Padova

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Padova
comune
Padova – Stemma Padova – Bandiera
Padova – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Padova-Stemma.png Padova
Amministrazione
Sindaco Massimo Bitonci (Lega Nord) dal 9-6-2014
Territorio
Coordinate 45°24′23″N 11°52′40″E / 45.406389°N 11.877778°E45.406389; 11.877778 (Padova)Coordinate: 45°24′23″N 11°52′40″E / 45.406389°N 11.877778°E45.406389; 11.877778 (Padova)
Altitudine 12 m s.l.m.
Superficie 93,03 km²
Abitanti 209 678[2] (31-12-2013)
Densità 2 253,88 ab./km²
Frazioni nessuna[1]
Comuni confinanti Abano Terme, Albignasego, Cadoneghe, Legnaro, Limena, Noventa Padovana, Ponte San Nicolò, Rubano, Saonara, Selvazzano Dentro, Vigodarzere, Vigonovo (VE), Vigonza, Villafranca Padovana
Altre informazioni
Cod. postale 35121-35143
Prefisso 049
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 028060
Cod. catastale G224
Targa PD
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti padovani, patavini
Patrono san Prosdocimo, sant'Antonio di Padova, santa Giustina e san Daniele
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Padova
Posizione del comune di Padova all'interno dell'omonima provincia
Posizione del comune di Padova all'interno dell'omonima provincia
Sito istituzionale

Padova (Pàdova[3], Pàdoa o Pàoa in veneto, Patavium in lingua latina) è un comune italiano di 209 678 abitanti[2], capoluogo della provincia omonima in Veneto.

È il terzo[4] comune della regione per popolazione (preceduta da Venezia e Verona) ed il più densamente popolato[5]. Nei suoi dintorni si è creata un'importante conurbazione che secondo il censimento del 2011 raggiungeva i 406.349 residenti. È un ragguardevole centro economico, uno dei più importanti e grandi centri di trasporti intermodali, anche fluviali, di tutta Europa[6].

La città di Padova è stata definita "capitale della pittura del Trecento" dal critico d'arte Vittorio Sgarbi[7]: le testimonianze pittoriche del XIV secolo - tra tutte, il ciclo di Giotto alla Cappella degli Scrovegni - la rendono nodo cruciale negli sviluppi dell'arte occidentale. Lo splendore artistico trecentesco fu uno dei frutti del gran fervore culturale favorito dalla signoria dei Carraresi che resero Padova uno dei principali centri del preumanesimo. A Padova, tra il XIV secolo ed il XV secolo si sviluppò in concomitanza con Firenze una imponente corrente culturale votata all'antico che tramuterà nel Rinascimento padovano, che influenzerà la compagine artistica dell'intera Italia settentrionale del Quattrocento.

Dal 1222 è sede di una prestigiosa università che si colloca tra le più antiche del mondo.

Sede vescovile a capo di una delle diocesi più estese ed antiche d'Italia è universalmente conosciuta anche come la città del Santo, appellativo con cui viene chiamato a Padova sant'Antonio, il famoso francescano portoghese, nato a Lisbona nel 1195, che visse in città per alcuni anni e vi morì il 13 giugno[8] 1231. I resti del Santo sono conservati nella Basilica di Sant'Antonio, importante meta di pellegrinaggio della cristianità e uno dei monumenti principali cittadini. Antonio è uno dei quattro santi patroni della città con Giustina, Prosdocimo e Daniele. A Padova si venerano pure le importanti reliquie di san Luca, san Mattia e Leopoldo Mandić. Nel 1829, Padova fu la sede del primo Convitto Rabbinico, importante istituzione dell'ebraismo italiano[9].

Da Padova deriva la celebre forma di danza "pavana".

Nel 1524, a Padova fu costruito per la prima volta dopo l'età classica uno spazio interamente dedicato alle rappresentazioni teatrali, la Loggia Cornaro. La bisbetica domata, commedia di William Shakespeare, è ambientata a Padova.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Padova e dei suoi quartieri

Padova è collocata all'estremità orientale della Pianura Padana, circa 10 km a nord dei Colli Euganei e circa 20 km a ovest della Laguna di Venezia. Il territorio comunale si sviluppa su 92 km² interamente pianeggianti e solcati da vari corsi d'acqua, che hanno dato nei secoli la forma e la protezione alla città.

La città poggia su un terreno composto di materiali fini e limoso-sabbiosi, mentre i sedimenti ghiaiosi sono rari. La distribuzione dei vari livelli stratigrafici è molto irregolare a causa delle frequenti divagazioni e variazioni che i corsi dei suoi fiumi hanno subito durante l'ultima era geologica (si veda per esempio la rotta della Cucca). A ovest della città, nelle aree rurali del quartiere Montà sono ben visibili vari paleoalvei del fiume Brenta.

Confina:

Per quanto riguarda il rischio sismico, Padova è classificata nella zona 4 (sismicità irrilevante) dall'Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003[10].

Le vie d'acqua[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dal Ponte delle Torreselle

La città è nata e si è sviluppata all'interno dei bacini idrografici dei fiumi Brenta e Bacchiglione, che hanno fortemente condizionato il tessuto urbano e presentano scorci suggestivi in molti angoli della città[11]).

In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro funzione commerciale, secondariamente per congiungere tramite barche la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali hanno rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città. Le opere di ingegneria fluviale che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto per impulso del Magistrato alle Acque della Repubblica di Venezia, hanno permesso di ridurre il rischio di esondazioni che interessano il tessuto urbano della città; gli ultimi grandi lavori risalgono però all'Ottocento. L'attuale complesso sistema di collegamenti e chiuse tra i canali cittadini è in grado di gestire e far defluire onde di piena anche significative, senza gravi pericoli per la città. Le aree a rischio, solo in presenza di piene di dimensioni eccezionali, sono la zona sud-orientale di Terranegra (il cui nome deriva dalle esondazioni a cui era spesso soggetta nei secoli passati), e quella sud-occidentale di Paltana.[12]

Canale in riviera San Benedetto

I corsi d'acqua cittadini principali sono:

  • Brenta, che ha origine dai laghi di Levico e Caldonazzo, e delimita il quartiere Nord dai comuni limitrofi.
  • Bacchiglione, che nasce dalle risorgive tra Dueville e Villaverla in provincia di Vicenza; dopo aver ricevuto a Tencarola le acque del Brenta tramite il canale Brentella, entra in città al Bassanello da ovest dove si divide in tre tronchi:
  • Canale di Battaglia, canale artificiale del XII secolo che si distacca dal fiume Bacchiglione in località Bassanello (nella periferia meridionale della città) per dirigersi verso i centri a sud della provincia, ricongiungendosi poi attraverso una rete di canali con il tratto finale del fiume.
  • Canale Scaricatore, che volge verso est convogliando all'esterno della città la maggior parte delle acque del fiume. Fu costruito dal governo austriaco nel 1830, su un progetto della repubblica Serenissima, per regolamentare le piene del fiume e rimaneggiato nell'anno 1920.
  • Tronco Maestro che scorre verso nord costeggiando il centro storico ad ovest e a nord fino alle Porte Contarine; fungeva da canale difensivo per il lato nord-ovest delle mura duecentesche. Era utilizzato soprattutto per la navigazione.
  • Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco Maestro, attraversa il centro storico a sud e ad est, seguendo quello che era il percorso del Medoacus e si ricongiunge con il ramo principale alle Porte Contarine. Era utilizzato soprattutto per alimentare i mulini e se ne distaccano diversi canali secondari, tra i quali il canale di Santa Chiara che esce dalla città verso sud-est per ricongiungersi poco oltre con il canale Piovego.
  • Canale Piovego, che ha origine dalla confluenza del Tronco Maestro e del Naviglio Interno presso le Porte Contarine e prosegue verso il Brenta e Venezia, delimitando a nord le mura cinquecentesche.
Le Porte Contarine

A partire dagli anni cinquanta, le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (oggi Riviera Ponti Romani), ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono ed hanno alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni novanta che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni; nei primi anni del terzo millennio sono stati eseguiti lavori volti a promuovere il turismo fluviale.

Le aree verdi[modifica | modifica wikitesto]

L'orto Botanico patrimonio dell'UNESCO
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aree verdi di Padova.

Secondo dati del 2005, la città di Padova può vantare 2.512.945 m² di verde pubblico, di cui 1.680.939 m² di verde attrezzato (compresi i parchi-giochi per bambini, le piste ciclabili, i campi polivalenti ecc.), che corrispondono a 11,91 m² di verde per abitante e al 2,69% della superficie comunale.[13] Nel 2006 Padova ha vinto il primo premio La città per il verde, assegnato in occasione della manifestazione Euroflora 2006 svoltasi a Genova[14].

Tra gli spazi verdi spicca l'Orto Botanico, patrimonio UNESCO ed il Parco Treves de Bonfili progettato da Giuseppe Jappelli.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Padova.

La città presenta un clima tendenzialmente subcontinentale tipico della pianura padana, mitigato dalla vicinanza al Mar Adriatico. Dal punto di vista legislativo, il comune di Padova ricade nella Fascia Climatica E con 2383 gradi giorno,[15] quindi il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile. Tuttora, per i dati climatici si fa riferimento alla stazione meteorologica dell'Orto Botanico, una di quelle da cui l'ARPAV raccoglie le informazioni inerenti al meteo urbano (l'altra si trova a Legnaro, fuori dei confini comunali). Le temperature di seguito riportate fanno riferimento ai dati relativi al periodo che va dal 1951 al 2000 [16]; da considerare che la stazione dell'Orto Botanico è situata nel pieno centro della città e non in una periferia scarsamente urbanizzata.

Dati meteo Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 5,3 8,2 12,7 17,3 22,2 26,3 28,8 28,1 24,1 17,9 11,4 6,6 6,7 17,4 27,7 17,8 17,4
T. mediaC) 2,1 4,3 8,4 12,7 17,2 21,1 23,3 22,7 19,2 13,7 8,0 3,6 3,3 12,8 22,4 13,6 13,0
T. min. mediaC) -1,1 0,4 4,1 8,1 12,3 15,9 18,9 17,3 14,2 9,5 4,5 0,6 0,0 8,2 17,4 9,4 8,7
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 23 18 5 0 0 0 0 0 0 0 3 20 61 5 0 3 69
Precipitazioni (mm) 48 49 68 79 82 82 60 59 67 83 82 61 158 229 201 232 820
Giorni di pioggia 6 5 7 9 9 8 7 6 7 8 8 7 18 25 21 23 87
Umidità relativa media (%) 80 73 69 70 69 70 68 69 71 74 77 81 78 69,3 69 74 72,6
Eliofania assoluta (ore al giorno) 3 4 5 6 7 8 10 9 6 4 3 2 3 6 9 4,3 5,6

A Padova si registrano anche temperature molto basse, in particolare nel periodo che va dalla metà di dicembre alla metà di gennaio, dovute per lo più a masse di aria fredda sub-polare provenienti da nord (Scandinavia) o da est (Est europeo e Balcani) che portano talvolta abbondanti precipitazioni nevose. Il triangolo Padova-Vicenza-Rovigo è la zona più nevosa della pianura veneta, con una media nivometrica annua storica per Padova e provincia che oscilla tra 10 e 30 centimetri, 15–20 cm in città[17][18]; media inferiore a diverse zone del nord-ovest e dell'Emilia, ma maggiore rispetto a Liguria e ad altre zone pianeggianti del nord-est (Venezia, Verona, Udine).

La città soffre del problema del surriscaldamento urbano ed il centro annovera valori superiori alla provincia anche di due gradi; spesso la neve che cade in provincia (con accumulo minimo), verso il centro si trasforma in nevischio. È presente il fenomeno dell'inversione termica, con temperature diurne non superiori ai 3 gradi ed a volte inferiori agli 0 °C nelle frequenti giornate nebbiose; negli ultimi anni il perdurare della nebbia anche durante il giorno è meno frequente, a differenza della Bassa Padovana, del Rodigino e dell'Emilia. Negli anni settanta e soprattutto nei novanta del XX secolo, la media nivometrica di Padova è calata, mentre negli anni sessanta, ottanta e nel decennio dal 2001 al 2010 si sono registrati valori maggiori; i record del XX secolo di accumulo nevoso per la città si verificarono nel 1956 e nel 1985 con 55 cm.

Nell'inverno padovano vi sono giornate in cui la temperatura nelle ore più calde arriva a 12 gradi, e si ha una repentina caduta con valori intorno allo zero al calar della sera, con una notevole escursione termica. L'esposizione alle correnti di bora e l'innevamento del suolo possono invece portare a temperature più rigide, con diversi gradi sotto lo zero di notte, e attorno allo zero anche in pieno giorno. Il record assoluto è rappresentato dai -19.8 °C registrati presso l'aeroporto nel gennaio 1985. Molto più rigido e nevoso era il clima invernale tra i secoli XVII e XIX, quando la neve permaneva a lungo al suolo, e le giornate "di ghiaccio" (cioè sempre sotto gli 0 °C nelle 24h) erano piuttosto frequenti.

