Granducato di Toscana
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Granducato di Toscana | ||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
||||||||||
| Descrizione generale | ||||||||||
| Nome ufficiale: | Magnus Ducatus Tusciae (o Etruriae) | |||||||||
| Lingue: | italiano | |||||||||
| Inno: | La Leopolda | |||||||||
| Capitale: | Firenze | |||||||||
| Dipendente da: | Sacro Romano Impero dal 1569 al 1648 e dal 1737 al 1765 | |||||||||
| Forma politica | ||||||||||
| Forma di governo: | Monarchia | |||||||||
| Sua Altezza Reale il Granduca (Magnus Dux Etruriae): | Granduchi di Toscana | |||||||||
| Organi deliberativi: | Senato e Consiglio dei 200 | |||||||||
| Nascita: | 1569 con Cosimo I | |||||||||
| Causa: | Concessione del titolo di Granduca di Toscana al Duca di Firenze Cosimo I de Medici | |||||||||
| Fine: | Unità d'Italia con Leopoldo II d'Asburgo Lorena | |||||||||
| Causa: | Unità d'Italia | |||||||||
| Territorio e popolazione | ||||||||||
| Bacino geografico: | Italia | |||||||||
| Territorio originale: | Toscana del Nord | |||||||||
| Province: | Firenze, Siena, Pisa, poi ulteriori | |||||||||
| Massima estensione: | ca. 21.050 km² nel 1815 (Congresso di Vienna), ca. 22.550 km² , dopo l'annessione di Lucca e le revisioni territoriali con Parma e Modena nel 1848 | |||||||||
| Popolazione: | 2.000.000 nel 1859 | |||||||||
| Economia | ||||||||||
| Moneta: | Fiorino, Zecchino | |||||||||
| Risorse: | Ferro, Mercurio, Marmo, Alabastro, grano, vini, olio, seta greggia | |||||||||
| Produzioni: | Tessuti, metalli lavorati | |||||||||
| Commerci con: | Stati Italiani, Spagna, Francia, Levante | |||||||||
| Esportazioni: | Grano, vino, marmo, albastro, olio, manufatti tessili e metallici | |||||||||
| Importazioni: | derrate alimentari, prodotti coloniali | |||||||||
| Religione e Società | ||||||||||
| Religioni preminenti: | Cattolicesimo | |||||||||
| Religione di stato: | Cattolicesimo | |||||||||
| Religioni minoritarie: | Ebraismo, luteranesimo | |||||||||
| Classi sociali: | nobili e patrizi, clero, borghesi e commercianti, artigiani, mezzadri e contadini. | |||||||||
| Evoluzione storica | ||||||||||
|
||||||||||
Il Granducato di Toscana è la forma statuale storica assunta unitariamente dalla Toscana dal Rinascimento all'Unità d'Italia.
Dopo la fondazione del Regno d'Italia, la Toscana, ripartita in più province, non ha più conosciuto una dimensione istituzionale unitaria fino all'attuazione, nel 1970, dell'istituto regionale creato dalla Costituzione repubblicana del 1948 che - fra le altre - ha istituito anche la Regione Toscana.
[modifica] Origini
La Toscana iniziò a essere un'entità politica, oltre che geografica e culturale, a partire dal XV secolo. Fu la progressiva espansione della potenza di Firenze che portò gradualmente alla formazione di uno stato. Già con l'acquisto da Gabriele Maria Visconti della Repubblica di Pisa, che Gian Galeazzo Visconti aveva comprato dagli Appiano nel 1399 iniziò l'opera di conquista; successivamente l'acquisto del territorio della città di Sansepolcro da papa Eugenio IV nel 1441 e la sua successiva riconquista del 1509 dopo la ribellione del 1494 allargava ulteriormente i territori di appartenenza; l'acquisto di Livorno dai Genovesi nel (1421) e la sottomissione di Siena del 1555 consolidò l'azione di espansione del Granducato.
[modifica] L'ascesa dei Medici: dalla repubblica al granducato
A partire dal 1434, anno in cui Cosimo il Vecchio fa trionfalmente ritorno dall'esilio veneziano al quale l'aveva costretto l'anno precedente il governo oligarchico reggitore della città, la famiglia Medici prende a esercitare su Firenze un potere di fatto (per il quale è stata coniata la definizione di "criptosignoria") che si consoliderà sotto Piero di Cosimo detto il Gottoso e suo figlio Lorenzo il Magnifico. Nel 1494 Piero di Lorenzo detto lo Sfortunato, incapace di opporsi efficacemente all'ingresso del re francese Carlo VIII in Firenze, è costretto alla fuga. In città viene restaurato il regime repubblicano, mentre Pisa riacquista la propria indipendenza, che tuttavia perderà nuovamente nel 1509.
