno anche preso parte a governi democratici di coalizione in nazioni come Francia e Italia. Nessuna di queste nazioni si qualifica come stato socialista, perché i rispettivi partiti comunisti non detengono il monopolio sul potere politico.

Inoltre, gli stati storici della Repubblica Sovietica Ungherese, della Repubblica Sovietica Slovacca e della Repubblica Sovietica Bavarese furono entità rivoluzionarie di breve vita, che sono difficili da definire come stati socialisti, poiché lo status dei partiti politici non comunisti al loro interno rimane poco chiaro.

Esempi storici di governi comunisti[modifica | modifica wikitesto]

I governi comunisti sono sorti tipicamente durante periodi di instabilità politica generale. La gran parte è giunta al potere tramite rivoluzioni guidate da partiti comunisti. Diversi operarono illegalmente per un lungo periodo prima della rivoluzione e svilupparono strutture disciplinate ed efficaci, assieme ad un gruppo di leader impegnati, in grado di mobilitare elementi della società insoddisfatti del capitalismo e del governo al potere. La base di sostenitori dei comunisti consisteva tipicamente di lavoratori, intellettuali e, soprattutto nel caso della Cina, di contadini. A seguito di una rivoluzione riuscita, il partito comunista si impegnava a ricercare la costruzione di una nuova società.

Primi esempi di società comuniste[modifica | modifica wikitesto]

Le società comuniste sono esistite durante tutto il corso della storia, e molte esistono ancora oggi, ma fu solo nel XX secolo che partiti comunisti altamente organizzati, basati sull'ideologia marxista-leninista, diedero vita a "stati socialisti". Informazioni riguardanti le prime forme tradizionali e/o religiose di comunismo (oltre a informazioni su altre società comuniste in senso marxista, come la Comune di Parigi) si possono trovare nell'articolo Comunismo. Molti ricercatori [senza fonte] preferiscono usare il termine comunalismo per distinguere le diverse società comunitarie dal comunismo, che viene generalmente associato al marxismo.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel XX secolo, diversi partiti comunisti basati sull'analisi marxista-leninista hanno stabilito governi in diverse nazioni. La storia degli stati socialisti è spesso strettamente legata a quella dei governi non-comunisti e alla storia del movimento comunista in generale. Per questo il seguente resoconto storico non è limitato ai soli stati socialisti.

Successivamente alla Rivoluzione russa del 1917, che infiammò quella che in seguito sarebbe diventata l'Unione Sovietica, si ebbe un'ondata rivoluzionaria in tutta Europa. Rivoluzioni comuniste, sollevazioni o tentativi di insurrezione ebbero luogo in diverse nazioni europee. Comunque, i comunisti russi, impegnati nella guerra civile, non furono in grado di fornire un supporto significativo ai movimenti comunisti attivi al di fuori della Russia. Alla fine, solo due rivoluzioni al di fuori di questa furono in grado di rovesciare il governo e prendere il potere. Esse produssero la Repubblica Sovietica Bavarese (che visse dal novembre 1918 al 3 maggio 1919) e la Repubblica Sovietica Ungherese del 1919. Entrambe vennero rapidamente abolite, e con la sconfitta dell'Armata Rossa nella guerra russo-polacca del 1920, i comunisti russi furono costretti ad abbandonare qualsiasi piano di aiuto militare ai movimenti comunisti in Europa. Dall'altra parte del mondo, la Mongolia, che era stata un protettorato dell'Impero Russo dal 1912 al 1919, cadde sotto controllo cinese durante la guerra civile russa. L'Armata Bianca dei monarchici russi ne prese il controllo nel 1921, ma venne scacciata dall'Armata Rossa nello stesso anno. La Mongolia non venne assorbita nell'Unione Sovietica, ma venne ribattezzata Repubblica Popolare Mongola e divenne il primo stato satellite dell'Unione Sovietica nel 1924.

Dal 1924 fino alla seconda guerra mondiale, non ci furono rivoluzioni comuniste di successo, e nessun altro Stato socialista venne fondato.