Le estati sono calde e afose ma raramente insopportabili, benché negli ultimi anni si siano avuti picchi di calore che, per intensità e durata, hanno avvicinato o battuto i record storici. La temperatura più alta fu registrata all'Orto Botanico nell'agosto 2003 con +39.8 °C. Frequentemente la città è soggetta a temporali estivi, che allo scontro di masse d'aria diverse (fronti freddi che interrompono la calura) possono diventare violenti, con grandinate e forti colpi di vento. Fra le diverse trombe d'aria che si sono verificate, particolari furono quella distruttiva dell'agosto 1756 e quella che sfiorò la città per poi investire Venezia nel settembre 1970.

La primavera e l'autunno sono stagioni di passaggio, per loro natura incerte e spesso turbolente. Sono generalmente le stagioni più piovose (la più secca è l'inverno) e presentano forti differenze termiche da mese a mese. Se marzo e novembre possono presentarsi come mesi invernali, con gelate e nevicate, ad aprile ed ottobre si possono anche godere i primi/ultimi caldi (pur se raramente ed a livelli gradevoli, non fastidiosi come l'afa estiva); mentre maggio e settembre hanno caratteristiche nettamente più vicine all'estate, specialmente per quanto riguarda il primo mese autunnale, mentre l'ultimo mese primaverile è più frequentemente perturbato.

Temperature e precipitazioni annue dal 2002[modifica | modifica wikitesto]

Vengono di seguito riportati alcuni dati climatologici fondamentali per quanto concerne il clima della città di Padova[19], suddivisi per anno, dal 2002 al 2013. I dati sono relativi alla stazione meteorologica dell'Orto Botanico di Padova.

Anno Minima Assoluta Massima Assoluta Precipitazioni Giorni piovosi
2002 -4,9 °C 35,9 °C 1109 mm 96
2003 -4,8 °C 39,8 °C 698 mm 62
2004 -2,8 °C 36,2 °C 1101 mm 93
2005 -4,8 °C 34,9 °C 1109 mm 75
2006 -5,4 °C 37,0 °C 872 mm 69
2007 -2,2 °C 36,8 °C 751 mm 69
2008 -2,9 °C 34,1 °C 1264 mm 99
2009 -7,9 °C 35,1 °C 1023 mm 88
2010 -5,1 °C 35,8 °C 1350 mm 112
2011 -2,8 °C 37,5 °C 672 mm 63
2012 -6,6 °C 36,9 °C 735 mm 73
2013 -2,0 °C 36,1 °C 1196 mm 107

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Padova e Sindaci di Padova.
Le origini del nome

L'etimologia del toponimo è incerta, ma è evidente l'assonanza con l'antico nome del Po (Padus). Vi si potrebbe riconoscere la radice indoeuropea pat-, in riferimento forse ad un luogo pianeggiante ed aperto, contrapposto alle vicine zone collinari (in latino da questa radice deriva la parola "patera" che sta appunto per "piatto"), a cui si deve aggiungere un ulteriore suffisso "-av" (come nel fiume Timavo), di antica origine venetica, indicante appunto la presenza di un fiume, appunto il Brenta-Medoacus. Inoltre la terminazione "-ium", nel nome romano Patavium, indica la presenza di più villaggi poi unificatisi. (R. Mambella)

La cosiddetta Tomba di Antenore

Insediamenti preistorici sono stati accertati dall'archeologia, già a partire dall'XI secolo a.C. - X secolo a.C.,[20] topograficamente in corrispondenza dell'odierno centro di Padova. La leggenda narra che la fondazione di Padova sia avvenuta nel 1132 a.C. per opera di Antenore, un principe troiano scampato alla distruzione di Troia; ma è noto come tale leggenda tragga forse origine da un falso storico, opera di Tito Livio, per assimilare la propria città a Roma.

Foto di Padova con indicato il corso del Medoacus, le vie romane e le mura cittadine

Rappresentando uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse all'interno di un'ansa del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus Major) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione (al tempo denominato Medoacus Minor o Edrone), entrando in città nei pressi della attuale Specola.

Già a partire dal 226 a.C. gli antichi patavini strinsero un'alleanza con Roma contro i Galli Cisalpini, alleanza poi confermata più volte, in particolare al tempo della Battaglia di Canne (216 a.C.) e della guerra sociale (91 a.C.), quando Padova e altre città transpadane combatterono al fianco dei romani. Dal 49 a.C. divenne un municipium romano, e in età augustea entrò a far parte della X Regio, della quale costituiva uno dei centri più importanti. Durante l'epoca imperiale la città divenne molto ricca grazie alla lavorazione delle lane provenienti dai pascoli dell'altopiano di Asiago. Dalla città passavano (o partivano) numerose strade che la congiungevano con i principali centri romani dell'epoca: la via Annia che la congiungeva con Adria e Aquileia, la via Medoaci che portava alla Valsugana e all'altopiano di Asiago, la via Astacus che la congiungeva con Vicentia, la via Aurelia che portava ad Asolo, la via Aponense che la collegava ai centri termali dei Colli Euganei. Sia a nord che a sud della città vi erano estese centuriazioni. In epoca romana, Padova[21] fu patria di Tito Livio, insigne storico romano (nello stesso periodo, diede pure i natali ai letterati: Gaio Valerio Flacco, Quinto Asconio Pediano, Trasea Peto[22], di cui vi è ancora ricordo nella toponomastica cittadina).

Nel periodo delle invasioni barbariche fu più volte devastata, prima dagli Unni nel 452-453, poi nel 601 dai Longobardi di Agilulfo, e infine dagli Ungari nell'899.

Nel Basso Medioevo Padova si distinse come Libero comune, partecipando alla Lega Veronese e alla Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa. A questo periodo risale la fondazione dell'Università (1222), una delle più antiche d'Italia. Fu poi dominata, a partire dal 1318, dalla signoria dei Carraresi, fino alla conquista da parte della Repubblica di Venezia, avvenuta nel 1405 a seguito della guerra di Padova.

Porta Altinate vista dall'omonima Contrada
Resti di una parete del vecchio anfiteatro romano.

Nei successivi quattro secoli Padova, pur perdendo importanza politica, poté godere della pace e della prosperità assicurata dalla signoria veneziana, nonché della libertà garantita alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, divenendo uno dei maggiori centri dell'aristotelismo e attirando numerosi ed illustri intellettuali, come Galileo Galilei. Nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, Padova dovette subire un terribile assedio, che fu però respinto. Dopo lo scampato pericolo, la Serenissima procedette ad opere di fortificazione, costruendo la cinta muraria che ancora oggi presenta gran parte dell'aspetto originale.

Caduta la Serenissima (1797), la città fu ceduta da Napoleone Bonaparte all'Austria. Dopo una breve parentesi all'interno del Regno d'Italia napoleonico, entrò a far parte nel 1815 del Regno Lombardo-Veneto asburgico. L'8 febbraio 1848 vide un'insurrezione contro il dominio austriaco, guidata in particolare dagli studenti universitari. Padova entrò a far parte del Regno d'Italia solo nel 1866, in seguito alla terza guerra di indipendenza.

Nel corso della prima guerra mondiale, la città era il quartier generale delle forze militari italiane. Merita un cenno il fatto che l'ardimentosa (e pacifica) impresa del Volo su Vienna, di dannunziana memoria, prese le mosse dalle vicinanze di Padova (Castello di San Pelagio in comune di Due Carrare, 9 agosto 1918). Nei pressi della città, a Battaglia Terme il castello di Lispida fu adibito a residenza del re Vittorio Emanuele III. A Villa Giusti (in località Mandria di Padova) fu firmato l'armistizio che pose termine al conflitto.

Nella seconda guerra mondiale Padova fu un importante centro della resistenza contro il nazifascismo. Numerosi studenti e insegnanti universitari parteciparono alla lotta partigiana, a cominciare dallo stesso rettore Concetto Marchesi. Per questo motivo l'Università degli Studi di Padova fu premiata (unica università italiana a ricevere tale onorificenza) con la medaglia d'oro al Valor Militare.

Gli anni dal dopoguerra ad oggi sono stati per Padova di continuo sviluppo urbanistico ed economico grazie anche alla collocazione geografica, al centro di importanti vie di comunicazione favorevoli per industrie e servizi. La crisi sociale e politica degli anni settanta vide però il polarizzarsi delle tensioni in vicende spesso collegate all'estremismo di frange della comunità studentesca della città. Padova infatti fu la città dove organizzazioni come Potere Operaio e Autonomia Operaia furono più forti, insieme a Roma e Bologna. Questi movimenti a forte componente studentesca nacquero sotto l'egida di insigni professori della facoltà di Scienze politiche quali Antonio Negri. Inoltre proprio a Padova le Brigate Rosse misero a segno il loro primo delitto rivendicato con l'attacco alla sede dell'MSI nel 1974. A Padova agirono anche organizzazioni eversive neofasciste come Ordine Nuovo e probabilmente ebbe numerosi legami con questa città anche l'organizzazione Rosa dei venti.

La città oggi sta vivendo importanti cambiamenti urbanistici, con la costruzione di nuovi moderni edifici direzionali e residenziali e con un profondo rinnovo della viabilità cittadina, articolatasi negli ultimi anni intorno alla complessa realizzazione del metrobus.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Monumento di Daniel Libeskind
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti di Padova.
Una suggestiva veduta notturna da Piazza dei Signori verso il Palazzo del Capitanio

L'apparato monumentale (nella più vasta accezione) del contesto urbano, quale oggi si offre all'osservazione del visitatore, testimonia largamente le varie fasi della vicenda storica patavina.

Se, difatti, non è più presente alcuna traccia delle (supposte) origini preistorico-leggendarie, ogni altra fase cronologica ha lasciato tangibili manifestazioni in altrettanti luoghi salienti e caratteristici, a partire dall'Arena romana, passando per le varie cinte murarie, torri medievali, palazzi di età signorile, chiese ed altri luoghi di culto (cristiani e non), edifici simbolici del potere civile, tempi della cultura (il Bo, l'Orto botanico..), fino ad espressioni di architettura d'avanguardia (quali, ad esempio, il monumento di Daniel Libeskind ai caduti delle Torri Gemelle di New York, o la Torre Net): tutti capisaldi urbanistici che verranno analizzati e descritti in prosieguo e/o nella voce specifica testé richiamata, oltre che nella voce Storia di Padova.

Città murata[modifica | modifica wikitesto]

« Urbs ipsa moenia. »
(Isidoro di Siviglia)
« Murus ubique. »
(Donatello di Urbino)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Padova.
Mappa di Padova del 1700

La città dal periodo medievale in poi ha avuto tre cerchie di mura succedutesi nel tempo.

La prima cerchia, costruita tra il 1195 e il 1210, è quella delle mura cosiddette "comunali" perché eretta durante il periodo del libero comune padovano. Essa cingeva la parte più centrale della città, la cosiddetta "insula" poiché interamente circondata da canali (oggi in parte scomparsi). Di questa cerchia restano tre porte: due di esse ancora oggi transitabili (porta Molino, porta Altinate, porta della Cittadella Vecchia) mentre una terza fu inglobata nel Trecento nelle strutture del Castelvecchio. Inoltre rimangono numerosi tratti della cinta muraria lungo l'antico percorso, spesso inglobati tra costruzioni moderne.

Nel corso del Trecento, con l'espandersi delle aree urbanizzate furono realizzate, in vari momenti, le mura cosiddette "carraresi" perché costruite in gran parte durante la signoria dei Da Carrara. Di queste mura restano pochissimi resti visibili in alzato, e sono perlopiù inglobate in altre costruzioni e fortificazioni rinascimentali. Queste mura di stampo ancora medievale resistettero, con opportuni adattamenti, all'assedio che Padova subì nel 1509 ad opera delle truppe della lega di Cambrai.

In seguito a questo assedio la Serenissima decise di dotare la città di una nuova cerchia di mura adatta a resistere all'introduzione dell'artiglieria nelle tecniche di guerra. I lavori iniziarono nel 1513 per andare avanti circa fino alla metà del XVI secolo. Questa cerchia è ancora esistente quasi per intero seppur in diversi stati di conservazione a seconda dei vari tratti. Il suo perimetro è di circa 11 chilometri, con 20 bastioni e 6 porte (sulle 8 originarie). Queste mura sono solitamente denominate "veneziane" o "rinascimentali".

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese di Padova.

Tra i luoghi di culto cattolici, primeggia la basilica cattedrale di santa Maria Assunta sede della diocesi di Padova, ma ancora più la pontificia basilica di sant'Antonio, santuario internazionale e tra le principali mete del turismo religioso al mondo. Spicca poi la basilica di Santa Giustina, abbaziale, contenitore di insigne reliquie. Gli edifici romanici di santa Sofia di san Nicolò ed il Battistero, le chiese gotiche degli Eremitani, di santa Maria dei Servi, di San Francesco Grande. Le chiese dello Scamozzi, San Gaetano e Ognissanti. La grande basilica del Carmine e il santuario di San Leopoldo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comunità ebraica di Padova.

La Sinagoga di Padova[23], situata nella zona centrale del Ghetto (adiacente alle piazze) con gli antichi cimiteri ebraici - situati nella contrada Savonarola - testimoniano la vivace attività della comunità giudaica nella città

Ingresso della Sinagoga di Padova

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo comunale da piazza delle Erbe
Caffè Pedrocchi

Portici[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei motivi di orgoglio dei padovani è costituito dai portici, sono disseminati ovunque nel centro cittadino ed hanno uno sviluppo complessivo di circa 12 km,[24] issando Padova al secondo posto nel mondo, dietro a Bologna, per il più alto coefficiente tra i chilometri di strade e quelli dei portici. La tradizione di costruire in città usufruendo di tale soluzione architettonica è antica, vi sono portici in stile romanico, gotico, rinascimentale, neoclassico e moderno. Rendono possibile l'attraversamento dell'intero centro storico al riparo dalla pioggia e dal sole.