[modifica] Verso il granducato
Il ritorno dei Medici (1512) vede al governo della città il cardinale Giulio, figlio naturale di Giuliano di Cosimo, che nel 1522 sarà eletto papa con il nome di Clemente VII. Nel 1527, tuttavia, dopo il Sacco di Roma da parte delle truppe di Carlo V, i Fiorentini insorgono proclamando nuovamente la repubblica: solo l'accordo tra il papa Medici e l'imperatore consentirà la sconfitta definitiva dell'ultimo regime repubblicano, dopo un lungo assedio. Nel 1531 Alessandro de' Medici prende possesso del governo della città; l'anno dopo riceve il titolo ducale. Morirà nel 1537 per mano di Lorenzo di Pier Francesco de' Medici, meglio noto come Lorenzino o Lorenzaccio. Il governo viene dunque assunto da Cosimo, figlio di Giovanni dalle Bande Nere, discendente del ramo cadetto, e Maria Salviati, nipote di Lorenzo il Magnifico. Il nuovo duca dà inizio a una politica espansionistica che avrà una tappa fondamentale nella conquista di Siena (1555), ratificata da Filippo II di Spagna nel quadro del trattato di Londra (1557) che sancirà anche la costituzione dello Stato dei Presidi, posto sotto il controllo di viceré spagnoli, nell'Argentario, già area di influenza senese. Con la bolla emessa da papa Pio V il 27 agosto 1569 Cosimo ottiene il titolo di granduca di Toscana. Alla sua morte (1574), gli succede il figlio Francesco. La dinastia medicea reggerà le sorti del granducato fino alla morte di Gian Gastone (1737), quando la Toscana, priva di un erede legittimo, sarà concessa a Francesco III Stefano duca di Lorena, consorte di Maria Teresa arciduchessa d'Austria, in base ad accordi già stipulati tra le dinastie europee nel 1735.
[modifica] I Lorena
Il primo granduca della dinastia lorenese, destinato ad affiancare la moglie sul trono imperiale (prima coreggente, riceve la nomina a imperatore nel 1745), affida il governo della Toscana a una reggenza presieduta da Marc de Beauvau, principe di Craon, compiendo una sola visita nella regione (1739).
Alla sua morte 1765 il titolo di Granduca di Toscana passa nelle mani del suo secondogenito, Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790), sotto il quale il granducato conosce la fase più innovativa del governo lorenese, in cui una solida politica agraria si accompagna alle riforme del commercio, dell'amministrazione pubblica e della giustizia.
Il principale provvedimento legislativo voluto da Pietro Leopoldo di Lorena fu l'abolizione della pena di morte, avvenuta il 30 novembre 1786, che ha permesso al Granducato di Toscana di diventare il primo stato al mondo nel quale è stata abolita la pena capitale. La data del 30 novembre sarà poi considerata come festa regionale.
Il suo secondogenito Ferdinando III di Lorena, (granduca dal 1790 al 1824), gli succede al momento della sua ascesa al trono imperiale, scontrandosi con gli eventi legati al periodo napoleonico.
[modifica] Il Regno di Etruria
| Per approfondire, vedi la voce Regno di Etruria. |
Il 9 febbraio 1801, con il trattato di Lunéville, la Toscana viene ceduta dall'Austria alla Francia. Soppresso il Granducato di Toscana, viene istituito il Regno di Etruria, al cui comando si succedono Ludovico I di Borbone (1801-1803) e Carlo Ludovico di Borbone (1803-1807). Nel dicembre 1807 il Regno d'Etruria viene soppresso e la Toscana è amministrata per conto dell'impero francese da Elisa Bonaparte Baciocchi, nominata a capo del restaurato Granducato di Toscana.
[modifica] La Restaurazione e lo Stato unitario italiano
Il 18 settembre 1814, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, Ferdinando III di Lorena vede restaurato il suo potere a Firenze. Gli succede nel 1824 Leopoldo II di Lorena, che il 27 aprile 1859, alcuni anni dopo aver represso nel sangue un primo tentativo risorgimentale (vedi Invasione austriaca della Toscana nel 1849), sarà costretto per le insurrezioni popolari, ad abbandonare la città e ad abdicare in favore del figlio Ferdinando; questi però non salì mai sul trono granducale. Le pressioni dei Savoia infatti portarono alla nascita di un Governo Provvisorio Toscano, che resse il potere fino al 1860, quando un plebiscito sancì l'unione al Regno di Sardegna, dall'anno successivo Regno d'Italia.
[modifica] Capi di Governo
- Presidenti della Reggenza
- principe Marc de Beauvau, principe di Craon, 1738-1744
- conte Emmanuel de Nay, conte di Richecourt, 1744-54
- generale Antoniotto Botta Adorno, 1754-65
- Primi Ministri
- prof. Pompeo Neri, 1767-1776
- cav. Angelo Tavanti, 1777-1782
- sen. Francesco Maria Gianni, 1789-1790
- sen. Antonio Serristori, 1790-1791, reggente
- marchese Federico Manfredini, 1791-1796
- cav. Francesco Seratti, 1796-98
- principe Neri Corsini, 1798-1799
- conte Vittorio Fossombroni, 1815-1844
- principe Neri Corsini, 1844-45
- avv. Francesco Cempini, 1845-1848
- marchese Cosimo Ridolfi, 1848
- prof. Gino Capponi, 1848
- avv. Giovanni Baldasseroni, 1849-1859
- marchese Neri Corsini, 26-27 aprile 1859
- Governo democratico: Francesco Domenico Guerrazzi, Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzoni (8 febbraio-27 marzo 1849)
- Governo provvisorio
- comm. Carlo Boncompagni, 7 maggio 1859 - 12 luglio 1859
- barone Bettino Ricasoli, 1859 - 13 marzo 1860.