Nel mondo, la maggior parte degli stati socialisti vennero fondati nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale in Europa orientale, o in paesi che vennero occupati dall'Armata Rossa successivamente all'occupazione da parte del Terzo Reich, oppure in paesi dove i partigiani comunisti riuscirono, a guerra finita, a prendere il potere da sé, come avvenne in Jugoslavia. L'Armata Rossa preparò la strada per l'istituzione di governi comunisti in Polonia, Germania Est, Ungheria, Bulgaria, Cecoslovacchia e Romania, che divennero paesi satelliti dell'URSS. I partigiani comunisti stabilirono governi comunisti inizialmente filo-sovietici in Albania e Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia. Inoltre, in Asia orientale, l'Armata Rossa partecipò alla guerra contro il Giappone e fondò uno Stato socialista in Corea del Nord.

Il Partito Comunista Cinese di Mao Zedong emerse vittorioso dalla guerra civile e fondò la Repubblica Popolare Cinese nel 1949. La prima guerra d'Indocina portò alla fondazione della Repubblica Democratica del Vietnam nel Vietnam settentrionale. In seguito la guerra del Vietnam si concluse con la conquista del Vietnam del Sud da parte dell'esercito nordvietnamita e la fondazione di un'unica Repubblica Socialista del Vietnam nel 1975. Il conflitto in Indocina vide inoltre i comunisti prendere il potere nel Laos e nella Cambogia nel 1975, ma il nuovo governo (noto come Kampuchea Democratica) cadde durante un'invasione vietnamita e fu bandito dal Vietnam e dai suoi alleati comunisti (vedi Khmer Rossi).

Nel 1959, la Rivoluzione cubana diede origine al primo Stato socialista dell'emisfero occidentale la Repubblica di Cuba.

Una guerra civile portò alla costituzione della Repubblica democratica popolare dello Yemen nello Yemen meridionale nel 1969.

Per molti anni, dei regimi comunisti furono al potere anche in Afghanistan, Etiopia, Angola, Mozambico e in altri paesi in via di sviluppo, anche se alcuni di questi ebbero breve vita.

Nei primi anni ottanta, quasi un terzo della popolazione mondiale era governato da regimi comunisti.

Ci furono moltissime guerre e conflitti armati tra "stati socialisti": la Primavera di Praga, la guerra tra Somalia ed Etiopia per l'Ogaden, la guerra tra Cambogia e Vietnam, il conflitto di confine tra Cina e URSS, la Guerra Sino-Vietnamita, e la Rivoluzione ungherese.

Comunque, a causa di problemi economici interni, impedimenti esterni, e pressioni per le riforme, la stessa Unione Sovietica stava diventando sempre più instabile. Alla fine degli anni 1980, le popolazioni dell'Europa orientale iniziarono a sollevarsi contro i propri governi, e nel 1991, l'Unione Sovietica collassò. Nessuno dei governi comunisti dell'Europa orientale sopravvisse agli eventi.

Stati socialisti scomparsi[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dei paesi che hanno dichiarato di essere socialisti sotto l'ideologia marxista-leninista o maoista in un qualsiasi momento della loro storia. I confini politici della mappa risalgono alla Guerra Fredda. Non tutti questi paesi furono socialisti nello stesso momento storico.

Stati socialisti scomparsi e i loro partiti di governo (se applicabili):

Stati socialisti attuali[modifica | modifica wikitesto]

Gli stati attualmente socialisti. La Corea del Nord è esclusa dato che la sua ideologia ufficiale non è più il marxismo o il marxismo-leninismo ma la Juche

Le seguenti nazioni sono gli Stati che si richiamano all'ideologia del marxismo-leninismo e nei quali il partito unico ha il monopolio del potere politico. Il grado con cui questi stati possono considerarsi socialisti è questione di dibattito, a causa delle differenti definizioni di socialismo, ma viene generalmente accettato che siano sistemi di stampo sovietico, che emulano l'ex Unione Sovietica.

Paesi comunisti che hanno adottato la forma di Stato marxista-leninista[modifica | modifica wikitesto]

La Cina, e in misura minore anche il Vietnam e il Laos, hanno adottato riforme di economia di mercato.

Paesi comunisti o socialisti che non hanno adottato la forma di governo marxista-leninista[modifica | modifica wikitesto]

Paesi non comunisti in cui un partito comunista è membro della coalizione di governo[modifica | modifica wikitesto]

Paesi capitalisti in cui la costituzione fa riferimento al socialismo[modifica | modifica wikitesto]

Teorie comuniste e ideologie di governo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marxismo, leninismo, trotskismo, stalinismo, maoismo, titoismo, castrismo e socialismo del XXI secolo.