Originariamente lo sviluppo totale era di oltre 20 km. Dopo che Padova dovette soccombere a Venezia e diventare parte della sua repubblica (1405), le famiglie nobili eliminarono segmenti di porticati per dare risalto alle facciate dei loro palazzi.[25]

Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Chiostro dei musei civici
Cappella degli Scrovegni
  • Museo archeologico ambientale delle acque del padovano[28]
  • Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea
  • Museo diocesano di arte sacra
  • Museo dell'internato ignoto (presso l'omonimo tempio)[29]
  • Museo della terza armata
  • Museo delle antiche strumentazioni (istituto tecnico Belzoni-Boaga)
  • Museo al Santo
  • Oratorio di San Michele (vedi alla voce Monumenti di Padova, seconda sezione)
  • Ponte di San Lorenzo
  • Museo delle macchine "Enrico Bernardi"
  • Museo di storia della medicina e della salute nell'ospedale di San Francesco Grande.
  • Museo del marinaio d'Italia
  • Museo di zoologia
  • Museo di storia della fisica
  • Museo di mineralogia e petrografia e paleontologia
  • Museo del precinema (collezione Minici Zotti)
  • La specola e l'adiacente castello di Ezzelino e Torlonga.
  • Palazzo Zabarella
  • Museo di scienze archeologiche e d'arte
  • Piano nobile del Caffè Pedrocchi
  • Esapolis, insettario
  • Museo della Medicina

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Padova ha sempre ospitato figure teatrali di livello internazionale. Le sale teatrali sono numerose e ogni anno vengono messi in scena centinaia di spettacoli. I teatri padovani sono sparsi per tutta la città; quelli principali sono:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]

Nel 2011 i nati sono stati 1.779 (8,3‰), i morti 2.479 (11,6‰)[31][32] con un incremento naturale di -700 unità rispetto al 2010 (-3,3‰). Il 31 dicembre 2010, su una popolazione di 214.198 abitanti, si contavano 30.933 stranieri (14,4%). Le famiglie contano in media 2,11 componenti.[31] ISTAT. URL consultato il 7-06-2010. Inoltre Padova è con 2305,8 ab/km² la città più densamente popolata del Veneto.

A Padova è stata istituita una "Commissione speciale Città metropolitana", con lo scopo di coordinare le politiche del comune di Padova e dei comuni limitrofi su tematiche di importanza sovracomunale[33].

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Un tempo terra di emigrazione, anche Padova, come tutto il Veneto, negli ultimi anni è divenuta meta di immigranti provenienti da tutto il mondo[34].

A tutto il 2010, gli stranieri residenti nel comune erano 30.933, ovvero il 14,4% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[35]:

  1. Romania Romania, 8.268
  2. Moldavia Moldavia, 4.772
  3. Nigeria Nigeria, 2.094
  4. Marocco Marocco, 1.949
  5. Albania Albania, 1.850
  6. Filippine Filippine, 1.754
  7. Cina Cina, 1.571
  8. Bangladesh Bangladesh, 817
  9. Ucraina Ucraina, 777
  10. Sri Lanka Sri Lanka, 723

Tradizioni, leggende e cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

I "senza"[modifica | modifica wikitesto]

Padova è nota per essere la città dei "senza"[36][37]:

  • "Santo senza nome", perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato "il Santo" per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
  • "Caffè senza porte", perché il monumentale Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, sino al 1916, era aperto ventiquattro ore al giorno;
  • "Prato senza erba", perché il Prato della Valle, spettacolare "piazza", la più grande d'Europa secondo alcuni,[38] era in realtà fino alla fine del XVIII secolo, periodo in cui assunse la sistemazione attuale grazie ad Andrea Memmo, una superficie paludosa[39] dove si svolgeva la famosa "Fiera del Santo", trasformata in Fiera Campionaria nel 1919.

Le "due gatte"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lega di Cambrai e Restaurazione.

Non sono molti, invece, a conoscere la storia delle "due gatte", che pure figurano tra le più curiose icone della città:

Universa universis patavina libertas[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Venezia.

È il motto dell'Università degli studi di Padova; in lingua latina significa "La libertà di Padova [è] totale per tutti".
Ci si riferisce alla libertà d'insegnamento, che oggi riteniamo un valore acquisito, sia come principio di democrazia liberale, sia come diritto costituzionalmente garantito. Ma non è sempre stato così, e la patavina libertas in passato era soprattutto dovuta alla politica della Repubblica Serenissima, di cui Padova fece parte dal 1405 al 1797.

Venezia ha sempre mantenuto una posizione di sostanziale antagonismo nei confronti dello Stato della Chiesa, e ciò, fra l'altro, si rifletteva anche nell'impedire un'eccessiva ingerenza delle autorità ecclesiastiche (e dell'Inquisizione) nel lavoro dei professori.

D'altronde, Venezia si avvantaggiò spesso del progresso scientifico che derivava dalla produzione culturale ed accademica patavina: sono documentati storicamente casi in cui gli apparati di spionaggio della Serenissima si rivolsero ad esperti dell'Orto botanico di Padova per ottenerne la confezione di veleni a scopo di assassinio politico (il che, del resto, era prassi piuttosto diffusa nella diplomazia clandestina rinascimentale).

Nel corso dei secoli, l'Università di Padova è diventata una delle principali Università italiane, e conta attualmente 13 Facoltà, oltre 60.000 studenti e 5.000 tra docenti e personale tecnico-amministrativo.

Il Canton del Gallo[modifica | modifica wikitesto]

È l'incrocio obliquo tra le vie: Roma, San Francesco, Otto febbraio e San Canziano (praticamente, l'angolo destro, guardando il portone principale del Palazzo del Bò).

È tradizionalmente considerato il punto più centrale della città, e pare si chiami così dal nome di una locanda o osteria che ivi sorgeva. Anche se oggi la circolazione veicolare è praticamente abolita in loco, fu proprio al Canton del Gallo che venne installata la prima pedana per il "vigile" che doveva disciplinare il traffico[42].

Il toponimo Stanga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordalia.

A tutti i padovani è nota la località detta "Stanga" (per i non padovani: si tratta di un ampio spiazzo circolare). Pochi, forse, conoscono l'origine del toponimo.
Pare che nell'Alto Medioevo in questo luogo si tenessero i duelli di campioni e bravi (due categorie di "spadaccini" mercenari che - in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi - si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie). I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l'agone.

Risulta che il fenomeno fosse disciplinato da una legge locale, in vigore dal 1236 al 1275. Essa, peraltro, oltre a stabilire i compensi dovuti a campioni o bravi, disponeva che questa "professione" fosse appannaggio dei soli padovani, o quanto meno di chi risiedesse nelle vicinanze della città.[43]

In realtà diverse città dell'ex Repubblica Veneta (tra cui la vicina Vicenza) denominano "Stanga" la zona esterna alla loro porta orientale; è possibile che stanga stia semplicemente per zona posta a oriente (si confronti stangare, lemma lagunare per girare a sinistra con un'imbarcazione, sanca e stânga, ovvero sinistra rispettivamente in veneto ed in romeno).

Enogastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene sia poco conosciuta, perché troppo spesso trascurata, la tradizione gastronomica di Padova è lunghissima e ricca di moltissimi piatti, per lo più prodotti freschi della tradizione contadina[44]. Ne citeremo solo alcuni, quelli cioè definiti "tradizionali" del territorio padovano, così come riportato nel D. Lgs. 30 aprile 1998[45], attenendosi alle definizioni ufficiali del Ministero delle Politiche Agricole.[46]

I Bigoli[modifica | modifica wikitesto]

I Bigoli, assieme al risotto, sono il primo piatto più noto del padovano. Il sito del Comune di Padova[44] definisce in questo modo i "Bìgoi" (come vengono detti in veneto): «Pasta alimentare tipo spaghetti freschi di grosse dimensioni prodotti con farina, uova, acqua e sale. Nella variante "bigoli mori" o "bigoi neri" si usa farina integrale o nero di seppia. Ottenuti dall'impasto della farina con uova, acqua e sale, passati per uno strumento chiamato bigolaro (torchio) che restituisce bigoli (spaghetti) di circa 25–30 cm di lunghezza e con un diametro non inferiore ai 2,5 mm; vanno tenuti a riposo su di un tavolo cosparso di farina di mais, hanno una durata di 3-4 giorni». I Bigoli sono un prodotto di tradizione contadina in uso fin dai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia; infatti, sono un piatto tipico non solo del Padovano, ma in larga parte di tutto il Veneto. Pare che nel 1604 un pastaio di Padova “Abbondanza” ottenne dal Consiglio della città il permesso di tenere brevetto per un macchinario di sua invenzione, una sorta di torchio per trafilare la pasta, con cui riuscì a produrre diversi tipi di pasta lunga tra cui dei grossi spaghettoni con cui conquistò un gran numero di clienti. Questa pasta lunga dalla superficie ruvida fu poi battezzata “bigolo”. Ne consegue che l’attrezzo per ottenerli fu chiamato bigolaro[47].

La Gallina Padovana e la sua corte[modifica | modifica wikitesto]

Forse più conosciuta come animale, che come piatto edibile, è la Gallina Padovana, tipica razza di pollo conosciuta in tutto il mondo fin dal 1600[48]. La caratteristica che più la distingue è il famoso ciuffo, che presenta, a volte in modo molto vistoso, sulla fronte. Con la Gallina Padovana tutta la produzione avicola è base per la cucina locale. La cosiddetta "Corte Padovana" riconosciuta dal Ministero comprende dalla "sorella", la Gallina di Polverara[49], all'Oca Padovana (un tempo di penne grigie e per questo chiamata "Grigia di Padova", ora perlopiù bianca)[50], all'Anatra (con cui si fa il ragù, utilizzato per i bigoli), alla Numida Meleagris, al Cappone, al Galletto Nano(Pepoa[51]), alla Gallina Collo Nudo[52], per allargarsi ai Piccione Torresano di Torreglia o all'ancora poco diffuso Tacchino dei Colli Euganei[53]. Da questa produzione avicola sono nati piatti tipici come l'Oca in onto e il Falso Parsuto, ovvero il prosciutto di petto d'oca[54]. Altro animale allevato in tutte le campagne venete e diffusissimo nelle tavole padovane è il Coniglio, che è molto apprezzato per il suo arrosto[55]; non dimentichiamo inoltre un altro piatto tipicamente padovano e in generale presente in Veneto e Lombardia: Polenta e osei. In Veneto è presente la versione salata, ovvero Polenta, Allodola (piccoli uccellini comuni in tutta la penisola italica e presenti di conseguenza anche nei boschi dei Colli Euganei e dei Colli Berici) e qualche volta anche Pancetta; a Bergamo invece è presente la variante dolce[56].

I prodotti equini[modifica | modifica wikitesto]

I Veneti, che dalle origini hanno abitato Padova, sono sempre stati abili allevatori di cavalli e la tradizione del consumo delle carni equine permane come una delle più tipiche del territorio. Oltre ai prodotti meglio conosciuti, come ad esempio gli sfilacci di equino[57], sono presenti alcuni prodotti più tipici come la bresaola di cavallo, il salame di musso - che in dialetto vuol dire asino -[58], lo spezzatino, sia di cavallo che di asino, la Straecca[59] o le bistecche e le costate di cavallo.

I salumi[modifica | modifica wikitesto]

Mentre nei piatti di derivazione veneziana viene usato maggiormente il pesce, nei piatti della tradizione più tipicamente padovana sono le carni, non solo equine o della corte, a farla da padrone. I salumi infatti rappresentano una grande tradizione e bontà del padovano; tra di essi spiccano il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo DOP[60], proveniente dalla Bassa Padovana e dalla Bassa Vicentina, e i prodotti "nostrani padovani" riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole quali "tradizionali" come il salame, la sopressa[61], la luganega e il coeghin - veneto per cotechino[62].

I dolci[modifica | modifica wikitesto]

Molti sono i dolci a Padova; alcuni hanno origini padovane, altri sono di origine veneziana, altri sono prettamente di origine contadina - e quindi molto semplici -, molti legati alla festa di Sant'Antonio. Dalle mani dei pasticceri padovani sono nate la torta "Pazientina"[63] e i "Pazientini"[64], biscotti che non a caso ricordano le "Lingue di gatto" veneziane. Invece, dolci di origine totalmente veneziana, ma ampiamente diffusi anche nel padovano sono "Zaéti"(o Zaleti)[65] e "Crostoli" - nome utilizzato in Veneto per indicare le chiacchere -. I zaéti sono comuni un po' dovunque, nelle osterie, come nelle pasticcerie, presso fornai e ristoratori. Il crostolo invece si può assaggiare, come in tutta la Penisola, solo durante il carnevale e si trova, con la frittella tradizionale, di mele o di riso, un po' in tutte le pasticcerie. Tipico del padovano è invece lo zaléto con le giuggiole[66].