[modifica] Amministrazione e Ministeri
Con l'avvento dei Lorena l'amministrazione statale fu riorganizzata in modo più razionale e moderno. Il governo, inizialmente, in assenza del granduca, impegnato a regnare come imperatore (1745-64), fu composto da un Consiglio di Reggenza, formato da esponenti vicini alla causa lorenese e da notabili fiorentini. Nonostante nel consiglio fossero presenti uomini come Gaetano Antinori, Neri Venturi, Carlo Rinuccini e Carlo Ginori, tutti di un certo livello e rigore morale e con iniziative imprenditoriali e moderne, l'economia e il bilancio statale non decollava. I Presidenti del consiglio di Reggenza, nominati dal granduca, non furono all'altezza della situazione e si rivelarono uomini rapaci e senza scrupoli (de Craon, Richecourt) che impoverirono ulteriormente le già esauste casse statali. Il proliferare di nuove tasse e il dare in appalto a privati avventurieri francesi tutti i principali servizi pubblici (dogane, gabelle, poste, zecca, magona, ecc.) senza alcun obbligo di rendiconto, rese il governo e la dinastia invisi alla popolazione toscana, spesso sostenuta da parte dell'antica nobiltà che non aveva gradito l'arrivo di un sovrano straniero. L'amministrazione centrale era costituita da varie Segreterie (ministeri) che dipendevano giuridicamente dalla Signoria del Consiglio dei Duecento (organo esecutivo della Reggenza). Le Segreterie all'avvento di Pietro Leopoldo erano coordinate dalla Superiore Direzione degli Affari dello stato ed erano quella:
- di Stato: gestione degli affari interni
- delle Finanze: erario statale e regie rendite (Regia Depositerìa)
- del Regio Diritto: interpretazione ed applicazione del diritto statale
- di Sanità: tutela della salute pubblica
- Scrittoio delle Fabbriche: opere pubbliche
- Scrittoio delle Possessioni: amministrazione delle proprietà graducali
- dei Dieci Commissari di Guerra: abolita nel 1769
- degli Studi: istruzione, scuole e Università
- del Buon Governo.
In ossequio al particolarismo giuridico-amministrativo, inoltre, per il ducato di Siena vi erano proprie istituzioni.
Con la riforma del 16 marzo 1848 la Superiore Direzione degli Affari dello Stato fu ripartita in 5 ministeri poi divenuti 7. Alla vigilia della caduta dei Lorena, il governo era organizzato con i seguenti ministeri:
- Affari Esteri: gestisce anche l'ufficio Passaporti e visti
- Interno: dal 1852 assorbe la sezione di Pubblica Beneficenza ed è organizzato in tre sezioni (Amministrazione ed Ordini cavallereschi, Polizia amministrativa e sanitaria, Pubblica Beneficenza)
- Giustizia e Grazia
- Guerra
- Finanze, Commercio e Lavori Pubblici: suddiviso in due sezioni (affari amministrativi e contabili della Corte dei conti, censimento, registro, poste, banche, reali possessioni, bonifiche, regia avvocatura, archivio di stato e quella degli affari generali delle dogane, marina mercantile, zecca, lavori pubblici, ferrovie, telegrafi ecc.)
- Pubblica Istruzione: a cui dipendeva fino al 1853 la sezione di Pubblica Beneficenza
- Affari Ecclesiastici (sezione ecclesiastica e quella di stato civile e statistica generale).
L'amministrazione locale gestiva le varie comunità toscane con rappresentanti del governo centrale fiorentino per i centri più importanti (governatori e capitani) e dai magistrati delle comunità che variavano per ogni centro in base alle tradizioni storiche delle proprie istituzioni. Infatti ogni città e centro toscano, anche dopo la conquista fiorentina, aveva generalmente mantenuto le proprie magistrature, usi ed organizzazioni. Ricorrenti, nelle varie comunità, erano tuttavia il Consiglio degli Anziani ed il Gonfaloniere togato, avente poteri analoghi a quelli degli odierni sindaci.
[modifica] Confini e ripartizione amministrativa
La Toscana granducale aveva i confini diversi da quelli regionali attuali, anche se al momento dell'Unità nel 1859 erano ormai assai simili, cioè seguendo indicativamente quelli naturali. Nel periodo pre-napoleonico, a nord c'erano le due exclave della Lunigiana con Pontremoli e Fivizzano e la piccola porzione di Albiano e Caprigliola nella valle del Magra, separate dal resto della Toscana dal Ducato di Massa. Sulla costa versiliese l'exclave di Pietrasanta e Seravezza, mentre nella valle del Serchio il piccolo distretto del Barghigiano. Il corpo principale del granducato abbracciava grosso modo l'intera regione. Ne era esclusa la provincia attuale di Lucca, che allora costituiva una repubblica indipendente (eccetto la Garfagnana che era sotto il dominio estense), e a sud il principato di Piombino con l'isola d'Elba e lo Stato dei Presidi. Ad est lo stato toscano abbracciava anche i territori appenninici dela Romagna (Romagna granducale) fin quasi alle porte di Forlì, comprendendo i centri di Terra del Sole e Castrocaro, Rocca San Casciano, Galeata, Sorbano, Bagno di Romagna e l'exclave di Santa Sofia di Marecchia e Ca' Raffaello, tutt'ora sotto l'amministrazione toscana. Rimanevano esclusi i feudi imperiali di Vernio e di Santa Maria Tiberina, rispettivamente contea e marchesato dei Bardi e dei Bourbon del Monte fino alle soppressioni napoleoniche ed alla conseguente annessione toscana. Nel periodo post napoleonico e pre unitario, furono ceduti ai ducati di Parma e di Modena i feudi della Lunigiana, il principato di Piombino l'Elba e lo Stato dei Presidi furono annessi dopo il congresso di Vienna nel 1815. Dal 1847 si acquisì la Lucchesia.
