Leopoldo II di Toscana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Leopoldo II di Toscana
Granduca di Toscana
Ritratto di Leopoldo II di Toscana con le insegne dell'ordine di Santo Stefano , opera di Giuseppe Bezzuoli
Regno 18 giugno 1824 - 21 luglio 1859
Nome completo Leopoldo d'Asburgo-Lorena
Titoli Gran Principe di Toscana
Nascita 3 ottobre 1797
Firenze, Italia
Morte 28 gennaio 1870
Roma, Italia
Sepoltura Cripta Imperiale, Vienna
Predecessore Ferdinando III d'Asburgo-Lorena
Successore Ferdinando IV di Toscana titolare
Consorte Maria Anna Carolina di Sassonia
Maria Antonia di Borbone
Figli Maria Isabella
Ferdinando
Maria Teresa
Maria Cristina
Carlo Salvatore
Maria Anna
Ranieri
Maria Luisa
Luigi Salvatore
Giovanni Salvatore
Casa reale Asburgo-Lorena
Padre Ferdinando III d'Asburgo-Lorena
Madre Maria Luisa di Borbone

Ritratto del Granduca da giovane

Leopoldo II d'Asburgo-Lorena (Firenze3 ottobre 1797 – Roma28 gennaio 1870) fu il penultimo granduca di Toscana.

Indice

[modifica] Esordi

Figlio secondogenito del granduca Ferdinando III e di Maria Luisa di Borbone-Napoli. Visse la sua prima giovinezza in Germania, dove il padre si era rifugiato dopo l'invasione napoleonica. Divenne principe ereditario "in pectore" del Granducato di Toscana nel 1800, alla morte del fratello maggiore Francesco Leopoldo.

[modifica] La restaurazione

Rientrò a Firenze il 15 settembre 1814, dopo la prima abdicazione di Napoleone, bene accolto dai sudditi anche per la politica del padre, che non effettuò epurazioni o vendette verso coloro che avevano collaborato col governo francese. Il giovane erede al trono si fece amare dai toscani anche per il carattere mite e il comportamento informale, tanto che fu simpaticamente soprannominato "Broncio" a causa del labbro inferiore leggermente sporgente che gli dava una perenne aria triste (mentre in realtà al giovane principe non difettava la spiritosaggine) e "Canapone" per il colore sbiadito dei suoi capelli biondi. Nel 1817 Leopoldo sposò Maria Anna Carolina di Sassonia, a cui fu particolarmente legato e da cui ebbe tre figlie.

[modifica] Granduca di Toscana

Alla morte del padre nel 1824 Leopoldo II assunse il potere e subito dimostrò di voler essere un sovrano indipendente, appoggiato in questo dal ministro Vittorio Fossombroni, che seppe sventare una manovra dell'ambasciatore austriaco conte di Bombelles per influenzare l'inesperto granduca. Questi non solo confermò i ministri che aveva nominato il padre ma diede subito prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tassa sulla carne ed un piano di opere pubbliche che prevedeva la continuazione della bonifica della Maremma (tanto da essere soprannominato affettuosamente "Canapone" e ricordato dai Grossetani con un monumento scultoreo collocato in Piazza Dante), l'ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, un primo sviluppo delle attività turistiche (allora chiamate "industria del forestiero") e lo sfruttamento delle miniere del granducato.

Dal punto di vista politico, il governo di Leopoldo II fu in quegli anni il più mite e tollerante negli stati italiani: la censura, affidata al dotto e mite Padre Mauro Bernardini da Cutigliano, non ebbe molte occasioni di operare e molti esponenti della cultura italiana del tempo, perseguitati o che non trovavano l'ambiente ideale in patria, poterono trovare asilo in Toscana, come accadde a Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Guglielmo Pepe, Niccolò Tommaseo. Alcuni scrittori ed intellettuali toscani come Guerrazzi, Gian Pietro Viesseux e Giuseppe Giusti, che in altri stati italiani avrebbero sicuramente passato dei guai, poterono operare in tranquillità. È rimasta celebre la risposta del granduca all'ambasciatore austriaco che si lamentava che "in Toscana la censura non fa il suo dovere", al quale ribatté con stizza "ma il suo dovere è quello di non farlo!". Unico neo in tanta tolleranza e mitezza fu la soppressione della rivista "L'Antologia" di Gian Pietro Viesseux, avvenuta nel 1833 per le pressioni austriache e comunque senza ulteriori esiti civili o penali per il fondatore.

