Equo processo

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Il diritto a un equo processo è un fondamentale diritto dell'uomo riconosciuto come tale in tutti gli ordinamenti degli stati di diritto; è espressamente sancito dall'art. 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, dall'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dal Sesto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

Un processo che leda questa fondamentale prerogativa, in uno stato di diritto, dovrà essere ripetuto o il suo verdetto deve essere cassato.

  • Il diritto a un equo processo passa attraverso alcuni requisiti
    • Un giudice competente e neutrale. Lo stesso valga per la giuria, se prevista
    • Testimoni liberi da condizionamenti e intimidazioni
    • Idealmente, un'assistenza legale sufficiente e in ugual misura per tutte le parti in gioco

Convenzione europea sui diritti dell'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

La tutela del diritto a un equo processo è tutelato sostanzialmente dall'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) recante titolo «Diritto ad un processo equo». Il quadro delle tutele è completato dall'art. 3 (Divieto di tortura) dal principio di legalità sancito dall'art. 7, par. 1, (Nessuna pena senza legge) e dall'art. 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare). Altri elementi sono aggiunti dal Protocollo n. 7 alla CEDU del 22 novembre 1984 (entrato in vigore dal 1º novembre 1988), all'art. 4 (Ne bis in idem) e all'art. 3 (Indennizzo per detenzione iniqua).

Art. 6, paragrafo 1
  • Diritto ad avere giustizia pubblicamente e in un tempo ragionevole: «Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole...»
  • Tribunale precostituito per legge (c.d. giudice naturale e divieto di tribunali speciali), indipendente e imparziale: «...da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti.»
  • Pubblicità delle udienze e della sentenza; limitazioni alla pubblicità delle udienze: «La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l’accesso alla sala d’udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa portare pregiudizio agli interessi della giustizia.»
Art. 6, paragrafo 2
  • Presunzione d'innocenza: «Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.»
Art. 6, paragrafo 3, punti a-b-c-d-e (diritti dell'accusato)
  • Ogni accusato ha segnatamente diritto a:
  • Diritto di informazione (lett. a): «essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in un modo dettagliato, della natura e dei motivi dell’accusa ele­vata a suo carico»;
  • Diritto a predisporre i mezzi per la difesa (lettera b). «disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie per preparare la sua di­fesa»
  • Diritto di difesa e diritto al patrocinio gratuito [1]

(lettera c): «difendersi da sé o avere l’assistenza di un difensore di propria scelta e, se non ha i mezzi per ricompensare un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio quando lo esigano gli interessi della giusti­zia»

  • Equa ammissione delle prove testimoniali (lettera d): «interrogare o far interrogare i testimoni a carico ed ottenere la convoca­zione e l’interrogazione dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei te­sti­moni a carico»
  • Diritto a un'interprete (lettera e): «farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nell’udienza»
Art. 3 (Divieto di tortura)
«Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamento inumani o degra­danti.»)
Art. 7, par. 1 (principio di legalità - nessuna pena senza legge)
«Nessuno può essere condannato per un’azione o una omissione che al momento in cui fu commessa non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non può del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella che era applicabile al momento in cui il reato è stato commesso»
Art. 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare)
«1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domi­cilio e della sua corrispondenza.»
2. «Non può esservi ingerenza della pubblica autorità nell’esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una mi­sura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui.»

Irragionevole durata del processo in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corte europea dei diritti dell'uomo#Giurisprudenza sull.27Italia.

L'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, riconosce ad ogni persona il diritto a vedere la sua causa esaminata e decisa entro un lasso di tempo ragionevole, come componente del diritto ad un equo processo.

La giurisprudenza CEDU sull'Italia ha riguardato per il 90% dei casi tale problematica. In seguito ai diversi casi la Corte è giunta ad una giurisprudenza consolidata, con parametri temporali e criteri di valutazione delle circostanze

Secondo la giurisprudenza della Corte, il tempo della causa si calcola:

  • dies a quo: a partire dalla notifica dell'atto di citazione, o dal deposito del ricorso nel procedimento civile, o dalla conoscenza diretta e ufficiale delle accuse per l'imputato nel processo civile;
  • dies a quae: fino alla definitività della sentenza (dopo tre gradi di ricorso o scadenza dei termini per la possibilità di ricorso)

La CEDU ha stabilito che il procedimento si considera di durata irragionevole in ogni caso quando si superano i tre anni per grado di giudizio.

I criteri di valutazione delle circostanze includono [2]:

  1. complessità della procedura;
  2. comportamento delle parti, non imputabili allo Stato
  3. condotta delle autorità nazionali

La giurisprudenza della CEDU sull'equo processo in Italia ha incluso i seguenti casi:

  • Capuano I (1987) e Capuano II (1994): la Corte ha dichiarato l'Italia non in grado di prevenire future violazioni, né di porre fine a quelle in corso
  • casi del tribunale di Benevento: la Corte è stata sommersa di ricorsi relativi alla situazione del tribunale di Benevento, dove le tempistiche erano di quattro anni per la prima udienza, seguita da un rinvio d'ufficio di altri 1-2 anni; la Corte ha minacciato l'apertura di una procedura di sospensione dell'Italia dal Consiglio d'Europa, oltre a comminare continue pene di risarcimento (2 miliardi di lire nel solo 2002)

Ricorsi interni in base alla legge Pinto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Pinto.

La Legge Pinto (L. 89/2001) nasce come ricorso straordinario in appello qualora un procedimento giudiziario ecceda i termine di durata ragionevole di un processo secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in base all'art. 13 della Convenzione che prevede il diritto ad un ricorso effettivo contro ogni possibile violazione della Convenzione.

In tal modo, si introduce un nuovo ricorso interno, che i ricorrenti devono avviare prima di rivolgersi alla Corte di Strasburgo. Tuttavia le Corti d'Appello inizialmente non hanno applicato i parametri della CEDU per la definizione dell'irragionevole durata del processo, ma hanno chiesto ai ricorrenti la dimostrazione dell'aver subito un danno (cosa che, secondo l'art.6 CEDU, è incluso nel fatto stesso). Tali casi sono stati quindi ri-appellati alla Corte CEDU di Strasburgo per scorretta applicazione della Legge Pinto.

Nel 2004 la Corte di Cassazione ha stabilito che i giudici nazionali devono applicare i criteri di Strasburgo nel decidere in casi relativi alla legge Pinto, senza poter richiedere la prova del danno subito dal ricorrente.

La sentenza Brusco della CEDU ha infine statuito che tutti i casi pendenti a Strasburgo dal 2001 (sui quali non sia ancora stato dato un giudizio di ricevibilità da parte della Corte) debbano tornare in Italia per l'appello interno secondo la legge Pinto. La sentenza Brusco è stata criticata per gli alti costi processuali presenti nella procedura interna italiana, ed inesistenti a Strasburgo. Il ricorso per il risarcimento da ingiusto processo può essere richiesto usufruendo l'assistenza del gratuito patrocinio in presenza dei requisiti reddituali di legge.[3]

Processo breve[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Processo breve.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guida Breve per l'Accesso al Gratuito Patrocinio in Creative Commons. URL consultato il 13-05-2013.
  2. ^ "Guida Breve al risarcimento da eccessiva durata del processo" in Creative Commons. URL consultato il 21-07-2011.
  3. ^ Avvocato gratuito a spese dello Stato, 24-2-2011. URL consultato il 21-03-2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]