Lo stato toscano, unificato dai Medici, era suddiviso amministrativamente in Ducato vecchio o fiorentino, ducato nuovo o senese e la provincia pisana come parte integrante del ducato vecchio. Il ducato nuovo, annesso con la caduta dell'antica repubblica di Siena, aveva proprie magistrature e proprie istituzioni, in una sorta di unione personale del granduca con quello fiorentino. Questo stato di cose rimase sostanzialmente immutato fino alla seconda metà del XVIII secolo con la nuova dinastia lorenese. Il Granducato così, fino alle riforme amministrative del granduca Pietro Leopoldo, era ripartito in:
- Stato fiorentino (Ducato Vecchio) con capitale Firenze (centro politico di tutto il Granducato). Questo era distinto in contado fiorentino (la campagna circostante la città), e suddiviso ed amministrato nel quartiere di San Giovanni con il vicariato di Pontassieve e Rignano da cui dipendevano varie podesterie, il quartiere di Santa Croce con i vicariati di S. Giovanni in Valdarno e di Radda da cui dipendevano varie podesterie, il quartiere di Santa Maria Novella con il capitanato di Prato e il vicariato di Scarperia e numerose podesterie, il quartiere di Santo Spirito con il capitanato di San Miniato al Tedesco, il vicariato di Certaldo e alcune podesterie.
Molti dei comunelli della campagna, che raggruppavano le piccole comunità, erano spesso aggregati in leghe rurali. Molte di queste avevano rigii antichissime e gestivano gli interessi comuni che rappresentavano. Tra le più note si ricordano:
- lega della Val d'Ambra (Badia Agnano, Migliari, Montozzi, San Pancrazio, Pergine) dipendente dalla podesteria di Bucine;
- lega del Chianti (composta dai terzieri di Radda, Greve e Castellina in Chianti);
- lega d'Avane (Cavriglia, San Donato, Lucolena, Castelnuovo, Montegonzi);
- lega del Galluzzo (Galluzzo, Impruneta);
- lega di Cintoia
- lega di Vaglia
- lega di Sesto Fiorentino
- lega di Val di Greve
- lega di Tagliaferro (San Piero a Sieve).
Vi era poi il vasto distretto fiorentino che, pur non facente parte della campagna di Firenze, godeva di alcune prerogative ed esenzioni fiscali concesse dalla Dominante. Il distretto era ripartito nei contadi di Pistoia, cui faceva capo il capitanato omonimo con i vicariati di San Marcello e Cutigliano, Pescia, Montecarlo e varie podesterie. Ne facevano parte anche il Casentino con il vicariato di Poppi da cui dipendevano varie podesterie, la Romagna toscana con i capitanati di Castrocaro e Terra di Sole, Portico e San Benedetto in Alpe, Palazzuolo e Marradi, Rocca San Casciano ed i vicariati di Sorbano, Firenzuola e Montagna fiorentina, Verghereto, Bagno di Romagna e Val di Sarnio, dai quali dipendevano le podesterie di Galeata, Modigliana, Dovadola, Tredozio, Premilcuore ed infine il contado della Val di Chiana costituito dal capitanato di Arezzo con i vicariati di Pieve S. Stefano e di S. Savino ed alcune podesterie, il capitanato di Borgo S. Sepolcro con i vicariati di Sestino e Massa Trabaria, Badia Tedalda, il capitanato di Montepulciano con il vicariato di Anghiari e il capitanato di Cortona con i vicariati di Valiano e di Monterchi.
Facevano parte del distretto fiorentino anche varie exclaves territoriali: il capitanato di Livorno e del Porto con la podesteria di Crespina, il capitanato dipendente da Livorno di Portoferraio nell'Elba, il capitanato della Versilia con Pietrasanta e le podesterie di Serravezza e di Stazzema, il capitanato di Pontremoli ed il capitanato di Bagnone, Castiglione e del Terziere in Lunigiana con il vicariato di Fivizzano, Albiano e Caprigliola e varie podesterie, il vicariato di Barga con il suo distretto, il vicariato di S. Gimignano con la podesteria di Colle valdelsa.
Parte integrante dello stato fiorentino, ma esclusa dai privilegi concessi al distretto, era la Provincia pisana, cioè il territorio già appartenuto all'antica repubblica al momento della sua annessione: capitanato di Pisa con i vicariati di Vicopisano e di Lari da cui dipendevano numerose podesterie, i capitanati di Volterra, di Bibbona, di Campiglia, di Castiglione della Pescaia da cui dipendevano varie podesterie, ed il capitanato del Giglio con sede al castello dell'isola.
- Lo stato senese o nuovo, amministrativamente indipendente da quello fiorentino faceva capo a Siena ed al suo contado suddiviso in Porta Camollìa, Porta Romana, Porta San Marco; da questo dipendevano il capitanato di Grosseto e Scansano, i vicariati di Montalcino, Lucignano, Pienza, Manciano e Monte Merano, Pitigliano, Santa Fiora, Radicofani, Arcidosso, Massa di Maremma, Sorano e Sovana, Chiusi con molte podesterie dipendenti.
Dopo le riforme leopoldine, che crearono la Provincia inferiore senese con Grosseto (1766; capitanati di Grosseto, Massa Marittima, Sovana, Arcidosso e le podesterie di Scansano, Giglio, Castiglione della Pescaia, Pitigliano, Sorano, Santa Fiora, San Giovanni delle Contee, Castellottieri) ed istituirono le comunità (1774), e superata la suddivisione napoleonica nei tre Dipartimenti d'Arno (Firenze), Ombrone (Siena), Mediterraneo (Livorno) ognuno suddiviso in prefetture, con la restaurazione si ricreò in parte l'antico sistema.
Intorno al 1820 lo stato toscano era diviso amministrativamente nelle quattro Province di Firenze con Livorno e il Porto, Pisa, Siena, Grosseto, con quattro governatorati (Firenze, Livorno, Pisa, Siena), sei commissariati regi (Arezzo, Pistoia, Pescia, Prato, Volterra, Grosseto), trentasei vicariati della provincia fiorentina, cinque in quella pisana, sette in quella senese e nove in quella grossetana con un centinaio di podesterie.