Gli "stati socialisti" si basano su un forma di ideologia marxista-leninista. Tutti gli "stati socialisti" storici, che esistettero per periodi significativi nel corso del XX secolo affondavano le loro radici o nel marxismo-leninismo di ispirazione sovietica o nel maoismo. Che questi stati fossero fedeli al marxismo è oggetto di contesa. I trotskisti sono stati sonori oppositori comunisti dell'Unione Sovietica stalinista e post-stalinista e del maoismo, sulla base del fatto che venivano ritenute perversioni degli ideali comunisti e della pratica leninista.

Il marxismo sostiene tra le altre cose che la storia umana ha e avrà una struttura che si alterna tra periodi di lento sviluppo tecnologico/economico, e brevi periodi di rapidi cambiamenti in campo tecnologico ed economico (oltre che filosofico e talvolta religioso). I brevi periodi di cambiamento rapido si hanno immediatamente dopo le rivoluzioni (di qualsiasi tipo esse siano).

Marx immaginava il comunismo come fase evolutiva finale della società, nella quale lo Stato sarebbe svanito. Egli specificò che i lavoratori dovevano mobilitarsi per distruggere il capitalismo e sostituirlo con il socialismo, una fase di transizione di indeterminabile durata dove sarebbero rimaste molte delle categorie economiche e ideologiche del capitalismo dal cui seno è nata, ma dove almeno si sarebbe spezzata la macchina statale borghese e il conseguente dominio di classe del capitale. Marx teorizzò che il socialismo avrebbe permesso alla società comunista di maturare, una società senza classi nella quale sarebbe stata ottenuta la completa proprietà collettiva e lo Stato non avrebbe più giocato alcun ruolo.

Gli "stati socialisti" non hanno mai in realtà sostenuto di aver raggiunto il comunismo. Essi si descrivevano come stati socialisti in cui la volontà del popolo era rappresentata attraverso il partito comunista e le organizzazioni di massa.

La teoria leninista, sviluppata dal leader bolscevico Vladimir Lenin, enfatizzò il ruolo di un gruppo ben organizzato di rivoluzionari, nel pianificare e portare avanti la transizione al socialismo. Secondo il leninismo, un partito comunista doveva essere organizzato secondo i princìpi del centralismo democratico, allo scopo di massimizzarne l'efficienza. Il leninismo si stacca dalla teoria originale marxista, sostenendo che la rivoluzione poteva aver inizio non solo nelle nazioni capitaliste più avanzate, ma anche in quelle povere e sottosviluppate in cui la classe dirigente capitalista era più debole. Da qui, la rivoluzione avrebbe dovuto diffondersi rapidamente alla nazioni industrializzate avanzate, che avrebbero fornito a quelle sottosviluppate le risorse necessarie a costruire il socialismo.

Con in mente questi princìpi, subito dopo la rivoluzione russa del 1917, Lenin sostenne che il successo del socialismo in Russia dipendeva dalla vittoria delle rivoluzioni socialiste in altre nazioni (soprattutto la rivoluzione tedesca). Comunque, tutte le rivoluzioni socialiste che si accesero in Europa nel periodo 1918-1922 vennero schiacciate. La Russia si trovò sola nel suo tentativo di costruire il socialismo.

Lenin non visse abbastanza a lungo da formulare una soluzione a questo problema. Il compito ricadde invece sui suoi successori, i più noti dei quali furono Lev Trotsky e Josif Stalin. Trotsky propose la sua tesi della "rivoluzione permanente", mentre Stalin quella del "socialismo in un solo paese". Nel corso degli anni seguenti, Stalin riuscì gradualmente a eliminare i suoi oppositori ideologici (compreso Trotsky), prendendo il controllo del governo sovietico. Egli sostenne e implementò l'idea di "socialismo in un solo paese", che sosteneva che il socialismo dovesse essere costruito in Unione Sovietica senza l'aiuto delle potenze industrializzate.

Nel corso degli anni 1940, Stalin creò la struttura statale e di partito sulla quale si sarebbero basati i successivi stati comunisti. Il potere venne centralizzato nelle sue mani e il centralismo democratico venne gradualmente rimosso dal processo decisionale del partito comunista: un processo che culminò nelle grandi purghe.

