Plutocrazia

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La plutocrazia (dal greco "πλουτοκρατία - plutocratìa", composto di "πλοῦτος - plùtos", ricchezza, e "κρατείν - krateìn", potere) è il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie all'ampia disponibilità di capitali, sono in grado d'influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi.[1]

Il termine fu usato, in senso dispregiativo, da Mussolini, Hitler e altri esponenti di movimenti e regimi fascisti, nazionalsocialisti o dittatoriali, sia italiani che esteri, per criticare il sistema, a loro dire, solo apparentemente democratico, di quelle che allora erano le potenze capitaliste e industrialmente avanzate come Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, che in realtà, a discapito del popolo, formalmente presentato come sovrano, sarebbero state manovrate, a proprio favore, da singoli individui, detentori di grandi ricchezze, e dalle lobby politiche ed economiche. Questi paesi sarebbero stati colpevoli di illudere ed ingannare la popolazione con un sistema che offre alla gente comune una apparente possibilità di scelta, che però nei fatti risulta irrilevante di fronte alle autentiche scelte operate dai cosiddetti "poteri forti".

In questo modo essi ribattevano alle critiche e alle accuse di autoritarismo e dittatura, dirette nei loro confronti proprio da quei paesi definiti plutocratici. Inoltre, i rappresentanti del regime fascista e di quello nazionalsocialista, affermavano che il loro sistema autoritario si sarebbe limitato a compiere davvero la volontà della maggioranza dei cittadini.

Un simile uso dispregiativo del termine fu fatto anche dall'Internazionale Comunista.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Treccani - plutocrazia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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