Il mite governo granducale fece sì che in Toscana non vi fossero in quegli anni moti o sedizioni e le attività cospirative erano limitate solo alla città di Livorno e di minima importanza: gli unici atti repressivi furono nel 1830 la soppressione del giornale "L'Indicatore Livornese" e la condanna del Guerrazzi a sei mesi di confino a Montepulciano per aver pronunciato un'orazione in memoria di Cosimo Del Fante. La tranquillità del Granducato era sottolineata anche da intellettuali come Niccolò Tommaseo e Giuseppe Giusti, che dedicò una simpatica satura al granduca ("Il re travicello") che fece in un primo tempo infuriare il destinatario ma che poi fu presa simpaticamente dallo stesso interessato.

I moti del 1831, che sconvolsero i due ducati emiliani e le legazioni dello Stato Pontificio, non ebbero seguito in Toscana, nonostante che qualche patriota cercasse di suscitarne: l'unica preoccupazione di ordine pubblico presa fu quella di presidiare meglio la frontiera settentrionale per evitare sconfinamenti di sobillatori.

Maria Antonia, la seconda moglie.
Maria Antonia, la seconda moglie.

Nel 1832 moriva la Granduchessa Maria Anna Carolina, lasciando nello sconforto il granduca che, per assicurare la successione si risposò l'anno successivo con la Principessa Maria Antonia di Borbone-Napoli, nozze da cui nel 1835 doveva nascere Ferdinando, il sospirato erede al trono.

Nel 1839 e nel 1841 Leopoldo II diede il permesso per fare svolgere i "Congressi degli scienziati italiani" a Pisa e Firenze, nonostante le minacce del governo austriaco e le proteste di quello pontificio; nel frattempo il governo granducale pianificava un forte sviluppo della rete ferroviaria che negli anni successivi avrebbe visto la nascita della linee "Leopolda" (Firenze-Pisa-Livorno; con la diramazione da Empoli a Siena) e "Maria Antonia" (Firenze-Pistoia-Lucca) mentre rimasero a livello progettuale la "Ferdinanda" (Firenze-Arezzo) e la "Maremmana" (Livorno-confine del Chiarone).

Particolarmente ammirevole e destinato a rimanere nel cuore dei fiorentini (almeno fino al 1849) fu il comportamento del granduca in occasione della grande alluvione del 3 novembre 1844, quando il sovrano non fece mancare la sua presenza al momento dei soccorsi, aprendo le porte di Palazzo Pitti agli sfollati, impegnandosi personalmente nei soccorsi su una barca e recandosi in visita anche nelle zone più periferiche colpite dal disastro.

[modifica] L'annessione di Lucca

Nel 1847 il granduca di Toscana dovette affrontare una grave crisi con i sovrani dei due ducati emiliani: in quell'anno entrarono in vigore alcune clausole del Congresso di Vienna del 1815 e del Trattato di Firenze del 1844 che assicuravano sì al granducato lorenese l'annessione di quasi tutto l'ex Ducato di Lucca ma allo stesso tempo stabilivano che alcune vecchie enclaves toscane in Lunigiana passassero sotto i Borbone di Parma e gli Austria-Este di Modena. Se a Lucca fu facile sedare il malcontento dei cittadini con una visita del bonario granduca, lo stesso non accadde nei comuni destinati alla cessione. In Toscana si arrivò a chiedere la guerra ai due stati vicini, cosa impensabile per il mite Leopoldo che cercò di evitare la cessione offrendo forti somme di denaro ai due duchi. L'offerta fu respinta e le cessioni furono effettuate per le pressioni austriache, dato che il governo di Vienna non poteva permettersi focolai di disordini in tempi che già si preannunciavano calamitosi.