Una sostanziale riforma amministrativa del territorio si ebbe nel 1849 con l'applicazione del Regio Decreto del 9 marzo 1848 che istituì sei compartimenti e alle precedenti province, divenute prefetture, furono aggiunte Lucca e l'Isola d'Elba, quest'ultima dipendente da Livorno che aveva un governatore civile e militare. Tale sistema rimarrà sostanzialmente immutato fino alla sua abolizione con la Legge del 20 marzo 1865 del nuovo Regno d'Italia.
[modifica] Feudi
Come ogni stato costituitosi nell'Ancien Regìme anche la Toscana con la signoria granducale medicea aveva sviluppato la propria feudalità. Lo stato toscano, pur formalmente feudo immediato dell'impero, aveva la possibilità per mezzo dei propri granduchi di esercitare quella podestà feudale tipica dei sovrani del tempo.
A partire dal XVII secolo, con Ferdinando I si cominciarono a concedere i primi feudi a famiglie che si erano dimostrate particolarmente vicine alla casa medicea, assicurandosene la fedeltà con la concessione di vaste terre in forma di vassallaggio feudale.
Tra i primi feudi concessi vi fu la contea di Santa Fiora, presso il Monte Amiata; contea sovrana di un ramo degli Sforza (poi Cesarini Sforza) che aveva ceduto i propri poteri sovrani al granduca, il quale la restituì alla famiglia sotto forma di feudo granducale. A partire dalla fine degli anni '20 del XVII secolo tali concessioni divennero sempre più numerose e frequenti. Tale situazione rimase pressoché immutata fino alla legge sull'abolizione dei feudi, promulgata dalla Reggenza toscana nel 1749. Di fatto, tuttavia, molti feudi continuarono a sopravvivere fino quasi alla fine del regno di Pietro Leopoldo. I feudi erano distinti in marchesati e contee.
Tra i marchesati si ricordano:
- Bùcine (Vitelli)
- Capolona (Vitelli, 1645-1749)
- Castellina e Capraia (Frescobaldi)
- Castelnuovo di Val di Cecina (Albizzi, 1639-1748)
- Castiglion Fibocchi (dal Borro, 1644-1749)
- Castiglion Fiorentino (Bourbon del Monte, 1664-1749)
- Cecina, Bibbona, Riparbella, Guardistallo, Casale Marittimo (Ginori, 1738-1755)
- Chianni (Riccardi, 1629-1749)
- Lajatico (Corsini, 1644-1749)
- Loro Ciuffenna (Capponi, 1646-1749)
- Montefollonico e Torrita (Coppoli)
- Montescudaio (Ridolfi)
- Monteverdi Marittimo (Incontri, 1665-1749)
- Monticiano (d'Elci)
- Orciano Pisano (Obizzi di Padova, 1630-1783)
- Ponsacco e Camugliano (Niccolini, 1637-1749)
- Roccalbegna (Bichi)
- San Quirico d'Orcia (Chigi)
- San Vincenzo (Serristori)
- Saturnia (Panciatichi)
- Treschietto e Vico (Malaspina, 1698-1761)
Le contee erano:
- Alberese (Corsini)
- Castagneto Carducci e Bolgheri (della Gherardesca, fino al 1749)
- Castell'Azzara (Baschi)
- Castiglione della Pescaia (Verasis)
- Cavriglia (Ricasoli Firidolfi)
- Cesa e Turicchi (vescovi di Arezzo)
- Chianciano e Sarteano (Manenti)
- Chitignano (Ubertini)
- Lorenzana e Tremoleto (Lorenzi 1683-1783)
- Magliano (Bentivoglio)
- Maggiona e Petraglia (Camaldolesi)
- Montauto (Barbolani)
- Monte San Savino (Orsini, 1604-1744)
- Rignano sull'Arno (Paoli)
- Santa Fiora e Scansano (Cesarini Sforza)
- Santa Sofia di Marecchia (Colloredo di Milano, 1615-1794)
- Sassetta (Sabatini)
Vi erano inoltre alcuni feudi imperiali che, seppure sovrani ed autonomi, erano posti sotto il protettorato toscano (accomandigia). Erano questi molti dei marchesati della Lunigiana (Mulazzo, Groppoli, Tresana, Olivola, ecc) e le contee di Vernio e di Santa Maria in Val tiberina.
[modifica] Vie di comunicazione
| Questa voce o sezione di Toscana non riporta fonti o riferimenti.
Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili, secondo le linee guida sull'uso delle fonti.
|
La cattiva amministrazione del territorio degli ultimi Medici aveva generalmente reso inagibile la già insufficiente viabilità della Toscana. Tracciate senza pianificazione, prive di regolamenti e di manutenzione, le strade toscane erano in stato di semi abbandono, risultando spesso dei semplici sentieri appena visibili per scomparire in pantani o nella polvere, interrotte da torrenti o guadi privi di segnalazioni. Specie nella stagione invernale divenivano in gran parte del tutto impraticabili per la pioggia. Con l'avvento dei Lorena si avvertì l'esigenza, già sotto la Reggenza, di potenziare e risarcire la rete viaria non solo per usi militari, ma anche e principalmente per sviluppare il commercio dei prodotti agricoli e delle derrate. La necessità di rendere le strade non più tratturi o sentieri per i trasporti di merci "con il basto a soma" ma anche ad uso dei barrocci, carriaggi e diligenze, andò di pari passo con la liberalizzazione del commercio interno a cominciare da quello delle granaglie della Maremma senese. Occorreva ristrutturarne i tracciati, aprirne di nuovi, regolamentare il loro uso.
