Plutocrazia

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La plutocrazia (dal greco πλουτοκρατία, "πλούτος", ricchezza, e κρατείν "krateìn" potere) è il predominio nella vita pubblica di individui o gruppi finanziari che, grazie all'ampia disponibilità di capitali, sono in grado d'influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei rispettivi governi.

Il termine fu usato in senso dispregiativo, da Mussolini, Hitler e altri esponenti di movimenti e regimi fascisti o nazionalsocialisti sia italiani che esteri, per indicare quelle che allora erano le potenze capitaliste industrialmente avanzate come Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, per criticarne il sistema a loro dire solo apparentemente democratico, che in realtà a discapito del popolo formalmente presentato come sovrano sarebbe stato manovrato non da quest'ultimo bensì dai singoli individui e dalle lobby politiche ed economiche che avrebbero avuto maggiori possibilità pratiche d'influenzarlo a proprio favore.

In questo modo essi ribattevano alle critiche e alle accuse di autoritarismo e dittatura dirette nei loro confronti proprio da quei paesi definiti appunto come plutocratici, colpevoli, a loro dire, di illudere ed ingannare la popolazione con un sistema che dava alla gente comune una apparente possibilità di scelta che nei fatti era però irrilevante di fronte alle autentiche scelte operate dai cosiddetti poteri forti.

Il regime fascista e quello nazionalsocialista al contrario affermavano che il loro sistema autoritario si sarebbe limitato a compiere davvero la volontà della maggioranza dei cittadini, mettendo in pratica paradossalmente quello che i sistemi plutocratici si sarebbero limitati ad affermare a parole dando nei fatti il maggior potere nelle mani di minoranze di eletti dediti solo ai propri fini ed interessi.

Un simile uso dispregiativo del termine fu fatto anche dall'Internazionale Comunista.


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