[modifica] Il 1848

Per approfondire, vedi la voce Invasione austriaca della Toscana (1849).

[modifica] I prodromi

1848 - bandiera del Granducato di Toscana dall'aprile 1848 sino alla invasione del generale d'Aspre (maggio 1849).  Il tricolore reca lo stemma degli Asburgo-Lorena
1848 - bandiera del Granducato di Toscana dall'aprile 1848 sino alla invasione del generale d'Aspre (maggio 1849). Il tricolore reca lo stemma degli Asburgo-Lorena

In quel 1847, nell'ambito del processo riformatore suscitato in Italia dall'elezione di Papa Pio IX, Leopoldo II si distinse per l'impegno riformatore: il 6 maggio veniva concessa la libertà di stampa e il 4 settembre veniva creata una Guardia Civica. Nello stesso periodo il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio e il Regno di Sardegna davano vita ad una Lega doganale, da tutti salutata come premessa di future maggiori integrazioni.
Il 17 febbraio 1848, pochi giorni dopo Carlo Alberto di Sardegna, Leopoldo II concedeva la Costituzione, che si distingueva dalle altre per il concedere pieni diritti ai cittadini di tutte le religioni e il 18 marzo nasceva il primo governo costituzionale toscano, presieduto da Francesco Cempini. Pochi giorni dopo, mentre i due duchi emiliani erano costretti alla fuga dalle insurrezioni, Leopoldo II riannetteva alla Toscana i comuni ceduti in Lunigiana, l'Alta Garfagnana estense e l'ex ducato di Massa e Carrara, le cui popolazioni avevano chiesto di essere toscane, secondo il principio che ogni popolo era libero di decidere la propria sorte.

[modifica] La prima guerra di indipendenza

Il 21 marzo il Granduca suscitava l'entusiasmo popolare decidendo di inviare le poche truppe regolari toscane, affiancate da volontari, a combattere in alta Italia a fianco dei Sardi contro gli Austriaci. Mentre il piccolo esercito granducale si dirigeva verso Pietrasanta e San Marcello Pistoiese, Leopoldo II sostituiva la bandiera lorenese con il tricolore italiano con sovrapposto lo stemma granducale e aderiva personalmente al prestito di guerra.

[modifica] La fuga a Gaeta

L'atteggiamento patriottico del Granduca iniziò a cambiare verso la metà dell'anno, quando furono chiari gli atteggiamenti espansionistici del Regno di Sardegna e nell'agosto, in seguito a dei violentissimi tumulti avvenuti a Livorno, quando fu costretto a licenziare il governo moderato di Gino Capponi per affidare l'incarico ai democratici Guerrazzi e Giuseppe Montanelli (nonno del giornalista Indro) che inaugurò una politica ultrademocratica.

Il 30 gennaio 1849 Leopoldo II abbandonava Firenze per rifugiarsi prima a Siena (e per fingersi malato, ebbe l'idea di ricevere i delegati fiorentini a letto, in camicia da camera e papalina) e poi a Gaeta, sotto la protezione del Re delle Due Sicilie.

[modifica] L'invasione austriaca

L'esilio durò fino ad aprile, quando dopo la disfatta di Carlo Alberto a Novara, i moderati toscani rovesciarono il governo Guerrazzi per evitare un'invasione austriaca e richiamarono il granduca, sperando che avrebbe mantenuto le riforme.

La speranza fu vana: il tenente-feldmaresciallo d'Aspre scese da Parma con 18'000 uomini, prese e saccheggiò Livorno, eppoi occupò Firenze.
Alcuni mesi più tardi Leopoldo II sbarcò a Viareggio, ma ebbe la pessima idea di venire scortato da truppe austriache e in divisa da generale asburgico: era la fine della naturale e sentita simpatia che i toscani avevano avuto per il mite sovrano.