Il primo regolamento organico per il servizio di posta dei corrieri, procaccia e vetturini risale al 1746, con il quale i procaccia furono gli unici soggetti abilitati a condurre le diligenze fuori città. Le strade erano classificate in base alla competenza amministrativa per la loro gestione: maestre o postali (di lunga comunicazione a cura del governo), comunitative (collegavano le varie città o paesi, a cura dei comuni), vicinali (tra varie proprietà, a cura dei proprietari che le usavano).
La loro tecnica costruttiva variava secondo le esigenze distinguendole in lastricate (solo per le vie delle grandi città), selciate (fatte con pezzi di macigno; erano le più conosciute), alla "rinfusa" con pietre a secco o con calcina per resistere all'erosione. In pianura invece erano semplicemente masscciate di terra battuta. Le strade maestre erano principalmente adibite al trasporto della posta e dei viaggiatori con le diligenze e come tali erano servite da luoghi di sosta per il cambio dei cavalli e il ristoro dei passeggeri con osterie e locande. Nel piano lorenese di recupero della rete stradale ovviamente i maggiori sforzi si orientarono verso le strade postali maestre.
Tra le principali strade maestre di età medicea e lorenese si ricordano:
- via Bolognese (oggi SS. 65): conduceva da Firenze a Bologna, attraverso il Passo della Futa; fu la via postale più antica tracciata nell'Appennino tosco-emiliano. Da mulattiera fu trasformata in carrozzabile con la costruzione del nuovo tratto osteria di Novoli-Pietramala e poi da Porta San Gallo oltre le Filigare fino al confine pontificio. I lavori durarono dal 1749 al 1752, mentre in territorio papale dal 1759 al 1764 a causa delle difficoltà nelle trattative tra i due governi per aprire una comunicazione più agevole. Nel tratto toscano furono aperte sei poste per il cambio dei cavalli;
- via Romana (oggi SS. 2, Cassia): andava da Firenze (Porta Romana) fino a Siena (Porta Camollia) per uscire di nuovo da Porta Romana e correre fino a Radicofani, Ponte Centino sul torrente Evella ed entrare in territorio papale. Nel 1757 il reggente Antoniotto Botta-Adorno decise di ristrutturarla senza modificarne il tracciato; i lavori continuarono dal 1759 fino al 1763, finché nel 1783-90, furono costruiti i ponti in muratura sui vari fiumi e torrenti che attraversava (Ombrone, Orcia). Nei confini toscani furono aperte 15 poste per il cambio;
- via Aretina (oggi SS. 69 e 71): andava da Firenze ad Arezzo, passava sotto Cortona (Camucia) ed entrava nei territori papali presso il lago Trasimeno. I primi lavori di ristrutturazione furono iniziati nel 1761 da Porta San Niccolò al borgo di Incisa per essere terminati sotto Pietro Leopoldo;
- via Pisana (oggi SS. 67): iniziava da Firenze (Porta San Frediano) per arrivare lungo il Valdarno inferiore alla Porta Fiorentina a Pisa. Da qui si diramava (Porta Santa Maria) per Pietrasanta a nord e per Livorno a sud (Porta a Mare). Diversi restauri con varianti di tracciato si ebbero negli anni 1754-1757 e poi nel 1771 al confine con la provincia pisana (ponte alla Cecinella) e alla macchia di Tombolo a nord di Livorno (1777). Furono costruiti anche numerosi ponti sui torrenti che attraversava;
- via Lucchese: da Pisa (Porta a Lucca) andava ai Bagni di San Giuliano e passando "sotto monte" raggiungeva Rigoli, Ripafratta per entrare nello stato lucchese presso Cerasomma a 4 km dalla città;
- via Versiliese (oggi SS. 1 e 62): coincideva con la via pisana fino a Pietrasanta (exclave toscana) per andare poi, presso il Lago di Porta a Montignoso ed entrare nel Ducato di Massa. Superata Avenza entra in territorio genovese. Una diramzione da Sarzana portava in Lunigiana e Pontremoli, divenendo una mulattiera. Solo nel 1809 fu iniziata una carrozzabile per la Cisa che fu completata solo nel 1859;
- via Traversa (oggi SS. 429): si diramava dalla strada pisana presso la località "Osteria bianca" a Ponte a Elsa, vicino Empoli, risaliva la Valdelsa fino a Poggibonsi dove si ricongiungeva con la Romana. Fu tracciata in età medicea per il trasporto delle derrate, attraversando i vari borghi agricoli da Castelfiorentino a Certaldo;
- via del Littorale o dei Cavalleggeri (oggi SS. 1 e via della Principessa): partiva da Livorno (Porta ai Cappuccini) e seguiva la linea della costa fino a Torre Nuova dopo San Vincenzo, presso il confine con il Principato di Piombino. Aveva funzioni eminentemente militari, ad uso dei Cavalleggeri della costa. Era percorribile solo a cavallo, ma dal 1776 è inclusa nelle "Strade Regie o Maestre" con la costruzione di numerosi ponticelli per l'attraversamento dei torrenti. A Torre Nuova un imbarco portava a Portoferraio;
- via Lauretana;
- via Grossetana: andava da Siena (Porta San Marco) fino a Paganico, Batignano, e Grosseto. Detta anche "consolare grossetana" ed era in uso dal 1626. Anche tale strada fu restaurata nel 1765, con la sostituzione di ponti di legno con quelli di muratura;
- via dell'Abetone (oggi SS. 12 e 66): fu tracciata con scopi militari e strategici per volontà del governo austriaco che voleva unire i propri stati con i feudi italiani di Mantova, Modena e la Toscana. Il tratto modenese fu aperto nel 1777 da Pistoia, risalendo verso le Piastre, Campo Tizzoro, San Marcello Pistoiese, Pianosinatico fino al valico dell'Abetone dove tuttora due piramidi in pietra segnavano i confini degli stati modenese e toscano. Nel 1778 divenne carrozzabile con inaugurazione della strada nel 1781. L'opera fu considerata ciclopica per il tempo per molti tratti scavata nella roccia e con la costruzione di due arditi ponti sulla Lima e sul Sestaione, quest'ultimo con una altezza di 28 metri;
- via della Valdinievole: risarcita con nuovi tratti ed unioni con strade preesistenti, fu aperta nel 1783. Andava da Pistoia a Serravalle, Borgo a Buggiano e Pescia fino al confine lucchese;
- via della Romagna: iniziata nel 1783 come barrocciabile partiva da Firenze per arrivare a Pontassieve e, risalendo la valle, raggiungeva San Godenzo, quando nel 1788 i lavori di prosecuzione verso le valli romagnole fu interrotta. Il tratto da Ponticino a Castrocaro Terme e Terra del Sole fino al confine pontificio fu terminato nel 1836.