In particolare la pazientina è un dolce che si distingue per l'accuratezza della preparazione e per il gusto delicato ma deciso: secondo la tradizione sarebbe nata nel XVII secolo a Padova, forse all'interno di mura monastiche. La lunga preparazione sembra stare all'origine del nome.[67]. Il dolce è preparato a strati con pasta bresciana e con la polenta di Cittadella (una sorta di pan di Spagna padovano) legati da zabajone granelle e sottili scaglie di cioccolata.

Molto più semplici e poveri sono i dolci rustici e contadini. Alcuni esempi sono:

Fugassa padovana (focaccia)[68]. Dolce tipico di cucina casalinga prodotto con lievito, farina, latte, uova, zucchero, burro, buccia di limone e sale. Gli ingredienti vengono amalgamati, lasciati a riposo e cotti in forno. Originariamente veniva preparata in ogni occasione di festività, da quelle religiose a quelle private, oggiogiorno invece viene consumata quasi esclusivamente a Pasqua.

Torta sgriesolona o rosegòta o sbrisolona[69]. Dolce da forno di forma rotonda, alto circa 1 cm, particolarmente duro e nel contempo friabile, prodotto con farina gries, mandorle sgusciate e tritate, burro, rosso di uovo, zucchero, ricoperto con un foglio di pasta di mandorle scottata alla fiamma. Gli ingredienti, vengono amalgamati, posti in contenitori di forma rotonda e cotti al forno. Il dolce viene lasciato a riposo per un giorno e successivamente confezionato; ha durata molto lunga. Si tratta di un dolce di tradizione mantovana, ma presente anche in Veneto, che veniva e viene usato spezzandolo con le mani e mangiandolo senza l'uso di posate.

Torta figassa - torta di fichi[70]. Dolce da forno di forma rotonda, prodotto con farina gialla di mais, rossi di uovo, fichi secchi macerati in grappa, burro, zucchero, farina 00, sale. I rossi d'uovo vengono impastati con lo zucchero e il burro, amalgamati con farina di grano tenero e farina di mais e con l'aggiunta finale di fichi secchi macerati nella grappa e tagliati a pezzetti; il composto viene inserito in apposite forme, cotto, lasciato raffreddare e confezionato, senza bisogno di particolari metodi di conservazione. Si tratta di un dolce di tradizione contadina, elaborato con ingredienti poveri, che si presume risalga al periodo successivo alla prima guerra mondiale.

Smegiassa[71]. Dolce originario delle campagne di Chioggia prodotto con farina di mais, farina di grano, acqua di cottura del musetto, zucchero, miele, uva passita, fichi secchi, buccia di arancia, grappa, zucca arrostita in forno; nella pianura padovana sud-orientale in luogo dell'acqua di cottura del musetto vengono utilizzati i ciccioli di maiale; nella realizzazione attuale l'acqua di cottura del musetto o i ciccioli di maiale vengono sostituiti, in talune zone, con mele. Gli ingredienti vengono amalgamati e cotti in forno. Nella tradizione cittadina al posto dei ciccioli veniva utilizzato lo strutto, mentre le attuali produzioni di pasticceria hanno eliminato anche questo in favore del burro.

I dolci del Santo[modifica | modifica wikitesto]

Da tempo immemore era, ed è ancora oggi, uso che i frati della Basilica di Sant'Antonio offrissero ai poveri della città ed ai viandanti un pane che nel corso degli anni si è trasformato, a cura di maestri pasticcieri della zona, in dolci particolarmente apprezzati. Qui di seguito le ricette dei dolci più famosi.

Pan del Santo. Dolce da forno prodotto con farina di grano tenero tipo 00, uova, zucchero, mandorle, gocce di cioccolato, granella di amaretto. La forma tradizionale e caratteristica è quella di "ciambella".

Dolce del Santo, Dolce Santantonio. Dolce da forno farcito con marmellata di albicocche, buccia d'arancio candita, pan di Spagna, marzapane di mandorle o granella di amaretti, il tutto avvolto in pastasfoglia; la sua forma particolare ricorda l'aureola posta sul capo di Sant'Antonio; è prodotto in formati da 70 gr (mignon), 400 gr e 700 gr. I prodotti vengono amalgamati, disposti a mano in vari strati con procedure codificate e particolare cura, cotti in forno, lasciati a riposare per un giorno e confezionati; la durata è di tre mesi senza particolari condizioni di conservazione.

Amarettoni di Sant'Antonio. Dolce da forno, tagliato a biscotto, composto da mandorle armelline, mandorle sgusciate e tritate, zucchero, canditi di arancia, albume di uovo. L'albume dell'uovo viene montato a neve, vengono inseriti i canditi e le mandorle sgusciate, quindi lo zucchero, all'impasto viene data la forma di un grosso biscotto, viene cotto e fatto riposare per un giorno su teglie da forno; non necessita di stagionatura e per sua natura si presta alla lunga conservazione. La ricetta è tratta dal "Dolce del Santo", del quale contengono gli stessi ingredienti. Gli amarettoni vengono prodotti a partire dal 1960 circa.

Merletti Santantonio. Pasticcino con uova, farina, burro, mandorle affettate e marsala. Gli ingredienti vengono amalgamati, all'impasto viene data forma di pasticcino, ricoperto con mandorle affettate e cotto al forno.

Enologia[modifica | modifica wikitesto]

A Padova, oltre a mangiare bene si beve anche bene. La produzione di alcolici va dai buon vini dei colli, ai famosi distillati, senza dimenticare l'ormai rinomato spritz, che proprio qui fu inventato nella sua forma diventata internazionalmente popolare. Non a caso la preparazione dello spritz richiede del buon vino bianco secco frizzante, come quello che arriva nelle zone di produzione D.O.C della provincia, un po' d'acqua e una generosa spruzzata di aperitivo alcolico, come quello appositamente inventato dalla Barbieri, nei suoi stabilimenti della Stanga, in occasione della prima Fiera Campionaria del 1919.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« For the great desire I had to see
fair Padua, nursery of arts, I am arrived…
and am to Padua come, as he that leaves
a shallow plash to plunge in the deep, and
with satiety seeks to quench his thirst. »
(IT)
« Per il grande desiderio che avevo
di vedere la Bella Padova, culla delle arti sono arrivato…
ed a Padova sono venuto, come chi lascia uno stagno
per tuffarsi nel mare, ed a sazietà cerca di placare la sua sete.. »
(William Shakespeare, La bisbetica domata, Atto 1, Scena 1)

Università[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Università degli Studi di Padova.
Logo Università Padova.png

L'Università degli Studi di Padova è fra le più note università in Italia e nel mondo, e fra le più antiche al mondo (la seconda in Italia dopo quella di Bologna,[72] la settima al mondo), risalendo al 1222. Nel 2007 contava circa 63.000 studenti e 2.350 docenti[73].

L'Università venne fondata, secondo la tradizione, nel 1222 quando un gruppo di studenti e professori migrarono dall'Università di Bologna alla ricerca di una maggiore libertà accademica, anche se è certo che scuole di diritto e medicina esistevano a Padova prima del 1222. In realtà il 1222 è l'anno nel quale per la prima volta in un atto notarile della città si nomina con precisione lo Studio Patavino (quindi già esistente) ed è così convenzionalmente ritenuto essere l'anno di fondazione.

Cortile interno del Palazzo del Bo, storica sede dell'Università di Padova

Nel corso della sua lunga storia, l'Università di Padova fu luogo d'incontro di alcune tra le più importanti personalità europee ed italiane, tra le cui fila si annoverano personaggi del calibro di Leon Battista Alberti, Niccolò Copernico[74][75] e Melchiorre Cesarotti. Dal 1592 per 18 anni consecutivi (definiti dall'interessato i migliori della sua vita), Galileo Galilei[76] resse la cattedra di matematica presso l'ateneo patavino. Nel medesimo, per la prima volta al mondo (1678) si laureò una donna: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

William Harvey, l'illustre medico inglese cui si deve la prima descrizione scientifica del sistema circolatorio (1628), fu allievo a Padova di Girolamo Fabrici. Va peraltro ricordato che in questa città sorse il primo teatro anatomico (1594), ed il fondatore della Scuola Clinica Padovana, Giovanni Battista del Monte, fu il primo medico a tenere le lezioni nelle corsie di un ospedale.

Nel 2004 è stata istituita la Scuola Galileiana di Studi Superiori, con la collaborazione e sul modello della Scuola Normale Superiore di Pisa. Alla scuola si accede tramite un concorso molto selettivo; gli studenti ammessi si iscrivono ai corsi dell'Università di Padova, ma in più hanno alcuni benefici (ad esempio vitto e alloggio presso un collegio universitario), devono avere una media di esami particolarmente alta (almeno 27), e in più devono frequentare obbligatoriamente alcuni corsi specifici.

L'Ateneo gestisce anche nove Musei scientifici, fra cui il Museo di Storia della Fisica, ed è tra i membri fondatori del consorzio interuniversitario CINECA.

L'Università offre una larga gamma di lauree in tredici Facoltà.

Scuole ed Istituti[modifica | modifica wikitesto]

Padova ospita numerose scuole e tra queste le più degne di nota sono il Liceo ginnasio statale Tito Livio e il Liceo scientifico statale Ippolito Nievo, che rappresentano la storica coppia di licei della città. Entrambi situati in pieno centro storico, il primo fu fondato nel 1872 al posto dell'ex monastero di Santo Stefano, mentre il secondo venne creato nel 1923, in seguito alla Riforma Gentile, ed è ospitato nel seicentesco Palazzo Cumani. Il Liceo Artistico Pietro Selvatico fu invece creato come scuola d'arte nel 1866 per volere dell'architetto e storico dell'arte Pietro Selvatico. Tra le scuole paritarie spiccano l'Istituto Vescovile G. Barbarigo, fondato nel 1919 per decreto ufficiale dell'allora Vescovo di Padova Luigi Pellizzo e l'Istituto Don Bosco, gestito da una comunità di suore salesiane, che comprende classi dalla scuola dell'infanzia fino a tre tipi di licei. Da menzionare è inoltre l'Istituto Tecnico Statale Giovanni Battista Belzoni, fondato nel 1869 e dedicato all'omonimo esploratore.

La città ospita inoltre il Conservatorio Cesare Pollini, fondato nel 1878 e dedicato all'omonimo pianista, che ne fu anche il primo direttore.

Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Accademia galileiana di scienze, lettere ed arti.

Fondata il 25 novembre 1599 su iniziativa del cardinale Federico Baldissera Bartolomeo Cornaro, l'Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti, denominata inizialmente Accademia dei Ricovrati, ha sede presso la Loggia dei Carraresi e si occupa della promozione delle discipline umanistiche e scientifiche.

Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Il premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, nato nel 2006, ad opera del comune per ricordare le tradizioni cittadine nella ricerca scientifica e promuovere la diffusione della cultura tecnico-scientifica. Si avvale di una doppia giuria: la prima di accademici, scienziati, giornalisti e uomini di cultura (presieduta, nel corso delle otto edizioni, da personalità' come Umberto Veronesi, Carlo Rubbia, Margherita Hack, Paolo Rossi, Mario Tozzi, Piergiorgio Odifreddi e Paco Lanciano) che segnala una rosa di cinque testi, la seconda di studenti provenienti da varie scuole d'Italia che scelgono il testo da premiare.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

A Padova (o nelle immediate vicinanze) hanno sede più di 40 emittenti radio,[77] tra le quali:

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Sono due i quotidiani storici che si occupano attualmente della cronaca locale della città: il Gazzettino e il Mattino di Padova. Dal 12 novembre 2002 viene venduto in abbinamento al Corriere della Sera anche il Corriere del Veneto, che ha sede a Padova e che dedica alla città due pagine al giorno di cronaca locale, in abbinamento con la cronaca di Rovigo. Da diverso tempo è presente anche Il Padova, quotidiano che riassume notizie di attualità e politica patavina e dedica diverse pagine anche alla cronaca nazionale ed estera. Sono presenti anche alcuni giornali a distribuzione gratuita quali Leggo, che ha una sua redazione in città e ha pagine di cronaca e sport locali, e Metro, City.

Nel passato la città ha avuto un'altra testata di cronaca locale: L'Eco di Padova, nato nel 1977, edito dalla Rizzoli e chiuso nel 1980.

Nella città e in tutta la diocesi viene anche stampato e diffuso il settimanale diocesano La Difesa del popolo.