[modifica] Il decennio di preparazione

Gli atti dei successivi anni di governo fecero allontanare sempre di più anche i sudditi più leali: la soppressione dello Statuto, definitivamente abolito nel 1852 e della Guardia Civica; l'occupazione austriaca e la formazione di un costoso esercito toscano; la repressione sanguinosa dell'insurrezione della città di Livorno contro gli occupanti austriaci; il ripristino della pena di morte per alcuni reati (fatto clamoroso per la Toscana, primo stato abolizionista per opera di Pietro Leopoldo, nonno di Canapone); la firma di un Concordato con la Santa Sede nel 1851 che rinnegava tutta la politica laica tipica della casata.

[modifica] La fine della dinastia

[modifica] La seconda guerra di indipendenza

Nell'aprile 1859, nell'imminenza della guerra franco-piemontese contro l'Austria, Leopoldo II proclamò la neutralità ma ormai il governo granducale aveva i giorni contati: in Firenze la popolazione non si peritava di offendere con insulti volgari la granduchessa al suo passaggio (erano un ricordo i tempi in cui il Granduca veniva chiamato "babbo" o "sor Granduca"" per strada!) e le truppe davano segni di insubordinazione.

[modifica] La seconda fuga

Il 27, verso le quattro, davanti ad una grande folla tumultuante per le strade di Firenze e all'aperta rivolta dell'esercito, Leopoldo II partì in carrozza da Palazzo Pitti, uscendo per la porta di Boboli, verso la strada di Bologna.
Aveva appena rifiutato di abdicare a favore del figlio Ferdinando.

La pacifica rassegnazione al corso della storia (il Granduca non pensò mai ad una soluzione di forza) e le modalità del commiato, con pochi effetti personali caricati in poche carrozze e con attestazioni di simpatia al personale di corte, fecero sì che in questi ultimi momenti di permanenza in Toscana gli ormai ex sudditi riacquistassero per un po' l'antica stima per Leopoldo: la famiglia granducale fu salutata dai fiorentini, levantisi il cappello al passaggio, con il grido "Addio babbo Leopoldo!" ed accompagnata con tutti i riguardi da una scorta fino alle Filigare, ormai ex dogana con lo Stato Pontificio. Alle sei pomeridiane di quello stesso giorno, il Municipio di Firenze constatò l’assenza di alcuna disposizione lasciata dal sovrano e nominò un governo provvisorio.

Per approfondire, vedi la voce Governo Provvisorio Toscano#Rivoluzione toscana.

[modifica] L'esilio

Rifugiatosi presso la corte viennese, l'ex granduca abdicò ufficialmente solo il successivo 21 luglio; da allora visse in Boemia, recandosi a Roma nel 1869, dove morì il 28 gennaio 1870. Nel 1914 la sua salma fu poi trasportata a Vienna per essere sepolta nel mausoleo degli Asburgo, la Cripta dei Cappuccini.

[modifica] Ascendenza

Albero genealogico di tre generazioni di Leopoldo II di Toscana
Leopoldo Padre:
Ferdinando III d'Asburgo-Lorena
Nonno paterno:
Pietro Leopoldo di Toscana
Bisnonno paterno:
Francesco Stefano di Lorena
Bisnonna paterna:
Maria Teresa d'Asburgo
Nonna paterna:
Maria Ludovica di Borbone
Bisnonno paterno:
Carlo III di Spagna
Bisnonna paterna:
Maria Amalia di Sassonia
Madre:
Maria Luisa di Borbone
Nonno materno:
Ferdinando I delle Due Sicilie
Bisnonno materno:
Carlo III di Spagna
Bisnonna materna:
Maria Amalia di Sassonia
Nonna materna:
Maria Carolina d'Asburgo-Lorena
Bisnonno materno:
Francesco Stefano di Lorena
Bisnonna materna:
Maria Teresa d'Asburgo

[modifica] Successione

Predecessore: Granduca di Toscana Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Ferdinando III 1824–1859 Ferdinando IV I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con con con
Ferdinando III {{{data}}} Ferdinando IV
Strumenti personali