Dal 1825 sono tracciate nuove strade regie per migliorare i traffici dello stato: la Firenze-Pontassieve-Incisa, la Sarzanese, la Pisa-Pistoia, Pisa-Piombino, delle Colmate o Arnaccio; sono aperti nuovi passi appenninici (Muraglione, 1835, Porretta, 1847, Cerreto, 1830, Cisa, 1859).
Di maggiore uso furono invece le cosiddette "vie d'acqua". I fiumi ed i canali erano per il tempo più pratici e rapidi per gli spostamenti di persone e merci. Quelli più noti furono:
- Arno: fino al XX secolo il suo corso era in gran parte navigabile dalla foce fino al porto di Signa, alle porte di Firenze, dove le merci scaricate, proseguivano via terra. Era percorso dai caratteristici navicelli, imbarcazioni larghe a basso pescaggio che potevano portare fino a 140 sacchi di grano;
- canale dei Navicelli: fu scavato entro il 1575 per congiungere il porto di Livorno con Pisa (Porta a Mare); qui passata la dogana, con una serie di chiuse il naviglio veniva immesso in Arno. Era molto usato anche dai viaggiatori per evitare il tratto della strada pisana, disastrato e paludoso del Tombolo. Partito da Livorno il navicello impiegava quasi 5 ore per arrivare a Pisa;
- canale di Ripafratta: a Pisa ci si imbarcava dalla cosiddetta "Darsena delle gondole" presso Porta Santa Marta e si arrivava a Ripafratta presso il Serchio, dova iniziava il Canale Ozzeri in territorio lucchese che portava fino a Lucca attraverso il canale della Formicola che arrivava al porto fluviale della città a San Concordio (Il Fiumicello) ed al lago di Sesto e di nuovo in Arno;
- canale Maestro della Chiana: scavato per drenare la Valdichiana dalle vaste paludi che la ricoprivano, col tempo divenne un canale ad uso commerciale essendo navigabile per circa 30 miglia. Vi si affacciavano i porti di Torrita di Siena, di Cortona e scalo di Foiano (località Ponte presso Foiano), il porto di Brolio, quello di Cesa, quello di Puliciano, di Pieve al Toppo, di Ponte alla Nave ove le merci erano sbarcate e spedite a soma via terra ad Arezzo e Firenze;
- canale del Terzo: emissario del Padule di Fucecchio era percorso dai navicelli che dall'Arno lo risalivano fino al padule ai porti delle Case e delle Morette. Da qui una mulattiera, poi barrocciabile (1783) conduceva a soma le merci fino a Monsummano Terme e Pistoia.
- Ombrone: il fiume maremmano era parzialmente navigabile con i navicelli dalla foce fino alla dogana di Torre della Trappola e da qui la merce prendeva la via di terra fino a Grosseto.
Per le Ferrovie vedi Ferrovie toscane.
[modifica] Monete
Il sistema toscano monetario si basava sull'antichissimo sistema duodecimale di origini etrusco-romane. La moneta di cambio pr eccellenza era il Fiorino d'oro, conosciuto ed apprezzato in tutta europa per il suo valore aureo intrinseco ed oggetto di numerose falsificazioni ed imitazioni da parte di altre potenze. Ovviamente il valore di cambio delle monete toscane cambiava nel corso dei secoli. Al momento dell'Unità italiana la moneta di conto base del granducato era la Lira toscana o fiorentina, equivalente ad 84 centesimi di lira italiana del tempo. Una Lira era costituita da 20 soldi toscani. La zecca era a Firenze ed a Pisa. Di seguito le monete di corso e di conto in circolazione nel Granducato.