In città è presente una redazione de Il Sole 24 Ore.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

A Padova hanno sede oltre venti emittenti televisive, tra le quali:

Tuttavia è sede anche di redazioni di emittenti televisive a livello nazionale, tra le quali:

Persone legate a Padova[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi storici[modifica | modifica wikitesto]

  • La poetessa Vittoria Aganoor, di origini armene ma naturalizzata italiana, visse a Padova i suoi anni giovanili e qui ebbe a maestro il poeta Giacomo Zanella, che per breve tempo resse la cattedra di Professore in Letteratura presso l'Università di Padova.
  • William Shakespeare compose ed ambientò a Padova La bisbetica domata (The Taming of the Shrew) e definì la città euganea "Culla delle Arti".
  • Galileo Galilei ebbe a Padova la Cattedra presso l'Università e qui rimase per più di un decennio. A Padova inventò e costruì il primo cannocchiale con cui redasse il primo trattato sulla volta celeste. La sua casa è ancora esistente nella via omonima. Il suo osservatorio non è nella medievale torre dal nome "Specola" come di solito si creda. La specola, all'epoca di Galileo, era ancora una torre del castello dei Carraresi. Galileo osservava il cielo dall'attuale Porta Molino, come ricorda una targa ivi riposta. La Specola è oggi sede del dipartimento di astronomia dell'università. Nel 2009 ricorrono i 400 anni dalla scoperta del Cannocchiale e a Padova si svolgono numerose manifestazione per l'Anno Galileiano.
  • Francesco Petrarca Nel giugno del 1359 per sfuggire la peste abbandonò Milano per Padova. Petrarca, dopo alcuni brevi viaggi, accolse l'invito di Francesco da Carrara e si stabilì a Padova fino alla morte nell'antico borgo di Arquà Petrarca.
  • Ippolito Nievo Famoso scrittore italiano, che creò il capolavoro della letteratura italiana prima della unità.
  • Bruno da Longobucco, medico
  • Dante Alighieri che soggiornò a Padova per alcuni anni, come è testimoniato da una lapide - ancora oggi visibile - posta sulla facciata della casa in cui passò gli anni sul suolo patavino, ovvero in Piazza Antenore

Compositori e musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Pittori e scultori[modifica | modifica wikitesto]

Contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Persone native di Padova[modifica | modifica wikitesto]

Persone morte a Padova[modifica | modifica wikitesto]

A Padova sono venuti a mancare alcuni "non-padovani" celebri: Sant'Antonio da Padova, san Leopoldo da Castelnuovo, Vittoria Accorombona, Bruno da Longobucco, Claudio Villa, Enrico Berlinguer, Leopoldo Marco Antonio Caldani, Giorgio Perlasca, Egidio Meneghetti, Luigi Pierobon, Luigi Pulci, Giuseppe Tartini, Gildo Fattori, Lorenzo Canozi, Michael Geysmair, Alberto Trabucchi, Vittorio Salvetti, Pino Massara.

Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nereo Rocco, «El Paron», giocatore e allenatore di calcio triestino, che raggiunse la popolarità guidando il Padova Calcio al terzo posto in serie A.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Padova è da sempre meta di molti visitatori che si recano nella città del Santo per i numerosi avvenimenti che si susseguono tutto l'anno. Tra i più rilevanti si annoverano:

  • Padova Vintage Festival in settembre presso il centro Culturale San Gaetano
  • La "Settimana della cultura scientifica e tecnologica", che si svolge da marzo ad aprile.
  • La "Maratona di Sant'Antonio", in aprile. Essa ripercorre negli ultimi 18 chilometri la strada che sant'Antonio morente, a bordo di un carro trainato da buoi, fece il 13 giugno 1231, partendo da Camposampiero per arrivare all'Arcella.
Rievocazione del Transito di Sant'Antonio
  • Fiera campionaria, in maggio: è la più grande rassegna intersettoriale del Nord Est, raggiunta da più di duecentocinquantamila visitatori. Sono presenti mille espositori raggruppati in cinque settori: arredamento, enogastronomico, turismo, tempo libero, artigianato.
  • Rievocazione del Transito di sant'Antonio, sera del 12 giugno. La rievocazione storica in costume vuole celebrare l'ultimo viaggio di sant'Antonio: egli infatti dimorava a Camposampiero quando percepì che la sua vita terrena volgeva al termine, chiese dunque di essere trasportato verso l'amata Padova per esalare l'ultimo respiro. Steso su un carretto trainato dai buoi, non riuscì però a raggiungere le porte della città e venne ricoverato presso l'allora convento francescano di Santa Maria de' Cella (la leggenda vuole che sia stato fondato da san Francesco in persona), dove morì (il luogo dove spirò il santo si trova oggi all'interno del Santuario di Sant'Antonio d'Arcella). La rievocazione storica del transito parte da Piazza Azzurri d'Italia, prosegue lungo via Tiziano Aspetti, viale Arcella e termina presso il santuario di Sant'Antonio d'Arcella; un concerto di campane di tutte le chiese di Padova precede la messa.
  • Festa di Sant'Antonio, 13 giugno. Dopo una solenne messa celebrata nel mattino dal vescovo nella basilica, nel pomeriggio segue una seconda messa solenne, celebrata dal padre provinciale dei Frati Minori Conventuali, dopo la quale la reliquia del mento del Santo, preceduta dalla statua, è portata in processione per le vie del centro città, seguita da una sfilata delle confraternite con i rispettivi gonfaloni, e dalle autorità. La processione si snoda lungo le principali vie del centro storico secondo il seguente percorso: piazza del Santo, via del Santo, via San Francesco, via Roma, via Umberto I, Prato della Valle, via Beato Luca Belludi, Piazza del Santo. Terminano l'evento il discorso del Sindaco e la Benedizione con la reliquia del Dito del Santo.
  • "Sherwood Festival", in giugno-luglio; Radio Sherwood, una radio indipendente padovana, dà vita allo Sherwood Festival, importante evento cittadino della durata di un mese. Sul palco si avvicendano importanti gruppi musicali della scena alternativa italiana ed internazionale.
  • nel 2005 e nel 2006 si è svolta la Notte bianca in giugno (all'inizio dell'estate) e dicembre (in occasione del Natale).
  • "Padova Pride Village", il "gay village del nord-est", evento aperto a tutti organizzato a partire dal 2008 dal circolo Arcigay Tralaltro Padova, nel quale si succedono eventi musicali, rassegne teatrali e cinematografiche e dibattiti, oltre alla consueta attività da discoteca. Si svolge tra i mesi di luglio ed agosto.
  • "Villeggiando" in luglio e agosto; eventi e spettacoli nella più suggestive ville e piazze padovane.
  • "Padova grand prix" e "World country roller marathon" in settembre. La competizione mondiale di pattinaggio a rotelle.
  • Premio Biennale Internazionale di Architettura "Barbara Cappochin"
  • Rievocazioni storiche, in settembre: rievocazioni storiche in costume nelle cittadine murate di Montagnana, Monselice, Montegrotto Terme e Cittadella.

Padova nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Padova nei film[modifica | modifica wikitesto]

Quartieri[modifica | modifica wikitesto]

Quartiere 1 Centro
Detto anche Centro storico, si estende per 5,2  km², pressoché totalmente entro le mura cinquecentesche. Il cuore del quartiere Centro è idealmente identificabile con le famose Piazze (dei Signori, delle Erbe e della Frutta) ravvivate quotidianamente dai tradizionali mercati. Il territorio è solcato dal Piovego, navigabile dalle Porte Contarine fino al casello autostradale di Padova Est. L'area si suddivide in cinque zone abitative: zona Portello, zona Ospedali, zona Santo-Prato della Valle, zona Piazza Castello-Riviere, zona Savonarola-Piazza Mazzini-Stazione Ferroviaria. Nel 2005 contava 27.047 residenti, di cui il 14% aveva compiuto i 75 anni, ed il 9,32% era composto da stranieri. La sede del consiglio di quartiere è in piazza Capitaniato.[84]

Quartiere 2 Nord
Chiamato anche Arcella - S. Carlo - Pontevigodarzere, ha una superficie di 6,71 km² e racchiude i rioni Arcella, San Bellino, San Carlo e Pontevigodarzere. Il confine settentrionale corrisponde in pratica con il tracciato locale del Brenta, a sud è delimitato dalla ferrovia Milano-Venezia, ad est dall'asse viario Plebiscito-Bigolo-Manca, ad ovest dai binari della Padova-Castelfranco Veneto. Abitanti al 2005: 38.118, di cui l'11% sopra i 75 anni. Stranieri: 12,03%. La sede del consiglio di quartiere è in via Curzola, alla Ss. Trinità.[85]

Quartiere 3 Est
È chiamato anche Brenta-Venezia, Forcellini-Camin ed ha una superficie di 28,02 km². Comprende i seguenti rioni: Ponte di Brenta, San Lazzaro, Mortise, Torre, Pio X, Stanga, Forcellini, Terranegra, San Gregorio, Camin, Granze. Confini: nord, comune di Cadoneghe; est, comuni di Vigonza e Noventa Padovana; sud, Quartiere 4, comune di Saonara, Legnaro e Ponte San Nicolò; ovest, Quartieri 2, 1 e 4. Vi scorrono tre canali: il Piovego, il San Gregorio, lo Scaricatore. In zona Stanga si trova la nota via Anelli. Popolazione al 2005: 38.992, di cui 10% sopra i 75 anni, e 15% al di sotto dei 18. Stranieri 9,23%. La sede del consiglio di quartiere è in via Boccaccio, a Terranegra.[86]

Quartiere 4 Sud-Est
Viene chiamato anche S. Croce-S. Osvaldo, Bassanello-Voltabarozzo ed ha una superficie di 17,58 km². Comprende i seguenti rioni: Santa Rita, Sant’Osvaldo, Madonna Pellegrina, SS. Crocefisso, Città Giardino, Santa Croce, San Paolo, Guizza, Bassanello, Voltabarozzo e Salboro. Popolazione al 2005: 47.300, di cui 11% sopra i 75 anni, 19% oltre i 60. Stranieri 7,17%. La sede del consiglio di quartiere è in via Guasti, alla Guizza.[87]

Quartiere 5 Sud-Ovest
Viene chiamato anche Armistizio-Savonarola ed ha una superficie di 14,05 km². Rioni: Porta Trento Nord, Porta Trento Sud, San Giuseppe, Sacra Famiglia, Paltana, Voltabrusegana, Mandria. Abitanti al 2005: 28.428, di cui 13% oltre i 75 anni, 31% oltre i 60. Stranieri 5,94%. La sede del consiglio di quartiere è in piazza Napoli, alla Sacra Famiglia.[88]

Quartiere 6 Ovest
Il quartiere è chiamato anche Brentella-Valsugana ed ha una superficie di 21,88 km². Comprende i rioni Brusegana, Cave, Chiesanuova, Brentelle, Sant'Ignazio, Montà, Ponterotto, Sacro Cuore e Altichiero. Confini: nord, comune di Limena; ovest comuni di Villafranca Padovana, Rubano, Selvazzano Dentro. Abitanti al 2005: 31.047, di cui 10% ultrasettantacinquenni, 26% infratrentenni. Stranieri: 7,9%. Data l'estensione, ha due sedi del consiglio di quartiere, una in via Dal Piaz alle Cave e una in via Astichello ad Altichiero.[89]

Centro[modifica | modifica wikitesto]

Il Listón a Natale 2007; a sinistra, il Bò, a destra il Municipio

Il Centro (Quartiere 1 Centro) nell'ottica dei Padovani si estende grosso modo all'interno delle mura cinquecentesche. È caratterizzato da molte zone pavimentate con il tipico ciottolato romano o con i sanpietrini in porfido (come il Liston), perché corrisponde tendenzialmente all'area più antica della città.

Non si identifica con la zona limitata delle Piazze, anche se queste ultime ne costituiscono il cuore economico e culturale.

Via San Fermo, nel tratto pedonalizzato, ospita i negozi per lo shopping più lussuoso.

Nella circoscrizione Centro è compreso anche il Portello, corrispondente alla parte orientale del centro, cosiddetto perché nelle vicinanze di Porta Ognissanti (spesso chiamata anch'essa col nome di Portello) si trovava un porto fluviale sul Piovego. Nella percezione dei Padovani è un sottoquartiere a parte, tanto che i suoi abitanti un tempo avevano diritto ad essere identificati con un nome a sé: porteàti, ossia abitanti del Portello. Oggi questa distinzione è poco sentita e non ha più molto significato, ma una volta questa zona della città aveva caratteristiche proprie che la distinguevano dalle altre: era in particolare un'area popolare e povera. Oggi ospita buona parte degli Istituti Universitari.

Arcella[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcella (Padova).

Arcella (Quartiere 2 Nord) è la zona nord della città di Padova. Il suo confine è ben delineato dalla ferrovia Venezia-Milano a Sud e dal fiume Brenta a Nord (comprendendo il rione di Pontevigodarzere). Nota per essere il luogo della morte di sant'Antonio (l'evento è ricordato dal santuario di Sant'Antonino) e per essere stata la periferia agricola di Padova fino alla seconda guerra mondiale, l'Arcella ha conosciuto nel dopoguerra un impetuoso sviluppo urbanistico, fino al raggiungimento degli attuali 38 000 abitanti. Il metrotram la collega in maniera migliore con il centro cittadino. Arcella è anche il nome del vicariato della diocesi di Padova che comprende le parrocchie di Sant'Antonio ("Sant'Antonino"), San Carlo Borromeo, San Gregorio Barbarigo, San Giovanni Battista (Pontevigodarzere), San Lorenzo da Brindisi, San Bellino, San Filippo Neri, Santissima Trinità, Gesù Buon Pastore, Sacro Cuore, Maternità B.V. Maria (Altichiero).

Pontevigodarzere[modifica | modifica wikitesto]

Pontevigodarzere (Quartiere 2 Nord) è situata in corrispondenza dei due ponti che collegano la zona a nord di Padova con la città stessa, deve il nome al primo comune limitrofo, Vigodarzere appunto. Inizialmente zona rurale, si è velocemente espansa nel periodo della ricostruzione dopo essere stata quasi rasa al suolo dai bombardamenti degli alleati nel tentativo di fermare la ritirata tedesca. Dista circa 3 km dal centro cittadino, è una zona in fase di riqualificazione grazie al completamento della tangenziale nord che permette al traffico di raggiungere la nuova strada "del Santo" senza passare per via Pontevigodarzere. Fa parte del quartiere 2-Nord che comprende anche Arcella e San Carlo. È sede della principale moschea di Padova, che sorge proprio a fianco della parrocchia di S. Giovanni Battista.