Successivamente, l'ideologia di Mao Zedong nella Repubblica Popolare Cinese (maoismo) si discostò dallo stalinismo tradizionale, enfatizzando la classe contadina rispetto al proletariato urbano, sia nello sviluppo rivoluzionario che in quello post-rivoluzionario.

I governi comunisti sono stati storicamente caratterizzati dalla proprietà statale delle risorse produttive, nell'ambito di una economia pianificata e di estese campagne di ristrutturazione economica come la nazionalizzazione dell'industria e la riforma terriera (spesso concentrata sulle fattorie collettive o le fattorie di stato). Mentre da un lato promuovono la proprietà collettiva dei mezzi di produzione, i governi comunisti sono stati caratterizzati da un forte apparato statale nel quale le decisioni vengono prese dal partito comunista al potere. I dissidenti comunisti hanno caratterizzato il modello sovietico come "socialismo di stato" o "capitalismo di stato".

Inoltre, spesso i critici hanno sostenuto che un sistema di governo stalinista o maoista crea una nuova classe dominante, solitamente chiamata nomenklatura.

Relazione tra partito e Stato[modifica | modifica wikitesto]

I politologi [senza fonte]hanno sviluppato il concetto di stato socialista come stato guidato dalla dittatura del proletariato, nella quale la classe operaia è rappresentata (in molti modi concepibili) dal partito comunista. In questi stati può verificarsi - e si è storicamente verificata - una sovrapposizione fra la struttura statale e quella del partito.

In Unione Sovietica ad esempio, il Segretario Generale del PCUS non reggeva necessariamente un incarico statale. Invece questi incarichi erano retti da membri del partito controllati dal partito stesso, spesso come carica onorifica, come ricompensa per i lunghi anni di servizio nel partito. In altre occasioni il capo del partito poteva assumere in aggiunta un incarico statale. Ad esempio, Michail Gorbačëv inizialmente non reggeva la presidenza dell'Unione Sovietica, anche perché non aveva che funzioni di rappresentanza, carica che era stata concessa come onore ad un ex ministro degli esteri sovietico.

Per i critici, all'interno degli stati socialisti raramente vi sono state restrizioni al potere statale; si sono avute di conseguenza strutture statali che sono o totalitarie o autoritarie. L'ideologia marxista-leninista considera le restrizioni al potere dello Stato come un'interferenza non necessaria rispetto all'obiettivo di ottenere il comunismo. I dissidenti comunisti hanno sostenuto che uno Stato con potere assoluto diviene naturalmente corrotto ed è quindi incapace di far avanzare la società verso il comunismo.

Gli stati socialisti, in particolare quelli marxisti-leninisti, hanno mantenuto dei grossi apparati di polizia segreta (spesso ereditati, anche se controllati da uomini nuovi, dai vecchi regimi, come lo zarismo in Russia) per controllare strettamente la popolazione e mettere a tacere i soggetti individuati come "nemici dello stato". Arresti, torture, "rieducazione", e esecuzioni sommarie sono tutti metodi impiegati a tale scopo.

La natura di ogni singolo "stato socialista" differisce ampiamente, sia tra stati diversi che all'interno del singolo Stato. Stati che hanno adottato le politiche e le tecniche dello Stato stalinista ortodosso degli anni 1930, sono tipicamente più totalitari, spesso impoveriti, militaristi e statici, come si può notare nel caso della Corea del Nord e dell'Albania comunista. Il PIL come la Cina hanno beneficiato delle riforme del mercato introdotte dal partito comunista, ma i tentativi di riformare drasticamente l'Unione Sovietica sotto Michail Gorbačëv contribuirono al suo collasso, poiché nel partito comunista si consumò una frattura drammatica tra la parte conservatrice e quella riformatrice così irreparabile da dissolvere definitivamente il potere sovietico[3].

La Repubblica Popolare Cinese e in misura minore il Vietnam e il Laos, si sono attualmente mossi tutti verso le riforme del mercato.

URSS e comunismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi URSS, Storia dell'Unione Sovietica e Rivoluzione russa.

