Voto di fiducia
Il "voto di fiducia" può essere apposto anche dal governo, successivamente al suo insediamento, ad un disegno di legge. Questo permette di velocizzare l'iter parlamentare impedendo alla camera dove è presentato di poter apporre emendamenti. Spesso i governi abusano di questo strumento per paura che la proposta da loro fatta venga rifiutata e quindi pongono un vero e proprio aut-aut ai vari parlamentari della maggioranza, dato che se non ci dovesse essere la fiducia il governo cadrebbe.
In Italia il voto di fiducia, da parte di entrambe le Camere, è necessario affinché un nuovo governo possa insediarsi ed iniziare ad operare, come sancito dall'art. 94 della Costituzione. Entro dieci giorni dalla sua formazione, il Governo deve presentarsi alle Camere per il voto di fiducia. Quest'ultimo viene espresso tramite mozione motivata e votata per appello nominale. Queste ultime due previsioni hanno un preciso scopo: quello di creare una stabile maggioranza politica. L'obbligo di motivare la mozione fa sì che i vari gruppi si impegnino, se favorevoli, a sostenere il Governo in modo stabile. La previsione per la quale la votazione avviene a scrutinio palese serve a far sì che i vari parlamentari si assumano la responsabilità politica personale di sostenere il Governo.
Il voto contrario sul voto di fiducia revoca il rapporto fiduciario che lega Governo e Parlamento e costringe il Governo a presentare le dimissioni aprendo così una crisi di Governo parlamentare.
[modifica] Voci correlate
- Questione di fiducia (ordinamento italiano)
- Mozione di sfiducia
- Mozione di fiducia (ordinamento italiano)
[modifica] Bibliografia
- Roberto Bin, Giovanni Pitruzzella, Diritto Pubblico, Torino, Giappichelli, 2005. ISBN 88-348-5674-0.