Ponte di Brenta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ponte di Brenta.

Ponte di Brenta (Quartiere 3 Est) è un antico borgo sorto in prossimità della confluenza delle vie provenienti rispettivamente da Venezia (oggi Strada statale 11 Padana Superiore) e da Mestre/Treviso (quest'ultima, oggi classificata come Strada statale 515 Noalese, a sua volta originata dalla fusione della Via Miranese proveniente da Mirano/Mestre, un tempo nota, nel Mestrino, come strada "Padovana", con la Via Noalese proveniente da Noale/Treviso).

Parte del Comune di Padova prima della Prima guerra mondiale, Ponte di Brenta confina con il comune di Vigonza, dal quale è separato dal fiume Brenta.

Nato attorno ai traffici di barcaroli e viaggiatori, il borgo è caratterizzato dalla presenza di alcune notevoli ville patrizie veneziane, tra le quali spicca Villa Breda con il suo parco, oggi di proprietà della Fondazione "Vincenzo Stefano Breda", voluta dall'omonimo senatore del Regno e a lui intitolata. La villa, oggi sede museale, si affaccia sul fiume, dal quale avveniva l'accesso fino alla costruzione verso la fine del XIX secolo della ferrovia Padova-Venezia, ad opera sempre del senatore Breda, che con l'occasione creò una fermata esattamente in asse con il viale di accesso alla villa, dal lato del parco. Al senatore Breda sono tra l'altro intitolati l'ospizio per anziani e l'ippodromo di Padova, situati anch'essi nella frazione, l'asilo infantile, situato nella piazza principale e la modernissima struttura per persone affette da sclerosi multipla Casa Breda, di recente costruzione, nel quartiere Brentelle.

Il parco della villa ospita una pista per cavalli, primo ippodromo cittadino, e delle scuderie ottocentesche, retaggio della passione del patrizio per l'ippica.

Nella piazza principale di Ponte di Brenta si affacciano l'antica chiesa parrocchiale di San Marco e San Michele, di aspetto settecentesco. All'interno, opere di Luca Giordano e un pregevole organo dell'epoca.

Una piccola località di Ponte di Brenta è Torre, che secondo la storia in epoca medievale raggruppava le attuali frazioni di Mortise, Ponte di Brenta, Arcella e Altichiero. C'è chi afferma che Sant'Antonio sia morto a Torre invece che all'Arcella, in quanto quest'ultima all'epoca non sarebbe neppure esistita.

Guizza[modifica | modifica wikitesto]

La Guizza (Quartiere 4 Sud-Est) è uno dei quartieri più meridionali della città, estendendosi dalla zona del Bassanello sino al confine settentrionale del comune di Albignasego. Quartiere residenziale, con una forte densità abitativa, è stato interessato dalla costruzione del principali asse del Metrotram cittadino, che ha il capolinea in questo quartiere. Rappresenta il principale punto di accesso alla città per il traffico proveniente dalla parte meridionale della provincia. La storia del quartiere, da quando era una stazione di posta alla sua incorporazione nella città, è al centro di gran parte della narrativa dello scrittore padovano Piero Sanavìo.

Madonna Pellegrina[modifica | modifica wikitesto]

La Madonna Pellegrina (Quartiere 4 Sud-Est) è una zona anticamente nobile di Padova situata tra il Ponte del Bassanello, il Ponte Quattro Martiri e le mura cittadine. Gode di efficienti servizi di trasporto tra i quali la il mezzo tramviario, che passa a sud-est del quartiere, e gli autobus 8, 11, e 24. Il centro della Madonna Pellegrina è Via d'Acquapendente, dove hanno sede il santuario che dà il nome alla zona e la caserma del 2º reparto celere della Polizia di Stato.[90] Nel territorio vi sono alcuni spazi verdi, fra questi il lungargine Scaricatore, dove nel 1981 furono uccisi i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese in un conflitto a fuoco con un gruppo di terroristi tra i quali vi erano Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. I militi hanno ricevuto la medaglia d'oro al valor militare e la città li ricorda con una statua e una manifestazione ufficiale che si tiene ogni anno il 5 febbraio.

Mandria[modifica | modifica wikitesto]

Villa Molin nel quartiere Mandria

Mandria (Quartiere 5 Sud-Ovest) confina con i comuni di Abano Terme ed Albignasego, divisa da quest'ultimo dal Canale di Battaglia.

Sorta attorno all'antica strada romana Annia che conduceva da Padova ad Adria, ospita sul proprio territorio Villa Giusti del Giardino, in cui venne firmato il 4 novembre del 1918 l'armistizio tra Italia, Impero Austro-Ungarico e Germania che poneva fine alla prima guerra mondiale; affacciata sul Canale di Battaglia sorge invece Villa Molin, progettata dall'architetto Vincenzo Scamozzi nel 1597 (e che erroneamente viene collocata spesso a Mandriola, che sorge sull'altra sponda del Canale di Battaglia).

Montà[modifica | modifica wikitesto]

Della vecchia Montà (Quartiere 6 Ovest), situata sulla strada Padova-Ponterotto-Taggì di Sotto a circa 4 km dal centro della città, rimane solo l'antica intitolazione della chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, risalente al XVI sec. Dello scorso secolo, invece, è la fondazione della parrocchia di Sant'Ignazio di Loyola. Rimane ancora visibile dietro Villa Ottoboni, ai piedi della zona del cavalcaferrovia costruito negli anni 80, parte dell'antico Arzeron sopraelevato che attraversava il territorio fuori delle mura cittadine. Questa zona della Montà era detta "borgo dea paja". Dai primi anni del 2000 il territorio della frazione è stato soggetto a forti trasformazioni insediative ed è stato di fatto inglobato nel capoluogo. Nel 2004 è stato completato il cavalcavia di Corso Australia che ha nel contempo eliminato l'unico semaforo ancora esistente sulla tangenziale e contribuito a rompere l'isolamento della frazione con il resto della città. Del quartiere Montà, fanno parte anche la zone di Sant'Ignazio e Ponterotto.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La zona industriale di Padova[91] è nata nel 1946 nell'area orientale della città, e da allora si è continuamente espansa ed articolata. Si tratta di una delle più grandi zone industriali d'Europa, con una superficie di 10 milioni e 500 000 m². All'interno di essa si trovano oltre 1.300 imprese, con una notevole diversificazione produttiva ed industriale, e vi operano più di 50.000 persone provenienti da tutto il Veneto. Al suo interno si trova il più grande Interporto multimodale d'Italia e uno dei più importanti in Europa. Quasi tutte le merci provenienti dall'Europa o da inviare a destinatari europei transitano, infatti, per Padova. L'interoporto di Padova dispone, oltre ad altre infrastrutture, di una linea ferroviaria dedicata (Padova Interporto - Padova) che lo collega alla stazione Centrale di Padova.

Progetti futuri[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediato futuro prenderanno vita alcuni progetti determinanti per lo sviluppo della città, alcuni dei quali sono già in fase di attuazione, mentre per altri si sta per iniziare la fase di costruzione.

  • Nuovo Ospedale: verrà costruito in zona Ovest, nei pressi dello Stadio Euganeo, vicino alle linee ferroviarie per Milano e Bassano del Grappa. Il progetto prevede di realizzare un nuovo polo di eccellenza per varie discipline. Verranno realizzate anche due fermate della metropolitana regionale. Per questo progetto è stata superata la fase di finanziamento ed è in corso la fase di progettazione.
  • Torre della Ricerca: progetto approvato il 10 febbraio, prevede una torre che si rivelerà essere un punto di riferimento europeo per la ricerca in vari campi. Sarà alta più di 137 metri con più di 40 piani.
  • Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale. Verranno realizzate molte stazioni all'interno della città di Padova e si prevede la costruzione di una nuova linea ferroviaria da Padova a Chioggia, via Piove di Sacco.
  • Tram. Verranno costruite le altre tre linee previste nel progetto iniziale, ossia quelle per Sarmeola e Ponte di Brenta, quella per Voltabarozzo e quella per lo Stadio Euganeo, oltre ad un'estensione della linea 1 fino a Cadoneghe ed Albignasego. Le linee 2 e 3 sono già state finanziate si attende il completamento di opere complementari per poter iniziare la costruzione delle stesse.
  • Auditorium. È prevista la realizzazione di un auditorium cittadino che dovrebbe sorgere nel terreno di Piazzale Boschetti.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

La storica tradizione di crocevia tra alcune delle principali vie di comunicazione nazionali ha favorito lo sviluppo economico cittadino.[92] Le antiche strade romane che passavano o arrivavano a Padova hanno originato molte delle odierne strade che si diramano dalla città. La via Annia che collegava Adria e Aquileia, la Medoaci che portava a nord-ovest, la Astacus per Vicentia, l'Aurelia verso Asolo e l'Aponense per i Colli Euganei sono state integrate con altre strade costruite in armonia con lo sviluppo del territorio provinciale e del tessuto urbanistico cittadino.

La città si è sviluppata secondo il sistema dell'urbanistica romana, con i cardini nelle odierne vie Dante e Barbarigo e i decumani nelle vie S. Francesco e Vescovado. Un altro importante polo fu l'odierna via Altinate, da cui partiva il ramo orientale della Annia. All'incontro di queste strade sono state costruite le piazze che formano il centro cittadino, in particolare Piazza delle Erbe, Piazza della Frutta, Piazza dei Signori e Piazza del Duomo, che al tempo dei romani era l'Umbelicus Urbis.[92] Di grande rilievo è Prato della Valle, la seconda piazza in Europa per estensione dopo la Piazza Rossa di Mosca; costruito nel 1775 nella zona a sud del centro cittadino, è uno dei principali luoghi di ritrovo, ospita il più grande mercato cittadino[93] ed è sede di importanti eventi sportivi, musicali ecc.[94]

Lungo le mura cinquecentesche si trovano la circonvallazione stradale interna e quella esterna, oggi meno congestionate dopo la costruzione delle tangenziali. Tra le opere costruite nel nuovo millennio, significativi sono i due cavalcavia colleganti il popoloso quartiere Arcella al centro città, che hanno alleviato il pesante traffico gravante sul vecchio cavalcavia vicino alla stazione ferroviaria.

Padova è circondata da un anello di tangenziali che formano il Grande Raccordo Anulare di Padova, il cui sviluppo supera i 30 km. Per l'80% del percorso è composto da quattro corsie principali più due di emergenza, in prossimità di Padova Est le corsie diventano sei più due. Il progetto già approvato prevede di dare in gestione l'intero sistema cittadino di tangenziali alla società Autostrada Brescia-Padova S.p.A..

Padova si trova all'incrocio di due autostrade importanti:

Attorno a Padova sono presenti 4 uscite autostradali: quelle di Padova Est e Padova Ovest sulla A4, la Padova Sud all'imbocco della A13 e la Padova Zona Industriale sul raccordo tra le due autostrade, che lambisce la periferia sud-orientale.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Padova è dotata di varie stazioni ferroviarie, la principale delle quali è la stazione di Padova. Altre stazioni interne alla città sono: Ponte di Brenta, Padova Campo di Marte e Padova Interporto.

È in fase di costruzione la nuova fermata Padova San Lazzaro a servizio dell'omonimo quartiere, con contestuale chiusura della stazione di Ponte di Brenta che verrà spostata più ad est ed assumerà la nuova denominazione di Stazione di Busa di Vigonza.

Nel 1911 fu attivata la ferrovia Padova-Piazzola, prolungata a Carmignano nel 1923; tale arteria, a servizio dei traffici suburbani verso nord, fu soppressa nel 1958.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della città sono state realizzate banchine per l'ormeggio di piccole imbarcazioni ad uso privato/turistico. Ve ne sono alle porte Contarine, al Bassanello e nei pressi del ponte di Voltabarozzo.

Il porto fluviale vero e proprio non è in attività, nonostante siano state realizzate 400 metri di banchine e un terminal container di RFI per il trasbordo dei container da nave a treno.[95]; lo stesso è inserito nel contesto dell'idrovia Padova-Venezia, progettata all'inizio degli anni sessanta, che parte dall'interporto, attraversa il fiume Brenta e quindi il Novissimo, per arrivare alla conca Gusso, l'unica di tutto il canale; dopo un ulteriore breve tratto in terraferma supera l'argine di conterminazione lagunare e raggiunge il canale di grande navigazione Malamocco Marghera. Il percorso totale è di 27,575 km.

Da diversi decenni è stata riattivata la navigazione turistica fluviale tra Padova e Venezia a bordo dello storico 'Burchiello'. A cavallo tra la fine degli anni novanta e l'inizio degli anni 2000 è stata rimessa in funzione anche la navigazione in altri corsi d'acqua cittadini, che a tale scopo sono stati dragati ed organizzati.

Aeroporto[modifica | modifica wikitesto]

La città di Padova possiede anche un aeroporto: il Gino Allegri, non servito da voli di linea regolari. È principalmente utilizzato dall'aviazione militare e, soprattutto, per i voli sanitari a supporto dell'attività del policlinico cittadino. È anche sede di un aeroclub, che organizza voli privati in piccoli aerei ad ala fissa, voli di alianti e scuole guida sia per tali piccoli aerei che per gli alianti.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema del trasporto pubblico è gestito dalla società APS ed è costituito da una linea tranviaria, che serve il centro storico della città ed i suoi principali monumenti collegandolo con la periferia Nord e Sud, e da una rete di autolinee urbane e suburbane.