Critici e sostenitori[modifica | modifica wikitesto]

I sostenitori di questi stati lodano i partiti comunisti che li governavano poiché talvolta questi stati sono balzati davanti a stati "capitalisti" loro contemporanei, spesso provenendo da situazioni di drammatica povertà e arretratezza, offrendo impiego sicuro, sanità e abitazioni ai loro cittadini. I critici del comunismo tipicamente condannano gli "stati socialisti" secondo gli stessi criteri, sostenendo che tutti rimasero molto indietro, in confronto all'occidente industrializzato, in termini di sviluppo economico e qualità della vita. Oppositori dello stalinismo, socialisti libertari e anarchici usano spesso l'espressione capitalismo di Stato per definire le meccaniche degli Stati comunisti, esprimendo così l'opinione che lo Stato è incompatibile con il vero socialismo, e compie la sola azione di sostituirsi ai precedenti potentati economici e sociali.

Molti socialisti e socialdemocratici si sono opposti politicamente agli stati socialisti storici, considerandoli come una distorsione o un rifiuto dei valori socialisti. I trotskisti (comunisti che seguono l'ideologia del dirigente bolscevico Lev Trotsky) si opposero in particolare all'ideologia ufficiale dell'Unione Sovietica successiva al consolidamento del potere da parte di Josif Stalin. Trotsky criticò l'URSS di Stalin in quanto stato proletario degenerato e, dopo la seconda guerra mondiale, i trotskisti coniarono il termine stato proletario deformato, per indicare i regimi dell'Europa orientale, i Paesi baltici e gli stati comunisti che sorsero altrove.

La pianificazione economica centralizzata ha in alcuni casi prodotto avanzamenti impressionanti, tra cui il rapido sviluppo dell'industria pesante nell'Unione Sovietica degli anni trenta e in seguito quello del programma spaziale sovietico, ma a prezzo altissimo per l'industria leggera (sacrificata a quella pesante) e per il benessere della popolazione. Un altro esempio citato dai comunisti è lo sviluppo dell'industria farmaceutica a Cuba. Anche i primi progressi nella condizione delle donne furono notevoli, in particolare nelle aree islamiche dell'Unione Sovietica[4]. I critici comunque affermano che questi esempi sono aneddotici e citano dei contro-esempi: il fallimento da parte dell'Unione Sovietica di raggiungere lo stesso tipo di sviluppo nell'agricoltura (che costrinse l'URSS a diventare un importatore netto di cereali dopo la seconda guerra mondiale), così come la perdurante povertà di altri stati socialisti quali Laos, Vietnam o la Cina Maoista. In effetti, fanno notare che la Cina ottenne alti tassi di crescita dopo aver introdotto riforme economiche capitaliste; un segno, sostengono i critici, della superiorità del capitalismo.

Altri aspetti citati come punti a favore comprendono i generosi programmi sociali e culturali, spesso amministrati dai sindacati. I programmi di istruzione universale sono stati un punto di forza, così come la fornitura dell'accesso universale ai servizi sanitari. I sostenitori del comunismo evidenziano gli alti livelli di alfabetizzazione riscontrabili nell'Europa dell'Est, a Cuba o in Cina. I critici accusano che l'istruzione obbligatoria comunista era satura di propaganda pro-comunista e censurava le opinioni contrastanti. Fanno notare inoltre che gli "stati socialisti" escono male da un confronto con stati che avevano una cultura e uno sviluppo economico comparabili, prima della salita al potere dei comunisti. Tra gli esempi troviamo Corea del Nord rispetto alla Corea del Sud; Cina rispetto a Hong Kong e Taiwan; la Germania Est rispetto alla Germania Ovest.

I critici sostengono inoltre che alcuni "stati socialisti" furono impegnati della distruzione del patrimonio culturale delle rispettive nazioni: Romania (progettò la distruzione dei centri storici di molte città e la realizzò parzialmente a Bucarest), Cina (repressione della cultura Tibetana, distruzioni durante la Rivoluzione culturale) e Unione Sovietica (distruzione, abbandono o riconversione degli edifici religiosi) sono tra gli esempi più citati. Vengono inoltre citati i disastri ambientali attribuibili ai governi comunisti in carica, come la scomparsa del Lago d'Aral, negli odierni Uzbekistan e Kazakistan, che si ritiene sia stata causata dalla deviazione delle acque di due suoi immissari per utilizzarla per la coltivazione del cotone.