- 1 Leopoldino d'oro = 200 Paoli = 133,33 lire toscane = 80 fiorini
- 1 Ruspone d'oro = 60 Paoli = 40 Lire toscane = 24 Fiorini = 3 Zecchini
- 1 Zecchino = 20 Paoli = 13,33 Lire = 8 Fiorini
- 1 Francescone = 10 Paoli = 1 Scudo o Piastra = 6,66 Lire = 4 Fiorini (5,60 lire italiane)
- 1 Franceschino = 5 Paoli = 1/2 Scudo
- 1 Paolo = 40 Quattrini = 0,4 Fiorini = 8 Crazie
- 1 Testone = 3 Paoli = 2 Lire
- 1 Crazia = 5 quattrini o 1 soldo e 8 denari = 7 centesimi italiani
- 1 Soldo = 3 quattrini = 12 denari
[modifica] Cronotassi dell'espansione fiorentina
- 1306: conquista di Scarperia
- 1329: Pistoia
- 1332: Firenzuola
- 1337: Arezzo
- 1343: perdita di Arezzo
- 1347: San Miniato
- 1349: Colle Valdelsa e San Gimignano
- 1350: Prato
- 1361: Staggia e Volterra
- 1384: riconquista di Arezzo
- 1390: Montepulciano
- 1391: Romagna toscana, Marradi, Dovadola
- 1406: Pisa e suo territorio, Castiglione della Pescaia, Gavorrano
- 1411: Cortona
- 1421: Livorno
- 1438: Montecarlo e Motrone in Versilia
- 1441: Sansepolcro, Casentino, Poppi, Val Tiberina
- 1447: perdita di Gavorrano e Castiglione della Pescaia
- 1448: occupazione temporanea di Piombino e isola d'Elba
- 1464: completamento della Romagna Toscana
- 1468: Sarzana, Barga, Fivizzano, Bagnone e Lunigiana
- 1502: cessione di Sarzana e alta Lunigiana
- 1557: Siena e suo territorio
- 1559: completamento dello stato senese (Montalcino) e Portoferraio
- 1601: contee di Santa Fiora e Pitigliano
- 1650: Pontremoli e suo territorio
- 1815: principato di Piombino e Stato dei Presidi
- 1847: Ducato di Lucca
- 1849: cessione di Pontremoli e Lunigiana
[modifica] Voci correlate
- Elenco dei Signori di Toscana
- Regno di Etruria
- Repubblica fiorentina
- Stati italiani preunitari
- Asburgo-Lorena (Granducato di Toscana)
- Regione Carabinieri "Toscana"
Stati del Ducato di Savoia Ducato di Savoia | Contea di Nizza | Contea di Asti
Stati del Sacro Romano Impero Principato Vescovile di Trento | Principato Vescovile di Bressanone
Stati indipendenti Marchesato di Finale | Repubblica di Venezia | Repubblica di Ragusa | Principato di Monaco | Principato di Oneglia | Repubblica di Genova | Ducato di Mantova | Ducato di Parma e Piacenza | Mirandola | Signoria di Correggio | Ducato di Ferrara, Modena e Reggio (dal 1598 il Ducato di Ferrara passò allo Stato Pontificio, mentre Modena e Reggio rimasero agli Este come Ducato di Modena e Reggio) | Repubblica di San Marino | Ducato di Urbino | Ducato di Massa e Carrara | Lunigiana | Repubblica di Lucca | Pietrasanta | Ducato di Firenze (Granducato di Toscana dal 1569) | Principato di Piombino | Ducato di Castro | Cospaia (territorio libero fra Granducato di Toscana e Stato Pontificio a causa di un errore in un trattato) | Stato Pontificio
Domini degli Asburgo di Spagna Ducato di Milano | Regno di Napoli (governato da un viceré) | Regno di Sicilia (governato da un viceré) | Regno di Sardegna | Stato dei Presidi
Sacro Romano Impero Ducato di Milano | Ducato di Mantova | Principato vescovile di Trento | Principato vescovile di Bressanone
Repubblica di Genova Repubblica di Genova e Corsica | Marchesato di Finale (acquistato nel 1713, ma formalmente autonomo sino al 1797)
Stati indipendenti Regno di Sicilia (ai Savoia nel 1713-1720) | Regno di Sardegna | Principato di Masserano | Principato di Monaco | Repubblica di Venezia | Repubblica di Ragusa | Ducato di Parma e Piacenza | Ducato di Modena e Reggio | Repubblica di San Marino | Ducato di Massa | Repubblica di Lucca | Granducato di Toscana | Principato di Piombino | Stato dei Presidi | Stato Pontificio | Ducato di Sora | Regno di Napoli (Asburgo d'Austria nel 1713-1734, poi ai Borbone) | Regno di Sicilia, col feudo di Malta (Asburgo d'Austria nel 1720-1734, poi ai Borbone)
| Stati italiani alla Pace di Aquisgrana (1748) | |
|---|---|
| Repubblica di Genova | Torriglia · Seborga · Noli Marchesato di Finale |
| Stati del Sacro Romano Impero | Principato Vescovile di Trento · Principato Vescovile di Bressanone |
| Stati indipendenti | Regno di Sardegna · Ducato di Milano · Repubblica di Venezia · Repubblica di Ragusa · Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla · Ducato di Modena e Reggio · Ducato di Massa e Principato di Carrara · Repubblica di Lucca · Granducato di Toscana · Principato di Piombino · Stato dei Presidi · Repubblica di San Marino · Cospaia (territorio libero fra Granducato di Toscana e Stato Pontificio a causa di un errore in un trattato) · Stato Pontificio · Regno di Napoli e Regno di Sicilia |
| Stati italiani dopo il Congresso di Vienna (1815) | |
|---|---|
| Stati dell'Impero Austriaco | Regno Lombardo-Veneto |
| Stati indipendenti | Regno di Sardegna · Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla · Ducato di Modena e Reggio · Ducato di Massa e Carrara · Ducato di Lucca · Granducato di Toscana · Stato Pontificio · Regno delle Due Sicilie |
| Stati italiani all'armistizio di Villafranca (1859) | |
|---|---|
| Stati dell'Impero Austriaco | Regno Lombardo-Veneto |
| Stati indipendenti | Regno di Sardegna · Principato di Monaco · Ducato di Parma e Piacenza · Ducato di Modena e Reggio · Granducato di Toscana · Repubblica di San Marino · Stato Pontificio · Regno delle Due Sicilie |
