Monarchia costituzionale
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La monarchia costituzionale è la forma di governo che si afferma nel passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale, nella quale il sovrano regna e governa, ed ha poteri limitati e stabiliti da una costituzione, ma tuttavia più vasti di quelli di cui godrebbe in una monarchia parlamentare. Il Parlamento ha il potere legislativo, mentre il Re detiene quello esecutivo, che viene però affidato ad un Governo, che dipende dal volere del Re (ne è un esempio l'Impero Tedesco, o quello Giapponese e, seppur in minor misura, anche il Regno d'Italia). Al Sovrano spettano inoltre poteri rappresentativi e quelli di nomina di altre cariche, come quelle della magistratura. Il Re concorre alla prassi legislativa attraverso il potere di nomina dei membri di una delle due Camere del Parlamento – si tratta della Camera Alta che ha, tuttavia, in genere poteri più ristretti, rispetto a quella eletta dal popolo; inoltre, a seconda delle costituzioni, il monarca può conservare un potere di veto, parziale o assoluto, all’atto della promulgazione delle leggi; oggi, per esempio, senza la firma del Granduca, nessuna legge può entrare in vigore nel Lussemburgo: egli dispone di un diritto di veto assoluto, sebbene il Granducato si configuri più come una monarchia parlamentare che costituzionale. Il potere giudiziario, infine, viene amministrato da un corpo di funzionari a ciò preposti, i giudici, la cui indipendenza è garantita dal Sovrano; essi amministrano la giustizia in nome del Re. In questa formula, come si vede, il Capo del Governo non è che un fiduciario del Sovrano; pertanto, l’eventuale voto di sfiducia da parte del Parlamento non può determinarne la caduta.
La naturale evoluzione della monarchia costituzionale è la monarchia parlamentare, in cui la figura del Re funge da garante della costituzione e dell'unità nazionale - come ad esempio in Spagna ed in Gran Bretagna - rendendosi assimilabile alla figura del presidente di una Repubblica parlamentare.
In Italia la monarchia sabauda divenne costituzionale con Carlo Alberto (1848, la Costituzione del Regno di Sardegna prese il nome di Statuto albertino). Lo stesso "Statuto" fu poi costituzione del Regno d'Italia dal 1861 fino al 1946, anno nel quale l'Italia divenne una repubblica.