Un'altra obiezione mossa è la pratica adottata da alcuni "stati comunisti", di classificare i critici interni al sistema come malati di mente e di incarcerarli in ospedali psichiatrici. Il culto della personalità riguardante molti leader di "stati socialisti" e il fatto che in un caso la guida dello Stato sia diventata ereditaria, è stata anch'essa criticata. I critici sostengono che l'invasione sovietica dell'Afghanistan, la primavera di Praga e la rivoluzione ungherese del 1956, furono guerre imperialistiche dove le forze militari soffocarono sollevazioni popolari contro il sistema comunista.

Estese ricerche storiche hanno documentato violazioni su larga scala dei diritti umani da parte di questi stati, in particolare durante il regime di Stalin e quello di Mao, ma che presero il via già subito dopo la rivoluzione russa, durante il regime di Lenin, e sono continuate ad accadere in tutti gli "stati socialisti" nel corso della loro esistenza. Le principali sono le morti per esecuzione, i campi di lavoro forzato, il genocidio di alcune minoranze etniche, e le carestie causate sia dalla cattiva gestione che per scelta deliberata. Il numero esatto di vittime causate da questi regimi è conteso, ma diverse ricerche storiche mostrano che furono almeno decine di milioni (si veda ad esempio le stime raggiunte ne "Il libro nero del comunismo" e i riferimenti citati più sotto). Altre critiche diffuse riguardano la documentata assenza di libertà di parola dei regimi comunisti, le persecuzioni etniche e religiose, la mancanza di democrazia e l'uso sistematico della tortura.

Sono state criticate anche le restrizioni all'emigrazione, l'esempio principale è dato dal Muro di Berlino. Altri trovano questo approccio semplicistico, evidenziando che esecuzioni, lavori forzati, repressione delle minoranze etniche e carestie di massa, sono presenti nella storia di Russia e Cina anche prima dell'avvento dei rispettivi regimi comunisti. I critici notano che, soprattutto nel caso della Russia zarista, le poche centinaia di morti all'anno del vecchio regime sono incomparabili con i milioni del periodo comunista; affermano inoltre che i mali del passato, di un vecchio regime, non possono essere usati per giustificarne di nuovi; altrimenti i sostenitori di Hitler potrebbero giustificare i suoi atti facendo presenti i crimini contro i diritti umani compiuti dall'Impero tedesco in Africa.

Alcuni marxisti sostengono che la maggior parte degli "stati socialisti" non aderirono in realtà al marxismo, ma piuttosto ad una sua degenerazione pesantemente influenzata dallo stalinismo, che diverge nettamente nella pratica dalla filosofia umanista di una parte dei rivoluzionari marxisti (Pagina 42, ISBN 0-253-20337-6). Questa critica è comune tra i social-democratici e tra alcuni teorici secondo cui il marxismo è corretto come teoria sociale e storica, ma può essere implementato solo all'interno di una democrazia multipartitica. I trotskisti sostengono che la natura burocratica e repressiva degli stati comunisti differisce dalla visione di Lenin dello Stato socialista. Alcuni marxisti (ad esempio Milovan Đilas e James Burnham) hanno descritto gli "stati socialisti" come sistemi nei quali emerse una nuova e potente classe di burocrati di partito, che esercitarono il completo controllo sui mezzi di produzione e sfruttarono la classe operaia. Questa nuova classe regnante viene solitamente definita nomenklatura.

Molti gruppi della sinistra comunista hanno sostenuto la degenerazione dell'URSS spiegandola non come una degenerazione di ideali o valori, ma come il risultato della mancata estensione della rivoluzione proletaria in Europa: nel contesto della sconfitta dell'ondata rivoluzionaria europea degli anni venti la Russia rivoluzionaria non ha potuto far altro che cedere al capitale, trasformandosi in potenza capitalistica. Essa avrebbe avuto disperato bisogno dell'alleanza dei paesi industrialisticamente più avanzati, ma ciò non avvenne. A difesa del comunismo, viene talvolta sostenuto che i cosiddetti "stati socialisti" non vanno identificati con la teoria marxiana del comunismo, estremamente chiara su molti punti decisivi[5][6]. Per questo i fallimenti di questi stati non devono essere considerati come fallimenti del comunismo teorico. Alcuni critici del comunismo trovano una pecca in questo ragionamento, sottolineando che questa argomentazione non può essere falsificata e quindi non è scientifica. Se fosse valida, sostengono, potrebbe essere applicata in maniera simile a qualsiasi altra ideologia politica e/o teoria economica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lenin, Stato e Rivoluzione
  2. ^ L'Egitto è sempre stato controllato da un regime monopartitico; A livello costituzionale fino al 1978, mentre de facto fino al 2011. per maggiori informazioni leggere Qui e Qui.
  3. ^ G. Maione, L'età dell'egemonia americana, Ed. Baiesi
  4. ^ Gregory J. Massell, The Surrogate Proletariat: Moslem Women and Revolutionary Strategies in Soviet Central Asia: 1919–1929, Princeton University Press, 1974, 451 pagine, ISBN 0-691-07562-X
  5. ^ K. Marx, Manifesto del Partito Comunista
  6. ^ F. Engels, Antiduhring