Il servizio interurbano su gomma è gestito mediante autocorse delle società Busitalia-Sita Nord, Actv, La Marca, CTM e FTV.

Fra il 1883 e il 1954 la città disponeva di un'estesa rete tranviaria urbana e di diverse tranvie extraurbane:

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Padova e Elezioni comunali a Padova.

La sede comunale si trova a Palazzo Moroni, in Via del Municipio, 1.

Il Corpo di Polizia Municipale di Padova è l'organo amministrativo che svolge il servizio di Polizia municipale nell'ambito del Comune di Padova. È stato fondato il 21 novembre 1868.

Consolati esteri[modifica | modifica wikitesto]

A tutto il maggio del 2013, erano presenti a Padova i consolati dei seguenti Paesi:[96]

Nel 2009 si parlava dell'imminente apertura in città dei consolati di Cina e Romania[97], ma a tutto il maggio del 2013 non sono ancora stati realizzati.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Padova è gemellata con:[98]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Sport a Padova.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Il Calcio Padova è la storica compagine calcistica cittadina. La squadra, fondata nel 1910, ha militato per 16 stagioni in Serie A (di cui 14 tra il 1929 ed il 1962 e le ultime due tra il 1994 ed il 1996) annoverando tra le sue file giocatori come Kurt Hamrin e Alessandro Del Piero e allenatori come Nereo Rocco e Béla Guttmann. Il miglior risultato raggiunto è il terzo posto in Serie A nella stagione 1957-1958. Memorabile fu anche la Coppa Italia 1966-1967, in cui i biancoscudati giunsero alla finale, persa col Milan (1-0), dopo aver sconfitto l'Inter in semifinale per (3-2). Importante per il Padova è il derby che si disputa contro il Cittadella, l'altra squadra della provincia,[100] con cui ha spesso giocato nella stessa divisione a partire dalla stagione 1998-1999. Nel campionato 2013-2014 retrocesse e nell'estate dello stesso anno non si iscrisse al campionato per problemi finanziari sparendo così dopo 104 anni.

Di buon livello calcistico negli anni dieci e anni venti fu l'Associazione Sportiva Petrarca Calcio, che nel campionato del 1922 rubò ai biancoscudati lo scettro di regina cittadina. In quella stagione fu eliminato nel girone a tre squadre di semifinale dalla Novese, che disputò poi la finale sconfiggendo la Sampierdarenese e laureandosi Campione d'Italia. Attualmente il Petrarca gioca in categorie dilettantistiche.

Attiva negli anni settanta e anni ottanta era la squadra di calcio femminile del Gamma 3 Padova, che vinse lo scudetto nel 1972 e nel 1973 e una Coppa Italia nel 1975. Ora la migliore squadra padovana di calcio femminile è lo Zensky-Padova, che milita nel campionato di Serie A2.

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Hanno avuto un ruolo importante nella storia dello sport cittadino le locali squadre di rugby. Il Petrarca si è aggiudicato 12 Scudetti e due Coppe Italia fra il 1970 ed il 2011. Altri cinque Scudetti e quattro Coppe Italia, fra il 1958 ed il 1968, furono vinti dalle Fiamme Oro Padova, che si sciolsero nel 1978 dopo la retrocessione in seconda serie.[101] Altre importanti squadre cittadine iscritte alle serie inferiori sono il CUS Padova (con trascorsi nella massima serie), il Valsugana, la seconda squadra del Petrarca ed il Roccia Rubano.

Tra i molti rugbisti padovani che hanno vestito la maglia del Petrarca e della nazionale vi sono Fulvio Lorigiola, Marco Bortolami ed i fratelli Mauro e Mirco Bergamasco. Il più prestigioso giocatore nella storia del Petrarca è stato l'italo-australiano David Campese, che fu a Padova tra il 1984 ed il 1988. Trionfò nella Coppa del Mondo di rugby 1991 con l'Australia, siglando nella manifestazione il maggior numero di mete e venendo eletto miglior giocatore del torneo.[102]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione sportiva 2005-2006, Padova era l'unica a essere rappresentata nel massimo campionato, quello di A1, nel volley maschile e femminile, rispettivamente con il Sempre Volley ed il Volley Club Padova. Nella squadra femminile giocavano elementi di primo piano, tra cui le tre campionesse del mondo nel 2002 Manuela Leggeri, Darina Mifkova e Rachele Sangiuliano, la tedesca Hanka Pachale, la serba Jelena Nikolić e la ceca Katerina Buckova. Nel luglio 2007 il Volley Club ha rinunciato al diritto di disputare il campionato di A1[103] ed è sceso nelle serie inferiori. Nel palmares della squadra maschile, che nel 2009 ha preso il nome di Pallavolo Padova, spicca la conquista della Coppa CEV nel 1994.

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

Il Gruppo Petrarca Basket disputò il massimo campionato nazionale maschile tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio dei settanta, classificandosi terza nella stagione 1965-1966. La Virtus Padova ha militato in Serie A2 nella stagione 1993-1994. Attualmente tutte le locali compagini di basket disputano campionati minori. Vi sono in città anche 2 squadre di pallacanestro in carrozzina, il Millennium Basket e il CUS Padova.

Scherma[modifica | modifica wikitesto]

Le compagini cittadine più importanti nella scherma sono state l'antica Accademia Comini, il Petrarca Scherma e il Cus Padova, che hanno formato atleti vincitori di Olimpiadi e Campionati del Mondo. La squadra italiana di sciabola giunta seconda alle Olimpiadi di Londra 1948 era composta da atleti padovani allenati dal grande Maestro Guido Comini. La fiorettista padovana Francesca Bortolozzi ha conquistato ori olimpici e mondiali (Barcellona 1992 ed Essen 1993), gli sciabolatori Marco Marin e Gianfranco Dalla Barba hanno conquistato titoli olimpici e mondiali (Los Angeles 1984, L'Aia 1995) e la sciabolatrice Anna Ferraro è stata campionessa del mondo a squadre (Seoul 1999). Il Trofeo Luxardo di Padova, giunto nel 2007 alla 50ª edizione, è l'unica prova di Coppa del Mondo di sciabola che si disputa in Italia.

Sport acquatici[modifica | modifica wikitesto]

Nella pallanuoto, la città è rappresentata dalla squadra maschile CS Plebiscito Padova in Serie A2 e dalla squadra femminile Beauty Star Plebiscito, che milita nella massima serie. Tra i molti nuotatori padovani che hanno vinto titoli italiani spicca Novella Calligaris, prima medaglia d'oro italiana in un campionato mondiale di nuoto, ottenuta a Belgrado 1973, che arrivò anche tre volte sul podio alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Le maggiori società cittadine di canottaggio sono la Padovacanottaggio (nata nel 1993 dalle ceneri del CUS Padova) e la Canottieri Padova; a quest'ultima appartiene l'ex campione olimpico e mondiale Rossano Galtarossa.

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

A Padova ha sede anche la squadra di hockey in-line maschile dei Ghosts, iscritta alla serie B del 2012-2013. Fondata nel 1998, nel suo palmares figurano lo scudetto del 2003, la seconda posizione nella prima edizione della Champions League del 2003, la Coppa Italia del 2006 ed i secondi posti in serie A nel 2006 e nella Supercoppa Italiana dello stesso anno. La maggiore squadra cittadina di football americano sono i Saints, attualmente in Serie A2, che nel 1992 vinsero il SilverBowl, il campionato di seconda divisione.

Un'altra gloria dello sport patavino è il pilota Riccardo Patrese, che ha ceduto a Rubens Barrichello il primato (il suo era di 256) del maggior numero di gare disputate in Formula 1, dove risultò vincitore di sei Gran Premi. Tuttora in attività è il pilota Giorgio Pantano, vincitore del campionato 2008 della GP2 e con qualche Gran Premio disputato in F1.

Tra i ciclisti più decorati espressi dalla scuola padovana vi sono Giuseppe Beghetto, campione olimpico nel tandem a Roma 1960 e tre volte campione del mondo della velocità, e Leandro Faggin, campione olimpico a Melbourne 1956 nell'inseguimento a squadre e nel chilometro da fermo, e 3 volte campione mondiale di inseguimento individuale. Il 23 maggio 2000, la 10ª tappa dell'83º Giro d'Italia si concluse a Padova con la vittoria di Ivan Quaranta.

Tra gli avvenimenti sportivi annuali più rilevanti c'è la maratona di Sant'Antonio, un evento che si tiene solitamente in aprile, con partenza da Campodarsego (PD) ed arrivo in Prato della Valle. L'astista ucraino Sergey Bubka il 30 agosto 1992 realizzò al Colbachini dell'Arcella il suo terzultimo record del mondo (6.12) nel meeting Città di Padova,[104] la manifestazione di punta dell'atletica cittadina che si tiene dal 1994 allo stadio Euganeo con scadenza annuale.

Squadre[modifica | modifica wikitesto]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stadio Euganeo
Impianti attivi
Importanti impianti demoliti

Ospedali e sanità[modifica | modifica wikitesto]

La città di Padova è principalmente servita dal polo universitario-ospedaliero dell'Azienda Ospedaliera di Padova (un tempo Ospedale Giustinianeo e poi Ospedale Civile). Altro nosocomio cittadino è l'Ospedale S. Antonio (ex Centro Traumatologico Ortopedico, CTO) della locale azienda sanitaria ULSS 16. Padova è inoltre sede dell'Istituto Oncologico Veneto, struttura riconosciuta come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) dedicato alla cura dei tumori e alla ricerca in campo oncologico.

Sempre in città vi è la sede del Centro Militare di Medicina Legale (CMML), ex-Ospedale Militare, e il Complesso Socio Sanitario dei Colli, ex-Ospedale Psichiatrico ora adibito a centro poliambulatoriale dell'ULSS. Nel 2003 è stato chiuso il centrale Ospedale Geriatrico.

Con oltre 50.000 ricoveri l'anno, il polo dell'Azienda Ospedaliera di Padova è uno dei più grandi ospedali del nord-est e uno dei poli d'attrazione in Italia.[105][106]

Il Centro Gallucci presso l'Azienda Ospedaliera di Padova occupa un posto rilevante in Italia per i trapianti e la chirurgia cardiaca. Prende il nome dal cardiochirurgo Vincenzo Gallucci che a Padova nel 1985 eseguì il primo trapianto di cuore in Italia. Inoltre presso il centro è stato eseguito il primo impianto di cuore artificiale in Italia il 10 dicembre 2007.[107]

Il teatro anatomico di Padova, il più antico del mondo.

Secondo una ricerca del Corriere della Sera del 2007 alcuni reparti dell'ospedale di Padova sono ai primi posti nella classifica della sanità nazionale:[108]

Specialità medica Posizione in classifica
Ipertensione 2º in Italia
Asma 1º in Italia
Epatiti 3º in Italia
Diabete 1º in Italia
Malattie reumatiche 4º in Italia
Malattie del rene 7º in Italia
Cardiologia 1° in Italia

Secondo un'altra ricerca del 2009 dell'Università Bocconi l'Azienda Ospedaliera di Padova è tra i migliori centri italiani per la gastroenterologia e la chirurgia generale.[106]

Le associazioni di pubblica assistenza presenti nel territorio della città sono la sede padovana della Croce Rossa Italiana, la P.O. Croce Verde, la Croce Bianca, la ZIP Onlus e la Croce Padova.

