Potere giudiziario

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Il potere giudiziario è quel potere che in quanto organo costituzionale permette in via definitiva e autonoma di risolvere una controversia di natura civile, penale e amministrativa (secondo le diverse giurisdizioni) applicando la legge; nel rispetto del contraddittorio delle parti, trasparenza del procedimento e motivazione della decisione, da parte di un giudice terzo.

Questo procedimento si svolge in diversi uffici a seconda il grado di giudizio, dove il cittadino viene giudicato dai relativi giudici con la possibilità di impugnare le eventuali sentenze.

Utilizzo del termine[modifica | modifica sorgente]

L'espressione potere giudiziario è una formula polisensa. In senso soggettivo/nominalistico, con essa si vuole indicare il complesso degli organi dell'autorità giudiziaria, cioè della magistratura, che a sua volta comprende sia i giudici sia i pubblici ministeri.

In senso, detta espressione rimanda al principio e teoria della separazione dei poteri elaborata da Montesquieu volto a garantire l'imparzialità delle leggi e della loro applicazione, secondo cui in ogni forma di Stato esisterebbero tre poteri principali: legislativo, esecutivo e giudiziario, quest'ultimo rappresentato appunto dalla magistratura.

In una terza accezione, l'espressione in esame sottolinea il momento autoritativo che connota lo svolgimento della funzione giudiziaria (vedi voce giurisdizione), che si compendia nel potere di dare attuazione al comando legislativo. Al riguardo, va peraltro detto che, con riferimento allo svolgimento dell'attività giudiziaria, oggi si tende a valorizzare, in omaggio ai valori democratici che improntano la Costituzione repubblicana, i profili connessi allo svolgimento di un servizio nei confronti della collettività, piuttosto che il mero esercizio di poteri autoritativi.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Tipologie di giurisdizione[modifica | modifica sorgente]

Esistono due diverse giurisdizioni: una ordinaria e una speciale. Se ne occupano i giudici ordinari sia in funzione "giudicante" sia in funzione "requirente".

Giurisdizione ordinaria[modifica | modifica sorgente]

Quella ordinaria si occupa di materie civile e penale. In ambito civile la controversia sorge tra soggetti privati che prendono il nome di "attore" (per colui che avvia la procedura) e "convenuto" (colui che si difende). In questo caso ci si rivolge in primo grado al Giudice di pace o al Tribunale, in secondo grado alla Corte d'Appello e in terzo grado (definitivo) alla Corte di Cassazione.

In ambito penale si tratta di reati che colpiscono tutta la collettività e la controversia sorge tra "Pubblico Ministero" che rappresenta la pubblica accusa e l'"imputato" che deve difendersi. In questo caso ci si rivolge in primo grado al Giudice di pace (per reati minori) o al Tribunale o alla Corte d'Assise (per i reati più gravi), in secondo grado al Tribunale (per i reati minori giudicati in primo grado dinanzi al Giudice di Pace) alla Corte d'Appello o alla Corte d'Assise d'Appello (per i reati più gravi) e, per il controllo di legittimità, alla Corte di cassazione.

Giurisdizione speciale[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la giurisdizione speciale si divide in amministrativa, contabile, tributaria e militare.

La prima risolve controversie dove sono coinvolte le pubbliche amministrazioni (tutela degli interessi legittimi) e se ne occupa il giudice amministrativo, ovvero in primo grado il Tribunale Amministrativo Regionale e in secondo grado il Consiglio di Stato.

La seconda risolve controversie sulla contabilità pubblica ed enti finanziati dallo stato, se ne occupa il giudice contabile in primo grado la Corte dei Conti nella sezione regionale mentre in secondo grado nella sezione centrale.

La giurisdizione tributaria è esercitata dalle Commissioni tributarie provinciali (1º grado) e regionali (2º grado), salve le competenze della Corte di cassazione quale giudice di legittimità. Ha cognizione dei ricorsi del contribuente contro gli atti dell'Amministrazione finanziaria in materia fiscale.

Infine quella militare si occupa, in tempo di pace, dei reati commessi dagli appartenenti alle Forze armate, mentre, in tempo di guerra, esercita la giurisdizione stabilita dalla legge (art. 103, co. 3, Cost.).

Bibliografia italiana[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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