Plutocrazia

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La plutocrazia (dal greco "πλουτοκρατία - plutocratìa", composto di "πλοῦτος - plùtos", ricchezza, e "κρατείν - krateìn", potere) è il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie alla disponibilità di enormi capitali, sono in grado d'influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi.[1]

Stando agli scritti di cui la storiografia odierna dispone, l'uso più antico di questo termine risale al 1652[2]. Nella maggior parte dei casi, esso preclude un'accezione prettamente dispregiativa e infatti, a differenza di termini più conosciuti come democrazia, capitalismo, socialismo o anarchia, il concetto di plutocrazia non si basa su una filosofia politica a sé stante.

Significato e problemi pratici[modifica | modifica sorgente]

Il termine "plutocrazia" è generalmente usato come peggiorativo, per descrivere il problema dell'eccessiva concentrazione di denaro in un ristretto numero di individui, o per mettere in guardia qualcuno sulla pericolosità intrinseca di tale sbilanciamento, considerando la grande importanza rivestita dal capitale nel mondo moderno.[3][4] Eminenti personaggi, a partire dal Novecento fino ai giorni nostri, si sono schierati contro i plutocrati, condannandoli apertamente per la totale soprassedenza alle loro responsabilità sociali: essi sono accusati di fare uso del potere con il fine unico di soddisfare i propri interessi, alimentando l'aumento di povertà e disuguaglianze e, di conseguenza, il forte inasprimento delle lotte di classe. Il grande statista e pensatore Winston Churchill, lo storico e sociologo francese Alexis de Tocqueville, il marchese spagnolo Juan Donoso Cortés, il famoso linguista e filosofo Noam Chomsky sono solo alcuni degli intellettuali di fama mondiale che hanno assunto posizioni apertamente avverse ai plutocrati, accusandoli altresì di contaminare l'intera società con cupidigia, corruzione e edonismo.[5][6]

Nella politica moderna[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disuguaglianza economica.

Nel corso della storia, l'arena politica ha subito svariate tipologie di influenze da parte di individui e organizzazioni economicamente importanti. Nell'era moderna, la gran parte delle repubbliche democratiche prevedono, nel loro ordinamento giuridico, delle forme di raccolte di fondi di origine privata a favore di soggetti politici; sovente, per finanziare la propria campagna elettorale, questi ultimi beneficiano di aiuti economici provenienti proprio dai suddetti ambienti plutocratici. Non importa che essi siano singoli individui, intere aziende, o associazioni di consumatori: da tutti e tre i casi, pare scaturire un sistema di clientelismo o patronato, dove le donazioni vengono offerte unicamente sulla base del principio quid pro quo (dare per avere). Non è mai bene generalizzare, ma sebbene i finanziamenti non siano direttamente legati a particolari decisioni legislative, le naturali aspettative dei donatori sono quelle di avere in cambio un aiuto per il proprio tornaconto; in caso contrario, non sarebbe nel loro interesse supportare tale soggetto e, ad esso, ne preferirebbero un altro.

In quasi tutte le democrazie gli accordi quid pro quo sono illegali, ma questo non influisce minimamente sul problema: tali reati sono assai difficili da dimostrare senza un supporto cartaceo ben documentato e, inoltre, a complicare ulteriormente questo aspetto vi è uno dei componenti chiave della democrazia, ovvero la possibilità, per un politico, di portare avanti qualsiasi misura di cui i propri elettori possano beneficiare.

Molto spesso accade che ricchi e importanti personaggi finanzino le loro stesse campagne politiche, o che prestino il loro appoggio ad altri individui o organizzazioni provenienti da ambienti plutocratici, affinché portino avanti determinate istanze al posto loro. Negli Stati Uniti d'America, ad esempio, 250 membri del Congresso sono milionari, 57 dei quali appartengono al famoso 1%, il gruppo delle persone più ricche al mondo.[7]

Uso propagandistico del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine "Plutocrati" (o "plutocrazia") fu anche sfruttato ed abusato per fini puramente propagandistici, da Mussolini, Hitler e altri esponenti di movimenti e regimi fascisti, nazionalsocialisti o dittatoriali, sia italiani sia esteri, per criticare il sistema, a loro dire, solo apparentemente democratico, di quelle che allora erano le potenze capitaliste e industrialmente avanzate come Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, che in realtà, a discapito del popolo, formalmente presentato come sovrano, sarebbero state manovrate, a proprio favore, da singoli individui, detentori di grandi ricchezze, e dalle lobby politiche ed economiche. Questi paesi sarebbero stati colpevoli di illudere ed ingannare la popolazione con un sistema che offre alla gente comune un'apparente possibilità di scelta, che però nei fatti risulta irrilevante di fronte alle autentiche scelte operate dai cosiddetti "poteri forti".

In questo modo essi ribattevano alle critiche e alle accuse di autoritarismo e dittatura, dirette nei loro confronti proprio da quei paesi definiti plutocratici. Inoltre, i rappresentanti del regime fascista e di quello nazionalsocialista, affermavano che il loro sistema autoritario si sarebbe limitato a compiere davvero la volontà della maggioranza dei cittadini. Un simile uso dispregiativo del termine fu fatto anche dall'Internazionale Comunista.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Treccani - plutocrazia
  2. ^ "Plutocracy". Merriam Webster. Consultato il 13 ottobre 2012.
  3. ^ Fiske, Edward B.; Mallison, Jane; Hatcher, David (2009). Fiske 250 words every high school freshman needs to know. Naperville, Ill.: Sourcebooks. p. 250. ISBN 1402218400.
  4. ^ Coates, ed. by Colin M. (2006). Majesty in Canada: essays on the role of royalty. Toronto: Dundurn. p. 119. ISBN 1550025864.
  5. ^ Conservative thinkers: from John Adams to Winston Churchill. New Brunswick, New Jersey: Transaction Publishers. 2006. pp. 19–68. ISBN 1412805260.
  6. ^ Toupin, Alexis de Tocqueville; edited by Roger Boesche; translated by James; Boesche, Roger (1985).Selected letters on politics and society. Berkeley: University of California Press. pp. 197–198. ISBN 0520057511.
  7. ^ 57 members of Congress among wealthy 1% – USATODAY.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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