Città con nome ispirato a Padova nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Alcune città del mondo sono state "battezzate" con un nome chiaramente ispirato a Padova:

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ lo statuto comunale prevede la suddivisione in quartieri
  2. ^ a b [1]
  3. ^ La voce di Umberto Marcato un inno alla «Vecia Padova», Il Mattino di Padova
  4. ^ Comuni veneti per popolazione, tuttitalia.it
  5. ^ Comuni veneti per densità, tuttitalia.it
  6. ^ Zip Padova.it
  7. ^ http://books.google.it/books?id=vEFO8uigxGAC&pg=PT16&lpg=PT16&dq=Vittorio+Sgarbi+Padova+capitale&source=bl&ots=hjCXsg0QXg&sig=pM2PjgTHmwCbvnPquJhJzV4hUGE&hl=it&sa=X&ei=HDlTUumDMquY0AWF1IHIAQ&ved=0CDwQ6AEwAg#v=onepage&q&f=false
  8. ^ È la data tuttora celebrata come festa del Santo dai padovani.
  9. ^ Collegio Rabbinico, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
  10. ^ Tratto da zonasismica.it URL consultato il 15-02-2008.
  11. ^ Padova città d'acque, pubblicazione in PDF del comune
  12. ^ Piena del Bacchiglione, notte di paura a Padova. Salta l'argine a Ponte San Nicolò, Il Mattino di Padova del 2 novembre 2010
  13. ^ Dati pubblicati nel libretto Naturalmente Padova... Tre percorsi per scoprire una città che allarga i suoi confini verdi (maggio 2007, edito dal Comune di Padova).
  14. ^ Fonte: pubblicazione Naturalmente Padova, distribuita alla cittadinanza dal Comune di Padova.
  15. ^ Dati Confedilizia. URL consultato il 15-02-2008.
  16. ^ Petrarca, Cogliani, Mancini, Spinelli, Archivio Climatico ENEA.
  17. ^ Nevosità 1961-2010
  18. ^ Nevosità 1921-'60
  19. ^ Comune di Padova, Annuario Statistico Comunale.
  20. ^ Pertanto, parliamo di emergenze della cosiddetta civiltà villanoviana.
  21. ^ Altri personaggi che in qualche modo rendono famosa Padova sono Stendhal per aver sostenuto che il caffè Pedrocchi è (era) il migliore d'Italia, e Oscar Wilde per il suo dramma intitolato La duchessa di Padova (1883 circa).
  22. ^ Quest'ultimo è anche riprodotto in una statua di Prato della Valle.
  23. ^ Scheda "Padova ebraica" su Turismo Padova (pubblicazione della Provincia PD)
  24. ^ Città porticata www.skyscrapercity.com
  25. ^ (EN) I portici di Bologna sul sito dell'Unesco
  26. ^ PadovaCultura -Musei Civici
  27. ^ Tutti gli enti culturali del circuito "Musei civici" sorgono nel comprensorio Scrovegni-Eremitani-Arena romana
  28. ^ Sito ufficiale Museo delle acque; è ospitato nell'ex chiesetta settecentesca di Sant'Eufemia, antica parrocchiale di Altichiero (Quartiere 6 Ovest)
  29. ^ Sito del tempio-museo dell'internato ignoto
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ a b ISTAT. URL consultato il 7-06-2010. sito ufficiale dell'Istituto Nazionale di Statistica
  32. ^ ISTAT. URL consultato il 7-06-2010. Database dell'Istituto Nazionale di Statistica
  33. ^ http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?tassid=1071&id=5368 Pagina del sito ufficiale dell'Amministrazione comunale riguardante la comunità metropolitana di Padova
  34. ^ Daniele Mont D'Arpizio, Il colore dei fratelli. Quarant'anni di immigrazione, Difesa del popolo, Padova 2009.
  35. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 26 novembre 2012.
  36. ^ Sito del turismo di Padova - Brochure sul Caffè Pedrocchi
  37. ^ Esistono poi altri "senza" (probabilmente di origine goliardica-universitaria) che però non sono ben conosciuti nella cultura degli abitanti padovani:
    • "Capitello senza colonna", in riferimento al capitello che si trova sotto l'angolo del Salone verso Via Fiume, attaccato alla volta ma senza la sottostante colonna;
    • "Cavallo senza cavaliere", in riferimento al monumento di Donatello al condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, e che è conservato nel Palazzo della ragione;
    • "Chiesa senza facciata", perché la Basilica di Santa Giustina in Padova, progettata con la facciata in marmo, ne è rimasta priva, con soli mattoni a vista;
    • "Bo senza stalla" o "Bo senza corna": si tratta del Palazzo centrale dell'Università, chiamato il "Bo" (che in dialetto significa "bue") perché sorge sull'area dove anticamente esisteva un'osteria con l'insegna del Bucranio (il cranio del bue), frequentata non solo da commercianti di bestiame, ma poi anche dai primi studenti e professori universitari;
    • "Gatta senza coda", con riferimento al condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, il cui monumento equestre, opera di Donatello, sorge sulla Piazza del Santo;
    • "Cavour senza occhiali": è il monumento bronzeo a Camillo Benso Conte di Cavour, che sorge sull'omonima piazza centrale, il cui viso (contrariamente alla ben nota iconografia) è privo dei caratteristici occhiali. Ciò perché il viso stesso è stato ricavato dal calco della maschera funebre di Cavour, con la sola correzione degli occhi da parte dello scultore (l'informazione è stata fornita dal compianto scultore padovano Luigi Strazzabosco, possessore del calco funebre suddetto);
    • "Orologio senza catena": si riferisce all'orologio costruito da Jacopo Dondi nel 1344 che non ha le solite lancette ed una catena con degli ingranaggi ma dei cubi che ruotano a mostrare data e ora.
  38. ^ Lionello Puppi, Giuseppe Toffanin jr. Guida di Padova. Arte e storia tra vie e piazze. Trieste, 1983. p. 163.
  39. ^ Prato della Valle - Comune di Padova
  40. ^ Passa quasi inosservata un'altra statuetta, sommariamente riproducente una gatta seduta in posa antropomorfica, con un "topo" tra le grinfie. Il piccolo manufatto è posto a pochi metri dalla "gatta principale".
  41. ^ Giuseppe Toffanin jr., Le strade di Padova, cit., voce "Citolo da Perugia", pag. 127, ove è ricordata la lunga canzone dileggiatoria che iniziava così:

    Su, su, su, chi vol la gatta,
    venga innanti del bastione,
    dove in cima de un lanzone
    la vedrete star legata,
    su, su, su, chi vol la gatta?

    … e così via per una buona dozzina di strofe.
  42. ^ Toffanin, Le strade di Padova cit., pag. 205
  43. ^ Alessandro Baldan, "Studio storico ambientale artistico", cit., pagg. 167-169
  44. ^ a b Gastronomia - Comune di Padova
  45. ^ Dlgs 173/98
  46. ^ Gastronomia - Comune di Padova
  47. ^ Cucina regionale - Veneto - Monografie - Bigoli | Cookaround
  48. ^ Home - Consorzio della Gallina Padovana
  49. ^ Gallina Polverara
  50. ^ http://www.agraria.org/oche/grigiapadovana.htm
  51. ^ I percorsi enogastronomici nelle regioni italiane
  52. ^ http://www.agraria.org/polli/collonudo.htm
  53. ^ http://www.agraria.org/tacchini/collieuganei.htm
  54. ^ Falso parsuto (Prosciutto di petto d'oca) - prodottitipici.com
  55. ^ Ricetta coniglio arrosto - Cucchiaio d'Argento
  56. ^ Polenta e osei
  57. ^ Sfilacci di equino - prodottitipici.com
  58. ^ I percorsi enogastronomici nelle regioni italiane
  59. ^ Carne di cavallo: La Straecca
  60. ^ Consorzio Prosciutto Veneto - Berico Euganeo
  61. ^ Sopressa nostrana padovana - prodottitipici.com
  62. ^ Coeghin nostrano padovano - prodottitipici.com
  63. ^ Torta Pazientina-Prodotti Tipici-VENETO
  64. ^ Pazientini - Le Terre del Gusto
  65. ^ Cucina regionale - Veneto - Monografie - Zaletti o zaeti | Cookaround
  66. ^ http://books.google.it/books?id=qeHoUKfogVgC&pg=PA66&lpg=PA66&dq=zaleto+di+giuggiole&source=bl&ots=6oUg5hTE5c&sig=AsAQDKZCYntZjq-v9o1Tpg6MobQ&hl=it&sa=X&ei=AcBdUdunM8jhPKeogagN&ved=0CE0Q6AEwAw#v=onepage&q=zaleto%20di%20giuggiole&f=false
  67. ^ Si dice che un tempo fosse il premio del malato uscito dalla lunga convalescenza. Nel 2000 in Prato della Valle è stata preparata la pazientina più grande del mondo, entrata nel Guinness dei primatihttp://www.saporetipico.it/prodottotipico634/veneto/tortapazientina.html
  68. ^ focaccia veneta (la fugassa)
  69. ^ Fregolotta, Rosegota o Sbrisolona | La Ricetta Perfetta
  70. ^ Torta figassa - prodottitipici.com
  71. ^ Veneto-Agriturismo.it - Ricette a Padova - SMEGIASSA
  72. ^ http://www.cisui.unibo.it/rec/147.htm
  73. ^ Università di Padova: dati statistici
  74. ^ In realtà, Copernico era una sorta di "dilettante" di lusso dell'astronomia, poiché traeva i mezzi del proprio sostentamento dalla carica di canonico, affidatagli da un suo zio vescovo di Frombork, nella Warmia.
  75. ^ Strano a dirsi, ma a Padova Copernico studiò medicina (tra il 1500 ed il 1503), peraltro senza laurearsi; questo abbandono non gli impedì di essere considerato un medico di successo, oltre che un professionista del diritto amministrativo in relazione all'incarico di canonico già rammentato.
  76. ^ A Padova Galileo perfezionò il cannocchiale, con cui, dalla sua casa in Padova, avrebbe successivamente scoperto i 4 satelliti di Giove.
  77. ^ Per un elenco delle emittenti e relative frequenze nella zona di Padova, si consulti questa pagina.
  78. ^ POLEMICA GALAN-COMUNE PADOVA SU CITTADINANZA A NAPOLITANO (Agi.it)
  79. ^ La notizia è stata riferita dal Quotidiano "Il Padova", gruppo "E polis", in occasione di una visita presidenziale alla città, ed è stata pure confermata da un successivo articolo su Il Mattino di Padova in data 24 settembre 2007, con la precisazione che il fatto si sarebbe verificato "durante il periodo bellico".
  80. ^ Pagina web da "hermescuole.it"
  81. ^ Articolo de La Repubblica
  82. ^ A casa dell'artista: Rabarama
  83. ^ Peraltro pronipote di Tiziano Vecellio
  84. ^ Sede del quartiere 1 Centro, sito comunale
  85. ^ Sede del quartiere 2 Nord, sito comunale
  86. ^ Sede del quartiere 3 Est, sito comunale
  87. ^ Sede del quartiere 4 Sud-Est, sito comunale
  88. ^ Sede del quartiere 5 Sud-Ovest, sito comunale
  89. ^ Sede del quartiere 6 Ovest, sito comunale
  90. ^ Il 2º Reparto Celere di Padova, polizianellastoria.it
  91. ^ Zona Industriale Padova
  92. ^ a b Dalle origini a Roma, padovanet.it
  93. ^ Il mercato di Prato della Valle si svolge solo al sabato
  94. ^ Prato della Valle, padovanet.it
  95. ^ http://www.legambientepadova.it/files/PIEG_IDROVIA_4_ANTE.pdf
  96. ^ Consolati esteri a Padova, padovanet.it
  97. ^ Daniele Mont D'Arpizio, "Un pezzo di paese straniero tra noi", La Difesa del popolo, 7 giugno 2009, p. 13
  98. ^ Le città gemelle di Padova, padovanet.it
  99. ^ Comune di Iaşi:città gemellate. URL consultato il 18 agosto 2010.
  100. ^ Il Cittadella nelle stagioni 1999-2000 e 2000-2001 mentre militava in Serie B, giocò nello Stadio Euganeo e mutò il nome in Cittadella Padova
  101. ^ Le Fiamme Oro Rugby, scioltesi nel 1978, sarebbero state ricostituite a Milano nel 1985, per poi trasferirsi nel 1987 a Roma, dove hanno sede tuttora.
  102. ^ (EN) David Campese, sul sito della Rugby Football Union
  103. ^ Comunicato stampa Volley Club Padova, 3 luglio 2007
  104. ^ Bubka ricomincia a volare, Corriere della Sera, 31 agosto 1992
  105. ^ I 16 numeri dell'Azienda, Sito dell'Azienda Ospedaliera di Padova. URL consultato il 16 febbraio 2012.
  106. ^ a b Ecco gli ospedali migliori d'Italia in Il Giornale, 10 marzo 2009. URL consultato il 16 febbraio 2012.
  107. ^ Padova, batte un cuore artificiale la prima volta che accade in Italia in La Repubblica, 10 dicembre 2007. URL consultato il 16 febbraio 2012.
  108. ^ Dove ti curano meglio: in Italia ed Europa in Corriere della Sera, 02 maggio 2007. URL consultato il 16 febbraio 2012.
  109. ^ Répertoire des municipalités du Québec
  110. ^ Absolute United States: Padua, Minnesota
  111. ^ Absolute United States: Padua, Illinois
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  113. ^ Absolute United States: Padua, California
  114. ^ a b c d e f g h i http://www.geolocalizador.com/ciudad-padua-X3673401.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Giuseppe Toffanin jr, Il Santo magico, Verona, 1990.
  • Attilio Simioni, Storia di Padova: dalle origini alla fine del secolo 18°, Padova, Randi, 1968.
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  • Elio Franzin, Luigi Piccinato e l'antiurbanistica a Padova 1927-1974. Con alcuni scritti padovani di Luigi Piccinato, Saonara, Il prato, 2005.
  • Elio Franzin, Padova e le sue mura, Padova, Signum, 1982.
  • Maria Beatrice Rigobello Autizi, Storia di Padova: arte, cultura, Padova, Il prato, 2003.
  • Leopoldo Saracini, Padova nord. Storia di un quartiere, Padova, ***. Cult. Amici dell'Arcella, 2001.
  • Lorenzo Tomasin, Testi padovani del Trecento, Padova, Esedra, 2004.
  • Giuliana Mazzi, Adriano Verdi; Vittorio Dal Piaz, Le mura di Padova, Padova, Il Poligrafo, 2002, ISBN 88-7115-135-6.
  • Paolo Preto, I servizi segreti di Venezia, Milano, Il Saggiatore, 1994, ISBN 88-428-0833-4.
  • Alessandro Baldan, studio storico ambientale artistico della Riviera del Brenta (da Fusina al Portello di Padova), Villa del Conte, Edizioni Bertato, 1995.
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  • Ernst Peter Fischer, Aristotele, Einstein e gli altri, Raffaello Cortina, 1997, ISBN 88-7078-455-X.
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


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