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrew G. Walder (ed.) Waning of the Communist State: Economic Origins of the Political Decline in China & Hungary (University of California Press, 1995). (ISBN 0-520-08851-4)
  • Nicolas Werth, Karel Bartosek, Jean-Louis Panne, Jean-Louis Margolin, Andrzej Paczkowski, Stephane Courtois, Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione , Mondadori, gennaio 2000, ISBN 88-04-47330-4
  • Anne Applebaum, Gulag: A History, Broadway Books, 2003, 720 pagine, ISBN 0-7679-0056-1
  • Slavenka Drakulic, How We Survived Communism and Even Laughed, W. W. Norton (1992), ISBN 0-393-03076-8; Harpercollins (1993), ISBN 0-06-097540-7
  • K. Marx, Manifesto del Partito Comunista, edizioni Lotta Comunista
  • K. Marx, La Guerra Civile in Francia", [1]
  • K. Marx, Stato e Rivoluzione

Riferimenti alle violazioni dei diritti umani da parte degli stati comunisti[modifica | modifica wikitesto]

  • Becker, Jasper (1998) Hungry Ghosts: Mao's Secret Famine. Owl Books. ISBN 0-8050-5668-8.
  • Conquest, Robert (1991) The Great Terror: A Reassessment. Oxford University Press ISBN 0-19-507132-8.
  • Conquest, Robert (1987) The Harvest of Sorrow: Soviet Collectivization and the Terror-Famine. Oxford University Press. ISBN 0-19-505180-7.
  • Hamilton-Merritt, Jane (1999) Tragic Mountains: The Hmong, the Americans, and the Secret Wars for Laos, 1942-1992 Indiana University Press. ISBN 0-253-20756-8.
  • Jackson, Karl D. (1992) Cambodia, 1975–1978 Princeton University Press ISBN 0-691-02541-X.
  • Kakar, M. Hassan (1997)Afghanistan: The Soviet Invasion and the Afghan Response, 1979-1982 University of California Press. ISBN 0-520-20893-5.
  • Khlevniuk, Oleg & Kozlov, Vladimir (2004) The History of the Gulag: From Collectivization to the Great Terror (Annals of Communism Series) Yale University Pres. ISBN 0-300-09284-9.
  • Natsios, Andrew S. (2002) The Great North Korean Famine. Institute of Peace Press. ISBN 1-929223-33-1.
  • Nghia M. Vo (2004) The Bamboo Gulag: Political Imprisonment in Communist Vietnam McFarland & Company ISBN 0-7864-1714-5.
  • Pipes, Richard (1995) Russia Under the Bolshevik Regime. Vintage. ISBN 0-679-76184-5.
  • Rummel, R.J. (1997). Death by Government. Transaction Publishers. ISBN 1-56000-927-6.
  • Rummel, R.J. (1996). Lethal Politics: Soviet Genocide and Mass Murder Since 1917. Transaction Publishers ISBN 1-56000-887-3.
  • Rummel, R.J. & Rummel, Rudolph J. (1999). Statistics of Democide: Genocide and Mass Murder Since 1900. Lit Verlag ISBN 3-8258-4010-7.
  • Todorov, Tzvetan & Zaretsky, Robert (1999). Voices from the Gulag: Life and Death in Communist Bulgaria. Pennsylvania State University Press. ISBN 0-271-01961-1
  • Yakovlev, Alexander (2004). A Century of Violence in Soviet Russia. Yale University Press. ISBN 0-300-10322-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Siti ufficiali[modifica | modifica wikitesto]